L'acqua e la sua economia

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Testo

L’acqua come risorsa; l’economia, l’utilizzo e il riciclo dell’acqua
Le Guerre dell'Acqua
L’acqua riveste un’importanza sempre più rilevante nei rapporti tra gli Stati, col rischio di dare origine a violenti conflitti; soprattutto in alcune regioni del mondo, infatti, la scarsità di acqua potrebbe diventare una fonte importante di instabilità economica e politica.
Quasi il 40% della popolazione mondiale dipende da sistemi fluviali comuni a due o più paesi: l'India e il Bangladesh disputano sul Gange, il Messico e gli Stati Uniti sul Colorado, la Cecoslovacchia e l'Ungheria sul Danubio. Una zona pericolosa è l'Asia centrale, dove 5 ex-repubbliche sovietiche si dividono due fiumi già troppo sfruttati, l'Amu Darja e il Sjr Darja; è soprattutto nel Medio Oriente, tuttavia, che le dispute sull'acqua stanno modellando gli scenari politici e i futuri economici.
L'Egitto è un esempio di ciò che devono affrontare i paesi con una rapida crescita demografica e fonti di approvvigionamento idrico molto limitate sul proprio territorio nazionale. 56 milioni di persone in Egitto dipendono quasi interamente dalle acque del Nilo, ma le origini del fiume non si trovano all'interno dei confini del paese; infatti l'85% del Nilo è generato dalla piovosità in Etiopia e scorre come Nilo azzurro nel Sudan prima di entrare in Egitto. La parte restante dipende dal sistema del Nilo bianco, che ha le sue sorgenti in Tanzania, al lago Vittoria, e si congiunge al Nilo azzurro nei pressi di Khartoun; il fiume più lungo del mondo rifornisce in tutto nove nazioni e in Egitto arriva per ultimo. Sulla base di un accordo sottoscritto nel 1959 con il Sudan, l'Egitto ha diritto ogni anno a 55,5 miliardi di metri cubi d'acqua del Nilo, mentre al Sudan ne sono stati assegnati 18,5: per soddisfare il suo fabbisogno l'Egitto integra quindi l'acqua del Nilo con piccole quantità di acque freatiche, con l'acqua del drenaggio agricolo e con acque di scolo municipali trattate. Nel 1990, ha avuto una disponibilità di 63,5 miliardi di metri cubi di acqua; sfortunatamente la domanda idrica egiziana salirà almeno a 69,4 miliardi di metri cubi per la fine del decennio.
L’acqua in cifre
Anche se la superficie terrestre è coperta per il 71% di acqua, questa è costituita per il 97,22% da acqua salata; l’acqua dolce è per il 68,9% contenuta in ghiacciai e nevi perenni, per il 29,9% nel sottosuolo e solo lo 0,3% è localizzata in fiumi e laghi ed è quindi potenzialmente disponibile. Tale quantità corrisponde allo 0,001% dell’acqua totale del pianeta: si tratta di un quantitativo minimo e distribuito in modo ineguale sulla superficie terrestre. La maggior parte di essa, infatti, è concentrata in alcuni bacini in Siberia, nella regione dei grandi laghi in Nord America, nei laghi Tanganika, Vittoria e Malawi in Africa, mentre il 27% è costituita dai cinque più grandi sistemi fluviali: il Rio delle Amazzoni, il Gange con il Bramaputra, il Congo, lo Yangtze e l’Orinoco.
Oggi nel mondo un miliardo e 400 milioni di persone del pianeta non hanno accesso all’acqua potabile; il grande rischio è che nell’anno 2025, quando la popolazione supererà gli 8 miliardi di esseri umani, il numero delle persone senza accesso all’acqua potabile possa aumentare a più di 3 miliardi. Infatti in media ogni abitante del pianeta consuma oggi il doppio di acqua rispetto all’inizio del 1900, e, globalmente, il consumo mondiale di acqua è circa decuplicato solo nell’arco di un secolo; inoltre negli ultimi cinquant’anni la disponibilità d’acqua è diminuita di tre quarti in Africa e di due terzi in Asia. In Africa la disponibilità di acqua potabile, reti fognarie e servizi igienici è ancora molto lontana da uno standard accettabile, soprattutto nelle aree rurali, dove meno del 60% della popolazione dispone di acqua potabile e meno della metà di servizi igienici; in Papua Nuova Guinea il 70 % della popolazione non ha accesso all'acqua, in Zambia la percentuale è del 73% e in Burkina Faso sale al 78%.
Un cittadino nordamericano utilizza 1.700 metri cubi di acqua all’anno, mentre la media in Africa è di 250 metri cubi all’anno. La quantità minima per soddisfare i bisogni essenziali è di 40 litri al giorno a persona: con circa 40 litri noi italiani facciamo la doccia, invece per gli altri rappresenta l’acqua di intere settimane. Le persone che non hanno un rubinetto in casa sono 800 milioni e più di 200 milioni di bambini muoiono ogni anno a seguito del consumo di acqua insalubre e per le cattive condizioni sanitarie che ne derivano. In totale si stima che l’80% delle malattie nei Paesi del Sud del mondo sia dovuto alla cattiva qualità dell’acqua; le 5 fondamentali malattie di origine idrica sono: 1) malattie trasmesse dall'acqua (tifo, colera, dissenteria, gastroenterite ed epatite); 2) infezioni della pelle e degli occhi dovuti all'acqua (tracomi, lebbra, congiuntivite e ulcere); 3) parassitosi legate all'acqua; 4) malattie dovute ad insetti vettori, ad esempio mosche e zanzare; 5) malattie dovute a mancanza di igiene.
L’Italia è prima in Europa e terza nel mondo per il consumo d’acqua, con 1.200 metri cubi di consumi l’anno pro capite; la superano soltanto gli Stati Uniti e il Canada. Rispetto i parametri europei invece gli italiani consumano quasi 8 volte l’acqua usata in Gran Bretagna, dieci volte quella usata dai danesi e tre volte quello che consumano in Irlanda o in Svezia: c’è un grande allarme sullo spreco, poiché la disponibilità d’acqua dolce in Italia sta scendendo dai 2.700 metri cubi pro capite ai 2.000 metri cubi.
Acqua: risorsa limitata
L’acqua, in quanto risorsa strategica, si sta avvicinando al petrolio come a certe ricchezze minerali, a causa del suo valore crescente, delle preoccupazioni concernenti la sua qualità e la quantità di approvvigionamenti, oltre che delle possibilità di accesso, accordate o rifiutate. La sua rarità e il suo valore crescente porteranno sempre più alle politiche dell'acqua e a conflitti internazionali, che potranno attribuire ai diritti su questa un'importanza fondamentale.
Le soluzioni prese in esame e le tematiche di intervento per gestire al meglio la crescita del consumo dell’acqua sono molte e diverse: è comunque evidente che mancano delle regole mondiali di controllo sulla gestione dell’acqua e la sua difesa come bene comune, patrimoniale e prevale l’approccio di considerare l’acqua un bene da lasciare alla libera regolamentazione del mercato.
La privatizzazione dell’Acqua
Nell’ambito della gestione dell’acqua si sta verificando un crescente fenomeno di privatizzazione; quella francese, fondata sul sistema della "gestione delegata" dei servizi alle compagnie private, è di gran lunga la più usata. In Canada, per esempio, vi sono stati dei tagli alle spese per le infrastrutture e le municipalità locali sono quindi state costrette ad affidare gli investimenti in materia di acqua alle compagnie private; forti spinte per la privatizzazione sono presenti anche in Germania, in Irlanda, in Italia e nei Paesi Bassi, oltre alle moltissime città nel Sud del Mondo in cui da diversi anni la privatizzazione si è verificata.
Privatizzare l’acqua non è in ogni caso una soluzione efficace, poiché non è giustificabile considerare l’acqua come una fonte di profitto; in quanto fonte di vita, infatti, l’acqua è un bene patrimoniale che appartiene agli abitanti del pianeta, così come agli organismi viventi. La privatizzazione del petrolio è stata un errore storico fondamentale, che non può essere ripetuto.
La privatizzazione fa gonfiare smisuratamente i prezzi dell’acqua e il capitale privato è consapevole del fatto che i servizi per l’acqua sono diventati un settore di attività molto redditizio: così le grandi multinazionali premono perché si sviluppi il mercato dell’acqua. Grazie alla loro potenza finanziaria, alla loro tecnologia e alle loro enormi competenze accumulate negli anni, esse sperano di assicurarsi il controllo di questi mercati. Per esempio, la Danone ha acquisito la gestione di tre sorgenti, mentre la Nestlé ha iniziato a commercializzare in Pakistan la sua prima acqua "purificata", acqua di rubinetto trattata con l’aggiunta di minerali.
Il 2° Forum Mondiale dell’Acqua
La guerra dell’acqua continua ad essere legittimata anche a livello internazionale; infatti, proprio durante il secondo Forum Mondiale sull’Acqua è stata approvata una Dichiarazione Ministeriale che sancisce la vittoria della concezione dell’acqua come bene di mercato e non come diritto naturale di tutti.
Il Forum ha cioè rigettato l’idea dell’accesso all’acqua come un diritto umano e sociale inalienabile; riconoscere questo diritto avrebbe comportato l’introduzione nella politica dell’acqua di regole ed obblighi per gli Stati e per le imprese private, che né gli uni né le altre accettano con entusiasmo.
Un Contratto Mondiale sull’Acqua
Come possibile alternativa è necessario attivarsi per un Contratto Mondiale sull’acqua, fondato sui principi necessari ed indispensabili per una solidale politica dell’acqua. Il contratto dovrebbe contenere questi punti:
- Essendo fonte di vita insostituibile per l’ecosistema, l’acqua è un bene vitale che appartiene a tutti gli abitanti della Terra in comune. A nessuno, individualmente o in gruppo, è concesso il diritto di appropriarsene a titolo di proprietà privata.
- L’acqua è patrimonio dell’umanità. La salute individuale e collettiva dipende da essa.
- L’agricoltura, l’industria e la vita domestica sono profondamente legate ad essa. Il suo carattere insostituibile significa che la comunità umana - ed ogni suo membro - deve avere il diritto di accesso all’acqua, in particolare a quella potabile, nella quantità e qualità necessarie indispensabili alla vita e alle attività economiche.
Le risorse d’acqua sono distribuite in modo ineguale, ma questo non significa che debba esserci anche ineguaglianza nell’accesso all’acqua fra le persone, le comunità e le regioni; inoltre, l’ineguaglianza nella distribuzione dell’acqua e della ricchezza finanziaria non deve comportare che le persone ricche d’acqua e ricche economicamente possano farne l’uso che vogliono, anche venderla (o comprarla) all’esterno per derivarne il massimo profitto. L’acqua dev’essere una cosa pubblica; la sua gestione inoltre è fondamentalmente un affare dei cittadini, cioè una pratica di democrazia.
Un piano per risparmiare l´acqua
La Giunta della Regione Emilia-Romagna ha approvato nel 2004 il Piano regionale di tutela delle acque: gli obiettivi principali del piano sono raggiungere nel 2008 una buona qualità delle acque superficiali, sotterranee e marine del territorio e diminuire il consumo di acqua per ogni abitante da 170 a 150 litri al giorno. Nel secondo paragrafo si segnalano i settori di intervento del piano che vanno dal risparmio dell’acqua nei settori civile, agricolo e industriale alla realizzazione e miglioramento delle infrastrutture e delle reti.
Inoltre si elencano iniziative già in corso come la campagna di informazione "Acqua risparmio vitale” rivolta ai cittadini o nel settore agricolo il progetto di riutilizzo delle acque in uscita dal depuratore di Mancatale, in provincia di Reggio Emilia.
Per tutelare questa risorsa sempre più preziosa, il piano punta su risparmio, riciclo e lotta all’inquinamento; alle tradizionali politiche infrastrutturali si affiancano anche programmi di conservazione e di risparmio, a causa dei crescenti consumi e delle nuove condizioni meteorologiche, caratterizzate da un aumento della temperatura media.
Il piano di tutela delle acque prevede interventi a tutto campo che vanno dal risparmio dell’acqua nei settori civile, agricolo e industriale, al riutilizzo dei reflui; dalla riduzione delle perdite di rete al miglioramento dell’uso dell’acqua nel settore privato tramite l’adozione di tecnologie per il risparmio e il riciclo. Per quanto riguarda invece le infrastrutture lo scopo è quello di migliorare l’interconnessione e l´efficienza delle reti distributive, realizzare invasi artificiali fattibili da un punto di vista ambientale ed economico e garantire il deflusso minimo vitale di fiumi e torrenti.
Molti interventi collegati al Piano di tutela delle acque sono già partiti, come ad esempio la campagna “Acqua risparmio vitale”, avviata per promuovere un consumo più attento dell’acqua nelle case grazie a pochi e semplici accorgimenti quotidiani; invece il progetto “Bagnacavallo” ha permesso di testare il risparmio domestico sulle famiglie di un intero centro storico, alle quali è stato distribuito un kit composto da apparecchi frangigetto e riduttori di flusso. In campo agricolo invece sono partiti due progetti: il primo riguarda il riutilizzo delle acque in uscita dal depuratore di Mancatale in provincia di Reggio Emilia a scopo irriguo durante l’estate e per altri uso quali il lavaggio delle strade durante l’inverno, il secondo è la realizzazione di un “Piano di conservazione della risorsa idrica”.
L’Emilia-Romagna presenta già oggi uno dei più estesi ed efficienti sistemi fognario-depurativi d’Italia; tuttavia, per adeguarlo ai più avanzati standard europei, il Programma per il risanamento delle acque prevede oltre 800 interventi su tutto il territorio regionale per un investimento complessivo di 980 milioni di euro. Infine è già stato finanziato un progetto che prevede la rottamazione dei vecchi impianti di irrigazione, molto dispendiosi dal punto di vista dei consumi d’acqua, e la loro sostituzione con sistemi più moderni ed efficienti.
La campagna “Acqua, risparmio vitale”
L'obiettivo della la campagna di informazione “Acqua, risparmio vitale” è ridurre gli sprechi d’acqua, in particolare quelli domestici, imparando a consumare solo quella necessaria, per preservare e tutelare una risorsa sempre più preziosa; gli obiettivi della Regione sono molto concreti: per prima cosa arrivare al 2008 ad una qualità delle acque "sufficientemente buona" su tutto il territorio regionale e a un consumo medio domestico di 145 litri al giorno per abitante contro gli attuali 160 e al 2016 a una qualità "buona" e a un consumo giornaliero per abitante di 130 litri.
La campagna fornisce 10 buoni consigli alla portata di tutti: dall’utilizzo dei diversi dispositivi per il risparmio idrico in commercio, quali i regolatori di flusso per i water o i frangigetto per i rubinetti, alle tante “buone pratiche” da mettere in atto quotidianamente come ad esempio usare lavatrici e lavastoviglie sempre a pieno carico, chiudere il rubinetto mentre ci laviamo i denti o facciamo lo shampoo o preferire la doccia alla vasca da bagno.
Molti gli strumenti che saranno utilizzati per informare i cittadini, a partire da un opuscolo che sarà inviato a tutte le famiglie emiliano-romagnole, fino a spot televisivi sulle emittenti regionali, inserzioni sulla stampa, locandine negli spazi pubblici; prossimamente sarà attivato un sito Internet all’indirizzo http://www.acquarisparmiovitale.it/.
La campagna, ideata e realizzata dall’Agenzia Pablo, sarà anche associata a un´iniziativa di solidarietà: si quantificherà l´acqua risparmiata per trasformarla in progetti di cooperazione nel sud del mondo, dove la sua mancanza assume aspetti drammatici.
2003 Anno Internazionale dell’Acqua
Nel mese di dicembre del 2000, l'Assemblea generale dell'ONU ha dichiarato il 2003 "Anno internazionale dell'acqua", la cui gestione è stata affidata all'UNESCO e che è iniziato ufficialmente il 21 marzo del 2003; scopo finale di questa iniziativa è di sensibilizzare la popolazione mondiale sull'importanza delle risorse idriche del Pianeta per la sopravvivenza dell'uomo e della biosfera e sulla promozione dell'uso parsimonioso, razionale ed equamente ripartito dell'acqua presso tutti i popoli della Terra.
L’ACQUA BENE COMUNE DELL’UMANITA’
PER UN USO EQUO E SOSTENIBILE
DELLE RISORSE IDRICHE
PER UNA DIFFUSA EDUCAZIONE E
CONOSCENZA DELL’USO CORRETTO
DELLA RISORSA ACQUA
LA QUESTIONE ITALIANA
In Italia i problemi principali in materia di gestione dell'acqua derivano dall'insufficiente applicazione delle normative in vigore.
La legge 36 del 1994, nota come legge Galli, disciplina la pianificazione, la gestione e l'utilizzo delle risorse idriche, a partire dal principio che “tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà”. Per la pianificazione e la gestione delle risorse idriche viene prevista la suddivisione del territorio nazionale in Ambiti territoriali ottimali, a volte corrispondenti ai bacini idrografici, all'interno dei quali un unico gestore controlla tutto il ciclo integrato dell'acqua, dalla depurazione all'acqua potabile.
Al giugno 2002, dei 91 Ambiti previsti 74 erano stati insediati, 24 avevano redatto il Piano di ambito, 18 l'avevano approvato e solo 10 avevano affidato la gestione del servizio del ciclo integrato.
Accanto al Piano di ambito, strumento di pianificazione nel quale va indicato il programma degli interventi necessari accompagnato da un piano finanziario e dal modello organizzativo, gli altri documenti fondamentali per assegnare in gestione il servizio sono la Carta del servizio idrico integrato e il Regolamento. La Carta, da allegare al contratto di utenza che il gestore stipula con gli utenti finali del servizio idrico, fissa i diritti che il gestore è chiamato a garantire agli utenti, mentre il Regolamento disciplina la modalità e le condizioni tecniche ed economiche alle quali il gestore si impegna a fornire i servizi.
I punti decisivi sono l'efficacia del controllo esercitato dall'Autorità di ambito sul gestore e la possibilità per i cittadini di partecipare attivamente alla definizione degli standard del servizio; finora però solo due regioni, il Lazio con il Garante del servizio integrato e l'Emilia-Romagna con l'autorità per la vigilanza dei servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani, hanno messo in campo strumenti a completa disposizione del pubblico.
PER UNA PIANIFICAZIONE SOSTENIBILE DELLE RISORSE IDRICHE
Per dare concretezza al concetto di gestione sostenibile delle risorse idriche occorre innanzitutto ridurre la domanda d'acqua, incrementando l'efficienza degli usi e dei riusi e accrescendo il coinvolgimento degli utenti nei processi decisionali.
A questi fini, è necessario che la “politica dell’acqua” provveda a queste priorità:
- la registrazione dei bilanci idrici di bacino, con una complessiva revisione delle concessioni che minimizzi gli usi che attingono con proprie derivazioni direttamente alle risorse idriche, determinando spesso pesanti impatti;
- avviare nei servizi acquedottistici interventi di manutenzione straordinaria delle reti;
- introdurre al più presto la tariffazione del consumo individuale, per scoraggiare gli sprechi e incentivare il riuso;
- perfezionare le reti fognarie e depurative. Inoltre, vanno adottate tecnologie appropriate per i piccoli centri, meno impattanti e costose, promuovere il riuso delle acque reflue per l'irrigazione e il riutilizzo nelle lavorazioni industriali.
PER UNA DIFFUSA CONOSCENZA ED EDUCAZIONE DELL’USO DELLA RISORSA ACQUA
L’acqua è - assieme all'aria - l'elemento più essenziale per la vita di ciascuno di noi, anzi, per ogni organismo del pianeta terra; il 70% del nostro pianeta è coperto d’acqua, ma meno dell'uno per cento è utilizzabile dall'uomo e la richiesta cresce continuamente. Ci sono anche altri gravi problemi: oggi nel mondo un miliardo e cento milioni di persone non hanno accesso all'acqua potabile; due miliardi e mezzo non hanno servizi igienici adeguati; ogni giorno, circa 6.000 bambini muoiono per malattie derivanti dall'acqua infetta.
L'acqua pulita, dunque, non è ancora un bene condiviso da tutti, anche se per tutti è indispensabile.

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