Guerra civile spagnola

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Guerra civile spagnola
Conflitto militare che tra il 1936 e il 1939 oppose la repubblica spagnola governata dalle sinistre, coalizzate nel Fronte popolare alle forze insurrezionali della destra, organizzate dai nazionalisti, e che si concluse con la vittoria di queste ultime. Maturata nel clima di crescente radicalizzazione della situazione politica e sociale della Spagna dopo la proclamazione della seconda repubblica (1931), la crisi che precipitò il paese nella guerra civile fu innescata dall'ascesa al potere delle sinistre vincitrici nelle elezioni del febbraio 1936 e dall'immediata reazione delle destre sostenute dai vertici dell'esercito, con a capo i generali José Sanjurjo Sacanell, Emilio Mola e Francisco Franco. La cospirazione militare, fiancheggiata dall'azione delle squadre fasciste della Falange spagnola, responsabili di una spirale di violenze e di disordini, prese il via dopo l'assassinio del capo della destra monarchica José Calvo Sotelo (13 luglio) a opera di elementi di sinistra.
Il 17 luglio insorsero le truppe spagnole del Marocco e il giorno seguente la ribellione si estese alle guarnigioni della Spagna, attestandosi nelle province rurali del Centro-Nord e nelle città di Burgos, Salamanca e Avila. Le forze governative, appoggiate da milizie operaie, stroncarono la rivolta a Madrid, a Barcellona e in molti centri industriali del Nord e dell'Est, ma non nel Sud, dove a Cadice, Siviglia e Granada la resistenza operaia fu subito soffocata nel sangue dai ribelli. A fine luglio i nazionalisti controllavano quasi un terzo della Spagna, compreso il vasto blocco delle regioni centro-settentrionali (Galizia, León, Vecchia Castiglia, Aragona e parte dell'Estremadura) e il cosiddetto triangolo andaluso a sud (Huelva-Siviglia-Cordova), e disponevano di un proprio centro di comando, la giunta militare di Burgos.
Decisivo per il successo dell'insurrezione fu l'apporto dell'esercito coloniale africano del generale Franco che, bloccato in Marocco dalla Marina repubblicana, poté sbarcare tra la fine di luglio e i primi di agosto nel Sud della Spagna grazie a un ponte aereo e navale organizzato dalla Germania nazista e dall'Italia fascista. Mentre ciò preludeva a un sostegno delle due potenze alla causa dei nazionalisti, andarono invece deluse le speranze dei repubblicani di poter contare sull'appoggio delle democrazie occidentali, sia per la paura da parte dell'Inghilterra di provocare un conflitto di dimensioni europee, sia per le titubanze del premier francese Léon Blum paralizzato dall'opposizione interna. Il governo repubblicano di Madrid fu costretto quindi a puntare soprattutto sull'aiuto dell'Unione Sovietica.
Nelle prime due settimane di agosto i nazionalisti passarono all'offensiva: a nord il generale Mola attaccò la provincia basca di Guipúzcoa al fine di isolarla dalla Francia, mentre da sud Francisco Franco avanzò verso Madrid, non esitando a compiere massacri. La posizione dei nazionalisti si consolidò ulteriormente tra agosto e settembre con la conquista della fortezza dell'Alcázar di Toledo, tenacemente difesa dalla milizia repubblicana, e delle città di Oviedo e Saragozza.
Tra il 29 e il 30 settembre la giunta militare di Burgos nominò Franco generalissimo e capo del governo nazionalista, riconosciuto poco più di un mese dopo da Hitler e da Mussolini, che assistettero gli insorti con l'invio di consistenti aiuti in armi e in uomini: gli italiani inquadrati nel Corpo truppe volontarie (CTV), i tedeschi nella Legione Condor. Col favore di tale circostanza, Franco ritenne di poter accelerare il corso degli eventi marciando su Madrid, dove la coesione del governo repubblicano era fortemente scossa dallo scontro in atto tra comunisti e socialisti moderati da una parte, preoccupati di salvaguardare la sopravvivenza della repubblica democratica, e anarchici, trotzkisti ed estrema sinistra socialista dall'altra, che davano priorità alla rivoluzione sociale.
Nell'imminenza dell'attacco alla capitale, piena di rifugiati e carente di acqua e viveri, i repubblicani poterono contare su rifornimenti in mezzi e armi dall'Unione Sovietica e sull'arrivo dei primi contingenti di volontari delle Brigate internazionali. Il 6 novembre il governo repubblicano si trasferì a Valencia, mentre il comando della piazza di Madrid fu affidato al generale José Miaja, affiancato da una Giunta di difesa, sostenuta dai comunisti e sotto la direzione strategica del capo di stato maggiore, colonnello Vicente Rojo. L'assalto dei nazionalisti, iniziato il giorno seguente, fu respinto e la città resistette per altri ventotto mesi.
Seguirono tra il dicembre 1936 e il marzo 1937 una serie di battaglie a Boadilla, Jarama e Guadalajara con cui le truppe repubblicane tentarono di rompere l'accerchiamento di Madrid a costo di gravi perdite. Ciò non impedì i progressi dei nazionalisti che, rafforzatisi a sud con la presa di Malaga (febbraio 1937), completarono la conquista delle province basche nella primavera-estate seguente, avvalendosi della copertura aerea della Legione Condor, rimasta tristemente famosa per il bombardamento della popolazione civile di Guernica. La già considerevole superiorità dei nazionalisti in uomini, carri armati e aerei divenne schiacciante dopo la conquista, tra settembre e ottobre, delle Asturie, che consegnò loro il pieno controllo delle ingenti risorse industriali e minerarie del Nord della Spagna.
Dal canto suo Rojo cercò di bloccare i nazionalisti con una serie di offensive a Brunete (luglio) e a Saragozza (agosto), il cui successo fu di breve durata. Esito non diverso ebbe l'attacco di Rojo contro Teruel, presa dai repubblicani l'8 gennaio 1938 e riconquistata dai nazionalisti due settimane dopo.
Approfittando della difficoltà dei repubblicani, il 7 marzo 1938 Franco lanciò una massiccia offensiva in Aragona e Castiglia mobilitando il grosso delle sue forze (100.000 uomini, 200 carri armati e quasi 1000 aerei) che, penetrate nella valle dell'Ebro, il 15 aprile raggiunsero il Mediterraneo, tagliando fuori la Catalogna dal governo di Valencia.
In luglio i repubblicani sferrarono la loro ultima grande offensiva sul fiume Ebro, che impegnò entrambi i fronti in una violentissima battaglia durata fino al 16 novembre, allorché i nazionalisti presero il sopravvento. L'attacco finale di Franco cominciò a fine dicembre 1938. Il fronte della Catalogna fu subito sfondato e il 26 gennaio 1939 Barcellona cadde. Mentre a Valencia il governo repubblicano cercava di organizzare la resistenza, il 5 marzo si costituì a Madrid una giunta dissidente capeggiata dal colonnello Segismundo Casado che, dopo aver tentato senza successo di negoziare la resa, consentì che le truppe nazionaliste entrassero nella capitale il 27 marzo. Il 1° aprile il governo di Burgos annunciò ufficialmente la fine della guerra civile. Gli strascichi del conflitto furono pesantissimi: 400.000 repubblicani furono costretti all'esilio e più di un milione di oppositori al regime franchista finirono in prigione o nei campi di lavoro. Oltre 400.000 persone morirono nel corso della guerra, mentre circa 100.000 furono quelle giustiziate tra il 1939 e il 1943.

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