Influenza aviaria

Materie:Tesina
Categoria:Scienze

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Testo

INFLUENZA AVIARIA
L’influenza aviaria è una infezione dei volatili causata da virus influenzali del tipo A; essa può interessare tanto uccelli selvatici quanto volatili domestici come polli, tacchini, anatre, causando molto spesso una malattia in forma grave e anche la morte dell’animale colpito. L’uomo può infettarsi con virus dell’influenza aviaria a seguito di contatti diretti con animali infetti, e/o con le loro deiezioni, mentre non c'è alcuna evidenza di trasmissione attraverso il consumo di carni avicole o uova dopo la cottura Dal 1997 si sono verificati alcuni episodi documentati di influenza da virus aviario nell’uomo. L'Influenza aviaria (nota anche come peste aviaria) è una malattia infettiva contagiosa altamente diffusiva, dovuta ad un virus influenzale che colpisce diverse specie di uccelli selvatici e domestici con sintomi che possono essere o lievi, oppure gravi e sistemici con interessamento degli apparati respiratorio,digerente e nervoso ed alta mortalità. Il virus può trasmettersi all'uomo,come è stato dimostrato a partire dal 1997.

Eziologia

Il virus appartiene al genere orthomyxovirus(famiglia orthomyxoviridae),tipo "A".Si tratta di virus ad RNA,pleomorfi(cioè di forma variabile)più o meno tondeggianti del diametro di circa 100/120 nm.Presentano un rivestimento esterno lipidico(envelope)da cui sporgono delle proteine di superfice(HE=emagglutinina;NA=neuraminidasi),fondamentali per il legame con le cellule e l'immunità(vedi oltre).All'interno è presente un nucleocapside(RNA+proteine)elicoidale contenente 8 segmenti di RNA che codifica per 10 tipi di proteine(per maggiori dettagli consulta la voce orthomyxoviridae). Le HE ed NA possono differire antigenicamente dando luogo a varianti fenotipiche virali.Negli uccelli sono presenti tutte quelle conosciute: 16 per l'HE e 9 per la NA che ,combinandosi,determinano un grandissimo numero di "sottotipi"diversi.
I vari sottotipi sono stati classificati in due gruppi,per la capacità di dar luogo a sindromi più o meno gravi: 1)virus HPAI(v.ad alta patogenicità),sinora solo dei sottotipi H5 e H7; 2)virus LPAI (v. a bassa patogenicità). Questa caratteristica dipende dalla struttura virale e può variare nel tempo a causa di mutazioni o ricombinazioni genetiche(vedi oltre)per cui ceppi poco patogeni possono diventare altamente patogeni.
Il virus è particolarmente resistente alle basse temperature e ,in tali condizioni,rimane vitale a lungo nelle feci ( 7 giorni, oltre 30 giorni a 0°C), tessuti, acqua(sino ad 1 mese a 4°C).Viene distrutto a 60 gradi in 30 minuti,bollitura in 2 minuti,luce solare diretta in 1-2 giorni ed è inattivato immediatamente dai raggi UV e i comuni disinfettanti.

epidemiologia

Il virus si diffonde nell'aria e nelle deiezioni. I gallinacei selvatici spesso sono resistenti all'attacco, diffondendo il virus fra i più sensibili polli domestici. Tuttavia, il virus può diffondersi attraverso alimenti, acqua, apparecchiature per il trattamento dei gallinacei e indumenti; non ci sono prove che il virus possa sopravvivere in pollame ben cucinato (almeno 70 °C).
Si crede che anche i gatti possano rendere possibile un'infezione per la mutazione H5N1 del virus (Kuiken et al, 2004). In Germania è accaduto il primo caso che un gatto ha reso questo virus il 2 marzo 2006.
Il periodo di incubazione va dai 3 ai 5 giorni. I sintomi negli animali sono vari, ma talvolta può causare la morte in pochi giorni.
L'influenza negli esseri umani
Tutti i tipi di AI virus sono virus influenzali di tipo A e sono suddivisi in sottotipi basati sulle differenze nelle proteine emagglutinina (H) e neuraminidasi (N). Ci sono 16 tipi di H, dei 16 tipi H conosciuti, solo i sottotipi H5, H7 e H9 sono capaci di trasmettersi da uccelli a esseri umani. Si teme che se il virus dell'influenza aviaria venisse a contatto, e quindi reagisse, con un virus di influenza normale, il nuovo sottotipo creato potrebbe risultare altamente contagioso e altamente letale per gli umani. Una simile mutazione potrebbe causare un'influenza globale pandemica, simile alla Influenza Spagnola che uccise più di 20 milioni di persone nel 1918). Molti esperti si preoccupano per il fatto che un virus in grado di mutare al punto da riuscire ad oltrepassare la barriera fra le specie (per esempio, si possa trasmettere da uccello a uomo), muterà inevitabilmente per potersi diffondere da uomo a uomo, come una normale influenza. A quel punto sarà probabile una pandemia.
Il virus dell'influenza che infetta gli uccelli sono detti virus dell'influenza aviaria. Soltanto i virus di tipo A infettano gli uccelli, dunque tutti i possibili sottotipi possono infettare il pollame.
Comunque, ci sono alcune differenze genetiche tra i sottotipi che infettano la gente e gli uccelli. Entro questi sottotipi ci sono oltretutto delle differenze.
Prevenzione e trattamento
L'influenza aviaria negli uomini può essere individuata attraverso i medesimi strumenti usati per la normale influenza. Tuttavia, questi test non sempre sono affidabili. Nel Marzo 2005, l'Organizzazione Mondiale della Sanità annunciò che tre pazienti vietnamiti, inizialmente negativi, sono stati poi riscontrati fra i casi di influenza aviaria. Tutti e tre sono stati ricoverati. Al momento, il test più affidabile richiede l'uso di virus vivi che interagiscano con gli anticorpi nel corpo del paziente; poiché è necessaria la presenza di virus vivi, questi test vengono effettuati solo in strutture isolate appositamente. Farmaci antivirali sono talvolta efficaci sia per prevenire che per curare la malattia, ma nessun virus è stato realmente sconfitto da cure mediche, nella storia della medicina. I Vaccini, tuttavia, necessitano di quattro mesi per essere prodotti e devono essere specifici per il ceppo di influenza.
In futuro, tuttavia, i farmaci antivirali potrebbero risultare inefficienti: in Cina molti di questi farmaci venivano somministrati ai polli già nei primi anni '90 e il virus potrebbe avere sviluppato una sorta di resistenza a questi tipi di farmaci. Non si conoscono esattamente le cifre di questa resistenza, poiché la Cina sta effettuando una manovra di filtraggio delle notizie, simile a quella che causò il ritardo dell'allarme SARS.
Sintomi
Negli esseri umani, è stato trovato che l'influenza aviaria causa sintomi simili ad altri tipi di influenza.
febbre
tosse
gola irritata
dolori muscolari
congiuntivite
in alcuni casi, può causare problemi respiratori e polmonite, e può essere fatale.
In un caso, un ragazzo affetto da H5N1 si presentò in ospedale con diarrea seguita rapidamente da coma senza sviluppare altri sintomi influenzali.
Strategie per prevenire una pandemia
Se l'influenza aviaria permane fra gli animali solamente con limitati casi di contagio da uomo a uomo, essa non sarà una pandemia, anche se il rischio continuerà a porsi.
Per prevenire che la situazione progredisca in una pandemia, sono state prese le seguenti contromisure:
Raccolta e vaccinazione del pollame
Viaggi limitati nelle aree dove si è riscontrato il virus
Le strategie a lungo termine proposte per le regioni colpite dall'influenza aviaria in forma endemica nei gallinacei selvatici includono:
cambiare le tecniche di allevamento per aumentare l'igiene e ridurre il contatto tra gallinacei domestici e selvatici.
mutare le tecniche di allevamento nelle regioni dove gli animali vivono in quartieri chiusi e insani e cambiare le tecniche di mercato del pollo all'aria aperta, dove gli uccelli vengono macellati in condizioni non sane vicino a frutta e vegetali. I combattimenti fra galli giocano un ruolo importante nella diffusione della malattia, ponendo gli esseri umani a contatto con possibili gallinacei infetti
cambiare le pratiche per la vendita, passando da polli venduti vivi a polli venduti macellati e preconfezionati.
migliorare i costi e l'accessibilità dei vaccini

UN VIRUS INSTABILE
Riserve naturali dei diversi sottotipi di virus dell'influenza aviaria sono le anatre selvatiche, identificate come fonte di contagio per il pollame da allevamento, (polli e tacchini), particolarmente suscettibile alla malattia. Nei Paesi asiatici, un ruolo preminente alla diffusione del virus è stato identificato nella vendita di pollame vivo ai mercati. Inoltre, i virus si possono trasmettere da azienda ad azienda tramite i mezzi meccanici, gli attrezzi e strumenti contaminati, le macchine, i mangimi, le gabbie, o perfino gli indumenti degli operatori.

I virus di bassa patogenicità possono, dopo aver circolato anche per brevi periodi in una popolazione di pollame, mutare in virus altamente patogenici. Per esempio, secondo quanto riportato dall'Oms, nel corso dell'epidemia del 1983-1984 negli Stati Uniti, il virus H5N2 inizialmente causò bassa mortalità ma divenne poi, nei sei mesi successivi, altamente patogenico, con una mortalità vicina al 90%. Per controllare l'epidemia, in quel caso, fu necessario abbattere più di 17 milioni di uccelli, per un costo totale di quasi 65 milioni di dollari.

Si conoscono almeno quindici sottotipi di virus influenzali che infettano gli uccelli, anche se tutte le epidemie di influenza altamente patogenica sono state causate da virus di tipo A dei sottotipi H5 e H7. I virus del sottotipo H9 sono solitamente a bassa patogenicità. A seconda del tipo di proteina combinata con il virus (da N1 a N9), il virus acquisisce una denominazione diversa (H5N1, H7N2 ecc).

Tutti i virus influenzali di tipo A sono noti per l'instabilità genetica, in quanto sono soggetti a numerose mutazioni durante la replicazione del Dna e sono privi di meccanismi di correzione. Il fenomeno, definito di “deriva genetica”, genera cambiamenti nella composizione antigenica di questi virus. Una delle attività principali della sorveglianza influenzale è quindi quella dedicata al monitoraggio di questi cambiamenti, condizione di base per la scelta di una appropriata composizione vaccinale. Inoltre, i virus di tipo A possono andare incontro a riassortimenti del proprio materiale genetico, secondo un processo definito di “shift genetico”, che fa sì che vengano prodotti nuovi sottotipi virali diversi da quelli parentali, e capaci quindi di indurre la malattia anche in soggetti che siano stati preventivamente vaccinati contro i ceppi parentali.

Rischio di contagio per l’uomo
Dall’inizio della presente epidemia nelle zone del Sud-est asiatico, che ha preso il via nel corso del 2003, l’Oms ha lanciato un allarme a tutte le istituzioni internazionali a cooperare per attuare piani e azioni preventive per ridurre il rischio di passaggio all’uomo del virus aviario. Condizione essenziale perché virus che normalmente sono ospitati da animali diventino patogenici per l’uomo è che nel processo di riassortimento acquisiscano geni provenienti da virus umani, che li rendano quindi facilmente trasmissibili da persona a persona. I casi di influenza aviaria su uomo registrati nel corso del 2003 e 2004 sono invece casi di trasferimento diretto da pollame infetto a persone.

Dei 15 sottotipi di virus aviari, H5N1 circolante dal 1997, è stato identificato come il più preoccupante proprio per la sua capacità di mutare rapidamente e di acquisire geni da virus che infettano altre specie animali. Gli uccelli che sopravvivono a H5N1 lo rilasciano per un periodo di almeno 10 giorni.

Dall’inizio del 2003, H5N1 ha effettuato una serie di salti di specie, acquisendo la capacità di contagiare anche gatti e topi, trasformandosi quindi in un problema di salute pubblica ben più preoccupante. La capacità del virus di infettare i maiali è nota da tempo, e quindi la promiscuità di esseri umani, maiali e pollame è notoriamente considerata un fattore di rischio elevato.

Nelle epidemie recenti, a partire dal 2003, è stata documentata la capacità di questo virus di contagiare direttamente anche gli esseri umani, causando forme acute di influenza che in molti casi hanno portato a morte. Il rischio principale, che fa temere l’avvento di una nuova pandemia dopo le tre che si sono verificate nel corso del XX secolo (1918, 1957, 1968), è che la compresenza del virus aviario con quello dell’influenza umana, in una persona infettata da entrambi, faciliti la ricombinazione di H5N1 e lo renda capace di trasmettersi nella popolazione umana.
Ad agosto del 2005 la fase di questa influenza è arrivata a 3
Periodo Interpandemico
Fase 1: Nessun sottotipo di virus è stato riscontrato negli esseri umani. Un virus che ha causato influenza in un uomo può essere presente negli animali. Se presente negli animali, il rischio di contagio per l'uomo è considerato basso.
Fase 2: Nessun sottotipo di virus è stato riscontrato negli esseri umani. Tuttavia, un sottotipo di virus presente negli animali potrebbe essere potenzialmente pericoloso per l'uomo.
Periodo di allerta pandemica
Fase 3: Infezioni di esseri umani con un nuovo sottotipo di virus, ma nessuna diffusione fra uomo e uomo, o al massimo soltanto rare istanze causate da stretto contatto.
Fase 4: Limitata trasmissione uomo-a-uomo ma la diffusione è altamente localizzata, il che suggerisce che il virus non è ancora adattato agli esseri umani.
Fase 5: Trasmissione da uomo a uomo ancora localizzata ma più semplice, il che suggerisce che il virus si sta adattando all'uomo, ma potrebbe non essere ancora pienamente trasmissibile (rischio sostanziale di pandemia).
Periodo Pandemico
Fase 6: Pandemia: trasmissione aumentata e continua fra la popolazione.

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