L'Europa e i giovani

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Testo

SAGGIO
C
redo che ciascuno di noi, abitante d’Europa, debba essere orgoglioso di farne parte perché essa, oltre ad essere la terra nostra e dei nostri padri è il simbolo di “coesione” che può porsi – nel mondo – come l’ago della bilancia di molte situazioni.

Al termine Europa, fra i tanti, è attribuito il significato di "ben irrigata", con allusione ad antichissimi riti di fertilità.

A me piace quest’ultima definizione perché mi dà il senso di laboriosità, ingegnosità, produttività, fertilità (intesa d’ogni genere e in ogni campo) del popolo europeo sempre proteso all’instaurazione di cordiali rapporti con gli altri paesi del mondo.

Di questa porzione di mondo, quindi, faccio parte anch’io – ragazza italiana – che giorno dopo giorno mi accingo ad entrare sempre più nel mondo dei “grandi” per percepire e capire motivazioni, l’agire spesso incomprensibile e tentare di ottenere spiegazioni alle mie domande.

Il bisogno e la necessità di essere uniti, in Europa, hanno radici antiche che risalgono alla seconda guerra mondiale quando, per far sì che non accadessero mai più massacri e distruzioni, l’idea di “integrazione” cominciò a muovere i primi passi (Il primo a proporlo nel discorso del 9 maggio 1950 fu il ministro degli Affari esteri francesi Robert Schuman, e tale data è festeggiata ogni anno come la Festa dell'Europa).

L’attuale Unione europea (UE), che possiamo considerare una famiglia di paesi europei democratici impegnati a lavorare insieme per la pace e la prosperità, non vuole sostituirsi ai vari Stati aderenti, ma è qualcosa di più, qualcosa di unico, perché comprende istituzioni comuni cui gli Stati delegano una parte della loro sovranità affinché le decisioni su argomenti d’interesse comune possano essere prese democraticamente a livello europeo.

Tutto questo realizza quella che è chiamata anche "integrazione europea".

Inizialmente, l'UE era costituita soltanto da sei paesi: il Belgio, la Germania, la Francia, l'Italia, il Lussemburgo e i Paesi Bassi.
La Danimarca, l'Irlanda e il Regno Unito hanno aderito nel 1973, la Grecia nel 1981, la Spagna e il Portogallo nel 1986, l'Austria, la Finlandia e la Svezia nel 1995.
Nel 2004 avverrà l'adesione di dieci nuovi paesi.

Se proviamo ad osservare in un tutt’uno, quest’insieme di Stati potremo renderci conto che è in corso il più grande allargamento mai realizzato.

Poiché uno degli obiettivi della Comunità è stato sempre quello di favorire l’ingresso di altre nazioni, ciò vuol dire essa vuole dare di sé, al mondo, un’immagine sempre viva e presente, cui attribuire un ruolo decisivo; tutto questo, però, senza voler dimenticare i principi che ne hanno generato la propria nascita, ossia: mantenimento della pace e prosperità per tutti.

In questo suo esistere non si può omettere di segnalare alla memoria alcuni momenti essenziali:
- la Convenzione dei diritti dell’uomo (1950);
- la nascita della Corte di Giustizia (1951 - tale organismo ha un’importanza basilare poiché è deputato all’esatta interpretazione delle norme e alla loro corretta applicazione all’interno della Comunità);
- il Trattato istitutivo della C.E.E.-Comunità Economica Europea (25 marzo 1957);
- approvazione (14.1.1984) del progetto di Trattato di istituzione dell’Unione Europea, tappa fondamentale del processo di unificazione politica della Comunità (nel progetto mise il suo massimo impegno Altiero Spinelli, italiano ed europeista convinto);
- sottoscrizione del trattato di Maastricht (1992) che dovrà avviare ad un’Unione economica e monetaria;
- realizzazione di un mercato interno senza frontiere nel qual è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali (1993);
- attuazione dell’unione monetaria la cui naturale conseguenza è stata l’adozione della moneta unica: euro, nel gennaio 1999 – a livello bancario – e dal gennaio del 2002 a livello pratico con l’introduzione delle monete;
- ultimo atto, l’adozione di una “Costituzione Europea “, che si dovrebbe avviare a conclusione e che sancirà la vera unione in un unico “grande Stato”.

L'Unione europea gioca un ruolo sempre più importante nella vita di ogni cittadino. Le istituzioni, le normative, i programmi comunitari dovrebbero ormai, essere parte sempre più integrante della cultura personale, perché solo per questa via, legittimità democratica e partecipazione possono essere garantite nel modo più corretto.

Tutto ciò deve portare a crescere e formarsi nell'ambito non di una realtà nazionale, ma a darci la sensazione e la percezione di appartenere ad una comunità più vasta, a costruirci, cioè, una nuova "cultura europea".

E questa cultura europea deve farci capire quali sono i fondamentali diritti economici, sociali, culturali, civili e politici che l'Unione garantisce in modo da favorire la crescita di un patrimonio collettivo europeo di valori e di principi applicabili sia all’interno stesso dell’Unione sia verso il mondo extracomunitario.

L’Europa, ormai, non ha più confini e deve tener conto di ciò poiché l’apertura delle frontiere ha anche aperto le porte a tutti i poli del mondo generando un flusso migratorio di notevole portata.

E’ giunto il momento di definire per quest’Europa la nuova identità che muta costantemente anche per l’effetto del cosmopolitismo, un fenomeno che deve fare i conti con tutti coloro che la abitano, gente di varia estrazione geografica.

Un tipico esempio di “allargamento” credo sia avvenuto all’interno della stessa Europa: prova n’è l’abbattimento del “muro” di BERLINO che ha permesso di far rimarginare quella gran ferita che era la divisione della Germania.

L’esperienza tedesca c’insegna che se si vuole raggiungere un obiettivo esistono le forze per poterlo realizzare.

La Germania ha dimostrato al mondo che, pur in un periodo di crisi economica e politica e poiché l’abbattimento del ” muro di Berlino” era troppo importante per non essere realizzato, ha fatto si’ che ciò accadesse, prendendo su di sé il peso delle conseguenze economiche che un tale grande evento comportava, come peraltro poi ha comportato.

Quest’esempio dimostra non soltanto una volontà di integrazione tra gli esseri umani di varia estrazione, religione, fede politica, etc…, ma che nell’intimo di quella Nazione aleggiava un desiderio e una volontà di poter realizzare un’unità nazionale e, al tempo stesso, dimostrare di non coltivare remore ad una qualsiasi apertura verso gli altri.

Unità nella diversità: L'Europa è un continente con molte diverse tradizioni e lingue, ma condivide anche un patrimonio di valori comuni da salvaguardare. Essa dà impulso alla cooperazione tra i popoli d'Europa, promovendo l'unità nel rispetto della diversità e garantendo che le decisioni vengano prese il più possibile a contatto con i cittadini.

Nel mondo del XXI secolo, caratterizzato da una sempre maggiore interdipendenza, diventerà sempre più necessario che ciascun cittadino europeo cooperi con i popoli di altri paesi in uno spirito di curiosità, tolleranza e solidarietà.

Nello spirito che pervade la nostra mentalità europea, nella quale prevale senso del rispetto, voglia di pace, dedizione alla produttività e senso di altruismo e di accoglienza, attuiamo quell’allargamento che – inevitabilmente – ci mette di fronte ad un’inevitabile realtà: la convivenza con la diversità.
L’Europa deve essere consapevole che uno dei suoi scopi principali è quello di avere la capacità di mostrare a tutti che libertà e diritti fondamentali non sono solo parole

Certo siamo fieri di appartenere ad una grande Europa, siamo orgogliosi di poter anche partecipare – in qualche modo alla vita di questa grande Nazione, ma siamo contenti di come essa è? Siamo soddisfatti di quanto i nostri rappresentanti europei fanno? In che misura noi giovani siamo considerati? E qual è la nostra parte attiva nella vita quotidiana?

Sono queste alcune domande che, credo, tutti noi ci poniamo; e forse ve sono ancora un’infinità. Ma riceviamo risposte adeguate?

Certo lo spirito dei giovani, credo, sia diverso da quello dei grandi poiché diverse sono le attese e le esigenze.

La vita del terzo millennio ha fatto riscoprire, scoprire e verificare un’infinità di nuove situazioni che hanno stravolto la nostra vita.

Certo, il nostro obiettivo principale, non v’è alcun dubbio, è un’Europa nella quale regni la pace e la serenità fra tutti coloro che vi abitano, che vi transitano o che vi soggiornano per brevi periodi.

Sicuramente dobbiamo fare i conti con diverse realtà poiché non si può soltanto manifestare con belle parole le proprie idee senza che ad esse seguano i fatti.

Quanto avvenuto in Germania è un altro esempio di come l’Europa viva il desiderio di una maggior coesione e di una più ampia integrazione con gli altri popoli.

Questo dimostra che allargamento e integrazione sono possibili, ma richiedono sforzi, accorgimenti da adottare e, principalmente, regole da far rispettare.

Tutto questo per dire anche che deve tenersi conto della realtà attuale che sicuramente non realizza una vita sociale serena.

Assistiamo che a seguito di “focolai” di tensione” e delle varie guerre interne e di quelle fra Stati, che da diversi decenni ormai preoccupano, si è verificato un grande movimento di immigrati che ha trovato, forse, impreparati sia l’Europa sia, principalmente, gli Stati più esposti a tale flusso immigratorio.

Questo movimento di masse, che spinge un “mondo di disperati” alla ricerca di una vita migliore, favorisce l’ingresso anche di frange di malavitosi e terroristiche che altro non fanno che turbare l’ordine sociale.
Ora, se da un lato dobbiamo sicuramente porgere con grande disinteresse la mano verso questi poveri disperati (non dobbiamo dimenticare i nostri emigranti di decenni fa), dall’altro si deve essere in grado di poter controllare questo imponente afflusso migratorio e far loro capire che le nostre porte sono aperte solo a chi è disposto ad accettare le nostre regole così come noi rispettiamo le loro esigenze e tradizioni.

Si deve avere cioè, un grande amore verso gli altri che soffrono e ci chiedono aiuto, ma allo stesso occorre avere fermezza e non esitare a essere duri nei confronti di chi le nostre regole non accetta o, addirittura intende sovvertirle.

E qui che dobbiamo dimostrare se le nostre idee sono solo parole o elemento concreto di realizzazione dei nostri ideali.

In tutto questo argomentare dobbiamo focalizzare alcuni elementi per:
- cercare di rinsaldare i principi che sono sempre stati alla base della nostra Europa: pace, prosperità;
- rivedere la nostra “identità” che non si dimostri essere solo un’immagine di “facciata”, cioè priva di sostanza;
- esaminare i nostri obiettivi, in funzione anche delle reali capacità di cui siamo dotati.
Mi piace a questo punto ricordare una frase recentemente pronunciata dal Sommo Pontefice: “… l’amore è più forte dell’uomo e della morte”.

Credo che basterebbe riflettere su questa semplice frase ed attuare tutte le riflessioni propositive che ne conseguono per dire qual è l’Europa che vorrei.

Sicuramente la prima cosa da fare è quella di adoperarsi per eliminare le divisioni interne dei paesi ( i c.d. “muri”), e tentare di impedire che altri ne sorgano, per aiutare già a costituire la “prima unione” all’interno di ciascuno Stato.

Recentemente ho avuto modo di apprendere che nei mesi prossimi si dovrà discutere all’adesione all’Unione Europea dell’isola di CIPRO e che in tale occasione il muro “virtuale” – la nota linea verde che divide la capitale Nicosia in due parti tra Turchia a nord e Grecia a sud - sarà un dei punti da sciogliere per accettare l’adesione.

In questo senso mi pare che plauso vada attribuito ai rappresentanti dell’Unione che si adoperano i n tal senso,poiché costituirebbe un assurdo se riammettesse una nazione divisa al suo interno.

Un altro passo in avanti che credo debba essere fatto, non voglio dire con maggiore impegno (cerca in internet l’Europa e la pace) ma forse con più incisività è quello di tentare di far cessare i focolai di guerra che ancora insanguinano parte dei paesi europei: Kossovo, Bosnia, Albania, etc…, perché penso che fin tanto che in tali territori regnerà guerra e disordini non si potranno spendere tutte le forze necessarie per dedicarsi all’unione, prima interna, e poi verso l’esterno.

Far in modo che nei paesi europei fiaccati dall’odio possa ritornare la “pace”, vuol dire che – anche in maniera indiretta – abbiamo creato l’unione e con l’unione si intraprende il cammino verso la ricostruzione e la prosperità.

Non possiamo dimenticare, infatti, che ogni paese del mondo è dotato di “uomini” che hanno un potenziale di cultura, moralità, scienza, al pari di tanti altri, ma per mettere a frutto per il bene dei loro paesi, e quindi, poi, dell’Unione tutta, le loro capacità hanno bisogno di serenità, quiete, mezzi, strutture.

In questo senso, l’integrazione, o per meglio dire l’allargamento dell’Unione è ancora più tangibile perché i risultati sarebbero ancor più evidenti.

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