Analisi dellla dittatira nazista

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Testo

Il nazismo è visto da molti come la massima espressione, storicamente mai datasi, del male, di un "male assoluto".
Non c'è dubbio che le camere a gas siano state uno dei momenti più tragici della storia umana. Perché se è vero che il comunismo ha, dal punto di vista quantitativo, un netto primato di vittime rispetto al nazismo (tra i 90 e i 220 milioni di persone ammazzate contro i 6 milioni di ebrei ammazzati nei lager nazisti, a cui vanno aggiunte anche altre vittime, dirette o indirette, del regime, in numero comunque inferiore), è anche vero che da un punto di vista qualitativo la valutazione deve essere di segno opposto. Il nazismo infatti eliminava persone la cui unica colpa era quella di essere nate in un certo modo (di sangue ebreo, o zingaro, o handicappati), mentre il comunismo uccideva persone che in qualche modo sceglievano di opporsi al regime. E, dal punto di vista della motivazione, è minore il male di eliminare chi liberamente sceglie una certa linea [1], piuttosto che chi si trova, senza averlo voluto, in una data situazione.
Tuttavia va tenuto presente che, in senso vero e proprio il "male assoluto" non può, per definizione, coincidere con una persona umana, o un gruppo di persone o una realtà storica: i quali sono più o meno influenzati dal "male assoluto", ne partecipano, più o meno, senza mai però esserlo. Come diceva S.Agostino nel De civitate Dei il male (umano) affonda le sue radici nell'abisso di iniquità (il mysterium iniquitatis) che ha la sua totale e definitiva cristallizzazione negli angeli ribelli.
Per questo sarebbe ipocrisia dire, come dice una canzone di Chieffo: "non è possibile essere come loro". Più realistico è dire: "non è difficile essere come loro". Anche noi, anch'io, anche tu che leggi, possiamo essere degli aguzzini crudeli. Il male non è solo in alcuni, ma in tutti. ..."e noi tutti lo possiamo fare".
interpretazioni del nazismo
alcune interpretazioni
/
estraneo alla cultura tedesca
• in questo senso è stata sviluppata la tesi di un nazismo come figlio della democrazia di massa, col suo potere di autonegarsi, perché priva di ogni vincolo assoluto ("il popolo può tutto: anche decidere di non voler più decidere", secondo la celebre argomentazione di Carl Schmitt)
• nel medesimo senso si orienta la tesi che riconduce il nazismo alla psicopatologia di Hitler
Uno dei problemi interpretativi del nazismo riguarda il suo rapporto con la cultura e la storia tedesca. Le tesi sono essenzialmente due, come nello schema seguente:
\
figlio della storia tedesca
• per il suo spirito di militaristico intruppamento, già iniziato dai re prussiani e proseguito da Bismarck;
• fenomeno tipicamente tedesco, essendovi nella tradizione della Germania una componente imperialistico-universalista
il nostro parere
Il problema della estraneità o appartenenza del nazismo alla storia e alla cultura tedesca ci sembra un problema mal formulato, e fuorviante. Pur contenendo ognuna una parte di verità, le tesi sommariamente abbozzate qui sopra infatti appaiono riduttive:
• è riduttivo fare del nazismo la pura costruzione della mente malata di Hitler (resterebbe infatti la domanda perché lo abbia seguito un intero popolo, e non tra i più sottosviluppati, nè da un punto di vista economico, nè da un punto di vista culturale, si pensi alla musica e alla filosofia tedesche);
• è riduttivo vedere nel nazismo la pura reazione della Germania alla sconfitta della Prima Guerra Mondiale
• sarebbe riduttivo leggere nell'antisemitismo nazista solo una volontà di accaparramento delle ricchezze economiche degli Ebrei (perché allora sarebbe stata sufficiente la confisca dei loro beni e la loro eventuale espulsione, ma non si spiegherebbe l'Olocausto)
Se tali spiegazioni, analitiche e razionali, appaiono errate, diciamo così, per difetto, insufficiente, in quanto errata "per eccesso", sarebbe una interpretazione del nazismo che lo vedesse come inspiegabile, del tutto imprevedibile e totalmente irrazionale epifania satanica, manifestazione di un satanismo puro, del male assoluto.
figlio della modernità antropocentrica
Il nazismo è piuttosto figlio dell'antropocentrismo moderno, diffuso su scala europea, e ormai planetaria. Non si può spiegare tale fenomeno, in cui indubbiamente sono presenti da un lato una componente irrazionalmente demoniaca e dall'altro delle ragioni analiticamente indagabili (sia culturali sia economico-politiche), se non si tiene presente la parabola della modernità, di cui il nazismo è uno degli esiti. Tale parabola ha affermato prima l'indipendenza del soggetto umano dalla Chiesa (con la Riforma), e da Cristo (con l'Illuminismo), e poi ha preteso di negare Dio come Mistero trascendente e creatore, per fare dell'Uomo una realtà divina. L'Umanità, credendosi Dio, si è così creduta autorizzata a pretendere, ora, "sulla terra", quello che per la fede religiosa cristiana è da aspettare come dono di Dio, nella vita futura, escatologicamente: un mondo di perfezione totale. Ha preteso questo mondo come totalmente costruito dalla conoscenza e dalla potenza umana (ritenute, appunto, divine). Da tale mondo avrebbe dovuto, come nel Paradiso cristiano, essere totalmente estirpato il male, identificato però non più con il peccato, liberamente commesso dalla persona, ma identificato con aspetti parziali (l'ingiustizia economica, per Marx, la decadenza nazionale, per Mussolini, una progettata e rovinosa contaminazione razziale, per Hitler) e attribuito a "nemici" sociologicamente circoscritti in determinati gruppi umani (la borghesia, per Marx, gli ebrei e le élites demo-pluto-massoniche per Hitler).
radice comune al comunismo
Per estirpare il male le ideologie nate dall'antropocentrismo moderno, le ideologie che autodivinizzano l'uomo prevedono, coerentemente ai loro presupposti, l'eliminazione di gruppi umani, ritenuti suoi responsabili. Non c'è dunque differenza qualitativa, da questo punto di vista, tra il marxismo e il nazismo: eliminare i borghesi e gli elementi controrivoluzionari risponde a una logica sostanzialmente identica, e altrettanto disumana, a quella nazista, che pretendeva di creare un mondo nuovo eliminando la fonte prima del male, gli Ebrei. Gli uni e gli altri, volendo creare il Paradiso sulla terra, hanno in realtà manifestato, loro malgrado, il volto dell'Inferno. Rinnegando Cristo, si va contro l'uomo. E tanto più lo si rinnega, tanto più si va contro l'uomo (come dice Ungaretti nella bellissima poesia "Mio fiume anche tu, Tevere").
Senza questo quadro interpretativo antropocentrico i motivi di risentimento del popolo tedesco non sarebbero confluiti in comportamenti così disumani, ma avrebbero trovato uno sbocco più circoscritto e ragionevole. E d'altro lato senza quel quadro interpretativo la patologia demoniaca di uomo non avrebbe trascinato nel baratro milioni di persone di una delle più progredite e fiorenti nazioni del mondo.
Il modo migliore per impedire il ripetersi di catastrofi simili, o peggiori, è dunque quello di ritornare a una considerazione realistica di ciò che è l'uomo e il suo bisogno di verità totale. E solo nel Cristianesimo si trova una risposta adeguata.
La parte più oscura del Nazismo
L'universo oscuro del nazismo si sviluppa all'interno dell'ordine delle SS grazie al suo organizzatore e capo, Heinrich Himmler. Nato nel 1900 da famiglia benestante, Himmler trascorre una giovinezza assolutamente normale per un giovane dell'epoca. Educato dalla famiglia agli ideali di fierezza guerriera tipicamente prussiani. Himmler entra nell'esercito nel 1917, ma un anno dopo esce dai ranghi in seguito all'armistizio e si iscrive all'Università di Monaco dove si laurea in agraria nel 1922. Il suo desiderio più grande però è quello di entrare a far parte di un corpo militare alla guida della Germania e l'occasione gli viene data nel 1923 quando si iscrive al partito nazionalsocialista e partecipa come portabandiera al fallito tentativo di Hitler (8-11 novembre) di prendere il potere a Monaco. L'anno successivo, dopo la liberazione di Hitler da Landsberg, in cui
scontava una pena minima per la sua partecipazione alla sommossa, Himmler per la sua fedeltà riceve la nomina a vicecomandante delle Schutzstaffeln (squadre d'assalto, SS), la guardia del corpo di Hitler che aveva giurato di difenderlo o morire. Nel 1929 viene nominato Reichsfiihrer SS e comincia ad organizzarle secondo la sua personale visione imbevuta di occultismo, astrologia e teorie ariosofiche. Dalla testimonianza del suo massaggiatore personale, il dott. Felix Kersten, apprendiamo che Himmler credeva in una personale religione composta da frammenti di spiritualità di varia natura, era affascinato dalla filosofia indiana di cui era attento studioso, frequentava circoli esoterici e insieme a Walter Darre (il Ministro dell'agricoltura del III Reich), aveva esperienze di tipo mistico di fronte a monumenti antico-germanici come List e Lanz. Himmler credeva essere la reincarnazione di Enrico I di Sassonia alla cui tomba si recava sempre in pellegrinaggio, rifiutava le terapie mediche ortodosse per avvicinarsi a quelle omeopatiche, olistiche ed orientali che gli sembravano più vicine al concetto di forza cosmica. Kersten afferma che Himmler leggeva molto e si era formato una cultura non indifferente sulle scienze botaniche e naturali allo scopo di corroborare le teorie ariosofiche a cui aderiva completamente. Inoltre, aveva in progetto di creare una sezione delle sue SS che studiasse l'omeopatia in modo che i medici tradizionali fossero "costretti a tornare al buon senso" e ad abbracciare le cure naturali.

Il Comandante Supremo delle SS studiava i testi sacri indiani, specialmente "Bhagavad-Gita" che ammirava per le sue qualità ariane. La sua concezione della storia era simile a quella degli Yuga indiani ed era convinto che questo fosse il periodo del "KaliYuga", l'età oscura che doveva essere rigenerata tramite un olocausto totale che salvasse il popolo ariano dalla distruzione derivata dalla commistione con le razze inferiori. Himmler era affascinato dalle tradizioni cavalieresche medioevali e si circondò di elementi fidati, in modo particolare i 12 iniziati, ufficiali superiori che condividevano i suoi ideali e si sottomettevano alle diete spirituali da lui indette a Wewelsburg. Le sue particolari credenze, in modo particolare una vera e propria dipendenza delle predizioni del suo astrologo personale, gli attirarono antipatie e scherni nelle alte sfere del N.S.D.A.P. (Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi). Lo stesso Hitler, che pure aveva un astrologo personale e credeva fermamente in queste dottrine gli consigliò più di una volta di mettere da parte la sua eccessiva vena mistica. Nella norma di ammissione alle SS era richiesto un certificato attestante la non contaminazione con razze ritenute inferiori risalente alle generazioni dell'anno 1750. Himmler desiderava che le idee di Von List e Lanz von Liebenfels sulle qualità semidivine latenti nella razza ariana ricevessero un apporto scientifico e attraverso l'Ufficio Razza e Regolamento (Rasse und Siedlunghauptampt, R.U.S.H.A.) vennero stabilite da biologi e medici le norme e le misure antropometriche che ogni tedesco doveva soddisfare per divenire membro delle SS.

IL MISTERIOSO CASTELLO DI WEWELSBURG

Uno dei più inquietanti aspetti della religione segreta nazionalsocialista è il castello di Wewelsburg, in Westfalia. Situato su una collina nel villaggio di Wewelsburg, il maniero fu edificato nel 1123. Il castello passò di mano in mano sino al 1934 anno in cui il Reichsfuhrer SS Heinrich Himmler lo acquistò e lo trasformò nella sede permanente delle SS e accademia per ufficiali superiori. Sia lo posizione del castello che la sua forma assunsero nella visione di Himmler un significato che andava ben al di là di quello di castello dell'Ordine. In effetti, secondo la visione dell'impero dei mille anni, il maniero sarebbe dovuto diventare Vomphalos o il centro del mondo, l'ombelico che legava l'uomo ariano purificato dalla commistione con le razze inferiori alla madre terra e al ciclo, riallacciando così un anello che si era spezzato dalla caduta nell'imperfezione. In questo caso, il legame cosmo-uomo-terra a cui i teorici vólkisch anelavano doveva venire realizzato con una struttura templare in cui grazie ad esercizi runici si sarebbe canalizzata la forza cosmica che legava l'uomo al suo ambiente biologico, sociale e spirituale. La particolare forma, a freccia, ortogonale rispetto ai tradizionali assi est-ovest, orientata cioè verso nord con asse sud-nord, affascinò il Comandante Supremo delle SS. Nel progetto definitivo notiamo la costruzione di edifici che dovevano circondare il castello. Tutto il progetto, secondo Kirsten John-Stucke, la storica responsabile del Castello rivela un aspetto esoterico, ermetico, replicante la Lancia di Longino, la cui punta è costituita dalla torre nord e centrata sulla cripta. La studiosa è molto cauta nelle sue affermazioni, tuttavia ha confermato la nostra teoria che è, comunque, basata sui fatti e sui documenti esistenti. Il meridiano sud-nord e l'orientamento verso il Polo indicano, come nel caso del nome della Società Thule, una volontà di ritorno alla patria ariana, con una direzione precisa, infatti, il progetto a forma di Lancia di Longino può essere visto come un vettore orientato in un punto specifico, il nord, circondato da un grande cerchio esterno di edifici. Si tratta della rappresentazione grafica e reale del regressus ad uterum. La lancia penetra nell'utero della Terra madre, che rappresenta l'universo cosmico e genera una nuova razza spirituale, determinando un rinnovamento e un Nuovo Ordine biologico e spirituale. In particolare, la torre nord rivela una struttura studiata e realizzata dagli architetti di Himmler secondo uno schema ben preciso che rivela un intento esoterico. Al piano terra vi è la "Gruppenfuhrersaar, una stanza circolare con dodici colonne e una ruota solare al centro dalla quale si dipartono dodici raggi formati dalle runa "Sieg", cioè "Vittoria", le stesse che si ritrovano nel simbolo SS e nello swastika. Esattamente al di sotto di questa sala c'è un piano interrato con una cripta chiamata "Walhallaq" con dodici sedili di pietra e una zona circolare centrale, limitata da un muretto circolare di diametro maggiore. Nel soffitto, uno swastica direttamente sulla perpendicolare del cerchio interno, presenta dei fori che creano un particolare effetto eco percepibile solo da chi parla stando all'interno del cerchio sacro, replicando quanto gli antichi facevano nei loro siti sacri.
IL NUMERO SACRO
Dodici raggi, dodici sedili nella cripta, dodici Gruppenfuhrer; è evidente la relazione tra i sedili e i raggi del sole ariano; non è poi così difficile giungere a comprendere il motivo della ripetizione del numero simbolico dodici se teniamo presente la teoria ariosofica di Lanz von Liebenfels e Guido von List. L'essenza dell'ariosofia, come pure delle dottrine teosofiche, risiede in un nucleo di iniziati, che da un centro esoterico, o ombelico del mondo, dirigono essotericamente il Nuovo Ordine ariano formato dalla crema eugenetica del III Reich. Si può parlare di un regime teocratico guidato da una élite di lerofanti o Arconti intorno al Sole che potrebbe essere rappresentato da Himmler stesso, il quale ambiva ad essere il creatore di una nuova Germania spirituale. In questa visione del III Reich, Adolf Hitler assume, invece, il ruolo di messia, il grande catalizzatore, l'uomo grazie al quale si realizzano le speranze e gli sforzi di tutti coloro che lavorano per il successo delle teorie ariosofiche. Dodici sono anche gli dèi maggiori dell'Olimpo, gli apostoli di Cristo, come dodici sono i segni zodiacali. Il numero dodici ha una profonda valenza simbolica, spirituale, che gira intorno ad un polo di aggregazione, che, esattamente come lo zodiaco e il Polo celeste, è situato su un asse sud-nord. Il castello di Wewelsburg è situato anch'esso sul medesimo asse e ricordiamo anche che lo swastika assume valore di Polo nord o Thule, il centro originario della stirpe ariana. La dr.ssa John-Stucke ha confermato anche questi parallelismi con simbolismi religiosi. Si può, quindi, parlare di centro del mondo, in cui le cerimonie scandite dal calendario sacro germanico stabilito dallo lerofante Weisthor, rinnovano ad ogni scadenza ciclica il patto tra l'uomo e l'essere superiore.
Il Nazismo
La crisi Americana si ripercuotè in Germania facendo vacillare la già precaria Repubblica di Weimar. Le spinte conservatrici ed autoritarie si accentuarono; una prova tangibile di ciò fu l’ascesa di Hindenburg e la formazione di gruppi paramilitari.
A differenza del Fascismo, che non aveva fin dal principio un programma ben delineato, il Nazismo fondava le proprie solide basi nel “Mein Kampf” l’opera che Hitler scrisse durante il suo anno di prigionia. Il testo riprendeva molto le teorie di Rosenberg e Chamberlain e affermava che tutte le vicende umane potessero essere interpretate come un eterno conflitto tra razze superiori, ariani, e razze inferiori, ebrei. Il concetto di razza doveva essere inteso proprio come biologico – genetico. A capo della razza Ariana doveva esserci il Fuhrer, un capo capace di interpretare le esigenze del popolo.
Le esigenze primarie dovevano essere quella dello spazio vitale e quella che doveva vedere unito nello stesso territorio tutte le popolazioni germaniche. Inoltre il movimento era anticomunista in quanto l’ideologia ugualitaria è frutto delle tendenze livellatrici e mortificanti delle razze inferiori.
Nelle elezioni del 1928 il nazismo non ebbe molto successo, appena il 2,6 % dei voti. Man mano che la crisi economica si faceva più dura, crescevano i consensi e nelle elezioni del 1930 i nazisti ebbero oltre 6 milioni di voti diventando il secondo partito dopo i socialdemocratici.
Come avvenne per il fascismo, anche il nazismo si servì delle squadre SS e SA per incutere timore nell’opposizione e nella popolazione in generale. Memore della sfortunata impresa di Monaco, Hitler non tentò mai il colpo di stato, ma cerco sempre di fare affluire nel suo partito tutte le forze nazionalistiche e conservatrici.
Dopo la figura incolore di Bruning, alle presidenziali del 1932 venne rieletto Hindenburg. A tali elezioni si era presentato pure Hitler ma a lui non toccarono più del 37% dei voti.
Alle elezioni politiche dello stesso anno i nazisti ottennero oltre 13 milioni di voti e si affermarono come I partito del paese. Furono le pressioni della grande industria, della finanza e della proprietà terriera a indurre Hindenburg ad assegnare ad Hitler la guida del governo e ad indire nuove elezioni per il 5 marzo 1933.
Le violenze da parte delle SS e delle SA si fecero sempre più evidenti e culminarono con l’incendio del Reichstag di cui però vennero incolpati i comunisti. In seguito a quest’avvenimento, furono emanate le 28 leggi eccezionali con le quali si limitavano le libertà civili e veniva dichiarato fuori legge il partito Comunista.
Alle elezioni del 1933, Hitler non ebbe il successo sperato, ma grazie all’appoggio dei gruppi nazionalisti riuscì ugualmente ad avere la maggioranza.
Subito dopo fece approvare la legge dei pieni poteri che porto alla liquidazione dell’opposizione e all’abolizione dei Lander ridotti a entità amministrative dipendenti dal governo centrale.
Il 30 giugno nella notte conosciuta come “notte dei lunghi coltelli”, utilizzando le SS Hitler fece uccidere i principali capi della cosiddetta sinistra nel partito (SA) che agitavano ancora l’idea di una rivoluzione sociale.
Qualche mese dopo le elezioni Hindenburg morì. Hitler decise di non sostituirlo e nonostante mantenesse solo la nomina di cancelliere in pratica assunse anche la carica di presidente.
A poco a poco tutta la vita tedesca cominciò ad essere controllata dal regime che tra l’altro cominciò a mettere in pratica alcuni dei punti presenti nel programma come ad esempio quello della bonifica razziale; vennero bruciati tutti i libri ebrei ritenuti fautori di teorie democratiche e socialiste.
Anche in Germania come in Italia il regime andò alla ricerca del consenso. Moltissimi erano i discorsi del Fuhrer trasmessi via radio, le grandi adunate e i campi di maggio adornati con splendide coreografie rappresentanti i simboli del potere.
La liquidazione dei rimasugli d’opposizione era stata affidata alla Gestapo, una polizia segreta che prendeva gli oppositori e li deportava in campi di lavoro.
Con le leggi di Norimberga del 1935, gli ebrei furono privati della cittadinanza tedesca e gli vennero ridotte altre libertà.
Il 9 novembre nella Notte dei cristalli, molti ebrei furono deportati in campi di lavoro, incendiate sinagoghe e attività ebraiche.
L’industria tedesca venne agevolata dal rigido inquadramento dei lavoratori in strutture cooperative guidate dal partito. La ripresa economica tedesca era affidata pure a un vasto programma di lavori pubblici e di riarmo.
Hitler mostrò subito la sua volontà nel rivedere il trattato di Versailles e dopo avere firmato un patto a 4 con Italia, Inghilterra e Francia per il mantenimento della pace, decise di abbandonare la Conferenza di Ginevra sul disarmo nell’ottobre del ’33 e poco dopo fece uscire la Germania dalla Società delle Nazioni.
Il 25 luglio 1934 un gruppo di Nazisti austriaci guidati da Hitler assassinò il cancelliere austriaco Dollfuss sperando nella confusione di potere facilitare l’annessione dell’Austria alla Germania. Mussolini, ancora vicino ad Inghilterra e Francia, si fece garante dell’indipendenza austriaca mandando truppe alla frontiera del Brennero.
Il ’35 fu l’anno definitivo del riarmo tedesco, la popolazione del Saar decise dopo un referendum di tornare alla Germania. Hitler fregandosene del trattato di Versailles ripristinò la leva obbligatoria e procedette al riarmo aereo e terrestre.
Il nazismo al potere
La crisi Americana si ripercuotè in Germania facendo vacillare la già precaria Repubblica di Weimar. Le spinte conservatrici ed autoritarie si accentuarono; una prova tangibile di ciò fu l’ascesa di Hindenburg e la formazione di gruppi paramilitari.
A differenza del Fascismo, che non aveva fin dal principio un programma ben delineato, il Nazismo fondava le proprie solide basi nel “Mein Kampf” l’opera che Hitler scrisse durante il suo anno di prigionia. Il testo riprendeva molto le teorie di Rosenberg e Chamberlain e affermava che tutte le vicende umane potessero essere interpretate come un eterno conflitto tra razze superiori, ariani, e razze inferiori, ebrei. Il concetto di razza doveva essere inteso proprio come biologico – genetico. A capo della razza Ariana doveva esserci il Fuhrer, un capo capace di interpretare le esigenze del popolo.
Le esigenze primarie dovevano essere quella dello spazio vitale e quella che doveva vedere unito nello stesso territorio tutte le popolazioni germaniche. Inoltre il movimento era anticomunista in quanto l’ideologia ugualitaria è frutto delle tendenze livellatrici e mortificanti delle razze inferiori.
Nelle elezioni del 1928 il nazismo non ebbe molto successo, appena il 2,6 % dei voti. Man mano che la crisi economica si faceva più dura, crescevano i consensi e nelle elezioni del 1930 i nazisti ebbero oltre 6 milioni di voti diventando il secondo partito dopo i socialdemocratici.
Come avvenne per il fascismo, anche il nazismo si servì delle squadre SS e SA per incutere timore nell’opposizione e nella popolazione in generale. Memore della sfortunata impresa di Monaco, Hitler non tentò mai il colpo di stato, ma cerco sempre di fare affluire nel suo partito tutte le forze nazionalistiche e conservatrici.
Dopo la figura incolore di Bruning, alle presidenziali del 1932 venne rieletto Hindenburg. A tali elezioni si era presentato pure Hitler ma a lui non toccarono più del 37% dei voti.
Alle elezioni politiche dello stesso anno i nazisti ottennero oltre 13 milioni di voti e si affermarono come I partito del paese. Furono le pressioni della grande industria, della finanza e della proprietà terriera a indurre Hindenburg ad assegnare ad Hitler la guida del governo e ad indire nuove elezioni per il 5 marzo 1933.
Le violenze da parte delle SS e delle SA si fecero sempre più evidenti e culminarono con l’incendio del Reichstag di cui però vennero incolpati i comunisti. In seguito a quest’avvenimento, furono emanate le 28 leggi eccezionali con le quali si limitavano le libertà civili e veniva dichiarato fuori legge il partito Comunista.
Alle elezioni del 1933, Hitler non ebbe il successo sperato, ma grazie all’appoggio dei gruppi nazionalisti riuscì ugualmente ad avere la maggioranza.
Subito dopo fece approvare la legge dei pieni poteri che porto alla liquidazione dell’opposizione e all’abolizione dei Lander ridotti a entità amministrative dipendenti dal governo centrale.
Il 30 giugno nella notte conosciuta come “notte dei lunghi coltelli”, utilizzando le SS Hitler fece uccidere i principali capi della cosiddetta sinistra nel partito (SA) che agitavano ancora l’idea di una rivoluzione sociale.
Qualche mese dopo le elezioni Hindenburg morì. Hitler decise di non sostituirlo e nonostante mantenesse solo la nomina di cancelliere in pratica assunse anche la carica di presidente.
A poco a poco tutta la vita tedesca cominciò ad essere controllata dal regime che tra l’altro cominciò a mettere in pratica alcuni dei punti presenti nel programma come ad esempio quello della bonifica razziale; vennero bruciati tutti i libri ebrei ritenuti fautori di teorie democratiche e socialiste.
Anche in Germania come in Italia il regime andò alla ricerca del consenso. Moltissimi erano i discorsi del Fuhrer trasmessi via radio, le grandi adunate e i campi di maggio adornati con splendide coreografie rappresentanti i simboli del potere.
La liquidazione dei rimasugli d’opposizione era stata affidata alla Gestapo, una polizia segreta che prendeva gli oppositori e li deportava in campi di lavoro.
Con le leggi di Norimberga del 1935, gli ebrei furono privati della cittadinanza tedesca e gli vennero ridotte altre libertà.
Il 9 novembre nella Notte dei cristalli, molti ebrei furono deportati in campi di lavoro, incendiate sinagoghe e attività ebraiche.
L’industria tedesca venne agevolata dal rigido inquadramento dei lavoratori in strutture cooperative guidate dal partito. La ripresa economica tedesca era affidata pure a un vasto programma di lavori pubblici e di riarmo.
Hitler mostrò subito la sua volontà nel rivedere il trattato di Versailles e dopo avere firmato un patto a 4 con Italia, Inghilterra e Francia per il mantenimento della pace, decise di abbandonare la Conferenza di Ginevra sul disarmo nell’ottobre del ’33 e poco dopo fece uscire la Germania dalla Società delle Nazioni.
Il 25 luglio 1934 un gruppo di Nazisti austriaci guidati da Hitler assassinò il cancelliere austriaco Dollfuss sperando nella confusione di potere facilitare l’annessione dell’Austria alla Germania. Mussolini, ancora vicino ad Inghilterra e Francia, si fece garante dell’indipendenza austriaca mandando truppe alla frontiera del Brennero.
Il ’35 fu l’anno definitivo del riarmo tedesco, la popolazione del Saar decise dopo un referendum di tornare alla Germania. Hitler fregandosene del trattato di Versailles ripristinò la leva obbligatoria e procedette al riarmo aereo e terrestre.
L’incontro di Monaco, la crisi Polacca e lo scoppio della guerra
Molti furono i paesi europei che tra la fine degli anni venti e l’inizio degli anni trenta avevano abbandonato le forme di democrazia parlamentare per sistemi autoritari. La destra autoritaria era salita pure in Belgio, Portogallo e Grecia.
Germania ed Italia avevano superato ogni divergenza. Il cancelliere Austriaco fu spinto alle dimissioni da Hitler e al suo posto ne salì uno filonazista che nel marzo ’38 adducendo l’improbabile pretesto di disordini in atto fece giungere truppe tedesche in Austria e con un plebiscito nell’aprile dello stesso anno proclamò l’annessione alla Germania.
Di fronte a ciò Mussolini si dichiarò indifferente poiché tutto sommato si era realizzato il principio di autodeterminazione dei popoli. Di simile opinione, anche per conservare la politica dell’appeasement, si mostrarono pure Francia ed Inghilterra.
Pochi mesi dopo Hitler decise di riappropriarsi del territorio dei Sudeti, interno al territorio Cecoslovacco e a maggioranza tedesca. La Cecoslovacchia era legata con una alleanza alla Francia e faceva parte della Società delle Nazioni. Per evitare l’apertura di un nuovo conflitto, Mussolini fece da mediatore e convocò a Monaco il 29 e 30 Settembre '38 una conferenza, a cui, oltre lui stesso, dovevano partecipare pure Chamberlain, Daladier e Hitler. Il tutto si concluse con il totale cedimento alle richieste naziste. Si voleva mantenere la pace, Churchill affermava: “Potevano scegliere tra disonore e guerra, hanno scelto il disonore, avranno la guerra”.
Di lì a poco le truppe tedesche occuperanno Praga e imporranno alla rimanente Cecoslovacchia il controllo tedesco. Hitler non aveva più nessuna giustificazione e i timori di Churchill si confermavano sensati.
Il 21 marzo ’39 Hitler chiese l’annessione di Danzica e l’extraterritorialità del corridoio. Di lì a poco i tedeschi occuparono anche Mamel città lituana. Hitler voleva occupare tutta la Polonia e il 3 marzo Churchill espresse la sua volontà di garantire i confini polacchi invertendo la marcia alla politica dell’appeasement.
Tutto sommato la Germania, nuovamente forte, rappresentava un sicuro baluardo contro l’avanzata del comunismo in Europa. Sia Chamberlain che Daladier al ritorno dalla conferenza di Monaco furono accolti dalla folla plaudente ancora all’oscuro che di lì a pochi mesi sarebbero dovuti entrare in guerra.
Sull’esempio di Hitler, Mussolini occupò l’Albania proclamando Vittorio Emanuele III Re d’Italia e di Albania.
Il 22 maggio ’39 il ministro degli esteri tedesco, Ribbentrop e quello italiano, Ciano, firmarono il patto d’Acciaio col quale si impegnavano ad un aiuto militare reciproco sia in offese che in difesa. Mussolini disse però che l’Italia non sarebbe stata pronta ad un grosso conflitto di lì a tre anni.
Francia ed Inghilterra per rispondere al patto d’Acciaio, cercarono di raggiungere accordi con la Russia la quale a sorpresa, firmò il patto Ribbentrop-Molotov con la Germania. Con questo patto le due potenze si impegnavano per dieci anni a non aggredirsi e prevedevano un eguale spartizione della Polonia.
Stalin con il patto d’Acciaio voleva guadagnare tempo e prepararsi all’inevitabile scontro con la Germania sua antagonista ideologica.
Così il 1 settembre ’39 le truppe tedesche entravano in Polonia e Francia e Gran Bretagna il 3 settembre onorando le garanzie di protezione dichiaravano guerra alla Germania.

Stati Uniti: grande crisi e New Deal
Gli Usa avevano avuto un ruolo da protagonista nei trattati di pace, ma i disegni planetari di Wilson non erano piaciuti all’opinione pubblica. Alle elezioni del 1920 questi fu sostituito dal democratico Harding, fautore di una politica isolazionista, secondo cui gli Usa avrebbero dovuto usufruire delle risorse economiche del paese, incrementandole.
Dopo Harding salirono Coolidge e Hoover, i quali però si sono mostrati di scarso rilievo.
Questo periodo è ricordato anche per la proibizione della produzione e vendita delle bevande alcoliche: il cosiddetto proibizionismo, che però favorì le organizzazioni criminali e la nascita di grandi figure, come quella di Al Capone.
E’ anche l’età del Jazz, una nuova musica suonata soprattutto dai neri.
Contemporaneamente si ha l’esplosione dei consumi individuali e all’interno di ogni abitazione americana era possibile trovare l’aspirapolvere e una radio. Questo aumento dei consumi coincise con l’aumento dei salari dovuto ad un incremento della produttività e dei profitti.
Vennero favorite le grandi concentrazioni industriali come la Goodyear e la General Motors a discapito delle piccole società.
Sempre in questi anni nascono forti contrasti dovuti prevalentemente a quella politica isolazionista che non voleva l’ingresso di immigrati nel paese. I contrasti più forti si ebbero tra bianchi e neri o cattolici e protestanti. Si ebbe anche un deciso affermarsi di associazioni che difendevano i valori tradizionali americani.
Per favorire l’acquisto dei beni anche alle classi operaie, Le banche concessero una serie di crediti, e la piccola borghesia, attratta da futuri guadagni decise di investire in borsa.
Nel momento in cui si nutrivano maggiori sicurezze, i prodotti cominciarono a non essere più assorbiti dal mercato. La crisi di sovrapproduzione che si ebbe fu la causa del crollo della borsa di Wallstreet durante il giovedì nero di Wall Street in cui tutti i titoli azionari ebbero un evidente flessione.
Il primo tentativo di porre fine alla crisi, fu quello di immettere nel mercato europeo i prodotti in eccedenza ma il problema non si risolse. La crisi che era partita dai mercati americani, a poco a poco arrivò pure in Europa a causa dei grossi debiti che Francia ed Inghilterra avevano contratto con gli Usa durante la guerra.
La Germania che con i piani Dawes e Young si era lentamente ripresa, subì un ulteriore crisi.
Il crollo di Wall Street rappresentò per l’America non solo l’inizio di una crisi economica ma anche ideale e morale. Fin dall’inizio della sua storia l’America aveva percorso un cammino ascendente verso la prosperità. Con la crisi, crollava il sogno americano e l’America non veniva più vista come il paese delle grandi opportunità.
Chi nonostante la crisi si mostrò ottimista, fu il democratico Roosevelt vincitore delle elezioni presidenziali del 1932.
Credeva che superare la crisi non fosse impossibile; le risorse umane e materiali non mancavano certo all’America, bisognava solo recuperare lo spirito americano originario. Appena eletto, Roosevelt annunciò l’inizio del “New Deal”, un nuovo accordo che sarebbe servito a riportare il Paese nelle grandi sfere: bisognava vincere gli egoismi e valorizzare la solidarietà. Per fare recepire tale messaggio a tutti lo ribadiva periodicamente nelle “conversazioni di caminetto” tramite la radio.
In economia fece fede alle tesi di Keynes che era sempre stato contrario ai trattati di pace in quanto avevano creato pericolose barriere per la circolazione delle merci e dei capitali. Era in disaccordo con gli economisti classici (Say, Ricardo) i quali credevano che il mercato fosse capace di regolarsi da solo. La crisi del ’29 li smentì pienamente.
Il maggiore ostacolo alla “legge della domanda” di Say e Ricardo era rappresentata dall’ineguale distribuzione delle ricchezze. Bisognava quindi che fosse lo Stato a ridistribuire le ricchezze garantendo una vita dignitosa ai cittadini.
Il risparmiatore non veniva più visto come un saggio cittadino, ma come colui che doveva essere sollecitato ad aumentare il suo consumo di merci prodotte dal sistema industriale. A tal fine venne favorita una politica di alti salari per permettere più facilmente al danaro di circolare.
Per rendere l’economia ancora più vivace, sulla scia del modello inglese, Roosevelt decise di abbandonare il sistema di cambio fisso per consentire una maggiore libertà nell’uso della spesa pubblica e nella nuova politica di opere pubbliche.
Per risollevare il settore agricolo, elaborò un programma col quale sosteneva i prezzi dei prodotti crollati durante la crisi e concedeva sussidi governativi a coloro i quali avessero ridotto la produzione e le terre coltivate, per garantire i redditi degli agricoltori che rappresentavano la potenziale domanda d’acquisto per i beni prodotti dall’industria.
Sollecitò la ripresa del settore industriale, invitando le industrie a mantenere alti sia i prezzi, che i salari.
Nonostante l’iniziativa privata venisse un po’ penalizzata dai programmi del Presidente, in meno di 2 anni la disoccupazione era diminuita e oltre 2 milioni di persone erano tornate a lavorare. In breve tempo nacquero leggi tramite le quali si dava assistenza alla disoccupazione.
Si cercava in pratica di creare un “Welfare State”. Lo stato interveniva garantendo ai cittadini condizioni di esistenza minime, con sussidi alla disoccupazione, salari minimi, pensioni e servizi sociali gratuiti.
Con il “Wagner Act” si dava riconoscimento giuridico ai sindacati e si obbligava le aziende a riconoscere come vincolanti i risultati della contrattazione collettiva.
L’economia americana ricominciava ad andare forte e poté contare pure sulle prospettive di un imminente riarmo che avrebbe fornito ulteriore linfa alle industrie.

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