Gli Egizi

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Testo

Gli egizi.

La civiltà del Nilo.
Con una sostanziale differenza cronologica rispetto alla civiltà mesopotamica, ma con una continuità e una stabilità maggiori, lungo le rive del medio e basso del Nilo sorse, circa verso il 3000 a.C. e prosperò fino a quasi le soglie dell’era Cristiana, la civiltà egizia.
Con la contemporanea esperienza sumerica la civiltà egizia delle origini condivise alcuni caratteri fondamentali che vanno dalle tecniche agricole all’articolazione della struttura sociale, dalla divisione del lavoro economico-commerciale, dall’utilizzazione della scrittura ai modelli architettonici: tali caratteri si fusero con le peculiarità preistoriche e protostoriche delle genti nilotiche, dando corpo ad una realtà culturale dai tratti originali inconfondibili.
Le novità che rendono specifica la civiltà dell’Egitto antico si possono ricondurre tutte ad un’unica causa: la presenza del fiume Nilo.
Il peso che il grande fiume esercitò sulla storia egizia fu enorme.
La conformazione geografica dell’Egitto, un ampio territorio desertico spezzato longitudinealmente dal Nilo, fece sì che tutta la popolazione si concentrasse e che la vita civile si svolgesse secondo schemi analoghi al nord come al sud, in una limitatissima fascia di terra lungo le due sponde del fiume: ciò costituì un forte elemento di coesione nello spazio e nel tempo.
L’omogeneità delle forme e dei ritmi di vita e di lavoro, imposti dal ciclo periodico delle inondazioni del Nilo, si rifletté sui caratteri distintivi delle civiltà degli egizi, conservatrice, tradizionalista, gelosa delle proprie consuetudini, sempre uguale a sé stessa pur nell’evolversi delle vicende storiche e degli assetti politici.
Va anche sottolineato, infine, com’è esiguità del territorio abitato rendesse più agevole la difesa dello stato dai nemici esterni.

L’unificazione dell’Antico Regno.

La storia dell’Antico Egitto è scandita dal succedersi delle dinastie dei sovrani, i FARAONI, termine che indica sia la persona del re sia il suo palazzo, centro del potere politico ed economico dello stato. Gli storici suddividono i tremila anni di storia egizia secondo un numero progressivo da uno a 30 attribuito alle dinastie.
Le dinastie a loro volta sono raggruppate in tre grandi periodi detti Antico, Medio e Nuovo Regno, separati da due Periodi Intermedi e seguiti da un’Età Tarda di lenta decadenza.
La prima fase si apre con l’unificazione, avvenuta intorno al 3000 a.C., dei Regni, separati in epoca preistorica, dell’Alto e del Basso Egitto. L’evento c’è testimoniato da un celebre documento epigrafico-iconografico oggi al museo del Cairo, la così detta paletta di Narmar, nome attribuito al sovrano che portò a compimento il processo unitario dando inizio al periodo dell’Antico regno (circa 3000-2230 a.C.).
Si collocano nella fase dell’Antico regno alcuni fra i sovrani più noti della storia egizia, come Zoser, Cheope, Chefern e Micerino dalla III e IV dinastia i grandi costruttori delle piramidi, le tombe monumentali simbolo della civiltà egizia, simili nella struttura architettonica originaria agli ziggurat, i templi sumero-accadici della Mesopotamia, ma poi evoluti verso le forme di compiuta perfezione geometrica.
I re dell’Antico regno non furono sovrani-guerrieri e conquistatori: l’evento più importante del periodo fu comunque la conquista, a sud, della regione della Nubia, ricca di minerali pregiati e in particolare d’oro e zona obbligata di transito per le carovane dei mercanti egizi che si avventuravano nel cuore dell’Africa centrale alla ricerca di merci di lusso, come profumi e pietre preziose.
La fine dell’Antico Regno, determinate da cause di natura essenzialmente economica, fu seguita dal Primo Periodo Intermedio durato circa 200 anni e dal Medio Regno (circa 2000-1785 a.C.) contraddistinto dall’egemonia della città di Tebe e dallo sviluppo parallelo degli scambi commerciali e delle attività culturali.
Il Medio Regno si concluse in conseguenza dell’infiltrazione sempre più massiccia di principi guerrieri nomadi provenienti da oriente, che gli egizi chiamarono Hyksos e dalla conseguente temporanea disgregazione dell’unità statale.
La denominazione Hyksos ebbe termine con la conclusione del processo di riunificazione guidato dal faraone tebano Ahmosis, fondatore dalla XVIII dinastia e primo sovrano del nuovo Regno.

Il Nuovo Regno e la decadenza.

Il periodo del Nuovo Regno (metà XVI secolo XI secolo a.C.) è il più importante e significativo della storia egizia e si segna fra l’altro per due fenomeni fondamentali: da un lato il crescere progressivo della casta dei sacerdoti di Amon, il dio della Tebe, contro cui tanti invano cercò di reagire il faraone Amenofi (Amenotep) IV,
dall’altro la politica d’espansione verso l’Asia condotta prima dai faraoni della XVIII dinastia, come Tutmosis I e Tutmosis III, che estesero alla Palestina e alla Siria fino all’Eufrate l’egemonia egizia, e più tardi dai faraoni della XIX dinastia e in particolare dal più famoso fra tutti essi, Ramses (Ramesse) II. Il nome de Ramesse II si lega soprattutto alla grande battaglia di Quadesh, combattuta nel 1300 a.C. circa e conclusasi con esito incerto e con la spartizione concordata dalle sfere di influenza asiatica fra i regimi in conflitto.
Dall’inizio del I millennio a.C. incominciarono a manifestarsi, per la civiltà egizia, i sintomi di un declino, che sarebbe stato lento ma progressivo alla conquista dell’Egitto da parte del re persiano Cambise e alla fina dell’indipendenza (525 a.C.).
Da allora, pur sotto diverse dominazioni straniere (persiana, greco-macedone, sotto la dinastia dei Tolomei, romana) l’Egitto sopravvisse ancora con la propria cultura e con le sue tradizioni, costringendo spesso i dominatori a uniformarsi adattarsi ad esse più che imporre le loro. Soltanto l’arrivo degli arabi nel VII secolo d.C. concluse definitivamente un esperienza culturale che non ha eguali nel mondo occidentale.

ARTE EGIZIA.

Il sovrano.
Verso il 3000 a.C. l’alto e il basso Egitto furono uniti dal re Menes. L’unificazione politica peremettè di realizzare le opere di canalizzazione lungo il corso del Nilo, che fecero di questo paese uno dei più ricchi dell’antichità.
I sacerdoti e il sovrano, che era considerato un essere divino, assicuravano al popolo la benevolenza delle divinità, vale a dire, regolari piene del fiume e abbondanti raccolti. Da qui l’importanza del faraone, la cui memoria non deve mai scomparire: se ricca è la sua casa ancor più ricca dovrà essere la sua tomba.

Le tombe egizie.
Le tombe egizie dei faraoni sono quanto di più importante ci rimane della civiltà egizia che cominciò ad essere conosciuta quando alla fine del 1700, alcuni studiosi, seguirono Napoleone nella sua spedizione in Egitto.
Le tombe del Regno Antico sono costituite da piramidi a blocchi di pietra, dapprima a gradoni come quella di Saqquarrah, quindi simili a ziggurat, poi a pietre lisce come quelle di Cheope che rappresentano la perfezione e indicano con la posizione della loro punta le costellazioni come quella d’Orione o addirittura una sola stella tipo Sirio.
Ciò stava a significare la protezione degli dei al faraone.

Pittura e scultura.

La scultura e la pittura furono usate soprattutto per decorare le tombe. Le pitture e le colossali statue ricordano le gesta della vita del sovrano e raffigurano il percorso della sua anima nell’aldilà.
Guardando le pitture colpisce il perdurare dello stesso stile attraverso i millenni:
1. I corpi raffigurati in posizione rigida ;
2. Le proporzioni non rispettate;
3. Il volto è sempre raffigurato di profilo, l’occhio e le spalle frontalmente, i piedi presentano due esterni;
4. Il re è più grande della sua compagna e di colore diverso.
Gli artisti scolpivano le statue in legno dipinto, che venivano poste nella tomba a ricordare personaggi minori (soldati, portatrici di vivande, lavandaie), o dipingevano sulle pareti delle tombe a ricordare scene di vita quotidiana dimostrando realismo, gusto dell’osservazione, capacità di fissare la verità della vita.

La funzione dell’arte.

L’arte è al servizio del faraone e la sua funzione è quella di renderlo immortale nella memoria degli uomini.

Il codice di raffigurazione.

Il codice di raffigurazione che regola l’arte ufficiale egizia non è dunque dovuto ad incapacità tecnica, ma a una scelta politica.
Nulla mutò nella struttura politica per 3000 anni, nulla deve perciò mutare anche nel modo di raffigurare il sovrano: distaccato, grande, egli stesso dio; diverso dagli altri uomini.

Esempio



  


  1. doroteea

    io codice di raffigurazione della scultura


Come usare