"Utopia" di Tommaso Moro

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Testo

UTOPIA di Tommaso Moro
LIBRO 1:
Tommaso Moro si recò nelle Fiandre, a Bruges, come ambasciatore del re riguardo ad alcune questioni avute con Carlo, principe di Castiglia (poi futuro Carlo V). Da qui, dopo qualche tempo, si spostò ad Anversa, dove gli fece visita l’amico Pietro Gilles, un giovane anversese. Un giorno, dopo la messa, Pietro gli presentò Raffaele Itlodeo, originario del Portogallo, il quale aveva deciso di lasciare la propria patria per unirsi ad Amerigo Vespucci durante i suoi quattro viaggi nelle Americhe. Subito dopo essersi presentati i tre amici si diressero a casa di Moro, dove iniziarono una lunga conversazione, in cui Raffaele raccontò della sua decisione di non tornare in Europa dopo l’ultimo viaggio di Vespucci, e dei molti popoli con cui era venuto a contatto. In particolare era rimasto colpito dagli usi e dalle istituzioni degli abitanti di Utopia, un’isola in cui si era stabilito per lungo tempo con alcuni compagni di viaggio.

LIBRO 2:
Qui Raffaele parla dettagliatamente dell’isola di Utopia, illustrandone l’aspetto geografico e urbanistico, le istituzioni, la storia, le leggi, la vita sociale dei cittadini e le occupazioni principali, la guerra, la religione, gli usi e le tradizioni.
L’isola di Utopia, prima chiamata Abraxa, fu conquistata da Utopo, che le diede il nome. La loro lingua, sebbene nell’insieme sia persiana contiene non pochi segni provenienti dal greco, soprattutto nei nomi dei magistrati e delle città.
La capitale è Amauroto, la città più estesa che si trova, dal punto di vista geografico, esattamente al centro dell’isola. In tutto Utopia conta 54 città, le quali sono poste tutte alla stessa distanza tra loro e presentano la medesima urbanistica; uguali inoltre per lingua, usanze, istituzioni e leggi. Questa uguaglianza tra le città si rispecchia anche tra i cittadini, i quali, ad eccezione degli schiavi, hanno tutti gli stessi diritti e gli stessi privilegi. Non esiste la proprietà privata e tutto viene messo in comune, allo scopo che nessuno possa avere più ricchezze degli altri.
L’occupazione comune a tutti i cittadini è l’agricoltura, per la quale vengono educati sin da piccoli. Oltre a ciò ognuno si dedica ad un particolare mestiere, e nel tempo libero si dilettano in studi letterari, così che nessuno venga sopraffatto dalla pigrizia.
La guerra è profondamente detestata in Utopia poiché viene utilizzata solamente per difendere il territorio, per combattere i nemici che abbiano invaso la terre di amici o allo scopo di liberare un popolo dalla tirannia, poiché i torti fatti ad amici vengono puniti più aspramente che non i propri.
Ogni regione o singola città possiede una propria religione, tuttavia esiste una divinità eterna e inspiegabile riconosciuta da tutti chiamata “Mitra”. A lui attribuiscono l’origine e la fine di tutte la cose. Chi non è tollerante verso le altre religioni viene punito con l’esilio o la schiavitù.

PERSONAGGI PRINCIPALI:
➢ Tommaso Moro: visconte di Londra e cancelliere del re d’Inghilterra Enrico VIII, fu uno dei più importanti umanisti del 1500, che affrontò temi molto simili agli ideali esposti da Erasmo da Rotterdam.
➢ Pietro Gilles: giovane anversese di gran reputazione, ritenuto da Moro un “uomo colto e ben costumato, di animo aperto verso tutti ma soprattutto verso gli amici, affettuoso, leale e gentile, di sentimenti sinceri soprattutto in amicizia, di rara modestia e rara semplicità, che rendevano le sue conversazioni una dolce compagnia.”(pag. 12).
➢ Raffaele Itlodeo: sin dalle prime apparenze Moro capisce dalla faccia invecchiata, dalla barba lunga, dalla sua trascuratezza e dal suo portamento che doveva essere sicuramente un padrone di mare. Conversando con lui notò inoltre che conosceva bene il latino e benissimo il greco, avendo dedicato la propria vita alla filosofia. Viaggiò con Amerigo Vespucci alla scoperta di nuove terre nel continente americano e riportò a Moro una relazione dettagliata su tutti gli uomini e le terre conosciute, avendone assorbito gli usi e i costumi. Di fronte alla sua grande conoscenza del mondo, Moro fu sorpreso dal fatto che egli non si fosse posto al seguito di qualche re, dal quale sarebbe stato sicuramente ben accettato essendo molto esperto nel dilettare, istruire con esempi e consigliare. Ma egli non si dimostrava affatto bramoso di ricchezza né di potenza.(pag. 13-17).

SPIEGAZIONE DEI NOMI PROPRI DELLE DIVERSE PARTI DELL’ISOLA:
➢ Abraxa: antico nome dell’isola, significa “su cui non piove”
➢ Amauroto: capitale dell’isola, significa “città oscura, ignota”
➢ Anidro: Fiume passante per la città di Amauroto, significa “fiume senz’acqua”

ILLUSTRAZIONE DEL LUOGO:
L’isola di Utopia nella sua parte centrale, la più estesa, si estende per 200 miglia, e si assottiglia verso i due capi che curvandosi per 500 miglia di perimetro le danno la forma di una luna nuova. Le due estremità sono separate tra loro per 11 miglia dal mare, per poi allargarsi in una grande distesa protetta da alture. Questo ha permesso la costruzione di molti porti nelle insenature.
L’isola possiede 54 città, delle quali le più vicine distano 24 miglia l’una dall’altra. Al centro dell’isola si trova la capitale Amauroto. (pag. 55-56)

STRUTTURA URBANISTICA:
Ogni città di Utopia misura in qualsiasi punto non meno di 12 miglia e a volte anche di più. La struttura urbanistica di ogni città è la medesima poiché sono molto simili tra loro per quel che consente la natura del luogo. La città che Raffaele conosceva meglio di tutte è senza dubbio Amauroto, dal momento che vi era vissuto per ben 5 anni.
La capitale sorge sul declivio di un’altura e presenta una forma quadrata. In larghezza si estende per 2 miglia fino al fiume Anidro, il quale nasce 80 miglia sopra la città e proprio davanti a quest’ultima raggiunge la larghezza di 500 passi. Poi oltrepassata la città si estende ancora di più e percorre le ultime 60 miglia prima di sfociare nell’oceano. Le due rive del fiume sono collegate da un ponte. C’è anche un altro fiume che nasce dallo stesso monte su cui sorge la città ed è un affluente dell’Anidro.
Ogni città è divisa in 4 parti uguali e al centro di ognuna di esse si trova il mercato. Le abitazioni sono disposte in lunghe file e si affacciano le une sulle altre, separate da vie larghe 20 piedi. Dietro queste case ci sono grandi giardini attorniati a loro volta da altre case che li racchiudono. Tutte le case possiedono una porta che si affaccia sulla strada e un’altra sul giardino. Ogni abitazione ha 3 piani e i tetti si estendono orizzontalmente. Ogni quartiere possiede degli alberghi posti alla stessa distanza tra loro. Inoltre ogni città è provvista di 4 ospedali che si trovano fuori delle mura, per non correre il rischio che le malattie contagiose si propaghino in città.
(pag. 57-59-60-61-70-71)

LO SVOLGIMENTO DELLA GIORNATA:
Il giorno è diviso in 24 ore uguali di cui 3 vengono dedicate al lavoro prima di mezzodì, ora in cui fanno colazione. Dopo quest’ultima riposano per 2 ore e in seguito lavorano per altre 3, fino al pasto serale. Vanno a dormire verso le 8 e dedicano 8 ore al sonno. Tutto il tempo libero che rimane loro tra il lavoro, il sonno e i pasti viene lasciato al piacere di ognuno perché venga impiegato nelle occupazioni predilette ma anche utili come gli studi letterari. Dopo la cena trascorrono un’ora a distrarsi nei giardini, in estate, e nelle sale comuni dove mangiano, in inverno. (pag. 64)

STRUTTURA POLITICA:
Ogni 30 famiglie viene eletto ogni anno un magistrato chiamato “sifogranto” in lingua antica o “filarco” in quella moderna. Ogni 10 sifogranti se ne mette uno a capo detto “traniboro” (lingua antica) o “protofilarco” (lingua moderna). I sifogranti, 200 in tutto, scelgono con un voto segreto il principe, detto “barzane” (lingua antica) o “ademo” (lingua moderna), tra i 4 candidati scelti dal popolo: ogni quarta parte della città ne sceglie uno, la cui carica è a vita; mentre le altre magistrature sono annuali. Gli ambasciatori, i tranibori, i sifogranti e il principe vengono tutti scelti tra coloro che come mestiere si dedicano allo studio.
I tranibori si riuniscono nel consiglio del re ogni 3 giorni per deliberare su faccende sia pubbliche che private. In senato vengono accolti 2 tranibori ad ogni riunione ma mai gli stessi ogni volta. Le faccende importanti vengono giudicate dall’assemblea dei sifogranti, i quali poi presentano la loro proposta al senato. In alcuni rari casi, si può ricorrere alla consultazione di tutta l’isola. (pag. 61-62-67)

STRUTTURA SOCIALE:
L’agricoltura rappresenta il mestiere comune a tutti e a cui vengono educati fin da bambini. I cittadini si recano a turno ad abitare e lavorare in un podere di campagna per poter imparare il mestiere: in un podere possono stare 40 persone tra uomini e donne oltre a due servi e ogni due anni 20 di queste persone concluso il loro turno tornano in città, lasciando posto ad altri. Oltre all’agricoltura ognuno apprende un’altra attività che di solito è quella paterna, ma se qualcuno è portato ad altro viene adottato da una famiglia che svolge la professione a cui è più portato. Inoltre se qualcuno vuole apprendere un altro mestiere oltre al suo è libero di farlo e può scegliere di esercitare quello che più gli aggrada a meno che la città non abbia bisogno di uno dei due. (pag. 57-62-63)

IL RUOLO DEL COMUNISMO:
Dal momento che in una società non è possibile distribuire i beni in maniera equa e giusta, in Utopia viene abolita la proprietà privata. Sicuramente risulterebbe impossibile far sparire del tutto la miseria ma la si potrebbe alleviare un po’; per esempio stabilendo che nessuno possa possedere al di là di una determinata quantità di terra, fissando per legge la ricchezza che ognuno dovrebbe possedere. In questo modo si potrebbe evitare che un principe sia troppo potente. Inoltre se tutti possiedono le stesse cose nessuno è tentato dal derubare gli altri poiché tutti posseggono la stessa quantità di denaro. Il ruolo del comunismo è l’unica via di salvezza dello Stato e il solo modo per tendere alla realizzazione di una repubblica perfetta dove regna l’uguaglianza. (pag. 51)

LA SOCIETA’ PERFETTA:
I tre concetti fondamentali che stanno alla base di una società perfetta come Utopia e che portano alla felicità comune dei cittadini sono il comunismo, la giustizia e la tolleranza religiosa. Il comunismo poiché abolisce la proprietà privata e permette l’esistenza dell’uguaglianza tra i cittadini; la giustizia perché permette di stabilire delle leggi giuste; la tolleranza religiosa perché permette di far convivere tra loro diverse realtà religiose. In Utopia infatti esistevano molte religioni, ognuno poteva professare la propria e chi discriminava le altre veniva punito con la schiavitù (anche se esisteva una divinità al di sopra delle altre che tutti rispettavano, chiamata Mitra). Infatti quando vennero a contatto con il cristianesimo (molto simile peraltro alla loro religione) lo accolsero molto apertamente e molti entrarono a farne parte venendo purificati dalle sacre acque, anche se non ricevettero del tutto i sacramenti poiché tra di loro non esistevano sacerdoti. (pag. 115-116-117-118)

SCOPO DELL’OPERA:
L’opera vuole dare un esempio di ciò che si potrebbe definire una “società perfetta”, e probabilmente lo scopo di Moro era quello di dare un’idea di come sarebbe stata una repubblica basata su giustizia, comunismo e tolleranza religiosa, tutti concetti che mancavano negli Stati dell’epoca ma che lui riteneva di grande importanza, anche se egli stesso sapeva che esisteva poca speranza di veder attuati questi principi.

RAPPORTO UGUAGLIANZA-LIBERTA’-FELICIT A’:
L’abolizione della proprietà privata porta al comunismo, secondo cui tutti sono uguali e possiedono le stesse ricchezze; la libertà di conseguenza deriva dall’uguaglianza, dal fatto che possedendo già tutto ciò che appartiene anche agli altri, non c’è motivo di desiderare più di questo. La felicità deriva quindi dal fatto che tutti i cittadini possiedono ciò che desiderano senza distinzioni e privilegi.

RAPPORTO RELIGIONE-POLITICA:
I sacerdoti rappresentano i magistrati cui si porta maggior rispetto in Utopia poiché recano un grande aiuto per difendere la stabilità dello Stato: infatti i sacerdoti si impegnano ad educare i ragazzi e i giovani per poter trasmettere loro idee senz’altro giuste e utili per conservare la loro repubblica.

RAPPORTO FILOSOFIA-POLITICA:
Raffaele cerca di spiegare a Moro e al suo amico che la filosofia verrebbe sicuramente allontanata dalla politica poiché mentre il filosofo cercherebbe di rimediare alla pazzia altrui verrebbe preso lui stesso per pazzo. Infatti la verità dei filosofi va spesso contro le idee della società; per esempio sarebbe impossibile immaginare uno Stato in cui non esista la proprietà privata e dove tutto venga messo in comune, al contrario di come accade in Utopia.

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