Ebraismo: letteratura

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Testo

LETTERATURA: LE ORIGINI
Già all’alba della loro storia, il patrimonio culturale degli E. doveva essere ricco di leggende sulla vita del deserto e sulle guerre combattute: ne fa testimonianza il Libro del giusto perduto per noi, ma citato per ben tre volte dalla Bibbia; a questo si accompagna il Libro delle guerre. Entrambi contenevano l’epos più antico degli E. e se ne ha una eco in Esodo dove Yahwèh è il dio che conduce gli E. alla vittoria e i vincitori si esaltano della sconfitta inflitta al nemico; un altro passo importante celebra il rituale per lo scavo di un pozzo, mentre Genesi cita la Canzone di Lamec, che illumina di tragica luce la dura legge del taglione. Nel Cantico di Debora lo spirito con cui si celebra la vittoria sui Cananei è ancora quello dei seminomadi di ieri, ma già si avverte una forte impronta cananaica nella lingua, mentre le forme stilistiche sono di provenienza ugaritica; motivi analoghi si ritrovano in Abacuc e ancora nel Canto del Mar Rosso, dove l’influenza dell’elemento can è ormai preponderante. Questi esempi sottolineano la prevalenza dell’elemento extra nazionale nell’evoluzione dell’antica poesia ebraica per tutto il sec. XII a.C. Ma gli avvenimenti politici incalzano e gli E. per dare continuità alla loro conquista devono organizzarsi in monarchia: anche in questo caso la poesia mutua i suoi modelli dalle civiltà dell’Egitto e di Babilonia. Pur legati nelle loro opere alle forme straniere, gli autori ebraici tuttavia riescono a operare una sintesi efficace di motivi a essi estranei trasfomiandoli con un vigore che è il segno più autentico della loro originalità. Questa capacità è ancora più evidente nella prosa: è onnai assodato che miti cananei sull’origine del mondo e dei progenitori entrarono come materiale nell’elaborazione dei due documenti yahwista ed elohista, ma la sintesi è di ben altro livello letterario: nello scrittore yahwista è tipico l’interesse per la preistoria; dalla creazione dell’uomo all’entrata nella «terra promessa» la sua narrazione corre via semplice ed efficace, senza complicazioni stilistiche, attenta solo ai fatti. Diversi invece gli interessi del redattore della versione elohista, aperto alla tendenza flloprofetica, propenso al gusto per la leggenda popolare, attento a evitare ogni antropomoi divino. In entrambe tuttavia si scopre l’intento di celebrare i fasti nazionali della monarchia e del sacerdozio, per cui in molte occasioni si deve rinunciare a cogliere gli aspetti più immediati e popolari dell’antica letteratura ebraica.
LETTERATURA BIBLICA: I LIBRI DEI PROFETI
Ben mutato è l’orizzonte politico-sociale al sorgere della letteratura profetica: il regno era diviso, il popolo oppresso, la fede in Yahwèh scossa dall’assalto delle divinità straniere. Il «profeta» si mette come segno di contraddizione fra il suo popolo, tentando di riportarlo sulla strada di Yahwèh. Quanto ci resta di questo insegnamento diretto è frutto certamente della tradizione orale e troverà
collocazione in raccolte intitolate ai vari profeti: Àmos, contemporaneo di Geroboamo 11, parla in discorsi brevi e per visioni, in uno stile efficace e violento, percorso da concitazioni improvvise, scandito in un clima altamente drammatico. Il suo contemporaneo Osea si mantiene su una linea di alto rigore morale, ma apre l’orizzonte sull’amore tra Dio e Israele e conforta il popolo alla speranza.
LETTERATURA: I LIBRI DIDATTICI E STORICI
Accanto alla letteratura profetica, non per continuità temporale, ma per unità ideale e ampiezza d’affiato lirico, si colloca la poesia dei Salmi; diversi per autore, datazione nel tempo e ispirazione,
sotto il profilo letterario i Salmi si dividono in: inni, lamentazioni e salmi di fiducia. Gli inni sono in onore del re e di Yahwèh e celebrano la cerimonia annuale d’intronizzazione; nelle lamentazioni si rileva un’influenza babilonese passata al filtro della cultura cananaica. Raccolte a parte, ma dello stesso tipo letterario, sono le Lamentazioni, cinque composizioni elegiache il cui lirismo diventa sovente intenso ed elevato. Di grande altezza lirica si deve parlare anche per il Cantico dei Cantici, uno dei libri più belli della Bibbia. Probabilmente si tratta di canti d’amore, raccolti (secondo un’interpretazione tradizionale) con l’intento di esprimere un’allegoria sacra: l’amore coniugale tra Dio e Israele. Durante e dopo l’esilio i sacerdoti invece attesero alla sistemazione definitiva del Pentateuco: oltre ai codici yahwista ed elohista e al Deuteronomio esisteva un ampio patrimonio di tradizioni orali. I sacerdoti ripresero tutto questo materiale, rispettando le fonti scritte precedenti. Frutto di una sedimentazione culturale comune a tutto l’antico Oriente, la letteratura sapienziale è la meno ebraica, perché in essa l’elemento fondamentale a tutta la letteratura precedente, «Israele popolo eletto di Dio», è sostituito dal motivo della responsabilità individuale dell’uomo e della sua capacità ad acquisire la sapienza. Il bisogno di una nuova teologia con criteri e simboli più accessibili al mondo contemporaneo porta allo sviluppo del genere apocalittico, caratterizzato da una visione organica del mondo e comportante un forte impegno politico e dottrinario.
LETTERATURA POSTBLBLICA: DALLE ORIGiNI AL IX SECOLO
Nel sec. 11 a.C. può esser collocato l’inizio della letteratura ebraica postbiblica. Essa dunque, vitale fino ai primi decenni del presente sec. XX, si svolse per un periodo di duemila e duecento anni, irradiandosi dal Vicino Oriente (Palestina, Mesopotamia) a tutta la diaspora mediterranea, diffondendosi nell’Europa centr. e orient. e persino in America, per poi raccogliersi nella terra d’origine, la Palestina, oggi Israele. La lotta contro l’ellenizzazione, in difesa della Legge e della tradizione patria produsse una copiosa letteratura d’ispirazione biblica, ma che al canone biblico ebreo restò «esterna», forse perché troppo contingente alle circostanze e alle persone. Gran parte di essa non ci pervenne neppure nel testo originale, ma solo in versioni in altre lingue. Dopo le catastrofi nazionali del 70 e del 135, la sopravvivenza dell’ebraismo restò strettamente connessa con l’indirizzo e l’opera dei Farisei, e pertanto imperniata sulla vitalità perpetua della Torah. Dalla Legge si dedusse, attraverso un’attenta e amorosa «indagine». (midras) esegetica di ogni versetto, la norma della vita ebraica nei nuovi tempi, in armonia con gli istituti superstiti e innovati che la regolavano. Nei secoli dall’VIII al X altri interessi si profilarono. Filtrato attraverso il non meno assoluto monoteismo degli Arabi, era il pensiero greco che si riproponeva con l’istanza della conoscenza razionale dei mondo, dopo tanto diritto e tanta teologia. Ma accoglierlo e approfondirlo, come fecero i dotti ebrei del tempo; voleva dire riprendere il problema dei rapporti tra ragione e fede, che già Filone di Alessandria aveva tentato di risolvere.
LETTERATUIRA POSTBIBLICA: DAL X AL XVI SECOLO
Dal sec. IX al XIII la cultura talmudica si diffuse per tutta la diaspora mediterranea, dall’Egitto al Marocco, dalla Penisola Balcanica all’Italia, alla Spagna. Nella dinamica dì tale diffusione l’Italia fu uno dei principali vettori. Le stragi che seguirono alla predicazione della I Crociata, spingendo gli E. verso l’Europa centro-orient., determinarono la diffusione di centri culturali in quella regione. Ma il più importante centro della vita e della cultura ebraiche fu certamente la Spagna. Là, nel crogiolo di tre civiltà, singolarmente favorita dallo splendore del califfato di Cordova e dalla decadenza politica dei reinos de taifas, si realizzò al più alto livellò quella sintesi armonica di umanesimo e trascendenza già segnata da Saladya. Libero (prima della riconquista) in un ambiente libero da pregiudizi nei suoi confronti, l’ebreo vi scoprì un nuovo senso della vita e del mondo: gioia del vivere, non mai edonismo, nel luogo naturalmente suo e suo dominio, sempre però nella coscienza dei suoi limiti umani. Si sentì «socio» di Dio, mai «perfezionatore» dell’opera divina. Seguì nella Spagna una fase di decadenza, sempre peggiorando, con i progressi della reconquista, le condizioni degli E., fino alla cacciata del 1391 e a quella definitiva del 1492. In Provenza e in Italia, invece, la cultura umanistica continuò il suo sviluppo inserendosi su preesistenti ceppi autoctoni, ebraici e non. La poesia, soprattutto, facendo proprie le forme metriche italiane, acquisì un mezzo tecnico di espressione valido in tutta l’area della cultura europea. E poté esprimere le dolcezze dello stil nuovo, la meditazione amorosa petrarcheggiante . Due campi nuovi si aprirono: il teatro e l’indagine critica delle fonti dell’ebraismo antico. Ultima e significativa conquista, la stampa: nel 1475 fu per la prima volta stampato un libro ebraico. Diversa la letteratura in Oriente, principalmente incentrata sulla speculazione cabalistica e sulla codificazione giuridica. Mistica e dolcissima la poesia che fiorì in Galilea, dove Alqabes (m. 1580 Ca.) cantò il Sabbato.
LETTERATURA POSTBIBLICA: DAL XVII AL XX SECOLO
Nell’Europa dei sec. XVII e XVIII Amsterdam e la Prussia furono i centri che maggiormente influirono sulla letteratura ebraica. Nella città olandese, fin dal secolo prima luogo di rifugio e
d’incontro degli E. mediterranei e di quelli dell’ Europa centro-orient., visse e pubblicò M. Hayyim Luzzatto (1707-1747), nella cui poesia si assomma la tradizione umanistica del periodo italiano. Fu tale «apertura» che ne favorì l’entusiastica imitazione specialmente in Germania, dove frattanto (seconda metà del sec. XVIII) Moses Mendelssohn combatteva la sua battaglia contro l’isolamento civile degli E. e per il loro adeguamento culturale con i popoli ospitanti. L’esperienza fu tuttavia positiva: le porte della cultura moderna europea furono aperte, in Occidente, e anche nell’Europa orient. (Polonia, Lituama, Russia) si diffuse il movimento haskaliano. Haskalah fu lotta contro l’oscurantismo per una vita razionale dell’uomo in una società rinnovata dall’intimo. Inevitabili i periodi di acuta tensione e atteggiamenti che parvero sacrileghi ed eversivi di tutto l’ebraismo e non erano che antitradizionalisti, lottanti con la critica e più spesso con la satira contro l’aridità dei formalismi, senza intenzione di attentare alla libertà delle coscienze e dei sentimenti. Fu una crisi violenta e necessaria, ma incapace, in fon4o, di proporre alternative veramente ebraiche. Tale proposta, nel tempo del risveglio dei nazionalismi europei, sotto la duplice pressione delle stragi russe e dell’antisemitismo, specie di marca tedesca, fu merito del sionismo, che fu corrente spirituale prima ancora che forza politica. Attraverso di esso la letteratura non fu più veicolo di cultura soltanto, ma divenne l’espressione della coscienza nazionale e civile del popolo ebreo, nel canto dei suoi poeti , nella prosa dei suoi narratori .

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