Guerre italiche

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Testo

FRANCESCO I
Francesco I cerca di allearsi dopo la pace con più nemici possibili di Carlo V facendo la lega di Cognac nel 1526 della quale fecero parte:
• Firenze
• Venezia
• Milano
• Enrico VIII
• Papa Clemente VII
Quest’ultimo, figlio di Giuliano de Medici fece la così detta real politiques, cioè una politica non ideologica, ma con scopi realistici e pragmatici: infatti dato che Carlo V faceva troppa paura tutti quanti cercavano di mantenersi nell’ambito di sopravvivenza cercando anche legami più ampi.
Carlo V però decide di punire il papa così che colpendo Clemente VII colpì tutta la lega lanciando una battaglia contro Roma.
Così nel 1527 ci fu il Sacco di Roma dovuto ai lanzichenecchi: il papa fu costretto a rifugiarsi a Castel Sant’Angelo e fuggire da Roma nottetempo e rifugiarsi in campagna.
I lanzichenecchi erano protestanti che, tenuti senza compenso, arrivati a roma per un bisogno ideologico, ma soprattutto economico saccheggiarono la città del papa e dell’umanesimo facendo un massacro di vite umane.
Carlo V sortisce il risultato desiderato dato che la lega di Cognac fibrilla e nascono molte spinte particolaristiche: Venezia prova a riampliarsi verso l’entroterra, soprattutto nel bacino del Po fra Cervia e Ravenna, Genova diventa filo-imperiale e abbraccia la causa asburgica, Firenze, a causa di Clemente VII caduto in disgrazia, caccia i Medici nel 1527 ed infine gli Estensi riescono finalmente ad ampliarsi.
Dopo la cacciata Medici a Firenze si crea una Repubblica: per opera di Michelangelo Bonarroti la città viene fortificata, dato che le mura servono a difenderla nel caso in cui il papa decidesse di riprendersela.
Intanto Roma conosce uno stallo il quale deve essere sciolto: la diplomazia così arriva in aiuto della città dato che Carlo V e Clemente VII decidono di stringere una pace con il trattato di Barcellona nel 1529 dove il papa ottiene il ritorno dei Medici a Firenze a patto che riconosca il potere di Carlo: egli infatti sarà investito da papa imperatore secondo la procedura medievale nel 1530.
I Medici ritornati a Firenze tornano ad essere filo-asburgici e filo-spagnoli e anti-francesi, Carlo V inoltre toglie i lanzichenecchi da Roma.
Si ha così anche la pace di Cambrai (pronuncia Cambrè) tra la Francia e la Spagna nel 1529 detta anche pace delle due dame dato che era stata stipulata dalla madre di Francesco I e la zia di Carlo V con la quale si decide che Milano sarebbe rimasta momentaneamente alla Francia fino alla morte di Francesco Sforza, e dopo la morte di questo sarebbe tornata alla Spagna: si ristabilisce ciò che Francesco I aveva detto in prigionia.
Francesco I però decide di allearsi con i turchi ottomani che facevano delle razzie nel Mediterraneo, avendo perso la loro spinta espansionistica, e avvalendosi di raid pirateschi: basti pensare a Ippolito de Medici che salva Giulia Gonzaga dal pirata Barbarossa.
Non va però sottovalutato il fatto che esisteva anche una pirateria cristiana che aveva il suo centro di maggior sviluppo a Livorno.
Così Francesco I cattolico si allea con i turchi ottomani musulmani in funzione anti-asburgica: a quel tempo il re dei turchi era Solimano il magnifico.
Carlo V invece si allea con i principi della lega di Smalcalda.
Così a metà del ‘500 la lotta tra Spagna e Francia si avvale di altri nemici e di alleanze che vanno oltre la distanza religiosa e culturale ampliando la guerra a nuovi ”partecipanti”.
L’impero però in questo periodo è un anacronismo dato che contemporaneamente alla presenza di stati nazionali forti come la Francia o l’Inghilterra oppure alla presenza di stati frantumanti come quelli della penisola italica, l’impero non può più reggersi in piedi soprattutto per i costi come le paghe dei funzionari o dell’esercito che non è nazionale perché l’impero ha una struttura feudale e l’esercito è collegato grazie al supporto dei principi protestanti.
Ci sono così due eccezioni antipodali che sono la penisola italica e l’impero.
Un importante personaggio fu Mercuino da Gattinara il quale fu cardinale e cancelliere al cospetto di Carlo V, molto colto, leale e proveniente dal Piemonte.
Nel 1535 muore Francesco Sforza e Carlo V va a Milano e la occupa: i francesi rispondono occupando la Savoia.
Questa conflittualità porta negli anni ’40 alla firma di una nuova pace, la pace di Crèpy (leggi Crepì) nel 1544 che permette di placare i nuovi attriti, mentre il nuovo papa Paolo III Farnese dona il ducato di Piacenza e Parma alla propria famiglia.
Nel 1547 muore Francesco I e gli succede al trono il figlio Enrico II che riprende la guerra contro la Spagna e l’impero.
ENRICO II E LA RIPRESA DELLE GUERRE ITALICHE
Enrico rafforza l’alleanza con i principi protestanti e la contratta con la scissione delle città di Toul, Metz e Verdun (leggi Tul, Mez e Verdan), mentre i principi lasciano le città che fanno parte dell’Alsazia e della Lorena.
Le guerre così continuano a susseguirsi, ma alla fine prevale l’impero e anche Siena, divenuta repubblica perde alla fine degli anni ’50 l’indipendenza essendosi alleata contro Cosimo I granduca de Medici con la Francia e i suoi ultimi fuorusciti fondano una seconda repubblica a Montepulciano che poco tempo dopo verrà conquistato.
Enrico II sposa Caterina de Medici la nipote di Clemente VII il quale aveva fatto da mediatore per questo matrimonio. Ella fa parte del ramo principale della famiglia dei Medici, risalendo a Cosimo il Vecchio, mentre Cosimo I risale a Lorenzo il Vecchio.
Cosimo era figlio di Giovanni dalle Bande Nere il quale era morto in battaglia combattendo contro il papa.
SIENA E LA SUA INDIPENDENZA
La Corsica cerca l’indipendenza da Genova, ma non riesce ad ottenerla, la otterrà infatti soltanto nel 1800 circa, diventando francese.
Anche Siena, pur essendo una repubblica molto debole, cerca l’indipendenza diventando amica dell’imperatore e riesce a diventare indipendente grazie ad esso.
Cosimo I ha dei rapporti non molto buoni con Caterina de Medici che fa parte del ramo risalente a Cosimo il Vecchio, (Cosimo I discende da Lorenzo il Vecchio) la quale divenuta regina di Francia, avendo sposato Enrico II, non è amata per niente in Franci, la chiamano infatti la Serpente o l’Italiana (in senso dispregiativo).
Ella però abbraccia l’idea francese e per questo motivo sarà spodestata dal granducato di Toscana: accoglierà a Parigi molti fuorusciti toscani anti-medicei, molte delle famiglie aristocratiche fiorentine trovano nella regina di Francia una valida sostenitrice, una di queste famiglie sono gli Strozzi, che pur essendo intrecciata con i Medici per quanto riguarda l’albero genealogico, decide di opporsi a Cosino I.
Piero Strozzi va da Caterina e ottiene l’appoggio della regina per aiutare Siena contro i Medici così che scoppia una guerra “mondiale” nel 1559 al centro della quale si trova Siena (filo-francese) e Firenze (filo-spagnola): vince però Firenze dato che Cosino I aveva ottenuto degli aiuti dai banchieri fiorentini e la Toscana passa tutta nelle mani degli Spagnoli.
Nello stesso anno si firma anche la pace di Cateau-Cambrèsis (pronuncia Catò-Cambresì)
FILIPPO II
La pace di Catau-Cambrèsis non viene firmata da Carlo V il quale decide di abdicare: prima però nel 1555 si riappacifica con i principi elettori firmando la pace di Augusta così che il principio cuius regio eius religio non vale più solamente per l’imperatore ma per tutti quanti i principi.
Con questa pace si afferma che tutte quante le terre confiscate al papa fino al 1552 sono legittimate.
Con l’abdicazione di Carlo V si formano due casate Asburgo: una è quella d’Austria del fratello di Carlo V Ferdinando I il quale ottiene oltre all’impero anche i nemici proveniente dall’oriente che arrivano fino ai Balcani.
Il figlio di Carlo V Filippo II è il capostipite degli Asburgo di Spagna che oltre alla Spagna ottiene anche Milano, l’Italia Meridionale, i Paesi Bassi e le colonie dell’America del Sud.
Egli sposerà anche la Bloody Mary, figlia di Enrico VIII d’Inghilterra.
Filippo regna fino al 1598: fu un re dai caratteri molto cupi, ossessivo, pedante, zelante e burocrate, in particolar modo questa sua decisione fu molto importante dato che fu l’unico re amministratore.
Egli costruisce una macchina efficiente: sposterà la capitale da Valladolid (città in mezzo alle montagne)a Madrid.
Al contrario del padre Carlo V che era stato un uomo aperto, un re spagnolo poi divenuto imperatore, Filippo fu un re non spagnolo, ma casigliano e molto cupo, ciò si può anche vedere dalla sua reggia che è una fortezza lugubre.
Egli vuole anche centralizzare il potere nei confronti della Chiesa di Roma diventando paladino della controriforma e spauracchio di tutti i riformatori: eppure non si fida del papa soprattutto riguardo all’inquisizione centralizzata a Roma e per questo decide di farne una propria detta Inquisizione spagnola.
Ottiene dal papa anche il diritto di presentazione: egli voleva mettere a capo delle diocesi dei vescovi scelti da lui stesso, facendo così rinascere il problema dell’elezione dei vescovi conti. Ciò succede soprattutto in Spagna dove egli pur avendo dei ministri cerca di controllare tutto da solo.
Anche gli uffici hanno un grande costo così decide di mettere gli uffici in “vendita” così che questi diventassero “venali”: non ci sono dei concorsi per ottenerne la gestione, ma c’è una sorta di asta,vincendo la quale si ottiene si prende in gestione l’ufficio.
I gestori degli uffici ricevono uno stipendio miserrimo dallo stato, ma d’altro canto prendono tutti i soldi che sono dati dalla popolazione per l’amministrazione.
Quindi sembra un affare per lo stato dato che i burocrati non ricevono uno stipendio, o quasi, e pagano salatamene per ottenerne l’appalto: ciò però crea la nascita di neo-feudatari che erano prima “liberi professionisti”.
Filippo conta molto anche sui metalli provenienti dall’America, quali oro e argento, ma paradossalmente questa ricchezza diventa una sorta di boomerang perché all’America manca un’attività imprenditoriale per cui non viene investito nulla.
Le ricchezze così arrivano a Siviglia dove si trovava una casa di contrattazione ed in seguito andavano a finire nelle principali piazze commerciali come Anversa.
LA PIRATERIA E LA POLITICA ANTI-MUSULMANA
Un grande nemico, presente già da diverso tempo nel Mediterraneo, per Filippo furono i pirati la patria dei quali era Algeri, soprattutto dei pirati musulmani.
Nascono così i così detti corsari, cioè coloro che fanno le “corse”: queste diventano un vero e proprio sistema commerciale spesso patrocinato anche da sovrani come Elisabetta I la quale mediante la lettera di Corsa legittima la pirateria contro il commercio monopolizzato.
Selim II successore di Solimano il magnifico si impossessa di Cipro che era stata Veneta fa sì che papa Pio V decida con una lega santa di far guerra contro di lui, avendo ottenuto un sostegno dalla Spagna.
Così nel 1570 con la battaglia di Lepanto i turchi vengono sconfitti da Giovanni d’Austria, figlio di Carlo V, cioè fratello dell’attuale re di Spagna.
Questa potrebbe essere definita una vera e propria crociata che fa sì che i turchi arretrino e non infastidiscano più il Mediterraneo.
Nasce così una politica anti-musulmana che finisce per portare la Spagna a cacciare sia gli islamici sia i moriscos, cioè gli islamici convertiti al cristianesimo che furono accusati di mantenere nascostamente la fede musulmana.
Furono cacciati in seguito anche i sefarditi cioè gli ebrei che si erano convertiti, oltre a quelli che avevano mantenuto la propria fede.
I PAESI BASSI
I Paesi Bassi erano stati gestiti da Carlo V facendo mantenere loro una certa autonomia, pur facendo parte del regno di Spagna. Nel 1556 con Filippo II le cose iniziano a cambiare: egli infatti non capisce la situazione né per quanto riguardava la loro libertà economica-commerciale, né per quanto riguardava la loro libertà amministrativa.
Ogni stato, soprattutto a causa della religione Calvinista aveva delle cariche e delle assemblee indipendenti oltre ai così detti Stati Generali dei quali facevano parte dei rappresentanti di ogni stato: essi infatti erano una federazione di stati con delle cariche centralizzate ed una autonomia religiosa tra le quali spiccava la religione Calvinista.
Intanto nel 1580 era morto senza figli il re del Portogallo Sebastiano di Braganza del quale Filippo II era lo zio, così che egli risultò il più chiaro successore al trono.
Così Filippo oltre ad avere il regno di Spagna e di Portogallo cerca di governare i Paesi Bassi, fonte di grandi ricchezze, soprattutto per quanto riguardava le materie prime che la Spagna non produceva dato che non si era investito per niente su questo settore, pur essendo la Spagna territorio molto favorevole allo sviluppo del settore primario.
I Paesi Bassi che erano stati fino ad allora una federazione di stati lavorativi e commerciali, non vogliono avere delle altre tasse.
Filippo così cerca di aggirare l’ostacolo mettendo in quei territori quattro nuovi episcopati dei quali erano a capo vescovi fidati del re scelti grazie al diritto di presentazione che oltre ad avere una carica religiosa possono presiedere agli Stati Generali e alle assemblee.
Così nel 1566 i ceti più bassi insorgono nelle zone dove il Calvinismo si era radicato maggiormente: il re allora manda a governare quelle regioni il terribile duca D’Alba il quale gestisce queste terre provocando terrore nella popolazione creando tribunali politici e religiosi, tra i quali anche un tribunale dell’inquisizione.
In questo modo insorgono anche i nobili e i borghesi calvinisti e non molto dopo si aggiungono a loro anche i cristiani tanta è la repressione e l’attività colonizzante: il leader di questo movimento è Guglielmo d’Orange Nassau .
I Paesi Bassi organizzano una flotta composta dai così detti pezzenti di mare i quali hanno una funzione anti-spagnola: essi sono una sorta di corsari che fanno una guerriglia marina contro la flotta di Filippo II e sono sostenuti anche da Elisabetta I.
Guglielmo intanto riesce a strappare molte delle province del nord alla Spagna, mentre le province del sud in prevalenza cattoliche restano alla Spagna: esse solo dopo il sacco di Anversa decideranno di allearsi con le province del nord in funzione anti-spagnola.
Guglielmo così, celebrato come grande trionfatore, con l’ unione di Gand riesce a unire tutte le province spagnole.
Ma Filippo II non si arrende e manda al posto del duca D’Alba Alessandro Farnese, della famiglia del papa Paolo III, molto più mite come amministratore rispetto al precedente, così che le regioni cattoliche finiscono nuovamente nell’orbita spagnola.
Nasce così l’Unione di Arras un’alleanza delle regioni cattoliche delle quali fa parte il sud dell’attuale Belgio, alla quale si contrappone l’Unione di Utrecht cioè la coalizione delle sette province unite che si trasformano in uno stato repubblicano federale e calvinista che è sotto la guida degli Orange.
Così la rivolta che era iniziata nel 1566 termina nel 1580: a Guglielmo ucciso da un sicario subentra il figlio Maurizio che non è un re, ma ha una carica militare, mentre quella politica è in mano all’assemblea, così che viene definito stadhouder, cioè colui che ha la direzione della guerra in mano e che è un generale perpetuo.
L’INGHILTERRA CON ELISABETTA I
Morto Errico VII gli succede Edoardo VI il quale però muore precocemente.
A lui subentra Maria Stuart, figlia di Enrico e Anna Bolena, che cerca di riportare il cristianesimo in Inghilterra, macchiandosi per portare a termine questo suo compito di atroci delitti, venendo così soprannominata Bloody Mary, cioè Maria la Sanguinaria.
Ella sposa il re di Spagna Filippo II, il quale dopo la sua morte avvenuta nel 1558 sposerà la figlia di Enrico II di Francia a coronamento della pace di Caveau-Cambrèsis.
Prima di ciò però tenta di sposare Elisabetta I, succeduta nel 1558 alla sorellastra (ella infatti era figlia di Anna Bolena) dato che desidera ottenere anche il regno d’Inghilterra.
Elisabetta l rifiuta, dopo che era salta al trono con molti impedimenti: infatti Filippo II si coalizza con il papa e Maria Stuart, regina di Scozia, cattolica e vedova del re di Francia Francesco II.
Enrico II che aveva sposato Caterina de Medici muore durante i festeggiamenti della pace di Cateau-Cambrèsis colpito ad un occhi da un giavellotto così che lascia la moglie come regina di Francia. Uno dei tre figli di Caterina appunto Francesco II sposa Maria Stuart.
Così si decide che Caterina sia la legittima erede al trono d’Inghilterra dato che Elisabetta I era figlia illegittima.
Comunque Elisabetta riesce a salire al trono e restaura l’anglicanesimo riprendendo l’opera del defunto fratellastro di fare uno scisma riformato con i 39 articoli ed il prayer book.
Maria uccide con l’amante, che poi sposa, il marito Francesco II: Maria così, apparentemente messa in salvo da Elisabetta I, viene rinchiusa nella torre di Londra dalla quale trama contro la regina con Filippo II ed il papa.
Elisabetta però scopre la trama e la condanna a morte per decapitazione.
Un particolare di Elisabetta era il fatto che si sbiancava in volto diventando così l’incarnazione di una “Madonna” anglicana, non mostrandosi come donna, ella non si sposerà e sarà definita la regina vergine, e diventerà un’icona inorganica.
Insieme a Caterina de Medici, che porta le forchette in Francia, Elisabetta I sarà una delle donne più colte del 1500.
Fa anche la già citata lettera di corsa e sostiene la nascita delle compagnie cioè di società per azioni che si dedicano al commercio e alle esplorazioni.
Una volta che Elisabetta ha il trono e ha Maria Stuart che poi decapiterà, Londra diventa per lei un posto infido nel quale ha bisogno di spie, una delle quali sarà Giordano Bruno.
Con la morte di Maria Stuart Filippo II decide di sferrare l’attacco decisivo in armi con la flotta alla quale faceva da capo Alessandro Farnese contro Elisabetta.
Mentre le navi di Elisabetta avevano nomi come “fulmine di guerra” o “Tigre”, le navi di Filippo avevano tutte nomi religiosi.
Così nel 1588 l’Invincibile Armata fu sbaragliata soprattutto perché le navi spagnole erano grandi ed ingombranti, mentre le navi Inglesi piccole ed agili, inoltre a favore degli inglesi giocò anche il maltempo.
Nel ‘500 si accentua già l’esistente problema irlandese che sfocerà in una terribile ribellione che si connota oltre che come problema religioso anche come problema economico.
LA FRANCIA E LE GUERRE DI RELIGIONE
Dopo la morte di Francesco II che era stato guidato durante il suo regno da Francesco Guisa e dal Cardinale di Lorena, gli succede al trono Carlo IX il quale fino agli anni sessanta del 1500 fu guidato nella reggenza dalla madre Caterina, che però non era amata all’interno della Francia.
Ella cerca oltre a proteggere il figlio anche a mediare la conflittualità all’interno del regno dato che una forza nascente in Francia erano gli ugonotti, cioè i calvinisti francesi, i quali fondando un partito anti-cattolico chiedono alla regina dei riconoscimenti.
Caterina però teme ancora di più il partito cattolico guidato dalla famiglia dei Guisa che venivano a quel tempo ritenuti i veri re di Francia per la loro grandissima potenza.
Nel 1562 i Guisa affermano di aver sventato in apparenza un colpo di stato da parte degli Ugonotti così che con il massacro di Vassy inizia la guerra civile tra ugonotti e tra i cristiani guidati dai Guisa.
Viene stipulata però un anno dopo la pace di Amboise dove le due fazioni apparentemente si riappacificano.
Lo scontro però riparte nell’Agosto del 1572 la notte di San Bartolomeo: quel giorno erano convenuti a Parigi molti dei nobili ugonotti per festeggiare il matrimonio tra Enrico di Borbone principe di Navarra e Margot (Margherita), figlia di Caterina de Medici e sorella di Carlo IX. Questo matrimonio era stato voluto fortemente da Caterina per risaldare le trattative di Amboise.
Ciò però non piace ai Guisa i quali con le truppe armate, la notte mentre tutti dormono sgozzano gran parte dei nobili: tra questi c’è anche l’ Ammiraglio Gaspard de Coligny, che fino ad allora era stato alla guida del partito degli ugonotti, anche militarmente.
A lui così si sostituisce Enrico di Borbone.in questi massacri nasce anche il partito dei politiques che vogliono risolvere il conflitto in ambito politico non militare.
Intanto nel 1574 muore Carlo IX e sale al trono il fratello Enrico III il quale ascolta molto di meno la madre. Così nel 1588 Enrico fa uccidere il capo dei Guisa Enrico di Guisa e decide di allearsi con il cognato che era capo del partito degli ugonotti.
Questa fu definita la guerra dei tre Enrichi.
Un attentatore cattolico uccide Enrico III il quale prima di morire aveva fatto testamento politico lasciando il trono ad Enrico di Borbone a patto che questo si convertisse alla fede cattolica (1589).
Questo non va però giù al papa Sisto V che chiede aiuto alla Spagna che è il leader del partito nazionale cattolico: Filippo II però perde e con la pace di Vervins (leggi Verven) si ha la fine della guerra tra Francia e Spagna.
Così nel 1598 Enrico di Borbone abiura alla religione ugonotta, ma acconsente la libertà di religione agli ugonotti entro 30 km da Parigi e concede loro anche 100 città fortificate.
Rinasce così un concetto feudale, dato che in queste città fortificate gli ugonotti hanno il pieno potere, possiedono le armi per difendersi e assicurano transitoriamente la pace.
Enrico di Borbone salito al trono sotto il nome di Enrico IV nel 1589 abiura definitivamente nel 1598 così che riceve anche il riconoscimento del nuovo papa Clemente VIII.
IL REGNO DI ENRICO IV
La burocrazia in Francia, così come lo era in Spagna, divenne venale e colui che lo acquistava possedeva l’ufficio come proprio: il re così non era in grado di valutare l’appalto burocratico né politicamente né economicamente.
Così iniziando dalla Francia e poi il Spagna si mettono negli uffici delle figure volte as amministrare questi: questi impiegati chiamati intendenti venivano pagari direttamente dalla corona.
In questi stessi anni Jean Bodin pubblico i “sei libri dello stato” nel quale afferma che allo stato è necessario un potere assoluto e centralizzato, ma non deve essere dispotico ed arbitrario e deve fondarsi ed esercitarsi sulle leggi.
La legge però non vincola il sovrano il quale non è tenuto a rispettarle, il quale se non le esercita è in realtà un tiranno.
Un altro personaggio importante è Giovanni Botero, il quale nel suo libro “la ragion di Stato” parla del più grande obbiettivo a cui deve indirizzarsi ogni stato che va al di sopra di ogni individuo. Lo stato non deve essere laico, ma deve attaccarsi ad una religione, e precisamente la religione cattolica della controriforma. Oggi a differenza di allora siamo soliti parlare di una ragion di stato laica.
POLONIA
La Polonia divenuta un vastissimo regno grazie al Granduca di Lituania dopo l’estinzione della dinastia dei Jagelloni nel 1573 diventa una monarchia elettiva che è meno forte di una monarchia ereditaria.
I nobili riunendosi in una dieta ogni due anni hanno il diritto di eleggere un re e anche a contestarlo ed opporsi a lui qualora non rispetti i suoi doveri e i diritti dei nobili: si ha dunque più di un diritto di veto e più di un assolutismo.
Nasce così una monarchia nobiliare dove il potere non viene più dall’alto, ma dal basso.
La Polonia per cui diventa un Malting pot cioè un luogo in cui convergono culture di ogni dove e appartenenti ad ogni religione. Questo fatto era dovuto soprattutto alla posizione di baluardo che aveva la Polonia contro le potenze dell’oriente quali i turchi ed in seguito i russi.
Spesso diventeranno re di Polonia re stranieri come Enrico III di Francia, i quali in attesa di ottenere il trono nel proprio paese regnano in Polonia spesso non impegnandosi nel proprio dovere di sovrano.
LA RUSSIA
Con Ivan VI il terribile si ha la fine del Principato di Kiev il quale punta al rafforzamento della Russia facendo anche una grandissima strage di nobili feudatari.
Dopo la sua morte lo stato vacillerà e si avranno lotte per la successione e solamente nel 1613 sale al trono Michele Romanov che sarà l’iniziatore della dinastia degli Zar che governeranno la Russia fino alla rivoluzione russa del 1917.
Anche in Europa sia avrà una grave crisi economica e demografica: tutto parte dall’aumento delle tasse che porta alla crisi demografica che porta ad un consumo minore dei prodotti.
In questa situazione la guerra dei trent’anni darà il colpo di grazia all’Europa della prima metà del ‘600 portando in seguito anche malattie mortali quali la peste, il tifo ed il colera.
LA SPAGNA
Il successore di Filippo II, Filippo III nei primi anni del ‘600 stringe la pace di Londra con l’Inghilterra, quando oramai Elisabetta I è morta (1603) en anche la tregua dei dodici anni con le sette province unite delle quali la più importante era l’Olanda.
Il questo periodo la Spagna affronta una gravissima crisi : è in corso un’ampia rifeudalizzazione a causa delle difficoltà economiche che sarà anche il motivo della nascita del banditismo il quale si sviluppa principalmente per la povertà dei cittadini, ma anche come opposizione alle classi più agiate.
In questa situazione di decadenza si abbandona la prudenza ed il re Filippo IV succeduto al padre Filippo III, insieme al so primo ministro Olivares decidono di aumentare a dismisura le tasse soprattutto nei domini extra spagnoli: tutti i popoli devono infatti contribuire a mantenere l’union de las armas, cioè l’esercito ed anche il vastissimo apparato burocratico.
Si cerca anche di limitare quelle regioni che vivevano di propria autonomia come la Catalogna che però non accetterà questa dura minimizzazione della propria autonomia: basti pensare che questa regione che potremmo definire “a statuto speciale” ha anche una propria costituzione.
La Catalogna che si insubordina nel 1640 farà guerra al re fino a che Madrid non sarà ripresa da Barcellona.
Anche il Portogallo si ribellerà alla dominazione spagnola: dopo essere passato in mano al re Filippo II alla morte del nipote Sebastiano di Braganza, con Filippo IV fa un’insurrezione nella seconda metà del ‘600 ottenendo anche l’indipendenza al contrario di ciò che succederà alla Catalogna, con Giovanni IV di Braganza nel 1668.
Una situazione analoga a quella di Catalogna si avrà a Napoli questa volta con Filippo IV: ilre avendo aumentato pesantemente le tasse e le dogane fa scoppiare il già citato brigantaggio che è un reazione all’oppressione ed alla povertà.
Nel 1647 il garzone di un pescivendolo Masagnello (Tommaso Agnello) guiderà la rivolta di Napoli anche se coloro che guideranno in realtà la rivolta saranno la nobiltà e l’ abate Giulio Genoino: la rivolta riuscirà con successo anche se Masagnello sarà ucciso.
Si dà così vita ad una repubblica indipendente che sarà guidata da Gennaro Annese.
Napoli chiede anche aiuto alla Francia, anche se accorrono in suo aiuto soltanto i Guisa.
L’esperimento napoletano non durerà molto dato che un anno dopo, nel 1648 la città torna sotto la potenza spagnola.
LA FRANCIA
Enrico IV di Borbone era deciso a migliorare l’ordinamento della Francia così che si avvale della collaborazione di Laffemas e del duca di Sully che porta la Francia al pareggio del bilancio, cioè lo stato spende tanto quanto guadagna: infatti malgrado le guerre italiche e quelle contro gli ugonotti, Sully taglia in modo molto sapiente le spese pubbliche non primarie e dà così come era successo in Spagna le cariche in vendita.
Istituisce anche una nuova tassa la paulette (leggi palet), cioè quella tassa che dovevano pagare i detentori degli uffici statali per l’appalto e per garantire alla loro discendenza il possesso di tale ufficio così che l’appalto degli uffici non è più venale, ma ereditario e la borghesia che si occupa di essi diventa una vera e propria nobiltà detta anche nobiltà di toga per il fatto che non erano nobili di sangue, ma lo erano diventati mediante la caricha pubblica della quale si occupavano.
Laffemas inventa le manifatture regie, cioè industrie statali che producono prodotti in campo artigianale ed anche le tariffe protezionistiche che erano dei dazi molto pesanti che dovevano pagare coloro che importavano merci straniere, a favore dei prodotti Francesi come la seta.
Grazie a ciò la Francia si riprese molto più velocemente degli altri stati coinvolti nelle guerre italiche.
Nel 1610 Enrico viene ucciso da un cattolico e rimane sul trono sua moglie Maria de Medici: Margot sposata la notte di San Bartolomeo era stata infatti una donna pazza ed inaffidabile che Enrico ben presto abbandonerà.
Maria non ha nulla a che vedere con l’odiata Caterina: essa si circonda da personalità assurde come Concino Concini, un avventuriero italiano che essa nominerà maresciallo di Francia.
Chiama presso la corte anche molti artisti come Rubens.
I francesi però non sono soddisfatti della politica di Maria così che nasce una guerra tra la nobiltà di spada e la nobiltà di toga.
Saranno convocati nel 1614 gli stati generali, che non saranno convocati più prima del 1789 dato che arriva l’assolutismo francese.
Maria chiama presso di se il cardinal Richelieu il quale aiuta il figlio di Maria Luigi XIII ad emanciparsi dalla madre durante la così detta notte delle beffe.
Maria così verrà fatta allontanare e vivrà in una prigionia aurea in una casa donatale dallo stesso Rubens.
Il cardinale rafforza ulteriormente il potere regio eliminando le piazzeforti ugonotte che erano diventate delle isole inaccessibili alla corona: l’ultima piazzaforte che cadrà sarà La Rochelle nel 1628 dopo un lunghissimo assedio e dopo che questa era stata sostenuta dall’Inghilterra che però con la crisi interna non potrà più appoggiarla.
Per placare in fretta le rinascenti agitazioni degli ugonotti fu fatto l’Editto di grazia con il quale si garantiva la libertà religiosa agli ugonotti senza però che questi potessero di nuovo armarsi per difendere le città.
Nascono le figure degli intendenti che sono dei funzionari regi i quali servono a frenare il potere della nobiltà di toga ed essendo pagati direttamente dallo stato sono fedeli e meno soggetti alla corruzione.
LE SETTE PROVINCE UNITE
Gli Stati Generali erano l’assemblea comune a tutte e sette le province unite che all’interno avevano un’assemblea provinciale.
Le sette province erano guidate da un Gran Pensionarlo, che era il governatore civile e da uno Stadhouder che era una carica militare: esso era una carica ereditaria, infatti gli Stadhouder discendevano dalla famiglia di Guglielmo d’Orange.
Così le sette province avevano un’autonomia, ma anche un potere centrale.
Nel 1600 però si avranno degli scontri Gomaristi ed Arminiani due fazioni calviniste che vogliono interpretare questa religione riformata in due modi differenti: i primi erano più radicali ed intransigenti. I secondi interpretavano la religione più razionalmente.
Nello scontro persero gli armaniani, anche se le sette province furono costrette a diventare più tolleranti grazie al loro grande sviluppo economico e commerciale che porterà nelle loro regioni esponenti di culture e religioni molto differenti: si inaugura in questo modo il secolo della razionalità e della tolleranza nelle sette province.
L’IMPERO ASBURGICO
Ferdinando I, Massimiliano II e Rodolgo II furono gli imperatori che cercarono di pacificare i cattolici e i protestanti.
I primi avevano come loro leader il duca di Baviera, i secondi avevano come religione la religione ufficiale del palatinato,
tra il 1608 ed il 1609 furono create l’Unione evangelica che sosteneva i protestanti e la lega cattolica che come dice il nome sosteneva i cattolici ed era alleata con la Spagna a differenza della prima alleata con la Francia.
Rodolfo II fece così la lettera di maestà che permetteva la libertà di culto, così da evitare altri scontri sanguinosi, il suo successore Ferdinando II di Stira abolì la lettera ed attuò una politica di restaurazione del cattolicesimo.
LA GUERRA DEI TRENT’ANNI
La guerra dei trent’anni, che è una guerra tra gli Asburgo e la Lega evangelica scoppia quando in Boemia sale sul trono un principe che vuole restaurare il cattolicesimo..
Dei luogotenenti mandati a Praga vengono defenestrati: in questo modo si rifiuta il re cattolico e si chiede all’elettore del Palatino di diventare re: egli accetta così Federico V diventa re di Boemia.
Fase Boemo-Palatina: la prima fase della guerra dei tent’anni inizia nel 1618 con lo scontro Federico V e gli Asburgo.
Questa fase terminerà nel 1620 con la battaglia della Montagna Bianca durante la quale la forza soverchiante dell’impero riescono ad avere il sopravvento, anche se i principi protestanti non si perdono d’animo e iniziano ad organizzarsi nuovamente in funzione anti-asburgica ed anti-cattolica.
Nella prima fase della guerra fu presente anche l’Italia nella regione che si trova al confine con la Svizzera, la Valtellina dove le truppe asburgiche aiutate dalle truppe spagnole si scontrano con i protestanti ed ottengono una schiacciante vittoria.
Fase Danese: nel 1625 il re riformato di Danimarca, Cristiano IV decide di intervenire nella guerra accanto ai riformati tedeschi: la guerra durerà fino al 1629 e terminerà con un’altra vittoria degli Asburgo: lo stesso anno sarà firmata la pace di Lubecca.
Nel 1629 l’imperatore fece un atto estremamente offensivo nei confronti dei principi protestanti: l’editto di restituzione con il quale affermava che ogni terra confiscata alla chiesa dopo il 1552 dovesse essere restituita affermando che questi espropri non sono validi.
Wallenstein era il comandante delle truppe di Ferdinando II, il quale divenuto ricco per l’arte della guerra finanzierà l’imperatore il quale ha un potere molto minore rispetto a quello federale, ma Ferdinando, invidioso lo farà uccidere.
Fase Svedese: naturalmente le guerre di allora non erano come le guerre attuali che durano ininterrottamente grazie ai mezzi tecnici. Allora la guerra era un modo di vivere e tutti sapevano che prima o dopo sarebbe ricominciata.
Così nella terza fase della guerra dei trent’anni a protezione dell’Europa cristiana giunge il re di Svezia Gustavo Adolfo che riesce a sconfiggere l’imperatore con un esercito modernissimo munito di artiglieria e di moschetti e grazie alle caricate aveva un impatto fortissimo; erano presenti anche i fucilieri che sparavano mentre arrivava la cavalleria.
Dopo molte battaglie vinte Gustavo muore nel 1632 a Lützen lasciando sul trono la figlia Cristina la quale regnerà fino al 1654 e non morirà da regina, ma deciderà di abiurare esulando in seguito in Francia: donna coltissima e filosofa scriverà moltissimo, chiamerà ancora sul trono di Svezia Cartesio, il quale però non sopravvivrà al freddo svedese e morirà di freddo.
Così giocherà a favore dell’impero il temporeggiamento della Svezia che si ritirerà dalla guerra a causa della morte di Gustavo Adolfo. Così la fase svedese si conclude nel 1634 con la pace di Praga.
Fase Francese:questa sarà la quarta ed ultima fase della guerra dei trent’anni che finirà nel 1648.
Le forze congiunte di Olanda, che non aveva visto riconfermata la pace da Filippo IV, la Svezia e l’entrata in guerra da parte della Francia che entra in guerra con il cardinale Richelieu il quale entra già in funzione antiasburgica nella battaglia di Valtellinia entrano in guerra congiunte.
Richelieu fa un’alleanza di real politique con i protestanti per fermare la potenza asburgica dato che soffriva di una “sindrome di accerchiamento”a causa della presenza sia in Spagna che in Germania della stessa casata. La guerra continuerà anche dopo la morte del Richelieu e di Luigi XIII avvenute entrambe nel 1642. Succede al trono di Luigi XIII il figlio piccolo Luigi XIV, il futuro re Sole, che sotto la guida del cardinale Mazzarino continua la guerra contro gli Asburgo.
Nel 1643 a Rocroi (leggi Rocuà) la Francia ottiene una vittoria strepitosa sotto la guida del principe di Condè il quale sarà considerato uno dei più abili condottieri di sempre.
La Francia così riconosce l’indipendenza delle sette province indipendenti e nel 1648 con la pace di Vestfalia porrà fine alla guerra dei trent’anni.
Le sette province firmeranno anche un accordo con il re Ferdinando III il quale accetterà i principi protestanti, calvinisti ed evangelici.
La guerra inoltre impedisce agli Asburgo di far prevalere il principio della successione dinastica lasciando l’impero elettivo.
L’Austria inoltre schiacciata dalla Prussia dovrà concedere alla Francia le città di Metz, Toul e Verdun. il principio del “cuius regio eius religio del 1558 sarà allargato ancora di più.
Dopo il 1648 la guerra continua però solo tra Francia e Spagna per oltre un decennio dato che il cardinale Mazzarino non è soddisfatto.
Nel 1659 si stringe la pace dei Pirenei tra le due potenze che stabilisce diverse clausole:
• La Spagna riceve una elevata indennità di guerra, precisamente 500.000 scudi d’oro, che però non pagherà fino in fondo;
• Si organizzerà il matrimonio tra Luigi XIV e la figlia di Filippo IV Maria Teresa.
• Nonostante il matrimonio Luigi XIV non dovrà cercare di riunificate i due regni
A causa del mancato pagamento dei 500.000 scudi cerca di creare un cusus belli per ottenere le cose che non avrebbe dovuto cercare di ottenere.
Nonostante fosse il piccolo re di uno stato vincitore aveva contro tutta la sua nobiltà che cercava di evadere il potere assoluto del re.
Assoluto, dal latino ab solutus, era un potere esercitato a prescindere da qualsiasi legame con la nobiltà ed il parlamento: per fermare la nobiltà Luigi XIV farà rinchiudere nella reggia aurea di Versailes tutti i nobili per tenerli sotto controllo.
La nobiltà che cerca di ribellarsi organizzerà delle fronde cioè delle battaglie.
La prima sarà la Fronda parlamentare: essa scoppia a causa della proposta del Mazzarino che i funzionari fossero pagati direttamente dallo stato limitando la nobiltà di toga.
Con lo scoppio di questa fronda il re insieme al Mazzarino saranno costretti a scappare da Parigi determinando una grande instabilità del regno.
Anche i principi di sangue organizzano una fronda, la fronda dei principi che determina la nuova fuga del re con il suo collaboratore.
LA SITUAZIONE DELLE VARIE POTENZE EUROPEE
La Francia uscita da un terribile 1500 finisce il ‘600 come una delle più grandi potenze europee grazie alla sconfitta dell’impero e della Spagna.
Gli Asburgo sia di Spagna che dell’impero sono distrutti: la Spagna sfrutta malissimo le sue risorse naturali, mentre l’Impero ha nuovamente il problema della feudalità del territorio che impedisce il controllo centrale dello stato che non era nazionale a differenza della Francia, dell’Inghilterra e delle Sette province unite.
LA RIVOLUZIONE INGLESE
Dopo la morte di Elisabetta I nel 1603 salgono al trono gli Stuart con Giacomo I che era però Giacomo IV di Scozia.
Giacomo era un cattolico figlio di Maria Stuart, ma dopo la morte della madre, Elisabetta sapendo che non avrebbe avuto figli e che era necessario un erede, lo porta in Inghilterra e lo educa all’anglicanesimo.
Re rigido e consolidato unisce i due regni di Scozia e di Inghilterra creando anche un’unica bandiera l’Union Jack.
Non appena sale sul trono è costretto ad affrontare una congiura cattolica detta anche congiura delle polveri a causa delle aspettative recondite del ritorno del cattolicesimo.
In confronto ai cattolici, molto più irrequieti sono i puritani cioè coloro che cercano il cristianesimo delle origini.
Per liberarsi di loro Giacomo I decide di fare una lettera di permesso di espatrio mediante la quale i puritani con la May Flower giungeranno in America fondando differenti comunità democratiche che vogliono rispettare un diritto naturale fondato sull’uguaglianza ed il rispetto.
Nascerà così uno stato democratico che caratterizzerà profondamente la cultura degli statunitensi che non sanno concepire come forma di governo la monarchia.
In questa natura sconosciuta nascono molte comunità nella quale abitano anche molti dissidenti che il re preferisce mandare in America a colonizzare nuovi territori piuttosto che uccidere.
I cittadini delle colonie Americane, che non sono di sfruttamento, ma di popolamento, sono sempre cittadini inglesi, ma hanno precoci istituzioni democratiche.
Così in queste nuove comunità organicamente chiuse ci si danno delle norme simili al naturale: se nel vecchio continente lo ius naturalis era solamente uno studio teorico, nel nuovo continente diventa uno studio sociale.
In questo periodo in cui mascono inquietudini religiose e la voglia di fare affari dal punto di vista imprenditoriale, scoppia anche una forte lotta tra re e parlamento che cerca di contrastare il potere regio.
Il parlamento che era bicamerale con la camera dei Lords e la camera dei comuni doveva votare le leggi che proponeva il re.
Giacomo I propone una legge finanziaria a favore delle spese di guerra che erano enormi, ma ha una grande difficoltà a farla approvare.
L’Inghilterra patria del costituzionalismo e del parlamentarismo non ha una vera e propria costituzione per cui il re è svincolato dall’ubbidire al parlamento, così che il successore di Giacomo, Carlo I dal 1625 al 1649 scioglie il parlamento con un atto d’impero.
Lo riconvocherà nel 1628 perché avrà bisogno di denaro e per ottenerlo avrà bisogno del voto del parlamento: era infatti impegnato ad aiutare gli ugonotti imprigionati nella Rochelle.
Il parlamento accetta di essere riconvocato, ma costringe il re a firmare il riconoscimento della Petition of rignts, una sorta di seconda Magna Carta, che vietava al il fiscalismo (no tasse a suo piacimento), delle garanzie religiose (si cerca un po’ di tolleranza tra i movimenti radicali, soprattutto tra i puritani) ed il re comunque potrà fare quello che fa nei termini di giustizia.
Il re firmerà questa sorta di contratto, ma subito dopo lo riscioglie.
Carlo così imporrà delle tasse molto elevate, che si dicevano servissero a mantenere la corte sfarzosa e ad esaudire ogni richiesta della moglie Enrichetta de Medici.
Egli grazie a William Laud (arcivescovo di Canterbury) irrigidirà la politica religiosa, ma a causa della rinascente guerra con la Scozia che era aveva una religione presbiteriana riconvocherà nuovamente il per finire la guerra (1640), e lo riscioglierà nuovamente.
Il parlamento stanco del re deciderà di riunirsi da solo dando origine al così detto Lungo Parlamento, che sopravvivrà persino al re.
Scoppia così la guerra civile. Il re Carlo I d'Inghilterra governò per oltre 10 anni in modo assolutistico sciogliendo il parlamento e non convocandolo più. Provò anche a far diffondere l'anglicanesimo in Scozia dove si era già diffuso da tempo il presbiterianesimo. Proprio questo tentativo di diffusione dell'anglicanesimo causò l'ira degli scozzesi che si ribellarono e scoppiò una rivolta. Il re per sopprimere la rivolta aveva bisogno di soldi e quindi riconvocò il parlamento per far approvare nuove tasse. I parlamentari però invece di concedere sussidi al re gli chiesero conto di tutte le illegalità commesse. Per questo il re sciolse il parlamento appena un mese dopo la riconvocazione. I successi dei rivoltosi scozzesi e lo scoppio della rivolta in Irlanda costrinsero però il re a riconvocare il parlamento e pur di farsi concedere sussidi limitò il proprio potere e aumentò il potere del parlamento. Il re tentò di arrestare i parlamentari che gli erano più ostili ma i parlamentari avvertiti in tempo riuscirono a salvarsi e gli abitanti di Londra cacciarono il re. Scoppiò così una guerra civile tra monarchici e parlamentari (soprannominati teste rotonde dai monarchici perché portavano cappelli piuttosto corti; paragonati a quelli delle truppe del re). La guerra all'inizio vedeva come favoriti i monarchici ma poi la situazione si capovolse. Il re, disperato, tentò di negoziare con gli scozzesi che lo arrestarono e lo vendettero ai parlamentari. Il re riuscì però a fuggire e la guerra continuò ancora per un anno. Alla fine vinsero i parlamentari. Oliver Cromwell, il leader dei parlamentari, espulse dal parlamento i seguaci del re. Il parlamento condannò a morte il re e fu proclamata la repubblica inglese o commonwealth.
Si creano due partiti:
• il partito del re (aristocrazia – che godeva dei favori della corte — e chiesa anglicana)
• opposizione parlamentare (ceti in movimento come gentry, professionisti, mercanti, artigiani – la parte industriale e commerciale della popolazione).
Nel 1642 la cavalleria fedele al re Carlo, composta principalmente dall’aristocrazia, si scontra con l’esercito del Parlamento che comincia a conseguire alcune vittorie grazie soprattutto ad un capo militare calvinista esponente della gentry Oliver Cromwell che realizza un esercito di nuovo modello formato da volontari altamente specializzati e qualificati con ferrea disciplina militare. Cromwell va all’attacco dell’esercito di Carlo e lo sconfigge. Il re viene processato e condannato per alto tradimento. Nel 1649 Carlo viene giustiziato: cade così il principio del diritto divino dei sovrani e nasce un nuovo principio di sovranità, quella popolare. Cromwell e il Parlamento dichiarano decaduta la monarchia e fondano la Repubblica Unita di Inghilterra, Scozia e Irlanda (Commonwealth). Gli obiettivi di Cromwell sono: salvaguardia del diritto di proprietà, indipendenza della chiesa dallo stato, libertà religiosa, eliminazione di tutte le opposizioni estremistiche. Alla Scozia viene garantita una maggiore tolleranza, con l’Irlanda invece si usa il pugno di ferro. Una carta costituzionale nomina Cromwell Lord protettore del Commonwealth. Inizia una vera e propria dittatura militare e il territorio viene diviso e sottoposta a fidati governatori militari. Nel 1658 Cromwell muore. Con Cromwell viene a mancare il leader e suo figlio non riesce a sostituire la figura paterna. Era inoltre necessaria la restaurazione di un ordine politico più solido. Un esercito guidato da un uomo che fu fedele a Cromwell, marcia su Londra e restituisce i poteri al Parlamento. Carlo II Stuart così rientra in Inghilterra: la monarchia, la Camera dei Lord e la Chiesa anglicana erano restaurate. E anche se può sembrare che torni tutto come prima perché i tre pilastri del potere sono ricostituiti, in realtà gli ideali che hanno accompagnato la prima grande rivoluzione troveranno un riscontro nella storia successiva dell’Inghilterra. Infatti dopo la condanna a morte di Re Carlo I da parte del Parlamento, l'Inghilterra non vedrà mai più Sovrani assolutisti seduti sul suo trono, grazie al potere che il Parlamento aveva rivendicato in reazione alla politica di accentramento posta in atto da Carlo I e dal suo predecessore Giacomo I.

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  1. nino fausti

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