Dal protestantesimo all'eredità giacobina

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Testo

LINEE FONDAMENTALI DELL’EVOLUZIONE STORICA TRA XVI E XVII SECOLO
PROTESTANTESIMO:
- LUTERANESIMO
- CALVINISMO
- ANGLICANESIMO
NASCE DALLA RIFORMA LUTERANA:
1. Affermazione del SERVO ARBITRIO e della GIUSTIFICAZIONE per FEDE
2. Affermazione del SACERDOZIO UNIVERSALE e della LIBERA INTERPRETAZIONE dei TESTI SACRI
3. Convinzione relativa alla NATURA PERSONALE e DIRETTA del rapporto tra DIO e l’INDIVIDUO
1. TEORIA DEL SERVO ARBITRIO E DELLA GIUSTIFICAZIONE PER FEDE
Secondo la dottrina cattolica l’uomo dispone di libero Arbitrio: Egli può scegliere liberamente tra Bene e Male. Di conseguenza per ottenere la salvezza egli deve avere la Fede (Manifestazione della grazia divina) e agire attraverso le opere mirando al Bene. Lutero invece sostiene che l’uomo dispone di Servo Arbitrio: poiché egli, per la sua intrinseca fragilità, è portato inevitabilmente a peccare non può scegliere liberamente tra Bene e Male.
Di conseguenza egli può salvarsi soltanto attraverso la grazia divina che si manifesta nella fede (Giustificazione per Fede). Ciò non significa che l’uomo non debba operare per il Bene: in quanto credente egli deve cercare il Bene pur nella sua imperfezione. Ma le opere non sono decisive ai fini della salvezza.
N.B.
Da questa concezione deriva la teoria luterana dello Stato: poiché l’uomo è debole e portato al male è necessaria un’organizzazione politica della comunità umana in un’entità statuale. Lo Stato deve regolamentare la convivenza umana per impedire che un individuo proceda a degli atti di sopraffazione ai danni di un altro.
2. LA LIBERA INTERPRETAZIONE DEI TESTI SACRI
Lutero afferma innanzitutto una lettura storicizzata della Bibbia: i Testi Sacri non vanno intesi letteralmente perché chi li ha scritti ha tenuto conto dei diversi contesti e livelli culturali delle varie epoche. Perciò molti dei fatti narrati nella Bibbia vanno interpretati in chiave simbolica. Inoltre Lutero sostiene che ogni fedele deve avere la libertà di interpretare personalmente i Testi Sacri senza la mediazione ecclesiastica. Per questo egli procede alla traduzione della Bibbia in tedesco (questo è un’importante elemento di differenza rispetto al cattolicesimo: basta pensare che fino al Concilio Vaticano II che si apre nel 1962 la celebrazione liturgiche erano ancora in Latino).
Affermando questo principio Lutero svaluta il ruolo della gerarchia ecclesiastica: egli arriva a sostenere Sacerdozio Universale. Nel luteranesimo la chiesa non ha una struttura piramidale come quella cattolica ma si basa sulle assemblee dei Vescovi e dei Pastori secondo un modello più democratico.
3. IL RAPPORTO TRA DIO E L’INDIVIDUO
I luterani ritengono che il rapporto tra Dio e il credente sia diretto e personale e non necessiti di una mediazione ecclesiastica.
La natura personale di questa relazione si esprime sia nell’accesso diretto del credente ai Testi Sacri sia ad esempio alla particolare natura della confessione: il Luterano confessa i suoi peccati direttamente a Dio non a un sacerdote perché ritiene che solo Dio possa concedere il perdono (è interessante notare che nella religione ebraica la confessione presenta caratteri analoghi).
ALTRE DIFFERENZE DOTTRINALI
Per i luterani sono solamente 2 i sacramenti di cui viene conosciuta la validità: il Battesimo e la “Santa Cena” (corrispondente all’Eucaristia Cattolica). Tuttavia mentre per i cattolici Cristo è parte integrante dell’Ostia Consacrata per i luterani la Santa Cena ha una funzione sostanzialmente celebrativa di ricordo dell’unità dei credenti in Cristo.
I pastori luterani possono sposarsi e avere figli; d’altra parte Lutero riteneva che solo vivendo la vita dei loro fedeli i pastori potessero assistere spiritualmente nelle loro necessità. I luterani non credono nel Purgatorio ma ritengono che nell’aldilà vi siano solo Inferno e Paradiso. È interessante notare che anche nel cristianesimo primitivo non si supponeva affatto l’esistenza del Purgatorio: esso fu introdotto solo nel XII secolo all’interno della dottrina cattolica. Lo storico francese LeGoff sostiene che ciò avvenne perché in una società in evoluzione culturale ed economica come quella che si sviluppa tra i secoli XII e XIII, la via ascetica alla salvezza era impraticabile per la maggior parte dei fedeli. Il Purgatorio perciò appariva come un mezzo per assicurare la salvezza anche a quei credenti che non avessero condotto una vita ispirata alla perfezione cristiana.
LA QUESTIONE DELLE INDULGENZE
La chiesa cattolica tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo aveva promosso soprattutto attraverso il pontefice Innocenzo X la vendita di indulgenze applicabili anche ai defunti.
N.B.
Esistono tuttora due tipi di indulgenze, parziale e plenaria: esse consistono in una remissione parziale o totale dei peccati e generalmente vengono concesse in occasioni particolari (i giubilei) a patto che ci si sottoponga a penitenza dopo la confessione e si reciti una serie di preghiere previste dal rituale cattolico. Tuttavia sia nel Medioevo che nell’età moderna le indulgenze potevano essere vendute in cambio di un’offerta. Esse potevano essere applicate anche alle anime del Purgatorio per ridurne la pena. Ovviamente le ragioni per cui avveniva la vendita erano legate alle necessità da parte della Chiesa di reperire delle risorse finanziare per scopi spesso molto lontani da quelli caricativi.
Occorre ricordare che in quel periodo si stava costruendo la nuova Basilica di San Pietro, un progetto architettonico imponente che richiedeva cospicue risorse finanziarie. Per questo era stata indetta la vendita delle indulgenze. Tuttavia questa pratica creò spesso motivi di scandalo tra i fedeli: ad esempio lo storico Paolo Sarpi della sua opera “Istoria del Concilio Tridentino” (XVII sec.) ricorda l’impressione che provocarono tra i fedeli i comportamenti di coloro che erano addetti alla raccolta delle offerte. Invece di inviare i soldi a Roma, essi spesso li spendevano nelle taverne e nei lupanari. Dall’indignazione di fronte a dei episodi del genere e dalla convinzione che la vendita delle indulgenze fosse immorale nasce la protesta dei luterani.
LE 95 TESI
Secondo la tradizione il 31 ottobre del 1517 Lutero avrebbe affisso sul portale della cattedrale di Wittemberg 95 Tesi in cui contestava la stessa validità delle indulgenze. Tuttavia alcuni storici della riforma hanno messo in dubbio che l’episodio sia realmente avvenuto, in base alle seguenti considerazioni:
1. Lutero aveva già inviato le tesi al principe Federigo Il Saggio ed era in attesa di una risposta; perciò l’affissione delle tesi sarebbe stato un atto di sfida immotivato.
2. Nelle cronache cittadine nel tempo non compare alcun cenno all’episodio dell’affissione delle tesi.
L’unico testimone (non oculare) del fatto è Filippo Melantone, un collaboratore di Lutero a cui si deve il fatto che questo episodio si sia tramandato come reale.
LO SCONTRO TRA LUTERO E LA CHIESA CATTOLICA
Inizialmente in Lutero, monaco agostiniano, non vi era alcuna volontà di provocare uno scisma religioso. Fu anche per l’atteggiamento assunto dalla gerarchia cattolica che si arrivò ad uno scontro aperto. Lutero in realtà intendeva promuovere una riforma interna della chiesa che eliminasse la corruzione e il progressivo allontanamento dal messaggio originario del cristianesimo. Durante un suo viaggio a Roma, Lutero era rimasto impressionato dal lusso e dall’immortalità in cui vivevano gli alti prelati cattolici. Perciò riteneva che un’opera di moralizzazione fosse indispensabile. Di fronte alla discussione prodotta in Germania dalle 95 tesi luterana, la chiesa assunse immediatamente un atteggiamento molto rigido che non lasciava spazio ad alcuna forma di dibattito e di mediazione. Nel 1521 l’imperatore Carlo V, che regnava su un vastissimo territorio che comprendeva l’area germanica, la Spagna, i Paesi Bassi e le colonie d’oltre oceano noto come difensore della cattolicità, convoca a Worms una dieta (mentre un concilio ecumenico è un’assemblea di vescovi convocata dal Papa, una dieta è un’assemblea di vescovi convocata dall’Imperatore). In questa occasione Lutero fu invitato a recarsi a Worms per esporre le sue tesi. In realtà Lutero aveva dei timori ed ottenne dal Principe Federico Il Saggio un salvacondotto (un documento attraverso il quale il Principe poneva Lutero sotto la sua protezione e gli concedeva una sorta di immunità). A Worms Lutero espose le sue idee ma la risposta dei rappresentanti inviati dal Papa fu estremamente dura: essi condannarono le teorie luterane e lo sollecitarono a rinnegare pubblicamente le sue tesi.
Lutero rifiutò e i rappresentanti del Papa invitarono l’imperatore a farlo arrestare. Lutero si salvò grazie al salvacondotto concesso dal suo Principe. Da quel momento Lutero cominciò a considerare l’ipotesi di uno scisma. Intanto politicamente la situazione si era complicata perché i principi tedeschi approfittando del conflitto religioso, cercavano di ritagliarsi spazi di autonomia rispetto all’Imperatore, facendosi sostenitori delle idee luterane. Nel 1530 fu convocata una nuova dieta ad Augusta, tuttavia i tentativi di Carlo V di evitare una frattura in seno alla cristianità fallirono tutti, anzi Lutero promulgò la cosiddetta “Confessio Augustana”, un documento attraverso cui fissava i principi fondamentali della sua dottrina dopo che si fu arrivati allo scontro armato tra Carlo V e i principi tedeschi. Nel 1555 con la pace di Augusta Carlo V riconobbe l’esistenza di 2 confessioni religiose. Secondo il principio “CUIUS REGIO, EIUS RELIGIO” i sudditi di un principe dovevano seguire la confessione religiosa del toro sovrano; vi era una sola eccezione: gli abitanti della città potevano scegliere liberamente a quale fede aderire.
IL CALVINISMO
Come abbiamo già visto nell’ambito del Protestantesimo esistono 3 linee di sviluppo fondamentali:
- Il Luteranesimo
- Il Calvinismo
- L’Anglicanesimo
Gli aspetti essenziali del Calvinismo, dottrina elaborata da Giovanni Calvino, diffusasi inizialmente nella città di Ginevra si possono riassumere come segue:
1. La Teoria della Giustificazione per fede si evolve in Teoria della predestinazione: il successo terreno diviene segno della predilezione divina in pratica la realizzazione terrena era il segno che Dio aveva scelto quel particolare individuo per destinarlo alla salvezza.
2. Il lavoro viene ritenuto come un modo per servire Dio, perciò ogni occupazione anche la più umile ha una sua dignità di fronte all’onnipotente.
3. Lo Stato non è più considerato come un organismo politico che deve regolare i rapporti tra gli uomini ma come lo spazio associativo in cui l’uomo si realizza attraverso il lavoro.
Un altro aspetto importante del Calvinismo è il rigorismo morale: l’osservanza dei precetti religiosi è molto rigida e l’assemblea dei pastori esercita un controllo capillare sulla comunità.
NASCITA DELL’ANGLICANESIMO
La nascita della 3° grande corrente del Protestantesimo è del tutto particolare, perché le implicazioni politiche appaiono evidenti e determinanti. Infatti il punto di partenza della crisi che porta allo scisma anglicano è una questione meramente dinastica. Il Re d’Inghilterra Enrico VIII aveva sposato Caterina D’Aragona, dalla quale però non aveva avuto figli. Perciò dopo anni di inutili tentativi aveva chiesto alla chiesa di Roma di chiedergli l’annullamento del matrimonio per potersi risposare con Anna Bolena. Il Papa non aveva voluto soddisfare le richieste del Re anche per non urtare la suscettibilità di Carlo V che era anche Re di Spagna e imparentato con Caterina D’Aragona. Enrico VIII a questo punto aveva deciso di rendere la chiesa inglese indipendente da quella cattolica e nel 1534 aveva promulgato l’ATTO DI SUPREMAZIA con il quale egli si poneva alla guida di una nuova chiesa detta Anglicana e si sottraeva all’autorità del Papa. Lo scisma ha successo perché trova un largo appoggio da parte della popolazione inglese: infatti i nobili erano favorevoli alla decisione del Re perché speravano di impadronirsi dei beni della chiesa cattolica in Inghilterra che in effetti vennero espropriati. Ma anche gli strati più umili della popolazione, come i contadini, sostenevano l’azione del Re, perché egli, sottraendoli all’autorità del Papa e della chiesa cattolica evitava loro di pagare la decima (tassa in base alla quale si doveva versare alla chiesa la decima parte dei propri guadagni). Naturalmente Enrico VIII viene scomunicato ma stavolta la decisione della chiesa cattolica non ha effetti perché i sudditi appoggiano il Re.
L’EVOLUZIONE DOTTRINALE DELL’ANGLICANESIMO
Inizialmente la dottrina Anglicana non si distingue da quella cattolica semplicemente non viene riconosciuto l’autorità del Papa e il capo della chiesa inglese diviene il Re. Soltanto con la promulgazione dei 59 articoli, in età Elisabettiana e la pubblicazione del Book Of Prayer, nella dottrina anglicana verranno introdotti elementi tipicamente calvinisti come la teoria della predestinazione. Alcuni aspetti però rimangono simili a quelli presenti nella dottrina cattolica:
1. Nell’Anglicanesimo è ammesso il culto dei Santi e della vergine Maria mentre nel Luteranesimo e nel Calvinismo no.
2. Nell’Anglicanesimo si mantiene il sacramento della confessione.
3. La struttura organizzativa della Chiesa Anglicana risulta molto più verticistica di quelle di altre chiese protestanti: in questo si mantiene quel ruolo di intermediazione tra Dio e i fedeli che il clero aveva già nella chiesa cattolica.
Se il Re è il capo della chiesa l’autorità dottrinale più importante è tuttavia l’arcivescovo di Canterbury.
LA SPAGNA DI FILIPPO II
Nel 1556 l’Imperatore Carlo V decise di abdicare e divise l’Impero in 2 parti: lasciando la corona di Imperatore e il dominio sull’area germanica al fratello Ferdinando IV; Invece la Spagna e i domini coloniali passavano al figlio Filippo II. Quest’ultimo era un cattolico intransigente ed assunse immediatamente un atteggiamento molto duro nei confronti di qualsiasi forma di sospetta eresia, lasciando mano libera all’Inquisizione spagnola, che divenne tristemente famosa per metodi estremamente violenti che assunse nei confronti dei possibili e reduci. L’intransigenza di Filippo II sul piano religioso ebbe importanti conseguenze anche dal punto di vista politico-economico. Infatti egli cacciò dalla Spagna i Marranos ei Moriscos, e gruppi sociali che costituirono l’elemento più dinamico dell’economia e della società spagnola.
N.B.
I Marranos erano mercanti di regione ebraica, mentre i Moriscos erano mercanti di origine araba e quindi Musulmani.
Le conseguenze di questa decisione di Filippo II furono negative per l’economia della penisola iberica perché i 2 gruppi soprannominati costituiscono una prima forma di ceto medio mercantile ed erano dal punto di vista sociale, dei fattori di sviluppo e di trasformazione di un apparato sociale in gran parte sclerotizzato. Infatti il resto della società spagnola si articolava in 2 gruppi radicalmente disegnali per numero e ricchezza: da una parte vi era una ristretta elite nobiliare formato sostanzialmente da hidalgos (cavalieri), che possedevano vasti latifondi su cui lavoravano sterminate massa di contadini poverissimi legati alla terra da vincoli ancora di carattere feudale.
Come si può vedere, il quadro generale dell’economia spagnola era caratterizzato da una profonda arretratezza e la scomparsa di qualsiasi forma di spirito di iniziativa e di creatività imprenditoriale aggravò la situazione. Inoltre c’era un altro fattore pericoloso per lo sviluppo dell’economia spagnola l’eccessiva dipendenza dalle colonie: infatti i sovrani spagnoli contando sulle ricchezze provenienti da oltre oceano, non avevano favorito lo sviluppo e la diversificazione delle attività economiche in patria.
LO SCONTRO CON L’INGHILTERRA
Ben presto gli errori commessi da Filippo II e dei suoi predecessori ebbero delle conseguenze concrete: i pirati inglesi cominciarono infatti ad attaccare le navi spagnole che commerciavano con le colonie riformandole al tempo stesso di prodotti provenienti dalla madre patria. I pirati inglesi il più famoso dei quali era Francis Drake erano appoggiati dalla monarchia perché facevano gli interessi dei mercanti e degli imprenditori britannici. Infatti quando i pirati s’impadronivano di una rotta precedentemente gestita dagli spagnoli, potevano vendere ai coloni prodotti inglesi e rifornirli di quei beni che precedentemente venivano dalla madre patria. In questo modo essi contribuivano all’espansione commerciale inglese. Le frequenti incursioni dei pirati produssero infine una reazione da parte della monarchia spagnola, ma l’esito del conflitto fu sfavorevole a Filippo II: nel 1588 l’invincibile armata (FLOTTA SPAGNOLA) per la prima volta fu sconfitta dalla più agile e veloce flotta inglese. La Spagna fu così costretta a firmare un trattato con l’Inghilterra ed accettare una suddivisione delle rotte atlantiche tra le due monarchie.
LA NASCITA DELLA REPUBBLICA DELLE PROVINCE UNITE
Paesi Bassi → Area Belga e Olandese dominio spagnolo (Filippo II)
Cause della rivolta:
- L’intransigenza religiosa di Filippo II
- L’incremento della pressione fiscale, dovuto alla politica di potenza condotta dal sovrano spagnolo
1° fase → Filippo II inizia il Duca D’Abba →
→ Politica repressiva intensificazione della rivolta
2° fase → Filippo II inizia Giovanni D’Austria
Sottomissione di ARRAS (1579) la rivolta continua solo nelle province calviniste →
→ Le province cattoliche accettano di tornare sotto la sovranità spagnola
1581 → Proclamazione della Repubblica delle Province Unite (riconoscimento a livello internazionale → Pace di Westfalla 1648)
L’area dei Paesi Bassi era sotto il dominio della Spagna e costituisce una delle zone più sviluppate d’Europa dal punto di vista economico.
Nel XVI secolo lo sviluppo mercantile e manifatturiere dei Paesi Bassi era stato impetuoso: in particolar modo il settore tessile aveva incrementato in modo molto consistente sia la produzione sia l’esportazione di stoffe e manufatti.
Questi venivano venduti a prezzi concorrenziali rispetto ad esempio ai prodotti italiani, che erano di qualità più elevato, ma molto costosi e destinati quindi a una clientela molto ristretta e facoltosa.
I manufatti olandesi erano di qualità medio-alta e più accessibili per quanto riguarda i prezzi, perciò i Paesi Bassi conquistarono rapidamente vaste fette di mercato, e gli imprenditori e i mercanti dei Paesi Bassi reinvestirono i guadagni nell’empiamente della produzione e della rete commerciale.
L’area Belga e Olandese era anche caratterizzata da una grande tolleranza religiosa e molti di coloro che in altre nazioni erano perseguitati dall’inquisizione cattolica si avevano trovato rifugio.
Carlo V non era mai intervenuto in senso repressivo negli affari interni di questa area, ma quando nel 1556 Re di Spagna divenne Filippo II tutto cambiò. Il nuovo sovrano infatti introdusse l’inquisizione spagnola e diede il via ad una sanguinosa repressione nei confronti di coloro che non obbedivano all’ortodossia cattolica. Cominciarono le condanne a rogo dei presunti eretici e l’Inquisizione fece largo uso della tortura per indurre i sospettati a rendere la confessione di eresia.
In un contesto del genere la politica religiosa di Filippo II era destinata a produrre degli effetti devastanti infatti gli abitanti dei Paesi Bassi non sono infatti disponibili a rinunciare alla loro tradizione di tolleranza religiosa e considerano l’ingerenza del Re è come una forma di prevaricazione. Un altro elemento che scatena la rivolta dei Paesi Bassi è la volontà del sovrano di incrementare il peso fiscale nelle province di questa area. È chiaro che questa misura danneggiava gravemente l’economia dei Paesi Bassi fondata sulla produzione manifatturiera e sugli scambi mercantili: gli imprenditori e i mercanti avevano meno denaro da reinvestire nelle loro attività. Perciò la rivolta sorse con una energia che il Re spagnolo non si aspettava. Egli inviò il Duca D’Alba per sedare la rivolta ma quest’ultimo usò dei metodi talmente repressivi e sanguinari che la resistenza delle province si intensificò. Filippo II fu quindi costretto a inviare un nuovo rappresentante Giovanni D’Austria che agì in maniera più diplomatica e ottenne che le province meridionali, a maggioranza cattolica, tornassero sotto la sovranità spagnola (Sottomissione di ARRAS (1579)). Ma le province settentrionali, a maggioranza calvinista, continuarono la ribellione e nel 1581 crearono la repubblica delle province unite guidata da uno Staatholder (dotato di potere esecutivo) da un’assemblea parlamentare (che esercitava il potere legislativo).
Tuttavia solo nel 1648 con la pace di Westfalia la Spagna rinuncerà definitivamente alle sue pretese sui Paesi Bassi riconoscendone l’indipendenza.
LE GUERRE DI RELIGIONE IN FRANCIA
Se escludiamo la guerra dei 30 anni in cui le motivazioni di carattere politico furono comunque prevalenti rispetto a quelle religiose, le guerre di religione in Francia furono l’ultimo significativo episodio di conflitto tra confessioni differenti. In Francia i conflitti furono favoriti da un periodo di debolezza della monarchia francese: infatti Enrico II era morto prematuramente lasciando due figli in minore età. Perciò vi fu un periodo di reggenza in cui Caterina dei Medici, moglie del Re, esercitò il potere. Per la legge salica soltanto i discendenti maschi potevano assumere il titolo regio; la reggenza perciò era un periodo in cui chi deteneva temporaneamente il potere non poteva esercitare con la stessa efficacia tutte le prerogative di un monarca.
ASSOLUTISMO MONARCHICO
• Teorie di JEAN BODIN “Il Re è al di sopra delle leggi”:
→ Reazione al periodo delle lotte di religione in Francia, che aveva visto al potere monarchico partemente EROSO dai conflitti interni alla nobiltà.
MONARCHIA DI LUIGI XIV:
• Centralizzazione del potere:
→ riforma amministrativa
→ creazione degli Intendenti (nominati dal Re per controllare l’operato degli amministratori locali)
In campo economico → politica Mercantilistica (protezione e aggressività in politica estera per aprire nuovi mercati alla promozione interna)
In campo religioso → Gallicanesimo (creazione di una chiesa francese separata) e revoca dell’Editto di Nantes
LA TEORIA DI JEAN BODIN
Jean Bodin è il massimo teorico dell’assolutismo monarchico. Egli sostiene che il sovrano è al di sopra della legge: il suo potere è quindi assoluto e deriva direttamente da Dio, quindi non può essere messo in discussione. La teoria di Bodin si afferma in virtù di una sorta di reazione che si verifica rispetto alle lotte interne alla nobiltà francese che si erano intrecciate ai conflitti religiosi tra cattolici e ugonotti (di religione calvinista). Tali rotte si erano concluse con l’Editto di Nantes nel 1598 con cui si garantiva libertà di culto agli ugonotti e si proibiva qualsiasi forma di discriminazione religiosa nell’accesso alle cariche pubbliche con questo Editto si afferma per la prima volta in Europa il principio della libertà religiosa.
LE RIFORME AMMINISTRATIVE DURANTE IL REGNO DI LUIGI XIV
Luigi XIV di Francia incarna perfettamente il modello di monarca assolutistico. Molto significativa è la riforma amministrativa che egli impone per accentrare nelle sue mani i poteri relativi al controllo delle amministrazioni periferiche. Egli infatti riorganizza e razionalizza la Burocrazia pubblica, che però subisce un processo di ampliamento, come sempre accade quando il potere centrale controlla capillarmente i poteri locali. Luigi XIV crea perciò delle nuove figure di funzionari pubblici: gli Intendenti. Questi ultimi hanno il compito di controllare che nelle amministrazioni locali vengano rispettate e applicate le direttive del sovrano e relazionano periodicamente al monarca stesso, ovviamente intendenti sono tutti di nomina Regia.
LA RIFORMA MILITARE DI LOUVOIS
Luigi XIV attua una politica estera volta a conferire alla Francia un ruolo da grande potenza perciò egli ha necessità di disporre di un esercito ben guidato ed organizzato. Di questa opera di riorganizzazione viene incaricato un suo ministro Louvois che riesce a rendere più efficiente e moderno l’addestramento militare e soprattutto introduce dei criteri meritocratici nella scelta dei generali. In pratica mentre prima queste cariche potevano essere occupate soltanto da ufficiali di estrazione nobiliare, con la riforma di Louvois esse possono essere ricoperte anche dai non nobili perché ciò che conta è in primo luogo l’abilità del futuro generale. In questo modo sono i migliori ad emergere indipendentemente dalla loro origine sociale.
LA POLITICA MERCANTILISTICA DI COLBERT
In campo economico il ministro Colbert attua una politica mercantilistica: essa si fonda sull’integrazione tra misure protezionistiche e politica estera aggressiva, indirizzata ad aprire nuovi mercati per la produzione francese.
N.B.
Per Politica Protezionistica s’intende una politica economica volta a “proteggere” la produzione nazionale attraverso l’imposizione di dazi doganali. In questo modo s’impediva che un determinato prodotto proveniente dall’estero possa risultare concorrenziale rispetto al prodotto interno.
Il contrario del protezionismo è il Liberismo (da non confondere con il Liberalismo, che non è una dottrina economica ma politica) in base al quale lo stato non deve intervenire nel libero gioco delle forze economiche; inoltre tutto deve essere lasciato alla libera concorrenza tra produttori.
Colbert associa alla attuazione di misure protezionistiche una politica estera di espansione che deve garantire alla produzione interna francese la possibilità di espandere massicciamente in altri paesi.
LA POLITICA RELIGIOSA (GALLICANESIMO) DI LUIGI XIV
Luigi XIV che come abbiamo visto ha una visione accentratrice del potere, tende ad assumere il controllo anche della vita religiosa. Infatti egli aspira a creare una chiesa nazionale francese, provvedendo lui stesso a nominare dei vescovi (Gallicanesimo). Questa pretesa di Luigi XIV crea degli attriti con la Santa Sede, ma la debolezza del potere pontificio in questa particolare fase storica, fa sì che si arrivi a un compromesso in base al quale il Re può nominare solo una parte dei vescovi francesi (circa una 40ina). Inoltre Luigi XIV dimostra di non avere alcuna intenzione di rispettare il pluralismo religioso introdotto dall’Editto di Nantes (1598): anzi nel 1685 procede alla sua revoca e riprende le persecuzioni contro gli ugonotti. È chiaro che in questo caso il potere politico interferisce gravemente con il potere religioso.
L’INGHILTERRA PRERIVOLUZIONARIA
Il XVII secolo non è caratterizzato solo dal prevalere dell’assolutismo monarchico ma anche dalla formazione della prima monarchia costituzionale, quella inglese, che si afferma nel 1689 a conclusione di un luogo e complesso processo rivoluzionario che inizia nel 1641. All’inizio del XVII secolo l’Inghilterra era in piena espansione economica, con una borghesia mercantile in decisa ascesa: i ceti produttivi, vero motore dello sviluppo economico, cominciavano a reclamare una rappresentanza e una possibilità d’intervento anche a livello politico.
La struttura sociale inglese in questa fase si può configurare come segue:
- Alta Nobiltà (latifondisti) legate alla corte
- Piccola Nobiltà (Gentry) coinvolte in attività produttive e mercantili
- Borghesia Cittadina (funzionari, professionisti, mercanti)
- Piccoli Proprietari terrieri (Yeomen)
- Indigenti
È significativo il fatto che nel processo rivoluzionario ad avere un ruolo decisivo saranno la Gentry e la Borghesia Cittadina, i ceti produttivi della società.
Il desiderio di emergere di questa parte della società inglese trova un ostacolo nel tentativo, attuato da due sovrani Giacomo I e Carlo I Stuart di conferire a loro potere un carattere più assolutistico ciò andava contro le tradizioni inglesi che fin dal 1215 (data di emanazione della Magna Charta Libertatum) stabilivano un limite all’autorità regia. Infatti con questo documento si proibiva al sovrano di imporre nuove tasse senza prima aver ottenuto l’approvazione di un consiglio formato da 25 esponenti della nobiltà. Con il tempo però questo primo nucleo di assemblea nobiliare si era trasformata in un Parlamento articolata in due camere: la Camera dei Comuni e la Camera dei Lords (attualmente essa ha un valore puramente onorifico, ma allora aveva il potere di bloccare le deliberazioni della Camera dei Comuni). La Camera dei Comuni era elettiva e vi era rappresentata largamente la borghesia, mentre la Camera dei Lords era riservata solo ai discendenti delle grandi famiglie nobiliari.
Effettivamente durante il Regno di Giacomo I e di Carlo I Stuart si ebbe una limitazione dei diritti individuali.
Nel 1629 fu presentata al sovrano la cosiddetta “Petizione dei Diritti” con la quale si chiedeva il rispetto di alcune garanzie (ad esempio il diritto di non essere arrestati senza una precisa accusa e di non essere detenuti senza un termine preciso in assenza di una condanna).
Tuttavia il conflitto più violento e decisivo tra Parlamento e Re si ha a partire dal 1641. Infatti il Re Carlo I si trovava nella necessità di ottenere l’autorizzazione del Parlamento per imporre nuove tasse destinate a sostenere l’azione repressiva contro i ribelli in Scozia. Il Parlamento si oppone alla richiesta del Re e viene sciolto quasi immediatamente (corto-Parlamento).
Tuttavia il sovrano non può eludere la legge e quindi è costretto a riconvocarlo. Questa volta il Parlamento trova un accordo nella sottoscrizione di un documento definito “Grande Rimostranza” con il quale si denunciava l’autoratismo del sovrano e anche il ruolo eccessivamente condiscendente assunto dalla Chiesa Anglicana nei confronti della Monarchia. È un inizio di un processo rivoluzionario: questa volta il Parlamento non accetta disciogliersi (lungo-Parlamento) e la parola passa alle armi.
Vengono reclutati due eserciti: uno filomonarchico e l’altro di ispirazione repubblicana, decisa ad abbattere definitivamente la monarchia. L’esercito repubblicano (New Model Army) si era formato su base volontaria ed avere due caratteristiche fondamentali:
1. Un livello distruzione decisamente più alto di quello normalmente presente in altri eserciti;
2. Un orientamento ideologico e politico molto definito.
Per questi motivi il New Model Army era spinto da una consapevolezza politica molto forte e quindi era molto più motivato rispetto all’esercito filomonarchico, in gran parte reclutato attraverso la leva obbligatoria.
Questo spiega la facilità con cui il New Model Army riuscì ad imporsi, in maniera definitiva nella battaglia di Naseby (1645). Il sovrano Carlo I catturato viene condannato a morte e decapitato e tra il 1645 e 1660 l’Inghilterra conoscerà una nuova fase storica: quella della Repubblica Puritana.
Repubblica Puritana (1645-60):
R nasce dei Dibattiti di Putney Indipendenti Levellers Diggers
• Abolizione della Camera dei Lords
• Abolizione della Camera Stellata
• Concentrazione dei poteri nelle mani di Cromwell
• Emanazione dell’Atto di Navigazione
I DIBATTITI DI PUTNEY
Dopo la vittoria di Naseby l’esercito repubblicano non si sciolse ma diede luogo ai cosiddetti dibattiti di Putney.
Coloro che avevano combattuto per l’abbattimento della monarchia ora volevano avere un ruolo decisivo nella scelta del modello politico istituzionale che avrebbe dovuto sostituire il potere Regio.
Nel corso dei dibattiti emersero tre posizioni diverse:
1. Quella degli Indipendenti, guidati da Oliver Cromwell che miravano alla Reazione di una Repubblica ma senza mettere in discussione gli equilibri sociali già delineati. La posizione degli indipendenti si può definire una forma di Repubblicanesimo Moderato.
2. Quella dei Levellers che volevano l’istituzione di una Repubblica Parlamentare con l’adozione del suffragio universale maschile. Essi sostenevano la necessità di una redistribuzione equa della ricchezza. Nella futura società inglese non sarebbe dovuto esistere un incolmabile divario fra ricchi e poveri. Inoltre i Levellers sostenevano fortemente il principio della tolleranza religiosa.
3. Quella dei Diggers che erano a favore dell’abolizione della proprietà privata e quindi di una trasformazione radicale della città.
Nell’acceso dibattito politico per la definizione dei futuri assetti istituzionali prevalse la posizione degli indipendenti: tra il 1645 e il 1660 si ebbe quindi la Repubblica Puritana guidata da Oliver Cromwell. Cromwell abolì la camera dei Lords e la camera Stellata. Quest’ultimo organismo era stato creato nel 14° secolo come Tribunale destinato a colpire gli oppositori politici della monarchia. Naturalmente Cromwell non intaccò minimamente i tradizionali equilibri sociali; tuttavia in questa fase i ceti produttivi e mercantili furono sostanzialmente favoriti dalla politica del governo. Infatti Cromwell fece approvare l’atto di navigazione, con il quale si stabiliva il monopolio inglese di tutti i traffici commerciali tra l’Inghilterra e le colonie americane, nonché con le altre colonie che l’Inghilterra possedeva gli altri continenti. Soprattutto negli ultimi anni del suo governo (57-58), Cromwell accentra nelle sue mani una somma considerevole di poteri e questa diventa una causa di malcontento nei confronti della Repubblica, troppo dominata dalla figura di un solo uomo. Nel 1558 Cromwell muore; per due anni la sostituirà George Mank. In questa fase comincia a farsi strada visto l’esito deludente dell’esperienza repubblicana l’idea di una restaurazione monarchica. Nel 1660 infatti in Inghilterra si ristabilisce la monarchia con Carlo II cui succederà Giacomo II. Il periodo che va da questa data all’affermazione della monarchia Costituzionale (1669) è caratterizzato da una crescente tensione tra i monarchi e la borghesia inglese. Sia Carlo che Giacomo II vengono accusati di essere troppo vicini alla chiesa cattolica che in Inghilterra veniva considerata una vera e propria potenza temporale che mirava ad influenzare la politica interna del paese. Inoltre i due sovrani si comportano come due monarchi assoluti e ledendo i diritti individuali. La rinascente opposizione chiede a Guglielmo D’Orange di accettare la guida del movimento che avrebbe dovuto abbattere la monarchia di Giacomo II. Si arrivò ad un nuovo scontro armato che fu vinto dagli oppositori; nel 1689 fu emanata il Bill Of Rights una Corte Costituzionale in cui venivano fissati i limiti di azione della monarchia come il divieto di possedere un esercito personale e si fissavano dei diritti fondamentali come la libertà di Parola, di Stampa e di Associazione. È significativo il fatto che Guglielmo D’Orange fu proclamato se solo dopo aver giurato di rispettare integralmente il Bill Of Rights. La monarchia costituzionale è un’istituzione in cui il Re detiene il potere esecutivo ma quello legislativo spetta al Parlamento, liberamente eletto. Il monaco non è al di sopra della legge come nell’assolutismo ma, al pari di tutti i cittadini deve riconoscere e rispettare la Corte Costituzionale che è il vero fondamento dello Stato.
L’ETÀ ILLUMINISTICA
L’illuminismo è un fenomeno culturale che si sviluppa nel 18° secolo e ha origine in Francia. Esso rappresenta il presupposto di notevoli rivolgimenti sul piano filosofico e politico: basta pensare che dal pensiero politico illuminista deriveranno eventi storicamente decisivi come le monarchie illuminate della Mitteleuropea, la guerra d’indipendenza americana e la rivoluzione francese.
I fondamenti essenziali del pensiero illuministico si possono riassumere come segue:
1. La convinzione che la realtà sia regolata da leggi razionali che l’uomo può comprendere e individuare attraverso la ragione di cui è dotato.
2. L’idea dell’eguaglianza di tutti gli uomini basata sulla constatazione che tutti sono dotati di ragione.
3. La convinzione che la ragione debba aiutare l’uomo a superare tutti i pregiudizi vincendo l’ignoranza: gli illuministi esprimevano tutto ciò con l’immagine della luce che vince la tenebre.
4. Una concezione fondamentalmente antistoricistico della realtà: il passato è considerato come un cumulo di errori, una lunga tenebra di superstizioni e di ignoranza che gli illuministi devono cancellare; si nega perciò il valore del divenire storico.
5. La diffusione della cultura e del sapere diventa uno dei cardini fondamentali del processo di trasformazione sociale e politico.
6. L’affermazione della concezione dell’uomo come cittadino e non come suddito. Infatti un cittadino è dotato di diritti, compie le sue scelte autonomamente ed ha la facoltà di ribellarsi contro l’autorità ingiusta.
IL PENSIERO POLITICO ILLUMINISTICO
“MONTESQUIEU” E “L’ESPRIT DE LOIS”
I capisaldi del pensiero politico di Montesquieu si possono riassumere come segue:
1. L’affermazione della divisione tra i tre poteri fondamentali dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario).
2. L’affermazione del modello istituzionale della monarchia costituzionale, secondo l’esempio inglese.
3. L’adozione del Suffragio Censitario.
Sul principio della separazione tra i tre poteri fondamentali dello Stato è uno dei cardini della democrazia moderna. In particolare Montesquieu sostiene la necessità di garantire l’autonomia del potere giudiziario che non deve essere in alcun modo limitato dal potere esecutivo. La separazione fra i 3 poteri sarà uno dei fondamenti della costituzione degli Stati Uniti d’America. Nei casi in cui l’autonomia del potere giudiziario è stata lesa dal potere esecutivo, si è avuto un uso della magistratura divenuta uno strumento per perseguire gli oppositori politici ciò è avvenuto nei regimi dittatoriali e totalitari.
N.B.
Un regime dittatoriale si può definire altrimenti un regime autoritario classico in un uomo che concentra nelle sue mani tutti i poteri fondamentali dello stato fonda il suo potere sull’obbedienza dell’esercito, che reprime ogni forma di opposizione politica.
Due esempi sono il regime di Francisco Franco in Spagna e Pinochet in Cile. Un regime totalitario invece si fonda sull’uso dei mezzi di comunicazione di massa per condizionare l’opinione pubblica; inoltre in un totalitarismo si intende a controllare capillarmente la vita sociale di un individuo, ad esempio formandola ideologicamente fin dall’infanzia attraverso un inquadramento che avviene nella scuola, nelle associazioni giovanili, nelle associazioni sportive.
Montesquieu è un sostenitore del regime monarchico costituzionale inglese che riteneva il più equilibrato ed in grado di garantire la libertà fondamentali dell’individuo. Il pensatore francese è favorevole all’adozione del suffragio censitario (aveva diritto di voto chi pagava una certa quota di denaro in tasse). Infatti egli riteneva che concedere il diritto di voto anche ai ceti meno abbienti e ai nulla tenenti, potesse portare ad un sovvertimento troppo radicale degli equilibri sociali.
“CONTRATTO SOCIALE”
Nel “contratto sociale” Rousseau sostiene il principio della sovranità popolare il potere non appartiene ai monarchi per diritto divino, ma al popolo che lo delega ai suoi rappresentanti ad esempio i deputati di un parlamento, ma anche i ministri. È chiaro che partendo da questo principio egli sostiene che se un governo tradisce il mandato degli elettori quindi del popolo e gli opprime essi hanno il diritto di ribellarsi e di destituire il governo stesso anche con mezzi violenti. Con questo principio Rousseau pone in discussione il rispetto dell’autorità in quanto tale: qualsiasi governo deriva la sua autorità dal popolo solo che può legittimarlo.
Sempre nel “contratto sociale” Rousseau definisce la proprietà privata come l’origine di tutte le disuguaglianze sociali.
Alle origini della civiltà infatti tutti gli uomini erano uguali: è dal momento in cui si afferma la proprietà privata che iniziano i conflitti tra gli individui per il possesso dei beni Rousseau traccia un’immagine idealizzata dello “stato di natura” in cui si trovava in origine l’uomo. Il progresso della civiltà quindi non ha significato solo l’acquisizione di vantaggi ma anche l’aumento del tasso di conflittualità tra gli uomini infine Rousseau si pone come un sostenitore della “Democrazia diretta”: va notato però che essa è possibile solo in piccole comunità, perché presuppone che i singoli individui esercitino direttamente il potere legislativo.
N.B.
È chiaro che in un organismo così complesso come uno Stato l’unica forma possibile di Democrazia è quella rappresentativa (attraverso cui i cittadini delegano i propri rappresentanti ad esercitare il potere legislativo ed esecutivo). Tuttavia uno strumento di Democrazia diretta che esiste anche nelle Democrazie rappresentative è il Referendum.
In Italia il Referendum abrogativo presuppone però la partecipazione del più del 50% degli aventi diritto al voto altrimenti esso viene invalidato. In altre nazioni, come la Svizzera, non esiste invece un quorum.
PENSIERO POLITICO DI KANT
Il filosofo Immanuel Kant nell’opuscolo “Che cos’è l’illuminismo?” sostiene che l’illuminismo stesso costituisce l’uscita dell’umanità da uno stato di minorità. Kant sostiene che in passato gli uomini sono sempre stati in soggezione di fronte a varie forme di autorità (il monarca, la chiesa): egli è stato suddito non cittadino. Egli non ha esercitato la sua libertà di giudizio e di critica che invece è una delle facoltà fondamentali dell’individuo. L’autorità per Kant non deve essere esercitata arbitrariamente e può essere sottoposta a contestazione.
Tuttavia il modello politico che egli propone è quello della monarchia illuminata, in cui il sovrano, pur mantenendo poteri assoluti, concepisce il suo ruolo non come possibilità di imporre la sua volontà anche ingiustamente, ma come servizio nei confronti dello Stato e dei cittadini.
Il sovrano illuminato deve per ispirarsi alla filosofia illuministica, adoperandosi per il bene comune e per il progresso civile, impegnandosi a eliminare ingiustizie e superstizioni.
I PRIMI INSEDIAMENTI EUROPEI NEL NORD-AMERICA
Le prime esplorazioni europee nella parte nord del continente americano furono condotte dai fratelli Caboro per conto della monarchia inglese che intendeva recuperare terreno nella corsa alle esplorazioni geografiche in cui la Spagna e il Portogallo detenevano una posizione di predominio. Più o meno negli stessi anni il francese Cartier risalire il fiume San Lorenzo.
Inglesi e Francesi furono i primi colonizzatori dell’America del Nord; i secondi si insediarono più a nord nell’area che attualmente costituisce Quebec mentre i primi i stabilirono più a sud nelle aree che attualmente costituiscono l’East Coast. In quest’ultimo caso si trattava di un’area piuttosto vasta che presentava notevoli differenze morfologiche ed ambientali. Infatti l’area settentrionale della East Coast era caratterizzata da terreni umidi e acquitrinosi e quindi poco adatti all’agricoltura; invece nel sud i terreni erano molto fertili e adatti alla coltivazione. Tutto questo determina due differenti sistemi economici: a nord si sviluppò un’economia fondata sulle manifatture e commerci, mentre nel sud fu l’agricoltura ad area il ruolo economicamente più importante: infatti si svilupparono grandi latifondi, coltivati per lo più da schiavi, importati dall’Africa. Gli schiavi giungevano in America attraverso il cosiddetto commercio triangolare. Gli schiavi venivano coltivati nel Golfo di Guiseo trasportati nei porti spagnoli portoghesi da dove le navi ripartirono per arrivare fino ai Cavarli dove vi era il più grande mercato degli schiavi del pianeta. Da li ripartivano per fare un nuovo carico.
I Portoghesi e Spagnoli avevano il controllo di gran parte del mercato degli schiavi, ma anche gli inglesi praticavano questo commercio, anche se va riconosciuto che essi nel XVIII secolo furono i primi ad abolire la schiavitù. I rapporti dei coloni francesi e inglesi con le tribù pellerossa del nord-America inizialmente non furono conflittuali: anzi si svilupparono dei commerci vantaggiosi per tutte e due le parti. In realtà il vero scontro tra americani di origine europea e tribù pellerossa avverrà nel XIV secolo quando comincerà il processo di espansione verso ovest: questo comporterà la sottrazione alle tribù di territori vitali per la loro sopravvivenza portando eventualmente a un duro conflitto.

I RAPPORTI TRA COLONI INGLESI E MADRE-PATRIA
I territori dei coloni inglesi erano considerati sottoposti pienamente all’autorità inglese. Nella seconda metà del 700 si crearono delle tensioni tra le colonie e la madre-patria soprattutto per motivazioni economiche, che si possono riassumere in due parti:
1. L’incremento delle tasse (imposte indirette) dovuto alla dispendiosa politica estera inglese.
2. Il monopolio, svantaggioso per i coloni esercitato dall’Inghilterra sul commercio di determinati prodotti.
Una legge imposta ai coloni particolarmente dannosa fu lo Stamp Act in base al quale ogni contratto è atto legale doveva essere redatti in una carta da bollo, ovviamente questo comportava un notevole aumento dei costi e risultava particolarmente svantaggioso per i commercianti e gli imprenditori: infatti tutti i contratti di compravendita e di istituzioni di nuove società dovevano essere su carta bollo. Un'altra legge che sollevò le proteste dei coloni fu Tea Act, con le quali si ribadiva il divieto di comprare tè da fornitori diversi da quelli inglesi. Poiché il tè inglese poteva arrivare a costare quasi il doppio di quello venduto dagli inglesi, i coloni arrivavano a una forma di protesta clamorosamente.
Apostolo un gruppo di contestatori travestiti da pellerossa buttarono in mare il carico di tè di una nave inglese.
FRANCIA PRERIVOLUZIONARIA
LA CRISI FINANZIARIA
Il processo rivoluzionario francese ha cause molteplici e profonde; tuttavia la causa occasionale, che costituì il catalizzatore di un drammatico cambiamento nella politica e nella società francese, fu legata alla crisi finanziaria che attraversava la Francia durante la Monarchia di Luigi XVI. Questa crisi era stata provocata dalla dispendiosa politica estera che la Francia aveva condotto fin dai tempi di Luigi XIV: la politica di Potenza attuata dai sovrani francesi prevedeva indubbiamente notevoli spese militari. Inoltre occorre ricordare che la nobiltà e il clero godevano di esenzioni di scali e quasi tutto il peso fiscale ricadeva sul cosiddetto Terzo Stato (formato dai ceti produttivi, mercantili, e imprenditoriali da funzionari e liberi professionisti). Gran parte dell’imposizione fiscale era costituita comunque da imposte indirette (sui consumi). La nobiltà era formata da grandi proprietari terrieri che vivevano di rendita e mantenevano in gran parte l’agricoltura in uno stato di arretratezza: i nobili perciò non contribuivano in maniera costruttiva lo sviluppo dell’economia. Analoga era la situazione del clero, che possedeva grandi abbazie e latifondi. Oltre a non pagare le tasse i due ordini godevano di uno status giuridico e quindi di privilegi anche in questo campo. Non vi era quindi un’eguaglianza giuridica in Francia.
I TENTATIVI DI RIFORMA
Luigi XVI sollecitato dai suoi ministri si era reso conto che la situazione finanziaria era ormai insostenibile e aveva affidato al ministro Necker di elaborare un piano di riforme fiscali.
Quest’ultimo intendeva introdurre una tassazione diretta che colpisse anche i patrimoni dei nobili e del clero; Tuttavia questi due ordini si ribellavano e Necker fu costretto alle dimissioni ma il Re dovette presto richiamarlo perché le casse dello Stato erano ormai quasi vuote. La Nobiltà e il Clero chiesero allora la convocazione degli Stati Generali, un assemblea consultiva in cui erano rappresentati Nobiltà, Clero e Terzo Stato.
DAGLI STATI GENERALI ALLA PRESA DELLA BASTIGLIA
I Stati Generali erano formati dalle rappresentanze dei tre ordini; il voto però era per ordine e quindi il clero e la nobiltà finivano sempre per allearsi contro le richieste del Terzo Stato. Il Terzo Stato tuttavia chiese subito che i suoi rappresentati fossero raddoppiati con la motivazione che la fascia sociale che esso rappresentava era molto più estesa del clero e della nobiltà (non più del 3% dell’intera popolazione francese) gli altri due ordini dovettero cedere non senza lunghe discussioni. Il secondo passo della strategia del Terzo Stato fu chiedere che il voto fosse espresso individualmente: poiché questo avrebbe ribaltato i tradizionali rapporti di forza. I due ordini della Nobiltà e del Clero si oppongono con molta fermezza. Il Terzo Stato attuò allora una secessione: i suoi rappresentanti si chiusero nella cosiddetta stanza della pallacorda e giurarono di non uscirne finché non avessero dato alla Francia una costituzione. Dopo qualche giorno alcuni rappresentanti del clero e della nobiltà cominciarono a partecipare alle riunioni nella stanza della pallacorda frantumando così di fronte l’opposizione delle riforme. Si arrivò così nel Giugno 1789 alla formazione di un’assemblea costituente. È importante sottolineare che inizialmente la volontà dell’assemblea era quella di creare una Monarchia Costituzionale sul modello inglese e che fu la posizione del Re non disposto a cedere su questo punto a radicalizzare il processo rivoluzionale.
Tuttavia la convinzione generale era che il Re avrebbe dovuto rassegnarsi alla nuova situazione, l’intransigenza del sovrano provocò comunque una certa agitazione tra i ceti popolari cittadini ed in particolare nel movimento dei sanculotti (“sans coulottes”). L’episodio più significativo in questa fase fu l’assalto alla Bastiglia, portato proprio dai sanculotti: la bastiglia era un carcere dove venivano tenuti gli oppositori politici; tuttavia al momento dell’attacco era quasi vuoto. L’assalto però assunse un forte valore simbolico di rifiuto di ogni forma di oppressione e di autoritarismo.
LA NUOVA ASSEMBLEA COSTITUENTE E I PRIMI PROVVEDIMENTI DI RIFORMA
Il primo provvedimento importante deliberato dall’assemblea nazionale fu il decreto sull’eversione della feudalità (agosto 1789) con il quale si eliminavano tutti i vincoli feudali e di fatto si cominciava a smantellare la struttura fondamentale dell’ancien regime. Nello stesso mese venne approvata dall’assemblea la dichiarazione “DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO” nella sua prima versione. Per la prima volta si afferma che l’uomo in quanto tale ha dei diritti inalienabili come il diritto alla libertà personale, il diritto alla libertà di parola, di stampa e di associazione, il diritto alla proprietà privata. Quest’ultimo elemento mostra il carattere tipicamente borghese della prima dichiarazione: ciò che conta veramente è la tutela dei diritti individuali; il fatto che venga sottolineato il diritto dell’individuo alla proprietà privata dimostra che in questa fase è la borghesia moderata la forza trainante della rivoluzione.
LA COSTITUZIONE CIVILE DEL CLERO (1790)
Un capitolo a parte riguarda i rapporti della Francia Rivoluzionaria con la Chiesa e con il Clero.
La chiesa romana infatti veniva considerata non solo una forza reazionaria ma anche uno stato estero in grado di interferire nella politica interna francese.
Gran parte dei beni della Chiesa vennero espropriati così come accadde a quelli dei nobili; con la Costituzione Civile del Clero si stabilì che i componenti del clero stesso fossero stipendiati dallo stato ma dovessero giurare fedeltà al nuovo stato francese. In pratica l’obbedienza allo stato doveva avere la precedenza sull’obbedienza alla chiesa. Una parte consistente del clero aderì alla Costituzione Civile; in maggioranza si trattava di religiosi appartenenti al cosiddetto “Basso Clero” (formato essenzialmente dai parroci). Tuttavia anche qualche esponente dell’Alto Clero aderì alla riforma sia pure a titolo personale. Una frazione abbastanza numerosa di rappresentanti dell’Alto Clero rifiutò la Costituzione Civile dando vita al movimento dei “refrattari”.
LA FUGA DEL RE E LA RADICALIZZAZIONE DEL PROCESSO RIVOLUZIONARIO
La Rivoluzione avvenuta in Francia aveva destato molte preoccupazioni tra gli Stati Europei: le monarchie assolute che governavano quasi tutto il continente vedevano nel fenomeno rivoluzionario un pericolo e temevano che si rifondesse in tutta Europa perciò presto alcune nazioni cominciarono a ipotizzare la formazione di una coalizione antifrancese. Per la Francia dunque si prospettava la necessità di affrontare una guerra in una fase così delicata dal punto di vista politico e istituzionale. In questo clima il tentativo di fuga attuato dal Re Luigi XVI ebbe una risonanza particolarmente grave: il sovrano fu catturato a Varenne mentre cercava di varcare il confine per cercare ospitalità presso le altre monarchie. Egli fu accusato di alto tradimento e il suo destino fu oggetto di una accesa discussione nell’ambito della convenzione Nazionale, il Parlamento che si era formato con l’introduzione della cosiddetta “Costituzione dell’anno I”.
LINEE GENERALI DELLA COSTITUZIONE DELL’ANNO I
La Costituzione dell’anno I prevedeva la formazione di una monarchia costituzionale in cui il re avrebbe esercitato il potere esecutivo e mantenuto in determinati casi il diritto di veto riguardo le deliberazioni del Parlamento. Quest’ultimo doveva essere eletto a suffragio censitario ed esercitare il potere legislativo. Il potere giudiziario, gestito dalla magistratura, era indipendente dal potere esecutivo. Il sovrano manteneva anche il diritto di nominare i ministri, ma essi dovevano prendere conto del loro operato in Parlamento. Come si può notare si tratta di una Costituzione piuttosto moderata, ma Luigi XVI non intendeva rinunciare alle sue prerogative di monarca assoluto, che traeva la legittimità del suo potere dall’origine divina della monarchia stessa. La sua fuga era il tentativo di elaborare una rete di sostegno internazionale contro la Francia Rivoluzionaria per restaurare l’assolutismo monarchico.
LO SCONTRO SULLA SORTE DEL RE E LA VITTORIA DEI GIACOBINI
La convenzione nazionale era costituita da deputati eletti in vari distretti (dipartimenti) e rappresentavano in larga parte più specifici interessi che un ben definito movimento politico. Tuttavia si potevano distinguere alcuni orientamenti ideologici precisi: alla destra dello schieramento parlamentare vi erano i cosiddetti “foglianti”, che sostenevano l’idea di una monarchia costituzionale ed erano favorevoli a salvare un re non condannandolo a morte; al centro dello schieramento vi era la cosiddetta palude costituita da deputati privi di un deciso orientamento politico e legati esclusivamente agli interessi dei dipartimenti in cui erano stati eletti; a sinistra vi erano due raggruppamenti: i Giacobini e i Montagnardi.
I Giacobini erano dei democratici radicali, in larga parte favorevoli alla Repubblica e all’introduzione del suffragio universale. Essi inoltre avevano forti legami con il movimento popolare dei sanculotti. Infine i Montagnardi erano a favore della pena di morte per il Re. Tuttavia all’interno del movimento Giacobino avvenne una scissione provocata da alcuni deputati del dipartimento della Gironda, contrari alla condanna del sovrano: uno dei capi di questa frazione Danton fu assassinato il ché da l’idea del clima di scontro politico esistente in questa fase in Francia.
IL PERIODO GIACOBINO E IL TERRORE
I Giacobini riuscirono ad imporsi all’interno dell’assemblea parlamentare: il re fu giustiziato dopo essere stato processato per alto tradimento. I Giacobini si trovarono a gestire effettivamente le leve del potere anche perché nel frattempo la situazione internazionale si andava facendo sempre più difficile per la Francia che si trovava ad affrontare una guerra contro le altre potenze europee coalizzate (in particolar modo l’Impero Asburgico: l’Inghilterra, la Russia e la Prussia). La difficile situazione Bellica, insieme all’instabilità interna fece sì che la Costituzione dell’anno III (una Costituzione Repubblicana) che estendeva i diritti democratici e prevedeva l’adozione del suffragio universale maschile, non entrasse mai in vigore. Infatti si rese necessario creare un Comitato di Salute Pubblica, formato da un ristretto numero di individui che aveva il compito di prendere i provvedimenti più urgenti sia in politica estera sia in campo interno. Uno dei provvedimenti presi da tale Comitato fu l’introduzione di un “Calmiere”: veniva fissato il prezzo massimo a cui poteva essere venduto ciascun genere di prima necessità nei mercati pubblici e veniva decisamente contrastato il fenomeno della borsa nera. Inoltre i Giacobini cercavano di frenare in tutti i modi le speculazioni e gli arricchimenti indettiti nel campo dell’approvvigionamento dell’esercito. La necessità di mantenere una compattezza interna contro le potenze straniere coalizzate portò però i Giacobini ad attuare una dura politica repressiva contro gli oppositori. Venne istituito il Tribunale del popolo, un Tribunale speciale che ricorse a giudizi sommari per colpire gli oppositori politici: un giudizio sommario si ha quando non vengono assicurate all’imputato le garanzie di difesa che esistono in un processo regolare. Un altro episodio significativo è la dura repressione attuata dai Giacobini riguardo all’insurrezione della Vandea: quest’ultima regione della Francia si era ribellata al regime Giacobino guidata dal clero refrattario che auspicava il ritorno della monarchia. La Repressione costò decine di migliaia di vittime.
L’EREDITÀ GIACOBINA – LA CADUTA DEL REGIME E LA RESTAURAZIONE TERMIDORIANA
Per quando il regime Giacobino sia stato nella particolare fase storica in cui si sviluppò un regime certamente illiberale esso lasciò comunque una eredità ideale importante. I Giacobini infatti affermarono con forza i valori repubblicani ed elaborarono una Costituzione (quella dell’anno III) che se fosse entrata in vigore avrebbe certamente garantito una partecipazione più ampia alla vita politica da parte dei cittadini (si pensi all’adozione del suffragio universale). Inoltre nella dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino nel 1793 vengono affermati per la prima volta i diritti economici e sociali: i cittadini, indipendentemente dalla loro estrazione sociale, devono avere pari opportunità, in base al loro merito. Inoltre nella dichiarazione del 1793 vengono ribaditi i doveri che la società ha nei confronti dei ceti più deboli: ogni cittadino deve poter vivere con dignità e quindi deve essere liberato dall’ignoranza e dall’indulgenza. La caduta del regime Giacobino avvenne nel Luglio del 1794: il capo riconosciuto dei Giacobini Maximilien Robespierre venne decapitato; cominciò una feroce caccia contro il movimento Giacobino e la repressione che i termidoriani attuarono nei confronti dei loro oppositori politici non fu meno dura di quella realizzata dai Giacobini durante il periodo del terrore. I termidoriani erano detti così dal nome che aveva assunto il mese di Luglio nel nuovo calendario rivoluzionario (termidoro). Essi rappresentavano la borghesia moderata che però non voleva il ritorno della nobiltà, infatti il bene dei nobili erano stati espropriati e a beneficiarla erano stati soprattutto i borghesi. Se fossero tornati nobili avrebbero sicuramente rivendicato i beni confiscali. I termidoriani abolivano il Calmiere e non posero più freno alle speculazioni, sia per quanto riguarda la borsa nera, sia per quanto riguarda l’approvvigionamento dell’esercito.
1799-1815 ETÀ NAPOLEONICA
1815 – Congresso di Vienna e Restaurazione (affermazione del principio di legittimità e del principio di equilibrio)
1820-21 Moti di Ispirazione Liberale
1830-31 Moti di Ispirazione Democratica e Liberale
1848-49 1 Fenomeni rivoluzionari in Europa e prima guerra di Indipendenza in Italia
1848 – Concessione dello Statuto Albertino da parte di Carlo Alberto di Savoia
1860-61 1 Processo di unificazione della penisola italiana
1870 1 Occupazione di Roma
1871 – Roma Capitale

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