Fermenti religiosi

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Cap.6 I fermenti religiosi nell’Europa del Cinquecento
La Riforma
Tra il 400 e il 500 l’Europa era percorsa da vivaci fermenti religiosi, perché si cercava di ripresentare l’esigenza di un radicale rinnovamento contro la corruzione del clero, la rilassatezza della disciplina nei monasteri, le pratiche simoniache, il coinvolgimento mondano e il lusso delle gerarchie ecclesiastiche. Oltre a questi vecchi mali si aggiungevano gli scontri conciliari e i papi in conflitto. Tra la fine del XV e l’inizio del XVI, i pontefici erano ben lontani da ogni ideale spirituale e avevano accentuato l’immagine della Chiesa nell’affarismo, negli interessi terreni, e tendevano ad assumere sempre più un ruolo politico. La Chiesa oramai era incapace di svolgere un percorso di guida e tra i fedeli cominciarono a nascere delle angosce, quindi nei primi decenni del 500 si sviluppò un poderoso fenomeno di dissenso cresciuto dalla separazione della Chiesa da Roma, il quale cercava di creare nuove forme di partecipazione religiosa chiamata riforma.
La riforma operante in primo luogo nell’intimo delle coscienze, ebbe anche visibili effetti esterni: l’assunzione da parte degli Stati del potere politico di fronte alla crisi della Chiesa e la divisione di quella cristianità in cui si era espressa quell’identità europea Medioevale.
I mali della Chiesa
La Chiesa-Stato cresciuta tra il 400 e il 500, le caratteristiche della monarchia papale, la rigida struttura della curia romana e dell’apparato amministrativo ecclesiastico, diventarono inevitabilmente bersaglio di aspre polemiche dove le tradizionali denunce e richieste di riforma erano alimentate da nuovi disagi e motivi di scandalo nel corpo della cristianità. Principalmente due fattori colpivano l’opinione pubblica cristiana. Innanzi tutto la separazione tra beneficio e ufficio, e l’esercizio dei corrispondenti doveri di cura delle anime. In secondo luogo veniva il ricorso a multe in denaro per sanare irregolarità e infrazioni, così la Chiesa con le somme ottenute compensava la diminuzione delle proprie entrate fiscali. La bolla del 13 settembre 1517 con cui il papa Leone X concedeva, dietro adeguato pagamento, l’indulgenza plenaria a chi si fosse pentito dei propri peccati, sarebbe diventato il motivo di manifestazione della rivolta del monaco Martino Lutero.
Umanesimo e Riforma
Molti intellettuali ed esponenti della nuova cultura furono impegnati nel dibattito che accompagnò le lacerazioni della Chiesa, e invitarono l’uomo ad una più rigorosa distinzione tra valori terreni valori spirituali. Il metodo della filologia critica favorì una lettura più aperta del testo sacro; la lettura apparve allora lo strumento per recuperare l’autentica ispirazione evangelica, che sotto lo stimolo di altri interessi aveva via via disperso. Emergeva, infatti, l’esigenza di un cristianesimo semplice e puro, di una religione aperta ad altre culture e tradizioni, e quindi c’era la necessita di istituire un mondo di armonia universale. Dopo i secoli bui del Medioevo si sentiva l’esigenza di un ritorno alle origini.
La svolta luterana
Martino Lutero, giovane monaco agostiniano, proprio nel testo sacro e nelle pagine della Lettera ai Romani di Paolo, egli trova la soluzione al problema che lo tormentava, quello della salvezza umana. Infatti, l’uomo solo attraverso la fede e la grazia divina possono ottenere l’aiuto decisivo di Dio. Con ciò Lutero tendeva a stabilire un rapporto diretto tra uomo e Dio che rendeva inutile la funzione mediatrice della Chiesa. A questo risultato Lutero era giunto attraverso un’attenta lettura del testo sacro, il quale doveva diventare unica fonte di verità per il cristiano. Secondo Lutero il testo sacro era d’immediata leggibilità da parte dei fedeli per questo non c’era necessità di alcun tramite. In questo modo veniva tolto alla Chiesa valore alla tradizione ecclesiastica prodotta nel corso dei secoli.
Nel 1517 il papa Leone X alla ricerca di fondi per la costruzione di San Pietro, aveva accettato di conferire dietro pagamento ad Alberto di Hohenzollern, il titolo di arcivescovo di Magonza e nello stesso tempo per consentirgli di accumulare l’ingente somma richiesta. Lutero contro l’idea dell’acquisto con mezzi materiali di beni spirituali, contrassegno il traffico delle indulgenze, ma anche negò legittimità all’azione del pontefice. La pubblicazione delle tesi luterane sulle indulgenze provocò la reazione di Roma la quale avviò un processo per eresia contro Lutero.
Lutero nell’estate del 1520 pubblicò alcuni brevi trattati, dove si appellava alle classi dirigenti tedesche, perché si facessero promotrici di una riforma della Chiesa e dove apportando una serrata critica alla dottrina cattolica dei sacramenti, accusava il papato di avere imprigionato il messaggio cristiano, manipolando abusivamente e falsando il senso delle Sacre Scritture.
Lutero ricevette la bolla che annunciava la scomunica, ma la bruciò pubblicamente. La questione fu posta all’ordine del giorno della Dieta di Worms, dove Lutero andò per giustificarsi di fronte all’imperatore e alla solenne assemblea dei principi tedeschi; ma egli non ritrattò le sue posizioni. Alla condanna dell’autorità dalle terre dell’Impero, e se Lutero non si fosse allontanato, l’arresto e il rogo. L’intervento di Federico Sassonia il Saggio, impedì azioni punitive nei confronti di Lutero, e sotto la protezione del principe si dedicò alla traduzione in tedesco del Nuovo Testamento.
I legami politici
L’umanista Ulrich von Hutten, sostenitore di uno Stato nazionale tedesco libero dai condizionamenti di Roma, fu subito dalla parte di Lutero. Il desiderio di una Chiesa povera, fece balenare agli occhi di cavalieri e di principi territoriali la prospettiva di mettere le mani sulle enormi ricchezze di chiese e monasteri.Lo scontro di Lutero con Carlo V, richiamò l’attenzione dei principi che si opponevano all’autorità centralizzata degli Asburgo. Si aprì così una fase di tensioni, e nel 1524 si formò una lega fra gli Stati tedeschi cattolici, la quale non riuscì tuttavia a impedire che alla Dieta di Spira nel 1526 sostenuto dai Sassonia e d’Assia, si approvasse il principio che attribuiva al singolo principe e all’interno del suo Stato, la scelta della confessione religiosa. Però alcuni principi e rappresentanti di città rifiutarono l’ordine così imposto e protestarono contro le decisioni imperiali; facevano così la loro comparsa i protestanti la cui forza si manifesto alla successiva Dieta di Augusta.
La riforma radicale
Nelle campagne i contadini oppressi dagli obblighi feudali, ascoltarono soprattutto le parole di Lutero. Un ruolo molto attivo svolse Thomas Munzer il cui scopo era la formazione di una comunità di uomini liberi che realizzassero attraverso il potere popolare il regno della giustizia. Munzer si staccava dalla visione luterana della Bibbia come unica fonte rivelativa, elevando la parola parlata al sopra della parola scritta. Ben presto si levarono rivolte in molte zone rurali della Germania e nel 1525 fu elaborato un programma che diventò il manifesto dei contadini, contenente specifiche rivendicazioni economiche e giuridiche: canoni equi, precisa definizione di obblighi e tributi, ripristino di diritti usurpati dai signori. Munzer stabilitosi in Turingia, ispirò e guidò in prima persona una sollevazione popolare che ebbe come esito la nascita di un governo cittadino basato sui principi dell’uguaglianza e della comunità dei beni. Ma ben presto Munzer e sui seguaci furono catturati e messi a morte.
Gli anabattisti
In Olanda, in Germania, in Boemia, in Svizzera il radicalismo religioso e quello politico si rivitalizzarono nell’anabattismo, associate però alla tendenza a distinguere i veri cristiani, dagli altri. Gli anabattisti intendevano la Chiesa come comunità libera e volontaria. Il rifiuto del battesimo ai neonati incapaci di scelta consapevole,e la rivendicazione del battesimo da adulti come autentica scelta d’appartenenza alla comunità religiosa. Alla scelta libera e responsabile nella città di Munster, gruppi di anabattisti proclamarono l’avvento del regno di Dio. Contro lo scandalo di Munster la città fu assediata per mesi da cattolici e luterani, la quale dovette cedere e gli abitanti furono oggetto di uno spaventoso massacro.
Le altre esperienze
Altre tendenze radicali si verificarono anche fra i più diretti seguaci di Lutero, come Ecolampadio e Carlostadio, che in posizione di rottura col maestro operarono fuori dalle città tedesche, dove non era dominante l’influenza luterana. Essi contestavano la messa poiché creazione papista, distribuivano l’eucarestia dopo una semplice predica privi di abiti sacerdotali e rifiutavano le immagini sacre richiamando il divieto biblico di raffigurare la divinità.
Altre esperienze di Riforma si realizzarono a Zurigo con Uldreich Zwingli di formazione umanistica, il quale si basava sul principio della centralità della Bibbia. Egli fu l’animatore di un movimento di riforma che coinvolse la cittadinanza in un profondo rinnovamento della liturgia e della pratica religiosa.
Infine a Ginevra con Giovanni Calvino il quale pubblico nel 1536 una guida alla lettura della Bibbia. Calvino sottolineava l’assoluta sovranità di Dio di fronte a essa l’assoluta indegnità dell’uomo, corrotto dal peccato originale e perciò incapace di cooperare per la propria salvezza. Con Calvino l’esercito di mestieri e professioni diventava una sorta di esperienza religiosa, trasformando il tradizionale concetto di vocazione. Infatti Calvino annunciava che non c’era compito apparentemente basso e disprezzato che non risplenda prezioso davanti gli occhi di Dio se in esso si adempie la vocazione di chi lo svolge.

La situazione italiana
Anche in Italia molti cercavano il rinnovamento individuale e collettivo, la rinascita dell’uomo di cui parlavano gli umanisti come riformatori religiosi, e tutto ciò ben presto si espanse. A Firenze un frate domenicano Girolamo Savonarola suscitava grandi entusiasmi facendo balenare la prossima venuta di un papa angelico che avrebbe ridato dignità alla sede pontificia. Le autorità all’inizio sottovalutavano il pericolo, ma all’inizio del 1524 un documento pontificio invitava il vescovo di Trento, a confiscare e mandare al rogo i testi luterani circolanti. Ma i testi proibiti continuarono a circolare tramite il contrabbando, e erano pubblicati sotto falso nome. Cominciarono quindi a circolari testi scritti in volgare, traduzioni di autori stranieri, che facevano uscire le discussioni dalla cerchia dei sapienti. Alla diffusione del dissenso contribuirono predicatori domenicani, francescani e agostiniani, la quale poi furono costretti a fuggire.
La mancanza di una vera e propria struttura ecclesiastica di un centro che coordinasse i diversi gruppi, ebbe due effetti contrastanti: da un lato favorì lo sviluppo di un largo e libero confronto, dall’altro fu l’origine di improvvisazione e ingenuità che rese fragili i gruppi di fronte alle strategie dell’Inquisizione. Molti furono costretti a immigrati, mentre altri furono travolti dalle denunce, dal carcere e dalle condanne.
L’età confessionale
Il rapporto tra i diversi gruppi della Riforma fu attraversata da fortissime discussioni dottrinali, in quanto in assenza di un’interpretazione ufficiale capace di soppiantare tutte le altre. Dal piano delle idee era in gioco problemi centrali della dottrina cristiana. Luterani e calvinisti si opponevano ugualmente alle tesi dei gruppi radicali che negavano valore al battesimo dei bambini.

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