crisi del 1300

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Testo

Gli anni del 1300 sono caratterizzati da una profonda crisi sociale, economica e demografica che colpì quasi tutta l’Europa. Alcuni storici hanno dato importanza al fatto che questi anni sono stati contraddistinti da dei cambiamenti climatici che possono essere stati una delle cause di tale decadimento. Infatti sappiamo che si ebbe una piccola glaciazione, accompagnata da una piovosità eccessiva che faceva marcire i raccolti. Al contrario nell’Europa settentrionale si ebbero dei periodi di siccità. Questo portò ad una crisi alimentare poiché la popolazione aumentava eccessivamente rispetto alle risorse alimentari. Quindi si giunse ad un periodo di carestia che indusse la popolazione a sfamarsi come poteva, ma la loro dieta, scadente, portò all’indebolimento dell’organismo e questo fu la causa della rapida diffusione delle epidemie. La crisi del ‘300 non fu causa di un solo fattore, ma di diversi messi insieme: fattori climatici, le continue guerre che erano combattute da soldati mercenari, che con il saccheggio si trasformavano in briganti ( esempio la Guerra dei cent’anni), la scarsa alimentazione, che furono la conseguenza della peste.
Nel 1331 la peste compare nell' impero cinese e da qui cominciò il suo cammino verso l'Europa. L'area di origine della pandemia sembra esser stata una regione dell'Asia centrale. La causa scatenante parrebbe esser stata la alta mortalità di roditori, in quelle regioni, dovuta alla scarsità di cibo conseguente all'irrigidimento delle condizioni climatiche. In assenza di roditori, le pulci, portatori del bacillo della peste, affamate, attaccarono anche l'uomo e gli altri mammiferi. Il tutto venne aggravato dal fatto che i rifiuti erano abbondanti a cielo aperto nelle città medioevali. Infine, tramite l'efficiente sistema di comunicazioni dell'impero mongolo propagò il contagio in poco tempo da un capo all'altro del continente asiatico, fino all'Europa. In particolare tutto sembra iniziato a Caffa, piccola colonia commerciale genovese, la quale fu assediata dai Mongoli nel 1347. Ma nel campo dei Mongoli era presente il bacillo della peste e, visto che non riuscivano a vincere, i Mongoli catapultarono i cadaveri infetti all’interno della città. Comunque si sarebbe diffusa lo stesso, anche perchè la peste fu introdotta nella vasta rete commerciale dei genovesi, che si estendeva su tutto il Mediterraneo. A bordo delle navi, nel 1347 il contagio raggiunse Costantinopoli, il Cairo e Messina. E di là, nei quattro anni successivi, si diffuse in tutta Europa, dapprima per mare e poi anche sulla terra ferma.
In Italia la peste risparmiò Milano, mentre a Firenze uccise quattro quinti degli abitanti. Gli effetti sulla popolazione furono senz'altro più gravi in Francia e in Italia che in Germania.
In alcuni decenni la popolazione europea si ridusse del 30 %; La pestilenza ebbe un’incidenza differenziata per ceti sociali e per fasce d’età: le persone agiate avevano maggiori probabilità di sopravvivere, mentre le popolazioni povere erano le più colpite. Invece i bambini, erano i più esposti al contagio per la maggiore fragilità corporea.
La peste apparve in due forme: quella BUBBONICA la quale provoca la comparsa di bubboni dopo giorni di febbre, che poi può dar origine alla peste POLMONARE, che ha un tasso di letalità più alto e che può trasmettersi da uomo a uomo. I poteri pubblici cercarono di intervenire tramite l’isolamento degli individui colpiti.
I medici dell'epoca rimasero disorientati di fronte a questo morbo, per loro incomprensibile e quindi molti ritennero che la peste fosse un castigo divino, e cercarono conforto nella religione. Per questo nacquero nuovi movimenti religiosi, i flagellanti, che vedevano nella penitenza la salvezza dall’ira di Dio; essi continuamente facevano delle processioni nelle strade, favorendo la diffusione della malattia.
Nella generale disperazione, vi furono altri che decisero di utilizzare ogni minuto della vita che gli restava nel divertimento, in particolare attraverso danze e musiche, tentando di allontanare, se non il contagio, almeno il pensiero di esso. Si ricordano in particolare in Francia, le “Danze Macabre” che si svilupparono probabilmente tra la fine del XIV secolo e l'inizio del successivo. Il termine deriva probabilmente da "danse macabré" o "danza dei Maccabei" eroi biblici il cui culto è avvicinato a quello dei morti.
In questo periodo a soffrire maggiormente, erano coloro che si trovavano ai margini della società medievale. Soprattutto in Germania l'epidemia fu accompagnata da una gravissima persecuzione degli ebrei, probabilmente la più grave fino alla Shoa. Questo ebbe inizio, quando la popolazione esasperata, individuò negli ebrei i colpevoli della catastrofe, forse perché collegavano il fatto che gli ebrei avevano ucciso Gesù. Già nel 1348 papa Clemente VI accusò gli ebrei di diffondere la peste avvelenando i pozzi, ma questo era impossibile dato che, l'epidemia attaccava anche dove non c'erano ebrei, e dove vi erano, anch'essi finivano vittime del contagio. L'accusa che gli ebrei avvelenassero fonti e pozzi cominciò a circolare, quando alcuni ebrei sotto tortura, avevano, ovviamente, ammesso questo reato. La loro confessione si diffuse rapidamente in tutta Europa, e scatenò un'ondata di violenze.
La peste portò all’ interno della società una enorme crisi, che si trasformò in un abbandono, da parte dei contadini, dei loro campi, poiché, a causa della poca popolazione, diminuiva la richiesta dei cereali. Però questo non portò alla diminuzione delle esigenze fiscali dei signori, che anzi, le aumentarono per compensare il calo dei guadagni. Per questo motivo sul finire del 1300 si verificarono delle rivolte contadine che vennero duramente represse dai signori. Tra queste ricordiamo le jacquerie che portò i contadini ad una ribellione di massa per protesta contro la devastazioni provocate dalla guerra tra Francia e Inghilterra e contro le prevaricazioni dei nobili. I jacques assaltarono chiese, monasteri, castelli. La ribellione dilagò in particolare nel Nord del paese, ma fu poi ostacolata dalla borghesia parigina e fu repressa.
Un’altra rivolta, invece, si ebbe in Inghilterra nel 1381, all’origine di cui vi fu la decisione del Parlamento, di introdurre una nuova tassa. I rivoltosi tentarono di marciare su Londra, sotto la guida di Wat Tyler e John Ball, per ottenere l’appoggio del re. Nei mesi successivi la rivolta fu domata e i suoi capi furono uccisi.
Mentre in Italia la situazione più grave, forse, era a Firenze, dove gli operai del settore della produzione laniera, chiamati Ciompi, erano in condizione d'inferiorità nei confronti dei maestri delle botteghe, i quali li retribuivano con misere paghe per giornate lavorative che duravano anche diciotto ore. Di fronte alla crisi che colpì il settore, con minacce di licenziamenti e ripetute diminuzioni dei salari la situazione precipitò nel 1378, con una rivolta di enorme proporzione che portò ad un conflitto tra Guelfi e Ghibellini che si contendevano il governo comunale. Figura di rilievo fu Salvestro dei Medici che cercò di far prevalere la fazione dei Ghibellini chiedendo l’appoggio popolare. Questo appello che fu accompagnato da promesse di riforme, portò poi ad una reazione a catena che sfociò in una rivolta in seguito alla quale i rivoltosi, guidati da un capo operaio Michele di Lando, ottennero la creazione di tre nuove Arti del Popolo, dopo essersi impadroniti del palazzo del podestà.

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