Edipo Oracolo Mistero Tabù

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Testo

EDIPO ORACOLO MISTERO TABU'
La tragedia greca rendeva onore alla libertà umana facendo lottare il suo eroe contro lo strapotere del destino: per non andare al di là di tutti i confini dell'arte doveva farlo soccombere, ma per riparare nuovamente a questa umiliazione della libertà umana, imposta dall' arte, doveva farlo espiare anche per il delitto commesso dal destino. E' un grande pensiero quello di essere disposti ad affrontare anche la punizione per un delitto inevitabile per dimostrare così, attraverso la perdita della propria libertà, questa libertà, e proclamare, nell'atto stesso di perire, il proprio libero volere.
(Schelling)
E’ dunque l'eroe a restare vinto. Egli soggiace al peso della sua impotenza ed è incapace di opporsi all'impeto delle forze che lo trascendono, ma proprio quando egli accetta di soffrire per ciò che in realtà non ha commesso, assumendosene la responsabilità, si appropria della paternità dell'azione da lui compiuta, riscatta la sua libertà limitando al contempo il ruolo del destino. Edipo, in tale dimensione, può essere assunto ad esplicitazione di tale eroe. E’ chiaro come il tabù percorra e guidi tutta la sua storia personale, che si dipana a cavallo tra due città e due regni, Tebe e Corinto. In entrambe le città la coppia regale, Polibo-Merope a Corinto, Laio-Giocasta a Tebe, è in qualche modo inibita a generare una successione. Polibo e Merope sono colpiti da sterilità, Laio e Giocasta dal divieto divino di generare. Edipo, come elemento di mediazione, espulso da una città e ricevuto dall'altra, esposto da una coppia di "genitori" e adottato dall'altra, è insieme il figlio che non "doveva" nascere e il figlio che non "poteva" nascere: duplice trasgressione risulta dunque essere, la sua.
Trasgressione aggravata dal non ascolto dei moniti oracolari1. La morale delfica, inoltre, si fondava su due principi: "Conosci te stesso" e "Nulla di troppo"; nessuna di questi due presupposti appartengono all'universo edipico. La conoscenza a cui lui ambisce e che lo porterà alla capitolazione è esattamente la conoscenza di sè, ma la sua strada prenderà in continuazione la direzione dello straordinario e dell'eccesso, contrariamente alla prescrizione pitica, trasportandolo dal suo essere uomo ad essere tabù, non accettato neppure dopo la morte. Infatti egli abbandona Tebe, condannato all'esilio. Questa pena richiama da vicino l'allontanamento oltre i confini della città (hyperorismos), previsto per alcuni gravi reati nella polis. Qualora un cittadino si renda
1. L'oracolo (cresmos; manteuma) era una divinazione (manteia) atecnica, nella quale la divinità dava il responso attraverso una persona ispirata e invasata dal nume, oppure direttamente, per incubazione, o con la sua stessa voce. Nell' Edipo re si fa riferimento all'oracolo di Delfi, residenza del dio Apollo pitico, emblema della razionalità, che è per eccellenza la divinità opposta al culto dionisiaco.
colpevole di grandi e indicibili (tabù) delitti verso gli dei, i genitori o la patria, egli dovrà essere considerato incurabile (aniatos). La pena prevista in questi casi è la morte, il minore dei mali. Edipo, colpevole di ogni più grave delitto, sarà d'esempio agli altri e il suo corpo scomparirà oltre i confini del territorio della città (hyper tou tes choras orous aphanisthesis).
Volontà di Edipo è quella di risolvere il proprio mistero, di conoscere le proprie origini e il proprio fine. Ma egli basa la sua ricerca esclusivamente sulle potenzialità della ragione, trascurando l'oracolo stesso. Per questo egli si proclama figlio della Tyche, della Felice Sorte, che, rovesciando la sua situazione nel corso degli anni, da "piccolo" che era l'ha fatto "grande", cioè ha trasformato il trovatello deforme nel sapiente signore di Tebe. Ironia delle parole: Edipo non è figlio della Tyche; come ha detto Tiresia, ne è la vittima; e il
rovesciamento si produce in senso inverso, riducendo il grande Edipo a quanto v’è di più piccolo, l’uguale al dio a un uguale a nulla.
In ogni caso, in più occasioni, è il dio che gli rivela, seppur in parte, il mistero attraverso i suoi vaticini. Ma egli rifiuta l'aiuto dell'oracolo, allontanandosi dalla verità nel momento in cui le era più vicino.
Quando sembra volersi “riappacificare” con il dio, consultando Tiresia, il conflitto ragione-religione si fa ancora più ardente. Il responso dell'oracolo di Delfi e la successiva consultazione di Tiresia non chiariscono la situazione ma anzi la rendono più misteriosa: nonostante ciò Edipo continua l'indagine spinto dall'impulso istintivo di conoscere attraverso i suoi limitati mezzi. Il colloquio in origine distensivo tra il re e Giocasta diviene, per ironia tragica, sorgente di nuove ombre e dubbi: e se l' uomo ucciso al trivio fosse stato Laio? Non sarebbe dunque vera l'accusa di Tiresia? Tuttavia la volontà di sapere, di dominare razionalmente la situazione è più forte dell'atroce sospetto; Edipo è determinato a continuare la sua ricerca, anche se mostra di essere ormai disorientato: il racconto del messo di Corinto riguardo le sue origini provoca il suicidio di Giocasta, ma egli fraintende nuovamente la situazione e addita il motivo di tale gesto alle sue origini di trovatello. La sua brama orgogliosa di conoscere, stimolata dal senso di mistero che avvolge la vicenda, non ha però tregua ed egli procede con impavida fermezza nella sua indagine, sempre in un altalenare della verità che da mistero si fa tabù.
Infatti come osserva il Del Corno "nel dramma risultano mirabilmente fuse due tensioni" che, oltre a strutturarlo intimamente nella sua forma letteraria, conferiscono all'intera vicenda uno spiccato senso di conflittualità e un profondo significato: la prima "trae impulso dall'indagine strenua di Edipo sui misteri che lo circondano", una seconda "definisce al contempo la figura stessa di Edipo come mistero da decifrare". Dalla prospettiva filosofica esse sono interpretabili l'una come l'azione pratica dell'uomo in quanto soggetto del proprio volere, impegnato nella scoperta e nella modificazione della realtà circostante; l'altra come riflessione problematica sulla condizione dell'uomo, il quale percepisce nella propria vicenda storica la presenza determinante di un elemento trascendente che governa in modo surrettizio lo svolgersi della sua vita, e s'interroga riguardo la reale efficacia della propria volontà. Può essa ambire ancora a giocare un ruolo attivo nella determinazione dell'agire individuale, o è destinata ad essere totalmente in balìa di una malvagia predestinazione, che si compiace di renderla foriera di conseguenze diverse, se non opposte, a quelle desiderate?
Proprio queste due tensioni riproducono e rendono più cruento nella tragedia il conflitto tra arbitrio e destino, il dualismo tra libertà e necessità: esse s'intensificano contemporaneamente, più Edipo s'impegna nella ricerca, più il senso dell'intera vicenda gli appare oscuro e ambiguo.
Il conflitto tra ragione-religione appare anche nell'ambito della temporalità complessiva dell' Edipo re, ben disegnato in due piani contrapposti di temporalità:
- quella di Edipo lineare e progressiva, vincolata ai tempi dell'esperienza e dell'indagine e legata all'autocoscienza del sapere empirico-tecnico, ad esempio, richiamandoci a Tucidide, medico.
- quella di Tiresia (e quindi dell'oracolo), bloccata nel possesso istantaneo e atemporale, nell'immediatezza di una verità che è natura (talethe emphyes): in Sofocle più potente e vincente rispetto a Seneca.
Pensando all' Edipo di Seneca è logico chiedersi se il rimorso non vada letto sullo sfondo della teoria stoica delle passioni; la passione è il coinvolgimento delle emozioni nelle dimensioni del tempo; il saggio sa invece che esiste davvero solo il presente, come istante dell'implosione dei nessi causali che reggono il mondo, e come tempo della rappresentazione del Testo cosmico. Inoltre per quanto riguarda la temporalità di Tiresia/oracolo: da parte delle epifanie del divino essere fuori del tempo lineare significa inscriversi in un tempo diverso, magico-rituale-ripetitivo, e quindi circolare.
Edipo, quindi, può definirsi "inconscia marionetta" del destino?
La sua esistenza è già stabilita, e il tentativo di mutarla non è altro che un peggioramento della situazione. Ciò che la Tyche ha deciso non può essere mutato, e il destino di Edipo è segnato. Ciò che l'oracolo gli rivela non può essere cambiato. L'arte tragica, infatti, nel rappresentare un'antinomia insolubile tra la volontà del singolo, che pretende di guidare l'agire individuale in autonomia, e il destino, che lo dirige segretamente secondo una causalità predeterminata, riproduce in forma artistica il dualismo metafisico tra libertà e necessità. Tale costruzione a chiasmo, rivela tutta la sua densità filosofica nella riflessione problematica sul rapporto che essa esige. Una situazione tragica come una realtà conflittuale, dove l'arbitrio del protagonista e i casi della sorte paiono opposti in una lotta lacerante, e qualsiasi soluzione conciliante del loro dissidio sembra impossibile.
"Un mortale, destinato dal fato a compiere un delitto, che lotta contro il fato, e che tuttavia è terribilmente punito per il delitto che è stato opera del destino" è il commento di Schelling: ma l'eroe tragico è proprio colui che, pur nell' ambiguità che circonda il suo agire, ne rivendica la paternità e si erge contro le forze che inficiano il suo libero arbitrio: così l'estrema decisione di accecarsi, di punirsi, rappresenta il supremo tentativo di difendere l'esclusività della propria azione, di porsi come unico artefice di essa, accettando anche le conseguenze che ne derivano. La sua condizione di colpevole risulta così estremamente problematica, il confine tra innocenza e responsabilità oggettiva si rivela molto labile: il tragico si manifesta proprio in questa ambiguità, nella quale si lascia però intravedere una fondamentale intuizione metafisica che prelude alla risoluzione del conflitto. Grazie al titanico comportamento di Edipo s'instaura infatti una placida concordanza tra agire dell'uomo e disegno divino: si realizza una perfetta simbiosi tra volere umano e volere degli dei; ciò che emerge come senso più profondo della vicenda è "il palesarsi della loro perfetta indifferenza" (P. Szondi), che rende finalmente possibile una comprensione metafisica unitaria del fenomeno tragico.
EDIPO ORACOLO MISTERO TABU'

BIBLIOGRAFIA
Atti Urbino 1986 Edipo il teatro greco e la cultura europea
Atti del convegno internazionale tenutosi ad Urbino a cura di Gentili - Prettagostini, Ateneo ed. Roma.
- Edipo, l'enigma e il romanzo di Paioni
Atti Torino 1984 Atti delle giornate di studio su Edipo tenutesi a Torino 11-12-13 Aprile 1983
A cura di Uglione, ed. Celid Torino
- Gli oracoli e la logica del tempo di Paduano
- Regalità, polis, incesto nell’Edipo tragico di Longo
Mito e tragedia nell’antica Grecia di Vernant e Vidal-Naquet, ed. Einaudi Paperbacks
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