gli aztechi

Materie:Tesina
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Testo

A cura di
PLACELLA SALVATORE
&
MARIANI ALBERTO
INDICE:
1. Cenni storici
2. Organizzazione sociale
3. L’impero Azteco
4. La religione e la cultura
5. La città di Mexico – Tenochtitlan
6. Usi, costumi e curiosità
7. La caduta dell’impero
CENNI STORICI
Gli Aztechi erano una popolazione dell’antico Messico le cui remote origini ci sono ancora sconosciute e il cui nome significa “i popoli di Aztlan”, dalla loro mitica città natale, che significa “la terra bianca”: stando alla tradizione una regione settentrionale. Sappiamo solo che, verso il 1000
d.C., gli Aztechi facevano parte delle orde di barbari nomadi erranti nelle pianure semidesertiche del Messico settentrionale nelle steppe sud-occidentali del Nord America.
Gli Aztechi facevano parte delle sette tribù nahua che partirono dal mitico Chicomoztoc (“le sette caverne”), per emigrare verso l’Altopiano Centrale: I Tolteci vi arrivarono per primi, e vi si stabilirono, gli Aztechi arrivarono per ultimi, alla fine del XII° secolo. Nella loro peregrinazione verso sud, gli Aztechi furono guidati dal loro dio tribale, Huitzilopochtli (che letteralmente significa “colibrì di sinistra”, ossia colibrì del sud, poiché il sud si trova alla sinistra del sole, quando si leva). Il dio portato da quattro sacerdoti alla testa della colonna, veniva esposto e adorato ed in cambio dava loro consigli. Il modo di procedere era il seguente: si fermavano un anno o più in un luogo, mentre esploratori cercavano la località adatta per la tappa successiva, e seminavano messi da mietere all’arrivo dell’intera tribù. Quando gli Aztechi giunsero sull’altopiano temperato, le terre erano già occupate: i nuovi arrivati trovarono opposizione da parte delle popolazioni di agricoltori stanziali, eredi di una lunga tradizione. Per gli Aztechi dunque il lungo cammino continuò; all’inizio del sec. XIV° essi si fermarono per qualche tempo a Colhuacan, sulle terre di un principe tolteco; scacciati ancora una volta, vennero respinti nella regione più inospitale della valle del Messico.
La zona dove s’erano stabiliti era un’isola al centro della regione dei laghi, che venne chiamata Tenochtitlan corrisponde alla località dove sorge oggi Città del Messico e sarebbe divenuta più tardi la loro capitale. La leggenda vuole che il posto fu scelto perché un sacerdote scorse lì il segno predetto da Huitzilopochtli, il segno che doveva rivelare la terra promessa: un ‘aquila posata su un cactus, che divora un serpente. Da questo momento sembra che gli Aztechi si siano dati il nome di “mexica”, ossia “abitanti di Mexico”.
All’inizio la località non dovette apparire agli Aztechi particolarmente soddisfacente, ma l’isola aveva un potenziale straordinario. Situata al centro del lago, era virtualmente inespugnabile, sorgeva sui confini delle più importanti città-stato della Valle di Mexico. E se questo rappresentò un pericolo per gli Aztechi finché rimasero deboli, quando divennero più forti offrì loro un importante trampolino di lancio per le le conquiste. Gli Aztechi approfittarono di tutte le possibilità offerte da Tenochtitlan, si abituarono alla vita sedentaria, eressero dighe e canali, ricavarono isolotti e ponticelli; bonificarono l’isola e impiegarono su larga scala il sistema dei chinampas (zattere di vimini galleggianti ricoperte di fango) per creare terre coltivabili accrescendo la loro ricchezza e la potenza economica. Importante in questa fase la loro crescita all’ombra di Atzcapoltzalco, città stato dei Tepanechi, ai quali pagarono per anni un pesante tributo soprattutto in servizi di carattere militare. Ben presto Atzcapoltzalco divenne la città stato più importante della valle ed in queste conquiste gli Aztechi ebbero un ruolo importante che si accrebbe in proporzione all’entità delle conquiste e furono trattati sempre meno come vassalli e mercenari e sempre più come alleati.
Restarono fino al 1427 una componente, anche se sempre più influente, dell’impero tepaneco e nel corso di questi anni trasformarono un miserabile agglomerato di capanne di canne in una grandiosa città.
Nell’anno 1426 , dopo un regno lunghissimo, morì il leggendario Tezozomoc di Atzcapoltzalco; egli era riuscito a sconfiggere tutte le città dell’alta valle ma i suoi successori non possedevano la sua forte personalità ed il suo potere si dimostrò fragile. Fu in questa situazione che gli Aztechi, ai quali Tezozomoc doveva molto ma che ricevettero sempre una parte minima dei bottini, intravidero la possibilità di liberarsi e prenderne il posto. Ma poiché si sentivano ancora troppo deboli cercarono alleati tra le città-stato conquistate da Tezozomoc; fu così che Tenochtitlan, Tetzcoco e la piccola città-stato di Tlapocan si allearono e sconfissero definitivamente Atzcapoltzalco.
La coalizione che aveva abbattuto Atzcapoltzalco fu rafforzata dalla formazione di una triplice alleanza tra i sovrani, che prevedeva un comando militare comune e una spartizione del bottino e dei territori conquistati. La potenza guida della Triplice Alleanza nei primi anni fu Tetzcoco, questo avvenne sia per la tradizione e la storia di questa città-stato che era già potente quando gli Aztechi erano ancora un piccolo popolo soggetto, sia per la potenza economica da lei rappresentata.
In pochi anni la situazione era completamente cambiata: la potenza guida era Tenochtitlan e la sua egemonia acquisiva sempre di più caratteri forti e netti. I motivi di questo spostamento dell’asse del potere sono legati all’affermazione del militarismo a Tenochtitlan che contribuì a rendere il suo esercito il più forte dell’alleanza. Inoltre le grandi opere di drenaggio e d’irrigazione nel’AltaValle che permise di aumentare le risorse a disposizione a tal punto che la sua popolazione raddoppiò. Ultimo fattore, ma non meno importante fu la conquista della vicina isola di Tlatelolco, ricco centro commerciale.
Sul piano della politica interna, la seconda metà del XV° secolo fu dominata dalla forte personalità di Tlacaellel, capo militare di eccezionali qualità, che influenzò ben tre Sommi Oratori durante il periodo in cui rimase in carica ricevendo da Montezuma I il titolo di vice-imperatore.
Tlacallel si impegnò a istituire una nuova religione che, pur affermando la supremazia dei valori aztechi, integrasse nel culto anche le divinità delle regioni conquistate. A lui la civiltà azteca deve le leggi, le istituzioni, i costumi, le credenze che gli spagnoli troveranno al loro arrivo.
Fu in questi anni che l’impero Azteco raggiunse il suo massimo splendore; egli era riuscito a imporre la propria dominazione a quasi tutti gli abitanti della Mesoamerica, circa 15 milioni di persone. Nel 1502 fu eletto Sommo Oratore degli Aztechi Moctezuma II, che avrebbe assistito alla caduta del suo impero travolto dai conquistadores spagnoli.
In quegli anni l’impero azteco cominciava a mostrare problemi sempre più vistosi e a sgretolarsi; la cresi si può riassumre in tre principali fattori. Il primo era che le conquiste azteche rallentarono considerevolmente e le ultime effettuate non erano di vaste proporzioni, con la conseguenza che l’afflusso di nuove ricchezze verso Tenochtitlan diminuì considerevolemnete. Nel frattempo crebbe il numero delle campagne improduttive; divenne necessario inviare sempre più spesso spedizioni contro località ribelli anche se queste campagne portavano scarsi bottini.
Un altro fattore che mise in risalto la debolezza interna degli Aztechi fu la loro incapacità di conquistare le regioni dominate dai Tlaxcaltechi e dai Maraschi, che pure avevano una popolazione numericamente inferiore.
Un terzo fattore contribuì più ancora dei primi due a minare le fondamenta della società azteca all’inizio del XVI° secolo. Nel 1505, nella Valle di Mexico vi fu una tremenda carestia; si narra che migliaia di abitanti delle città della Triplica Alleanza furono costretti a vendersi come schiavi per poter sopravvivere. Questa era la seconda grande carestia che colpiva l’impero; dopo la prima gli Aztechi intrapresero colossali opere pubbliche soggiogando milioni di persone, ecco perché il ripetersi della tragedia causò una profonda crisi di fiducia in ampi settori della popolazione, l’impero non sembrava più in grado di proteggere la popolazione privilegiata della loro città.
E tutti questi fattori, portarono a cambiamenti radicali nei rapporti tra le città-stato dell’Alleanza a tal punto che Moctezuma impose a Tetzcoco e a Tlapocan un Sommo Oratore unico, soffocando in un massacro senza pietà il loro tentativo di opporsi. Le misure destinate a limitari i diritti consolidati e a imporre nuovi oneri non furono circoscritte alle regioni situate al di fuori di Tenochtitlan. Nella stessa capitale furono colpite le categorie che la casta militare dominante considerava potenzialmente pericolose: l’aristocrazia del merito e i mercanti.Le misure prese dal Sommo Oratore furono rese possibili dall’abilità con cui riuscì a mettere l’una contro l’altra le ambizionse categorie dell’aristocrazia e dei mercanti contro le quali si accanì, portandole in opposizione con i liberi cittadini.
Il potere e la glorificazione del sovrano raggiunsero nuovi vertici, nacque il concetto del Re-Dio.Le misure per la sottomissione totale dei mercanti ebbero successo limitato; più venivano posti limiti al commercio dei beni di lusso, e più si dedicavano a quello degli schiavi. Quantità sempre più ingenti di schiavi, destinati soprattutto al sacrificio, vennero portate a Tenochtitlan dando una importanza sempre maggiore all’aspetto religioso della necessità di fornire cibo agli dei.
Nel complesso comunque si può affermare che il rafforzamento del potere del Sommo Oratore riuscì, nella capitale azteca, ad appianare le tensioni sociali che stavano cominciando ad apparire. All’esterno, invece, la situazione era ben diversa: la venerazione di Moctezuma anziché attenuare il crescente risentimento contro gli Aztechi, contribuirono a ingigantirlo. E questo era destinato ad avere conseguenze catastrofiche per lo stato azteco quando arrivarono gli stranieri.
L’ORGANIZZAZIONE SOCIALE DELL’IMPERO
Le unità sociali fondamentali al tempo del loro arrivo nella Valle di Mexico e al tempo della conquista spagnola erano i calpulli. Calpulli, significa grande casa, ed è il nome dato a una comunità che possiede vaste funzioni; i suoi membri vivevano insieme in uno stesso luogo; il nome poteva riferirsi alla popolazione di un intero villaggio, d’una parte d’un villaggio o di un piccolo settore d’una città. La terra sulla quale vivevano i membri del calpulli era proprietà collettiva e veniva affidata ai membri stessi perché la usassero; in cambio, erano tenuti a lavorare regolarmente il suolo. I calpulli erano anche unità religiose e militari, e in tempi successivi furono unità amministrative. A capo del calpulli c’era il capullec, che fungeva da amministratore del gruppo e da giudice per le controversie di minore importanza ottenendo dalle altre famiglie l’appoggio necessario al suo compito.
Questa organizzazione si adegua con la crescita della città di Tenochtitlan, essa era suddivisa in quattro quartieri urbani, quattro erano le direzioni del vento, quattro era il numero sacro e quattro erano i grandi gruppi: il primo dedito ai servizi religiosi, il secondo al governo politico, il terzo all’amministrazione, il quarto all’agricoltura. Le stratificazioni sociali che esistevano già prima dell’insediamento a Tenochtitlan si rafforzarono ulteriormente.
Nell’anno 1376 gli Aztechi elessero per la prima volta un supremo signore, chiamato il Sommo Oratore. Le prerogative e le funzioni di questo Sommo Oratore fluttuavano tra quelle di un capo tribù e quelle del sovrano di uno stato. Economicamente godeva di una posizione privilegiata; alla reggia erano assegnate terre e i contadini che vi vivevano erano obbligati a provvedere a lui ed alla sua famiglia. Era il comandante supremo in battaglia, il sommo giudice e l’amministratore del reddito sempre più cospicuo dello stato. Tuttavia tali privilegi, almeno all’inizio, erano così limitati sia dalla tradizione sia dalla presenza di organi consultivi che i poteri erano più simili a quelli di un capo tribù che ad un despota.
Il suo successore veniva scelto nella sua famiglia ma il Sommo Oratore non decideva su chi dovesse cadere la scelta, e il successore era tale non già per diritto ereditario bensì per elezione. Nelle fasi iniziali della società azteca gli elettori erano tutti i rappresentanti dei calpulli.
I limiti dei poteri di questo sovrano azteco sono particolarmente evidenti in tre delle sue funzioni più importanti:
• La dichiarazione di guerra: era infatti costretto ad inchinarsi alle decisioni di un consiglio formato dai rappresentanti dei calpulli e dai guerrieri più eminenti; la guerra veniva dichiarata solo se il consiglio era d’accordo.
• La distribuzione dei ricchi redditi che affluivano nelle sue mani: egli aveva il compito di provvedere “ai poveri, alle vedove e agli orfani”; nel corso delle grandi cerimonie doveva ricompensare i guerrieri più valorosi; doveva accantonare riserve di viveri in previsione delle future carestie.
• La scelta delle più importanti cariche dello stato venivano effettuate secondo il valore dimostrato in guerra, dato che era generalmente accertabile e non aveva nulla a che fare con le intenzioni personali del Sommo Oratore
Oltre a questa aristocrazia del merito, che consisteva generalmente in guerrieri, c’era una seconda categoria di nobili che erano i discendenti e i membri della famiglia dei Sommi Oratori. Erano molto numerosi perché il Sommo Oratore e i suoi familiari, diversamente dalla gente comune, avevano il diritto di praticare la poligamia.
Il cambiamento sociale più importante che avvenne durante il primo secolo della storia degli Aztechi fu l’accrescimento del potere della casta militare. La guerra divenne l’attività principale: era l’unica che promettesse avanzamenti, ricchezze e prestigio sociale Nei primi tempi quando la tribù era ancora piccola e le battaglie venivano combattute nei pressi, tutti gli uomini partecipavano ai conflitti. Con l’andar del tempo, tuttavia, apparvero unità formate dai guerrieri più valorosi. I più importanti funzionari erano scelti tra i membri degli ordini militari, ed erano ben consapevoli di appartenere ad un’elite. La differenza tra la casta militare e il resto della popolazione divenne più accentuata, non solo in fatto di prestigio ma anche di ricchezza; infatti gli appartenenti a questa casta erano ricompensati con onori più grandi dei membri ordinari del calpulli che facevano parte dell’esercito.
Ma è la vittoria su Atzcapotzalco che cementò definitivamente la supremazia dell’aristocrazia militare e le spianò la strada per la trasformazione in una nobiltà vera e propria.
Via via che le città della Triplice Alleanza fiorivano, la loro crescente ricchezza portò al vigoroso sviluppo di una seconda categoria, quella degli artigiani, che affluirono in gran numero attratti dalle favorevoli condizioni offerte loro da queste città: in particolare tessitori, specialisti della lavorazione dl cuoio, gli orafi, gli argentieri, gli scultori ecc.
Lavoravano quasi esclusivamente per la nobiltà, lo stato e il clero; godevano di un certo numero di privilegi. La professione era tramandata da padre in figlio ed erano organizzati in varie corporazioni e il loro capo trattava con l’amministrazione centrale azteca tutte le questioni che li riguardavano.
Strettamente legata alla presenza degli artigiani fu l’affermazione di un’altra categoria sociale, la cui importanza sarebbe stata decisiva per il prestigio, l’ulteriore sviluppo di queste città: la categoria dei mercanti o pochteca. Costoro fornivano agli artigiani le materie prime provenienti per la maggior parte dai bassipiani tropicali. In cambio, portavano nei bassipiani i prodotti finiti dell’altopiano, più le poche materie prime che questo territorio era in grado di esportare: sale, pesce e altri prodotti lacustri. Il mercato era un centro importantissimo della vita della città azteca; la sua organizzazione era molto rigorosa, ogni tipo di merce doveva essere venduto solo nel posto appositamente assegnato e la gente comune non poteva comprare né vendere al di fuori del mecato.
Sebbene non esistessero le monete, c’erano gli equivalenti, e tra questi i semi di cacao erano i più importanti; le possibilità di accumulare ricchezze erano molto limitate: è molto semplice conservare sacchi di monete d’oro, ma è impossibile tenere immagazzinate per lungo tempo quantità considerevoli di semi di cacao e di mantelli.
Il problema di come investire le loro ricchezze fu causa di gravi tensioni sociali, essi infatti non potevano acquistare terre perché apparteneva alla nobiltà che non era disposta a privarsene, non potevano costruire case più belle di quelle dei guerrieri o vestirsi meglio di loro. Era così che le aspirazioni al prestigio si esprimessero, tra i mercanti, in modo completamente diverso, sotto forma di ricchi banchetti ai quali venivano invitati anche rappresentati della nobiltà.
Con la crescita dell’impero aumento la componente commerciale a scapito della prima più legata alla conquista, fu così che i mercanti videro aumentare la loro considerazione all’interno della civiltà azteca. La loro corporazione costituiva uno stato nello stato, essi erano l’unica categoria sociale aveva giudici propri e non era soggetta alla magistratura statale ed anche il pagamento dei tributi veniva discusso con il loro capo.
Inoltre nacque tra gli Aztechi una nuova classe, quella dei, mayeques o servi della gleba. Non erano membri dei calpulli; coltivavano le terre dei nobili ed erano legati a queste terre tanto da passare insieme ad esse agli eredi del proprietario. Lavoravano esclusivamente per il padrone delle terre e non pagavano tributi all’autorità centrale.
Al culmine della potenza Azteca la città stato di Tenochtitlan si era trasformata in una vera metropoli. Il centro della città era formato da tre diversi gruppi d’edifici. Il centro religioso era il grande teocalli, un complesso enorme di templi e piramidi, completamente circondato da un muro alto e decorato con teste di serpenti.Nei teocalli sorgevano numerosi altri templi, oltre alla scuola per i sacerdoti, il calmecac, e una grande piazza, lo sferisterio per il gioco rituale della palla.
Il centro laico ed amministrativo si trovava non distante ed era costituito dai palazzi del sovrano, del suo luogotenente e dei suoi predecessori: imponenti e lussuosissimi palazzi a due piani.
Il centro economico della città consisteva dell’enorme mercato, dove secondo gli spagnoli si recavano dalle settanta alle ottantamila persone.
L’IMPERO AZTECO:
L’impero era organizzato in trentotto province e comprendeva la maggior parte del centro dell’odierno Messico, più le zone sud-orientali e sud-occidentali.
L’organizzazione dei territori sottomessi aveva un carattere principalmente economico e mirava ad estorcere a questi territori tributi e altri benefici. Gli Aztechi insediavano sul posto esattori dei tributi, chiamati calpixques, che venivano trattati con grande deferenza dagli abitanti delle regioni conquistate e avevano diritto ad un appezzamento di terreno che veniva coltivato a loro beneficio.
I tributi variavano in base alla provincia, alla loro vicinanza alla capitale; infatti le aree dell’altopiano, quindi le più vicine, dovevano coltivare le terre anche per il sovrano, la nobiltà, i funzionari e gli altri membri della classe dominante e prestare servizio militare agli ordini della Triplice Alleanza. Più una provincia era lontana e meno gravosi erano i tributi da rendere sotto forma di lavoro. Infine, le province situate lungo i confini del dominio azteco erano completamente esentate dai tributi, ed erano considerate un percorso di transito per i mercanti oppure erano tenute a fornire gli uomini per le guarnigioni di frontiera e provvedere al loro sostentamento.
Inoltre diverso era il trattamento delle popolazioni sottomesse della Vale del Mexico e quelle delle regioni situate più lontane. Con le prime esisteva una sorta di Pax Azteca; gli Aztechi prendevano e davano. Non c’erano guerre tra le città confinanti con Tenochtitlan, le città-stato non erano minacciate ma partecipavano alle campagne azteche che fruttavano ricchi bottini; infine, queste conquiste avevano aperto nuovi sbocchi ai mercanti e le merci affluivano in quantità senza precedenti dai bassipiani. I pesanti tributi erano compensati dai profitti delle vittorie comuni e dalle grandi opere di irrigazione.
Ben diversi erano i rapporti tra gli Aztechi e i popoli sottomessi al di fuori della Valle, qui gli Aztechi si limitavano a prendere e davano pochissimo.
L’amministrazione dei territori conquistati rimaneva nelle mani del sovrano locale o dei gruppi sociali dominanti, che a volte erano costretti a contrarre matrimoni con i membri dell’aristocrazia azteca.
Gli aztechi erano dotati anche di un sistema d’amministrazione legale ma la sua diffusione fu molto lenta, soprattutto perché solamente in un’area relativamente limitata dell’impero era in vigore; in un primo tempo i casi più semplici e banali erano affidati ai calpulli e solo i casi che riguardavano tutta la tribù ed erano d’importanza maggiore erano sottoposti ad un tribunale tribale, tuttavia successivamente anche i casi più elementari furono tolti ai calpulli e ad occuparsene erano funzionari nominati appositamente dallo stato.
Con l’ampliarsi dell’impero sorse una più complessa organizzazione dei tribunali, soprattutto perché ormai la maggior parte delle persone che formavano lo stato azteco non facevano più parte dei calpulli.
I casi più seri erano affidati ad un tribunale superiore, il tlacxitlan. Era composto da tre giudici che oltre tutto si occupavano anche di tutti i casi delle classi dominanti; i casi che riguardavano le più alte cariche dello stato e quelli che comportavano la pena capitale erano sottoposti a una specie di corte suprema presieduta dalla “Donna Serpente”.
Le pene erano più severe per chi attaccava il potere dello stato, la proprietà e la sua dignità, per esempio i traditori erano fatti a pezzi, le loro case distrutte, le proprietà cosparse di sale e i loro figli venduti come schiavi fino alla quarta generazione.
Due sole categorie erano esenti dal comparire davanti a questi tribunali: i guerrieri che avevano commesso nella guerra dei reati e che dovevano essere immediatamente giudicati da un tribunale militare, curioso è che le pene erano più severe per i guerrieri degli ordini d’èlitari che per i comuni soldati. I mercanti che avevano dei tribunali propri.
Sono da ricordare due caratteristiche principali dell’impero azteco:
1. gli Aztechi non indentavano eliminare le religioni dei popoli sottomessi, ma solo tenerle sotto controllo
2. l’estrema limitatezza della loro influenza culturale, dimostrata anche dal fatto che nella maggior parte delle regioni conquistate non sono state trovate tracce archeologiche della loro dominazione e dalla mancata introduzione della loro lingua in tutte le regioni.
LA RELIGIONE
-LE DIVINITA’:
La religione presso gli Aztechi, come presso molti popoli antichi, è presente in tutti gli aspetti dell’esistenza, in ogni attività, nell’organizzazione sociale e politica. Essa è estremamente complicata e non è possibile darne che alcune notizie approssimative.
Il ciclo della vita della natura è tutto un nascere e morire. L’esistenza, pertanto, è sentita come una continua lotta tra forze contrapposte, il bene e il male, la vita e la morte, luce e tenebre. Le divinità, numerosissime, appaiono, ognuna, in quattro forme diverse, e sono sempre in lotta fra loro.
Esse vengono propiziate con doni e sacrifici che giungono al sacrificio della propria vita stessa o di quella di altri uomini. Il sacrificio umano assume presso gli Aztechi proporzioni e forme eccezionali.
L’essere supremo è il “Principio di Dualità”, femmina e maschio insieme, “Omethecuhtl” (“Il Signore della Dualità”) e Omecinalt (“La Signora della Dualità”). Ma questo Dio-concetto, elaborato dalla filosofia religiosa dei sacerdoti, non è capito e quindi non è oggetto di culto da parte della massa dei fedeli. Dalla coppia della dualità discendono tutti gli dèi che hanno creato il mondo. Ma Già la creazione del Sole richiede il sacrificio del sangue. Gli dèi tutti si immolano perché, dalla loro morte, il Sole tragga la forza di vivere, di muoversi e compiere il suo corso.
La religione azteca ricca di dee e di dèi, grandi e piccoli, diversi per attributi, funzioni, importanza, rispecchia la fusione, operatasi nel corso dei secoli, tra genti che hanno elaborato diverse forme di civiltà: tribù guerriere e nomadi, tribù sedentarie e agricole, tribù altamente civilizzate ecc… Siamo perciò costretti ad operare una grande semplificazione per presentare solo alcune delle divinità più notevoli.
Gli dèi più adorati erano: Huitzilopochtli (“Colui che nasce dal sud” “Guerriero risuscitato”), il dio del sole e della guerra e Tlaloc, il dio della pioggia e del vento. Essi godevano dello stesso prestigio e venerazione: i loro templi sorgevano a Mexico sulla stessa piramide tronca, i due “sommi sacerdoti” erano a capo con parità di diritti della chiesa messicana, i tesori delle due divinità erano immensi, le feste di pari splendore e cosi pure il numero delle vittime.
Tlaloc è dio della pioggia e del vento, venerato dalle popolazioni sedentarie ed agricole stabilitesi nell’altipiano centrale molti secoli prima della calata dei Tenochas, ed il suo culto risale all’età totleca.
Intorno a lui gravitano gli altri dèi legati all’agricoltura.
Anche Tlaloc ha bisogno di vittime umane, dice un canto.
Tezcatlipoca, specchio fumante è dio dell’orsa maggiore.
Quetzalcoatl, “Serpente piumato”, è il mitico re-dio dei Totlechi che non esigeva sacrifici umani.
I suoi templi erano gli unici ad essere coperti con un tetto di paglia. La leggenda che narra come egli fu costretto da nuovi giovani dei a lasciare la sua capitale, Tula, adombra il declino della nazione Totleca e la calata dei popoli invasori.
Abbiamo poi divinità per ogni corporazione di mercanti o artigiani e quelle delle popolazioni vinte.
-IL CALENDARIO:
Ogni avvenimento della vita individuale collettiva, ha un riferimento religioso. Le cerimonie si susseguono tutto l’anno, rigorosamente definite dal “Calendario”.
Tutti i popoli dell’area mesoamericana usavano un calendario religioso caratterizzato dall’anno sacro di 260 giorni. Gli Aztechi usavano il calendario di 260 giorni nella forma già usata dai Mixtechi. Ogni giorno era associato ad un oggetto o ad un animale (es. 1° giorno coccodrillo, 2° vento, 3° casa, ecc…). Per il 14° giorno la successione dei segni continuava mentre quella dei numeri ricominciava. A questo punto la successione dei segni ricominciava da capo e quella dei numeri continuava sino a 13. Con questo sistema prima che capitasse una stessa combinazione di segno e di numero si doveva ripetere 20 volte la successione dei numeri e 13 volte quella dei segni. Dopo che ciò era avvenuto, cioè dopo 260 giorni si ripeteva tutto il ciclo.
Ogni giorno carattere fausto o infausto, e aveva una divinità che presiedeva ad esso così come vi erano divinità preposte ad ognuno dei periodi in cui l’anno veniva diviso a scopo rituale.
L’anno astronomico invece era di 365 giorni, diviso in 18 mesi di 20 giorni più uno di cinque.
I due calendari erano complementari poiché in 365 giorni si succedevano vent’otto serie di serie di tredici giorni del calendario religioso.
Il capodanno poteva capitare solo con i segni di : coccodrillo, morte, scimmia e avvoltoio. Per distinguere un anno dall’altro era sufficiente indicare la data del capodanno. Il periodo di 52 anni è la massima unità di tempo messicana, dopo infatti gli anni riprendevano a chiamarsi semplicemente con gli stessi nomi del ciclo precedente.
Questo risalta la differenza profonda tra i calendari Aztechi e il conto lungo dei Maia, che consentiva l’esatta identificazione delle date.
-LE CERIMONIE SACRE:
Gli dèi vengono onorati con atti di culto che vanno dalla preghiera al digiuno alla mortificazione corporale (rinunciare a lavarsi, puntura con spine d’agave, perforazione della lingua, del lobo degli orecchi, delle labbra, del setto nasale), all’offerta dei fiori, animali, e al sacrificio umano.
Una pratica curiosa e interessante è quella della confessione dei peccati, che si poteva fare solo una volta nella vita e che pertanto si era soliti rimandare alla vecchiaia. Il sacerdote di Tlazolteolt (la dea dei desideri impuri) o di Tezcatlipocla (specchio che tutto vede), fissava un giorno propizio al peccatore per la confessione. Lo aspettava accolto su una stuoia in una stanza pulita o se si trattava di un personaggio ragguardevole andava lui a casa del penitente. Bruciava incenso sul fuoco e lo esortava a rilevare le sue colpe. Infine il sacerdote assegnava la punizione al penitente che però era immune dalla legge, in quanto il sacerdote era tenuto al più assoluto riserbo.
Dagli Atzechi, però la religione è sentita soprattutto come un fatto sociale, che riguarda la collettività, a cui gli dèi, se appagati elargiscono vita e prosperità e su cui rovesciano, se irati, tribolazione e morte.
Per questo motivo le corporazioni di artigiani di mercanti, i singoli villaggi, i vari gruppi sociali (magistrati, giudici, guerrieri, dignitari e persino schiavi), hanno le loro divinità cui rivolgono onori particolari. Tutta la comunità poi deve rendere omaggio agli dèi nazionali.
Ogni cerimonia o festa religiosa comporta, come elementi essenziali, i fiori belli e colorati, le acconciature estrose, la musica, il canto, la danza, e culmina sempre con il sacrificio umano, con la morte.
Nei riti messicani si esprime la contraddizione tipica dell’anima messicana, protesa verso la vita e la gioia ed insieme ossessionata dall’idea della precarietà di ogni gioia, della ineluttabilità del dolore, della necessità, della morte.
I SACRIFICI UMANI:
Il sacrificio di vittime umane ricorre in tutte le cerimonie. Va però osservato che ogni azione sociale e religiosa è intesa a difendere l’esistenza dell’uomo e ad assicurarne il benessere, senza badare alla perversità dei metodi seguiti. Di conseguenza, l’idea di sacrificare beni preziosi per raggiungere tali fini porta naturalmente all’offerta del più prezioso tesoro, la vita umana. Esempi di sacrifici umani si ritrovano in tutti i sistemi religiosi del mondo.
Il numero e la qualità delle vittime variavano a seconda della divinità cui si faceva il sacrificio. Le vittime più apprezzate dagli dèi erano i guerrieri valorosi catturati in battaglia.
Varie erano le forme di sacrificio.
Nelle feste le vittime venivano uccise all’aperto sulla pietra sacrificale a forma di piramide, oppure legate ad un palo e colpite dai sacerdoti danzanti con frecce. Le donne venivano decapitate durante una festosa danza, i bambini annegati o lasciati morire di fame.
Le vittime però, convinte di ottenere con il loro sacrificio l’immortalità per sé e il benessere per la comunità, andavano incontro alla tragica fine con entusiasmo. Anzi, anche se, in casi rari, alla vittima vengono offerte vita ed onori in riconoscimento del suo eccezionale valore, essa rifiuta e reclama l’onore di ascendere all’ara sacrificale.
Ben diversa fu la reazione degli spagnoli alla vista dei sacrifici umani.
LA CITTA’ DI MEXICO-TENOCHTITLAN
-STRADE E PIAZZE:
La città di mexico-tenochtitlan, che significa, secondo la più probabile etimologia, “la città che si trova al centro del lago della luna”, capitale dello stato azteco, è una città lagunare.
La pianta della città, come le altre città azteche, ha forma rettangolare. La città era divisa in calpulli (gruppi di famiglie o quartieri), ognuno dei quali aveva la proprietà collettiva del suolo assegnatoli, una certa autonomia amministrativa, un capo scelto calpulloc, un consiglio di anziani, una scuola, una piazza – mercato, e soprattutto un tempio particolare teocalli che costituisce il centro del calpulli.
I vari calpulli erano raggruppati in 4 quartieri ognuno con la propria piazza. Le comunicazioni tra i vari isolotti della laguna erano assicurate dai canali, e negli isolotti da strade in terra battuta.
Tre grandi strade sopraelevate, diritte e larghe, mettevano in comunicazione Mexico con la terra ferma e precisamente con Tepeyecac a Nord, con Tlacopan ad Ovest, con Coyacacan a Sud. Texcoco, invece, l’altra grande città alleata e satellite di Mexico, si raggiungeva solo in barca.
Molta importanza avevano nella vita pubblica di Mexico e delle altre città Azteche le piazze. Esse ricordano, per le funzioni cui assolvono, la piazza o il campo delle città europee del periodo comunale.
La piazza è il centro religioso, cerimoniale e degli affari. E’ limitata dal recinto del tempio, dalla facciata del palazzo reale, che è residenza del re e sede del governo, e inoltre in essa si tiene il mercato.
-ACQUEDOTTI E DIGHE:
Uno dei problemi più gravi per il Messico ai tempi degli Aztechi era, come del resto è ancora oggi, quello dell’acqua, che provoca frequenti inondazioni nella stagione delle piogge ed invece non è sufficiente nella stagione secca.
Gli Aztechi risolsero brillantemente il problema del rifornimento d’acqua, ad una città popolosa come Mexico, mediante la creazione di efficienti acquedotti, e a quello delle inondazioni sopperirono con la costruzione di solide dighe (1449 con metocuhzoma).
L’acquedotto era fatto di pietra e cemento, era costituito da 2 condotti, ciascuno grosso come un corpo umano.
L’acqua sgorgava dalle fontane pubbliche, ma era anche venduta per le strade o per le case in grosse anfore.
I Messicani risolsero anche il problema degli scarichi dei rifiuti: numerose erano le latrine pubbliche ed erano inoltre dei barconi destinati a raccogliere i rifiuti di ogni genere. Un corpo speciale di “netturbini” era addetto alla pulizia delle strade. La pulizia era molto curata, e si deve anche a ciò se i messicani non conobbero nessuna epidemia, sino alla venuta degli Spagnoli.
-LA CITTADELLA SACRA:
A città del Messico, come in ogni altra città, l’area centrale era occupata dalla “cittadella sacra”. Una spessa muraglia coatetantli, tutta ornata con bassi rilievi raffiguranti testi di serpenti la separava dal resto della città.
Vi erano 3 o 4 porte d’accesso sorvegliate da guerrieri scelti. All’interno si ergevano i templi e gli edifici sacri che in tutto ammontavano a 78.
All’interno dei templi, incrostati di sangue umano, colmi di strumenti sacrificali, stendardi, cuori umani, si levavano le statue dei due dèi del sole e della pioggia.
Tutt’intorno sorgevano i templi – piramidi degli altri dèi. Oltre ai templi, nel recinto sorgevano altri edifici e luoghi sacri destinati allo studio, alla preghiera, alle pratiche di culto, ai giochi.
-I PALAZZI REALI:
A Mexico come nelle altre capitali degli stati confederati, una vasta porzione del suolo, recinta anch’essa da mura era destinata ai “palazzi reali”: era occupata da palazzi residenziali per il re e per la sua faglia, edifici riservati agli ospiti, locali destinati alle riunioni del Consiglio, all’amministrazione della giustizia, alla trattazione degli affari pubblici. Inoltre vi erano magazzini di viveri, tessuti, armi, stanze destinate al tesoro ecc… E tutto intorno, e fra i vari blocchi di edifici, meravigliosi giardini.
La pianta degli edifici è quella tipica di tutte le abitazioni messicane: cioè pianta rettangolare che consente una lunga giustapposizione di elementi. I vari blocchi sorgono intorno ad un cortile, allietato da giardini e fontane. Gli edifici sono a 1 o 2 piani di pietra o mattoni, con le facciate e le pareti interne delle stanze coperte di calce o dipinte con bassorilievi. La copertura è a terrazza. Non ci sono finestre le stanze si aprono sul cortile.
Il palazzo di Motucuhzoma, a cui si accedeva sia a piedi sia in canoa sul canale che lo attraversava, suscitò profonda ammirazione negli spagnoli.
Una delle meraviglie del Messico era costituita dai GIARDINI; essi erano anche orti botanici e giardini zoologici, i primi che si conoscono.
Da Cortes:
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-LE ABITAZIONI POPOLARI:
A Mexico, città lagunare, ogni casa aveva il suo “imbarcadero” e ogni sua famiglia la sua canoa. I più poveri vivevano addirittura nelle canoe.
La casa a forma rettangolare, è costruita in mattoni seccati al sole, le pareti sono ricoperte da una mano di calce. Le più umili sono costituite solo da un vasto ambiente; quelle di tipo medio possiedono una cucina, più stanze per dormire, e un piccolo ambiente dedicato al culto. Artigiani e negozianti hanno anche locali adibiti a laboratori e a deposito merci. Tutte, comunque, hanno sul retro un cortile, dove i bambini giocano, le donne filano e tessono e dove crescono piante e fiori, tanto amati dagli aztechi. Nel cortile sorge anche un locale, temazcalli, destinato ai bagni di vapore.
I contadini che lavorano i chinampas (isolotti artificiali) o i campi della terra ferma, abitano in umilissime capanne di graticcio intonacato di fango con tetto di paglia ed erba.
Le case e le ville dei ricchi, sono naturalmente ampie, accoglienti, ricche di acqua e di verde.
…USI, COSTUMI E CURIOSITA’…
Fin dalla nascita in Messico era presente l’oroscopo. Questo presso gli Aztechi aveva grande importanza, infatti dopo abituali riti, il sacerdote, in base al segno-divinità che presiedeva il giorno in cui il fanciullo era nato, tracciava il suo oroscopo.
Il sistema di educazione familiare è assai rigoroso e prevede anche punizioni corporali. Bisogna però ammettere che l’amore dei genitori verso i figli è grande, come dimostra una ninna nanna: “Comincio il mio canto tra i fiori e tra le braccia prendo il mio bambino. Ecco, divertirò il mio bambino arrotolato, il piccolo Ahuizotl, che si degna di essere accarezzato…”
L’istruzione dei cittadini ha inizio con l’adolescenza, quando i fanciulli abbandonano il nido familiare. Essa è obbligatoria e gratuita per tutti i cittadini, qualunque fosse il ceto sociale a cui appartenessero. Vi erano due tipi di scuole, il calmecac, gestito dai sacerdoti e il tepochcalli, gestito da funzionari civili.
Il matrimonio era oggetto di lunghe trattative tra le famiglie, soprattutto nella classe nobiliare. Presso gli Aztechi vigeva la poligamia, anche a causa delle frequenti morti di uomini nelle varie guerre.
Presso gli Aztechi i giochi e le gare erano di fondamentale importanza, non solo per il loro significato religioso ma anche per l’aspetto puramente ludico. Tra i più importanti ricordiamo sicuramente il gioco della “pelota”. Tutto ciò era anche seguito con passione dagli scommettitori che investivano nelle loro puntate ingenti quantità di ricchezze. Stadi imponenti e di notevole fattura ospitavano questi giochi.
LA CADUTA DELL’IMPERO:
Nel 1517 Moctezuma scoprì per la prima volta l’esistenza degli spagnoli, in quegli anni infatti una spedizione inviata in ricognizione apparve nella zona dell’attuale Veracruz, che all’epoca apparteneva al dominio degli Aztechi. Le descrizioni fatte dai messaggeri dipinsero gli spagnoli come esseri sovrannaturali. Fu così che quando gli spagnoli comandati da Hernan Cortés, ben decisi a conquistare l’impero azteco di cui avevano sentito tanto parlare, sbarcarono a Veracruz non trovarono resistenza nella loro impresa. Moctezuma, impressionato dalla dimostrazione di grande potenza dei nuovi arrivati li identificò con il ritorno del dio Quetzalcoatl, di cui, secondo le profezie quello doveva essere l’anno del ritorno al suo regno terreno. Nonostante l’avversione di una parte del consiglio ed in particolare del fratello Cuitlahuac, Moctezuma accolse gli spagnoli alle porte della città in forma solenne e ordinò che venisse fornito loro tutto ciò di cui avevano bisogno. Per sei mesi, gli Spagnoli tenteranno di amministrare e gestire l'impero messicano, attraverso i buoni uffici del re Montezuma cercando al contempo di comprendene i meccanismi politici. Ma ben presto l’ostilità verso i nuovi arrivati aumentò, questi si accorsero della nuova situazione e durante la festa di Toxcatl: Pedro de Alvarado massacrò a tradimento l'élite della nobiltà messicana, riunita sul sagrato del grande tempio per celebrare le annuali solennità in onore del dio Uitzilopochtli.
Lo stesso Montezuma è fatto prigioniero e muore in circostanze misteriose. L'eccidio segna il tentativo di riscossa degli Aztechi guidati da Cuitlahuac; nella notte tra il 30 giugno e il 1° luglio, gli Spagnoli sono costretti a fuggire da Messico, subendo pesantissime perdite. Si tratta della famosa "Noche triste", durante la quale Cortés piange la conquista perduta. Quest’ultimo sfrutta abilmente la conoscenza dell’impero azteco e la voglia di riscatto delle popolazioni lungamente sottomesse, riuscendo in una sorta di rivoluzione sociale contro i suoi avversari, a tal punto che gli Amerindi che combatterono al suo fianco erano più numerosi di quelli che si schierarono con gli Aztechi. La superiorità tecnologica degli europei divenne più evidente di giorno in giorno, e come se non bastasse un’epidemia di vaiolo portata dagli stranieri decimò Tenochtitlan. Nonostante questo gli Aztechi resistettero all’assedio delle città per tre mesi, destando lo stupore e persino l’ammirazione degli avversari spagnoli. Solo il 13 Agosto 1521, quando ormai gran parte della città era distrutta e la popolazione morta, tanto che ogni resistenza appariva inutile, gli Aztechi decisero di capitolare. Erano passati meno di trenta anni dalla scoperta delle Americhe.

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