Costumi dal 1650 al 1700

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Testo

Mode e costumi di uomini e donne dal 1650 al 1700

MOMENTO STORICO:
In questo periodo in Europa c’è un processo di restaurazione delle monarchie sia in Francia, sia in Inghilterra. Si sta uscendo da un momento di lotte intense contro i puritani che avevano lasciato l’ossessione di vestiti eccessivamente rigorosi e casti per ricominciare a perdersi in un lusso forse maggiore di quello del Rinascimento. La moda sia maschile sia femminile di questo periodo, infatti, era caratterizzata da una certa frivolezza di cui abbiamo testimonianza non solo dai testi, si contano infatti, numerosi poemetti per uomini e donne che danno loro istruzioni su come vestirsi e truccarsi, ma anche dai numerosi ritratti che immortalavano la società del tempo abbigliata secondo le mode correnti.
Nella seconda metà del 1600 in Francia sorgeva la potenza di Luigi 14° chiamato anche “RE SOLE” che nella sua corte, in particolar modo quella di Versailles, dimostrò come in questo periodo ci fosse una particolare ricerca del lusso sfrenato. Nel 1685, con la revoca dell’editto di Nantes, ricominciò la persecuzione degli ugonotti (nonostante l’opposizione degli stati protestanti come Olanda e America) che coincide perfettamente con la repulsione per i loro costumi testimoniata dalla moda del tempo.
In Inghilterra in questo periodo Carlo 2° lottava per riottenere il suo trono e in seguito a vari esili in Francia riuscì nel suo intento nel 1660. Era legato a Luigi 14° da una trattato e dalla stessa moda nel vestire, anche se venne molto criticato dai contemporanei se messo a confronto con i pittoreschi costumi del padre Carlo 1° per la sua eccessiva frivolezza.
TERMINI TECNICI:
 Giubba: giacca da uomo
 Brache: pantaloni da uomo
 Falde: parte del soprabito che pende dalla cintura in giù
 Farsetto: corpetto imbottito che si indossava sopra la camicia
 Panciotto: corpetto aderente senza maniche e abbottonato davanti da portare sotto la giacca.
 Giustacuore: corpetto aderente abbottonato sul davanti poi diventerà una casacca lunga fino al ginocchio.
 Rosette: sorta di pon-pon
 Gorgiera: collare di tela finissima ornata di pizzi
 Tricorno: cappello con ala rialzata e piegata a formare tre punte
 Camauro: copricapo simile a quello indossato dal papa, una sorta di cuffia
 Manicotto: cilindro di pelliccia imbottito e aperto alle due estremità per accogliere le mani e ripararle dal freddo
 Busto: indumento parzialmente elastico usato dalle donne per modellare le linee del corpo. (= corsetto)
 Corpetto: sorta di gilè per donne più rigido di quello maschile
 Trina: merletto
 Crocchia: capelli raccolti a spirale sul capo
 Palissande: armatura di ferro per sostenere i capelli sulla fronte
 Fontange:copricapo formato da una calotta con delle fasce laterali che si innalzava sulla testa mediante una impalcatura di filo di ferro ricoperto di finissima tela o di merletti rigidamente ripiegati.
 Bolero: giacca lunga fin sopra la vita, tipica spagnola

ABBIGLIAMENTO MASCHILE:
L’abbigliamento maschile non subì netti cambiamenti rispetto al secolo precedente, i capi di base rimasero sempre la giubba e le brache, ma cambiò la loro linea.
La giubba (o casacca)
Si tratta di una sorta di giacca da portare sopra la camicia, e in seguito anche sopra al panciotto, molto più lunga che in precedenza, infatti vediamo che arrivava a coprire fino al ginocchio. Il taglio presentava una vita bassa che poteva o no essere attorniata da una cintura e presentava delle falde svolazzanti. Le maniche erano molto corte, arrivavano fino circa all’avambraccio e terminavano con un risvolto molto ampio e sfarzoso, anche se ben presto questo indumento venne usato solo dagli ecclesiastici, mentre tutti gli altri ricercavano abiti più adatti ai gusti della Restaurazione.
I cortigiani, fin dal 1650 utilizzavano un farsetto più piccolo, molto più simile ad un bolero, che non combaciava con la parte superiore dei pantaloni, tanto da far trasparire parte della camicia. Alle volte le maniche potevano essere di materiale e colore diverso dal resto dell’indumento, ma tutti gli orli erano sempre rifiniti da pizzi e pieghettature. Il collo era coperto da quello della camicia, anche se a volte questo presentava una apertura che veniva coperta da un fazzoletto multicolore, quello che poco tempo dopo sarebbe diventato una cravatta.
Dal 1670 viene introdotto un nuovo tipo di veste, molto più lunga, importata probabilmente dalla Persia. Il primo ad adottarlo fu Carlo 2° che in questo modo cercava di allontanarsi dalla costosa e criticata moda francese, ma che costò a lui stesso le critiche di Luigi 14°, infatti nel suo regno questa veste fu molto usata, si ma dagli uomini comuni, era quindi una critica che il re francese, che si riteneva arbitro della moda, muoveva contro la corte inglese.
Questo abito non è molto differente dalla casacca di cui prima, solo era più lunga, tanto da arrivare al ginocchio e coprire completamente i pantaloni. Era ampia e senza colletto, ma aveva una fitta abbottonatura dal collo all’orlo. Dopo poco venne reso più attillato in vita e scampanato in fondo, dove vennero aggiunti tre spacchi per renderlo più comodo anche per cavalcare e portare la spada. Sotto questo veniva indossato il panciotto, nuovo indumento nato proprio in questo periodo. Era nella linea del tutto uguale all’abito che vi era posto sopra, ma era molto più attillato, specialmente nelle maniche, ed era di qualche centimetro più corto. Inizialmente veniva nascosto del tutto o parzialmente, poi si cominciò a lasciare la casacca aperta per farlo vedere, anche perché le parti visibili erano fatte di stoffe variopinte, ricamate e costose. Fu in questo momento, dopo l’introduzione della giacca e del panciotto che nacque la vera cravatta, anche se inizialmente fu solo una fascia di lino annodata a farfalla o sotto il mento con un laccio; solo molti anni dopo sarebbero state create di pizzo. Erano comunque già da allora molto costose ma comunque molto ricercate.
In questo periodo venne a cessare l’uso del soprabito, sostituito dal mantello.
Pantaloni (e uose)
Intorno al 1660 1670, nascono dei nuovi modelli di pantaloni chiamati da Randall Home, che è lo scrittore che ce li descrive, “Pantaloni - gonna”. Questo modello era, infatti, molto largo e pieno di pieghettature proprio come una gonna normale, solo che erano divisi in due parti come dei pantaloni. Su questi inoltre venivano aggiunti dei nastri come nel farsetto.
Con l’utilizzo di giacche e panciotti vennero poi inventati anche dei pantaloni molto più attillati, lunghi fino al ginocchio e qui fermati da una fibbia o da bottoni. Poco sopra questi arrivavano le calze, anche queste attillate e fermate da giarrettiere, che a volte erano pure decorate da coccarde. Su questi pantaloni, ne venivano posti un altro paio più largo e decorato, che aveva un risvolto che cadeva sulla giarrettiera.
Anche le calzature di conseguenza dovevano mutare, non c’erano più, quindi i pesanti stivali che arrivavano fino alla coscia, ma ne vennero adottati di più corti, leggeri e aderenti. Le stesse scarpe avevano punte più slanciate e quadrate, aperte di lato e con linguette larghe e quadrate. Solitamente erano fatte di pelle nera con il tacco, anche molto alto di cuoio rosso.
Teste e cappelli
Questo periodo storico è caratterizzato dalle lunghe chiome che coprivano le spalle maschili, ma mentre i meno abbienti lasciavano vedere i propri capelli, gli appartenenti all’aristocrazia acquistavano delle vere parrucche, sotto le quali venivano celate le proprie chiome. In un primo periodo questi capelli posticci avevano un’apparenza naturale, ma in seguito divennero visibilmente fasulli e anche molto costose: in una delle ballate di Ruxburghe si dice:
“…Un ricco londinese, recatosi in campagna per riscuotere l’affitto dei suoi mezzadri, ha le tasche colme di denaro e in testa una parrucca che costa più di 3 ghinee. Fermatosi in una locanda gli viene dato più credito per la parrucca che porta che non per i soldi che ha in tasca…”
Gli uomini in questo periodo erano soliti portare principalmente due tipi di cappelli:
a) A PAN DI ZUCCHERO: con tesa stretta e rigida e cupola alta

b) DA CAVALIERE: con tesa larga e cupola bassa
Dopo il 1670 questo modello venne parzialmente
modificato, infatti, venne alzata la cupola e la tesa rivoltata da uno o due lati. Nel 1690 ci una nuova modifica che portò al cosiddetto tricorno, nel quale la tesa veniva ripiegata sui tre lati formando così tre punte. Questo copricapo era di colore prevalentemente nero e confezionato con feltro di castoro o con del panno. I più abbienti lo arricchivano con piume di struzzo o nastri, mentre i puritani e le classi più povere lo portavano disadorno. Ovviamente chi portava la parrucca teneva il cappello rigorosamente in mano, ma non per questo ne faceva a meno, era indispensabile sia in casa, sia fuori ( si poteva portare anche durante i pasti, a meno che non si fosse in presenza del sovrano). Per chi portava la parrucca nacque, però, il camauro, una sorta di cuffia da portare quando non si aveva la parrucca per non prendere freddo alla testa.
Non furono più in uso neanche i guanti, dilagò invece, la moda del manicotto; e scomparve anche il borsello, sostituito degnamente dalle tasche nelle giacche nelle quali erano sempre presenti: un grande fazzoletto, un pettine e una scatola contenente il tabacco da fiuto. Altro accessorio indispensabile fu il bastone da passeggio e lo spadino attaccato sotto il cappotto.

ABBIGLIAMENTO FEMMINILE
Nel periodo appena precedente al 1650 lo stile dell’abbigliamento femminile era definito “…creato con studiata negligenza…”in realtà era per dare l’effetto di una crescente libertà, anche se poi le donne continuavano a portare rigidi busti e corpetti.
Corpetti
Il corpetto era già in uso nel costume femminile da molto tempo per stringere il punto vita, in questo periodo però divenne ancora più stretto, allacciato davanti o, più frequentemente, dietro con lacci, fibbie o nastri. C’erano due correnti principali: le donne più eleganti lasciavano scoperte le spalle, mentre le più modeste le coprivano con delle sciarpe fissate all’interno della scollatura. Le maniche erano lunghe fino al gomito, anche se in Francia alle volte si usavano corpetti senza maniche per mostrare quelle della camicia.

Giacche
In Olanda, paese molto legato ancora ai puritani, si usavano semplici e modeste giacche di velluto, lunghe sui fianchi, foderate di pelliccia con maniche lunghe. Altrove, oltre a questa idea, si poteva trovare una sorta di coprispalle appena più lungo e chiuso sul davanti da un bottone o da un nastro; questo modello era confezionato con stoffe molto leggere ricamate e abbellite con pizzi, non nascondevano la pelle della donna, ma la velavano per evitare i commenti delle persone che la ritenevano troppo audace.
Gonne
Il modello della gonna adottato nel 1600 era sempre molto lungo, toccava sempre fino a terra, solitamente era dello stesso materiale del corpetto, tanto che per un certo periodo vennero confezionati uniti. Nelle corti si usavano gonne aperte sul davanti, con gli orli separati per far notare la sottoveste, che solitamente era molto ricca, più passava il tempo e più l’apertura si apriva per far notare sempre di più le stoffe della sottogonna. I sarti raccoglievano le due estremità dietro il corpetto con una arricciatura e la legavano con un nastro, era normale che questi modelli avessero uno strascico. Non tutte adottarono questa tecnica, alcune preferirono gonne intere, ma trovarono un trucco per mostrare la più modesta sottogonna mentre svolgevano le loro faccende: adottavano lo strato superiore come grembiule e contenitore e lo raccoglievano legandolo alla vita.
Capi di abbigliamento ugualmente importanti furono i grembiuli, che costituivano un capo essenziale sia per le donne borghesi, si per quelle di corte. Erano ornati con pizzi e merletti ed erano lunghi massimo fino al ginocchio.
Le scarpe erano coperte dalle lunghe gonne e quindi non ne abbiamo testimonianza diretta, sappiamo che probabilmente furono come quelle maschili, con colori più vivaci e tessuti più leggeri e delicati come raso e seta ricamata.
Acconciature
I capelli erano sempre raccolti sulla nuca in una crocchia, una sorta di spirale, e ai lati del viso venivano lasciati cadere dei boccoli abbastanza lunghi, molto più curati dei precedenti riccioli sulla fronte. A volte venivano usti anche capelli finti e tinti. Attorno al 1680 nacque la moda di dividere i capelli con una scriminatura centrale e far cadere masse di riccioli ai lati del capo, ma con il passare del tempo questi capelli venivano tirati sempre più in alto fino al 1690 quando venivano sostenute da una impalcatura di ferro sopra la fronte chiamata palissande. In Francia in onore dall’amante del re, madamigella Fontange, venne creato un buffo copricapo, il Fontange:era una calotta di tela finissima con delle bande laterali che si elevava in altezza sostenuta da fili di ferro coperti da merletti ben piegati o da lino(arrivava a 20 cm). Le puritane, invece, continuarono a portare delle caste cuffie.
Trucco
Era parte fondamentale della bellezza femminile. Vi furono vari poemetti pubblicati in questo periodo che consigliavano ad una donna come e con cosa truccarsi, e al giovane cosa regalare alla propria dama. Si suggerisce in che modo applicare i nei finti, anche se questa usanza veniva molto criticata, ma un libro del 1694 dice: “…Quanto è pietoso il neo capace di nascondere foruncoli o rughe che affliggono il viso femminile…”
Gli accessori indispensabili continuarono ad essere i ventagli, i manicotti, anche se portati spesso solo su un polso, i guanti lunghi, portati anche dentro casa, e le mascherine che oltre a rendere interessante e misteriosa la donna, la proteggevano anche dalle intemperie. I gioielli in uso continuavano ad essere spille collane e orecchini, anche per i maschi erano spesso usati anelli e le decorazioni sul petto.

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