Costume romano

Materie:Appunti
Categoria:Storia

Voto:

2.5 (2)
Download:269
Data:30.05.2005
Numero di pagine:4
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
costume-romano_1.zip (Dimensione: 363.17 Kb)
trucheck.it_costume-romano.doc     399 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

Il costume romano
La donna romana-la matrona
Erano abiti femminili: la tunica (molto più lunga e pieghettata rispetto a quella maschile) , sopravveste (stola),la palla.
La tunica era un abito di lana, stretto alla vita da una cintura; consisteva in due pezzi di stoffa cuciti insieme in modo che quello davanti arrivasse sin sotto i ginocchi e quello dietro ai polpacci.
La stola era la sopravveste più caratteristica delle matrone.
La palla era un mantello elegante, spesso fornito di un cappuccio.
Le donne di buona condizione portavano in genere un velo: il flammeum, famoso quello arancione per le giovani spose.
Le calzature femminili differivano da quelle maschili solo per la maggiore morbidezza della pelle, per la vivacità dei colori, di cui erano molto usati il rosso e il dorato, e per la ricchezza degli ornamenti, talvolta costituiti da pietre preziose.
I gioielli della donna
La domina si ingioiellava grazie al valido aiuto della oratrix, che sapientemente studiava l’effetto dell’insieme e dove meglio collocare i preziosi per farli risaltare ed abbellire di più la loro padrona: i ciondoli (pectoral) sul seno, i braccialetti ai polsi, gli anelli alle caviglie ed alle dita la collana (monile) e le catenelle (catillae) intorno al collo, il diadema prezioso sulla testa, gli orecchini agli orecchi.

La Ornatrix
La ornatrix era la dama che aiutava la padrona ad adornarsi. Realizzava articolate acconciature alla padrona e guai a lei se non raggiungeva con il suo lavoro il risultato che la padrona si aspettava.
Altra compito a cui attendeva l’ornatrix era la depilazione ed il trucco della matrona : con la biacca mista al gesso le imbiancava le braccia e la fronte, poi cospargeva di feccia di vino rosso o con l’ocra le labbra e gli zigomi della domina, quindi passava un po’ di fuliggine sulle sue ciglia ed intorno agli occhi.
Il fanciullo
Sul petto è visibile la bulla, l’amuleto di pelle o in oro (per i patrizi) che veniva portato dagli adolescenti, fino all’età di quattordici anni, contro i malefici.
L’umbo e il sinus erano due punti a cui si voleva dare maggior rilievo, al fine di conferire un elegante e dignitoso aspetto architettonico all’insieme.
PASSAGGIO DALLA PUERIZIA ALL’ETA’ ADULTA
Il passaggio avveniva intorno ai 16-17 anni, era segnato dalla vestizione non più con la toga praetexta, ma con la toga virilis e dal taglio della barba.

L’uomo romano
Erano abiti maschili la tunica, la toga e il mantello (laena, lacerna ).
La tunica non era che una lunga veste senza maniche (o con maniche estese al massimo sino ai gomiti), stretta alla cintola da un cingulum, tessuta di lana o di lino, utilizzata pressoché in ogni occasione della giornata lavorativa. La sopravveste per eccellenza era la toga, abito normale del cittadino romano, segno perciò di status, il cui uso venne regolato da ben precise norme legali, esso era vietato, per esempio, a chi avesse perduto i diritti civili, come alle donne e ai non romani quindi non indossarla era segno di non cittadino.
La laena era una mantellina rotonda e corta, di stoffa pesante; la povera gente la portava grezza, ma nei banchetti se ne usavano di riccamente colorate per completare l'abito proprio dei banchetti .
Le calzature erano originariamente limitate alle solae (scarpe basse o sandali, da casa) e al calceus, d’obbligo con la toga.
Di tutte le tuniche di uso comune il tipo più ricco era la Delmatica, questa poteva essere anche di lino o di seta e molti nell'intimità della loro casa stavano in tunica.
Gli schiavi e gli uomini di umile condizione sociale indossavano semplicemente la greca exomís, una tunica molto stretta e corta, adatta al lavoro.
Il trionfatore
Durante la celebrazione del trionfo i comandanti vittoriosi indossavano una tunica riccamente ornata di ricami in forma di palma, la toga picta: la stessa usata anche dai consoli.
Solo a chi aveva ucciso un gran numero di vittime e riportato un grande bottino era decretato il trionfo.
Vestito di rosso e coronato d’alloro, il comandante percorreva in corteo con l’esercito la strada dal tempio di Ercole fino al Campidoglio esibendo i capi nemici vinti e le loro insegne con al collo un piccolo contenitore pieno di amuleti.
Il soldato
La tunica dei legionari romani, invariabilmente lunga sopra al ginocchio, fosse in origine di linea molto semplice: tagliata in forma rettangolare, in molti casi, anche se non sempre, del tutto priva di maniche e stretta alla vita con una cintura.
La tunica, per questi motivi, era spesso abbondante: il tessuto che eccedeva, in questi casi, poteva essere trattenuto con un nodo sulla schiena, sotto il collo, in modo da lasciare più libertà nei movimenti durante i duri lavori campali dei soldati.
Il mantello militare più semplice era il sagum, di forma rettangolare e fermato con una spilla sopra la spalla destra.
Componente essenziale dell’abbigliamento del militare era il cinturone, detto cingulum , cui veniva appesa la daga e, fino al I sec. d.C. , anche il gladio, che venne in seguito portato a tracolla.
In guerra le calzature per eccellenza erano le caligae, calzature in cuoio spesso rinforzate con punte di metallo sotto la suola.

Il senatore
I patres (i senatori) erano caratterizzati dalla tunica laticlavia: alla normale tunica era cioè aggiunta una striscia di porpora (clavus) intessuta fra il collo e la cintura.
La calzatura propria dei senatori era il calceus senatorius, di cuoio nero, legato con quattro strisce di pelle e ornato di una fibbia lunata di avorio
Il magistrato
I magistrati avevano diritto alla toga praetexta , cioè orlata di porpora e talvolta rifinita in oro, la stessa usata dai fanciulli.
Il tessuto era rigorosamente di lana e a Roma era attivo un fiorente circuito di tintori-lavandai (i fullones) specializzati nel trattamento delle toghe.
In età imperiale si diffuse una nuova sopravveste, da abbinare alla toga che comunque rimase di rigore nelle occasioni ufficiali: la lacerna, un mantello leggero ma spesso assai sontuoso, perché in genere trattato con la porpora o con altri coloranti di lusso.
Il sacerdote
Alcuni sacerdoti indossavano la toga praetexta, la stessa indossata dai fanciulli e dai magistrati ornata di una balza di porpora, ma esiste anche una toga riservata agli indovini che predicono l’esito delle battaglie osservando il volo degli uccelli: si chiama trabea ed è anch’essa ricamata in oro e porpora.
ROSSO PORPORA:
. Toga praetexta
La porpora
La porpora è una sostanza colorante impiegata per tingere stoffe e altri materiali in un colore rosso vivo.
Si estraeva da alcuni molluschi del Mar Mediterraneo, da ogni conchiglia si estraeva solo una goccia di porpora, quindi per il suo costo elevato, gli abiti tinti di questa sostanza erano destinati alle cariche politiche più alte dello Stato ed ai cittadini in grado di permetterseli

Esempio



  



Come usare