I Longobardi

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I Longobardi tra guerra, politica e cultura




Dopo aver partecipato come alleati dei Bizantini alla guerra contro i Goti, nel 569 i Longobardi invadono l'Italia da poco tornata in possesso dell'impero, ma nonostante lunghi periodi di guerra non riuscirono mai a conquistarla interamente: gran parte delle coste, la Sicilia e Roma rimasero sotto il controllo imperiale.La progressiva integrazione tra i Longobardi e le popolazioni locali fu il risultato di una reciproca acculturazione. Le aristocrazie germaniche furono attratte dalla cultura e dai simboli del potere dei Romani. Questi subirono l'organizzazione politico-militare dei longobardi e, in una certa misura, ad esempio nei rituali della morte, ne imitarono le consuetudini. Nell'VIII secolo, grazie anche alla conversione all'ortodossia cattolica, la fusione tra i due popoli era completata e si poteva parlare ormai di una società italiana.
Uomini e donne aristocratiche nella società longobarda
La società longobarda non disponeva di titoli ufficiali che denotassero pubblicamente il rango sociale di un individuo e del suo gruppo.Segno di qualificazione sociale maschile erano gli indispensabili complementi dell'abbigliamento: la spada e la cintura che la sosteneva. Testimoniavano quella femminile i gioielli (anelli, fibule, collane); erano tramandati all'interno del gruppo parentale femminile; venivano scambiati, assieme ai beni fondiari, nei doni nuziali (morgincaput).
Dai doni nelle tombe alle offerte a Dio
Nel VII secolo per ribadire il rango sociale del defunto e della sua famiglia venivano deposti i doni nelle sepolture. Comprendevano l'abito funebre, decorato da fibule, cinture, broccati d'oro, le armi per le sepolture maschili e i gioielli per quelle femminili, i recipienti in vetro, bronzo o ceramica utilizzati nel rito del funerale.In alcuni casi venivano deposti oggetti (speroni, briglie, selle, staffe) che qualificavano il defunto come cavaliere, talvolta sepolto con il suo cavallo.La cristianizzazione della società longobarda portò alle inumazioni presso le chiese e ad affidare la conferma della posizione sociale della famiglia non più ai doni deposti nella tomba bensì a quelli offerti ai poveri e alle chiese che assicuravano la preghiera e le messe per i defunti.
L'influenza romano bizantina sulla cultura longobarda
Nelle sepolture longobarde sono spesso presenti manufatti importati dai territori Bizantini. Si tratta in primo luogo di oggetti tipici della cultura mediterranea, come gli elementi di cintura molteplice, una serie di gioielli del corredo femminile o gli acquamanili in bronzo. Non mancano manufatti di tradizione germanica, come le placche di cintura, le fibule, i finimenti ecc., prodotti nelle officine romane, come confermano gli stampi e gli scarti di lavorazione rinvenuti negli scavi della Crypta Balbi. Questi rapporti commerciali, stabilitisi precocemente, contribuirono al processo di integrazione dei Longobardi nella cultura romano-bizantina.
Il potere pubblico: dall'assemblea dei guerrieri al re cattolico
L'editto di Rotari (643) delinea un'aristocrazia che basa il potere sulla forza dei rispettivi lignaggi (le fare) ed è precariamente controllata dal re eletto dall'assemblea dei liberi armati. Il re è a capo della corte (palatium), centro organizzativo e fiscale del regno, dove sono custodite le insegne regali.La legislazione di Liutprando (712-744) registra l'evoluzione in senso cristiano della concezione del potere, al cui vertice è il re cattolico ispirato da Dio, formalmente ancora eletto dall'assemblea dei guerrieri, di fatto espressione di ristretti gruppi aristocratici.Ai suoi ordini vi è una gerarchia di ufficiali (duchi e gastaldi) insediati in tutte le città del regno.

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