Evoluzione della modernità

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Categoria:Storia
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Testo

L’evoluzione della modernità.

E’ il 1566 l’anno in cui la Spagna, dopo azzardate pressioni fiscali ai danni dei paesi bassi, provoca lo scatenarsi della rivolta dei Gueux, che sancisce l’inizio dei moti che porteranno le sette province unite alla totale indipendenza dal regno spagnolo. Questo fu possibile grazie ad un’autonomia conquistata, prima che militarmente, finanziariamente, in quanto a differenza della Spagna, i paesi bassi seppero sfruttare molto meglio le ricchezze provenienti dalle esplorazioni geografiche, gestite in modo da favorire il commercio con gli altri paesi europei ed incrementare quindi il guadagno sulle merci in uscita, rispetto al sistema più protezionista della Spagna che prevedeva il concentramento della ricchezza all’interno del proprio paese, ( determinando negli anni il crollo della moneta per il troppo oro presente nel mercato spagnolo ) e che favorì invece il sistema, molto simile a quello che oggi noi chiamiamo liberismo delle sette province unite, frutto del liberalismo, che nasce, sempre in Olanda, da Van Deer Groot e dalle università, come risposta all’assolutismo spagnolo e si basa sul diritto naturale, dal quale deve dipendere quello positivo nel senso di “positum ab hominis”, che consta di: diritto alla vita, alla libertà ed alla proprietà. Da questi abbiamo il ritratto di un paese sicuramente molto moderno e in grado di confrontarsi con qualunque altro sistema di governo, grazie alla sua incredibile elasticità. Gli stessi principi vengono usati successivamente anche dai parlamentari inglesi nella stesura del “Bill of Rights” documento con il quale, nel 1689, vengono dichiarati i diritti del popolo inglese, che il sovrano non avrebbe, per nessun motivo, potuto eludere con le sue decisioni e leggi. Lock riprende il Giusnaturalismo di Van Deer Groot per ribadire che nessun uomo può togliere al cittadino il diritto alla vita, libertà e proprietà, specificando che, in caso questi non fossero preservati dal sovrano, sarebbe stata legittima un’azione come la “Glorious Revolution” da parte del popolo, per ristabilirli. Si pensava infatti che all’inizio del regno, il sovrano stipulasse un contratto con i sudditi, nel quale doveva garantire la difesa, con i diritti positivi, dei diritti naturali dell’uomo, pertanto, se questi fossero venuti meno, si sarebbe automaticamente sciolto il contratto fra il sovrano e il popolo. Ma l’affermazione decisiva di correnti politiche come il liberalismo e il nascere di altre come l’illuminismo, si verificarono nelle 13 colonie inglesi del nord america. Queste, sospinte dalla motivazione religiosa puritana, si diffusero in America grazie a intellettuali come Benjamin Franklin o Thomas Jefferson, due dei personaggi chiave della rivoluzione americana. Prendendo spunto da opere come “il contratto sociale” di Rousseau ma anche dalla teoria della divisione dei poteri di Montesquieu, i coloni inglesi, esasperati dalle tassazioni e dalle restrizioni commerciali della madrepatria, decisero di creare una loro identità e di darsi una loro legislatura, un loro governo che non dipendesse in alcun modo dall’Inghilterra.
Così, le 13 colonie, sovvenzionate per interesse anche da Francia e Spagna, sfidarono così la potenza inglese fino ad arrivare nel 1781, alla vittoria con la battaglia di York e nel 1787 alla costituzione Americana, basata sulla dichiarazione di indipendenza e quindi sui principi illuministi e liberalismi originari del vecchio continente, ma anche, dalla motivazione religiosa: Non è una novità infatti, l’accostamento della religione alla politica da parte del governo americano. Il credo calvinista, presente oggi nella maggior parte degli stati americani, è associabile infatti al capitalismo e quindi, alla sua radice liberale. Per la religione calvinista la buona posizione sociale ed economica è segno di benedizione divina, per questo motivo oggi, nella banconota del dollaro, troviamo scritto: “In god we trust”, e sempre per questa motivazione, sentiamo spesso capi di stato di tutto il mondo dichiarare guerra in nome di Dio, poiché la religione ha un impatto sulla società che non può essere ignorato da coloro che sono al governo, e la rivoluzione americana, ne è uno degli esempi più importanti dalle guerre d’espansione religiosa dei califfi musulmani e dalle le crociate cattoliche.
Potremmo dire che, se in Olanda e in Inghilterra, la ribellione fu moderna e innovativa per i suoi principi liberali, in America, accanto a tali principi, se ne accostano altri, vecchi come Maometto, ma comunque efficaci e in grado di avere il consenso della popolazione, ancora ai giorni d’oggi.

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