Fascismo

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Nascita e avvento del fascismo
Il movimento dei "fasci di combattimento" venne fondato nel marzo del 1919 a Milano da Benito Mussolini, socialista e direttore del quotidiano l'"Avanti". Nel 1914 era stato espulso dal partito per aver preso posizioni interventiste nella discussione riguardante l'entrata in guerra dell'Italia, nel primo conflitto mondiale. Si era poi avvicinato al nazionalismo facendo agitazione politica nel suo quotidiano. Il programma iniziale dei fasci era repubblicano ed anticlericale apparentemente ultrademocratico. Ma in realtà si trattava di un programma basato sulla demagogia, che nascondeva un carattere nettamente antidemocratico e antisocialista.
Lo squadrismo
Alle elezioni del 1919 i fasci ottennero 4000 voti e nessun seggio, ma quel che decretò il successo fascista fu l'uso della violenza come arma politica. Il fenomeno si manifestò, inizialmente, nelle campagne del nord dove squadre fasciste iniziarono a distruggere case e quant'altro. Le camice nere erano finanziate dai proprietari terrieri ed agrari. Da fenomeno rurale, lo squadrismo divenne anche urbano, ottenendo l'appoggio degli imprenditori. La tolleranza che le forze dell'ordine mostrarono nei confronti del fenomeno consentì a Mussolini di diventare presto padrone delle piazze e delle campagne italiane imponendo la presenza del fascismo.
Violenza e legalità
Alla strategia della violenza Mussolini associò astutamente una "strategia della legalità", che consisteva nel proporsi alla classe dirigente italiana come l'unico uomo capace di portare alla normalità il Paese. Mussolini non sarebbe mai riuscito a trasformare la violenza squadrista in forza politica se il ceto dirigente liberale non avesse iniziato a guardare il fascismo come uno strumento utile per risolvere la crisi italiana. In quel periodo il Paese visse una crisi perché non si riuscivano a formare alleanze di governo stabili per reggere il Paese, tanto che si susseguirono sei diversi governi. Alle elezioni del 1921 si formarono dei blocchi nazionali comprendenti liberali, nazionalisti e fascisti. I fascisti ottennero 35 seggi, e i socialisti non furono in grado di opporsi poiché si spezzarono al loro interno in tre tronconi: l'ala rivoluzionaria fondò il Partito comunista d'Italia e i riformisti diedero vita al Partito socialista unitario, che ebbe come primo segretario Giacomo Matteotti.
La marcia su Roma
Il crollo delle istituzioni liberali si compì nell'ottobre 1922,quando Mussolini deciso a forzare i tempi riunì fascisti provenienti da tutte le parti d'Italia nella capitale. Lo stato liberale perse l'unica occasione per difendersi, poiché Vittorio Emanuele III rifiutò di firmare lo stato d'assedio, per far così intervenire l'esercito contro i fascisti. Costretto dall'atto di forza fascista, il 30 ottobre il re diede a Mussolini l'incarico di formare un nuovo governo, che si presento alle camere il 16 novembre 1922, ricevendo i soli voti contrari dei socialisti e dei comunisti.
Verso la dittatura fascista: il partito nazionale fascista
La marcia su Roma e l'affidamento del governo a Mussolini rappresentarono il crollo delle istituzioni liberali e democratiche. Ma l'avvento del fascismo fu reso possibile dall'appoggio che esso ottenne dagli agrari e dagli industriali, che lo vedevano come uno strumento di repressioni del movimento operaio e contadino. Mussolini per riuscire a far operare il fascismo sul piano della legalità aveva trasformato il movimento dei fasci di combattimento in Partito Nazionale Fascista, con un programma che prevedeva: uno Stato forte e la limitazione dei poteri parlamentari; esaltava la nazione, e vietava lo sciopero nei servizi pubblici, proponeva la restituzione ai privati di servizi essenziali gestiti dallo Stato (ferrovie, telefoni, ) e per rendersi credibile agli occhi del sovrano e dagli ambienti legati alla monarchia abbandonava ogni ipotesi repubblicana.
La transizione verso la dittatura
Inizialmente il fascismo non era una dittatura, poiché Mussolini possedeva un governo di coalizione formato da fascisti, liberali, popolari nazionalisti. Ma negli anni successivi acquisì il potere assoluto. Ecco perché gli storici hanno denominato il periodo che va dall’ottobre 1922 al gennaio 1925 la fase di transizione verso il vero e proprio regime fascista. La violenza squadrista continua ad agire brutalmente, ma nonostante ciò Mussolini sovrapponeva la legalità al resto, adombrando tali violenze. Esemplare è la costituzione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, una sorta di esercito agli ordini del capo del governo che incentrava le squadre fasciste.
Le elezioni del 1924
Un momento significativo rappresentò la nuova legge elettorale maggioritaria che assegnava 2/3 dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza di governo. I fascisti si presentarono all’interno di una lista elettorale, il cosiddetto listone, che ottenne grande successo.
Il delitto Matteotti
Dopo le elezioni del 1924, un netto passaggio verso la dittatura fu rappresentato dal delitto Matteotti. L’esponente socialista riformista Giacomo Matteotti, dopo aver denunciato i brogli che avevano accompagnato le elezioni del 1924, venne rapito da una squadra fascista ed il suo cadavere fu rinvenuto il 16 agosto 1924. Il delitto destò un grande scalpore, ma Mussolini non sembrò minimamente preoccupato anzi, nel famoso discorso del 3 gennaio 1925 si assunse la responsabilità politica, morale e storica de delitto. Con tale discorso il parlamento veniva di fatto esonerato e la legalità costituzionale sospesa.
La dittatura fascista: le leggi fascistissime del1925- 26
Il progetto politico di Mussolini a partire dal 1925, superata la crisi del delitto Matteotti, si concentrò alla fascistizzazione dello Stato e della società civile, cioè all’ideologia fascista e a tutte le forme di vita associate. Punto di partenza di tale trasformazione furono le leggi fascistissime. Con esse il capo del governo fu reso responsabile solo di fronte al re, non più di fronte al parlamento; fu soppressa la libertà di associazione, tagliando fuori tutti i partiti politici ad eccezione di quello fascista; furono chiusi i giornali antifascisti e tutta la stampa vene sottoposta ad un severo controllo, al fine di controllare l’opinione pubblica; fu istituito il tribunale speciale per la difesa dello Stato. Questi provvedimenti abolirono di fatto la libertà democratica e la dialettica politica, il potere legislativo risultò subordinato all’esecutivo ed il parlamento finì per assumere una funzione puramente decorativa.
Partito e Stato
Mussolini trasformo il partito fascista in una struttura burocratica e gerarchica strettamente controllata dal vertice. Organo supremo del partito era il Gran consiglio del fascismo, presieduto da Mussolini. Sul piano sindacale, il fascismo abolì ogni libertà di contrattazione. I sindacati erano limitati dallo Stato fascista, con il Patto di Palazzo Vidoni i sindacati fascisti si associarono agli industriali (Confindustria) questo decreto dava efficacia giuridica ai soli contratti di lavoro stipulati dai sindacati fascisti, inoltre lo sciopero fu proibito per legge.
L’Italia fascista
Oltre al fascismo, in Europa, sussistevano due grandi regimi totalitari: il Nazismo e lo Stalinismo. Alla legislazione liberticida il fascismo affiancò l’organizzazione del consenso, tentando di orientare i modi di pensare, le stesse attività quotidiane. Fu realizzato i primo luogo un pieno controllo dell’informazione e dei mezzi di comunicazione di massa. Venne fondato un ente radiofonico l’EIAR che gestiva e controllava le trasmissioni di questo nuovo e potentissimo mezzo di comunicazione, l’Istituto Luce. Il partito controllava diverse organizzazioni di massa istituite dal regime per educare la gioventù ai valori fascisti: l’opera nazionale Balilla. I fasci giovanili e i gruppi universitari fascisti. Queste organizzazioni, con le loro componenti femminili delle “piccole italiane” e i giovani italiani, svolgevano attività ginniche, ricreative e ginniche assistenziali. Ebbe un notevole successo e immutata diffusione l’opera nazionale dopolavoro che, organizzava il tempo libero dei lavoratori con gare sportive, gite e spettacoli. L’11 febbraio 1929 Mussolini e il cardinale Pietro Gaspari, segretario di stato, firmano i cosiddetti “Patti lateranensi” composti da tre documenti con i quali la Santa Sede riconosceva la sovranità dello Stato italiano con Roma capitale, e lo Stato riconosceva la sovranità pontificia sulla Città del Vaticano, la convenzione finanziaria con la quale lo Stato versava al Vaticano una somma a titolo d’indennità; il concordato era destinato a regolare i rapporti tra Stato e Chiesa, e garantiva autonomia all’azione Cattolica. Il fascismo dilatò enormemente la presenza dello Stato nell’economia e nella vita sociale attraverso enti pubblici economici quali : l’AGIP (Azienda Generale Italiana Petroli) e l’IMI (Istituto Mobiliare Italiano). In tal modo anche lo Stato fascista assumeva i caratteri dello Stato assistenziale. L’apparato industriale italiano si rafforzò notevolmente durante il fascismo, anche se il divario tra Nord e Sud si aggravò ulteriormente. In campo agricolo si verificò una sostanziale stagnazione. Il fascismo sviluppò anche una politica di espansione coloniale, obbiettivo della quale fu l’Etiopia. La conquista dell’Etiopia ebbe luogo fra l’ottobre 1935 e il Maggio 1936, con l’impiego terroristico di gas tossici. Mussolini poté annunciare la fondazione dell’impero dell’Africa orientale italiana, e Vittorio Emanuele III aggiunse al titolo di Re d’Italia quello di imperatore d’Etiopia. Questa avventura però rappresentò l’inizio del definitivo allontanamento dell’Italia dalle potenze democratiche.
Fascismo e Antifascismo
Il fascismo fu antidemocratico , antisocialista, antiliberale, anti- tutto. Il fascismo ebbe lo scopo di proporre un tipo “nuovo” di uomo e società , una vera e propria dottrina cui elaborarono intellettuali come Giuseppe Bottai ed il filosofo Giovanni Gentile che nel 1924 firmò un’importante riforma della scuola italiana.
L’antifascismo dei fuori usciti e dei clandestini .
Il fascismo in Italia si divideva in ATTVO e PASSIVO. Attivo rappresentatola molti strati della popolazione e passivo poiché fatta di rassegnazione .Mussolini non riuscì mai a creare l’italiano fascista perché nonostante la rappresentanza del dissenso un opposizione antifascista rimase, sarà quella che darà vita all’Italia Repubblicana . Dopo l’instaurazione della dittatura fascista , i dirigenti antifascisti si ripararono in Francia continuando a svolgere un’opera di propaganda anti fascista .Accanto all’antifascismo attivo e organizzato ve ne fu un altro di tipo culturale che coinvolse intellettuali che manifestarono il loro dissenso . Inoltre in seguito ai patti lateranensi una parte degli intellettuali cattolici prese posizione a favore del regime. L’altra direttrice della politica estera di Mussolini consisteva nell’espansione coloniale . In tal senso è rappresentato dalla conquista dell’Etiopia che venne realizzata nell’ottobre 1935. Il duce si proponeva di trovare nuove terre ai contadini disoccupati che non potevano emigrare all’estero. La conquista dell’Etiopia avvenne in pochi mesi grazie all’impiego di un notevole apparato bellico e di metodi brutali come l’uso di gas asfissianti. La principale conseguenza politica dell’aggressione fu la condanna da parte delle Società delle Nazioni, di cui l’Etiopia era uno Stato membro e le sanzioni economiche contro l’Italia . Gli Italiani furono chiamati a contribuire direttamente donando il proprio oro alla nazione all’opposizione della congiura internazionale Mussolini riuscì perfettamente nel suo intento l’Italia usci dalla società delle nazioni e si avvicinò alla Germania di Hitler. La crescente amicizia si rafforzò ancor di più, un anno dopo, scoppiò la guerra civile in Spagna. La guerra civile fu lunga e sanguinosa. A fianco degli insorti si schierarono l’Italia fascista e la Germania nazista. La guerra si concluse nel 1939 con la vittoria del generale Francisco Franco. Con la nuova vittoria del fronte fascista i tedeschi sperimentarono il bombardamento a tappeto contro la popolazione civile a Guernica, un episodio immortalato da Pablo Picasso in un celebre quadro(Guernica). La politica perseguita da regimi totalitari concentrata sul progetto di sgretolamento dagli equilibri fragili sanciti dalla pace di Versailles. Il trionfo nella penisola iberica non stabilizzò comunque la situazione europea. Hitler aveva ormai consolidato la rete delle sue alleanze mediante il patto antisovietico con il Giappone, l’Ungheria e l’Italia.
La seconda guerra mondiale e la caduta del fascismo
L’Europa fra gli anni venti e gli anni trenta era dominata da parecchi regimi autoritari, si affermarono un po’ ovunque movimenti nazionalisti , razzisti e fascisti. Tra il 1939 e il 1945 l’Europa si trovò al centro di un nuovo e più devastante conflitto mondiale. I principali responsabili di questo conflitto furono certamente i regimi fascisti ed in particolare il nazismo Hitleriano ma la guerra, affondava le sue radici nell’intera storia del primo novecento. L’ordine internazionale costruito nel 1919 dalle potenze uscite vittoriose dal primo conflitto mondiale si era rivelato fragile, non si erano create le condizioni per un reale equilibrio economico politico. Fino alla metà degli anni 30 Mussolini aveva mantenuto una certa autonomia dal nazismo, ma l’aggressione all’Etiopia da parte dell’Italia lo allontanò da Francia e Gran Bretagna e la portò ad avvicinarsi ad Hitler. Nel 1936 Mussolini sottoscrisse l’asse Roma- Berlino e nel novembre dello stesso anno Hitler strinse con il Giappone il patto Antikomintern il cui obiettivo era l’accerchiamento politico militare dell’URSS. L’anno seguente anche l’Italia vi aderì. Forte di queste alleanze la Germania intraprese la conquista dello spazio vitale. Il primo passo fu l’annessione dell’Austria accettata da Mussolini e dalle potenze democratiche occidentali che si mostrarono indifferenti. Questo atteggiamento incoraggiò Hitler che pretese l’annessione alla Germania dei Sudeti ,regione cecoslovacca in cui era presente una forte componente tedesca. La conferenza di Monaco fu un successo di Hitler: Inglesi e Francesi accettarono l’annessione dei Sudeti alla Germania dietro l’impegno di Hitler di garantire l’indipendenza del resto del Paese. Nel marzo del 1939 prendendo a pretesto i conflitti etnici tra Boemi e slovacchi i tedeschi invasero la Cecoslovacchia, il mese dopo Mussolini invase l’Albania che venne annessa all’impero. Nello stesso anno Germania e Italia sottoscrissero il Patto D’Acciaio che impegnava i due Paesi ad appoggiarsi in caso di conflitto. Quando Hitler iniziò a manifestare intenzioni aggressive verso la Polonia, le potenze occidentali Francia e Gran Bretagna tentarono un’alleanza con l’Unione sovietica in chiave anti- Hitleriana, ma le reciproche diffidenze portarono l’Unione Sovietica a firmare un patto di non aggressione con la Germania, questo cautelava a Stalin da un eventuale attacco tedesco. Il conflitto iniziò con le invasioni della Polonia che provocò la dichiarazione di guerra alla Germania da parte di Gran Bretagna e Francia. Mussolini consapevole che l’Italia non era in condizione di partecipare ad un conflitto di quella portata aveva inizialmente assunto una posizione di non belligeranza, ma i travolgenti successi di Hitler(occupazione della Francia) indussero il duce ad entrare in guerra .Nel 1940 l’Italia entrò in guerra. L’Italia subì varie sconfitte in Grecia, Africa e nel Mediterraneo e fu varie volte aiutato dalle truppe tedesche. Messo in minoranza dal gran consiglio del fascismo. Nel luglio del 1943 il duce fu destituito e fatto arrestare. Vittorio Emanuele terzo nominò a capo del governo Badoglio, che firmò in Sicilia l’armistizio con gli alleati (le forze anglo- americane). Liberato dai tedeschi Mussolini fu posto da Hitler alla guida della Repubblica di Salò, il regime collaborazionista instaurato nell’Italia del nord controllata dai tedeschi. Il 27 aprile 1945 Mussolini travestito da soldato tedesco tentò di sfuggire in Svizzera con l’amante Claretta Petacci, ma i partigiani lo riconobbero ed egli fu catturato e giustiziato il 28 aprile 1945 nei pressi del lago di Como.
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