Socializzazione, formazione e teorie sociologiche

Materie:Riassunto
Categoria:Scienze Sociali

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Testo

SOCIALIZZAZIONE: insieme delle influenze formative che la comunità esercita sull’individuo, in qualsiasi modo e titolo
Caratteristiche: comprende le influenze formali e informali, non necessariamente è connotata in senso positivo, è relativa alla società e alla cultura di appartenenza
PROCESSO: contenuti(abilità, nozioni, motivazioni, linee di condotta e giudizi morali, stili individuali e personalità), meccanismi(rapporto individuo-società, meccanismi bio-psicosociali, condizionamento, apprendimenti cognitivi e sociali, imitazione, tradizione, identificazione, programmi e tendenze innate, predisposizioni ad apprendere), prodotti(personalità di base, produzione unica), durata(tutta la vita), differenze sociali(sesso, classe, età)

FORMAZIONE:attività tesa a cambiare le persone in modo da metterle in grado da metterle in grado di rispondere a determinati bisogni. SOCIALIZZAZIONE, FORMazione, educazione(dare mete ideali di un certo valore)
PROCESSO: analisi, pianificazione, programmazione, applicazione, valutazione

TEORIE SOCIOLOGICHE DELLA SCUOLA
1.FUNZIONALISMO: scuola utile alla sopravvivenza della società
2.TEORIE DEL CONFLITTO: mezzo di perpetuazione dei rapporti di potere e delle disuguaglianze
3.SICIOLOGIE COMPRENDENTI: bisogna definirla in base al vissuto scolastico dei partecipanti
scopi: trasmissione di conoscenze e promozione culturale, socializzazione, selezione e allocazione nel sistema sociale, controllo sociale, organizzazione dei conflitti e integrazione delle marginalità, baby-sitting, agenzia di contatto e matrimoniale
negatività: produzione di ideologie e cultura, produzione di forza-lavoro, sottomissione e consenso

SCUOLA FUNZIONALISTA: la scolarizzazione dovrebbe portare a una riduzione delle disuguaglianze sociali: prevarranno scelte meritocratiche e le discriminazioni saranno un fenomeno circoscritto, poiché pena il malfunzionamento del sistema.
TEORIA(del conflitto)DELLA RIPRODUZIONE SOCIO-CULTURALE: la scuola fa gli interessi dei gruppi dominanti e riproduce i rapporti di dominio esistenti nella società, le disuguaglianze sociali resterebbero inalterate o che aumentino.
TEORIA WEBERIANA: scuola fonte di risorse di dominio
LA SCUOLA NON OFFRE PARI OPPORTUNITà EDUCATIVE A TUTTI, poiché il grado di istruzione che le persone raggiungono e le valutazioni che ottengono sono influenzate dal sesso, dalla classe sociale, dalla razza, ambiente, società…Questa disuguaglianza delle opportunità scolastiche ha origine dalle disuguaglianze presenti nei rapporti quotidiani: i maschi ottengono sempre maggiore attenzione sia da parte dei docenti che dalle persone superioni nel campo lavorativo, ciò vale anche per le disuguaglianze etniche, dell’estrazione sociale. Tuttavia non si può generalizzare poiché non c’è una teoria unitaria che spieghi il fenomeno.
L’ISTRUZIONE A VOLTE è UN MEZZO DI MOBILITà SOCIALE ascendente, una via per salire dagli strati più bassi ai più alti della società, ma non sempre la scuola riesce ancora a compiere questo passo. Di solito chi è di estrazione sociale inferiore conseguire un grado elevato di istruzione(istruzione relativa) non vuol dire assicurarsi un posto più alto nella scala sociale. D’altra parte chi è di estrazione alta può restare negli strati alti(status relativo)della società anche se non consegue titoli di studio elevati: PARADOSSO DI ANDERSON. Tutto sommato si può dire che un legame tra istruzione e mobilità c’è, ma è debole, specie per l’interferenza dell’estrazione socio-culturale.
IL RAPPORTO SCOLARIZZAZIONE-DISUGUAGLIANZE sta evolvendo sempre di più: oggi la scuola non offre pari opportunità e non è il miglior mezzo di ascesa sociale, ma lo diventerà in futuro. Rendimento e dispersione scolastica dipendono dal malfunzionamento dell’apparato scolastico, problemi psicologici e socio-culturali.
Soluzioni provate: DESCOLARIZZAZIONE(sottrarre l’istruzione alla scuola per darla all’ambiente)per educare gli oppressi: istruzione senza scuola, che fa leva sulla coscienza popolare e la necessità di imparare s’inserisce nella vita quotidiana. Solo con la descolarizzazione si può evitare l’ideologia di sottomissione, poiché già il fatto di dover scegliere una cultura da tramandare favorisce o sfavorisce le persone. Alla descolarizzazione occorre accompagnare un potenziamento dell’educazione, in forme diverse da quella scolastica, più comunitarie e pluralistiche. Così si dovrebbe risolvere il problema della disuguaglianza e della discriminazione, senza perdere il grande patrimonio dell’istruzione e del sapere. Quest’ipotesi è però utopica, x cui debole, perché richiederebbe un cambiamento dell’intera civiltà nelle sue fondamenta, a partire dall’organizzazione economica e lavorativa. L’unica via percorribile sarebbe cambiare l’intera società: la scuola si trasformerebbe di conseguenza.

INTELLIGENZA studiata in 2 modi:
APPROCCIO PSICOMETRICO, studio dall’esterno si basa su test e osservazioni del comportamento
A ciascuno si attribuisce un’età mentale e si va a vedere se coincide con quella cronologica. QI: rapporto tra e.m. e e.c. moltiplicato x 100in modo da determinare i decimali. Le indagini psicometriche vengono usate per discriminare o per integrare, ma ciò dipende da come viene intesa l’acquisizione dell’intelligenza: si eredita e dipende dalla natura, o è legata all’ambiente e alla cultura, o entrambe.
APPROCCIO COGNITIVO, studio dall’interno, cioè dei processi mentali
TEORIA GERARCHICA: l’intelligenza è un fenomeno multifattoriale, alla radice c’è una capacità fondamentale, un’intelligenza generale, chiamata fattore g, da cui dipendono le abilità più specifiche. Oppure il fattore g si divide in due componenti, una individuale e fissa(intell. Cristallizzata)e una dovuta all’ambiente e migliorabile con l’esperienza(intell.fluida).
TEORIA MULTIFATTORIALE: insieme di fattori indipendenti, senza un fattore g a monte.

CREATIVITà:
1. INTELLIGENZA SPICCATA: nel senso comune c’è la convinzione che l’individuo creativo sia particolarmente intelligente. Bisogna però fare una precisazione: l’intelligenza è multifattoriale, per cui è necessario che siano sviluppati i fattori relativi alla creatività.
2. GENIALITà: è comune l’idea che la creatività sia patrimonio esclusivo di alcuni individui eccezionali, di uomini di speciale talento. In realtà le creatività è una normale componente della struttura intellettiva umana, è quindi posseduta da tutte le persone in misure diverse.
3. PRATICHE DI ATTIVITà PALESAMENTE CREATIVE: altro errore comune è pensare che la creatività sia strettamente legata a certe attività notoriamente creative, mentre la creatività può essere applicata in qualsiasi attività.
LA CREATIVITà è LA CAPACITà DI SVOLGERE ATTIVITà PRODUTTIVE PARTICOLARI
Caratteristiche:
• NOVITà: l’attività creativa è innovativa, costituita da metodi o stili o forme non tradizionali
• ORIGINALITà: il prodotto creativo è inconsueto e a volte unico
• QUALITà: il p.c. deve essere anche di qualità, cioè utile o bello a seconda dei casi.
• APPREZZABILITà: a volte i p.c. sono largamente riconosciuti e apprezzati, ma basta che siano apprezzabili, cioè che abbiano caratteristiche per cui oggettivamente possano essere riconosciuti e stimati come qualcosa di valido.
Negli anni ’60-’70 con l’apporto di Guilford, si è capito che la c.è una capacità a sé stante, distinta dall’intelligenza(PENSIERO DIVERGENTE), per cui si sono resi necessari test appositi per studiarla adoperati nell’orientamento scolastico e professionale e nell’educazione, ma non si può dire che adesso si possa misurare. Se sapessimo quali fattori determinano la c., potremmo fare in modo di favorirla e svilupparla. Una persona, inoltre, può rivelarsi più o meno creativa a seconda della situazione e a seconda dell’attività e può decidere di gestirla in modo da reprimerla e mascherarla strategicamente o svilupparla e manifestarla.
Nella studio degli ASPETTI COGNITIVI esistono due filoni: L’APPROCCIO PSICOMETRICO(1), che studia la c dall’esterno, basandosi sulle prestazioni offerte dai test, e L’APPROCCIO COGNITIVO(2), che la studia dall’interno, cercando di ricostruire i processi mentali.
1.Guilford ha introdotto la distinzione tra PENSIERO CONVERGENTE(è quello che si manifesta nei problemi che ammettono un’unica soluzione corretta)E PENSIERO DIVERGENTE(soluzione aperta, diversamente dal primo pensiero si cambia spesso direzione). Per lui le abilità divergenti sono indipendenti da quelle convergenti(questo vale solo quando le persone possiedono un altoQI). Il pensiero divergente si scompone in3fattori:FLUIDITà(ricchezza del flusso di idee e espressioni evocate da un simbolo), FLESSIBILITà(facilità con cui si passa da una categoria all’altra o da uno schema all’altro)e ORIGINALITà(misura in cui le idee e le espressioni prodotte si discostano da quelle coerenti)
2. per quanto riguarda l’altro filone dà importanza ai PROCESSI MENTALI CHE SOTTOSTANNO ALL’ATTO CREATIVO, cioè all’azione di elaborare un prodotto nuovo, originale, di qualità e apprezzabile. Wallas studiò GLI STADI TIPICI DEL PROCESSO CREATIVO: PREPARAZIONE(viene individuato l’oggetto di interesse,il progetto è inquadrato problematicamente),INCUBAZIONE(il progetto è accantonato, la riflessione continua a livello inconsapevole),INSIGHT(arriva l’ispirazione),VERIFICA(l’intero disegno viene vagliato)e ESECUZIONE(si passa alla realizzazione pratica)
la creatività non dipende solo da doti cognitive, ma anche da fattori emotivi. Freud disegnò infatti una psicodinamica della creatività, cioè una teoria di come interagiscono le forze psichiche dentro l’individuo. L’opera d’arte è una manifestazione dell’inconscio, cioè dell’atto irrazionale della psiche umana. L’artista riesce a far emergere la sua carica inconscia trasformandola in qualcosa di socialmente accettabile e apprezzabile attraverso la sublimazione(processo in cui le forze pensionali sessuali vengono deviate verso mete non sessuali). Nel soggetto creativo c’è una vivace e ricca interiorità, che di per sé è una problematica ma nell’attività creativa trova la sua espressione e legittimazione; la persona creativa è quindi dotata di gestire la propria interiorità mediando continuamente tra sé e il mondo esterno.
La creatività e l’aspetto sociale sono in opposizione(società reprime i comportamenti creativi, poiché è sempre più razionale e prevedibile, anche se ufficialmente li riconosce), ma sono anche in accordo(creatività rispecchia il clima intellettuale e la vita sociale in cui nasce). Ambiente: c.favorita dall’educazione delle persone, la cui estrazione socio-economica è medio-alta.
PERSONA CREATIVA:motivazioni intrinseche(impegno), capacità di lavoro e inattività(autodisciplina: ritmi insostenibili, lunghi periodi a non produrre nulla), insoddisfazione, apertura e critica(accettano suggerimenti, molto critici), labilità di umore(cambi di umore continui: molle per lavorare), sicurezza di sé e indipendenza(autostima, autonomia), non convenzionalità, tendenza all’isolamento(vita sociale distoglie dal lavoro), scarsa attenzione all’economia, alto self-monitoring(autocontrollo), orientamento al compito(evitano vita sociale), identità sessuale androgina(tratti mescolati del proprio sesso con quello opposto), propensione al rischio(rischio perché crede nelle proprie possibilità di rimediare)

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