Cattolici, Luterani e Calvinisti

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Testo

Cattolici, Luterani e Calvinisti

Ci sono tre livelli di rivolta. Il livello della rivolta sociale per la terra è quello dei contadini. Questi, ovviamente, abbracciano le tesi di Lutero non solo per motivazioni ideologiche, cioè assumono quell’ideologia perché la ritengono più idonea al loro scopo materiale che è l’affrancarsi dallo sfruttamento dei signori. Saputo che la terra è di Dio, allora Dio la dà a chi lavora. Quindi il padrone è Dio che non percepisce nulla poiché concede la terra generosamente ai contadini che la lavorano. Questi occupano le terre, si rifiutano di pagare i canoni, si ribellano contro i signori. È una vera e propria rivolta sociale che infiamma gran parte della Germania e della Svizzera e che è ispirata fondamentalmente da due ideologi: Thomas Muntzer, che si ispira al pensiero di Lutero, e Zwingli, in Svizzera. Questi signori dicono che la terra è dei contadini. Nel caso della Svizzera si parla di autonomie cantonali, ovvero non pagano i tributi agli Asburghi ma si auto-amministrano. Rispetto a queste rivolte, i signori non possono che essere compatti e d’accordo coi principi e l’imperatore nel reprimerle. Quindi, la rivolta dei contadini viene affrontata con le armi e soffocata in un bagno di sangue. Lutero benedice il massacro, le armi dei principi. Lui aveva detto che la terra è di Dio, però è un uomo del medioevo, è un agostiniano, e crede fortemente nel principio di autorità e se dal punto di vista ideologico della fede l’autorità è la scrittura per cui ogni uomo ha il dovere di leggere la parola di Dio in prima persona, dal punto di vista politico, l’autorità è lo stato, l’imperatore, il principe, il signore, al quale il contadino deve ubbidire. Quindi ribellarsi contro l’autorità del signore, significa ribellarsi a Dio. Quando i signori massacrano i contadini, Lutero approva. Il suo discepolo Muntzer cade nel massacro e Lutero approva. Ecco come i diversi livelli di rivolta danno luogo ad eventi caratterizzati dalla contraddizione. Dunque, la riforma luterana è sicuramente una riforma ideologica, ma non è una riforma economica e sociale se in qualche modo contrasta il principio di autorità. Quindi, Lutero non benedice la rivolta, ma coloro che affermano il loro diritto di leggere e comprendere autonomamente il testo sacro, che si rifiutano di versare le decime alla chiesa e praticare le indulgenze, che si oppongono all’autorità del papa, ma non condivide la rivolta sociale, cioè la rivolta contro l’autorità politica terrena.
Più delicata e drammatica è la questione dei cavalieri. I signori e i cavalieri costituiscono la nobiltà, cioè quell’insieme di persone che non pagano le tasse. I signori sono cavalieri, ma sono anche proprietari del feudo, quindi detengono il potere politico ed economico. I cavalieri sono i secondogeniti, i cadetti, che non scelgono la carriera religiosa ma ricevono l’investitura con la speranza di diventare signori. Ad un certo punto, la terra dell’Europa occidentale è segnata dai feudi. Per cui, se non si rende libero un feudo, per i cavalieri non ci sono più possibilità e allora se ne vanno alle crociate dove fanno un po’ di fortuna. La fine che possono fare è di diventare professionisti della guerra, veri e propri mercenari, oppure devono cambiare la loro destinazione sociale, cioè, senza rinunciare alla nobiltà, devono sfruttare al meglio le loro capacità intellettuali e diventare, ad esempio, notai o scienziati. Dunque, sostituiscono la virtù dell’ingegno alla virtù della spada. Uno dei tanti che hanno effettuato questo passaggio fu proprio il grande Dante Alighieri. Quindi, la figura del cavaliere va dalla nobiltà del sangue, attraverso il valore militare, alla nobiltà dello spirito e alla competenza culturale e scientifica. I cavalieri sono il gruppo fondante della moderna borghesia. Quelli che sanno leggere e scrivere hanno bisogno di autonomia culturale e quando Lutero affigge le sue tesi, i cavalieri sono entusiasti, perché vedono una straordinaria opportunità. A un certo punto i cavalieri sono convinti di poter assolvere un ruolo politico di maggiore autonomia, di poter contare di più in una società che li ha emarginati. Questi si ribellano ai principi e vengono massacrati. Lutero benedice i signori che li hanno massacrati. Il loro errore è essersi ribellati all’autorità politica tradizionale. Quindi Lutero è un riformatore ma non un rivoluzionario. Egli è un riformatore religioso ma non intende in alcun modo cambiare radicalmente dal punto di vista politico la società nella quale vive. Gli effetti politici della sua riforma sono indiretti, cioè non arrivano direttamente dalla sua volontà ma come conseguenza delle sue azioni, perché mettono in condizione milioni di persone di imparare a leggere e scrivere per leggere direttamente la bibbia e di partecipare responsabilmente alla vita comune. Alla fine queste persone assumono una auto-coscienza, ma direttamente Lutero è un uomo del medioevo, della tradizione, e rifiuta qualunque sostegno alla ribellione e alla rivolta sociale dei contadini e alla rivolta politica dei cavalieri.
Ad un certo punto, anche i principi si convertono al luteranesimo perché vogliono sottrarsi all’autorità di Carlo V. Il motivo è ideologico ma qui è soprattutto pratico, perché i principi convertiti offrono a Martin Lutero protezione. Nel momento in cui il suo scontro con la Chiesa si esaspera, l’unico modo che ha per non finire male è in qualche maniera essere protetto dai principi. In un momento cruciale della sua vita, quando viene invitato al Concilio di Trento, i principi tedeschi lo rapiscono per finta, lo portano al sicuro, e Lutero può continuare a svolgere il suo lavoro che viene usato dai principi per sottolineare la loro autonomia dall’imperatore. Il modello di riferimento tradizionale è quello della Bolla d’Oro: sono i principi che interpretano l’autorità politica in terra, quindi l’autorità che l’impero legittima e benedice è quella dei principi. Quella ideologica e religiosa è di Dio.
Lutero può essere giudicato da vari punti di vista: dal punto di vista ideologico è un interprete del cristianesimo che ha la stessa dignità di tanti altri e la sua interpretazione, che riguarda la vita spirituale, può essere discussa ancora oggi; dal punto di vista politico e sociale, invece, è il braccio ideologico della conservazione e restaurazione del potere dei principi indebolito dalle rivolte sociali e dall’avvento della borghesia e dall’impero universale di Carlo V e dallo strapotere della Chiesa. I due enunciati sono entrambi veri ma vanno distinti.
In Italia, a Roma, dove il potere della Chiesa è vissuto in positivo perché è la fonte di lavoro, benessere e ricchezza per milioni di persone, il luteranesimo non ha alcuna possibilità di attecchire.
In Spagna, il luteranesimo non ha possibilità di presa perché c’è una monarchia patrimoniale in cui il senso dell’unità dello stato nasce dalla guerra santa, dalla crociata, contro gli arabi e senza di questa l’unità spagnola non c’è. Quindi, chiunque che altrove può dire qualcosa in senso ideologico, in Spagna diventa immediatamente un traditore dell’identità nazionale. L’istituzione fortissima in Spagna che si fa garante di questa identità è la Santa Inquisizione. Lì le dispute religiose non sono ammesse e una minima ribellione può essere soppressa in modo molto feroce.
Il riformatore di Ginevra è Giovanni Calvino che fonda a Ginevra una Repubblica dei Santi. Calvino più o meno dice le stesse cose di Lutero: lettura e traduzione nelle lingue, interpretazione dei testi. La differenza è che per Lutero l’uomo non ha alcuna possibilità di sapere se dopo la morte sarà salvo o sarà dannato quindi può solo avere fede e vivere in maniera virtuosa, invece Calvino sostanzialmente ripete lo stesso concetto ma introduce la cosiddetta predestinazione per cui l’uomo non può sapere durante la sua vita come andrà a finire, ma può ricevere un segno di incoraggiamento da Dio che gli farà sapere se Dio lo guarda con favore o con rimprovero. Questo segno è il successo nell’attività professionale, il seguire la propria vocazione. Nel mondo cattolico la vocazione è la spinta religiosa a diventare una figura religiosa, per il calvinista la vocazione è lavorare, agire, produrre, secondo ciò che si sente di saper fare meglio. Scopo del lavoro, dunque, non è solo ottenere il necessario a mangiare, ma premiare o punire la corretta interpretazione della vocazione. Se faccio quello che so fare meglio e lo faccio bene, Dio benevolmente mi dà una rivelazione, il successo. Questo modello ideologico va bene per i cavalieri e da qui nasce la borghesia. Da qui deriva anche la vocazione degli svizzeri a diventare dei grandi banchieri e per cui oggi le più grandi banche si trovano in Svizzera. Dunque, per il cattolico la salvezza si realizza con fede e ragione, credendo, pregando e agendo correttamente, per il luterano si raggiunge solo per fede e volontà di Dio, per il calvinista si raggiunge per fede e vocazione. La spia di questa vocazione è il successo economico. Questa si dice essere l’origine del capitalismo moderno.
La santità è il manifestarsi di Dio nell’uomo. Per i cattolici, alcuni uomini attingono alla santità come Padre Pio, ovvero Dio si è manifestato attraverso di esso. Per i luterani, nessun uomo è santo, perché solo il Dio attinge alla santità e tutti gli uomini sono peccatori. Dunque, per i cattolici viviamo nel peccato ma contempliamo la luce della santità in alcuni di noi, per i luterani viviamo nel peccato e siamo dominati dal senso di colpa, per i calvinisti se la vocazione trova conferma nel successo delle opere ed è sostenuta dalla fede tutti gli uomini sono santi, cioè la santità è qualcosa che si manifesta nella fede e nelle opere attraverso il successo. Questa è la prova che è all’origine del capitalismo moderno.

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