Gli Stati Uniti dalla New Era all'aprile del 1945

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Testo

Gli Stati Uniti fra le due guerre

Dopo la guerra, per tre legislazioni consecutive, l’elettorato americano affidò ai repubblicani la guida della nazione.
La NEW ERA fu contrassegnata da tre aspetti principali:
Innanzitutto l’America riconfermò il suo isolazionismo (disimpegno della diplomazia americana della politica internazionale) promulgando nuove leggi contro la crescente immigrazione.
Si ebbe di nuovo un orientamento di conservazione sociale attuato a seguito della vittoria del potere bolscevico in Russia. Così le classi lavoratrici persero gran parte dei vantaggi che avevano ottenuto durante la presidenza di Wilson (minimi salariali, riduzione d’orario, garanzie d’occupazione, controllo sui prezzi) e la protesta operaia, quando si manifestò, fu bollata come filo-sovietismo.
Ci fu infine un completo abbandono della politica d’intervento pubblico nell’economia intrapresa da Theodore Roosevelt e da Wilson.

Nei dieci anni che seguirono la fine della prima guerra mondiale, la produzione e la produttività dell’industria americana raddoppiarono grazie alle continue innovazioni tecnologiche, al basso costo del lavoro e delle materie prime, alla crescente domanda di beni di consumo alimentata dal credito e anche l’agricoltura continuò ad espandere la produzione e le aree coltivabili.
Parallelamente, la politica dei dazi doganali riduceva sensibilmente l’interscambio con i Paesi europei
Ma in questo modo l’America stava andando verso una crisi di sovrapproduzione e di disordine monetario e creditizio: si continuò ad accrescere la produzione fino a che la caduta della domanda non apparve più che evidente. Cadde il valore dei titoli e la caduta si tramutò in crollo. Crollano la fiducia, il credito e le banche, la produzione si arresta e grandi masse di operai rimangono disoccupate.
Ma la crisi si propagò ben presto anche in Europa perché i capitali americani investiti venivano ritirati.
Per quasi tutto il suo mandato (1929-33) il presidente Herbert Hoover tentò di riattivare il sistema produttivo e di riassorbire il gran numero di disoccupati.
Tocco ai democratici, vittoriosi nelle successive elezioni, il compito di portare gli Stati Uniti fuori dalla crisi.

Alla guida del governo federali l’elettorato chiamò Franklin Delano Roosevelt, un uomo che colpito già adulto dalla poliomielite aveva saputo con grande forza d’animo riprendere la carriera politica e raggiungere il vertice del potere.
Il nuovo presidente si affiancò uno stuolo di brillanti intellettuali, il famoso “trust dei cervelli”, attuò un nuovo programma, chiamato NEW DEAL, flessibile ma imponente che avrebbe da un lato salvato il sistema capitalistico americano e dall’altro correggere i vecchi errori per tornare alla passata efficienza.

Roosevelt, appena in carica, chiuse le banche e poco dopo le riaprì ma sottoponendole a stretta vigilanza, favorì inoltre con garanzie sui depositi, gli istituti di credito sani e spinse a chiudere quelli pericolanti, in campo monetario, Roosevelt attuò la svalutazione del dollaro, la nazionalizzazione dell’oro e l’abbandono della parità con le altre monete, tutte misura volte a rendere la moneta meno cara ed accentuare il controllo su di essa da parte del potere federale.
Ma l’impegno maggiore era quello ci elevare il potere d’acquisto delle masse popolari dei consumatori e rilanciare così la produzione.
Il new Deal adottò la politica del deficit spending cioè una spesa pubblica alimentata con i disavanzi di bilancio.
L’enorme disoccupazione venne aggredita direttamente con sussidi federali e indirettamente con vasti programmi di lavori pubblici, nonché di prestiti e di agevolazioni alle imprese private in difficoltà.
Fu creato per questo un Civilian Conservation Corps che reclutò circa due milioni di giovani.
Per quanto riguarda il mondo agricolo furono varate alcune leggi come L’agricultural Adjustement Act e il Soil Conservation Act che incoraggiavano la riduzione delle aree e delle eccedenze agricole per cui di conseguenza favorivano la crescita dei prezzi agricoli;
Quanto ai lavoratori dell’industria alcune importanti leggi come il National Labor Relations act e il Fair Labor Standard Act assicurarono definitivamente il pieno uso dei diritti sindacali, istituirono la settimana lavorativa di 40 ore e un salario minimo garantito.
Importante fu anche la legislazione sociale a vantaggio di inabili e anziani.

I risultati ottenuti dal New Deal furono molto buoni ma non risolutivi: l’economia si riprese solo parzialmente e la disoccupazione restò elevata anche a causa delle forze d’opposizione del mondo imprenditoriale che considerava Roosevelt come un traditore della propria classe.
Però, l’opera di Roosevelt incise moltissimo sulle istituzioni e nella società americana fissando le linee secondo le quali si sarebbe sviluppato il sistema neocapitalistico americano.

Roosevelt fu rieletto nel 1936 e poi ancora per 2 mandati.
L’America continuò sino al 1937 la politica dell’isolazionismo, però, quando orami era chiaro che l’assenza della grande potenza favoriva i piani egemonici delle potenze nazi-fasciste in Europa e quelli del Giappone in Asia, Roosevelt con un celebre discorso a Chicago (“discorso della quarantena”) denunciò all’opinione pubblica la minaccia fascista e assunse un atteggiamento di fermezza nei confronti delle potenze totalitarie.

Scoppiata la guerra in Europa Roosevelt ottenne lo smantellamento delle leggi neutraliste e si avviava al riarmo concedendo ogni sorta di aiuti alla sua alleata la Gran Bretagna.
L’aggressione giapponese a Pearl Harbour, avvenuta il 7 dicembre 1941 colse quindi di sorpresa, ma non impreparata l’America.
Ben presto entrata nel conflitto sarebbe stata decisiva: insieme a Churchill e Stalin, Roosevelt guidò la coalizione anti-fascista.
Roosevelt, però non poté vedere il frutto dei suoi sforzi perché morì meno di un mese prima della resa della Germania (aprile 45) dopo aver assunto per la quarta volta la presidenza.
Hitler la vedeva come provvidenza, in realtà il vicepresidente Truman, che succedette a Roosevelt ricevette la resa della Germania e in settembre quella del Giappone.
Truman prese la tremenda decisione di bombardare con le armi atomiche le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 Agosto)quando il Giappone era già in ginocchio e stava per arrendersi.

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