Lo Stato moderno, caratteri e teorie

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Testo

Saggio Breve
Illustra brevemente le strutture fondamentali che costituiscono uno Stato moderno, avvalendoti del contributo delle diverse dottrine che hai studiato, spiegando con particolare attenzione i termini teorici del settore che decidi di impiegare.
Titolo: Lo Stato moderno, caratteri e teorie.
Lo stato modernamente inteso si presenta come un gruppo sociale indipendente da ogni istanza esterna, con base territoriale fissa e definita, raccolto e ordinato a un centro di potere sovrano, a sua volta indipendente da ogni altro potere e preminente all’interno del gruppo.
I suoi aspetti fondamentali e imprescindibili sono: la collettività o il gruppo sociale, che si da un ordine e che è ordinato, per il quale lo Stato si legittima; la subordinazione della collettività a un centro di potere superiore, che non si appoggia ad altre autorità; l’ambito spazio-temporale del gruppo e dell’autorità sovrana, che ne è espressione.
Il dato originale dello stato è indubbiamente il popolo, l’insieme degli uomini che formano il gruppo sociale, la collettività che si ordina e che è ordinata. Non un qualsiasi gruppo umano è propriamente popolo, lo è soltanto quello che si forma per il perseguimento di fini generali attraverso la libera scelta dei fini stessi e la ricerca di mezzi necessari e il loro conseguimento con relativa riduzione o compressione degli interessi individuali da parte degli uomini conviventi. La condizione necessaria è costituita dalla sua autodeterminazione e dall’effettiva possibilità d’imporre la scelta a tutti i consociati e quindi dalla formazione di un’autorità che garantisca il raggiungimento dei fini prescelti. Un altro presupposto necessario è rappresentato dal dato della convivenza, ossia del trovarsi insieme per un certo tempo in uno stesso luogo che induce ad una cooperazione o collaborazione.
La sovranità e il sistema normativo dello Stato, sono originali ed esclusivi cioè essi non derivano, non dipendono e non si legittimano attraverso altri sistemi normativi. La sovranità distingue l’ordinamento dello stato da tutti gli ordinamenti derivati perché istituiti da esso ed in esso compresi e subordinati. Lo Stato moderno è l’unica autorità politica e non ha bisogno di legittimarsi attraverso altre autorità.
Il territorio costituisce l’ambito spazio-temporale di efficacia dell’ordinamento e quindi la misura del potere sovrano dello Stato moderno. La sovranità dello è, infatti, limitata dall’ambito territoriale e al tempo stesso garantita da esso. L’esclusività dell’ordinamento statale si traduce in inaccessibilità proprio perché, in virtù del dominio sul territorio, la podestà dello stato ha l’effettiva possibilità di escludere qualsiasi altro potere del suo ambito.
Lo Stato moderno, esclusivo e originale, ha un rapporto diretto e bilaterale con il popolo, perché entrambe le parti si influenzano a vicenda.
Riassumendo lo Stato moderno è un’organizzazione di una comunità, in grado di prendere delle decisioni, in ultima istanza sovrane, in nome della comunità, sia nei confronti dei membri o dei gruppi interni ad essa, sia nei confronti di altre comunità. Tali decisioni si presentano come razionali, le migliori possibili per la conservazione della comunità, e come legittime, fondate su una almeno presumibile adesione dei consociati. Ciò presuppone un dualismo tra chi prende le decisioni e chi ne è oggetto.
Il concetto di stato diventa, nel XX secolo, il punto d’incrocio di numerose teorie – giuridiche, filosofiche, storiche e soprattutto quelle orientate dalle nuove scienze sociali – come riflesso delle mutazioni di forma e funzioni che l’organizzazione dello stato assume nella società contemporanea, costantemente in bilico fra soluzioni democratiche e deviazioni autoritarie o totalitarie. I fondamenti concettuali di questo processo evolutivo si possono trovare nelle analisi sociologiche di Weber, che definiscono lo stato come impresa costituzionale di carattere politico nella quale l’apparato amministrativo avanza una pretesa di monopolio della coercizione fisica legittima.
Alcune delle dottrine dello stato si pongono dal punto di vista di chi prende le decisioni politiche, e descrivono la struttura dello stato, altre dal punto di vista di chi subisce queste decisioni e si preoccupano di cogliere a quali condizioni esse siano legittimate e quali debbano essere i limiti dell’azione dello stato.
Presupposto comune di ogni dottrina è un modello di stato in base al quale possono essere compresi e valutati gli stati storicamente esistenti.
Con Machiavelli e Bodin scopriamo la dimensione “verticale” della politica, separata dalla sfera della religione e dall’etica, su cui si situa la nozione di stato, inteso come una struttura gerarchica della vita associata. Si fa risalire a Machiavelli l’invenzione della parola nella sua accezione moderna.
Si possono individuare sostanzialmente tre dottrine fondamentali: le teorie organicistiche, contrattualistiche, che ritroviamo nella storia del pensiero occidentale e quella formalistica, più recente.
La concezione organicistica, risalente ai greci, teorizza che lo Stato è indipendente ed anteriore agli individui, esso è come un organismo vivente e gli individui o i gruppi sono le sue parti inscindibili dalla sua unità. Per Platone i caratteri dell’individuo sono meglio espressi nello Stato, una volta individuati questi ultimi si può procedere ad un’analisi dell’uomo.
Lo Stato come creazione degli individui è il pensiero per la teoria contrattualistica, opposta e simmetrica alla precedente, è alla base delle prime concettualizzazioni dello stato moderno. Gli individui hanno formato lo Stato in tutte le sue caratteristiche e funzioni. Per Cicerone lo Stato è una riunione di gente associata per accordo nell’osservare la giustizia e per comunanza di interessi, definizione che assai si avvicina a quella data in precedenza. Le teorie contrattualistiche presentano un’ambivalenza originaria: da un lato giustificano la nascita dello stato moderno, dall’altro si pongono come fondamenti di legittimazione del potere “limitato”, che preclude al processo di laicizzazione dello stato e alla nascita del costituzionalismo liberale.
Terza teoria individua nello Stato una formazione giuridica. Lo stato altro non è che l’ordinamento giuridico, è un insieme di norme, naturalmente valide ed efficaci. A differenza delle due precedenti, che si concentravano sull’aspetto sociologico dello Stato, questa teoria lo nega. Il più tipico rappresentante di questo punto di vista è Kelsen. Lo Stato “è una società politicamente organizzata perché costituita da un ordinamento coercitivo, valere a dire il diritto”. Kelsen distingue due forme di stato, quella democratica e quella autocratica: nella prima i cittadini concorrono alla creazione dell’ordinamento giuridico, nella seconda ne sono esclusi. Queste due forme sono da vedersi come tipi ideali, perché in concreto tutti gli stati partecipano in varie misure dell’una e dell’altra. La teoria stabilisce l’equivalenza di tutti gli ordinamenti giuridici, di tutte le forme di Stato.
L’individuo non sceglie di appartenere allo Stato e ma gli obbedisce ugualmente, si sottomette ad esso. Egli lo fa perché ha interiorizzato le dottrine che legittimano il potere statale, perché pensa che lo Stato è voluto dal popolo e perché si prende la responsabilità del bene collettivo. Oppure, nel caso in cui le dottrine non vengano interiorizzate e gli individui provino forme di rifiuto, le persone si convincono tuttavia della necessità dello Stato o ne sono intimoriti o semplicemente riconoscono in esso motivo di convenienza.

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