la specie

Materie:Riassunto
Categoria:Scienze
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CHE COS’E’ UNA SPECIE

Il solo aspetto non è sufficiente a definire una specie;

una specie biologica è un gruppo di popolazioni che, di fatto, sono in grado di incrociarsi tra loro, e sono riproduttivamente isolate da altri gruppi simili.

Il concetto di specie biologica non è valido per gli organismi a riproduzione asessuata, come per gli organismi estinti (fossili) e alcuni organismi a riproduzione sessuata: i leoni per esempio si accoppiano con le tigri solo in uno zoo, ma non in natura dato che vivono in ambienti diversi.
Molte specie comprendono razze o sottospecie, che sono morfologicamente distinte ma si possono incrociarsi tra loro.

Due popolazioni sono definite specie distinte quando sono riproduttivamente isolate, ovvero incapaci di incrociarsi.
La specializzazione è la formazione di una nuova specie, è quando è causata da un isolamento geografico viene dette specializzazione allopatrica.

Si verifica la speciazione quando una popolazione di una specie rimane geograficamente e riproduttivamente isolata da altre popolazioni, al punto da essere considerata una nuove specie.

Le barriere riproduttive sono:

* Che impediscono la fecondazione, cioè la fusione tra i gameti per formare lo zigote;
* Che rendono lo zigote non vitale o sterile, un individuo risultante dalla fecondazione incrociata tra due specie differenti è detto ibrido, come il mulo (cavallo + asino) che è quasi sempre sterile.

La separazione di una specie viene chiamata evoluzione divergente, e l’esempio più noto è la radiazione adattativa.

La radiazione adattativa è la rapida comparsa e diffusione di nuove specie con adattamenti diversi a partire da un’unica specie ancestrale (antichissimo).

I casi più eclatanti di radiazione adattativa si verificarono negli arcipelaghi (es. Galàpagos).
Quando Darwin visitò le Galàpagos notò che le specie di ciascuno dei due arcipelaghi somigliavano a quelle presenti sul continente più vicino.
Gli uccelli delle isole di Capo Verde erano simili a quelli africani e quelli delle Galàpagos a quelli del Sud America.
Ciò indicava che le isole erano state colonizzate da organismi provenienti dai continenti.
Negli arcipelaghi il numero delle specie era notevolmente inferiore a quello delle specie del continente.
Ciascuna delle isole ospitava specie diverse. Le testuggini delle isole con clima più secco avevano il collo più lungo, mentre quelle delle isole con il clima più umido avevano il collo più corto.
I fringuelli delle Galàpagos sono l’esempio più noto della radiazione adattativa, che sono diversi da quelli dell’America meridionale, ma sono abbastanza simili da indicare una discendenza comune.
I fondatori erano probabilmente uccelli terricoli, con becchi corti per rompere i semi, ma a causa della loro capacità di volo limitata, gli spostamenti tra un’isola e l’altra erano rari.
Di conseguenza i fringuelli presenti su ogni isola si accoppiavano solo tra di loro, diventando geograficamente isolati.
Sottoposte alla selezione naturale le popolazioni si differenziarono in molti modi: dimensioni e forma del becco, modalità di nidificazione, canto, piumaggio e comportamenti di corteggiamento.
Le diverse specie hanno pertanto avuto origine per speciazione allopatrica.
L’assenza di competizione con uccelli più specializzati ha permesso la radiazione adattativa di questi fringuelli.

Mentre tra lo stretto di Bering e l’America centrale erano presenti “ponti” naturali, non era così anche per l’Australia.
Le specie australiane si sono dovute quindi evolvere in condizioni di isolamento. Cavali ed altri erbivori non raggiunsero l’Australia e così poterono evolversi altri erbivori che popolarono le pianure: i canguri, mammiferi marsupiali che partoriscono i piccoli allo stato di feto e li trasportano in una tasca (il marsupio), dove vengono allattati finché non sono in grado di alimentarsi da soli.
Anche i marsupiali australiani sono un esempio di radiazione adattativa. Tutti sembrano essersi evoluti da un marsupiale primitivo, simile all’opossum.

Osservando le specie che si sono estinte in tempi storici, si può dire che le cause siano la competizione con altre specie, o cambiamenti drastici nell’ambiente in cui vivevano, o la comparsa di un nuovo predatore.
In totale si contano 5 estinzioni di massa, di cui la peggiore si pensa sia l’ultima dove tutti i dinosauri e metà di tutte le specie di piante ed animali si estinsero; la maggior parte dei ricercatori pensa che ciò sia dovuto alla caduta sulla Terra di un gigantesco asteroide, che fece anche cadere il pianeta nell’oscurità quasi totale per molti mesi.
Oggi siamo nel mezzo di una sesta estinzione di massa, dove la causa è da attribuire solamente ai danni provocati dalla attività umane agli ambienti naturali.

Darwin era quasi l’unico a credere che l’evoluzione fosse un processo graduale, perché per essere certi che sia così dovremmo avere un fossile con ogni mutamento in ciascuna linea evolutiva che lo provi.
Molti biologi, al contrario, erano convinti che l’evoluzione avvenisse per salti (saltazionismo), ma grazie all’influenza della genetica, molti pensarono corretta la teoria del gradualismo, che già sosteneva Darwin.

L’ipotesi gradualista sostiene che le specie si evolvono in modo graduale e continuo in risposta a pressioni selettive dell’ambiente.

Nel 1972 due paleontologi (Eldredge e Gould) formularono un’ipotesi nota come teoria degli equilibri punteggiati.
La teoria degli equilibri punteggiati sostiene che le specie si modificano molto poco per la maggior parte della loro durata, prevalgono periodi di stasi (pausa), e la maggior parte delle modificazioni avvengono in modo improvviso al momento della speciazione.

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