I fatti più importanti del 600

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Storia
La Rivoluzione inglese e le rivolte del ‘600
Dopo Elisabetta la dinastia dei Tudor si estinse e salì al potere Giacomo I Stuart, figlio di Maria Stuart. Egli propose un programma accentratore con la riaffermazione della Chiesa anglicana, sul prelievo per mezzo di tasse, sulla scomparsa di poteri che riguardassero persone a lui non fidate (anche nella giustizia). Ma al contrario di Elisabetta sia in politica estera si in quella interna non seppe mantenere una buona organizzazione: entrò in collisione con Francia e Spagna e le rotte commerciali persero alcune importanti compagnie. Non riuscì a trovare una organizzazione interna tanto che sia cattolici (delusi per non essere ritornati al cattolicesimo come religione ufficiale, tentarono anche una congiura [la congiura delle polveri]) che puritani non videro in Giacomo una figura da seguire. Iniziarono di nuovo le persecuzioni e molte persone, come i padri pellegrini che sbarcarono in Massachusetts, emigrarono appunto in altri paesi. Nacquero dissidi fra Giacomo e il Parlamento, unico rappresentante essendo la nobiltà finita dopo la guerra delle due rose. Carlo I Stuart succedette a Giacomo. La gentry inglese, la piccola borghesia, fu la prima a scontrarsi con il nuovo re che come il suo predecessore attuò una pressione fiscale asfissiante e represse anche il Parlamento, non considerando la Petition of Rights del 1628. Il tesoro regio aumentò a dismisura e chi ne faceva le spese erano i cittadini. In più anche i puritani si lamentavano dei vescovi scelti dal re e dalla Chiesa. Intanto l’arcivescovo William Laud aumentò i dissapori interni riformando la chiesa scozzese, di stampo calvinista ortodosso. Era la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso. Gli scozzesi decisero di muovere guerra con un patto, il Covenant, di difesa della loro religione. Gli scozzesi sconfissero gli inglesi. Carlo I riconvocò il Parlamento per l’approvazione di nuove tasse per le spese per la guerra ma i dissidi interni fecero sì che solo dopo un mese il Parlamento fu sciolto (aprile 1640) è questo il Corto Parlamento. Ma nel novembre dello stesso anno fu convocato quello che si dice il Lungo Parlamento (fino al 1653). Carlo I voleva manipolare le sue decisioni ma guidato da Pym e Hampden il parlamento si oppose e fece sancire molte leggi contro il re: fu detto no ai tribunali speciali, all’imposizione di nuovi tributi, all’arresto dei sudditi senza processo e alle persecuzioni. Il conte di Strafford fu condannato a morte. All’inizio del ’41 il Parlamento non pensava all’instaurazione di una Repubblica ma questo avvenne per colpa del precipitare della situazione con Carlo I: in Irlanda infatti si era generata una rivolta con l’uccisione di inglesi e scozzesi e i sospetti del fautore di questa rivolta caddero sul re. Il Parlamento si sentiva in pericolo e chiese con la Grande Rimostranza di fermare Carlo I. Ma la situazione degenerò. Il re tentò un colpo di stato che non gli riuscì. Il popolo, aizzato dai puritani, si ribellò e Carlo dovette lasciare la città. Gli schieramenti si delinearono: da una parte i cavalieri, i nobili, la gentry che non vedeva nella riforma radicale del parlamento la salvezza, dall’altra i puritani (nobili, anche della gentry, artigiani, commercianti), detti Teste Tonde, perché la loro religione li portava a tagliare i capelli, che voleva più libertà e vicinanza all’opera parlamentare. Tra il ’42 e il ’43 la guerra si protrasse fino a quando al posto di Pym e Hampden salì come capo dei parlamentari Oliver Cromwell, esponente della gentry. Grande stratega, costituì la New Model Army e grazie ad ispirazioni religiose sconfisse due volte il re che fu consegnato al Parlamento nel 1647, mentre la Chiesa anglicana fu distrutta e Laud fu condannato a morte. Lo schieramento puritano però si spezzò a questo punto nella maggioranza parlamentare formata da chi voleva un orientamento presbiteriano (smantellamento chiesa anglicana) e l’introduzione di un’unica confessione calvinista, governata dalle singole comunità di credenti. L’altra, appoggiata all’esercito di Cromwell si inspirava agli indipendenti che vedevano come opzione una libertà di culto e organizzazione nelle varie comunità. I levellers, parte dell’esercito, volevano una democrazia guidata da un parlamento a suffragio universale, mentre in genere si tendeva a volere la diminuzione drastica del potere del re. Intanto Carlo I continuò a tramare con le due fazioni e con gli scozzesi, decidendo alla fine di attaccare con loro (avversi a Cromwell) l’Inghilterra. Nacquero rivolte realiste (cristiane) e “comunisti” (non volevano proprietà privata, i diggers) fra i soldati. Si crearono anche pacifisti, i quaccheri. Cromwell ruppe gli indugi, sconfisse gli scozzesi e espulse realisti, presbiteriani e moderati creando il Rump Parliament e il Commonwealth, la Repubblica Inglese. Mise poi a tacere i levellers e i diggers, sconfisse i cattolici in Irlanda e riappacificò la Scozia. All’estero prese provvedimenti per aumentare il potere economico del paese: fece l’Atto di Navigazione dove dava diritto di commercio con le colonie solo all’Inghilterra. Gli olandesi che furono danneggiati da questa legge si ribellarono ma furono repressi. Stipulò accordi con Svezia e Danimarca assicurandosi il commercio con il Baltico e con il Portogallo, che concesse libero accesso agli Inglesi. Nel 1657 si alleò con la Francia contro la Spagna. Quindi la politica estera aumento il potere inglese. Nell’interno però non riuscì a dare una buona organizzazione a causa delle discordie con il Parlamento, che fu ancora diminuito (Barebone Parliament) e alla fine nel ’53 disciolto, mentre Cromwell divenne Lord protettore di Inghilterra, Scozia e Irlanda. Ma dopo la morte di Cromwell nel 1658 la fragilità interna eruppe e il figlio Richard non mantenne il potere che per pochi mesi. Iniziò una serie di lotte fra cromwelliani, stuartisti, Parlamento, esercito e armate del sud e del nord che finì con la messa in trono di Carlo II Stuart, dopo che Gorge Monk era entrato a Londra con il suo esercito. Fu ricostruita la Chiesa anglicana, la Camera dei Lord, e i privilegi nobiliari. Ma la mentalità borghese era cambiata, non si crearono più tribunali speciali ma la centralità del Parlamento prese forma. Parlamento e monarchia risultarono da ora due organi a sé, complementari per lo stato.
L’Età della Fronda in Francia
Nel 1642 morì Richelieu e l’anno dopo toccò la stessa sorte al re Luigi XIII. La politica esterna non subì però cambiamenti perché come consigliere del re prese potere il cardinale Mazzarino: Luigi XIV era solo un bambino e per questo Mazzarino prese il potere, aiutato dalla madre del re, Anna d’Austria. Ma per continuare la guerra con la Spagna il paese aveva bisogno di una buona economia e Mazzarino cercò di far fronte all’impegno finanziario dando agli intendenti il compito dell’esazione delle tasse. La nobiltà di toga, che si riuniva nei Parlamenti, fu subito contro questa carica data agli intendenti che non permetteva loro di esercitare le loro funzioni. I nobili si rivoltarono in quella che è chiamata la Fronda parlamentare (1648-49). Mazzarino dovette accettare le rivendicazioni e la Fronda, che non aveva altri scopi che quello di preservare i propri interessi, si sciolse. Nel 1650 ebbe inizio un’altra Fronda, quella dei principi che insorsero contro lo strapotere di Mazzarino e la vittoria dei nobili e anche per l’oppressione fiscale. Mazzarino si rifugiò a Colonia e da qui coordinò l’esercito che sconfisse al fine quello dei principi guidato dal principe di Condè. La Fronda si sciolse velocemente (1652). Finito il periodo delle fronde il cardinale si dedicò alla guerra contro la Spagna e prese l’importante decisione di allearsi contro gli inglesi che fermarono le navi spagnole e con i francesi sconfissero definitivamente gli iberici a Dunkerque (1658). Con la pace dei Pirenei del 1659 la Francia prevalse come maggior potenza europea mentre la Spagna, soprattutto dopo il matrimonio tra Luigi XIV e Maria Teresa (figlia di Filippo IV), decadde sotto la potenza francese.
Il crollo in Spagna
Sotto la crisi economica del ‘660, Filippo IV e il suo primo ministro Olivares puntarono all’assolutismo per rilanciare economicamente il paese. Il Regno di Spagna era al tempo una federazione di regni autonomi (Castiglia, Aragona, Catalogna, Valencia, Portogallo), e la ripartizione fiscale voluta dal sovrano provocò dissapori. Quasi tutte le province si rifiutarono di pagare le tasse molto esose e il più dei gravi finì nei possedimenti coloniali e nei vicereami italiani e dei Paesi Bassi. Catalogna e Portogallo si ribellarono. La prima fu domata solo nel 1652 il secondo si distaccherà dalla Spagna nel 1668 con il trattato di Lisbona. Il primo ministro fu allontanato nel 1643 ma questo portò ancora più disordine in Spagna. Filippo decise allora di tassare ancora di più l’Italia ma anche qui insorsero rivolte.
Il regno di Luigi XIV
Nel 1661 alla morte di Mazzarino sale al trono Luigi (avrebbe regnato per 54 anni, fino al 1715). Non fu un periodo di pace né di benessere per il popolo con gravi fiscali e carestie che provocarono molte rivolte, ma fu un periodo di gloria, data dalle gesta militari, che portarono lustro alla monarchia del re. Luigi consolidò l’egemonia continentale della Francia e il francese si affermò come lingua della diplomazia e anche parlata e scritta. Termina con lui l’epoca dei consiglieri del re, dei ministri, Luigi si circonda di molti collaboratori tenendo sempre l’ultimo diritto di parola su ogni fatto. La carica più importante era quella del controllore generale delle finanze, presieduta dal 1665 al 1683 da Jean-Baptiste Colbert. Le cariche furono date ai borghesi e ai ‘nuovi’ nobili, per eliminare la venialità delle cariche e cioè la loro vendita e la loro ereditarietà, che le rendeva autonome e non volute dal sovrano. Il capolavoro di Luigi fu la reggia di Versailles, dove si insediò nel 1682, che sancì la sottomissione della nobiltà, obbligata a risiedervi, al re e la sua distinzione con il popolo. Nacque anche l’etichetta, il comportamento da tenere a corte. In oltre la lontananza da Parigi fermò le rivolte cittadine che minavano l’incolumità del re, ora al sicuro. Il dominio assoluto portava la costante ricerca di tutto ciò che poteva dar lustro alla Francia (ecco perché si fece chiamare Re Sole). Fu inserito il patrocinio delle arti e delle scienze e si instaurò una cultura ufficiale aiutata dalla censura, attuata su tutte le idee non conformi ala volontà del re. In questa ottica si inserisce la repressione dei giansenisti e degli ugonotti. I giansenisti sono un gruppo formatosi nel ‘600 sotto la dottrina di Cronelio Giansenio che predicava una religiosità sobria e rigorosa, affermando come S. Agostino che la grazia è data a tutti ed è l’uomo, con il suo comportamento, a decidere il suo destino. Un esponente di questa corrente fu Blaise Pascal, esponente della nobiltà di toga, che con altri nobili si riuniva a Port-Royal, poi represso nel 1709. Mentre Richelieu era stato clemente con i calvinisti Luigi, nel tentativo di riportare all’unità (sotto tutti gli aspetti) il paese decise di reprimerli. Nel 1685 fu revocato l’Editto di Nantes che dava libertà religiosa agli ugonotti e i loro sacerdoti furono espulsi, seguiti poi da molti credenti che rifiutarono l’ordine di restare in Francia. La loro arte artigiana non fu proseguita e questo portò una grossa perdita all’economia francese, a beneficio di quella prussiana. Luigi era a favore del gallicanesimo, e fece approvare alla chiesa francese una dichiarazione di superiorità rispetto al papato e contro l’infallibilità del papa stesso. Sul piano economico lo Stato cercò di prendere potere sull’attività manifatturiera e mercantile con la proposta di Colbert, chiamata mercantilismo. Basato sull’importanza del commercio internazionale, secondo Colbert la ricchezza era basata sulla quantità di metalli preziosi presenti nel paese. Lo stato doveva intervenire direttamente dando saldo attivo al commercio. Favorisce quindi le esportazioni e invece diminuisce le importazioni a favore dei prodotti nazionali (protezionismo). Fondò compagnie commerciali per l’espansione nelle colonie e istituì manifatture sovvenzionate dallo stato per beni da esportare. La sua teoria si tramutò in un fallimento. Le regole di uniformità create furono evase, le compagnie non riuscirono a sopravvivere senza l’aiuto dello Stato e i mercanti volevano un commercio libero con l’estero. Con l’economia si tentò di sviluppare l’esercito con una migliore amministrazione guidata dal marchese di Louvois, che centralizzò l’amministrazione, potenziò le strutture a aprì il corpo degli ufficiali ai cadetti borghesi. La prima guerra fu vinta senza lotte, la guerra di devoluzione, mentre la guerra contro le province unite fu persa (1672-78), dopo che Guglielmo III d’Orange guidò l’esercito nemico alla vittoria. La pace di Norimberga del 78 sancì la fine del protezionismo.
La seconda rivoluzione inglese
Carlo II, appena salito al trono, nel 1661, cerò di riappacificare la parti con l’Editto di indennità e perdono, con cui puniva solo i diretti responsabili della morte del padre. Ma Carlo risultò presto un fantoccio nelle mani di Luigi che lo spingeva all’assolutismo. I suoi provvedimenti contro i non conformisti e la diminuzione del potere della chiesa anglicana non fermarono il contrasto con il Parlamento. C’era anche il problema della successione: Carlo non aveva figli e Giacomo, suo fratello, era cattolico. Il Parlamento cercò di fronteggiare l’assolutismo con il Test Act del 1673 che toglieva le cariche ai non anglicani e l’Habeas Corpus del 1679 che favoriva gli avversari politici e la velocità e la validità dei processi, ora non validi senza la presenza dell’imputato. Il Parlamento si divise per la successione: da una parte i monarchici, i tories, che poi saranno i conservatori, dall’altra i wighs, contro un re cattolico, chiamati poi liberali. I tories erano legati alla chiesa anglicana e al mondo rurale, i wighs erano liberali, tolleranti e avevano interessi commerciali. I tories ebbero la meglio nel 681 e nel 1685 Giacomo II salì al trono. Ma l’insipienza del sovrano gli alienò il paese, poiché mirava a tornare ad un regime papista, dando a cattolici cariche politiche e diminuendo il potere economico della chiesa anglicana. In più con un esercito permanente creava un regime di tensione. Nel 1688 i wighs con i tories decisero di terminare il regno di Giacomo e chiamarono Guglielmo d’Orange marito di Maria Stuart (figlia di Giacomo), per intervenire per il protestantismo. La soluzione fu pacifica, Giacomo scappò e Guglielmo con la moglie prese il trono. E’ la seconda rivoluzione inglese, la gloriosa rivoluzione dei wighs, che installa una monarchia costituzionale: Guglielmo firmo infatti il Bill of Rights che dava le prerogative al parlamento e creava dualismo tra re e Parlamento. Seguirono altre riforme: tra il 1695 e il 97 fu data la libertà alla stampa, nel 1701 con l’Act of Settlements si da alla casa di Hannover l’eredità della corona e la sua fede protestante. Con il Toleration Act del 1689 invece si da libertà religiosa ai dissidenti. Si ebbe anche un'altra rivoluzione, quella finanziaria, con la fondazione della Banca d’Inghilterra, privata società per azioni che diventa tesoro di stato e canale privilegiato della ricchezza privata.
Guerra di successione spagnola e assetto italiano
Dopo la guerra della Francia contro la lega d’Augusta (Spagna, Impero, Olanda e poi Inghilterra), guerra dovuta all’espansionismo di Luigi XIV e persa dal sovrano, si aprì un nuovo conflitto per la successione spagnola: il re Carlo II d’Asburgo era malato e senza eredi e si pensava che il territorio si sarebbe diviso tra Francia, Olanda e Inghilterra (riunitesi nel 1698). Luigi XIV era infatti sposato con la sorellastra del re spagnolo, Maria Teresa e così anche l’imperatore Leopoldo I, sposato con Margherita Teresa. Nel 1700 Carlo lasciò però il trono al nipote di Ligi, Filippo d’Angiò con la clausola che Francia e Spagna dovevano restare separate. Filippo V prese il potere ma Leopoldo e Luigi non erano intenzionati a restar fermi. Iniziò la guerra di successione spagnola (1702-1713) che oppose Francia, Baviera e Spagna a Olanda , Inghilterra, Impero e altri Stati tra cui il Ducato di Savoia. Ma Carlo d’Asburgo, figlio di Leopoldo, destinato al trono, prese il titolo d’imperatore e questo interruppe la guerra. Filippo fu riconosciuto al trono e con le paci di Utrecht e Rastatt (1713-14) l’Inghilterra ottenne Gibilterra e Minorca e i territori francesi dell’america settentrionale, mentre l’Austria acquistò il Belgio e il Lussemburgo e la Lombardia, Napoli e Sardegna. I Savoia invece il Monferrato e la Sicilia grazie alla politica di Vittorio Amedeo II che portò la Savoia ad essere una piccola potenza europea.
La Prussia e la Russia
In Germania nel ‘6-700 si verifica l’ascesa della Prussia. Il nucleo originario di questo paese era la Marca di Brandeburgo, concessa a Federico VI di Hohenzollern, svevo, nel 1415 con la dignità di principe elettore. Nel 1618 la Prussia viene a far parte dei domini dell’elettore di Brandeburgo. Inoltre gli Hohenzollern avevano possessi in Germania; lo stato risultava molto frammentato, con diversità di organizzazione e difficoltà di uniformità. Solo con Federico Guglielmo il Grande Elettore e con il suo assolutismo basato su un esercito permanente e una burocrazia amministrata dalla nobiltà soggetta allo Stato si arriva all’unità. I sudditi erano in prevalenza luterani ma essendo gli Hohenzollern dal 1613 calvinisti accolsero gli ugonotti emigrati dalla Francia, che portarono una buona economia. Nell’estero, inseritisi nella lotta tra Svezia, Danimarca e Polonia per il Baltico ottennero l’autonomia dalla Polonia. La Svezia continuò il suo espansionismo nel Baltico con Carlo XI ma pian piano dovette cedere alla nascente potenza russa. Nel XVII secolo si accentuarono caratteri della società russa, soprattutto con il Codice del 1649 che divise la società in tre ceti e definì la permanenza della servitù. Questo Codice portò malcontento tra i cittadini e le sommosse furono più volte represse. Ma quelle dei cosacchi furono più intense e difficili da trattenere. I cosacchi erano un gruppo di cavalieri che difendeva il paese dagli attacchi ottomani ma voleva mantenere la propria autonomia e la propria libertà. Erano contro i feudi e un loro capo, Stenka Razin, dopo anni di razzie si pose a capo dei ribelli con l’intento di liberare il popolo dalla crudeltà dei ricchi. Dopo diverso tempo Razin fu catturato e ucciso. Dalla fine del ‘600 con Pietro I il Grande si assiste ad una modernizzazione verso l’assolutismo dell’Impero russo. Lo zar si era formato sotto il modello di Luigi XIV e portò a corte i costumi europei. Dovette fermare per prima cosa un complotto nel 1698 per poi dedicarsi alla riforma dell’esercito, tecnologicamente arretrato, che portò anche una riforma amministrativa e finanziaria. Fu migliorato l’armamento e aumentato il numero dei soldati, dando all’esercito organizzazione nazionale. I risultati si fecero subito vedere con l vittoria sugli svedesi di Carlo XII a Poltava. Pietro diede anche una marina di guerra per avere il predominio sul Baltico, e per avere una base costruì Pietroburgo. Potenziò l’economia con interventi mercantilistici, e nel 1720 il regolamento generale centralizzò e funzionalizzò l’amministrazione. Affidò a un Sinodo la Chiesa e istituì scuole militari, di navigazione e un accademia delle scienze. Con la pace di Stoccolma e Nystad (1719-20) l’Impero russo ha il predominio sul Baltico, in più riesce a respingere gli ottomani, e ad ottenere la tutele dei sudditi cristiani dell’Impero (1774).
Inghilterra e Francia
Fra inglesi e francesi era emerso uno scontro su scala mondiale, per il predominio commerciale che si sarebbe trasformato in lotta per il possesso delle colonie in America ed India. Il Portogallo era infatti dal 1703 sotto la tutela degli inglesi, la Spagna aveva ceduto ai wighs i privilegi commerciali e soprattutto Gibilterra. I contrasti dal 1714 al 179 sono di varia natura: l’Inghilterra proseguì una politica di mantenimento, di equilibrio fra le potenze, mentre la Francia cercò di inserirsi in ogni guerra per combattere il dominio inglese. In questo periodo si individuano la guerra di successione polacca, di successione austriaca, dei sette anni e la spartizione della Polonia. Questi scontri sono da analizzare sotto un aspetto geopolitico che vede nei paesi atlantici i paesi più ricchi insieme all’impero russo, e nella zona austriaca e polacca una zona di disordine e debolezza politica. La supremazia inglese si basa forse soprattutto sull’azione del partito dei wighs che sotto il regno dei sovrani Giorgio I, Giorgio II e Giorgio III mantengono il potere in Parlamento tra il 1715 e il 1760. essi rappresentarono il money interest durante la rivoluzione ma si unirono al landed interest dei tories dopo questa. Nessun gruppo ostacolò quindi la crescita economica dello stato. I wighs avevano vinto nel 1715 le elezioni. La Camera dei Comuni contava 588 rappresentanti, il diritto di voto era dato ai proprietari terrieri fino ai contadini indipendenti. Ma i Comuni erano dominati da clientele e vincoli di parentela e per fare carriera in politica bisognava fare il patronage (protezione e facoltà di nomina delle cariche). Questi intrecci sfocarono spesso nella corruzione e quindi allo stretto legame tra politica e affari. Nel 1720 la compagnia dei mari del sud aveva ottenuto la conversione del debito pubblico in azioni ma fallì e scoppiò uno scandalo, il South Sea Bubble, che solo Walpole riuscì a frenare. Walpole emerse come leader dei wighs e prese il potere fino al 1742. Per prima cosa egli definì i poteri del re e del Parlamento formando il governo di gabinetto, da cui era assente il re, formato da ministri scelti dal leader di maggioranza. Cerca quindi di passare alla monarchia parlamentare che si realizzerà il secolo successivo. Gli anni sotto il suo potere furono di pace e stabilità. Risanò le finanze, cercò un intesa con la Francia e restò fuori dalla guerra di successione polacca. Ma nei ’30 l’opposizione ottenne le dimissioni di Walpole, mirando a un maggior impegno all’estero nella guerra contro la Spagna (1739) da iniziare con la guerra di successione austriaca. Dopo una rivolta in Scozia, sedata, con William Pitt si passa all’impegno coloniale. Riuscì più volte a sconfiggere la Francia fino al 1761 quando si dimise. Con Giorgio III infatti si ritorna alla moderazione di Walpole. La Francia dal suo canto invece collezionò solo insuccessi. Le due guerre vinte (polacca e austriaca) portarono solo la Lorena e se il predominio continentale era incontrastato quello coloniale era sempre più debole. La politica francese è nel cinquantennio dopo la morte di Luigi XIV sotto il segno dell’incertezza, prima con Filippo d’Orleans, duca protettore del re, ancora bambino, Luigi XV, quando la nobiltà riprese vigore con i parlamenti per un breve periodo. Intanto aumentava il debito e con Luigi XV la situazione non migliorò. In Francia si assisteva a una fase di stallo: impossibile aumentare l’assolutismo a causa dell’opposizione dei nobili e impossibile tornare alle antiche prerogative senza distruggere la monarchia assoluta.
L’esercito
Il protagonista delle guerre continentali tra il 1740 e il 63 fu Federico II e la Prussia. L’esercito prussiano era stato già fondato con Federico Guglielmo e con il padre soprattutto di Federico, Federico I, il re sergente, che fondò sulla disciplina ogni aspetto della vita. Il figlio ampliò l’organizzazione dell’esercito, fondato sempre sulla disciplina ferrea, anche perché il più dei soldati era reclutato a forza da sergenti senza scrupoli. In più diminuirono le carneficine nelle guerre poiché il mantenimento dell’esercito era costoso e si cercava di diminuire il più possibile il numero delle perdite. La coscrizione non era obbligatoria tranne che in Prussia e Svezia ma ai nobili era molto spesso condonata. In più c’era differenza tra esercito e milizia, la seconda con un addestramento minore e usata solo per la difesa. Era enorme infine il numero dei disertori, poiché l’adesione dei soldati non era convinta.
L’Europa pre-industriale, l’acien regime
Acien regime è un termine coniato dai rivoluzionari francesi per indicare il periodo a loro anteriore. Le strutture pre-industriali comunque non abbandonano l’Europa fino alla fine del XIX secolo ma scompaiono in modo graduale. La società del tempo venne considerata immobile ma in verità presenta vari cambiamenti, come l’aumento demografico, che non si fermerà più da ora in poi, grazie alla riduzione della mortalità e all’incremento della natalità, con le dovute differenze da luogo a luogo. Finì la dipendenza tra popolazione e risorse alimentari grazie alle nuove culture e alle nuove tecniche usate e anche grazie allo sviluppo economico. In più scompare il matrimonio tardivo, prima usuale per la dovuta stabilità economica da cercare prima di un matrimonio, viste carestie e epidemie. Ora l’economia è più stabile e questo permette matrimoni più giovani e più fertili. L’economia portò con se un miglioramento delle condizioni ambientali,ioniche e climatiche, con la fine delle malattie come la peste, forse per la scomparsa del topo che portava le pulci o per una maggiore resistenza del corpo umano. Il vaiolo ora era la malattia endemica più pericolosa, con il tifo, la dissenteria e l’influenza. Gli ospedali non ridussero la mortalità, anzi,e neppure l’inoculazione antivaiolosa. Solo con Jenner e la sua vaccinazione con i germi del vaiolo vaccino (1769) porta un rimedio sicuro. Lo sviluppo delle città fu il più intenso e soprattutto delle capitali, con Londra, Parigi e Napoli come città più grandi. Nel acien regime, a differenza della società contemporanea, si basa sulla famiglia estesa e non su quella nucleare. In alcuni ambienti come quelli della nobiltà francese le tendenze sono inverse, con la diminuzione delle nascite, l’uso dei contraccettivi e una maggiore attenzione alla salute della donna e un atteggiamento più materno e stretto con i figli. In più la tutela della proprietà rendeva più utile avere pochi figli a cui distribuire l’eredità. La società dell’acien regime è prettamente agricola, come economia e lavoro, essendo la maggior parte dei lavoratori contadini. La terra era la principale forma di ricchezza e i proprietari terrieri erano i nobili o i ricchi borghesi. L’organizzazione era ancora di tipo feudale, con il contadino che pur possedendo il terreno doveva dare tributi a un signore ordinari nel caso di ‘affitto’ straordinari nel caso di possesso. Questi tributi erano mantenuti dalla tradizione. Su una parte delle terre poi c’erano diritti collettivi della comunità, come pascolo o raccolta legna. Era quindi evidente da una parte la volontà d privatizzazione e quella della continuazione degli usi civici per alcuni terreni. In Francia ai vincoli si aggiungevano le corvees, i lavori per il signore, il divieto di caccia e pesca, a volte sostituiti da pagamento in denaro. I prodotti dei contadini erano lavorati secondo il volere del signore e in più era questo a decidere la giustizia ‘bassa’. Ai prelievi feudali si aggiungevano le tasse dello Stato dirette e indirette (come quella sul sale), e le corvees per al costruzione di case e strade. Infine c’era la decima della chiesa. I contadini servi invece erano una minoranza. In Inghilterra il regime feudale era scomparso dal XVII secolo e non c’era servaggio. In Spagna era in declino ma restavano le condizioni dure dei contadini. In Italia meridionale non c’era servaggio ma il regime feudale sembrava vessatorio, data la quantità di prelievi e corvees. Nel resto dell’Italia la feudalità era invece scomparsa con piccole presenze in Friuli, Lombardia e Piemonte, dove per i terreni si aveva l’affitto e la mezzadria o l’enfiteusi e la colonia perpetua, che testimoniavano la continuazione delle consuetudini. Restavano quindi anche nel nord alcune corvees e doni al signore. Nella Germania occidentale il sistema era simile a quello francese con maggiore presenza della servitù. Ad est questa era presente e rigida e domina fino al 1848 (in Russia fino al 1861). Altri mutamenti si verificano nell’agricoltura, soprattutto in Inghilterra, dove i campi cominciarono a essere recinti e si introdussero nuove tecniche di cultura. Il sistema a campi aperti nel ‘600 era la metà dell’Inghilterra. I campi non erano recintati ma di proprietà privata. Erano poi presenti delle terre comuni per pascolo, legna spigolatura, destinati a chi aveva proprietà nel villaggio e in cui abitavano nei loro cottages i contadini poveri. Pina piano questi campi furono recintati, distinguendo meglio le proprietà, e i cottagers diventarono braccianti, e diminuirono i piccoli proprietari. In più fu superata la rotazione triennale, con l’introduzione del foraggio avvicendato ai cereali. L’allevamento prese quindi peso insieme all’agricoltura. Questi sistemi si diffusero in Francia e in Germania, e anche nelle Fiandre e in Lombardia, con le cascine. A questo tipo di agricoltura si da il nome di agricoltura capitalistica. Questa organizzazione fu ostacolata dall’assenteismo dei proprietari, dalle consuetudini dei contadini e dalla frammentazione dei territori. E’ per questo che le nuove culture americane non trovano subito affermazione. Le due culture americane più importanti sono quelle della patata e del mais. La patata, già conosciuta nel ‘500 dovette aspettare il ‘700 per vincere le diffidenze che la volevano portatrice di lebbra. Le carestie di metà secolo la portarono in Inghilterra e Polonia e in Irlanda divenne la dieta dei contadini. Il mais si diffuse prima ma anche lui lentamente a causa delle sue caratteristiche che non lasciavano fosse prodotto in aree troppo calde o troppo fredde e per la difficoltà della sua cultura. Si diffusero sempre nel ‘700 la cultura del riso, il tabacco, mentre tè, caffè e cacao restarono in America. In campagna oltre all’agricoltura i contadini nelle pause facevano lavori a domicilio, è l’industria rurale domestica, dedicata soprattutto alle operazioni tessili. Queste industrie si erano sviluppate nel Medioevo e poi soprattutto nel ‘5-600, in contemporanea con l’irrigidirsi delle corporazioni e la nuova figura del mercante imprenditore. Per entrare in una corporazione bisognava sottostare a regole severe e a lunghi apprendistati. Quindi queste non erano adatte all’andamento di mercato mutevole e che pretendeva qualità modesta a prezzi bassi. I prezzi alti delle corporazioni e la loro specializzazione elevata rendevano il loro utilizzo troppo dispendioso, e così i mercanti imprenditori si rivolgevano ai contadini dando loro la materia prima e ritirando il prodotto finito. Si possono definire queste attività proto-industriali. Oltre all’industria domestica si sviluppo il sistema della manifattura, organizzazione del lavoro in cui un imprenditore unisce in un officina più operai che svolgono attività diverse per arrivare al prodotto finito. Ma la manifattura restò un fenomeno abbastanza irrilevante e l’industria si può ricondurre alla sola industria rurale domestica. Per quanto riguarda la gerarchia sociale non si parla di classe (che indica un gruppo di persone con possibilità economiche uguali) ma di ceti (a cui si appartiene dalla nascita). Si ha quindi staticità e disuguaglianza politica. Il cambiamento di ceto avveniva solo per mezzo di privilegi ed era eccezionale. Gli Stati hanno quindi rappresentanze per ceti che possono determinare dualismi di potere. Il ceto dominante era la nobiltà feudale ma anche di toga o patriziati cittadini. Anche le repubbliche hanno questa organizzazione per ceti. In Europa si trovano in questo periodo una monarchia costituzionale, delle monarchia assolutistiche imperfette, e le repubbliche oligarchiche e patrizie. Una percentuale alta della popolazione era povera (20-40%). La loro condizione era accettata dai cristiani che con la carità vedevano comunque il povero come un virtuoso e la povertà come elezione divina. La beneficenza era fatta anche dalle amministrazioni cittadine . Nel 1520-30 il rapporto con i poveri mutò con l’aumentare dovuto alla crescita demografica dei poveri. Il povero creava disordine ora nella società e inoltre l’assistenza era molto costosa. Con lo sviluppo dell’etica del lavoro la figura dell’accattone non è più accettata si distingue ora tra poveri veri e falsi. Si crearono centri di assistenza e fu repressa la mendicità. I centri diventarono pian piano ospizi dove i poveri erano reclusi, internati e quindi emarginati. Ma la reclusione fu un fallimento anche per la carità di religiosi e umanitari. Nel ‘700 si sviluppò la filantropia e l’analisi sociale cercarono di individuare una via d’uscita che verrà in parte trovata con il proletariato industriale.
La Rivoluzione Scientifica
La scienza moderna ha origine nei mutamenti del XVII secolo, quando si ridefinirono natura e scienza nella così detta rivoluzione scientifica. La natura era stata considerata fino ad allora finalisticamente, sotto il modello di Aristotele. Nel ‘600 muta la domanda che sta dietro all’esperienza scientifica, non ci si chiede più a che scopo succede qualcosa, ma perché e in che modo avviene. La natura è una macchina in cui tutto è dettato da leggi di funzionamento, e perciò si parla di meccanicismo. A questa concezione si arriva soprattutto grazie al rinnovamento della cosmologia. Secondo Aristotele la terra era al centro dell’universo e gli astri, formati da etere giravano intorno ad essa di moto curvilineo. Nel 1543 Niccolò Copernico nel suo De revolutionibus orbium coelestium propose la teoria eliocentrica. Grazie alla traduzione di testi del mondo classico come quelli di Euripide intanto si era diffuso lo studio della trigonometria, e delle scienze matematiche, dando rigore e precisione alle altre scienze. Giovanni Keplero fu il primo a dimostrare grazie a queste leggi che il moto dei pianeti è ellittico, anche contro Copernico che lo aveva mantenuto circolare. La fisica celeste risulta ora uguale a quella terrestre e cade un’altra legge di Aristotele. Il primo scienziato moderno è Galileo Galilei che basa la sua indagine sull’esperienza diretta e sulla verifica tramite esperimento. Egli costruisce il cannocchiale, verifica le affermazioni che Copernico e Keplero e ciò gli causò il carcere (1633). Emerse il difficile rapporto tra scienza e fede. Intanto Galilei indicò i punti del metodo sperimentale. Iniziò la ricerca in tutti i campi di un nuovo metodo che unificasse tutte le scienze e ne verificasse le teorie. Francesco Bacone polemizza contro i pregiudizi e vede nell’osservazione della natura la ricerca del vero. Cartesio individua nella matematica il fondamento dell’indagine della natura. Fu introdotto il calcolo infinitesimale dal tedesco Leibniz e da Newton che formulò anche la legge di gravitazione universale riducendo i fenomeni a dati quantitativi. Vivacità fu anche nella medicina, con la dissezione dei cadaveri, prima vietata dalla Chiesa, ora praticata soprattutto nei paesi liberali: Harvey scoprì la circolazione del sangue in termini meccanicistici. Grazie al microscopio Redi e Malpigli analizzarono il primo i parassiti delle uova, contro la tesi della generazione spontanea, il secondo la presenza dei capillari. Vennero individuate le leggi del moto e anche zoologia e botanica cominciarono ad essere classificate. Boyle diede impulso alla nascita della chimica. Con le teorie si svilupparono gli strumenti scientifici che divennero sempre più precisi, attendibili e controllabili: nacquero le prime macchine. Il sistema copernicano venne condannato nel 1616 e la stessa sorte toccò a Galilei che dovette fare abiura. Questo perché la Chiesa dopo la Riforma cercò in tutti i modi di difendere il suo ruolo di guida del mondo. Si indicarono limiti precisi della filosofia e della religione nel segno della tolleranza, con la presenza di culture, nazioni e Stati diversi. Un esempio di questa cultura era l’Olanda e soprattutto Amsterdam, crocevia di commerci e culture diverse, sotto la dottrina di Erasmo da Rotterdam. Qui nacque Spinosa che rivendicò la libertà di pensiero e civile, teorizzando la democrazia. Grazie a Martin Lutero e la sua concezione del sacerdozio universale la lettura della Bibbia era aperta a tutti e questo provocò un enorme alfabetizzazione. Altra spinta all’alfabetizzazione fu data dal commercio che pretendeva una lettura di dati e la loro stesura. I riformati inoltre avevano Università più moderne rispetto ai cattolici che vivevano nell’oscurantismo della Chiesa. I nobili avevano una educazione elitaria, con il disprezzo del lavoro ma pian piano la concezione borghese ebbe il sopravvento con la sua etica del lavoro e con la conoscenza della natura in modo generale e molto legata all’opera, al lavoro. Il sapere era ora enciclopedico (e comparvero le prime enciclopedie). Bayle organizzò il primo dizionario storico-critico che dava anche il pensiero moderno. Intanto si pensava a estendere anche alle donne la scuola. Si studiano i metodi didattici come fa Comenio che vorrebbe un educazione per tutti e opta per la pansofia, l’acquisizione di un metodo. Anche a Port-Royal e nella scuola pietista tedesca (i pietisti miravano a una religione intima) si segue questo ideale. Nacquero le accademie come centro di ritrovo anche internazionale (tramite le epistolae) di molti intellettuali. Si sviluppò molto l’editoria e il mercato librario. La mentalità politica cambia verso un assolutismo più moderato in nome di un diritto naturale di tutti gli uomini. Questa corrente, chiamata giusnaturalesimo, fa risalire la società civile ad un patto tra uomini liberi. Il patto segna il passaggio da stato di natura a stato sociale e politico. Lo Stato deve essere soggetto a leggi che sono riprese dal diritto naturale secondo la ragione. Hobbes differisce da questo pensiero. Egli vede lo stato assoluto come unico Stato che garantisca pace; lo stato di natura metterebbe tutti contro tutti mentre solo con il patto gli uomini lasciano al sovrano il potere. In più non esiste una legge assoluta ma tutto risulta buono o cattivo solo dopo il patto. Il suo pensiero risulta prettamente laico. Locke invece critica l’assolutismo e opta per l’inviolabilità dei diritti dell’uomo. Il potere politico deve assicurare i diritti personali fra cui la proprietà privata. Lo stato si forma sul comune consenso, limita i poteri e li distingue. Da le basi del liberalismo. Infine identifica la religione nella ragione e quindi nella sua conoscenza razionale; questa visione sarà ripresa dai deisti.
Illuminismo
Il XVIII secolo è dominato da un movimento intellettuale che dagli anni ’30 coinvolse tutta l’Europa e illumino con la ragione la mentalità oscurantista del tempo: l’Illuminismo. La Francia fu il maggior centro di diffusione di questa corrente, nata però in Inghilterra nel XVII secolo. In questa corrente si possono trovare pensieri antiteci ma si possono individuare punti in comune in tutte le filosofie del tempo. Fra tutti il modo di considerare la ragione, non solo i suoi poteri ma la sua libertà. La ragione esamina la realtà per portare felicità agli uomini, essa appartiene a tutti, e porta gli intellettuali a criticare tradizione e autorità e a creare riforme anch’esse contrastanti. Si ha fiducia nel progresso come liberazione dal sacro e dall’irrazionale. Bersaglio fu infatti la religione, che portava ignoranza e superstizione. Prevalse il deismo però e non il laicismo. Si ha una nuova figura di intellettuale, saggista, divulgatore, eclettico convinto nel potere della ragione e dell’educazione. Anche se razionalista si sviluppò l’interesse per il sentimento e la parte emotiva dell’uomo, che poteva far capire il comportamento umano; la ricerca si ampliò quindi nel campo dell’etica, della morale, e dell’estetica, della ricerca del bello. La Francia fu maggior centro perché, oltre a essere lo Stato più popolato e modello da imitare per gli altri regimi assolutistici, il grande sviluppo delle arti e degli intellettuali portò al formarsi di una vasta cultura di opposizione a quella ufficiale instaurata da Luigi XIV. I primi scritti infatti misero in luce gli aspetti della società del tempo e incominciò la sua critica, grazie al punto di vista narrativo di uomini di paesi lontani, come nel saggio di Montesquieu, nobile di toga. Egli nelle sue opere descrive le tre forme di governo e sottolinea a l’importanza dei corpi intermedi di governo per evitare dispotismo. Dal sistema inglese trae l’importanza della separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Gli intellettuali sono ‘curiosi’, analizzano e comparano governi e organizzazioni diverse. Il modello inglese viene esaltato rispetto a quello francese già da Voltaire, borghese, forse il più singolare dei philosphes del ‘700. Praticò tutti i generi letterari, sarcastico, ironico e spregiudicato, fu divulgatore della filosofia inglese e del deismo, tollerante, contro l’oscurantismo e i privilegi. Egli teorizzò una monarchia illuminata dai filosofi, fu anche amico di Federico II di Prussia e fu a Berlino sotto il suo protettorato. La maggior opera dell’Illuminismo francese fu l’Enciclopedia, a cui si dedicarono vari intellettuali e soprattutto Diderot e alcuni suoi collaboratori. L’opera era contro l’oscurantismo e le parti più spregiudicate erano rinviate a parole che sembravano meno importanti. Rosseau maturò in quegli anni. E’ la mentalità più complessa dell’Illuminismo, partecipa all’Enciclopedia e nelle sue opere critica società e istituzioni e vedeva la storia come progressiva decadenza da una situazione dove ognuno era uguale. L’ineguaglianza era stata introdotta dalla proprietà privata. A differenza degli altri philosophes vede non un evoluzione ma un involuzione. Egli non voleva tornare ad uno stato mitico ma nell’Emilio e nel Contratto sociale parlò di una riforma sociale e pedagogica. I singoli dovrebbero fare un patto dedicandosi non ai propri interessi ma al bene comune, e la volontà generale è espressione di questa nuova comunità sintesi dei fondamenti razionali ed etici dell’uomo. L’unico regime può essere quello di una democrazia diretta. Rosseau vede nei piccoli stati l’unica possibilità di attuazione della sua utopia ma il suo testo sarà fondamento del pensiero democratico e della discussione del rapporto utile sociale - interesse del singolo e tra rappresentanti e rappresentati. Per l’educazione parla di libero sviluppo del bambino. Con l’Illuminismo nasce anche una nuova scienza: l’economia politica, nata dall’opera dei fisiocratici e di Smith. Essi analizzarono la produzione per trovare un modello di funzionamento che rendesse veri gli elementi che compongono il sistema economico e la loro dipendenza. Quesnay fu il maggior rappresentante dei fisiocratici, che considerava la terra come fonte unica della ricchezza. Tendevano quindi alla libertà di coltivazione e di circolazione delle derrate. Smith vedeva nel sentimento il movente dell’agire e dell’associarsi e nel utile personale e sociale il criterio di comportamento. Nel suo ordine naturale, se ciascuno è lasciato agire secondo libertà non potrà che contribuire all’interesse collettivo: infatti la volontà è guidata da una mano invisibile che mira alla felicità di tutti. Il lavoro produttivo è la misura dello scambio di merci e unica fonte di ricchezza sociale. Con l’aumento della produzione e la divisione del lavoro è possibile aumentare il sistema con il reinvestimento delle risorse e l’innovazione teconolgica. Anche per Smith bisogna tutelare il libero mercato e il libero scambio. Fu il fondatore dell’economia classica e del liberismo. Quasi tutti i settori della conoscenza furono arricchiti grazie all’Illuminismo. Si inizializzò l’antropologia culturale e l’etnologia, la storia ora fu vista con una visuale laica con un nuovo interesse per società e modi di vita. Ricerche scientifiche e scoperte tecnologiche furono molto importanti con Galvani, Volta e Lavoisier, fondatore della chimica moderna. Tutti i paesi europei parteciparono all’Illuminismo. In tutta Europa si svilupparono accademie agrarie,e tutti si ritenevano partecipi di un opera di rinnovamento senza confini, cosmopolita. I pensieri egemoni del periodo sono comunque quello francese e quello inglese-scozzese. L’Illuminismo tedesco combatte i dogmi dei luterani; il punto più alto della loro filosofia si ha con Kent che da una grande definizione di Illuminismo, considerato uscita dalla minorità. L’Italia diede largo contributo nella parte economica e giuridica. Vico è un rappresentante di questa cultura, che vede nella storia delle fasi cicliche, ripetute. Giannone rivendica la supremazia dello Stato sulla Chiesa e pone le basi del giurisdizionalismo. Nel Regno di Napoli opera Genovesi, seguace di Locke e propose uno sviluppo delle manifatture e dell’agricoltura per rilanciare il Regno di Napoli. Milano fu un grande centro intorno alla rivista “Il Caffè”. I fratelli Verri e Beccaria mossi all’inizio da interessi economici, diventano funzionari del governo austriaco; Beccaria propose l’abolizione della pena di morte dopo un analisi dello Stato e del sistema giudiziario a favore della pubblicità del processo e la prevenzione del delitto. La giustizia è data da un contratto dello Stato. Grande veicolo di circolazione culturale fu la massoneria, sviluppatasi in Inghilterra e poi nel resto dell’Europa. Seta segreta contro l’oscurantismo in nome della filantropia, fu sotto l’influenza delle mode ma non perse mai il suo messaggio. L’Illuminismo puntava alla felicità pubblica. Molti re presero questa mentalità e riformarono il loro stato; si parla di assolutismo illuminato. Negli stati del ‘770 c’era un evidente contraddizione: se da una parte l’assolutismo si fondava sull’assenso dei ceti, tra ceti e principe c’era spesso conflittualità. Si tendeva quindi ad una maggior efficienza e razionalità. Tra il ‘50e l’80 alcuni sovrani, sotto il pensiero illuminato combatterono i privilegi dei nobili e del clero per una migliore organizzazione statale. Questi sovrani furono Giuseppe II e Maria Teresa, Federico II, Carlo III Caterina II e Pietro Leopoldo. Si svilupparono burocrati e funzionari illuminati insieme a consiglieri del re. L’assolutismo restò sempre quindi sotto il controllo dell’opinione pubblica, cioè dell’elite illuminata. Il giurisdizionalismo si basava sul passaggio del potere dalla Chiesa allo Stato: fu tolto il diritto d’asilo e i tribunali ecclesiastici, fu messo in discussione il tribunale dell’Inquisizione e il monopolio dell’istruzione. Contro il parassitismo dei conventi e la manomorta che non lasciava che alcuni beni fossero messi sul mercato si attuò questa rivoluzione dall’alto che a volte provocò il dissenso dei contadini legati alla tradizione. Il risultato maggiore fu l’espulsione e la soppressione della Compagnia di Gesù, accusata di sostenere solo i propri interessi e quelli di Roma, stando contro ogni riforma. Papa Clemente XIV fu costretto a sopprimere il movimento nel 1773. Dal punto di vista amministrativo si centralizzò gran parte delle giurisdizioni rendendo i loro ruoli più definiti e creando i moderni dipartimenti o ministeri. Le finanze erano al centro della questione, con gran parte dei beni destinata all’esercito. Per risanare il fisco si riorganizzò il sistema grazie anche ad un periodo di pace di trent’anni. Fu avviata la realizzazione di un catasto per le tasse. La maggior attenzione fu rivolta all’agricoltura per la crescente domanda di generi, e per la modernizzazione delle forme feudali.

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