Dalla guerra-lampo alla guerra di trincea

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Testo

1914-1915: DALLA GUERRA-LAMPO ALLA GUERRA DI TRINCEA
Carro armato Mark IV Nato da un adattamento del trattore agricolo a cingoli, il carro armato (in inglese tank) venne utilizzato per la prima volta dai britannici, con scarsi risultati, nel 1916, durante la battaglia della Somme. Rafforzato nella struttura e potenziato nell'armamento, a partire dall'anno successivo svolse un importante ruolo nella strategia offensiva britannica. Nella foto, un Mark IV del 1917 risale agevolmente una profonda trincea.

Le operazioni militari si svolsero su tre diversi fronti: occidentale, o franco-belga; orientale, o russo; meridionale, o serbo. Nel novembre del 1914 la Turchia entrò in guerra a fianco degli Imperi Centrali, estendendo così il quadro delle operazioni al Medio Oriente. Nel 1915 si aprirono due ulteriori fronti: quello austro-italiano, dopo l'entrata in guerra dell'Italia, alleata dell'Intesa in virtù del patto di Londra firmato il 26 aprile, e quello sulla frontiera greca a nord di Salonicco, a seguito dell'intervento della Bulgaria a fianco degli Imperi Centrali nell'ottobre successivo.
Il fronte occidentale
Piano Schlieffen Secondo il piano dello stato maggiore tedesco, elaborato dieci anni prima dal generale Alfred von Schlieffen, la guerra scoppiata nell’estate del 1914 era destinata a svolgersi in condizioni di estrema mobilità e durare poche settimane, il tempo di entrare in profondità nel territorio nemico e di distruggere, per mezzo di potenti offensive, le forze avversarie. Per realizzare il suo piano la Germania violò la neutralità del Belgio e aggirò le forze francesi concentrate in Lorena. L’avanzata venne tuttavia arrestata sulla Marna, dove l’esercito francese riuscì a concentrarsi in pochi giorni. Fallita la “guerra lampo”, gli eserciti avversari furono impegnati sul fronte occidentale in una lunga guerra di logoramento, che ebbe la trincea come principale protagonista.

Il piano strategico tedesco (noto come "piano Schlieffen", dal nome del capo di stato maggiore che lo aveva elaborato già nel 1905), affidato al generale Helmuth von Moltke, prevedeva una rapida guerra di movimento contro la Francia (la cui invasione doveva avvenire attraverso il Belgio) per poi volgersi contro la Russia, ma fu bloccato dall'esercito francese al comando del generale Joffre nella prima battaglia della Marna (6-9 settembre). I tedeschi, costretti alla ritirata sino al fiume Aisne, estesero il fronte fino alla Mosa, a nord di Verdun. Ne seguì una sorta di gara in velocità verso il Mare del Nord, con l'obiettivo di acquisire il controllo dei porti sulla Manica (strategicamente nevralgici poiché vi confluivano i rinforzi britannici), che vide i tedeschi frenati nella loro avanzata dall'inondazione del fiume Yser, provocata nella regione dai belgi, e da una serie di scontri con le forze inglesi, noti collettivamente come battaglia delle Fiandre. Questa segnò la fine della guerra di movimento sul fronte occidentale e portò alla guerra di logoramento, di cui furono protagonisti la trincea, l'assalto con la baionetta, l'artiglieria, e che si ridusse a una sequenza di conquiste e di perdite di pochi lembi di terreno con un costo elevatissimo di vite umane.
Nel marzo del 1915 gli inglesi tentarono, senza esito, di rompere il fronte nemico; in aprile l'esercito tedesco attaccò Ypres, occupata dalle forze inglesi, usando per la prima volta il gas di cloro, chiamato ufficialmente da allora "iprite": fu la prima volta che la guerra chimica venne praticata su vasta scala. Successive offensive franco-inglesi portarono allo sfondamento della prima linea delle trincee tedesche, ma in termini generali nel corso del 1915 non si produssero sostanziali modifiche rispetto alle posizioni stabilite alla fine dell'anno precedente. Il fallimento della guerra-lampo portò alla sostituzione di von Moltke con il generale Erich von Falkenhayn al comando supremo delle forze tedesche.
Il fronte orientale
Esercito zarista Truppe russe in marcia verso ovest nell'agosto 1914. Entrata in guerra accanto alla Francia e alla Gran Bretagna, la Russia riuscì in breve tempo a mobilitare un potente esercito e a sferrare un pericoloso attacco contro la Germania. L'offensiva russa fu fermata dai tedeschi in due sanguinose battaglie svoltesi a Tannenberg (26-29 agosto) e ai laghi Masuri (6-14 settembre).

Nell'agosto del 1915 due armate russe attraversarono il confine orientale della Germania, ma furono fermate dalle divisioni dei generali von Hindenburg e Ludendorff che inflissero agli invasori una sconfitta decisiva nella battaglia di Tannenberg (26-30 agosto) e in quella dei laghi Masuri (6-14 settembre). Nel frattempo altre quattro armate russe, invaso il territorio austriaco, avanzarono in Galizia senza incontrare resistenza sino ai confini con l'Ungheria (fine marzo 1915); l'azione venne però bloccata dalla controffensiva austro-tedesca che dai monti Carpazi proseguì in Polonia centrale (maggio), Lituania e Curlandia (settembre), obbligando i comandi russi a richiamare le truppe dalla Galizia.
La guerra in Serbia
Da parte loro i serbi riuscirono a respingere tre tentativi di invasione senza operarne alcuno ai danni dell'Austria-Ungheria, così che il fronte rimase inattivo fino all'ottobre del 1915. All'inizio dello stesso mese, al fine di aiutare la Serbia in caso di un attacco bulgaro, giudicato sempre più probabile, truppe anglo-francesi sbarcarono a Salonicco: a quel punto gli austro-tedeschi attaccarono nuovamente le postazioni serbe (6 ottobre), sconfiggendole insieme al corpo di spedizione alleato sopraggiunto in soccorso dalla Grecia occidentale.

Il fronte turco
Campagna di Gallipoli Nell'aprile del 1915 alcuni contingenti britannici, francesi, australiani e neozelandesi sbarcarono a Gallipoli nel tentativo di invadere la Turchia e assumere il controllo dei Dardanelli. Gli errori strategici degli eserciti alleati e la fiera resistenza turca, condotta da Mustafà Kemal (il futuro presidente della Turchia), portarono a una situazione di stallo che costò migliaia di vite umane e si concluse con il ritiro delle forze alleate nel gennaio del 1916.

La Turchia entrò in guerra il 29 ottobre 1914, cooperando da subito con la Germania con il bombardamento navale delle coste russe del Mar Nero e l'invasione del Caucaso in dicembre; in risposta, forze navali inglesi bombardarono le fortificazioni turche sullo stretto dei Dardanelli nel febbraio del 1915, mentre tra aprile e agosto furono costituite due teste di ponte nella penisola di Gallipoli. L'obiettivo alleato di acquisire il controllo degli Stretti fallì miseramente, e fu seguito dal ritiro di tutte le truppe presenti nella regione entro il gennaio del 1916.
Il fronte italiano
Trincee della prima guerra mondiale La Grande Guerra fu una guerra di posizione: masse di uomini attestate e contrapposte lungo un fronte senza che mai vi fosse una battaglia risolutiva per le sorti del conflitto. Il logoramento fisico e psicologico della trincea segnò per sempre l'esistenza di milioni di europei. Questo filmato d'epoca, tratto dagli archivi dell'Istituto Luce, racconta per poche, ma significative immagini quella drammatica esperienza collettiva.
L'Italia stipulò un trattato segreto, il cosiddetto patto di Londra (26 aprile 1915), con Gran Bretagna, Francia e Russia, in base al quale si impegnava a entrare in guerra in cambio di compensi territoriali in Trentino, Alto Adige, Istria, Dalmazia, Albania e nel Dodecaneso. Il 24 maggio dichiarò guerra all'Austria-Ungheria, impegnando quest'ultima su un secondo fronte. Le prime quattro battaglie dell'Isonzo (29 giugno-7 luglio, 18 luglio-10 agosto, 18 ottobre-3 novembre, 10 novembre-10 dicembre) ebbero un esito incerto per le forze italiane, che fallirono l'obiettivo di spezzare le linee austriache e conquistare Trieste. Come per tutte le potenze belligeranti, anche per l'Italia la guerra si tradusse in un logorante conflitto di posizioni, per di più affrontato in condizioni sfavorevoli in quanto gli austriaci controllavano le postazioni più elevate nel Trentino, nel Friuli e in Carnia. Gli austriaci allentarono la pressione italiana con una violenta controffensiva in Trentino (la Strafexpedition, spedizione punitiva) i cui effetti risultarono più dirompenti sul piano psicologico e politico che non su quello militare: si spense allora la speranza ancora diffusa in Italia di un'imminente vittoria.

1916: LA GUERRA DI POSIZIONE
Soldati tedeschi in trincea Soldati tedeschi sul fronte occidentale ripuliscono gli indumenti dai pidocchi al riparo di una solida trincea. Costretti ad accantonare i piani di guerra di movimento preparati prima dello scoppio del conflitto, già dalla fine del 1914 l'esercito francese e quello tedesco si fronteggiavano appostati lungo un sistema di trincee che attraversava tutta la Francia.
Nel 1916, gli Alleati tentarono di respingere i tedeschi dai territori occupati dagli Imperi Centrali. Il 1° luglio gli inglesi lanciarono un'offensiva lungo il fiume Somme nella Francia settentrionale. La conquista di una fascia di territorio di circa 11 km costò a entrambi gli schieramenti oltre un milione di morti.
Nel 1916, dopo aver trasferito 500.000 uomini dal fronte orientale a quello occidentale, l'esercito tedesco al comando del generale von Falkenhayn sferrò un massiccio attacco alla Francia: primo obiettivo fu la cittadina fortificata di Verdun (21 febbraio), ma l'avanzata tedesca fu contenuta e le forze alleate poterono rispondere con una controffensiva sulla Somme, iniziata il 1° luglio e protrattasi fino al mese di novembre. Né l'una né l'altra operazione furono tuttavia decisive: la spaventosa carneficina (1.600.000 morti) risultò inutile ai fini della guerra. Von Falkenhayn fu sostituito dal generale Ludendorff; sul fronte alleato al posto del generale Joffre alla testa degli eserciti francesi impegnati a nord e a nordest fu posto il generale Nivelle.
L'Italia e i Balcani
Fronte italiano (1914-1918) Dopo aver dichiarato guerra all'Austria-Ungheria, nel maggio del 1915, le forze italiane attaccarono i contingenti austriaci lungo i confini. Nel tentativo di occupare Trieste, città di tradizioni italiane e importante sbocco sul mare per l'Europa continentale, gli italiani combatterono, fra l'estate e l'autunno del 1915, quattro battaglie di esito incerto. L'esercito italiano occupò Trieste solo nel 1918, e al termine del conflitto la città venne annessa al Regno d'Italia
Sul fronte italiano il 1916 fu segnato dalla quinta inconcludente battaglia dell'Isonzo e dall'offensiva austriaca in Trentino, i cui risultati furono comunque annullati dalla reazione italiana nella campagna estiva. Tra agosto e novembre altre quattro battaglie ebbero luogo sull'Isonzo, ancora senza risultati a parte la conquista italiana di Gorizia (9 agosto).Nei Balcani gli Alleati posero sotto controllo politico la Grecia, sostenendo che il re Costantino I favoriva gli Imperi Centrali a dispetto della sua dichiarata neutralità; l'intervento alleato provocò la costituzione di un governo provvisorio a Salonicco (29 settembre) guidato da Eleutherios Venizelos, che fu riconosciuto ufficialmente dalla Gran Bretagna e che il 3 novembre dichiarò guerra a Germania e Bulgaria. Nel frattempo l'esercito serbo si univa alle truppe russe e italiane per lanciare un'offensiva congiunta contro le forze bulgare e tedesche, che fu seguita all'inizio di ottobre da un massiccio attacco alleato in Macedonia che si spinse fino ai confini con l'Albania.
Il fronte mediorientale
Le operazioni militari in Medio Oriente ebbero come teatri di scontro la Mesopotamia, la Palestina e l'Arabia, dove nel giugno del 1916 scoppiò un'insurrezione nella regione dell'Higiaz contro il dominio ottomano, appoggiata dagli inglesi. Al fine di un allargamento della rivolta araba le forze britanniche dislocate in Egitto cominciarono ad avanzare fino alla penisola del Sinai e in Palestina, conquistando varie postazioni all'inizio del gennaio 1917.
Tentativi di negoziato
Nel corso del 1916 il presidente degli Stati Uniti (a quel tempo ancora neutrali) Woodrow Wilson cercò di spingere al negoziato le potenze belligeranti sulla base di una "pace senza vittoria". A fine anno il governo tedesco rese nota la disponibilità in tal senso degli Imperi Centrali, alla quale tuttavia la Gran Bretagna non diede credito.
1917: L'ENTRATA IN GUERRA DEGLI STATI UNITI E IL RITIRO RUSSO
La posizione di Wilson riguardo alla guerra mutò decisamente nel gennaio del 1917, quando la Germania annunciò che a partire dal successivo 1° febbraio sarebbe ricorsa alla guerra sottomarina indiscriminata contro le imbarcazioni in arrivo in Gran Bretagna o in partenza da essa, contando in questo modo di poterne piegare la resistenza entro sei mesi. Gli Stati Uniti avevano già ammonito in precedenza che questo genere d'azione violava palesemente i diritti delle nazioni neutrali, così che il 3 febbraio il presidente americano decise di sospendere le relazioni diplomatiche con la Germania, seguito da diverse nazioni dell'America latina. Il 6 aprile gli Stati Uniti entrarono in guerra.
Lo sbarco degli americani
Infermiere americane in trincea Infermiere americane percorrono una trincea francese durante la prima guerra mondiale. Dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti, nel 1917, furono molte le persone che si recarono in Europa, insieme ai soldati, per contribuire allo sforzo bellico.
Dopo la dichiarazione di guerra alla Germania, il governo degli Stati Uniti organizzò rapidamente una forza di spedizione in Europa al comando del generale John Pershing. Entro la fine di maggio 175.000 soldati americani erano già dislocati in Francia; sarebbero ammontati a quasi due milioni verso la fine della guerra.

La guerra sottomarina
Sottomarini tedeschi A partire dal febbraio 1915, i sottomarini tedeschi assediarono la Gran Bretagna e iniziarono una guerra marina indiscriminata, che comprendeva attacchi anche alle navi civili. Uno degli episodi più gravi fu l'affondamento del transatlantico Lusitania, al largo della costa meridionale dell'Irlanda.
Transatlantico britannico Lusitania In questa foto d'epoca, la nave britannica Lusitania lascia il porto di New York per compiere il suo ultimo viaggio (1915). Durante la navigazione al largo della costa irlandese, infatti, la nave fu attaccata da un sottomarino tedesco e in 20 minuti affondò. L'affondamento costò la vita a 1198 persone, tra cui molti cittadini statunitensi. I tedeschi dichiararono che la nave stava trasportando armi, ma la Gran Bretagna e gli Stati Uniti respinsero l'accusa. Questo episodio costituì uno dei fattori che determinarono la partecipazione degli Stati Uniti alla prima guerra mondiale.
Sempre nel 1917 i tedeschi dovettero riconoscere fallito il tentativo di spingere la Gran Bretagna alla resa mediante il blocco sottomarino delle sue isole. Inoltre, già dagli inizi del 1918 gli Alleati (grazie soprattutto al contributo degli Stati Uniti) producevano nuove navi più di quante i tedeschi riuscissero a distruggerne.
La Russia si ritira
Lo scoppio nel marzo 1917 dell'insurrezione popolare contro il governo imperiale portò all'abdicazione dello zar Nicola II. Appena insediato, il governo provvisorio si impegnò a proseguire la guerra, ma la successiva Rivoluzione bolscevica (6-7 novembre, 24-25 ottobre secondo il calendario giuliano) avrebbe portato al ritiro della Russia dalla guerra. Sul fronte militare, le forze russe al comando del generale Brusilov avanzarono sul fronte della Galizia, perdendo successivamente gran parte del territorio conquistato; la controffensiva tedesca ebbe come risultato la conquista di Riga, difesa dal generale russo Kornilov, di gran parte della Lettonia e di alcune isole russe nel Baltico. Il 20 novembre il nuovo governo offrì alla Germania la sospensione delle ostilità: l'armistizio, che determinò la fine dei combattimenti sul fronte orientale, fu firmato dai rappresentanti di Russia, Austria e Germania il 15 dicembre.
Sconfitte italiane
Fronte di guerra Dopo la disfatta di Caporetto, la nuova linea difensiva italiana fu attestata sul fiume Piave, con i capisaldi del monte Grappa e dell’altopiano del Montello. Nell’ultimo anno della Grande Guerra, tra il novembre 1917 e il giugno 1918, lungo il Piave si combatterono una serie di battaglie che si conclusero con la sconfitta delle armate degli Imperi centrali e il loro ripiegamento sulla sponda sinistra del fiume; nel luglio una poderosa controffensiva italiana fu il preludio della successiva, e decisiva, vittoria a Vittorio Veneto. Le perdite da parte austriaca furono pesantissime: 35.000 morti, 100.000 feriti e 25.000 prigionieri, contro i 5800 morti, 26.400 feriti, 52.000 prigionieri nelle file dell’esercito italiano comandato da Armando
Luigi Cadorna Generale e maresciallo d'Italia, Luigi Cadorna, con il grado di capo di stato maggiore, preparò nel 1914 l'esercito all'entrata in guerra dell'Italia. Diresse le operazioni militari nel corso delle undici battaglie dell’Isonzo, ottenendo alcuni successi e guadagnando alcune postazioni. Tuttavia, Cadorna non riuscì a contenere la controffensiva austriaca che si concluse nella disfatta dell'esercito italiano a Caporetto. Cadorna fu ritenuto il maggiore responsabile del disastro e fu costretto a lasciare il comando al generale Armando Diaz.
Durante i primi otto mesi dell'anno, nonostante le carenze in effettivi, artiglieria e munizioni, le forze italiane al comando del generale Luigi Cadorna proseguirono gli sforzi per sfondare le linee austriache sul fiume Isonzo e conquistare Trieste (decima e undicesima battaglia dell'Isonzo), senza che si producessero risultati di rilievo. L'ultimo trimestre dell'anno fu invece segnato da una decisa offensiva mossa da nove divisioni austriache e sei tedesche, sopraggiunte dall'ormai inattivo fronte orientale: attaccando sulla parte alta dell'Isonzo, riuscirono a rompere le linee italiane, costringendo il contingente nemico a ripiegare disordinatamente sul fiume Piave. Nella disastrosa battaglia di Caporetto, oltre alle vittime le truppe italiane contarono 300.000 prigionieri e quasi altrettanti disertori, sfiorando la disfatta. Sull'estrema linea del Piave venne fermata la controffensiva che avrebbe potuto costringere l'Italia alla resa definitiva; in novembre truppe inglesi e francesi giunsero di rinforzo, mentre Cadorna veniva sostituito dal generale Armando Diaz.
L'entrata in guerra della Grecia
Vista la situazione di stallo sul piano delle operazioni militari sul fronte dei Balcani, gli Alleati esercitarono pressioni sul re Costantino I con l'obiettivo di ottenere la sua abdicazione. L'invasione della Grecia fu avviata nel giugno del 1917: il monarca greco rinunciò alla corona in favore del figlio Alessandro e Venizelos assunse la guida del nuovo governo, dichiarando guerra agli Imperi Centrali il 27 giugno.
Il Medio Oriente
Durante la prima guerra mondiale, tra le file britanniche impegnate sul fronte mediorientale combatterono i Camel Corps (truppe cammellate) dell'Imperial Camel Brigade. Composte principalmente da soldati indiani, le truppe cammellate presero parte a varie battaglie in Egitto, in Sinai e in Palestina, dove nel 1917 concorsero alla presa di Gerusalemme.
In Palestina, sotto il comando del generale Edmund Allenby, gli inglesi spezzarono le linee turche a Beersheba, obbligandole prima a evacuare Gaza (novembre), per poi prendere Gerusalemme (9 dicembre). Nella regione l'anno era stato caratterizzato dalla brillante azione del colonnello Thomas Edward Lawrence (più noto come Lawrence d'Arabia), animatore della rivolta araba contro la Turchia. Le truppe arabe da lui guidate presero in luglio il porto di Aqaba, effettuando in seguito diverse sortite contro le linee ferroviarie nella regione dell'Higiaz. Altri successi furono ottenuti dagli inglesi nel corso del 1917 in Mesopotamia, con la presa di Baghdad in marzo e un'avanzata che in settembre li portò ai fiumi Eufrate e Tigri.
1918: LA FINE DEL CONFLITTO
Il 3 marzo 1918 la Russia firmò la pace di Brest-Litovsk, che poneva ufficialmente fine alla guerra con gli Imperi Centrali in termini decisamente favorevoli a questi ultimi; il 7 maggio fu la Romania a sottoscrivere la pace: il trattato di Bucarest sanciva la cessione della Dobrugia alla Bulgaria e quella dei passi sui monti Carpazi all'Austria-Ungheria, garantendo inoltre alla Germania concessioni a lungo termine sui pozzi di petrolio rumeni.
Ritiro della Bulgaria e dell'Austria-Ungheria
Proprio sul fronte dei Balcani, tuttavia, l'esito finale dei combattimenti risultò disastroso per gli Imperi Centrali: in settembre 700.000 soldati alleati avviarono contro le truppe nemiche di stanza in Serbia un'offensiva congiunta che alla fine del mese costrinse la Bulgaria a chiedere l'armistizio; ciò indusse la Romania a rientrare in guerra. Intanto la Serbia continuava l'avanzata nei Balcani sino a occupare Belgrado (1° novembre), mentre l'esercito italiano invadeva e occupava l'Albania. Sul fronte italo-austriaco le forze italiane ottennero quindi la vittoria decisiva nella battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre-4 novembre): il 3 novembre Trieste cadde in mano italiana, così come Fiume (odierna Rijeka) il giorno 5. La sconfitta fece precipitare la situazione interna nell'impero asburgico: cechi, slovacchi e slavi del Sud proclamarono la loro indipendenza; a nove giorni dalla firma dell'armistizio con gli Alleati (3 novembre), l'imperatore Carlo I abdicò e il giorno seguente un moto rivoluzionario popolare proclamò la Repubblica austriaca, mentre gli ungheresi istituivano un governo indipendente.
Ritiro della Turchia
Anche la campagna in Palestina si concluse vittoriosamente per gli Alleati. In settembre gli inglesi misero in fuga l'esercito turco e il corpo di spedizione tedesco che lo assisteva; nel frattempo le forze francesi conquistavano il Libano e la Siria. Il governo ottomano chiese allora l'armistizio, firmato il 30 ottobre.
Ultime offensive tedesche
Caporetto, 24 ottobre 1917 Nell’ottobre del 1917 le forze austro-tedesche sferrarono un massiccio attacco sul fronte italiano. Stremati da lunghi mesi di sanguinose offensive e controffensive, gli italiani furono sbaragliati a Caporetto (l'odierna Kobarid, in Slovenia) e indietreggiarono in una disastrosa ritirata fino al Piave, dove riuscirono però a bloccare l’avanzata nemica. Nella foto, donne e bambini sfollati dai loro paesi durante i giorni della battaglia di Caporetto.

La politica di pacificazione del presidente americano Wilson, riassunta nei famosi Quattordici punti, aveva come obiettivo il conseguimento di una pace giusta e indusse gli Imperi Centrali a cessare le ostilità alcuni mesi dopo. All'inizio del 1918, rendendosi conto della necessità di portare a conclusione il confronto sul fronte occidentale prima che gli americani potessero attestarvisi, i tedeschi decisero l'attacco finale che avrebbe dovuto portarli fino a Parigi. L'offensiva, iniziata il 21 marzo, fu diretta contro il fronte britannico dislocato a sud di Arras; gli Alleati incaricarono del collegamento delle operazioni il generale Foch, che assunse il comando generale di tutti gli eserciti alleati in Francia. Da aprile a giugno le forze tedesche avanzarono fino a giungere a 60 km da Parigi, ma furono bloccate e, nonostante il successo conseguito nella seconda battaglia della Marna tra il luglio e l'agosto, furono respinte dalle truppe alleate.
La guerra nelle colonie
Nel corso di tutto il conflitto, le scarse forze tedesche presenti nelle colonie in Africa (con la sola eccezione di quelle di stanza nel Corno d'Africa) furono costrette a cedere sotto gli attacchi alleati, che si conclusero con la conquista del Camerun, dell'Africa del Sud-Ovest e dell'Africa Orientale Tedesca. Nel Pacifico, un contingente anglo-australiano proveniente dalla Nuova Zelanda si assicurò sin dalle prime fasi del conflitto i territori tedeschi di Samoa, delle Bismarck e della Nuova Guinea. A loro volta i giapponesi strapparono ai tedeschi il porto di Qingdao nella provincia cinese dello Shantung nel novembre del 1914 e, successivamente, le isole Marshall, Marianne, Caroline e l'arcipelago di Palau.
LA GUERRA SUL MARE
Il più importante scontro navale fu la battaglia dello Jutland, combattuta fra il 31 maggio e il 1° giugno 1916 tra le flotte inglese e tedesca. Seppure le perdite inglesi, sia in navi sia in vite umane, superassero quelle della Germania, la flotta del Reich rientrò nei porti nazionali per non tornare più in azione. Nel 1917 i responsabili militari tedeschi fecero nuovamente ricorso alla guerra sottomarina indiscriminata, convinti che questo fosse l'unico modo per contrastare la Gran Bretagna. Il calcolo non solo non portò il risultato cercato, ma provocò l'entrata in guerra degli Stati Uniti. Secondo i termini dell'armistizio di Compiègne, i tedeschi consegnarono agli Alleati l'intera flotta (10 navi da guerra, 17 incrociatori, 50 torpediniere e più di 100 sottomarini); quando il successivo trattato di pace firmato il 28 giugno 1919 dispose che essa sarebbe definitivamente divenuta di proprietà degli Alleati, i marinai tedeschi la autoaffondarono.
LA GUERRA AEREA
La prima guerra mondiale incoraggiò la produzione e l'uso militare di aeroplani e dirigibili utilizzati per azioni di perlustrazione, osservazione e bombardamento. Una caratteristica della guerra furono le incursioni condotte per mezzo di dirigibili o di aeroplani su importanti centri nemici situati lontano dal fronte di battaglia. La prima incursione aerea tedesca su Parigi ebbe luogo il 30 agosto 1914; la prima ai danni dell'Inghilterra fu scatenata su Dover, il 21 dicembre dello stesso anno. Durante il 1915 e il 1916 dirigibili tedeschi del tipo Zeppelin effettuarono 60 incursioni sull'Inghilterra orientale e su Londra, con l'obiettivo di danneggiare l'industria inglese e minare il morale della popolazione civile.
Armando Diaz: la guerra è vinta Il 4 novembre 1918 il generale Armando Diaz annuncia la vittoria italiana sull’Austria-Ungheria nella prima guerra mondiale. Dopo una lunga e logorante battaglia sulla linea Grappa-Piave, l'esercito italiano, sotto il comando del generale, era riuscito a sconfiggere le truppe austriache.

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