GLI STUDI: INCUBAZIONE DI UN GENIO

Materie:Tesina
Categoria:Scienze Sociali

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Testo

GLI STUDI: INCUBAZIONE DI UN GENIO
Chi è stato uno dei precursori della teoria del neurone?
Lo scopritore della psicoanalisi: il Dott. Sigmund Freud.
Ebbene, quando nel 1876 venne ammesso come allievo ricercatore nell’Istituto di Fisiologia di Vienna iniziò uno studio al microscopio dell’istologia delle cellule nervose e partendo dalla scoperta di Reissner di grosse cellule su un genere di pesci appartenenti ai ciclostomi primitivi, Freud stabilì: ”...Non sono altro che cellule gangliari, che nei vertebrati inferiori, in cui la migrazione del tubo neurale dell’embrione verso la periferia non è completa, rimangono all’interno del midollo spinale. Queste cellule sparse segnano il cammino che le cellule dei gangli spinali hanno compiuto nella loro evoluzione”.
Tali ipotesi trovarono conferma nei riassunti della letteratura russa dello Stieda, che Freud poté visionare grazie ad un articolo originale che il professor Stieda gli inviò perché potesse venire a conoscenza del lavoro di Kutschin. La soluzione del problema delle cellule di Reissner fu un trionfo di osservazione precisa e d’interpretazione genetica, poiché impose agli scienziati dell’epoca l’inusuale convinzione dell’unità evolutiva di tutti gli organismi. Freud mise in luce anche la continuità genetica tra le cellule bipolari e le cellule unipolari, scoperta che contribuì ad evidenziare la colleganza che le cellule del sistema nervoso degli animali inferiori hanno con quelle degli animali superiori, superando il dualismo fino ad allora unanimemente accettato. Questo lavoro e la successiva ricerca che consistette in una attenta osservazione delle cellule nervose del gambero, portarono Freud ad intuire che le cellule e le fibre nervose formano un’unità morfologica e funzionale che fu poi chiamata neurone.
I risultati di queste ricerche furono possibili grazie a due perfezionamenti tecnici che Freud escogitò: il primo riguardava una miscela che distrugge il tessuto connettivo e permette la visione del sistema nervoso e dei nervi periferici, il secondo riguardava la colorazione al cloruro d’oro per il tessuto nervoso.
Un’opera di rara genialità che affonda le sue radici nell’infanzia del grande scienziato viennese. Freud nacque in Moravia il 6 maggio 1856, ed al momento della nascita era già zio poiché il padre aveva avuto dal precedente matrimonio due figli, uno dei quali lo aveva reso nonno. Questo nipote fu un compagno di giochi molto importante, e la separazione che si verificò fu molto dolorosa per Freud. Infatti, quando dovettero lasciare il paese natio per la crisi economica che colpì gli imprenditori tessili, compreso il padre di Freud, ma soprattutto per la spinta antisemita dei Cecoslovacchi, la famiglia di Freud decise di fermarsi a Vienna, mentre il fratellastro Emanuel si trasferì in Inghilterra.
La madre fu una donna molto presente e risoluta, e quando il giovane Freud cominciò a porsi il problema della morte, a sei anni circa, ella gli disse che “gli uomini polvere sono e polvere ritorneranno” e, notando il disappunto del figlio, stropicciò le sue mani per poi mostrargli i detriti di epidermide raccolti.
Il piccolo Sigmund Iniziò gli studi da autodidatta seguito prima dalla madre e poi dal padre, mostrando un enorme talento; venne inserito successivamente nelle scuole elementari per conseguire a diciassette anni il diploma con la menzione “summa cum laude”.
Freud si iscrisse all’Università di Vienna nel 1873 al corso di laurea in medicina. Questa scelta non fu affatto facile poiché, in realtà, egli non nutriva un sincero interesse per questo tipo di professione tanto che prese in considerazione la possibilità di intraprendere gli studi in giurisprudenza. La scelta finale lo vide appunto studente in medicina, ma non trascurò di seguire indirizzi abbastanza anomali come corsi di zoologia o seminari di filosofia, senza però trascurare quello di fisiologia.
Conseguì il diploma di laurea il 31 marzo 1881: avrebbe voluto proseguire i suoi studi come ricercatore, ma, non disponendo di una buona posizione finanziaria, decise di iscriversi all’Ospedale Generale di Vienna. Iniziò la pratica professionale in un reparto di chirurgia dove rimase per soli due mesi; lavorò successivamente in quello di medicina interna per poi approdare nel 1883 nella Clinica Psichiatrica di Meynert.
Freud ambiva ad un posto di assistente presso il reparto di neurologia che avrebbero dovuto affidare a Meynert, cosa che non si concretizzò mai.
Lavorò in un reparto di dermatologia finché gli venne offerta una supplenza presso una clinica privata in psichiatria..
Nel 1885 lasciò per sempre l’Ospedale Generale dopo aver praticato per tre anni ed un mese, ed avendo vinto una borsa di studio che concedeva il Ministero ai laureati, decise di recarsi a Parigi per studiare presso la Salpêtrière ove insegnava Charcot.
Prima di lasciare Parigi, Freud espose a Charcot le basi di un progetto di ricerca che prevedeva un confronto tra le paralisi isteriche e quelle organiche. Intendeva dimostrare che “nell’isteria la paralisi e le anestesie si ripartiscono nelle singole parti del corpo in base alla rappresentazione comune che gli uomini hanno del proprio corpo, ma semplicemente in base alla rappresentazione anatomica”, ma solo sette anni dopo pubblicò un lavoro in lingua francese, di approfondimento sull’argomento.
Da Parigi Freud si recò a Berlino per acquisire alcune conoscenze sui disturbi generali dell’infanzia ed ottenne, rientrando a Vienna,un posto di primario presso un istituto privato, nella sezione neurologica dell’Ospedale civile per bambini, incarico che Freud occupò per alcuni anni.
Qui si dedicò ad uno studio clinico sulla emianopsia nella prima infanzia, quindi ad una monografia sulla paralisi celebrale unilaterale nei bambini (compilata in collaborazione con Rie) e due anni più tardi ad una monografia sulle diplegie cerebrali. Queste ricerche gli procurarono un enorme consenso che lo lasciarono però indifferente: nella lettera che scriverà a Wilhelm Fliess nel 1894 si pronuncerà al riguardo come segue:”...Mi trovo qui abbastanza isolato con la spiegazione delle nevrosi. Mi considerano pressappoco come un monomane, mentre io avverto la chiara sensazione di aver sfiorato uno dei grandi segreti della natura. C’è qualcosa di comico nella divergenza che esiste fra la valutazione che ciascuno dà del suo lavoro intellettuale e quella che ne fanno gli altri. Guarda, per esempio,questo libro sulle diplegie, che ho messo insieme quasi per sfida, con un minimo di interesse e fatica. Ebbene, ha avuto un successo strepitoso. I critici ne parlano molto bene, e gli apprezzamenti dei francesi in particolare sono carichi di elogi. Proprio oggi mi è capitato in mano un libro di Raymond, il successore di Charcot, che riproduce addirittura il mio lavoro nel capitolo relativo, naturalmente facendone onorevole menzione...”.
Per concludere illustrerò brevemente gli studi che Freud effettuò sulle proprietà fisiologiche della cocaina. Tali studi furono prima indirizzati sulle proprietà anestetiche della cocaina nelle malattie oculari e poi nei casi di malattie cardiache e di esaurimento nervoso, in special modo come farmaco sostituto della morfina. Freud decise di somministrare tale sostanza al suo amico Dottor Fleischl, che per lenire dei dolori nevralgici aveva fatto uso di morfina, restandone dipendente. Le condizioni dell’amico dopo circa una settimana peggiorarono enormemente. Dopo qualche tempo Freud dovette ammettere che l’uso continuato della cocaina poteva portare ad un delirium tremens molto simile a quella prodotto dall’alcool. Ebbe per contro miglior successo nel campo della oftalmologia. Freud, avendone precocemente intuito le possibili applicazioni, suggerì al suo amico oculista dottor Leopold Königstei di accertare le eventuali proprietà anestetiche della cocaina sull’occhio umano. Fu, però, un’altro dei suoi amici, Carl Koller, al quale anche aveva esposto il medesimo argomento, a presentare al Congresso di oculistica di Heidelberg i risultati di esperimenti sull’occhio degli animali che dimostarono l’efficacia della cocaina come anestetico locale.
E con la lealtà scientifica che gli era propria, Freud, pur avendo per primo ipotizzato tali specifiche applicazioni cliniche, riconobbe nella sua Autobiografia la paternità della scoperta a Koller, che aveva effettuato per primo la necessaria sperimentazione.
L'UOMO SIGMUND FREUD
Il lungo fidanzamento tra Sigmund Freud e Martha Bernays durato quattro anni e tre mesi, di cui tre in cui rimasero separati , ha dato corpo ad una raccolta epistolare costituita da ben novecento lettere. La lettura della voluminosa raccolta fu consentita ad Ernest Jones verso la fine del 1951 dopo la morte di Freud. Lo studio del carteggio offrì l’opportunità di poter consultare un vero e proprio diario personale, perché Freud soleva descrivere, ad esempio, la sua attività clinica, il rapporto con i colleghi, senza trascurare le aspettative e le delusioni legate al proprio lavoro. I due futuri coniugi si incontrarono in casa della famiglia di Freud: questi, rincasando, rimase talmente colpito dalla presenza di Martha, da indurlo ad intrattenersi con i suoi familiari, in presenza della giovane donna, contrariamente a quanto era solito fare. Da quel giorno le inviò quotidianamente una rosa rossa accompagnata da un biglietto da visita, dove si dilettava a scrivere un motto in latino, in spagnolo, in tedesco o in inglese. L’interesse di entrambi divenne esplicito quando Martha inviò a Freud un dolce, dopo aver avuto in dono una copia del libro “David Copperfield” di Charles Dickens. A questo fece seguito una lettera dove Freud le esprimeva il suo grande amore e della quale vorrei citare un piccolo passo:”...Mi permetterò di dire una cosa sola: l’ultima volta che ci vedremo mi piacerebbe rivolgermi a colei che amo, che adoro con il “tu” ed avere la conferma di una relazione che forse dovrà essere ammantata di segreto per molto tempo...” 1 . Parole profetiche poiché Martha partì subito dopo per Wandesbek, un sobborgo di Amburgo, per trascorrere le vacanze presso uno zio. Allontanamento che le venne imposto dalla madre, poiché non condivideva il legame tra i due in ragione delle difficoltà economiche in cui versava Freud e per le diverse vedute in ambito religioso. E’ opportuno considerare che Martha Bernays proveniva da una famiglia di rigida cultura ebraica: il padre, Berman Bernays, era un commerciante che decise di lasciare Amburgo per ricoprire l’incarico di segretario presso un noto commercialista di Vienna. La sua morte fu improvvisa: venne colpito da un infarto mentre si trovava in strada. Dopo tale accadimento, Eli Bernays, fratello di Martha, si occupò attivamente della madre e delle due sorelle, non trascurando la famiglia della moglie, Anna Freud, sorella di Sigmund Freud. La separazione imposta, fu molto dolorosa per entrambi, anche perché anticipò quella definitiva, nella stessa Amburgo; tale imposizione inasprì i rapporti tra Freud e quasi tutti i familiari della futura moglie.
Tra gli amici di Freud possiamo distinguere due gruppi: quelli conosciuti nel corso dell’attività professionale, in prevalenza più anziani di lui, ed un piccolo gruppo della sua età. Quest'ultimi costituivano quella che loro stessi amavano definire la Bund (l’Unione) e solevano riunirsi, una volta a settimana, nel caffè di Kurzweil per chiacchierare, giocare a carte o a scacchi. Tra i più noti del gruppo dei più giovani ricordiamo: Eli Bernays, Ignaz Schönberg ed i tre fratelli Fritz, Richard e Emil Wahle. Gli amici di età intermedia erano: Heitler, Herzig, Josef Paneth e Breuer. Freud frequentava abitualmente la casa di Breuer: fu infatti, in onore della moglie dell’amico, che chiamò la primogenita Mathilde. Oltre che geloso, Freud si mostrò sempre enormemente preoccupato della salute di Martha; quando, per esempio, nel 1885, venne a sapere che non stava bene le scriverà: ”Mi ricordo di me stesso nel vero senso della parola, quando sono preoccupato per te. Perdo improvvisamente il senso della misura, e ogni tanto mi assale una tremenda paura che ti ammali. Mi sento così turbato che non riesco a scrivere di più.” Il giorno seguente, dopo aver ricevuto una cartolina da lei scrisse: ”Dunque mi sono completamente sbagliato nell’immaginare che tu fossi malata. Sono stato proprio un pazzo...Quando si è innamorati si diventa veramente pazzi” 2
Dopo il lungo fidanzamento dovettero occuparsi del loro matrimonio. Freud detestava le cerimonie religiose ed avrebbe voluto un rito civile, ma poiché in Austria non avrebbe avuto alcun valore legale, decisero anche per la cerimonia ebraica, che fu fissata in un giorno feriale in casa della madre di Martha. Mentre il matrimonio civile ebbe luogo il 13 settembre 1886 nel Municipio di Wandesbek, Freud trascorse le notti del 12 e del 13 settembre in casa dello zio Elias Philipp, cui spettava il compito di guidarlo nella preghiera ebraica che avrebbe dovuto recitare il giorno seguente. Partirono, subito dopo la cerimonia religiosa, per il viaggio di nozze diretti a Lubecca e dopo un paio di giorni si trasferirono a Travemünde, nello Holstein, sulle rive del Baltico Durante il viaggio di ritorno si fermarono un poco a Berlino, Dresda e a Brünn.
Seguiamo ora gli spostamenti di residenza, evenienza sempre delicata nella vita di ognuno, che Freud effettuò nel corso della sua esistenza. Aveva iniziato a praticare la professione medica al numero 7 della Rathausstrasse, il miglior quartiere di professionisti di Vienna, facendo pubblicare il seguente avviso sui quotidiani e periodici di medicina: “Il dott. Sigmund Freud, docente di neuropatologia nell’Università di Vienna, è tornato da un soggiorno di sei mesi a Parigi, e risiede ora nella Rathausstrasse 7.” Con il matrimonio dovette cambiare domicilio, e con il consenso di Martha, si trasferirono in un appartamento di recente costruzione, situato sul luogo stesso del distrutto Ringtheater, ove, a causa di un incendio, avevano perso la vita più di seicento persone. In questa occasione Freud volle essere sicuro di non urtare la sensibilità della consorte prospettandole una vita coniugale in un luogo colpito da una simile tragedia; d’altra parte, solo l’aura di timore superstizioso che avvolgeva il nuovo complesso edilizio, aveva determinato una valutazione ben più alla portata dei mezzi economici ristretti di cui godeva il giovane medico. Mathilde, primogenita di Freud, fu il primo bambino a nascere nel casamento, il 16 ottobre 1887, e l’imperatore inviò il suo aiutante di campo a consegnare personalmente a Freud un’amabile lettera di congratulazioni per la nascita di una nuova vita, nel luogo in cui tante ne erano andate perdute. in quello stesso appartamento nacquero Jean Martin, così chiamato in onore di Charcot, e Oliver in onore di Cromwell.
Pertanto, le esigenze di maggior spazio si fecero pressanti e la famiglia Freud si trasferì al famoso numero 19 della Bergasse. Qui vissero per quarantasette anni e qui nacquero altri tre figli. Dopo la nascita del sesto figlio, entrò a far parte della famiglia anche la sorella nubile di Martha, Minna Bernays, fino alla sua morte.
Concluderei con alcune descrizioni che Freud dette di se stesso e della sua vita, poiché esprimono il suo desiderio, non tanto di ottenere la notorietà, quanto un riconoscimento scientifico della fondatezza delle proprie scoperte. Nel compiere le ricerche di anatomia scrisse:” Non trovo affatto facile attirare l’attenzione del mondo, perché esso ha la pelle spessa e l’orecchio duro.” E ancora: ”Non sono stato veramente ambizioso. Ho cercato nella scienza la soddisfazione che offrono la ricerca e il momento della scoperta, ma non sono mai stato uno di quelli che non sopportano l’idea di esser portati via dalla morte senza aver lasciato il loro nome scolpito sulla pietra.” Infine: “ La mia ambizione sarà soddisfatta se imparerò a capire qualcosa del mondo nel corso di una lunga vita”. 3
L'INCONTRO CON BREUER
Josef Breuer era non soltanto un noto medico di Vienna, ma anche uno scienziato di considerevole levatura. Nel maggio del 1894, fu nominato Membro Corrispondente dell’Accademia Viennese delle Scienze su proposta di uomini di fama internazionale come: Sigmund Exner, Hering e Ernst Mach.
Freud e Breuer, si conobbero all’Istituto di Fisiologia poco prima del 1880 e da quell’incontro scaturì una profonda amicizia basata sulla condivisione di comuni interessi, Freud scriverà: “ Egli divenne il mio amico e soccorritore nelle difficili circostanze in cui mi trovavo. Prendemmo l’abitudine di dibattere fra di noi tutti i nostri interessi scientifici, ed in questo rapporto chi ci guadagnava ero naturalmente io. “ 1
Dal dicembre 1880 al giugno 1882, Breuer seguì quello che era stato riconosciuto come un tipico caso di isteria: riguardava la signorina Anna O (Berta Pappenheim). La donna giunse all’osservazione di Breuer quando aveva ventun anni poiché, in coincidenza con la morte del padre, cominciò a manifestare una serie di sintomi molto invalidanti: paralisi di tre arti, disturbi gravi e complessi della vista e del linguaggio, impossibilità a nutrirsi ed una tosse nervosa molto fastidiosa. Altro aspetto interessante era il manifestarsi di una doppia personalità che vedeva la paziente passare da una fase di autoipnosi ad una in cui si mostrava lucida e psichicamente normale. Fu proprio durante una visita del dottor Breuer che Anna cominciò a raccontare gli spiacevoli fenomeni a cui andava soggetta.
Cominciando a verificare la scomparsa dei sintomi dopo ogni incontro, pensò di chiamare il procedimento “cura della conversazione“ o “spazzacamino“. Breuer a sua volta attribuì a tale metodo il nome di “catarsi“.
La gestione del caso cominciò a rendersi difficile per Breuer quando iniziò a manifestarsi quello che , solo successivamente, verrà denominato da Freud “transfert”.
L’impossibilità di dare una spiegazione scientifica a quello che si stava determinando nel rapporto con la paziente indusse Breuer a decidere di non occuparsi più del caso.
La donna, nell’apprendere la decisione, mise in scena una situazione di parto isterico,in cui si trovava a gestire le doglie di una gravidanza transferale , frutto di un rapporto fantasmatico con Breuer in cui veniva realizzato in fantasia il desiderio inconscio di un figlio incestuoso, cioè del padre.
Sebbene profondamente scosso, Breuer tentò di calmare la paziente ipnotizzandola, riuscendo a determinare nella donna una presa di coscienza dell’accaduto che le consentì di recuperare un adeguato rapporto con la realtà. Freud fu molto attratto dal famoso caso di Anna O., tanto da discuterne dettagliatamente con l’amico, avvalendosi per altro dell'insegnamento di Charcot che aveva introdotto alcune ipotesi patogenetiche innovative rispetto all’isterismo.
A quel tempo, l’isterismo era considerato una manifestazione più o meno simulatoria che il medico non avrebbe dovuto trattare se non limitandosi a consigliare delle abluzioni del clitoride , o altre tecniche di massaggio.
Grazie a Charcot l’isteria venne trattata come una malattia dello psichismo. Come conseguenza nacque l’esigenza di formulare una precisa diagnosi perché si potesse dimostrare come molte affezioni, diversamente etichettate, fossero in realtà di natura isterica.
Il maggior merito di Charcot fu quello di aver provato come per mezzo dell’ipnosi si potessero determinare in alcuni soggetti sintomi isterici quali paralisi, tremori, anestesie etc., identici a quelli presentati dai pazienti isterici. La conclusione inevitabile di tale punto di vista portò a formulare l’ipotesi che i sintomi isterici avessero un’origine psicogena. Rientrando a Vienna dopo aver seguito le famose lezioni di Charcot a Parigi, Freud cercò di introdurre codeste rivoluzionarie idee nell’ambiente medico che frequentava.
Le critiche non mancarono , soprattutto da parte di Meynert che divenne il suo più accanito oppositore.
Il 15 ottobre 1886, Freud lesse alla Società di Psichiatria, presieduta da Von Bamberger, la sua comunicazione sull’isterismo, dove riassumeva la classificazione sui sintomi isterici che Charcot aveva messo a punto, e dove sosteneva che non esistesse alcun rapporto tra la malattia e gli organi genitali e nessuna differenziazione fra maschi e femmine.
Freud espose inoltre, facendo riferimento all’ipotesi psicogena della sindrome isterica descritta da Charcot su certi casi postraumatici, il caso di un uomo da lui osservato alla Salpêtrière , affetto da isterismo traumatico insorto dopo una caduta da una impalcatura. La risposta dei colleghi non fu certo quella che Freud si augurava.
Raccogliendo la sfida lanciatagli da Meynert di dimostrare le sue affermazioni con un caso d’isterismo maschile con i tipici sintomi descritti da Charcot, Freud pubblicò il lavoro: “Osservazione di una profonda emianestesia in un isterico”, facendolo precedere dall’ottimistica intestazione: “Contributi allo studio clinico dell’isterismo. N 1”. Purtroppo a tale articolo , che faceva presagire uno sviluppo ulteriore, non seguì alcuna pubblicazione immediata. Freud ottenne la più amara ed essenziale soddisfazione dallo stesso Meynert che, in punto di morte, gli confessò di essere stato egli stesso affetto da isterismo maschile, patologia che era riuscito a celare con grande maestria.
Intanto Freud cominciò a rendersi conto di non riuscire talvolta ad indurre l’ipnosi nei pazienti, oppure di non farlo in modo sufficientemente profondo per i suoi scopi. Nell’estate 1889 si recò con una sua paziente isterica molto intelligente e di buona famiglia a Nancy, dove propose al noto dottor Bernheim di indurre lo stato ipnotico nella donna; il tentativo però non sortì effetti diversi da quelli che lo stesso Freud aveva ottenuto.
Con il trascorrere del tempo Freud non si sentì più soddisfatto dei risultati conseguiti attraverso l’ipnosi. Il suo pensiero è riassunto nella frase: “ Né il medico né il paziente possono tollerare all’infinito la contraddizione fra la negazione del disturbo sotto suggestione e l’inevitabile riconoscimento di esso fuori dalla suggestione “. 2 Il passaggio dal metodo catartico a quello della “ libera associazione “ era ormai maturo .
Non è certamente facile definire una data precisa per la scoperta delle “ libere associazioni “ ; Jones indica gli anni tra il 1892 e il 1895 come quelli più fecondi. Freud aveva colto che il successo terapeutico dipendeva dalla relazione tra il medico e il paziente e che l’ipnosi non faceva altro che nascondere due importanti fenomeni: quello della resistenza e quello del transfert. Il caso che Freud volle seguire senza avvalersi dell’ipnosi fu quello di Elizabeth von R. Il metodo che egli adottò fu quello di chiedere alla paziente di distendersi sul divano ad occhi chiusi, di concentrare la sua attenzione su un sintomo tentando di richiamare qualunque ricordo potesse chiarire l’origine di esso. Soleva anche porre la sua mano sulla fronte della donna quando erano in atto delle resistenze.
Il primo passo verso l’enunciazione del metodo delle libere associazioni fu sollecitato dalle parole della paziente Elisabeth von R., che durante il trattamento affermò:” Avrei potuto dirglielo al primo tentativo, ma pensavo che non fosse quello che Lei voleva. “ 3
Questa esperienza portò Freud a ritenere importante informare i pazienti sull’opportunità di ignorare qualunque censura e di esprimere ogni pensiero anche se ritenuto irrilevante. Il procedimento cominciò successivamente ad essere più libero da sollecitazioni da parte del medico, come pure venne meno l’esigenza di porre la mano sulla fronte dei pazienti; ciò che rimase del metodo originario fu la posizione sdraiata del paziente sul divano. A sostegno di tale esigenza Freud scriverà a Fliess una lettera il 7 luglio 1897 dove afferma: “...Da alcuni giorni mi sembra che qualcosa stia per emergere dall’oscurità. Noto che nel frattempo ho fatto ogni sorta di progressi nel mio lavoro e, di quando in quando, ho cominciato ad avere nuove idee... La tecnica incomincia a preferire un determinato metodo come più naturale. “ 4 .
Il termine “ psicoanalitico “ fu usato per la prima volta in un lavoro pubblicato in francese il 30 marzo 1896, mentre in tedesco lo si trova il 15 maggio 1896. A poco a poco Freud si rese conto che i ricordi più significativi riguardavano le esperienze sessuali .
Nel 1896 scriverà: “ Tengo solo a notare che almeno da parte mia non esisteva nessuna opinione preconcetta che mi portasse ad isolare il fattore sessuale nell'eziologia dell’isterismo. I due ricercatori sotto i quali avevo cominciato come allievo in questo campo, Charcot e Breuer, non credevano assolutamente in tale presupposto, anzi avevano nei suoi riguardi una personale sfiducia che inizialmente condivisi; “ 5 . Riuscì comunque ad assicurarsi la collaborazione di Breuer per la pubblicazione, nel 1893, sul “Neurlogisches Centralblatt “, di un lavoro dal titolo “Il meccanismo psichico dei fenomeni isterici “.
La cooperazione cessò nell’estate del 1894, in seguito alla riluttanza di Breuer a seguire Freud nel suo approfondimento della vita sessuale dei suoi pazienti. Il reperimento di materiale di tipo sessuale era emerso dall’osservazione che Freud aveva effettuato sulla frequenza di esperienze sessuali nell’analisi dei sintomi isterici. In più si chiese che incidenza avesse nelle altre forme di nevrosi che a quel tempo erano confusamente riunite sotto il termine di “ nevrastenia “. Come risultato delle sue osservazioni egli trovò che si trovavano fattori eziologici sessuali differenti in ciascuna delle due condizioni. Nella nevrastenia c’era una inadeguata possibilità di scarico della tensione sessuale, dovuta per lo più ad una certa dose di autoerotismo, mentre nella nevrosi d’angoscia mancava qualunque possibilità di scarico per smaltire una dose eccessiva di eccitazione sessuale. Il dottor Loewenfeld, di Monaco, che aveva scritto numerosi lavori sulle psiconevrosi, pubblicò un attacco alle conclusioni alle quali era giunto Freud, il quale seppur contrariato, rispose a quelle note polemiche.
Freud sosteneva che i congressi psicoanalitici dovessero limitarsi alla lettura delle relazione, seguita dalle riflessioni, dall’esperimento ed eventualmente dalla discussione in privato. Comunque tra Loewenfeld e Freud si creò una profonda amicizia tanto che, nove anni dopo, questi affidò a Freud prima la stesura di un capitolo del libro che stava scrivendo sul metodo psicoanalitico, dal titolo “Psychische Zwangserscheinungen“ (“Fenomeni psichici compulsivi “) e poi la redazione di un altro capitolo per l’opera “Sexualleben und Nervenleiden“ (“Vita sessuale e malattie nervose“) dove Freud esponeva le sue idee sul valore della sessualità come fattore eziologico nelle nevrosi. Loewenfeld fu uno dei pochi ad essere presente al I Congresso Internazionale di Psicoanalisi tenutosi nel 1908. L’enorme pressione sociale, connessa allo scandalo dell'eziologia sessuale delle nevrosi, deve pur aver avuto un peso nella successiva elaborazione di Freud al riguardo.
Come è noto, negli anni successivi, Freud ipotizzò che le seduzioni infantili rivelategli dalle sue pazienti non fossero , per lo più , mai accadute , ma si riferissero a fantasie infantili.
Di questa fondamentale constatazione parlerà a Fliess in una lettera da Vienna scritta il 21 settembre 1897 e che , in parte , cito :
” Caro Wilhelm, eccomi di nuovo qui, da ieri mattina, fresco di buon umore, un po' meno ricco, momentaneamente senza lavoro, e per prima cosa scrivo a te, dopo che ci siamo sistemati nell’abitazione. Voglio subito confidarti il grande segreto che ha cominciato lentamente a chiarirsi in me negli ultimi mesi. Non credo più ai miei neurotica... Le continue delusioni nei tentativi di condurre almeno un’analisi a reale compimento, la fuga di persone che per un certo tempo erano state coinvolte come meglio non si poteva, l’assenza dei successi pieni su cui avevo contato, la possibilità di spiegarmi nella maniera usuale, i parziali successi: è questo il primo gruppo di motivi. Poi la sorpresa che in tutti i casi la colpa fosse sempre da attribuire ad padre, non escluso il mio, e l’accorgermi dell’inattesa frequenza dell’isteria, dovuta ogni volta alle medesime condizioni, mentre invece è poco credibile tale diffusione della perversione nei confronti dei bambini... Poi, in terzo luogo, la netta convinzione che non esista un “ dato di realtà “ nell’inconscio, dimodoché è impossibile distinguere tra verità e finzione investita di affetto... In quarto luogo, la considerazione che anche nelle psicosi più profonde non si fa strada il ricordo inconscio, in modo che il segreto delle esperienze giovanili non si svela neppure al più confuso stato di delirio. Se dunque si constata che l’inconscio non vince mai la resistenza del conscio, naufraga anche la speranza che durante il trattamento si debba verificare il processo opposto, che cioè il conscio arrivi a controllare completamente l’inconscio... Se io fossi depresso, confuso, sfinito, in tal caso tali dubbi potrebbero essere presi come segni di debolezza. Ma siccome mi trovo invece nella condizione opposta, devo riconoscere che essi sono il risultato di un onesto e intenso lavoro intellettuale, e sono orgoglioso di poter avanzare una tale critica dopo essere andato tanto a fondo. E se questo dubbio fosse soltanto un episodio sulla strada che porta a nuove conoscenze? ...” 6
Più tardi troverà altre spiegazioni che completano l’ipotesi del desiderio infantile rimosso appoggiandosi sui processi di identificazione ad uno o entrambi i genitori in fase di coito. Per esempio l’identificazione alla madre incinta rinforza nella bambina il vissuto di essere gravida del padre basato sull’identificazione alla madre nel rapporto sessuale. Il desiderio del figlio incestuoso viene realizzato tramite la madre e ingenera nella figlia sensi di colpa perenni. Bisogna anche dire che la pratica micropsicoanalitica ha rivalutato la prima teoria della seduzione (reale) di Freud. A parte l’identificazione, la seduzione è contenuta nel rapporto reciproco tra il genitore e il figlio ed è, per il genitore, una risposta ai tentativi del figlio. I tentativi del figlio sono una manifestazione naturalmente difensiva di ogni cucciolo, verso l’adulto.
L'AMICIZIA: WILHELM FLIESS
E’ possibile leggere la copiosa corrispondenza che Sigmund Freud intrattenne con il collega ed amico Wilhelm Fliess, per una serie di fortuite condizioni che permisero a Mme Marie Bonaparte di acquistare il suddetto carteggio. Mentre Freud distrusse le lettere scrittegli da Fliess, questi le conservò, e qualche tempo dopo la sua morte, la vedova le vendette ad un libraio di Berlino, un certo Reinhold Stahl, solo a condizione che non passassero nelle mani di Freud. Il pacchetto era costituito da 284 lettere il cui contenuto, oltre ad offrire delle importanti annotazioni scientifiche che il Maestro condivideva con Fliess, non era esente da confidenze che esternava all’amico. Durante il regime fascista, il libraio Stahl fuggì in Francia dove vendette per la somma di cento sterline le lettere a Marie Bonaparte. La decisione di Marie Bonaparte di depositare il carteggio nell’inverno del 1937-1938 nella Banca Rothschild a Vienna, maturò quando ella prese atto, parlando con Freud, della sua determinazione a distruggerle. La Banca però non risultò essere un luogo sicuro, perché quando Hitler invase l’Austria, si delineò la possibilità che le banche ebraiche venissero svaligiate, tanto da spingere Marie Bonaparte, in qualità di principessa di Grecia e Danimarca, a ritirare i preziosi documenti in presenza della Gestapo. Nel febbraio del 1941, Marie Bonaparte depositò i documenti presso la legazione di Danimarca a Parigi, poiché dovette recarsi in Grecia che stava per essere occupata. Terminata la guerra, solo l’intervento del generale Von Cholbitz, che trasgredendo agli ordini di Hitler, risparmiò dalla distruzione Parigi e la legazione di Danimarca, permise la sopravvivenza del materiale cartaceo tanto caro alla Principessa. Le lettere furono successivamente trasferite a Londra, avvolte in materiale impermeabile e galleggiante che le avrebbe salvate da un eventuale affondamento. L’atteggiamento oppositivo di Freud fu conseguente alla rottura insanabile che si era determinata tra i due, precedentemente uniti da una profonda amicizia e stima professionale.
Wilhelm Fliess, di due anni più giovane di Freud, era specialista in malattie del naso e della gola, ed esercitava la professione medica a Berlino. Aveva una spinta alla conoscenza che travalicava la sua principale attività professionale, condividendo con Freud il fatto di aver ricevuto un’educazione umanistica, aspetto che consentiva ad entrambi di coltivare un profondo interesse sia nei confronti dalla letteratura classica che di quella moderna. Freud citava spesso Shakespeare e Kipling, mentre Fliess raccomandava all’amico la lettura del famoso scrittore svizzero Conrad Ferdinand Meyer. Entrambi avevano seguito una formazione scientifica molto simile: anche Fliess si era avvalso degli insegnamenti della scuola di fisica e fisiologia di Helmholtz, ed infatti nel 1898 inviò a Freud come dono natalizio due volumi delle lezioni del famoso fisiologo. I due si conobbero quando Fliess, venuto a Vienna nel 1887 per la specializzazione, fu sollecitato da Breuer a frequentare le lezioni che Freud teneva sull’anatomia e la fisiologia del sistema nervoso. Le successive discussioni scientifiche suggellarono la loro amicizia e la prima lettera che Freud scrisse a Fliess, il 24 novembre 1887, sarà molto esplicativa circa i reali sentimenti di Freud:
” Egregio amico e collega,
la mia lettera odierna è dettata da un motivo professionale; devo però iniziare confessando che spero di poter proseguire il rapporto con Lei, e che Lei mi ha lasciato una profonda impressione, la quale potrebbe facilmente indurmi a comunicarLe schiettamente in quale categoria di uomini sento di doverLa collocare.” 1
Fliess rispose inviando un regalo a Freud, il quale alcuni mesi dopo mandò, come gli era stato richiesto, una sua fotografia.
Attraverso l’intestazione delle lettere, che divenne con il tempo sempre più confidenziale, è possibile seguire l’evolvere della loro amicizia: dal formale “Egregio amico e collega” si passò allo “ Stimato amico”, e nel 1892 il Sie (Lei) lascerà il posto ad un più familiare Du (tu).
Nell’ottobre del 1892 Fliess sposò una paziente di Breuer, Ida Bondy, donna proveniente da una famiglia facoltosa di Vienna, dalla quale ebbe tre figli. In ragione della provenienza della moglie, Fliess si recava sovente a Vienna dove incontrava regolarmente Freud. Quando era loro possibile si incontravano anche in altri luoghi come per esempio a Salisburgo nell’agosto del 1890, poi a Monaco, a Dresda, a Norimberga a Breslavia ed infine ad Achensee nel Tirolo. Incontri che, per l’alto rigore scientifico delle comunicazioni che intercorrevano, Freud chiamò “congressi “. La corrispondenza offriva, per altro, l’opportunità di colmare gli intervalli che intercorrevano tra un “congresso” ed un altro: per lettera si comunicavano e discutevano idee e scoperte scientifiche. Freud tenne informato Fliess dei suoi piani di lavoro mandandogli estratti di tutte le sue pubblicazioni. Fliess divenne il suo confidente scientifico privilegiato: Freud gli comunicava regolarmente estratti di materiale clinico particolarmente interessante, le ultime scoperte e le prime formulazioni di nuove teorie. Tutto questo colmava in parte, l’insofferenza che Freud nutriva per la scienza medica ufficiale, e per il fatto che a Vienna vi fosse una sostanziale mancanza di libertà e la presenza di un forte antisemitismo che dominava i circoli professionali, accademici e governativi, contrariamente a quanto accadeva a Berlino che invece mostrava uno spirito energico e progressista. Infatti il 22 settembre del 1898, rientrando a Vienna dopo un periodo di vacanze, scriverà una lettera dove esprimerà i suoi sentimenti in modo esplicito:
“ Caro Wilhelm,
era tempo che tornassi a casa, ma son qui da appena tre giorni e già tutta la deprimente atmosfera di Vienna si è impossessata di me. E’ una miseria vivere qui; non è certo l’atmosfera nella quale possa reggersi la speranza di riuscire a condurre a termine un compito difficile.” 2
Freud viveva una sensazione di reale isolamento e solitudine di cui già il 22 giugno 1894 si lamentava con l’amico, acuita anche dalla cessazione dei rapporti scientifici fino a quel momento intercorsi con Breuer.
L’idea di base delle teorizzazioni di Fliess consisteva nel rapporto tra evento mestruale e fisiopatologia del naso.
Fliess postulava l’esistenza di uno stretto rapporto tra la mucosa nasale e l’attività genitale: spesso tale mucosa si gonfia durante l’eccitamento genitale o le mestruazioni.
Nel 1897, nella sua prima pubblicazione, Fliess introdusse una nuova sindrome chiamata “nevrosi nasale riflessa“, che comprendeva cefalea, dolori nevralgici a carico di svariati distretti, disturbi degli organi interni, della circolazione, della respirazione e della digestione. L’etiologia veniva fatta risalire sia a cause organiche (come per esempio i postumi di una infezione) che funzionali (disturbi vasomotori di origine sessuale). Fliess riteneva che tutte le manifestazione della sindrome potessero essere curate con l’applicazione nasale di cocaina.
Secondo Fliess l’espressione della periodicità delle attività vitali era da ricercare nel fenomeno delle mestruazioni. Riteneva di aver trovato la chiave di questa periodicità nell’applicazione di due numeri, il 28 e il 23. Il primo derivava dalla periodicità naturale del ciclo mestruale, il secondo probabilmente dall’intervallo tra la fine di un ciclo mestruale e l’inizio del successivo. In più riteneva che fosse possibile concepire la bisessualità in ogni essere umano, e che il numero 28 fosse da riferire alla componente femminile e il numero 23 a quella maschile. Questi “periodi“ determinavano, secondo Fliess, le fasi della nostra crescita, l’epoca delle nostre malattie, la data della nostra morte. I periodi della madre determinavano il sesso dei figli e la data della loro nascita. Fliess riteneva che tale ordine periodico interessasse l’intero regno animale. L’opera principale di Fliess, Der Ablauf des Lebens (“Il ritmo della vita“) del 1906 suscitò un certo fermento a Berlino e a Vienna. Ma nel frattempo Freud, acquisendo una progressiva esperienza nell’ambito dei suoi studi, cominciò ad attribuire sempre minore importanza alle speculazioni aritmetiche dell’amico. I primi attriti cominciarono a fare la loro comparsa quando Fliess, rispondendo ad alcune critiche che Freud gli aveva mosso a proposito delle leggi periodiche, lo definì “un lettore dei pensieri “ e, ancor peggio, affermò “che leggeva i propri pensieri in quelli degli altri “. 3
Freud, non rinunciò facilmente a questa amicizia e per circa due anni tentò di ricostituirla, anche se gli scambi scientifici non furono più possibili. Giunse anche a proporre all’amico di scrivere un libro sulla bisessualità dove lui si sarebbe occupato della parte clinica, mentre Fliess di quella anatomica e biologica. Fliess, ormai diffidente, non accettò l’offerta anche perché si era convinto che le reali intenzioni di Freud mirassero ad impadronirsi della primogenitura della sua scoperta. Non rispose nemmeno ad un invito che Freud gli rivolse nel gennaio del 1902. La situazione precipitò definitivamente quando il 20 luglio 1904, Fliess scriverà, chiedendo chiarimenti, a Freud, avendo appreso che un giovane viennese, Otto Weininger , psicologo e filosofo, rivendicava la primogenitura della teoria della bisessualità ed accusando esplicitamente Freud di aver fatto importanti rivelazioni al suo allievo Swoboda, intimo amico di Weininger. Da ciò prese corpo uno scambio di corrispondenza, con Fliess che scriverà a Freud il 20 luglio 1904 da Vienna come segue: “ Caro Sigmund,
ho preso visione di un libro di Weininger nella cui prima parte, quella biologica, trovo esposte, con mio sommo stupore, le mie idee sulla bisessualità... Noto da una citazione che Weininger conosceva Swoboda, il tuo allievo, prima della pubblicazione del libro di quest’ultimo e apprendo qui che i due erano intimi amici. Non ho dubbi che Weiniger abbia conosciuto le mie idee attraverso di te e abbia fatto un uso indebito di cose non sue. Ne sai qualcosa? Mi potrai dare una risposta franca (al mio indirizzo berlinese, dato che partirò da qui già il 23 sera)?
Un cordiale saluto
tuo Wilh” 4
Seguirono due lettere di chiarimento, una di Freud del 23 luglio 1904 e l’altra di Fliess, ma la conclusiva di Freud é del 27 luglio 1904:
” Caro Wilhelm,
vedo che devo darti ragione più di quanto contassi in origine di fare, poiché mi domando io stesso come abbia potuto dimenticare di essermi molto lamentato del mio discepolo Swoboda e di aver sorvolato sulla visita resami da Weininger, che peraltro non ho scordata. Quest’ultima si svolse proprio come ti ha detto Rie; il manoscritto che mi presentò aveva tutt’altro tenore del libro oggi stampato; mi spaventò soprattutto il capitolo sull’isteria, scritto ad captanam benevolentiam meam e tuttavia tutto pervaso dall’idea della bisessualità che naturalmente era ben riconoscibile; non poté allora non dispiacermi di avergli passato - tramite Swoboda, come già sapevo - la tua idea. Se penso poi al mio tentativo di sottrarti la tua originalità, capisco il comportamento che tenni con Weininger e la successiva dimenticanza. Non credo, nondimeno, che a quell’epoca avrei dovuto gridare al ladro. Prima di tutto non sarebbe servito a nulla, dato che il ladro può sempre affermare che era una sua idea, e le idee non si brevettano. Chi le ha, può trattenerle, e fa benissimo, se tiene alla sua priorità. Ma se le lasci fluire liberamente, queste vanno per la loro strada. Inoltre a quell’epoca mi erano già noti i testi scientifici dove l’idea della bisessualità è usata per spiegare l’inversione. Ammetterai che una mente futile può facilmente compiere da sé il passo successivo, estendendo la disposizione bisessuale da alcuni individui a tutti; anche se il fare questo passo costituisce la tua novità. Per me personalmente tu fosti sempre (dal 1901) l’autore dell’idea della bisessualità, ma temo che, percorrendo la letteratura, troverai che molti si sono almeno avvicinati...Permettimi di supporre che il danno che hai ricevuto da Weininger sia ben piccolo, giacché nessuno prenderà sul serio la sua abborracciatura e tu potrai, se ritieni che ne valga la pena, mettere la cosa in chiaro. Rubare non è così facile come si è immaginato Weininger, e con questo mi consolo e ti vorrei veder consolato. Il fatto che la nostra corrispondenza, che languiva ormai da tempo, sia stata ripresa proprio a causa di questo incidente di cui tu mi rimproveri, è cosa che non affligge te solo, ma anche me. Non è colpa mia, comunque, se trovi il tempo e la voglia di scrivermi per ragioni così futili...” 5
Questo fu l’ultimo tentativo di Freud di rispondere, oggigiorno si direbbe con neutralità analitica, all’amico di un tempo, ma non fu sufficiente a placare le idee di persecuzione di Fliess.
Quando nel 1905 Fliess fece pubblicare da un suo amico un opuscolo nel quale attaccava apertamente Weininger, Swoboda e lo stesso Freud, questi abbandonò ogni remora e con una lettera del gennaio 1906 diretta a Karl Krauss editore di Die Fackel scriverà: ”Il dr Fliess di Berlino ha ispirato un opuscolo contro Otto Weininger e H. Swoboda, nel quale i due giovani autori sono accusati del plagio più grossolano e vengono trattati nel modo più duro. Si può giudicare dell’attendibilità di questa infelice pubblicazione dal fatto che io stesso, amico di Fliess per molti anni, sono accusato di essere colui che ha fornito a Weininger e a Swoboda le informazioni che han loro servito di base per la loro supposta illegalità ... Spero, caro Signore, che Ella vorrà considerare questa lettera solo come segno della mia stima e come prova del Suo interesse per una questione di cultura. Ciò che importa, qui, è la difesa contro l’arrogante presunzione di una personalità brutale e l’eliminazione di ogni meschina ambizione personale dal tempio della scienza. “ 6
Freud scrisse infine a Magnus Hirschfeld di Berlino, editore dello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen ( “Annuario dei casi di sessualità intermedia “): “ Desidero attirare la Sua attenzione su un opuscolo intitolato Wilhelm Fliess und seine Nachentdecker ...E’ uno scritto disgustoso che getta tra l’altro assurde calunnie sulla mia persona...In realtà abbiamo a che fare con la fantasia di un uomo ambizioso che nella sua solitudine ha perso la capacità di giudicare ciò che è giusto e ciò che è lecito...Non è piacevole per me parlare con durezza di un uomo al quale sono stato legato per dodici anni dalla più intima amicizia, e provocarlo con questo ed ulteriori insulti.” 7
Un evidente abbandono della neutralità analitica di fronte ad un attacco che aveva travalicato ogni limite etico.

SIGMUND FREUD: I RAPPORTI CON IL MONDO ACCADEMICO
Il cammino di Sigmund Freud verso i riconoscimenti del mondo accademico fu un viatico difficile, irto di difficoltà e resistenze. Se si escludono gli ultimi anni della sua esistenza, il Maestro dovette lottare strenuamente per tutto l’arco della sua vita per ottenere il consenso dovuto alle sue Opere. In quell’epoca a Vienna vigeva un rigido conformismo e la clientela migliore si rivolgeva quasi esclusivamente ai medici che potevano fregiarsi del titolo di professore: essendo Freud un medico generico, per anni gli onori scientifici e quelli mondani gli vennero negati. Nonostante egli fosse stato Privatdozent per un periodo di dieci anni, nel 1897 si verificò la rottura definitiva dei suoi rapporti con l’Università. L’atteggiamento antisemita presente negli ambienti ufficiali e le argomentazioni di Freud sulla sessualità non solo non gli procurarono il consenso tanto sperato, ma contribuirono ad un aumento progressivo dell’aggressività del corpo sociale nei confronti di Freud e della psicoanalisi, tanto che vennero praticamente ignorati i suoi lavori di neurologia e la fama di cui già godeva in Europa come neurologo. Quindi, sia nel 1897 che nel 1898 e 1899, vennero ignorate le sue richieste di rinnovo della nomina di professore, cosa che coinvolse anche tutti i suoi colleghi, ma mentre nel 1900 a tutti gli altri venne riconosciuto il titolo di Privatdozent, a Freud venne nuovamente negato. Dopo quattro anni di silenzio Freud decise di rivolgersi al suo vecchio maestro Exner, il quale gli riferì che avrebbe dovuto trovare un buon appoggio perché il ministro competente era sotto l’influenza di qualcuno che non approvava la sua riuscita. Tentò, allora, di procurarsi una buona mediazione attraverso una ex paziente, Elisa Gompez, moglie di colui per il quale Freud, venti anni prima, aveva tradotto i Saggi di John Stuart Mill e che era stato professore di filologia insieme a Von Härtel, l’allora ministro della Pubblica Istruzione.
Questo primo tentativo non andò a buon fine e solo in un secondo tempo, un’altra paziente di Freud, Maria Ferstel, moglie di un diplomatico, riuscì ad ottenere il consenso per la nomina del Maestro. Tutta la vicenda sarà riportata fedelmente in una lettera che Freud scrisse a Fliess l’11 marzo 1903 e della quale vi voglio far partecipe, per meglio comprendere come si arriverà al tanto meritato titolo accademico:
” Caro Wilhelm,
che cosa non può ottenere una Eccellenza! Perfino farmi raggiungere di nuovo per lettera dalla tua voce amica. Ma, siccome la notizia ti fa parlare di cose così belle, come il riconoscimento, l'autorità via dicendo, io, spinto dal solito deprecabile impulso alla sincerità, mi sento obbligato a scriverti come sono andate le cose. Mio il merito infatti. Tornato da Roma, dentro di me la voglia di vivere e operare era aumentata, quella del martirio invece un po’ diminuita. Trovai che la mia clientela si era liquefatta, ritirai dalle stampe l’ultima pubblicazione perché, poco prima, avevo perduto in te il mio ultimo pubblico. Potevo pensare che l’attesa di un riconoscimento avrebbe occupato ancora una parte notevole della mia vita, e che nel frattempo il prossimo non si sarebbe curato di me. E volevo rivedere Roma, curare i mie malati e conservare ai miei figli la serenità. Così decisi di farla finita col rigore e di compiere i passi necessari, come fanno le altre creature umane. Ognuno di noi si attende la propria salvezza da qualcosa, come salvatore io scelsi il titolo. Durante quattro anni non avevo speso una parola per ottenerlo, ora, invece, mi feci annunciare al mio antico maestro Exner. Fu più scostante che poteva, quasi grossolano, non volle farmi sapere nulla sui motivi del trattamento ingiusto usato nei mie riguardi, si immedesimò tutto nella parte dell’alto funzionario. Solo dopo che lo ebbi fatto inquietare per alcune osservazioni ironiche sull’attività dell’onorevole ministro, mi accennò a qualcosa di oscuro su influenze personali che presso Sua Eccellenza ostacolavano la mia nomina, e mi consigliò di cercare di opporre ad esse altre influenze personali. Potei annunciargli che avrei potuto rivolgermi a una mia vecchia amica ed ex paziente, la moglie del consigliere Gompez. La cosa sembrò piacere anche a lui. La signora Elise fu molto amabile e si prese a cuore la faccenda. Fece visita al ministro e per tutta risposta si ebbe una faccia meravigliata:” Quattro anni? e chi é?” La vecchia volpe faceva finta di non conoscermi. Disse che, in ogni caso, era necessario rinnovare la proposta. Allora scrissi a Nothnagel e a Krafft-Ebing, che stava per ritirarsi, e li pregai di rinnovare la vecchia proposta. Si comportarono ambedue in modo incantevole. Nothnagel dopo qualche giorno mi scrisse:” Ho parlato con Krafft-Ebing”, e questi di nuovo dopo qualche giorno;” Abbiamo presentato la proposta.” Il ministro però evitava ostinatamente Gomperz e la cosa sembrò di nuovo essersi arenata. A questo punto una nuova forza entrò in azione, una delle mie pazienti, Marie Ferstel (che tra qualche settimana si trasferirà a Berlino con il marito, nominato console generale austriaco), aveva saputo della faccenda, e cominciò a lavorare il terreno di propria iniziativa. Non ebbe pace finché non riuscì a conoscere il ministro in società, riuscì a richiamare su di sé la sua attenzione, e gli fece promettere, attraverso una comune amica,che avrebbe nominato professore il medico che l’aveva risanata. Più che convinta che una prima promessa del ministro equivaleva a nulla, gli si presentò personalmente, e credo che se un certo Böcklin fosse appartenuto a lei invece che a sua zia Ernestine Thorsch sarei stato nominato tre mesi prima. Perciò Sua Eccellenza dovrà contentarsi di un quadro moderno per la galleria che egli, non per sé stesso naturalmente, intende fondare. Finalmente, dunque, un giorno che era a pranzo dalla mia paziente, il ministro si degnò di comunicarle che il decreto si trova dall’Imperatore e che lei sarebbe stata la prima ad essere informata del perfezionamento della nomina. Così un giorno la mia paziente venne tutta raggiante all’appuntamento, agitando una lettera del ministro giunta per posta pneumatica. Era fatta, La “ Wiener Zeitung “ non ha ancora pubblicato la nomina, ma la notizia che essa è imminente si è diffusa rapidamente dagli ambienti ufficiali. La partecipazione della popolazione è immensa. Hanno già cominciato a piovere felicitazioni e omaggi floreali, come se il ruolo della sessualità fosse stato improvvisamente e ufficialmente riconosciuto da Sua Maestà, il significato del sogno confermato dal Consiglio dei ministri, e la necessità di una terapia psicoanalitica dell’isteria approvata al Parlamento con due terzi di maggioranza. Evidentemente sono di nuovo diventato una persona perbene, che per la strada gli ammiratori, diventati timidi, salutano da lontano. Quanto a me, scambierei ancor sempre volentieri cinque congratulazioni per un caso ragionevole cui occorra un trattamento prolungato. Ho imparato che questo vecchio mondo è retto dall’autorità, come il nuovo dal dollaro. Ho fatto il mio primo inchino all’autorità, dunque mi è lecito sperare di essere ricompensato. In tutta la storia c’è una persona dalle orecchie lunghissime, che nella tua lettera non è stata sufficientemente apprezzata, e quella sono io. Se avessi fatto questi pochi passi tre anni fa, sarei stato nominato allora e mi sarei risparmiato diverse amarezze. Altri sono ugualmente furbi senza bisogno di andare prima a Roma. Questo dunque è il glorioso evento, che, fra l’altro, devo anche la tua amichevole lettera. Ti prego di tenere per te il contenuto di questa epistola.
Ti ringrazio e ti saluto cordialmente
tuo Sigm.”1
I risultati, naturalmente, furono quelli attesi, cioè la professione privata di Freud si consolidò e acquisì un vasto consenso, ma la sua posizione accademica non mutò sostanzialmente con il nuovo titolo. Come Privatdozent, Freud era autorizzato a tenere conferenze all’Università, senza esservi obbligato, perché solo il professore ordinario aveva questa incombenza. Freud ricevette questo titolo nel 1920, ma poiché esercitava la professione privata, non fu eletto membro della Facoltà né gli venne affidato alcun reparto, per cui non fu mai un insegnante accademico vero e proprio. Egli si valse del diritto di tenere dei corsi di lezioni e continuò a farlo fino alla prima guerra mondiale. Le lezione erano bisettimanali: il giovedì e il sabato. Ernest Jones ebbe il privilegio di ascoltarle e ricorda come il Maestro non usasse mai degli appunti: in una occasione, mentre lo accompagnava ad una conferenza, gli chiese lumi sull’argomento che avrebbe trattato, e Freud gli rispose:” Magari lo sapessi! Devo lasciarlo decidere al mio inconscio.”2
L'INTERPRETAZIONE DEI SOGNI
L'interpretazione dei Sogni, è sicuramente da ritenere una delle pietre angolari della scienza psicoanalitica: fu Freud stesso a definire l’analisi del sogno come la via regia verso l’inconscio. Freud portò sempre un profondo rispetto per la sua vita onirica: fin da molto giovane aveva l’abitudine di annotare i suoi sogni ed approfondirli attraverso attente osservazioni.
L’interesse di Freud per l’interpretazione dei sogni sembra fosse scaturita, da un lato, dall’osservazione dell’andamento delle libere associazioni dei suoi pazienti che, a queste, intercalavano spesso il racconto di un sogno con le relative, spontanee, associazioni, e dall’altro, dall’esperienza di osservazione psichiatrica degli stati allucinatori dei malati psicotici, nei quali era spesso evidente il carattere di appagamento dei desideri. Che nel sogno fosse possibile il raggiungimento dell’appagamento di un desiderio, Freud ne aveva avuto precocemente sentore, ma la conferma gli giunse dopo l’analisi approfondita che egli operò su un suo sogno datato 24 luglio 1895, sogno noto come “ l’iniezione di Irma “. Scriverà di questa produzione onirica, in una lettera a Fliess del 12 giugno 1900, descrivendogli la visita da lui compiuta a Bellevue, la casa dove ebbe questo sogno:
”... Non credi che sulla casa un giorno si potrà leggere questa lapide?

In questa casa il 24 luglio 1895
al Dr Sigm. Freud
si rivelò il segreto del sogno.

Ma per ora le prospettive sono minime. Tuttavia quando leggo nei più recenti libri di psicologia (Mach, Analisi della sensazione, seconda edizione, Kroell, Aufbau der Seele, Struttura dell’anima, e altri), tutti con indirizzo simile al mio, quel che essi sanno dire del sonno, mi rallegro come il nano della favola “perché la principessa non lo sa “... 1(nota: dalla fiaba dei Grimm, Tremotino)
Freud era arrivato a distinguere due tipi di processi psichici che aveva chiamato primario e secondario, ed aveva osservato che il processo primario dominava la vita onirica per la presenza della quiescenza dell’attività dell’Io e la quasi completa immobilità muscolare. Aveva inoltre colto la somiglianza nella struttura delle nevrosi e dei sogni:” I sogni racchiudono in un guscio di noce la psicologia delle nevrosi”. 2Ed in una lettera a Fliess del 15 ottobre del 1897, il Maestro introdusse il concetto del complesso di Edipo: amore per il genitore di sesso opposto ed ostilità nei confronti di quello dello stesso sesso, mostrando le origini infantili di tali desideri inconsci che popolano tutti i sogni. Il primo accenno all’intenzione di scrivere un libro sui sogni fa la sua comparsa in una lettera del 16 maggio 1897 indirizzata a Fliess:
” ...mi sono sentito spinto a iniziare il lavoro di stesura sul sogno; un campo, questo, dove mi sento così sicuro, e posso esserlo anche il base al tuo giudizio. Sono stato anzitutto interrotto dalla necessità di preparare in fretta e furia, per darlo alle stampe, un sommario di tutte le mie pubblicazioni. Ogni giorno è buono per la votazione. Ora ho concluso e posso nuovamente pensare al sogno. Ho dato un’occhiata alla letteratura sull’argomento, e mi sento come il folletto celtico:” Ah come sono contento che nessuno, che nessuno lo sappia!...” Nessuno ha avuto il più lieve sospetto che i sogni non siano senza senso, bensì appagamenti di desideri...” 3 come pure nell’ epistola del 9 febbraio 1898:” ... Sono sprofondato nel libro dei sogni, lo scrivo con grande scioltezza e mi rallegro al pensiero degli “ scuotimenti di capo ", che provocheranno le indiscrezioni e le audacie che vi sono contenute. Se solo non fossi costretto anche a leggere! Mi riesce ostica la letteratura già esistente sull’argomento, per quanto scarsa. L’unica cosa sensata è venuta in mente al vecchio Fechener, nella sua sublime semplicità. Io fornirò la prima rozza mappa di questo territorio..." 4
Per quanto riguarda la stesura del libro possiamo individuare alcune date significative: il 23 febbraio 1898 erano stati scritti alcuni capitoli, il 5 marzo un’intera parte era stata terminata , e il 10 marzo Freud fornirà a Fliess, in una lettera, una esaustiva anticipazione del libro riguardante l’interpretazione dei sogni:
”... Mi sembra che la teoria dell’appagamento di desiderio fornisse solamente la soluzione psicologica, e non quella biologica, o meglio metapsicologica. (Peraltro ti chiederò seriamente se posso usare il termine “metapsicologia “ per la mia psicologia che conduce dietro la coscienza.) Dal punto di vista biologico mi sembra che la vita del sogno proceda il ogni caso dai residui della fase preistorica della vita (da uno a tre anni), quel periodo che costituisce la fonte dell’inconscio e che da solo contiene l’etiologia di tutte le psiconevrosi; questo periodo è normalmente celato da un’amnesia analoga a quella isterica.Comincia a subodorare la seguente formula: i sogni sono il risultato di cose viste nel periodo preistorico; le fantasie sono il risultato delle cose udite allora; e le psiconevrosi sono il risultato delle esperienze sessuali avute allora. La ripetizione dell’esperienza vissuta in quel periodo sarebbe di per sé già un appagamento di desiderio; ma un desiderio recente porta a produrre un sogno solamente se si può collegare con materiale proveniente da quell’epoca preistorica, se il desiderio recente è un derivato di uno preistorico oppure se si può fare adottare da uno di questi. Resta ancora da vedere sino a che punto potrò attenermi a questa teoria così radicale e quanto potrò rivelarne già nel libro sui sogni...” 5
La stesura del libro procedeva abbastanza bene, mentre risultò a Freud più ostico il lavoro su due capitoli supplementari che si resero necessari perché l‘opera potesse essere veramente completa. Il primo capitolo fu dedicato alla rassegna della precedente letteratura sull’argomento, mentre il secondo riguardava la psicologia dei processi onirici. Il volume uscì il 4 novembre 1899, ma l’editore volle porre sul frontespizio del volume la data del 1900. Freud volle citare sul frontespizio del testo, un motto tratto dall’Eneide di Virgilio che faceva riferimento al destino del rimosso “Flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo”. Per alcuni anni l”Interpretazione dei sogni non vendette molte copie, e solo quando, dieci anni dopo, Freud cominciò ad essere conosciuto, venne richiesta una seconda edizione. Finché Freud visse ne furono stampate otto, l’ultima delle quali nel 1929. Le edizioni differirono esclusivamente perché contenevano un maggior numero di esempi esplicativi, arricchiti da discussioni più complete e da una più adeguata trattazione dell’importante argomento del simbolismo. A ciò seguirono le numerose traduzioni: le prime furono quella inglese e quella russa, seguite da quella spagnola, la francese, la svedese, la giapponese, l’ungherese e la cecoslovacca. Infine il 1 febbraio 1900 Freud scrisse di aver promesso una versione condensata dell’Interpretazione dei sogni per la serie di Loewenfeld intitolata Grenzfragen des Nerven-und Seelenlebens (“Problemi marginali della vita nervosa e mentale”), ed infatti cominciò a scriverla in ottobre per poi consegnarla alle stampe l’anno seguente. La prima traduzione di questa opera minore fu di nuovo quella russa seguita da quella olandese, inglese, ungherese, italiana, danese, polacca, spagnola, francese e giapponese.
Per concludere riporterò parte dello scritto che Freud elaborò per la prefazione alla seconda edizione dell’Interpretazione dei sogni, perché evidenzia le grandi resistenze che Freud dovette subire da parte del mondo accademico e scientifico :” Che di questo libro di ardua lettura si sia resa necessaria, prima ancora del compiersi di un decennio, una seconda edizione, non va ascritto a merito dell’interesse dei circoli competenti, ai quali mi ero rivolto nella prefazione alla prima edizione. I miei colleghi psichiatri non sembrano essersi data alcuna pena per superare la sorpresa iniziale che la mia nuova concezione del sogno poteva far sorgere, mentre i filosofi di professione, ormai soliti sbrigare in poche frasi - perlopiù sempre le stesse - i problemi della vita onirica, intendendola come un’appendice degli stati di coscienza, non hanno evidentemente notato che proprio da questo nuovo punto di vista era possibile dedurre considerazioni tali da condurre a un radicale mutamento delle nostre teorie psicologiche. L’atteggiamento della critica scientifica poteva autorizzare un’unica aspettativa: la mia opera era destinata a un silenzio definitivo; la piccola schiera dei miei valorosi sostenitori, che seguono la mia guida nella pratica psicoanalitica e il mio esempio nell’interpretazione dei sogni, facendone uso nel trattamento dei nevrotici, non sarebbe riuscita a esaurire la prima edizione del libro. E così mi sento grato a quella più ampia cerchia di persone colte e curiose di sapere, il cui interesse mi ha spinto ad affrontare di nuovo, dopo nove anni, questo lavoro difficile e per tanti aspetti fondamentale...” 6
L'USCITA DALL'ISOLAMENTO
Per Freud l’uscita dall’isolamento si verificò gradualmente e comportò un sempre maggior numero di recensioni dei suoi lavori su varie riviste psichiatriche.
A tale apertura si deve la nascita della famosa Società Psicoanalitica di Vienna, anche se non risulta facile risalire all’anno di nascita. Tra coloro che assistettero alle lezioni universitarie di Freud, sulla psicologia delle nevrosi, vi furono due medici: Max Kahane e Rudolf Reitler. Quest’ultimo fu il primo a praticare la psicoanalisi dopo Freud, mentre Kahane, che lavorava in una clinica per psiconevrosi, cristallizzò il suo campo d’azione nell'impiego dell’elettricità e degli altri metodi di cura convenzionali, lasciando la Società nel 1907. Kahane nel 1901 parlò di Freud a Wilhelm Stekel, illustrandogli il metodo di cura del Maestro, e poiché Stekel soffriva di un disturbo nevrotico si rivolse a Freud perché lo aiutasse. Nell’autunno del 1902 Freud spedì una cartolina ai quattro colleghi, Adler, Kahane, Reitler e Stekel , invitandoli in casa sua per discutere del suo lavoro. Fu in quella circostanza che Stekel ebbe l’intuizione di costituire la prima società di psicoanalisi, evento confermato dall’osservazione di Freud secondo la quale :” il suggerimento gli venne da un collega che aveva esperimentato personalmente i vantaggi della terapia analitica”. 1
I cinque fondatori presero l’abitudine di riunirsi ogni mercoledì sera e questi periodici incontri diedero corpo alla “Società Psicologica del mercoledì” . Stekel si occupò della pubblicazione dei resoconti delle riunioni sull’edizione domenicale del “Neues Wiener Tagblatt”.
Negli anni successivi si unirono al gruppo: Max Graf, Hugo Heller, futuro editore di Freud, Alfred Meisl, per poi fare la loro comparsa quelli più noti: nel 1903 Paul Federn, nel 1905 Eduard Hitschmann presentato da Federn, nel 1906 Otto Rank che avvicinò Freud munito di una lettera di presentazione di Adler e la copia manoscritta della sua opera “L’arte e l’artista”. Nel 1906 Isidor Sadger, nel 1907 Guido Brecher, Maximilian Steiner e Fritz Wittes, nel 1908 Sándor Ferencz, Oscar Rie e Rudolf Urbantschitsch e molti altri.
Nella primavera del 1908 la Società cominciò ad organizzare una biblioteca, che quando nel 1938 venne distrutta dai nazisti, contava numerosi testi.
Finalmente il 15 aprile del 1908 la “Società Psicologica del mercoledì” divenne la “Società Psicoanalitica di Vienna”. Nei primi tempi si costituì l’abitudine di tenere un pranzo sociale nei giorni precedenti il Natale; ben presto, però, fecero seguito sontuosi banchetti estivi organizzati, dapprima nella Schutzengel, sulla Hohe Warte alla periferia di Vienna ed in seguito sul Konstantinhügel al Prater.
Nella lettera datata “Roma, 22 settembre 1907” Freud così scrive ai Soci:
“Desidero informarLa che all’inizio di questo nuovo anno di lavoro propongo di sciogliere la piccola Società che era solita riunirsi ogni mercoledì in casa mia, per ridarle vita subito dopo. Un breve cenno da inviarsi prima del 1° ottobre al nostro segretario, Otto Rank, sarà sufficiente a confermare il rinnovo della Sua adesione. Se per quella data non avremo ricevuto nulla, dovremo dedurne che non desidera rinnovarla. Non ho bisogno di ripeterLe quanto piacere mi farebbe la Sua riconferma.
Mi permetta di spiegarLe le ragioni di questo passo che potrebbe sembrarLe superfluo. Basta rendersi conto dei naturali cambiamenti delle relazioni umane, per affermare che per qualche membro del nostro gruppo l’adesione non significa più ciò che essa significava qualche anno fa, sia perché i suoi interessi in questo campo sono venuti meno, sia perché il suo tempo libero e le sue abitudini non sono più compatibili con la frequenza della Società, sia infine perché impegni personali minacciano di tenerlo lontano. Forse egli si riconfermerebbe solo per il timore che le sue dimissioni potessero venir considerate come un atto poco amichevole. Per tutte queste eventualità, lo scioglimento e la riorganizzazione della Società hanno lo scopo di ristabilire la libertà personale di ciascuno e di permettergli di separarsi dalla Società senza turbare in nessun modo i suoi rapporti con il resto dei soci . Va anche tenuto presente che con il passare degli anni abbiamo contratto obblighi (finanziari) che non erano inizialmente in programma, come per esempio l’assunzione di un segretario.
Se dopo questa spiegazione Lei é d’accordo sulla decisione di ricostituire la Società su una base diversa, forse approverà anche che ciò si ripeta ad intervalli regolari, per esempio ogni tre anni.” 2
Questa modalità di ciclica ricostituzione sociale venne adottata anche nel 1910, ma non ve ne furono di successive, mentre da parte di altre Società, come quella svizzera e quella inglese, tale modalità venne mantenuta a lungo.
Intanto, nell’aprile del 1910, i soci della Società psicoanalitica viennese erano diventati così numerosi da rendere indispensabile il trasferimento delle riunioni dalla sala di aspetto dello studio di Freud presso il Doktoren Collegium, al numero 19 della Rothenturmstrasse, per poi trasferirsi, nel 1911, al Franz Josefs Quai.
Alcuni tra i soci della Società viennese cominciarono a pubblicare contributi riguardante il loro lavoro di psicoanalisti: per esempio, nel 1905, Adler trattò dell’importanza dei problemi sessuali sull’educazione, Meisl si soffermò sull’importanza della rimozione, Sadger si impegnò nell’esposizione del metodo freudiano, Stekel iniziò la sua ricca produzione letteraria con due libri. Il primo conteneva un’ analisi dei fattori ereditarie e di quelli ambientali nell’etiologia della nevrosi, soffermandosi in particolare sui fattori sessuali, nel secondo libro vennero valutati gli stati ansiosi, dando ampio margine ai fattori psicologici più di quanto avesse fatto lo stesso Freud.
In questi anni Freud fu molto produttivo, scrisse cinque importanti lavori e pubblicò cinque libri, il primo nel 1901 e gli altri quattro negli anni 1905-1906. Il primo libro, era un opuscolo intitolato “Sui sogni” l’altro “Psicopatologia della vita quotidiana “ del 1904 che é forse l’opera di Freud più nota al pubblico. Nel 1905 diede alle stampe “I motti di spirito ed i loro rapporti con l’inconscio” e successivamente scrisse “I tre saggi sulla teoria della sessualità” . Quest’ultimo lavoro gli procurò il dissenso di un vasto pubblico in ragione delle argomentazioni attinenti la sessualità infantile e l’esplicita affermazione che i primi oggetti d’amore dei bambini siano i genitori.
Nel 1906, in occasione del cinquantesimo compleanno di Freud, si verificò un episodio significativo: un piccolo gruppo di aderenti alla Società gli fece dono di un medaglione inciso da un famoso scultore, Karl Maria Schwerdtner, che riproduceva su di un lato il profilo del Maestro, e sull’altro l’immagine di Edipo nell’atto di rispondere alla sfinge, il tutto era contornato da un verso dell’Edipo Re di Sofocle:”Colui che risolse il famoso problema e fu un uomo dei più potenti”. Dopo aver letto l’iscrizione, Freud impallidì e rivelò che da studente universitario era solito passeggiare nel grande cortile dell’Ateneo, passando in rassegna i busti dei vecchi professori divenuti celebri, fantasticando di vedere in quel luogo il proprio busto con l’identica iscrizione che aveva trovato sul medaglione.
Fu Jones che donò all’Università di Vienna un busto di Freud scolpito nel 1921 da Königsberger e destinato ad essere installato nel cortile, naturalmente con il verso di Sofocle inciso sul piedistallo. Esso fu scoperto nel corso di una cerimonia il 4 febbraio del 1955.
I PRIMI RICONOSCIMENTI INTERNAZIONALI
PER ANNI I PERIODICI TEDESCHI IGNORARONO I LAVORI DI SIGMUND FREUD, E QUANDO SE NE OCCUPARONO STILARONO SOLO COMMENTI NEGATIVI. NEI PAESI DI LINGUA INGLESE, INVECE, NONOSTANTE NON MANCASSERO CRITICHE ALLE TEORIZZAZIONI DEL MAESTRO, SI FECERO STRADA ANCHE DELLE RECENSIONI FAVOREVOLI. IL PRIMO AUTORE INGLESE CHE CONSULTÒ IL LAVORO “COMUNICAZIONE PRELIMINARE” PUBBLICATO DA BREUER E FREUD SUL “NEUROLOGISCHES CENTRALBLATT” DEL GENNAIO 1893, FU F. W. H. MYERS FACENDONE MENZIONE IN UNA SEDUTA DELLA SOCIETY FOR PSYCHICAL RESEARCH E RIPORTATA NEGLI ATTI DELLA STESSA SOCIETÀ. FU LO STESSO MYERS CHE NEL MARZO 1897, ESPOSE AI MEMBRI DELLA SOCIETÀ UN SUO LAVORO SUL TEMA “ISTERISMO E GENIO” NEL QUALE SINTETIZZÒ LE ARGOMENTAZIONI CONTENUTE NEL TESTO “STUDI SULL’ISTERISMO”, I CUI CONTENUTI RIPRESE ED APPROFONDÌ SUCCESSIVAMENTE NELL’OPERA “LA PERSONALITÀ UMANA” CHE USCÌ NEL 1903, DOPO LA MORTE DELL’AUTORE.
NELL’AUTUNNO DEL 1904 FREUD SEPPE DA EUGEN BLEULER, PROFESSORE DI PSICHIATRIA A ZURIGO, CHE EGLI STESSO E TUTTI I SUOI ASSISTENTI SI ERANO OCCUPATI DI PSICOANALISI, E CHE IN PARTICOLAR MODO UN SUO ASSISTENTE, C.G.JUNG, CHE AVEVA LETTO “L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI” , LO AVEVA CITATO NEL SUO LIBRO SULL’OCCULTISMO SCRITTO NEL 1902. NEL 1906 INIZIÒ UNA REGOLARE CORRISPONDENZA TRA FREUD E JUNG CHE DURÒ PER QUASI SETTE ANNI. A ZURIGO , NEL 1907, LAVORAVANO SOTTO LE DIRETTIVE DI JUNG ALCUNI STUDENTI STRANIERI, UNO DEI QUALI ERA MAX EITINGON CHE IN QUEGLI ANNI STUDIAVA MEDICINA E SI STAVA PERFEZIONANDO A ZURIGO. EITINGON ERA VISSUTO DAPPRIMA IN GALIZIA E POI A DRESDA, E DOPO LA PERMANENZA A ZURIGO SI TRASFERÌ A BERLINO. EGLI VOLLE CONSULTARE FREUD A PROPOSITO DI UN CASO MOLTO GRAVE DEL QUALE SI STAVA OCCUPANDO, EFFETTUANDO UNA PRIMA DESCRIZIONE DEL CASO TRAMITE UNA LETTERA, PER POI ACCOMPAGNARE IL MALATO A VIENNA VERSO LA FINE DEL GENNAIO DEL 1907. EITINGON SI TRATTENNE A VIENNA PER UNA QUINDICINA DI GIORNI, ASSISTETTE A DUE RIUNIONI DEL MERCOLEDÌ, INOLTRE TRASCORSE CON FREUD TRE O QUATTRO POMERIGGI DEDICATI AL LAVORO ANALITICO PERSONALE, DANDO VITA COSÌ AL PRIMO TRAINING DI FORMAZIONE PSICOANALITICA.
NELL’OTTOBRE DEL 1909 TRASCORSE A VIENNA ALTRI VENTI GIORNI PER PROSEGUIRE LA SUA ANALISI PERSONALE, NEL NOVEMBRE DELLO STESSO ANNO SI TRASFERÌ DA ZURIGO A BERLINO CON L’INTENTO DI FERMARSI PER UN ANNO, DOVE INVECE SI TRATTENNE FINO AL 1932, ANNO IN CUI PARTÌ PER LA PALESTINA. EITINGON RIMASE SEMPRE MOLTO FEDELE A FREUD, CHE RICONOBBE QUESTO SUO MERITO IN UNA LETTERA DEL 1 FEBBRAIO 1913: ”LEI È STATO IL PRIMO A RAGGIUNGERE CHI ERA SOLO, E SARÀ L’ULTIMO AD ABBANDONARLO.” 1
LA PRIMA VISITA CHE JUNG FECE A FREUD SI SVOLSE IL 27 FEBBRAIO DEL 1907, DI DOMENICA, ALLE ORE DIECI. IL 2 MARZO JUNG ED UN SUO ALLIEVO, IL DR. LUDWIG BINSWANGER, ASSISTETTERO ALLA RIUNIONE SETTIMANALE VIENNESE. BINSWANGER, CHE SAREBBE SUCCESSIVAMENTE DIVENTATO DIRETTORE DELL’OSPEDALE PSICHIATRICO DI KREUZLINGEN, AVEVA PUBBLICATO UN ANNO PRIMA DELLA SUDDETTA RIUNIONE, UN LAVORO IN DIFESA DELLE TEORIE DI FREUD.
FREUD NUTRÌ BEN PRESTO NEI CONFRONTI DI JUNG DELLE AMBIZIOSE ASPETTATIVE, RITENENDO CHE LO STUDIOSO SVIZZERO POTESSE DIVENIRE IL SUO SUCCESSORE. FU PER TALE RAGIONE CHE AL MOMENTO DELLA FONDAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE, NEL 1910, FREUD INCARICÒ JUNG DI PRESIEDERLA, CON LA SPERANZA CHE LA NOMINA AVESSE UN CARATTERE DEFINITIVO.
L‘INCONTRO CON KARL ABRAHAM, INVECE, SI RIVELÒ SIGNIFICATIVO PERCHÉ DIEDE VITA AD UN’IMPORTANTE AMICIZIA. QUESTI AVEVA LAVORATO PER TRE ANNI A ZURIGO SOTTO LE DIRETTIVE DI BLEULER E JUNG, MA QUANDO SI RESE CONTO DI NON POTER AVERE CONCRETE POSSIBILITÀ DI CARRIERA, POICHÉ NON ERA SVIZZERO, NEL NOVEMBRE DEL 1907 SI TRASFERÌ A BERLINO COME PSICOANALISTA. ANCH’EGLI, COME JUNG, AVEVA COMINCIATO A STUDIARE I LAVORI DI FREUD FIN DAL 1904 E TRA I DUE ERA INIZIATA UNA REGOLARE CORRISPONDENZA, NEL CORSO DELLA QUALE FREUD INVITÒ ABRAHAM AD ANDARLO A TROVARE. LA VISITA SI CONCRETIZZÒ IL 15 DICEMBRE 1907 E FU SEGUITA DA ALCUNI GIORNI DI ANIMATE CONVERSAZIONI; IL 18 DELLO STESSO MESE ABRAHAM VENNE INVITATO A PARTECIPARE AD UNA DELLE RIUNIONI SETTIMANALI DEL GRUPPO.
ALTRO IMPORTANTE STUDIOSO E SOSTENITORE DI FREUD, NONCHÉ SUO GRANDE AMICO, FU SÁNDOR FERENCZI. QUESTI ERA UN MEDICO GENERICO CHE SI ERA OCCUPATO DI IPNOSI E CHE LESSE, APPENA PUBBLICATO, L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI, SENZA PIÙ INTERESSARSI ALL’ARGOMENTO. FU SOLO NEL 1907, GRAZIE ALLE INSISTENZE DEL DR. F. STEIN DI BUDAPEST, UNO PSICOPATOLOGO CHE CONOSCEVA APPENA FREUD PER ESSERGLI STATO PRESENTATO DA JUNG, CHE FERENCZI SCRISSE A FREUD. L’INCONTRO AVVENNE IL 2 FEBBRAIO DEL 1908, DUE GIORNI PRIMA DEL CONGRESSO DI SALISBURGO. L’IMPRESSIONE CHE FERENCZI PRODUSSE SU FREUD FU TALE CHE QUESTI LO INVITÒ A TRASCORRERE QUINDICI GIORNI CON LA SUA FAMIGLIA A BERCHTESGADEN DURANTE LE VACANZE DI AGOSTO. SUCCESSIVAMENTE TRASCORSERO INSIEME MOLTE ALTRE VACANZE, E TRA IL 1908 E IL 1933 SI SCAMBIARONO OLTRE UN MIGLIAIO DI LETTERE.
VERSO LA FINE DI NOVEMBRE DEL 1907, ERNEST JONES TRASCORSE UNA SETTIMANA CON JUNG A ZURIGO, DOVE INCONTRÒ BRILL E PETERSON DI NEW YORK. A TAL PROPOSITO JONES RACCONTA CHE QUANDO SI TROVÒ CON BRILL, QUESTI COMINCIÒ A SPIEGARGLI IL LAVORO SUL FENOMENO PSICOGALVANICO DI OTTO VERAGUTH DEL QUALE SI STAVA OCCUPANDO, MA JUNG QUANDO SI RESE CONTO CHE JONES NE ERA PERFETTAMENTE AL CORRENTE, INTERRUPPE BRILL CON LE SEGUENTI PAROLE: ”NON ABBIAMO INVITATO QUI IL DR. JONES PER INSEGNARGLI QUALCOSA, MA PER CONSULTARLO.” 2
A ZURIGO SI ERA COSTITUITO IN QUEI GIORNI UN PICCOLO “GRUPPO FREUDIANO”, COMPOSTO DA STUDIOSI DEL LUOGO E DA EDOUARD CLAPARÈDE DI GINEVRA E BINSWANGER DI KREUTZLINGEN. IL GRUPPO ERA SOLITO RIUNIRSI PRESSO L’OSPEDALE PSICHIATRICO BURGHÖLZLI, MA IN OCCASIONE DELLA PRESENZA DI JONES VENNE ORGANIZZATA UNA RIUNIONE GENERALE A SALISBURGO COMPOSTA DA TUTTI COLORO CHE SI INTERESSAVANO DELL’ATTIVITÀ SCIENTIFICA DI FREUD E CHE CONTRARIAMENTE A QUANTO EFFETTUATO FINO AD ALLORA FU CHIAMATA DA JUNG “ZUSAMMENKUNFT FÜR FREUD’SCHE PSYCHOLOGIE” (CONVEGNO DI PSICOLOGIA FREUDIANA) E NON CON L’ABITUALE DENOMINAZIONE DI “CONGRESSO INTERNAZIONALE DI PSICOANALISI”.
QUANDO QUALCHE TEMPO DOPO ABRAHAM CHIESE A FREUD CON QUALE DICITURA AVREBBE DOVUTO RIFERIRSI A TALE CONGRESSO, NELLA STESURA DELLA RELAZIONE CHE VI AVEVA LETTO, FREUD RISPOSE CHE ERA STATA UNA RIUNIONE ASSOLUTAMENTE PRIVATA E CHE NON AVREBBE DOVUTO CITARLA (LETTERA A FREUD DI ABRAHAM, 3 MAGGIO 1980). IL CONGRESSO INFATTI DIFFERÌ DAI PRECEDENTI PERCHÉ RIMASE PRIVO DI PRESIDENTE, DI SEGRETARIO, DI TESORIERE E DI CONSIGLIO, POICHÉ, QUANDO FREUD ESPRESSE IL DESIDERIO CHE LA PRESIDENZA FOSSE OFFERTA A BLEULER, JUNG, SICURO DEL SUO RIFIUTO, NON SAPPIAMO IN BASE A QUALI VALUTAZIONI, NON GLIENE FECE MENZIONE ALCUNA. L’INCONTRO DURÒ UN SOLO GIORNO PRESSO L’HOTEL BRISTOL DI SALISBURGO, DOMENICA 26 APRILE 1908. IN QUELLA OCCASIONE, POICHÉ JUNG CHIESE A FREUD DI RIFERIRE DI UN CASO CLINICO, EGLI DESCRISSE L’ANALISI DI UN CASO DI NEVROSI OSSESSIVA, AL QUALE SI FECE POI RIFERIMENTO COME “ALL’UOMO DEI TOPI”.
FRUTTO DI QUESTO PRIMO CONGRESSO PSICOANALITICO FU LA FONDAZIONE DI UNA RIVISTA, LO “JAHRBUCH FÜR PSYCHOANALYTISCHE UND PSYCHOPATHOLOGISCHE FORSCHUNGEN” (ANNUARIO DI RICERCHE PSICOANALITICHE E PSICOPATOLOGICHE), DIRETTO DA BLEULER E FREUD E REDATTO DA JUNG, CHE COMINCIÒ AD USCIRE NELL’ANNO 1909: IN QUESTA PUBBLICAZIONE SI ESPRESSE LA STRETTA COLLABORAZIONE SCIENTIFICA TRA VIENNA E ZURIGO.
UN AVVENIMENTO IMPORTANTE PER LA DIFFUSIONE DELLE IDEE PSICOANALITICHE FU QUELLO CHE SI VERIFICÒ NEL DICEMBRE DEL 1908, QUANDO IL PRESIDE DELLA CLARK UNIVERSITY DI WORCESTER NEL MASSACHUSETTS, STANLEY HALL, INVITÒ FREUD A TENERE UN CORSO DI LEZIONI IN OCCASIONE DELLE CELEBRAZIONI PER IL VENTENNALE DELL’UNIVERSITÀ. FREUD ACCETTÒ L’INVITO ED OFFRÌ A FERENCZI L’OPPORTUNITÀ DI ACCOMPAGNARLO: SAREBBE STATO PRESENTE ANCHE JUNG CHE ERA STATO A SUA VOLTA INVITATO. FREUD INFORMÒ JONES DELLA SUA DECISIONE DI PARTIRE CON LA SEGUENTE LETTERA DEL 18 MAGGIO 1909:
” CARO DR. JONES,
LA RINGRAZIO DI CUORE PER IL GROSSO PACCO DI PUBBLICAZIONI CONTENENTE I SUOI PREGEVOLI CONTRIBUTI DI NEUROPATOLOGIA ORGANICA. ESSI PREANNUNCIANO L’ALTRA SERIE DI CONTRIBUTI SULLE NEVROSI E SULLA PSICOANALISI CHE CI ASPETTIAMO DA LEI NEI PROSSIMI ANNI E CHE NON SARÀ CERTO PIÙ SCARSA E DI MINOR VALORE. POSSO INFORMARLA CHE INSIEME A FERENCZI MI RIPROMETTO DI SALPARE DA BREMA IL 21 AGOSTO A BORDO DELLA GEORGE WASHINGTON N.D.L. (NORDDEUTSCHER LLOYD.) NON SO SE TALE DATA POSSA COINCIDERE CON IL SUO RITORNO IN AMERICA. IN OGNI CASO ORA CONOSCE LA DATA PRECISA DELLA NOSTRA PARTENZA. NON HO ANCORA FISSATO L’ARGOMENTO DELLE MIE CONFERENZE A WORCESTER, MA A VOLTE PENSO CHE LA COSA MIGLIORE SIA PARLARE DEI SOGNI E DELLA LORO INTERPRETAZIONE. QUALORA SIA DI DIVERSO AVVISO, SARÒ LIETO DI SAPERE COSA MI SUGGERIREBBE.CON TANTO AFFETTOCORDIALMENTE SUO FREUD” 3 LA SERA DEL 29 AGOSTO, DOMENICA, QUANDO LA NAVE ENTRÒ NEL PORTO DI NEW YORK, FREUD TROVÒ BRILL AD ATTENDERLI SUL MOLO, MA POICHÉ NON GLI ERA CONSENTITO SALIRE A BORDO, PREGÒ IL DR. ONUF , SUO AMICO CHE AVEVA IL PERMESSO, DI DARE IL BENVENUTO AGLI OSPITI. BRILL CONDUSSE I TRE AMICI IN GIRO PER LA CITTÀ: PRIMA AL CENTRAL PARK POI NEL QUARTIERE CINESE E NEL GHETTO. L’INDOMANI MATTINA VISITARONO IL METROPOLITAN MUSEUM, REALIZZANDO COSÌ UN DESIDERIO DI FREUD. SABATO 4 SETTEMBRE SERA, DOPO L’ARRIVO ANCHE DI JONES, I CINQUE PARTIRONO IN BATTELLO PER FALL RIVER (MASSACHUSETTS), DOVE GIUNSERO IL MATTINO SEGUENTE. DI LÀ IL GIORNO STESSO SI RECARONO IN TRENO, PASSANDO PER BOSTON, A WORCESTER, SEDE DELLA CLARK UNIVERSITY . FREUD E JUNG FURONO OSPITI DI STANLEY HALL. FREUD NON AVEVA IDEA DI QUALE AVREBBE POTUTO ESSERE IL TEMA DELLE SUE CONFERENZE ED IN UN PRIMO TEMPO SEMBRÒ ACCETTARE IL CONSIGLIO DI JUNG CHE GLI AVEVA SUGGERITO DI PARLARE DEI SOGNI. JONES INVECE LO INCORAGGIÒ A SCEGLIERE UN ARGOMENTO PIÙ AMPIO, CHE TOCCASSE I CONCETTI GENERALI DELLA PSICOANALISI. OGNI MATTINO ALLE 11 FREUD TENNE UNA CONFERENZA (IN TUTTO CINQUE, DA MARTEDÌ A SABATO); JUNG NE TENNE TRE; ENTRAMBI PARLARONO IN TEDESCO. LE CINQUE CONFERENZE USCIRONO POI NELL’AMERICAN JOURNAL OF PSYCHOLOGY” IN TRADUZIONE INGLESE E POCO DOPO IN LINGUA TEDESCA CON IL TITOLO “ÜBER PSYCHOANALYSE”. TRA I PARTECIPANTI ALLA CONFERENZA SI TROVAVANO WILLIAM STERN DI MONACO, E LEO BURGERSTEIN DI VIENNA; DAGLI STATI UNITI: ADOLF MEYER, FRANZ BOAS, E. B. TITCHENER, E SOPRATTUTTO JACKSON PUTNAM. WILLIAM JAMES ARRIVÒ DA BOSTON GIOVEDÌ SERA PER SENTIR PARLARE FREUD. ALLA FESTA DI CHIUSURA, SABATO 11 SETTEMBRE, FREUD E JUNG CONSEGUIRONO IL DOTTORATO HONORIS CAUSA, IL PRIMO IN PSICOLOGIA, IL SECONDO IN EDUCAZIONE E IGIENE SOCIALE. NEI DUE GIORNI SUCCESSIVI FREUD, JUNG E FERENCZI FECERO UN VIAGGIO PIÙ LUNGO, PRIMA A BUFFALO E ALLE CASCATE DEL NIAGARA, POI INDIETRO A KEENE SUGLI ADIRONDACK (N.Y.), NELLE VICINANZE DI LAKE PLACID, DOVE TRASCORSERO QUATTRO GIORNI NELLA DIMORA DI CAMPAGNA DELLA FAMIGLIA PUTNAM. AL TERMINE DELLA SETTIMANA TORNARONO PASSANDO PER ALBANY, A NEW YORK, DOVE IL MATTINO DI MARTEDÌ 21 SETTEMBRE S’IMBARCARONO SULLA KAISER WILHELM DER GROSSE. GIUNSERO A BREMA IL 29 SETTEMBRE, DA CUI JUNG PROSEGUÌ VERSO CASA, MENTRE FREUD, IN COMPAGNIA DI FERENCZI, SI TRATTENNE UN PO’ AD AMBURGO E A BERLINO PRIMA DI RIENTRARE A VIENNA, IL MATTINO DEL SABATO 2 OTTOBRE.
IN QUELLA OCCASIONE MOLTO INTERESSE SUSCITARONO LE ARGOMENTAZIONI IN MERITO ALLA QUESTIONE SESSUALE, MA LA DICHIARAZIONE DEL DECANO DELL’UNIVERSITÀ DI TORONTO CHE VI RIPORTERÒ DI SEGUITO, SOTTOLINEA IL PERSISTERE DI SOLIDE RESISTENZE IN MERITO ALL’ARGOMENTO: ”...IL LETTORE PROFANO POTREBBE FARSI L’IDEA CHE FREUD PROPUGNI IL LIBERO AMORE, L’ABOLIZIONE DI TUTTI I DIVIETI ED IL RITORNO ALLO STATO SELVAGGIO” 4
MALGRADO LA RICONOSCENZA PER LA CORDIALE ACCOGLIENZA RICEVUTA, FREUD NON AVEVA RIPORTATO UNA FAVOREVOLE IMPRESSIONE DELL’AMERICA, OPINIONE CHE ESPRESSE SINTETICAMENTE NEL 1924 NELLA SUA AUTOBIOGRAFIA: ”LA PSICOANALISI NON HA PERSO TERRENO IN AMERICA DOPO LA NOSTRA VISITA: ESSA GODE TRA IL PUBBLICO DI UNA POPOLARITÀ POCO COMUNE ED È RICONOSCIUTA DA MOLTI PSICHIATRI UFFICIALI COME PARTE INTEGRANTE DELL’INSEGNAMENTO MEDICO. DISGRAZIATAMENTE, TUTTAVIA, HA SOFFERTO MOLTO PER IL SUO ANNACQUAMENTO. IL SUO NOME É ABUSATO, ESSENDOVI POCHE POSSIBILITÀ DI FORMARE GLI ANALISTI TECNICAMENTE E TEORICAMENTE. SI SCONTRA ANCHE CON IL “BEHAVIORISMO” CHE, NELLA SUA INGENUITÀ, SI VANTA DI AVER COMPLETAMENTE ELIMINATO IL PROBLEMA PSICOLOGICO”. 5
LE SOCIETÀ DI PSICOANALISI
Il Congresso Internazionale del 1910 fu organizzato da Jung che condivideva l’esigenza di Freud di poter far convergere i sostenitori della scienza psicoanalitica in “un gruppo più ampio, che potesse lavorare per un ideale pratico”. 1 Il Congresso Internazionale di Psicoanalisi ebbe luogo a Norimberga il 30 e 31 marzo 1910, Freud espose il suo punto di vista su “Le prospettive future della teoria psicoanalitica“; l’amico Löwenfeld lesse una comunicazione, e degni di nota furono i contributi di Jung e Honegger. Ferenczi volle cogliere l’occasione per trattare con i presenti, del problema della futura organizzazione degli analisti e del loro lavoro. Egli denigrò nel suo discorso gli analisti viennesi rivolgendo invece i suoi apprezzamenti nei confronti di quelli svizzeri. In più propose di formare un’ Associazione Internazionale, con società presenti in altri paesi, i cui analisti avrebbero avuto l’obbligatorietà di consegnare articoli o scritti all’approvazione del presidente dell’Associazione, il quale avrebbe avuto potere di censura. Le proteste furono tali che la discussione dovette essere rimandata al giorno seguente. I viennesi, specialmente Adler e Stekel, non vollero accettare la nomina degli analisti svizzeri alle cariche di presidente e di segretario, ed organizzarono una riunione di protesta nella camera di Stekel per discutere sull’accaduto. Freud, venutone a conoscenza, prese parte alla riunione nella quale resa nota la sua rinuncia alla presidenza della Società di Vienna. Venne sostituito da Adler. Il Maestro dette quindi il consenso alla fondazione di un nuovo periodico mensile lo “Zentralblatt für Psychoanalyse“ redatto da Adler e Stekel, che avrebbe affiancato lo “Jahrbuch” redatto da Jung. I viennesi accettarono tali condizioni e Freud venne nominato Direttore del nuovo periodico e Jung presidente della Società. Jung nominò Riklin suo segretario e redattore del nuovo organo ufficiale che decisero di fondare, il “Correspondenzblatt der Internationalen Psychoanalytischen Vereinigung” che avrebbe notificato a tutti i membri le notizie di maggiore interesse, le pubblicazioni, le riunioni ecc. Il primo numero del Bollettino uscì il 10 luglio 1910; ne seguirono altri cinque poiché, a partire dal Congresso di Weimar del settembre 1911, esso si fuse con lo “Zentralblatt “. Le scelte fatte per le cariche ufficiali non ebbero il successo sperato, poiché Adler si dimise dopo cinque mesi, Stekel dopo un paio di anni e Raklin trascurò a tal punto i suoi compiti, che gli affari amministrativi precipitarono nel caos.
Trascorsi pochi mesi Freud si pentì di aver voluto il nuovo ordinamento della Società e soprattutto di aver voluto Jung alla testa del movimento, decisione che era stata dettata dall’esigenza di veder diminuire le proprie responsabilità. Tra l’altro Deuticke, che era stato l’editore preferito da Freud, si rifiutò di varare lo “Zentralblatt“ , per cui si rivolsero a Bergmann di Wiesbaden ed il primo numero uscì nell’ottobre del 1910.
Dopo il Congresso di Norimberga i gruppi psicoanalitici già esistenti confluirono nella Società Internazionale come Società affiliate, ed accanto a loro se ne formarono altre. La prima adesione fu quella di Berlino ed Abraham ne fu il presidente, la seconda adesione fu quella del gruppo dei viennesi e oltre ad Adler come neopresidente, vi furono trentun membri. Gli psicoanalisti di Zurigo diedero la loro adesione in giugno con diciannove membri, con Binswanger come presidente, ed Ewald Jung come segretario. Bleuler e pochi altri si dimisero dalla Società poiché non condividevano la necessità di dover formare una Società Internazionale. Freud tentò di conservare il consenso di Bleuler, ma i suoi tentativi risultarono vani perché si aggiunsero anche gli attriti mai smussati tra Bleuler e Jung. Di fatto nonostante le promesse di Bleuler di aderire alla Società Internazionale, non fu possibile definire un accordo duraturo, tanto che i suoi interessi si spostarono verso altre direzioni.
E’ interessante volgere lo sguardo sugli sviluppi di altri gruppi psicoanalitici: a Vienna per esempio, dove la Società, che si era formata da otto anni, vide, nella riunione del 12 ottobre 1910, eleggere Adler presidente, Stekel vicepresidente, Steiner tesoriere e Rank segretario. Freud fu nominato presidente scientifico e si convenne che i tre presidenti fungessero a turno, da presidenti di seduta, durante le riunioni scientifiche. I membri ben presto risultarono trentasei.
A Berlino lo sviluppo della Società fu molto più lento: Abraham la fondò il 27 agosto 1908 insieme ad altri quattro membri.
La “ Società Freudiana “ di Zurigo esisteva fin dal 1907 e la sua prima riunione si tenne il 27 settembre dello stesso anno. Al suo debutto contava venti membri medici, e nel 1910 si iscrissero alcuni membri non svizzeri, per esempio Assagioli che proveniva da Firenze, Trigant Burrow di Baltimore, Leonhard Seif di Monaco, e Stockmayer di Tubinga.
Con la pubblicazione Negli Stati Uniti da parte di Putnam, del resoconto delle conferenze di Freud e Jung a Worcester, la situazione fu ben diversa poiché si manifestò immediatamente un riscontro favorevole. Poiché Jones riteneva che i tempi non fossero ancora maturi perché si potesse procedere alla formazione di una società esclusivamente dedicata alla psicoanalisi, propose a Putnam di formarne una più generica. Decisero di tenere la loro riunione dopo l’assemblea annuale della Società Americana di Neurologia, e così il 2 maggio del 1910 prese vita nell’Hotel Willard di Washington, la Società Americana di Psicopatologia, ed alla cui riunione furono presenti quaranta persone. Organo ufficiale dell’associazione divenne il “Journal of Abnormal Psychology “.
Segni di interesse si manifestarono anche in Russia. M. E. Ossipow insieme ad alcuni colleghi stava traducendo e commentando i lavori di Freud: nel giugno del 1910 si recò da Freud che affermò di averlo trovato “ un tipo meraviglioso “. Nel 1909 fu fondato a Mosca un periodico, “Psychotherapia“ nel quale apparvero una serie di articoli e recensioni di psicoanalisi.
In Italia il primo lavoro fu pubblicato da Baroncini nel 1908: intraprese la traduzione dei “Tre saggi sulla teoria della sessualità “ e nel 1910 volle recarsi da Ferenczi. Assagioli, di Firenze, lesse nel novembre del 1910, una relazione sulla sublimazione al Congresso Italiano di Sessuologia.
L’avvenimento più significativo del 1911 fu il Congresso di Weimar che ebbe luogo il 21 e 22 settembre e vide la presenza di Putnam e di altri americani: T. H. Ames, A. A. Brill e Beatrice Hinkle. Abraham presentò uno studio sulla psicosi maniaco-depressiva, Ferenczi un lavoro sulla conoscenza dell’omosessualità, Bleuler sull’ “Autismo “, Jung sul “Simbolismo “ nelle psicosi e nella mitologia. Putnam si congratulò con Freud per la professionalità dei suoi collaboratori ma questi rispose seccamente:” Hanno imparato a sopportare un pò meglio la realtà”.2 Putnam aprì il Congresso con una comunicazione dal titolo “Importanza della filosofia per l’ulteriore sviluppo della psicoanalisi” che darà corpo a numerose polemiche che troveranno espressione attraverso lo “ Zentralblatt”. Quella di Putnam fu una appassionata apologia dell’introduzione della filosofia, nello specifico quella hegeliana, nella psicoanalisi, che però non trovò consensi, soprattutto perché gli psicoanalisti non ritenevano necessario dover adottare un sistema diverso da quello psicoanalitico. Freud fu molto corretto, ma in seguito, rivolgendosi a Jones, disse:” La filosofia di Putnam mi ricorda certi centri ornamentali da tavola: tutti li ammirano ma nessuno li tocca”.3
Il secondo giorno dei lavori venne aperto da Freud con una relazione che definì, con assoluta modestia, una “postilla” al suo famoso caso Schreber: fu la prima occasione in cui trattò le tendenze miticizzanti dell’uomo, parlò del totemismo ed enunciò il principio per cui l’inconscio non contiene solo materiale infantile ma anche residui dell’uomo primitivo.
Nella relazione amministrativa Jung precisò che i membri della Società Internazionale erano centosei.
E’ interessante soffermarsi sulla configurazione che presero le Società che fino ad allora si erano formate all’interno e al di fuori dell’Europa. Quella di Vienna, per esempio, era stata caratterizzata da gelosie e dissapori. Dopo le dimissioni di Adler, furono Stekel, Sadger e Tausk a creare molti problemi a Freud.
Al principio del 1911, Leonard Seif aveva fondato a Monaco un piccolo gruppo di sei membri, che però non ebbe lunga vita poiché passò dalla parte di Jung. La tradizione freudiana fu mantenuta viva da Hans von Hattingberg.
Per quanto attiene l’America, Freud sollecitò Jones perché creasse una Società affiliata a quella Internazionale. Jones ne discusse con Brill e Putnam, il quale accettò la carica di presidente purché Jones accettasse quella di segretario. L’intento di Jones era quello di creare una Società che comprendesse tutti gli analisti d’America, offrendo la possibilità a tutte le Sezioni locali, che si fossero costituite successivamentele, di diventare così una sezione dell’Associazione madre. Ci vollero venti anni perché quel progetto venisse condiviso ed approvato, in quanto allora Brill voleva che la Società, che aveva intenzione di fondare a New York, fosse una ramificazione diretta della Società Internazionale. Egli, quindi, fondò la Società di New York il 12 febbraio 1911, con venti membri.
Nel 1912 la separazione da Adler divenne definitiva ed i rapporti con Jung cominciarono ad incrinarsi. La rottura definitiva si concretizzò nel settembre del 1913 durante il Congresso di Monaco. Le dimissioni di Jung da redattore dello “Jahrbuch“ e da presidente della Società Internazionale si concretizzarono nel 1914, e videro la quasi totalità degli svizzeri seguirlo nella sua decisione.
Nel frattempo altri due gruppi erano stati fondati ed accettati come Società affiliate dell’Associazione Internazionale: il primo si formò a Budapest il 19 maggio 1913 e l’altro a Londra il 30 ottobre 1913.
Non mancarono dei duri attacchi alla psicoanalisi. Quando nel 1907 uscì il libro di Jung su “La psicologia della demenza”, Isserlin di Monaco si mostrò molto duro tanto da negare l’esistenza della dissociazione mentale: ”l’unità della coscienza è un principio fondamentale”4
Nel 1908 Moll, il sessuologo berlinese, pubblicò un libro intitolato “La vita sessuale dei bambini “ dove negava l’esistenza della sessualità infantile. Freud in una lettera scrisse: “Molti passi del libro giustificherebbero una querela per diffamazione, ma la miglior risposta è il silenzio “5
Nel novembre del 1909 Abraham, lesse alla Società di Psichiatria una comunicazione sugli “ Stati del sogno “ che venne accolta con freddezza, tanto che Ziehen, che presiedeva la seduta, ne vietò la discussione esprimendo la sua opinione con un’esplosione di collera.
In America durante la riunione annuale della Società Americana di Neurologia, tenutasi a Washington nel maggio del 1910, un neurologo di New York, Joseph Collins si espresse in modo volgare nei confronti di Putnam, rimproverando alla Società di aver lasciato leggere a Putnam una comunicazione contenente “racconti pornografici intorno a pure vergini“ (Jones non tralascerà un aspetto interessante: Collins era notoriamente un appassionato di barzellette oscene ) aggiungendo: ” E’ tempo che la Società metta un freno al culto del trascendente e del soprannaturale, e metta definitivamente al bando la “Christian Science “, le teorie di Freud e tutte le fandonie, assurdità e panzane del genere.“6
L'atteggiamento di Freud nei confronti degli attacchi che dovette subire fu quello di fornire altre prove a sostegno delle sue teorie, ed infatti, molti anni dopo, nella sua Autobiografia, avrebbe scritto: “Ritengo che quando sarà giunto il momento di scrivere la storia del periodo che abbiamo attraversato, la scienza tedesca non avrà motivo di sentirsi orgogliosa di coloro che la rappresentarono ufficialmente. Non alludo al fatto che essi abbiano avversato la psicoanalisi o al modo con cui lo hanno fatto - fatti comprensibili e largamente prevedibili, e che comunque non possono gettare alcun discredito sugli avversari di una teoria. Quello che invece non si può perdonare è l’arroganza che essi mostrarono, l’incoscienza con cui passarono sopra alla logica, ed il cattivo gusto delle loro accuse. Si potrà pensare che sia puerile, da parte mia, dare sfogo a questi sentimenti a quindici anni di distanza dall’accaduto, e ne farei volentieri a meno, ma devo aggiungere un’altra cosa. Vari anni dopo, durante la guerra mondiale, quando un coro di voci nemiche mosse alla nazione tedesca le colpe da me elencate più sopra, fui profondamente amareggiato nel constatare che la mia esperienza non mi consentiva di smentirle.”7
Un’ accusa alla quale Freud si mostrò molto sensibile fu l’affermazione che egli avesse tratto le sue conclusioni prevalentemente dalla sua esperienza autoanalitica personale, e della questione tratterà in modo esplicito in una lettera che scrisse a Pfister: ” e solo riuscissimo a far capire ai nostri avversari che tutte le nostre conclusioni le abbiamo tratte dall'esperienza - esperienza che, per mio conto, chiunque può tentare di interpretare diversamente - e che non le abbiamo succhiate dal dito, né le abbiamo messe insieme a tavolino! E’ proprio quel che tutti pensano e, in via proiettiva, questo ci illumina sul loro modo di lavorare.” 8
Il consiglio che Freud elargiva ai suoi collaboratori rispetto all’atteggiamento da avere nei confronti degli scettici, è ben descritto nella lettera, con la quale concluderò questo lavoro, indirizzata a Stärcke: ” Il Suo compito al Congresso olandese non sarà certo facile. Mi permetta di dirLe che secondo me esso potrebbe essere svolto in maniera migliore di quanto Lei si propone. La Sua idea di convincere i soci, o di persuaderli per mezzo della suggestione, presenta due inconvenienti. In primo luogo essa mira all’impossibile, e secondariamente si allontana dal prototipo del trattamento psicoanalitico. I medici vanno trattati esattamente come facciamo con i pazienti, cioè non con la suggestione ma mettendo in evidenza le loro resistenze ed il conflitto. All’infuori di questo non si conclude nient’altro. Colui che riesce a superare il primo “no” della repressione, ed il secondo, e il terzo, arriverà finalmente a stabilire un vero rapporto con le questioni della psicoanalisi. Gli altri rimarranno impantanati nelle loro resistenze finché la pressione indiretta della pubblica opinione non li porti a cambiare idea. Penso quindi che ci si debba accontentare di affermare il proprio punto di vista e di riferire le proprie esperienze nel modo più chiaro e sicuro possibile, senza preoccuparsi eccessivamente delle reazioni del pubblico. Compilare statistiche, come Lei propone, è per ora impossibile, e non può rendersene conto. Tanto per cominciare, lavoriamo con un numero di pazienti molto minore rispetto agli altri medici, che dedicano tanto minor tempo ai singoli malati. Poi manca quella uniformità che è la base principale di ogni statista. Com’è possibile sommare alle mele le pere e alle noci? Che cos’è per noi un caso grave? Io stesso non riesco a considerare come paragonabili tra loro i risultati che ho avuto negli ultimi venti anni, perché nel frattempo la mia tecnica è sostanzialmente cambiata... E’ come considerare i tanti casi che sono stati analizzati solo parzialmente, e quelli in cui il trattamento è stato forzatamente discontinuo a causa di ragioni esterne?
Il punto di vista terapeutico, comunque, non è certo il solo dal quale dipenda l’interesse della psicoanalisi, né il più importante, perciò si può dire molto sull’argomento anche senza mettere la terapia in primo piano.”
ALLIEVI, DISSENSI E DISILLUSIONI
Attraverso il seguente contributo mi ripropongo di trattare quelli che definirei i contrasti più significativi che Freud ebbe con tre dei suoi più stretti collaboratori: Adler, Stekel e Jung.
Al momento della costituzione delle altre Società psicoanalitiche, come ricorderete, Freud tentò una mediazione per placare il dissappunto dei viennesi che non condividevano le decisioni prese dal Maestro in merito agli incarichi affidati agli psicoanalisti svizzeri. Il tentativo si concretizzò nell’autunno del 1910 attribuendo ad Adler e a Stekel la responsabilità dello “Zentralblatt”, di recente fondazione, ed offrendo ad Adler la presidenza della Società viennese. Il risultato fu però di breve durata, poiché Adler cominciò a prendere sempre più le distanze dalle teorizzazioni di Freud. Egli infatti diede vita a quella che definì psicologia dell’Io, che escludeva dalla sua osservazione il concetto di rimozione, di sessualità infantile e di inconscio, non ritenendo tra l’altro necessario esplicitare come i processi inconsci influenzino l’Io.
Freud discusse a lungo le idee di Adler, al contrario di altri membri della Società che furono più violenti nelle loro critiche. Adler espose la sua teoria nelle serate del 4 gennaio e del 1 febbraio 1911, con la prima relazione dal titolo ” Alcuni problemi di psicoanalisi” e la seconda “La protesta virile come problema centrale della nevrosi”. Altre due serate, quelle del 8 e del 22 febbraio, furono invece dedicate alla discussione del caso, che vide toni molto accesi. Lo stesso Freud non risparmiò le sue critiche anche perché di fronte all’affermazione di Adler che l’Edipo fosse pura invenzione, fu chiaramente improponibile qualsiasi forma di riconciliazione.
Dopo la riunione del 22 febbraio, si svolse una riunione del comitato, durante la quale Adler e Stekel rassegnarono le dimissioni dalle loro rispettive cariche di presidente e vice-presidente. Durante una riunione straordinaria tenutasi il 1 marzo e presieduta da Hitschmann, fu chiesto a Freud di accettare di nuovo la presidenza: egli divenne vice-presidente e Sachs lo sostituì nel ruolo di bibliotecario. Fu poi accolta all' unanimità una mozione con la quale si ringraziavano Adler e Stekel per i loro passati servigi pregandoli di continuare a far parte della Società. Adler vi rimase ancora per qualche tempo ma poi prese parte ad un’ultima riunione, quella del 24 maggio, dove Freud gli suggerì di dimettersi dal suo posto di redattore dello “Zentralblatt”, cosa che infine Adler accettò, non prima di aver tentato di dettare condizioni attraverso il suo legale.
Adler comunque sfruttò la situazione fondando un gruppo dal nome “Società di Libera Psicoanalisi”, e quando un paio di anni più tardi venne invitato a tenere delle conferenze in America da Stanley Hall, Freud commentò affermando: ”Lo scopo dell’invito è presumibilmente quello di salvare il mondo dalla sessualità e di avviarlo invece all’aggressività.” 1
Per quanto riguarda Stekel, ciò che determinò la frattura con la Società fu in sostanza il suo atteggiamento di mancanza di senso critico rispetto alle proprie affermazioni e il carente spirito di approfondimento scientifico; egli infatti dichiarava sovente: ”Io sono qui per fare scoperte: sta agli altri provarle, se lo desiderano.” 2 Nella primavera del 1911 pubblicò un libro sui sogni che Freud trovò “...mortificante per noi, malgrado i nuovi contributi che apporta”, Ferenczi lo definì “umiliante e disonesto”. 3
Stekel ottenne comunque un notevole successo con il suo materiale sul simbolismo tanto da indurlo a credere di potersi misurare con Freud. Nella riunione del 6 novembre furono annunciate le dimissioni di Stekel dalla Società di Vienna, in più lo “Zentralblatt” venne abbandonato nelle mani di Stekel e da allora fu così poco richiesto da scomparire dopo circa un anno. Al suo posto venne redatto la “Internationale Zeitschrift für Psychoanalyse”, i cui responsabili furono Ferenczi, Rank e Jones.
La rottura con Jung rivestì un’importanza maggiore sia dal punto di vista personale che da quello scientifico. Nel 1912 Freud cominciò a prendere atto del fatto che Jung cominciava a muoversi verso altre direzioni; egli in passato si era appassionato agli studi archeologici e fin dal 1898 si era interessato di occultismo, ma nel 1910 e ancor più nel 1911 cominciò a trascurare i compiti di presidente che gli erano stati assegnati. Quando pubblicò il suo famoso saggio “I simboli della libido” che in seguito divenne un libro, risultò esplicita la divergenza dalle teorie di Freud, poiché il concetto di libido divenne per Jung l’espressione di una tensione generale.
L’anno decisivo per la separazione fu il 1912, e tre episodi contraddistinsero l’evento. Il primo fu la visita che Freud fece a Binswanger, a Kreuzlingen presso Costanza, ed alla quale non si unì Jung . L’episodio successivo riguardò le conferenze che Jung tenne a New York attraverso le quali mostrò una posizione d’opposizione alle teorie di Freud. Il loro terzo incontro avvenne a Monaco poiché Jung convocò una riunione per definire formalmente il progetto di abbandonare lo “Zentralblatt “ a Stekel e fondare al suo posto un nuovo periodico; fu in questa occasione che Freud offrì a Jung l’opportunità di giustificare la sua assenza presso Kreuzlingen. Sulle prime Jung accampò delle scuse ma infine si mostrò mortificato tanto da riconoscere i difficili aspetti del suo carattere. Rientrando a Zurigo esternò a Freud, con una lettera, la sua volontà a voler cambiare, ma quando Freud espresse le sue perplessità sul complesso di incesto attribuendogli un aspetto di artificiosità, come aveva fatto precedentemente nei confronti della teoria di Adler, i loro rapporti si deteriorarono sempre più, tanto che, quando Freud annunciò a Ferenczi l’avvenuta rottura con Jung, scrisse: ”Penso che non vi siano più speranze di raddrizzare gli errori di quelli di Zurigo, e credo che tra due e tre anni ci muoveremo in direzioni completamente diverse, senza nessuna comprensione reciproca... Il modo migliore di difendersi da ogni amarezza è quello di non aspettarsi nulla, o meglio di aspettarsi il peggio: Glielo raccomando. Seguiremo il nostro destino continuando a lavorare senza curarci del chiasso, come l’orefice di Efeso.” 4
Il risultato di questi accadimenti fece maturare in Jones la necessità di formare un piccolo gruppo di analisti fidati con i quali fosse possibile un confronto sui temi psicoanalitici, che avesse però come presupposto la riservatezza.
La risposta di Freud all’intendimento di Jones, si evince da una lettera dai toni entusiastici: ”La Sua idea di un consiglio segreto composto dai nostri uomini migliori e più fidati, il quale si occupi dell’ulteriore sviluppo della psicoanalisi e difenda la causa contro persone ed eventi quando io non ci sarò più, si è impadronita della mia mente... So che in questo concetto c’è un elemento infantile e forse romantico, ma forse lo si può adattare ad affrontare la realtà. Darò libero sfogo alla fantasia, lasciando a Lei la parte del censore.
Scommetto che vivrei e morrei più facilmente se sapessi che esiste un’associazione che vigila sulla mia creazione. Prima di tutto questo comitato dovrebbe essere strettamente segreto, sia per quanto riguarda la sua esistenza, che le sue azioni. Potrebbe essere composto da Lei, Ferenczi e Rank, cioè da coloro che hanno dato vita all’idea. Sachs, nel quale ho un’illimitata fiducia, malgrado che lo conosca da poco, ed Abraham, potrebbero essere ammessi in un secondo tempo, ma solo a condizione che voi tre acconsentiate. Quanto a me, sarebbe meglio che mi teneste all’oscuro delle vostre clausole e dei vostri impegni: per sicurezza conserverò il massimo segreto e vi sarò grato di tutto ciò che vorrete comunicarmi. Non mi lascerò sfuggire neanche una parola della faccenda con Ferenczi, finché Lei non mi avrà risposto. Qualsiasi cosa accada in avvenire, le future vedette del movimento psicoanalitico potranno uscire da questo ristretto ma scelto gruppo di uomini, dei quali sono ancora pronto a fidarmi nonostante le mie ultime disillusioni in fatto di persone. Questo progetto potrebbe essere un altro motivo della mia venuta a Londra.” 5
Ferenczi, Otto Rank, Sachs ed Abraham furono d’accordo, e il 25 maggio 1913 Freud festeggiò l’avvenimento regalando ad ognuno di loro un antico cammeo greco della sua collezione che ognuno fece montare in un anello d’oro. Il Comitato proseguì nel suo cammino per circa dieci anni, ma poi a causa di difficoltà interne e per le vicissitudini della vita dei vari membri, tale tentativo ebbe fine.
ANNI DI GUERRA
La presa di coscienza dell’ormai inevitabile scontro bellico avvenne per Freud e per altri collaboratori, in modo graduale. Freud, come del resto altri colleghi, erano all’epoca totalmente assorbiti dal proposito di organizzare un congresso internazionale che avrebbe affrontato l’annoso problema relativo alla posizione dei membri svizzeri all’interno della Società. Gli avvenimenti però cominciarono a rendere evidente quel che poi sarebbe diventato esplicito. Infatti, il 27 luglio 1914, Ferenczi prese atto dell’impossibilità a poter lasciare l’Ungheria per potersi recare in Inghilterra in quanto idoneo al servizio militare. Lo stesso Abraham, che il 29 luglio contava ancora sulla possibilità di organizzare il congresso, confidando sull’improbabilità che una grande potenza potesse dichiarare guerra ad un’altra, dovette ricredersi: la Germania dichiarò guerra, e la sua famiglia rimase bloccata in un villaggio della costa baltica. Jones riuscì a mantenersi in contatto con Freud, per tutta la durata della guerra, inviando lettere ad amici olandesi, svedesi, svizzeri ed italiani che le inoltravano a Vienna. Dopo due settimane dall’inizio della guerra il figlio maggiore di Freud, Martin partì volontario combattendo in Galizia e in Russia, Oliver il secondogenito che non era stato accettato alla visita di leva, per poter contribuire alle finanze della famiglia, interruppe gli studi di ingegneria, occupandosi dell’ampliamento di un ospedale di Vienna. Nel 1915 ottenne un altro lavoro per la costruzione di un campo a Purgstall, ma Freud riuscì a convincere il figlio affinché riprendesse gli studi. Seguendo i consigli del padre, Oliver superò brillantemente gli esami, per poi essere impegnato nella costruzione di una galleria di grande importanza militare nei Carpazi. Nel 1916 si arruolò nell’esercito e vi rimase fino all’ottobre del 1918. Anche il figlio minore Ernest si arruolò nell’ottobre del 1914, e per il suo coraggio fu decorato essendo stato l’unico sopravvissuto del suo plotone. Trascorse altri 24 mesi al fronte dove contrasse la tubercolosi e dove fu colpito da un’ulcera duodenale.
Freud per suo conto, fece degli sforzi disperati per salvare le riviste psicoanalitiche: vi riuscì con la “Zeitschrift” e con “Imago” , occupandosi quasi completamente della parte editoriale, non potendo contare sulla collaborazione di Abraham e Ferenczi che non furono più raggiungibili, né su quella di Rank richiamato alle armi, e né su Sachs anch’egli richiamato, seppur congedato dopo dodici giorni di addestramento. Con l’inizio della guerra la Società di Vienna interruppe le riunioni, per poi riprenderle durante l’inverno ogni tre settimane. Il 15 marzo 1915, Freud cominciò a scrivere una serie di saggi facendone partecipe Abraham. Nell’arco di tre settimane ultimò i primi due saggi: “Gli istinti e la loro evoluzione” e “La rimozione”. Per l’altro su “L'inconscio” che preferiva, gli occorsero altri quindici giorni, mentre per gli ultimi due: “Supplemento metapsicologico alla teoria dei sogni” e “ Lutto e melanconia” occorsero ulteriori undici giorni.
Ma nelle sei settimane successive scrisse altri cinque saggi, anche se due di essi, quello sulla “Coscienza” e ”L’Ansia” richiesero successivamente una revisione. Mise al corrente Ferenczi di aver ultimato il saggio sull’ ”Isterismo di conversione” e che stava scrivendone uno sulle “Nevrosi ossessive” al quale doveva seguire una “Sintesi generale delle nevrosi transferenziali”. Nel mese di agosto il lavoro fu portato a termine ma nessuno dei sette saggi fu mai pubblicato.
Alla lontananza di Abraham, che dirigeva un ospedale di 75 posti letto, e quella di Ferenczi, a sua volta trasferito da Pápa a Budapest, dove ricevette l’incarico di dirigere una clinica neurologica, si aggiunse il trasferimento di Otto Rank avvenuto nel 1916. Quest’ultimo allontanamento, visto che riceveva da quest’ultimo un valido aiuto nelle attività editoriali, determinò in Freud un’ulteriore frustrazione. La maggiore preoccupazione di Freud in quell’epoca era quella di continuare a pubblicare almeno due o tre periodici di psicoanalisi.
Intanto nel 1917 la sorella prediletta di Freud, Rosa, perse in guerra il suo unico figlio ventenne: quella fu l’unica perdita che la famiglia subì nel terribile conflitto. Certo le condizioni di vita furono molto difficili: nelle sue lettere Freud si lamentò più volte per il freddo e per l’impossibilità di procurarsi del cibo. Di tanto in tanto Ferenczi e Freund riuscivano a portare di contrabbando dall’Ungheria, farina, pane ed altre derrate alimentari.
Durante l’anno la professione privata di Freud fu altalenante tanto che i suoi guadagni non poterono far fronte all'allarmante aumento dei prezzi.
Nel mese di maggio di quell’anno Freud apprese della morte di Johann Stärcke, analista dal futuro molto promettente. In tale contesto risultarono molto preziose le tre nuove adesioni: quella di Anton von Freund ricco dottore in filosofia di Budapest, quella di Groddeck ed Otto Pötzl. Quest'ultimo tenne presso l’Università una conferenza dove espose alcuni lavori sperimentali sui sogni tali da confermare le teorie di Freud, e circa dieci anni dopo, succedette a Wagner-Jauregg nella cattedra di psichiatria di Vienna.
Nel 1918 le condizioni finanziarie di Freud non migliorarono. Ma in quell’anno il dottore in filosofia Anton von Freund, avendo subito un intervento chirurgico per un sarcoma del testicolo e temendo una recidiva, volle contattare Freud in ragione della nevrosi che aveva strutturato dopo la malattia. Avendo ottenuto dei benefici dal trattamento psicoanalitico, decise di investire la sua cospicua fortuna sullo sviluppo della psicoanalisi. Freud, che continuava ad incontrare ostacoli da parte dell’editore Heller, per la pubblicazione dei suoi libri o riviste, decise di fondare una propria casa editrice dal nome Verlag. Con l’aiuto di Ferenczi e di Rank Il primo passo fu quello di stabilire la sede a Budapest, dove si trovavano i fondi, ma dopo la guerra Freud insistette perché fosse trasferita a Vienna. Fu reso però possibile lo spostamento di sole 250.000 corone sul conto di Freud, poiché successivamente le autorità ungheresi non consentirono il trasferimento del capitale in altro paese.
L’avvenimento che ebbe maggior rilievo nel 1918 fu quello relativo al V Congresso Internazionale di Psicoanalisi, che vide in Abraham un energico sostenitore. Inizialmente si pensò di tenerlo a Breslavia ma successivamente si optò per Budapest, poiché Freud la considerava come “il centro del movimento psicoanalitico“. Il Congresso fu tenuto nell’aula dell’Accademia Ungherese di Scienze, il 28 e 29 settembre 1918. Vi parteciparono 42 persone, tra analisti e simpatizzanti, e per la prima volta furono presenti la moglie di Freud e il figlio Ernest. Il sindaco e le autorità di Budapest si mostrarono molto accoglienti. Ai congressisti venne riservato l’Hotel delle Terme Gellért-fürdö, venne messo a disposizione un battello sul Danubio, e vennero offerti alcuni pranzi e ricevimenti. In sede di Congresso Ferenczi venne nominato Presidente della Società Internazionale.
Intanto in Austria la situazione divenne sempre più critica tanto che fu consigliato a Freud di emigrare in un altro paese. Malgrado la penuria di carta e la persistenza di una situazione tutt’altro che tranquilla, Freud non si perse d’animo tanto da riuscire a pubblicare nel 1918 il IV volume della sua” Sammlung kleiner Schriften”, che conteneva due lavori inediti: uno di questi era la “Storia di una nevrosi infantile” che rientrava nei casi clinici, e l’altro “Il tabù della verginità”, una continuazione degli studi antropologici iniziati con “Totem e Tabù”.
Anche in quegli anni bui, segnati dalla morte e dalle mille difficoltà, Freud riuscì a tenere vivo il movimento psicoanalitico internazionale
IL CASO SPIELREIN E L’EDIFICAZIONE FREUDIANA DEL CONCETTO DI “TRANSFERT E CONTROTRANSFERT”
Ho trovato particolarmente interessante riprendere in esame il carteggio intercorso tra Freud e Jung a proposito della relazione analitica ed umana che vide come protagonisti Jung, in qualità di psichiatra presso la clinica Burghölzli di Zurigo, e Sabina Spielrein degente della stessa dal 17 agosto 1904 al 1 giugno 1905, poiché ravvedo, in quella vicenda, una delle linee di demarcazione invalicabili tra la scienza di Freud e la futura psicologia analitica di Jung.
Sabina Spielrein nasce nel 1885 a Rostov sul Don da una ricca famiglia ebrea, il padre è un commerciante mentre la madre, casalinga, aveva ricevuto un’istruzione a livello universitario. Sabina è la primogenita di altri quattro fratelli e dopo la morte di una sorella rimarrà l’unica figlia femmina. Da bambina, verso il terzo e il quarto anno di vita, cominciò a trattenere le feci a tal punto che, servendosi del calcagno per occludere l’ano, impediva la defecazione anche per due settimane. Il suo mondo era connotato prevalentemente dalla funzione anale: a tavola per esempio non riusciva a non immaginare i presenti impegnati nell’atto della defecazione. Successivamente nei confronti del padre sviluppò un’intensa attrazione sessuale che si manifestava alla vista delle mani del genitore. La situazione mostrò un peggioramento con il trascorrere del tempo: infatti verso i diciotto anni non riuscì più a sostenere il confronto, anzi lo sguardo con nessuno. Con il peso di questi gravi problemi psichici, Sabina riuscì ugualmente a frequentare con profitto un liceo femminile. Conseguita la maturità i genitori decisero di condurla a Zurigo perché potesse intraprendere gli studi di medicina e perché potesse essere curata. Jung seguirà la ragazza presso la clinica di Zurigo ed in una lettera a Freud si esprimerà sul caso come segue:
“Burghölzli-Zurigo, 23 ottobre 1906

Stimatissimo professore,
mi permetto di spedirLe, con la stessa posta, un nuovo plico a parte che contiene altre ricerche in tema di psicoanalisi...Devo abreagire su di Lei un’esperienza recente, a rischio di annoiarLa. Sto applicando attualmente il Suo metodo alla cura di un’isteria. E’ un caso difficile: una studentessa russa ventenne, ammalata da sei anni. Primo trauma: verso il terzo-quarto anno di vita. La bimba vede il padre che percuote sul sedere nudo il fratello maggiore. Forte impressione. In seguito è costretta a pensare di aver defecato sulla mano del padre. Dal quarto al settimo anno continui tentativi di defecare sui propri piedi, compiuti nel modo seguente: si siede per terra tenendo un piede ripiegato sotto il corpo, preme il calcagno contro l’ano e cerca di defecare e, al tempo stesso, di impedire la defecazione. In questo modo frena più volte l’evacuazione anche per due intere settimane! Non so come sia arrivata a questa storia stranissima; si trattava, così pare, di un fatto di carattere assolutamente pulsionale, accompagnato da una deliziosa sensazione di orrore. In seguito questo fenomeno è stato sostituito da una masturbazione intensa.
Le sarei estremamente grato se volesse comunicarmi in poche parole la Sua opinione su questa storia.
Con stima deferente
Suo devotissimo
C. G. Jung” 1
Successivamente Jung, durante il 1° Congresso Internazionale di Psichiatria e Neurologia del 1907, nella sua relazione riferirà del caso in questione come di “isteria psicotica”.
Dimessa dalla clinica psichiatrica Sabina Spielrein venne seguita privatamente da Jung. Il 28 Aprile del 1905 la Spielrein si iscrisse alla Facoltà di medicina di Zurigo dove conseguì la laurea nel maggio del 1911, presentando un lavoro, preparato con Jung, dal titolo “Il contenuto psicologico di un caso di schizofrenia” e pubblicato nel 1911 sullo Jahrbuch. I suoi lavori più importanti furono quelli dedicati all’interpretazione della schizofrenia e quello sull’istinto di morte.
Il 25 novembre del 1911 alla presenza di Freud, Federn, Rank, Sachs, Stekel ed altri professionisti, relazionerà proprio sull’istinto di morte. La reazione degli astanti non fu di approvazione; lo stesso Freud solo diciotto anni dopo quella conferenza poté scrivere: ”Ricordo come io stesso rifuggii all’idea di una pulsione distruttiva quando emerse per la prima volta nella letteratura psicoanalitica e quanto tempo ci volle prima che fossi disposto ad ammetterla.” 2
Il coinvolgimento emotivo di Jung nei confronti di Sabina Spielrein avverrà nel 1908 e comincerà ad affievolirsi nel 1909 per divenire negli anni che seguiranno di tipo prettamente professionale. E’ evidente che Jung si trovò nell’impossibilità di poter dipanare il contenuto affettivo presente nella relazione tra l’analista e il cliente che si ottiene con l’elaborazione analitica del controtransfert, ossia con l’analisi della riattivazione inconscia dei vissuti utero-infantili che riprendono vita nella relazione analitica.
D’altra parte, in quegli anni, coloro che sarebbero divenuti i maggiori ricercatori scientifici della scienza psicologica, erano impegnati nella costruzione e nella rielaborazione della metodica psicoanalitica, e, aspetto non di poco conto, dovettero difendersi dagli attacchi feroci del mondo accademico. Quello che più mi sconcerta oggi, a più di novant’anni dagli avvenimenti, è prendere atto di affermazioni, purtroppo frequenti, anche nei professionisti del settore, che fanno riferimento alla possibilità di “attivare”, “creare”, “manipolare il transfert”, legate ad una inadeguata valutazione del fenomeno. Ricordo che durante un incontro in casa Fanti, a Couvet, l'ideatore del metodo micropsicoanalitico, mi chiese cosa fosse il transfert in ragione del fatto che mi accingevo a preparare un lavoro sull’argomento. Le mie risposte, seppur corrette, non menzionarono l’aspetto più importante: che fosse un processo inconscio. Mi sembra quindi che il nocciolo della questione rispetto alla corretta comprensione del transfert e del controtransfert, sia appunto da ricondurre alla mancanza di presa d’atto, durante un’analisi personale accurata, dell’aspetto inconscio di tali fenomeni. Non a caso lo stesso Freud sottolineerà l’importanza di effettuare un lavoro psicoanalitico personale nel momento in cui si intende esercitare la professione.
Tornando alla nostra vicenda, la situazione cominciò a precipitare nel momento in cui Jung decise di prendere le dovute distanze dalla Spielrein, che cominciò a fantasticare di poter avere un figlio da Jung a coronamento della sua profonda passione. Riporterò delle lettere che descrivono le difficoltà che emergono quando ci si trova invischiati in situazioni altamente coinvolgenti, alimentate da spinte pulsionali dovute alla riattivazione inconscia, dunque non controllabile, di nuclei conflittuali.
Credo che sarà di conforto a tanti giovani professionisti ricordare come anche coloro che sarebbero entrati a far parte della storia della scienza psicologica avessero affrontato, nel corso della loro esperienza professionale, momenti di grande tensione e difficoltà.
“ Burghölzli-Zurigo, 7 marzo 1909
Caro Professore,
il suo telegramma odierno mi ha provocato non poca agitazione.
...attualmente sono terribilmente perseguitato da un complesso: una paziente che anni fa ho strappato con estrema dedizione a una gravissima nevrosi ha deluso la mia fiducia e la mia amicizia nel modo più offensivo che si possa immaginare. Mi ha provocato uno scandalo unicamente perché ho rinunciato al piacere di darle un figlio. Mi sono sempre comportato come un gentiluomo con lei, ma non mi sento limpido di fronte alla mia coscienza un po' troppo sensibile, e questo mi fa soffrire più di ogni altra cosa, perché le mie intenzioni sono sempre state oneste... Queste esperienze dolorose eppure quanto mai salutari hanno scatenato l’inferno in me, ma proprio perciò mi hanno assicurato, spero, qualità morali il cui possesso sarà di estrema utilità per la la vita futura...
dal Suo devotissimo Jung””

“ 9 marzo 1909Vienna, IX Bergasse 19
Caro amico,
molte grazie per il telegramma...Anche a me è arrivata notizia di quella paziente che Le ha insegnato la gratitudine nevrotica dell’amante disprezzata. Muthmann durante una visita, parlò di una certa dama che si era presentata a lui come la Sua amante; egli commentava che, se Lei era riuscito davvero a conservarsi tanta libertà, la faccenda lo impressionava. Ma eravamo ambedue concordi nel supporre che le cose stessero altrimenti e non si potessero spiegare senza tener conto delle nevrosi di chi ce le aveva raccontate. Essere calunniato e rimanere scottati dall’amore con cui operiamo, sono questi i pericoli del nostro lavoro, a causa dei quali però non abbandoneremo certo la professione...
Cordialmente Suo
Freud”
“4 giugno 1909
Im Feld, Küsnach-Zurigo
Caro Professore,
... La Spielrein è la stessa persona della quale Le ho scritto. Il suo caso è stato pubblicato in forma abbreviata nella mia relazione di Amsterdam di beata memoria. E’ stato il mio caso psicoanalitico “da manuale” per così dire, ragion per cui ho conservato per lei una particolare gratitudine e affezione. Poiché sapevo per esperienza che sarebbe ricaduta subito se le avessi rifiutato la mia assistenza, il rapporto s’è trascinato per anni, e io ho finito col ritenermi quasi moralmente impegnato a concederle anche il seguito la mia amicizia, fino al momento in cui vidi che questo metteva in moto una rotella imprevista, e perciò alla fine ho troncato. Essa aveva naturalmente programmato di sedurmi, cosa che io consideravo inopportuna. Ora sta maturando la sua vendetta. Recentemente ha sparso la voce che entro poco tempo divorzierò da mia moglie e sposerò una certa studentessa, cosa che ha suscitato una certa agitazione presso alcuni mie colleghi. Non so cosa abbia in mente ora: niente di buono a quanto presumo. Penso che voglia abusare di Lei coinvolgendoLa in un tentativo di mediazione....
Suo
Jung”
“7 giugno 1909
Vienna, IX Bergasse 19
Caro amico,
poiché so che Lei è personalmente interessato alla questione Spielrein, Le scrivo ancora in proposito...Dopo il telegramma ho dunque scritto una lettera alla Spielrein, in cui facevo l’ingenuo, come se avessi da giudicare l’offerta di una seguace troppo entusiasta. ma dicevo di non potere assumermi la responsabilità di un suo viaggio, dato che si trattava di una cosa così interessante per me; d’altra parte, aggiungevo di non sapere che cosa la spingesse a fare questo sacrificio; e perciò la pregavo di comunicarmi prima di tutto per lettera di che genere fosse la questione. Non è ancora giunta risposta. esperienze del genere, sebbene dolorose, sono necessarie e difficilmente ci si può sottrarre da esse. Solo dopo averle vissute si conoscono la vita e ciò con cui si ha a che fare. Quanto a me, non ci sono cascato del tutto, ma alcune volte mi ci sono trovato assai vicino e ho avuto a narrow escape. Io credo che soltanto le dure necessità in mezzo alle quali il mio lavoro si è svolto e i dieci anni di ritardo rispetto a Lei, prima che giungessi alla psicoanalisi, mi hanno preservato da esperienze analoghe. Ma non fa nulla. Ci si fa in tal modo la necessaria pelle dura, si domina la “controtraslazione” in cui ci si viene a trovare ogni volta, e si impara a spostare i propri affetti e a piazzarli in modo opportuno. E’ a blessing in disguise...
Suo Freud ”
Certamente sorprendente è la terminologia utilizzata da entrambi, che rivela il percorso delle due figure eminenti della scienza psicologica. Mentre Jung parla di “una rotella imprevista “, dunque sottolinea il carattere di sorpresa legato alla fenomenologia che si è dispiegata sotto i suoi occhi, Freud, che non a caso, poco dopo, nel 1912, pubblicherà “La dinamica del transfert”, scrivendo tutto l’essenziale sull’argomento, mostra di conoscere già le profonde dinamiche che si agitano nella relazione analitica: ...” si domina la controtraslazione in cui si viene a trovare ogni volta, e si impara a spostare i propri affetti e a piazzarli in modo opportuno “.
Bisogna anche riflettere sul fatto che Sabina Spielrein, prima diagnosticata affetta da “isteria psicotica” da Jung, solo successivamente giudicata una nevrotica, doveva sicuramente essere una paziente molto grave, oggi probabilmente inquadrata nel novero delle patologie border-line, dunque capaci di evocare terribili prove per un analista non sufficientemente navigato.
Non dobbiamo dimenticare, infatti, che in quei meravigliosi anni, Freud ed i suoi collaboratori edificavano, sulla loro pelle (e, ovviamente, su quella dei loro pazienti) in modo non dissimile da quello con cui si edifica il divenire della scienza medica, la psicoanalisi, le sue regole, il suo armamentario clinico ed operatorio.
A questo si aggiunga che i cosiddetti training analitici a cui i primi analisti si sottoponevano corrispondono ad una parte infinitesimale di quella che le Scuole attuali di estrazione freudiana richiedono: se potessimo fare un paragone forse un po’ pittoresco Freud e Collaboratori erano come i navigatori di epoche antiche che, affrontando tempeste e mondi sconosciuti, scoprirono pian piano sestanti e regole di navigazione.
Particolarmente apprezzabile , a questo riguardo, mi sembra la scelta fatta dalla Società Internazionale di Micropsicoanalisi di non attribuire alle analisi dei futuri analisti alcuno statuto particolare: chi vuole fare il micropsicoanalista farà innanzitutto un'analisi personale che non differisce in nulla da quella di un qualsiasi paziente. Solo al termine di questa potrà richiedere una formazione didattica.
Va rimarcata anche la saggezza di Freud che fa riferimento alla giovane età di Jung come fattore determinante nelle difficoltà di comprensione della natura contro-transferale degli eventi. D’altra parte, è risaputo come autori di punta della psicologia analitica contemporanea continuino a contestare apertamente la natura di resistenza del fenomeno transferale: è proprio vero che l’esperienza non insegna nulla!

Vale forse la pena di sottolineare da ultimo che non è certo la comprensione razionale e l’inquadramento clinico del caso che decide le sorti di un’analisi, bensì il lavoro profondo che il futuro analista ha svolto durante anni sul lettino per conseguire la dissoluzione e la conoscenza dei suoi conflitti utero-infantili.

Per tornare al destino di Sabina Spielrein ricorderò che nel 1923, con il beneplacito di Freud, entrerà a far parte della società psicoanalitica russa. Insegnò poi, dopo il suo ritorno a Rostov sul Don, in una università distrutta in parte dalla guerra. Di lei si troverà il suo nome nella lista degli psicoanalisti nel 1937.
I CONTRIBUTI DI FREUD ALLA TECNICA PSICOANALITICA
A Freud non risultò semplice codificare le sue continue scoperte, anche perché la tecnica di indagine psicoanalitica, come sappiamo, subì degli aggiustamenti nel corso degli anni.
Il primo lavoro risale al 1904 con il titolo “Il metodo psicoanalitico di Freud”, venne scritto verso la metà del 1903 ed apparse anonimo come un capitolo del libro di Loewenfeld “Psychische Zwangserscheinungen” (“Fenomeni psichici compulsivi”), ma due anni dopo Freud lo pubblicò di nuovo con il suo nome nella prima serie delle sue Sammlungen. Il lavoro consistette in una descrizione molto generale del metodo, con la presa in esame del vecchio metodo catartico e la successiva introduzione dell’analisi delle libere associazioni che andava a sostituire l’ipnosi. In tale lavoro diede molto risalto all’importanza della rimozione e della resistenza tanto da affermare, riferendosi all’ipnosi: ”L’obiezione che bisogna muovere all’ipnosi è che essa nasconde la resistenza, impedendo così al medico di scrutare il giuoco delle forze psichiche. L’ipnosi non abolisce le resistenze, ma le evita, fornendo quindi solo informazioni incomplete e successi terapeutici transitori”. 1
Includerà nello stesso volume il contenuto del lavoro sulla “Psicoterapia” che espose nella conferenza che tenne il 12 dicembre del 1904 al Collegio Medico di Vienna.
In quella sede dovette controbattere la credenza che la psicoanalisi fosse una forma di suggestione, sottolineando l’antitesi esistente tra le due discipline, portando come esempio le argomentazione di Leonardo da Vinci nel descrivere la differenza tra scultura e pittura. La differenziazione consisteva nel fatto che la pittura opera per via di porre*, cioè aggiungendo colore alla tela, così come Freud riscontrava per la suggestione, mentre nella scultura si opera per via di levare * cioè togliendo alla forma grezza tutto ciò che nasconde la futura statua in essa contenuta, proprio come l’analisi rivela ciò che prima era nascosto.
Il contributo di maggior rilievo in quegli anni fu la descrizione dell’analisi di Dora, poiché offrirà l’opportunità di apprendere il modo in cui Freud lavorava attraverso l’interpretazione dei sogni, e le modalità di intervento adottate durante un trattamento psicoanalitico.
Questo faticoso lavoro destò un grande interesse soprattutto nel corso del Congresso di Salisburgo del 1908. Un tale positivo riscontro spinse Freud, dopo circa sei mesi dal Congresso, ad intraprendere un’esposizione sistematica della tecnica, che si proponeva di pubblicare con il titolo di “Allgemeine Technik der Psychoanalyse” (“Tecnica generale della psicoanalisi“). In una lettera che scrisse ad Abraham, lo fece partecipe del suo proposito di voler pubblicare il lavoro nella seconda serie dalla Sammlung, che sarebbe dovuta uscire l’anno seguente. Appena un mese dopo disse di aver scritto 36 pagine, ed a Ferenczi scrisse che per Natale gli avrebbe sottoposto il lavoro di 50 pagine, mentre a Jung sottopose le eventuali difficoltà che avrebbe potuto incontrare per la pubblicazione, e l’intenzione, se ciò fosse accaduto, di pubblicare il lavoro sul primo volume dello “Jahrbuch”.
Durante una visita di Ernest Jones a Freud nell’estate del 1900, questi gli rinnovò il proposito di scrivere una memoria sulle regole ed i principi di tecnica, che fecero ben sperare Jones, purtroppo però il progetto non ebbe alcun seguito.
Riprese l’argomento nell’interessante relazione esposta al Congresso di Norimberga del 1910 su “ Le prospettive future della terapia psicoanalitica”, dove espliciterà il passaggio, durante il trattamento, dalla spiegazione dei sintomi a quelle dei complessi ed all’esame diretto delle resistenze. Richiamerà inoltre l’attenzione sul fenomeno del controtransfert raccomandando un’accurata e costante autoanalisi.
Negli anni tra il 1911 ed il 1915, Freud pubblicò una serie di sei lavori sulla tecnica, che raggruppò al momento di ripubblicarli come parte della quarta serie della sua Sammlung kleiner Schriften zur Neurosenlehre (1918).
Il primo di questi, pubblicato nel dicembre del 1911, si intitolava “L’uso dell’interpretazione dei sogni in psicoanalisi”. Freud in questo lavoro argomenterà sulla possibilità, in un paziente che conosca l’importanza dei sogni, dello strutturarsi di resistenze che possono manifestarsi in due modi possibili: il paziente potrà giungere o a limitare la produzione di sogni, ed in tal caso sarà opportuno che lo psicoanalista gli dimostri che il proseguimento dell’analisi è indipendente dal materiale onirico, oppure arrivare a subissare l’analista con una quantità di sogni molto superiore a quella che sarà possibile analizzare nel tempo a disposizione. Il Maestro raccomanda all’analista di non dirigere il suo interesse scientifico sull’interpretazione di un sogno prima di aver favorito l’abreazione di emozioni e pensieri che insistono nella mente del paziente, anche perché quel materiale onirico, che in quel determinato momento sembrerebbe andar perduto, secondo Freud ricomparirebbe sotto qualche altra forma.
Un altro lavoro sarà “La dinamica del transfert” pubblicato un mese dopo nel gennaio 1912, che permise agli analisti di meglio comprendere tale cruciale fenomeno. Dopo aver riportato il paragone esistente tra i fenomeni transferenziali psicoanalitici e quelli che si verificano in altre situazioni cliniche, Freud preciserà quanto il transfert possa divenire di grande aiuto durante un trattamento o arrivare ad essere un ostacolo ai progressi del medesimo.
In questo stesso lavoro fece due importanti affermazioni: la prima, che gli procurerà numerose critiche, si riferiva al fatto che tutti i sentimenti positivi, di amicizia, fiducia, ecc. abbiano origini sessuali: ”In origine noi non conoscevamo altro che oggetti sessuali”. 2
La seconda riguardava il materiale inconscio che emerge nel corso dell’analisi e che secondo Freud mostra spesso le caratteristiche del “processo primario”, che scoprì grazie alle sue ricerche sui sogni.
In questo stesso periodo, nel 1912, Freud decise di proseguire le sue pubblicazioni tracciando solo i princìpi o le linee direttive generali, lasciando l’applicazione alla pratica e all’esperienza. Questa è l’intenzione che Freud si prefisse in quattro dei sei lavori precedentemente menzionati. Egli li pubblicò tra il 1912 e il 1915 , dando loro il titolo generale di “Precetti per i medici che praticano la psicoanalisi”.
Nel primo dei suoi lavori, Freud tratterà un tema che gli era stato suggerito da Ferenczi: lo stato psichico dell’analista. Egli, prendendo a prestito a questo proposito, una definizioni degli psicologi parlerà di: ”attenzione uniformemente sospesa”, facendo riferimento al fatto che l’analista non deve attribuire una maggiore o minore attenzione a quello o all’altro materiale, poiché l’atteggiamento dell’analista deve essere complementare ai tentativi di libera associazione fatti dal paziente. Ancora una volta Freud porrà l’accento sull’importanza dell’analisi personale dell’analista e scriverà: ”ne subirà le conseguenze, non solo con l’incapacità di apprendere dal paziente più di tanto, ma correndo il rischio di un pericolo più grave, che può diventare un pericolo anche per gli altri: egli cederà facilmente alla tentazione di proiettare, come una teoria scientifica di generale applicabilità, alcuni lati della sua personalità che ha confusamente percepito, screditando così il metodo psicoanalitico e sviando chi manca d’esperienza”. 3
L’altro pericolo da cui guardarsi è l’ambizione sia culturale che terapeutica, poiché secondo Freud non bisognerebbe mai chiedere al paziente più di quanto rientra nelle sue congenite possibilità.
Il lavoro successivo “Sugli inizi della cura”, pubblicato nel gennaio e nel marzo 1913, prende in esame i vari problemi che normalmente sorgono al momento dell’inizio di un trattamento, come per esempio: cosa dire al paziente nella prima intervista, quante spiegazione dargli, come regolarsi circa gli orari e gli onorari. Freud preciserà che le regole da lui suggerite dovrebbero tener conto della variabilità dei pazienti, quindi si orienterà a descrivere un procedimento di massima.
Per esempio, l’approccio da Freud proposto nei confronti di tutti quei pazienti di dubbia diagnosi, è quello di programmare un periodo di lavoro di due settimane, durante le quali il paziente è tenuto a seguire le regole analitiche mentre l’analista si astiene da qualsiasi interpretazione, per stabilire l’indicazione al trattamento, ed anche per assicurarsi che i sintomi nevrotici non coprano una patologia psicotica. Per quel che attiene la questione del compenso e della durata di un’analisi, Freud rivelerà di aver curato giornalmente un paio di pazienti per dieci anni, senza alcun compenso, elencando le notevoli difficoltà incontrate ai fini dell’analisi. Sulla durata di un trattamento egli fa riferimento non solo alla sua intrinseca difficoltà, ma anche alla “atemporalità” dell’inconscio ed alla lentezza con cui si verificano i mutamenti profondi. Conclude affermando di sentirsi completamente inerme di fronte al problema legato al modo di trattare i parenti dei pazienti, avendo per contro ben presente la loro costante ostilità e scontentezza.
Nel dicembre del 1914 pubblicò il lavoro “Ricordare, ripetere ed elaborare ed elaborazione attiva“, dove si soffermerà sull’importanza di riportare la ripetizione nella situazione di transfert perché più facilmente gestibile. Freud auspica il raggiungimento, durante un’analisi, della presa di coscienza profonda da parte del paziente della natura di una data resistenza, ragione che determina la lunghezza del lavoro analitico in ragione della “atemporalità” dell’inconscio.
L’ultimo, importante lavoro, di questa serie, fu pubblicato nel gennaio del 1915 con il titolo ”Amore da transfert“ dove Freud espone i principi che dovrebbero guidare l’analista nella gestione della situazione transferale.
In occasione del Congresso di Budapest, tenutosi il 28 settembre 1918, Freud tenne una relazione dal titolo “Direttive del progresso nella terapia psicoanalitica“, dove esprimerà la scelta della parola analisi in analogia con la scomposizione chimica.
Alcuni autori capeggiati da Bezzola, conclusero che ogni analisi dovesse necessariamente comportare una sintesi, ma Freud definì tale critica il risultato di un’insulsa estensione di un’analogia, aggiungendo che l’analisi realizza si una sintesi, eliminando le repressioni che hanno agito bloccando le diverse parti della psiche, favorendo però l’emergere di tentativi fino ad allora sopiti.
A riguardo dell’impiego dei sogni durante il trattamento, Freud scrisse, nel 1911, un lavoro dal titolo “Osservazioni supplementari sull’interpretazione dei sogni” mai pubblicato in nessuna delle raccolte tedesche delle opere, mentre venne incluso nella Standard Edition inglese nel volume principale, dove si occupò principalmente dell’interpretazione dei diversi simboli.
Il contributo più impegnativo fu scritto nel 1923 con il titolo “Osservazioni teoriche e pratiche sull’interpretazione dei sogni”. Freud distinse i diversi metodi per iniziare l’interpretazione di un sogno, descrivendo i vari aspetti in cui si presentano durante la cura, i diversi tipi di sogni, per poi soffermarsi sull’importanza nella clinica dell’avvenuta interpretazione dei sogni.
Concludo riportandovi una missiva che Freud scrisse a Ferenczi il 4 gennaio del 1928 per congratularsi con lui circa un recente lavoro di tecnica: ”... Il lavoro che mi ha mandato e che troverà accluso, rivela la maturità di giudizio che Lei ha acquisito in questi ultimi anni, rispetto alla quale nessuno Le è pari. Il titolo è eccellente e merita di essere più esteso, poiché le Raccomandazioni tecniche che scrissi tanto tempo fa erano d’ordine essenzialmente negativo. Mi pareva che la cosa più importante fosse sottolineare quello che non si deve fare e segnalare le tentazioni di scegliere direttive contrarie all’analisi. Lasciai al “tatto” tutto ciò che di positivo si dovrebbe fare. Lei ne ha ora avviato la discussione. E’ accaduto, per tutto risultato, che gli analisti docili non hanno afferrato la elasticità delle regole che avevo proposto, e vi si sono sottomessi come se si trattasse di altrettanti tabù. Un giorno o l’altro tutto questo andrà riveduto, senza che gli obblighi di cui ho parlato debbano però andare ignorati...Ciò che troviamo nella realtà è un delicato equilibrio - per lo più a livello preconscio - delle varie reazioni che ci aspettiamo in seguito al nostro intervento. L’esito dipende soprattutto dalla valutazione quantitativa dei fattori dinamici della situazione. Naturalmente non si possono dare regole di misura: la decisione dipende dall’esperienza e dalla normalità dell’analista. Proprio per questo con i principianti bisogna sfrondare del suo carattere mistico il concetto di “tatto”.

Suo affezionatissimo
Freud“ 4
IN ANALISI DA FREUD
Negli anni che stiamo considerando, Freud pubblicò sei casi clinici dei quali vorrei proporre, per ora, solo una sintesi.
Il primo lavoro che esporrò é “Frammenti dell’analisi di un caso di isterismo”, noto comunemente come il “caso di Dora”, definito “un frammento” poiché l’analisi rimase incompiuta ed il trattamento durò solo undici settimane. Nella storia di Dora emerge la presenza di una madre poco gratificata dalle attività domestiche che esprimerà la sua insoddisfazione rendendo, per quanto possibile, la vita difficile al marito. Il padre di Dora aveva intrapreso una relazione con la moglie di un suo amico, la quale aveva stabilito con Dora un tipo di rapporto fortemente connotato da un interesse omosessuale. L’amico del padre arriverà a corteggiare Dora, alla quale rivelerà, una volta compiuti diciotto anni, il suo desiderio di sposarla una volta ottenuto il divorzio. Dora confessò l’accaduto ai genitori, pretendendo da questi l’immediata rottura con la coppia in questione.
Oltre allo studio del caso, nel saggio Freud trattò di vari argomenti di psicopatologia: una descrizione delle varie sfaccettature dell’isterismo, la sua base organica, il rapporto tra sintomi nevrotici e perversioni sessuali.
Lo scopo principale di Freud nel pubblicare il saggio fu quello di voler sottolineare l’importanza che riveste l’interpretazione dei sogni nel lavoro psicoanalitico.
Il secondo caso clinico è la prima relazione scritta di un’analisi infantile: ”Analisi di una fobia in un bambino di cinque anni” ed è conosciuta come “il caso del piccolo Hans“. I genitori erano stati allievi di Freud: egli aveva curato la madre prima che si sposasse, ed il padre di Hans aveva seguito tutte le lezioni del Maestro. Fu appunto il padre, e non Freud, ad analizzare il bambino, ma durante il lavoro analitico le consultazioni furono frequenti.
Il caso tratta di una fobia che si era innestata su uno stato di angoscia manifestatasi verso i quattro anni e mezzo, dopo circa nove mesi dalla nascita della sorellina. Il bambino aveva la fobia di attraversare le porte, poiché temeva che una volta uscito potesse essere morso.
Il padre condusse l’analisi effettuando domande dirette al bambino, trovandosi anche nella condizione di dover tradurre ciò che al bambino risultava difficile esprimere. Freud dovette difendersi dall’attacco di coloro che affermarono che le conclusioni raggiunte fossero dovute solo ai suggerimenti del padre, ponendo però l’accento sul cambiamento di opinione che si era verificato nei riguardi della suggestione. Infatti, mentre negli anni tra il 1887 e il 1889, Freud, insistendo sull’importanza della suggestione, aveva incontrato l’opposizione della classe medica del tempo, ora paradossalmente quest’ultima attribuiva enormi potenzialità alla metodo suggestivo.
Freud ritenne allora opportuno effettuare un esperimento: non volle rivelare al padre alcune importanti associazioni che aveva colto nel materiale. Il padre si trovò a lavorare senza cognizione di causa, finché fu il bambino stesso a chiarirle.
Freud rimase soddisfatto dai risultati dell’analisi, la fobia scomparse, e, a distanza di anni, ebbe la grande e gradita sorpresa di ricevere presso il suo studio un giovane di quattordici anni, alto e robusto, che presentandosi disse: ”Ich bin der kleine Hans” (Sono il piccolo Hans).
Freud introdusse nel lavoro un’importante osservazione sulla paura di castrazione, che riprese nel 1923, avanzando l’ipotesi, più volte suffragata dai dati clinici, che questa potesse insorgere senza che vi fosse stata una minaccia reale.
Poco dopo la pubblicazione del suo lavoro sullo “Jahrbuch”, rispondendo ad una lettera di Jones, gli scrisse: ”Sono contento che Lei abbia capito l’importanza del kleiner Hans. non ho mai guardato con maggiore perspicacia nell’anima di un bambino.” 1
Malgrado il successo raggiunto con questa analisi, Freud fu molto prudente, tanto da non considerare che si era aperto un’importante campo di intervento per la psicoanalisi: quello dell’analisi infantile. Infatti Freud nel paragrafo introduttivo espresse addirittura dei dubbi rispetto alla possibilità di intervento in età infantile, fortunatamente smentita dai successi terapeutici che successivamente tale tipo di intervento produsse: ”Secondo me, nessun altro sarebbe riuscito a far fare al bambino simili ammissioni. Le conoscenze particolari grazie alle quali il padre è stato in grado d’interpretare le osservazioni del figlio cinquenne, erano indispensabili e senza di esse le difficoltà tecniche che la psicoanalisi di un bambino così piccolo presenta, sarebbero state insormontabili. E’ solo perché l’autorità del padre e di medico si fondevano in una persona, e perché in essa si combinavano l’interesse affettivo e quello scientifico, che è stato possibile in questo caso particolare applicare il metodo ad uno scopo cui esso di solito non si presta.” 2
Il terzo caso di questa serie si basò su una relazione sommaria e frammentaria di un difficile caso di nevrosi ossessiva. Il paziente era un avvocato di circa trent’anni che aveva sofferto fin dalla prima infanzia di impulsi ossessivi, che si erano aggravati negli ultimi quattro anni, compromettendo sia la vita privata che quella lavorativa. Il caso in questione è conosciuto come “l’uomo dei topi”. L’analisi iniziò il 1 ottobre del 1907 e durò solo undici mesi con un risultato brillante. Freud presentò il caso fin dall’inizio del lavoro analitico, con due serate alla Società di Vienna, il 30 ottobre ed il 6 novembre, aggiornando successivamente tutti i membri dei progressi che man mano si consolidavano.
Nel congresso di Salisburgo, il 27 aprile del 1908, circa sei mesi dopo la presa in carico del paziente, espose in maniera più approfondita e completa il caso.
Nel suo lavoro, Freud oltre che esporre commenti di ordine generale, introdurrà un capitolo teorico che rappresenterà un prezioso contributo. Distinse, infatti, le diverse forme di rimozione che operano rispettivamente nella nevrosi ossessiva e nell’isterismo. Indicando nell’isteria il manifestarsi dell’amnesia dei complessi più importanti, indipendentemente dal fatto che i sintomi che ne derivano siano fisici o psichici, mentre nella nevrosi ossessiva la caratteristica è la permanenza del complesso rappresentazionale nella coscienza, privato però della sua carica affettiva. Sottolineerà anche un’altro meccanismo tipico che è quello che determina l’elisione di un importante pensiero intermedio che spezza la concatenazione tra due pensieri, rendendoli incomprensibili.
Freud effettuerà un’utilissima distinzione tra le difese primarie e secondarie che si strutturano nel corso di una nevrosi. Il processo nevrotico è costellato di idee razionali che si mescolano continuamente ad idee illogiche, caratteristiche dell’inconscio. Gli ossessivi sembrano attratti dall’incertezza, ed è questa la ragione per cui la loro ideazione ossessiva riguarda argomenti come la morte o l’immortalità. Freud espose due criteri utili per poter accertare la forma precisa dei pensieri ossessivi. Il primo è che nei sogni il contenuto appare manifesto, l’altro è che quando i pensieri ossessivi si susseguono essi hanno essenzialmente il medesimo significato, anche se sembrano diversi; il primo di essi è probabile che rappresenti la forma originaria. Freud spiegherà come la tendenza al dubbio ed il continuo senso di compulsione siano l’uno il completamento dell’altro. Egli considera come una delle principali caratteristiche di questo tipo di nevrosi, la netta scissione di questi due tipi di atteggiamenti emotivi. Il dubbio risulta dalla profonda ambivalenza tra odio e amore che domina la vita del paziente. Freud sottolinea la componente sadica dell’odio, ma solo quattro anni dopo tratterà con maggiore chiarezza tali tendenze che definirà “sadico-anali”.
Il senso di compulsione deriva dal tentativo di ipercompensare il dubbio e l’incertezza: quando un impulso riesce ad esprimersi, esso viene rinforzato da tutta l’energia incistata nelle incertezze inibitrici, quindi deve realizzarsi ad ogni costo, poiché in caso contrario si manifesterebbe un insopportabile stato di angoscia. Gli impulsi, sia psichici che fisici, rappresentano sempre un atto erotico oppure la sua proibizione diretta. Altra caratteristica di questo tipo di nevrosi è la regressione dall’azione al pensiero, la stessa attività di pensiero si sessualizza, così da rappresentare una parte dell’attività sessuale del paziente. Freud si soffermerà anche sul tema dell’autoerotismo, poiché la maggior parte dei pazienti nevrotici tende ad imputare i loro disturbi alla masturbazione adolescenziale.
Sottolineerà come sia importante considerare le fantasie legate all’atto masturbatorio, e poco tempo dopo attribuirà grande importanza alla distorsione regressiva che la masturbazione nell’ adolescenza comporta. Essa in definitiva determina una reinterpretazione dei ricordi infantili con gli strumenti dell’adulto, dandone un significato che allora non avevano.
Il quarto studio, pubblicato nel 1911, si fonda sullo studio che Freud effettuò su un libro di un paziente che era parzialmente guarito da un disturbo di paranoia. Egli era venuto a conoscenza dell’autobiografia di Schreber nel 1910, sette anni dopo la pubblicazione, e durante una vacanza in Sicilia discusse del caso con Ferenczi. Tornato a casa scrisse ad Dottor Stegmann di Dresda, chidendogli di inviargli tutto il materiale che gli era possibile reperire. Continuò quindi a studiare il caso, finché scrisse il saggio nella prima metà di dicembre.
Il protagonista del saggio era il dr. Schreber, che aveva sofferto nel 1885 di una malattia nervosa per la quale venne seguito per quindici mesi in una clinica, da un noto psichiatra, il prof. Flechsig di Lipsia. La diagnosi al momento della dimissione era stata di “ipocondria”. Quando presentò la seconda crisi i sintomi furono più gravi. La malattia si presentò in due fasi distinte: nella prima, che durò circa un anno, il paziente mostrava idee deliranti il cui contenuto si riferiva ad aggressioni omosessuali da parte del suo precedente medico, il prof. Flechsig, a sua volta sostenuto da Dio in persona. Nella seconda fase, la sintomatologia condurrà Schreber all’accettazione del suo destino perché voluto da Dio. A tutto questo si aggiungevano altre idee religiose e megalomaniche, secondo le quali egli sarebbe diventato un salvatore del mondo sotto spoglie femminili, che avrebbe creato una razza di esseri umani superiori.
Freud espresse il netto rapporto, che aveva per altro osservato in casi analoghi, tra l’omosessualità rimossa e la paranoia, esaminò i rapporti tra quattro tipici deliri della paranoia e i corrispondenti complessi, arrivando alla conclusione che i primi rappresentano una negazione dei complessi o una difesa contro di loro ( Mostra il quadro sinottico ).
Partendo dalla formula “Io amo lui” (nel caso di un uomo), Freud esplicherà le tre forme più tipiche delle idee deliranti paranoidi, dove ognuna delle tre parole può venir negata separatamente. Se nella proposizione si nega il verbo, si avrà “Io non amo lui - io odio lui”, che però nel delirio paranoide si trasformerà ulteriormente, per via del meccanismo della proiezione verso l’esterno, sotto forma di “Egli odia (e perseguita) me”; in tal caso si è di fronte al delirio paranoide più diffuso, quello di persecuzione.
Se invece nella proposizione si nega l’oggetto, avremo “Io amo non lui - io amo lei” che proiettato diventerà “Ella ama me”, noto come delirio erotico, per cui il malato crede che ogni donna sia innamorata di lui.
Abbiamo poi il caso in cui nella proposizione si nega il soggetto, “Non io amo lui - Ella ama lui” cioè il tormentoso delirio di gelosia. In questo caso non entrerà in gioco la proiezione perché il meccanismo interesserà l’esterno, mentre nei primi due casi, poiché si entra in contatto con la propria percezione interiore, si effettua la proiezione all’esterno. Vi è infine la possibilità che tutte e tre le parole vengano negate, con il seguente risultato “Io non amo affatto; io non amo nessuno”. Poiché la pulsione erotica deve riuscire ad esprimersi, essa ricade sul soggetto e lo investe libidicamente. Il risultato è la megalomania, che in forma più o meno marcata è presente in tutti i casi di paranoia. Freud userà anche il termine “narcisismo”, a cui era ricorso nel suo libro su Leonardo da Vinci (1910), ma che ancor prima, il 10 novembre 1909, aveva trattato presso la Società di Vienna, descrivendolo come uno stadio intermedio, necessario nel passaggio dall’autoerotismo all’alloerotismo, per poi successivamente collocarlo come uno stadio fisiologico dello sviluppo erotico.
Freud aggiungerà che nella paranoia il ritiro dell’amore dal suo precedente oggetto è sempre accompagnato da una regressione, che secondo il Maestro porterebbe dall’omosessualità, precedentemente sublimata, al narcisismo. In questo saggio Freud distinguerà le diverse forme di repressione, che poi chiamerà difese. Egli ritiene che il tipo di repressione operante sia più strettamente legato alle fasi dello sviluppo libidico: nessuna repressione potrebbe aver luogo se non in rapporto con una precedente “fissazione”, che rappresenta l’impossibilità da parte dello stimolo istintuale, a superare un dato stadio di sviluppo. Le fasi della repressione sono tre:

- la fissazione iniziale
- la repressione vera e propria e
- il crollo di questa repressione con il “ritorno del rimosso”.
In psicopatologia quest’ultima fase riveste il ruolo più importante.

Nel quinto caso clinico il paziente soffriva di una nevrosi particolarmente grave, che gli impediva di occuparsi anche delle attività più semplici. Si era sottoposto a varie cure, aveva frequentato varie cliniche, consultato il prof. Ziehen di Berlino ed il prof. Kraepelin di Monaco, due tra gli psichiatri più famosi dell’epoca. Poiché le cure erano risultate vane, fece ritorno a casa sua ad Odessa dove incontrò il Dr. Drosnes, entusiasta della psicoterapia. Il medico si offrì di accompagnarlo a Berna per consultare il Dr. Dubois, ma quando durante il viaggio si fermarono a Vienna, decisero di consultare Freud. Il Maestro fece un’ottima impressione al paziente che decise su suo consiglio, non potendo nell’immediato accoglierlo, di ricoverarsi presso la clinica di Cottage, dato che Freud vi si recava ogni pomeriggio per visitare un paziente. Questo caso clinico è noto come quello dello “uomo dei lupi”. Esso rappresenta lo studio di una nevrosi infantile fatta attraverso l’analisi della successiva nevrosi adulta. Il paziente quando giunse all’osservazione di Freud, all’inizio di febbraio del 1910, era un giovane disperato di ventitré anni, costantemente accompagnato da un medico e da un cameriere personale, perché incapace persino di vestirsi. Freud lavorò per quattro anni senza che importanti progressi fossero raggiunti, finché adottando un procedimento molto rischioso, annunciò al paziente che avrebbe interrotto la cura all’inizio delle vacanze estive, nel luglio del 1914. La decisione ottenne il risultato di vincere le resistenze, tanto che una parte importante dell’analisi terminò ai primi di luglio. Il paziente fece ritorno in Russia potendo occuparsi di sé e della sua vita. Questi era il figlio di un avvocato russo di Odessa, ricco proprietario terriero, morto nel 1907. Con la rivoluzione bolscevica vennero spogliati di tutte le loro ricchezze, il paziente riuscì a fuggire nel 1919 con la moglie facendo ritorno a Vienna, dove Freud lo analizzò per altri quattro mesi, dal novembre 1919 al febbraio 1920. Il paziente poté vivere adeguatamente per circa dodici anni dopo il trattamento con Freud; successivamente venne seguito da Ruth Brunswick, dall’ottobre 1926 al febbraio 1927, per un’insorta psicosi paranoide. Le ultime notizie a disposizione risalgono al 1940, epoca in cui il paziente non presentava ormai più alcun problema. Freud cominciò a scrivere il resoconto del caso al principio dell’ottobre del 1914, dopo tre mesi dal termine dell’analisi dell’uomo dei lupi. Alla fine del mese aveva scritto 54 pagine e all’inizio di novembre tutte le 116 pagine. Sarebbe stata sua intenzione pubblicarlo sullo “Jahrbuch” , ma la guerra determinò la chiusura prematura della rivista e poiché era un lavoro troppo lungo per la “Zeitschrift”, Freud lo ripose nella speranza che dopo la guerra lo “Jahrbuch” potesse uscire di nuovo. Quando però, alla fine della guerra, quelle speranze svanirono, lo pubblicò nella quarta serie della sua Sammlung kleiner Schriften, nel 1918.
L’ultimo caso “Psicogenesi di un caso di omosessualità femminile” riguardò una paziente di diciotto anni la cui analisi fu breve. La ragazza era innamorata di una signora di molti anni più anziana di lei; dopo un litigio con quest’ultima la paziente tentò il suicidio, atto che spinse i genitori a rivolgersi a Freud. Il maestro aveva intuito che la ragazza aveva un motivo profondo per conservare l’omosessualità nel tentativo di vendicarsi del padre, quindi interruppe la cura e consigliò alla paziente di farsi analizzare da una donna. Nell’infanzia la ragazza aveva attraversato una conflittuale fase edipica che si era risolta in modo non fisiologico: non riuscendo a trasferire il proprio amore su un sostituto del padre superando la rivalità e l’ostilità nei confronti della madre, si era identificata con l’oggetto perduto. Secondo Freud questo è uno dei tipi di regressione al narcisismo , che ha il vantaggio di evitare i conflitti con la propria madre. Freud colse l’occasione per fare un’affermazione di carattere generale sul suicidio, alla quale aveva accennato in altri scritti: ”Forse nessuno riuscirebbe a trovare l’energia psichica sufficiente ad uccidersi se insieme a se stesso egli non uccidesse in primo luogo qualcuno con cui si è identificato, cioè se non dirigesse contro se stesso un desiderio di morte che aveva precedentemente diretto contro questo qualcuno.” 3
Concludo sottolineando che nel trattare l’omosessualità Freud non ha più abbandonato il concetto, acquisito da Fliess, sulla naturale bisessualità non solo di tutti gli esseri umani, ma di tutte le creature viventi.
LA TEORIA DELLA LIBIDO
Per chiarire cosa intendesse Freud con la parola “libido” non possiamo prescindere dall’importante studio che il Maestro intitolò “Teoria della libido”.
Freud considerava l’istinto sessuale alla stregua di tutti gli altri istinti, come un processo psicofisico capace di provocare manifestazioni sia fisiche che psichiche: ”E’ tradizionale distinguere la fame dall’amore considerandoli rispettive rappresentazioni degli istinti di conservazione e di riproduzione della specie. Pur associandoci a questa distinzione molto evidente, in psicoanalisi noi ne postuliamo un’altra simile tra gli istinti di conservazione o istinti dell’Io da un lato, e gli istinti sessuali dall’altro; chiamiamo “libido” - o desiderio sessuale - la forza psichica che rappresenta l’istinto sessuale, e la consideriamo analoga alla forza della fame o alla volontà di potenza e ad altre simili tendenze dell’Io.” 1
In un punto del lavoro la libido è definita semplicementeda Freud come: ”...la forza attraverso la quale si esprime l’istinto sessuale.”; ed ancora in uno scritto del 1915: ”Abbiamo definito il concetto di libido come una forza quantitativamente variabile, che può servire a misurare i processi e le trasformazioni che si verificano nel campo dell’eccitamento sessuale. Distinguiamo questa libido in base al fatto che essa si origina dall’energia che è lecito ammettere come substrato dei processi mentali in genere, quindi le attribuiamo anche un carattere qualitativo.”
Freud arriva anche a parlare della base organica della libido accennando ai ”disturbi dei processi sessuali, processi che determinano nell’organismo la formazione e l’utilizzazione della libido sessuale” ed ancora: ”E’ impossibile tacere che questi processi sono in ultima analisi di natura chimica” 2 Questa convinzione di Freud risale al lontano 1894.
Freud si atteneva al significato comune della parola sessuale mentre ampliò con ricchezza di spiegazioni quello delle “cose sessuali”. Attraverso lo studio psicoanalitico della prima infanzia e la conoscenza delle perversioni degli adulti, Freud prese atto che la sessualità non è soltanto l’unione genitale nel coito, attraverso la quale si raggiunge la finalità della riproduzione, ma al contrario egli riteneva che prima di raggiungere quello che definì “lo stadio genitale”, la libido attraversasse uno sviluppo complesso. Sostenne, infatti, come già vent’anni prima aveva fatto un pediatra ungherese, Lindner, che il bambino è spinto a succhiare non solo dalla fame e dal bisogno di nutrirsi, ma anche dal desiderio del raggiungimento della soddisfazione sessuale, che permane anche dopo che la fame sia stata soddisfatta.
Gli inizi della teoria della libido risalgono al 1890 circa, quando Freud si rese conto dell’importanza della sessualità nella nevrastenia e nella nevrosi d’angoscia, anche se la teoria andò consolidandosi ed elaborandosi man mano che la sua esperienza clinica aumentava. Fu, però, nel 1905, nei “Tre saggi sulla teoria della sessualità”, e in un breve capitolo scritto per un libro del suo amico Loewenfeld, che il Maestro espose le sue innovative scoperte. Il libro di Loewenfeld, “Sexualleben und Nervenleiden” (“Vita sessuale e malattie nervose”), aveva già riportato nelle prime edizioni interventi di Freud, ma per la quarta edizione Loewenfeld persuase l’amico a scrivere un intero capitolo dal titolo “Le mie vedute sul ruolo svolto dalla sessualità nell’etiologia delle nevrosi”.
In tale lavoro Freud effettuò un vero e proprio resoconto storico delle sue osservazioni che andarono ad arricchirsi o si modificarono in ragione dell’osservazione clinica. Egli si occupò delle “nevrosi attuali” , cioè della nevrastenia e della nevrosi d’angoscia, riconoscendo in esse la presenza di importanti fattori sessuali nell’etiologia.
Con la comparsa nel 1905 dell’opera “Tre saggi sulla teoria della sessualità” Freud ricevette le più dure critiche: della prima edizione vennero stampate solo mille copie, e ci vollero più di quattro anni per venderle; delle successive due edizioni ne vennero stampate duemila che furono vendute nello stesso lasso di tempo; il suo compenso fu di duecentosessantadue corone (53,08 dollari).
Freud divise il libro in tre parti. Nella prima si sofferma sulle varie deviazioni dell’istinto sessuale, dividendo queste deviazioni in due grandi gruppi, a seconda che riguardassero l’oggetto dell’istinto o le finalità dello stesso.
Nel primo caso inserisce le variazioni del sesso, dell’età e della specie dell’oggetto. Per l’omosessualità, che preferì chiamare “inversione”, Freud ritenne opportuno non prendere una posizione unilaterale, né a favore dei fattori congeniti né per quelli acquisiti.
Anche per le deviazioni delle finalità dell’istinto effettuerà una suddivisione in due sottogruppi: trasgressioni anatomiche e fissazioni a stadi precedenti. Rispetto alle prime, caratterizzate dal fatto che altre parti del corpo (la bocca, l’ano, ecc.) possano prendere il posto degli organi genitali, Freud sottolinea l’importanza della sopravvalutazione dell’oggetto, che tanto spesso si accompagna all’attrazione sessuale.
Nel secondo sottogruppo, vengono scelte, in sostituzione dell’istinto sessuale alcune sue componenti che di solito fungono solo da coadiuvanti nei riguardi dell’atto finale. Si verifica un arresto ad uno stadio preliminare dell’intero processo, ed una sua accentuazione, tale da portarlo a sostituire l’intero atto. Le componenti principali in questo caso sono due: una è il desiderio di guardare o di essere guardati, che nel caso delle perversioni, viene chiamato rispettivamente “scopofilia” ed “esibizionismo”; l’altra è il sado-masochismo.
Freud riteneva che la maggior parte delle deviazioni fossero presenti in forma moderata nella vita normale e che diventassero patologiche nel momento in cui acquisissero i caratteri dell’esclusività e della fissazione.
Per Freud la sessualità rappresenta l’unico fattore costante nella genesi delle psiconevrosi i cui sintomi rappresentano, da un lato la funzione sessuale mascherata, dall’altro sono espressione della resistenza dell’Io. Riteneva che gli impulsi sessuali che determinano e mantengono i sintomi sono solo in piccola parte “normali” poiché più spesso si tratta di impulsi “perversi”: di fatto, dietro ai sintomi nevrotici, si possono scoprire quasi tutte le perversioni.
In un breve passo sugli istinti (Triebe), Freud suggerisce che ciò che li distingue l’uno dall’altro e li caratterizza in modo specifico, è la loro fonte e il loro scopo. La fonte consiste sempre in uno stimolo che si origina in qualche parte del corpo, e lo scopo consiste nell’eliminazione di questo stimolo. A questo punto Freud introduce il concetto di “zone erogene”, cioè di parti del corpo capaci di evocare sensazioni erotiche. Tali zone possono interessare una vasta area, ma sono più sensibili in determinati punti piuttosto che in altri: gli organi genitali e gli orifizi alimentari.
Nella seconda parte Freud tratterà la “sessualità infantile” ponendo l’accento sull’amnesia infantile come variabile interveniente a determinare la negazione dell’esistenza di tale sessualità.
Egli infatti descrive il neonato come un essere già capace, fin dai primi giorni di vita, di sensazioni erotiche che andranno a modificarsi e svilupparsi fino ai quattro anni, per poi subire una quiescenza fino alla pubertà. Le prime manifestazioni sessuali, come anche quelle della nutrizione e della defecazione, sono autoerotiche e la loro finalità consiste nella soddisfazione degli stimoli provenienti dalle zone erogene. Freud parlerà di attività precoci o pregenitali distinguendo due fasi: quella orale e quella sadico-anale.
La seconda parte del libro termina con un passo molto suggestivo sull’interpretazione dei processi sessuali e non sessuali, mentre la terza parte è dedicata alla esplicitazione dei cambiamenti che si manifestano durante la pubertà. Nelle edizioni successive aggiunse ulteriori passi come, per esempio, quello relativo alla “libido dell’Io”, datato 1915.
Altri lavori videro impegnato Freud su questo argomento: il 12 novembre 1906 tenne una conferenza su ”Astinenza sessuale” al Sozialwissenschaflicher Bildungsverein (Società culturale di scienze sociali); il primo scritto sull’Educazione sessuale dei bambini fu pubblicato nel 1907 sulla rivista “Soziale Medizin und Hygiene”; nel 1908 il lavoro dal titolo “Etica sessuale civile e nervosismo moderno” venne pubblicato su “Sexualprobleme” e nello stesso anno, sulla medesima rivista, fu pubblicato “Teorie sessuali dei bambini”. In quest’ultimo lavoro Freud descrive le teorie che i bambini costruiscono per soddisfare la loro curiosità sessuale. Osservando la vita animale e le donne gravide i bambini percepiscono la presenza nel corpo materno di un organismo, ma non sono in grado di spiegarsi come vi sia entrato né come ne possa uscire. La risposta più comunemente fornita è che i bambini escano dall’ano, e tale concetto viene ad essere sostituito successivamente dall’idea che la via d’uscita sia l’ombelico. I bambini ritengono inoltre che anche gli uomini possano dare alla luce dei figli. Secondo Freud i bambini inconsciamente ritengono che le donne siano fatte come loro (dotate di fallo), riuscendo così ad esorcizzare la paura di castrazione.
In un altro lavoro sulle “Fantasie isteriche ed i loro rapporti con la bisessualità” comparso sulla rivista “Zeitschrift für Sexualwissenschaft” di Hirschfeld nel 1908, Freud tratterà brevemente del ruolo della fantasia nella determinazione dei sintomi psiconevrotici. Nello stesso anno, con il lavoro intitolato “Carattere ed erotismo anale” pubblicato dalla rivista “Psychiatrisch-neurologische Wochenschrift” di Bresler, destò enormi resistenze tra gli psichiatri l’idea che si potesse parlare di una eccitabilità erotica anale.
Il 24 febbraio del 1909 Freud lesse una relazione alla Società di Vienna sulla “Genesi del feticismo” (Zur Genese des Fetischismus) che non venne mai pubblicata. Nello stesso anno scrisse per il libro di Otto Rank “Il mito della nascita degli eroi”, un capitolo dal titolo” Il romanzo familiare dei nevrotici” dove tratterà della fantasia di quei bambini che hanno avuto difficoltà ad emanciparsi dall’autorità dei genitori alla quale, in seguito ad una sopravvalutazione, non riusciranno mai a rinunciare. Freud per la prima volta aveva rilevato questa fantasia nella paranoia, per poi ritrovarla nei nevrotici e nelle persone normali.
Nel 1910 il Maestro cominciò l’elaborazione di una serie di saggi che riunì sotto il titolo “Contributi alla psicologia dell’amore”. Il primo di questi saggi, “Un tipo speciale di scelta oggettuale proprio dell’uomo”, fu pubblicato sullo “Psychoanalytisches Jahrbuch” e venne esposto da Freud alla Società di Vienna il 19 maggio 1909 e discusso nella riunione successiva.
Il secondo saggio, “La tendenza universale alla devalorizzazione nella sfera amorosa”, venne pubblicato due anni dopo. In tale lavoro il Maestro tratterà l’impotenza maschile, ponendo l’accento sull’etiologia di fattori come le fissazioni infantili, dell’incesto ed delle privazioni verificatesi durante l’adolescenza.
Il terzo saggio uscì nel 1918, nella quarta serie della Sammlung kleiner Schriften zur Neurosenlehre, con il titolo “Il tabù della verginità”.
Nel 1910, presso la Società di Vienna, si discusse sul tema dell’onanismo e sulle altre forme di attività autoerotica. Due anni dopo il rendiconto venne pubblicato, in forma di libro, con l’aggiunta di alcune osservazioni di Freud.
Risale però al 1914 la radicale revisione che Freud effettuò delle sue teorie sulla struttura della mente nel saggio “Introduzione al narcisismo”. Fu questo il primo dei mutamenti che egli effettuò, seguito da un secondo otto anni dopo.
L’11 marzo del 1914 Freud lesse, presso la Società di Vienna, un lavoro su “Un caso di feticismo del piede” che non fu mai pubblicato; nel 1916 interruppe la serie di lavori teorici per pubblicarne uno di carattere clinico: “La trasformazione degli istinti, con particolare riferimento all’erotismo anale”.
Gran parte della teoria della libido venne esposta nelle “Lezioni introduttive di psicoanalisi” pubblicate nel 1917.
Nel 1919, infine, pubblicò uno studio di clinica , di circa trenta pagine, dal titolo “Un bambino viene picchiato”, su una particolare fantasia erotica ricorrente nel bambino, riuscendone a fare una esauriente analisi.
I LAVORI PREPARATORI DELLA TEORIA PSICOANALITICA
Il primo lavoro che Freud scrisse, dopo aver letto un breve elaborato del filologo tedesco Abel, comparve nel 1910 nello “Jahrbuch für Psychoanalyse” e fu tale l’entusiasmo che in una lettera a Ferenczi si esprimerà come segue:” Una piccola scoperta fatta pochi giorni or sono mi ha fatto più piacere di quanto me ne potessero procurare dodici articoli di Aschaffenburg. Un filologo di nome Abel ha pubblicato nel gennaio 1884 un opuscolo, Der Gegensinn der Urworte (“Il significato antitetico delle parole primitive”), sostenendo niente meno che in molte lingue, egizio antico, sanscrito, arabo e persino in latino, la medesima parola designa due concetti opposti. Le sarà facile capire quale parte delle mie scoperte sull’inconscio viene in tal modo confermata. Da molto tempo non mi sentivo così vittorioso”. 1
Freud aveva osservato che nei sogni idee opposte si fondono in un’unica entità e che un’immagine può rappresentare degli aspetti di se stessa opposti, talchè è spesso difficile sapere quale dei due opposti significati venga espresso. Nell’opuscolo Abel dimostrava che lo stesso fenomeno era possibile individuarlo in una lingua morta come quella dell’antico Egitto: infatti in quella lingua ogni parola veniva comunemente usata con i due significati opposti. Ad esempio, uno stesso vocabolo poteva significare sia “forte” che “debole” e nella lingua scritta si utilizzava il disegno di una piccola figura dopo la parola: nel primo caso con un robusto uomo in piedi, nell’altro uno storpio incurvato. Abel era riuscito a trovare questa caratteristica anche in altre lingue, per esempio, in latino, altus significa sia “alto” che “profondo”, sacer sia “ santo” che “maledetto”. Freud rileva un’altra analogia tra la lingua egizia e quella onirica: in entrambe si possono trovare sia parole che situazioni semplicemente rovesciate. Tutto ciò confermerebbe quanto il Maestro espresse nell’Interpretazione dei sogni, dove descriveva il linguaggio onirico come di natura arcaica e come regressione ad un modo di pensare più primitivo.
Un anno dopo, nel 1911, Freud pubblicò nello “Jahrbuch” un breve articolo dal titolo “ Considerazioni sui due princìpi della funzione mentale ”. Il lavoro si apre con l’osservazione che in ogni tipo di nevrosi il paziente si allontana dalla realtà perché questa gli appare tutta o parzialmente insopportabile. Nell’articolo tratterà dei due princìpi che sono considerati un’estensione del “sistema primario ” e del “ sistema secondario ” e cioè: il “principio del piacere” ed il “ principio di realtà ”.
Nel descrivere il “ sistema primario ” del lattante, Freud affermerà che la scena, sia nei sogni che in buona parte delle fantasie di veglia, è dominata dal “principio del piacere ”. Ogni processo mentale ha il solo scopo di procurare piacere e solo quando ciò non accade diventa necessario prendere in considerazione la realtà.
Freud evidenzierà le conseguenze legate a questo cambiamento, perchè si renderà necessaria tutta una serie di modificazioni dell’apparato psichico. La coscienza e gli organi di senso dovranno servire esigenze diverse da quelle del semplice piacere, si svilupperà la funzione dell’attenzione che consentirà nuove impressioni, che verranno a loro volta registrate e che andranno gradualmente a sviluppare la memoria. La scarica motoria non sarà più embrionale, come in passato, ma si organizzerà in funzione del comportamento. Tutto questo si organizzerà per tentativi, con il minimo dispendio energetico. Il passaggio da un principio all’altro avverrà in modo più rapido e completo per quanto riguarda gli “impulsi dell’Io” che non per quelli sessuali che rimangono molto più a lungo sotto il dominio del principio del piacere, spesso per tutto il resto della vita. Questo spiegherebbe il ruolo essenziale che i fattori sessuali rivestono nell’etiologia delle nevrosi. In seguito Freud esporrà più dettagliatamente l’argomento nelle “Lezioni introduttive”.
Nel 1912 il Maestro scrisse “Alcune osservazioni sul concetto di inconscio come viene inteso in psicoanalisi”, allorché la Società Londinese di Ricerche Psichiche chiese a Freud un contributo per il supplemento medico degli “Atti” della Società. Freud lo scrisse in inglese e successivamente Hanns Sachs lo tradusse in tedesco per poterlo pubblicare sulla “Zeitschrift”. In tale lavoro il Maestro si soffermerà sul significato che la parola “inconscio” riveste in psicoanalisi, e sul concetto di “preconscio” considerato come l’insieme dei ricordi latenti che sono troppo deboli per la coscienza ma che possono arrivarvi se opportunamente stimolati.
Nella primavera del 1915 furono scritti cinque lavori pubblicati sulla “Internationale Zeitschrift für Psychoanalyse ”. Il primo saggio dal titolo “Triebe und Triebschiksale” tradotto in “Gli istinti ed il loro destino”, verte sulla parola Triebe. Freud in un’aggiunta alla terza edizione dei “Tre saggi sulla teoria della sessualità”, si avvicinò molto all’elaborazione di una sua definizione: “ Per “ istinto ” (Triebe) va inteso per ora l’equivalente psichico di una fonte di stimoli endosomatica ad erogazione continua, da contrapporsi al concetto di “ stimolo” (Reiz), legato ad eccitamenti singoli provenienti dall’esterno. Il concetto di istinto è perciò uno di quei concetti che si trovano al limite tra psichico e fisico. La spiegazione più semplice e verosimile della natura degli istinti consiste nell’ipotesi che l’istinto sia di per sé privo di qualità . Per quanto riguarda la vita psichica esso va considerato solo come una misura della richiesta di lavoro che viene rivolta alla psiche. Ciò che distingue un istinto dall’altro e che attribuisce a ciascuno istinto qualità specifiche è il rapporto di esso con la sua fonte somatica e con la sua finalità. La fonte di un istinto è un processo di eccitamento che si verifica in un organo, e la finalità immediata consiste nell’eliminazione di questo stimolo organico”. 2
Circa lo spinoso problema di quanti e quali istinti vadano presi in considerazione, Freud precisa che sebbene se ne possano elencare molti, due sono quelli degni di nota: gli “istinti originari” (Urtriebe) e cioè gli istinti dell’Io, o di conservazione, e quelli sessuali. Di quest’ultimi effettuerà, in ragione dei processi adottati, una divisione in quattro gruppi: “inversione nell’opposto”, “aggiramento dell’argomento”, “rimozione ”, “sublimazione”. In questo saggio tratterà dei primi due processi; il primo verrà descritto come il passaggio dalla attività alla passività, come nel sadismo e il masochismo, e il secondo che riguarderà il contenuto, consisterà nella trasformazione dell’amore in odio.
Nel secondo lavoro della serie dal titolo “Rimozione”, Freud spiegherà come tale meccanismo non sia rilevabile fin dall’inizio, ma possa aver luogo solo quando si è effettuata la distinzione tra inconscio e coscienza, e che prima di allora il meccanismo di difesa operante è quello della trasformazione nel contrario e dell’introflessione.
Il saggio successivo intitolato “L’inconscio“ si apre con l’indicazione che l’inconscio comprende qualcosa di più del rimosso che invece ne costituisce solo una parte. Freud sottolinerà cosa indichi la parola inconscio: sia una parte della mente priva di coscienza, sia quella parte della mente dotata di caratteristiche speciali. Verranno invece definiti preconsci tutti quei processi mentali che hanno origine nell’inconscio, e che pur non essendo necessariamente coscienti diverranno ammissibili alla coscienza, superando quella barriera che Freud chiamerà censura.
Le principali caratteristiche dell’inconscio prese in esame evidenzieranno che: in esso non esiste nessun senso di contraddizione, infatti idee opposte possono coesistere pacificamente senza influenzarsi, la condensazione delle idee e lo spostamento delle cariche affettive da un’idea all’altra si verificano liberamente, l’inconscio non ha alcuna concezione del tempo e non ha alcun rapporto con l’esterno.
Nel 1916 Freud interruppe la serie per pubblicare un lavoro di carattere clinico, ma l’anno dopo ne uscì un altro di rilievo teorico “Supplemento metapsicologico alla teoria dei sogni”. Il saggio in questione non aggiungerà altro materiale alla teoria dei sogni che Freud aveva formulato diciassette anni prima, terrà però conto delle vedute metapsicologiche elaborate negli ultimi anni.
L’ultimo saggio della serie sarà “Lutto e melanconia”, le idee espresse in questo lavoro furono discusse alla Società di Vienna il 30 dicembre 1914, in occasione di un lavoro sulla melanconia letto da Tausk.
Freud metterà a confronto il lutto normale dalla depressione patologica, lavoro che rappresenterà un’estensione di quello effettuato da Abraham. Nel 1915 Freud aveva scritto un abbozzo del saggio e lo aveva inviato a Ferenczi perché lo recapitasse ad Abraham. Questi fece su di esso un lungo commento ma la chiusura delle frontiere tra Germania e Austria fece ritardare l’invio di parecchie settimane. Abraham insisteva sulla differenza psicologica tra nevrosi ossessiva e melanconia, e riteneva che sebbene il sadismo fosse notevole in entrambe, nella melanconia il fattore orale assumeva il ruolo che l’erotismo anale ha nella nevrosi ossessiva. La risposta di Freud fu la seguente: ”I suoi commenti sulla melanconia mi sono sembrati pregevolissimi ed ho incluso senza esitazione nel mio saggio ciò che m’è parso utile. Il punto degno di maggiore attenzione è la Sua osservazione sulla fase orale della libido, ma riporto anche l’associazione da Lei fatta tra lutto e melanconia. Mi rimane facile soddisfare la Sua richiesta di critiche: sono rimasto soddisfatto di tutto ciò che ha scritto. voglio solo ribadire due punti: che Lei non insiste a sufficienza sulla parte essenziale della mia ipotesi; cioè sulle considerazioni topografiche in esse contenute, sulla regressione della libido e l’abbandono delle cariche inconsce, e che mette invece in primo piano, come spiegazione conclusiva, il sadismo e l’erotismo anale. Sebbene Lei sia nel giusto, sfiora la vera spiegazione senza coglierla. Infatti l’erotismo anale, i complessi di castrazione, ecc., sono fonti ubiquitarie di eccitamento che devono comparire in qualunque quadro clinico, e che rientrano ora nell’uno ora nell’altro. Naturalmente abbiamo il compito di accettare cosa essi finiscono per determinare, ma la spiegazione dell’affezione può trovarsi solo nel meccanismo, considerato da un punto di vista dinamico, topografico ed economico”. 3
Freud espliciterà la distinzione tra una elaborazione normale lutto, dove il dolore e le altre manifestazioni si limitano alla reazione per la perdita dell’oggetto esterno, e la melanconia dove al contrario la persona ha l’impressione di una perdita di un qualche oggetto inconscio. Attraverso questo saggio il Maestro effettuerà il primo tentativo per risolvere il problema della mania, considerata come la rivalsa dell’Io narcisistico per essersi liberato dall’oggetto disprezzato ed odiato, che lo aveva sopraffatto durante la fase melanconica.
. FREUD E LA PSICOANALISI APPLICATA
Con il libro “Psicopatologia della vita quotidiana” scritto nel 1904, Freud poté mostrare come i contenuti inconsci possano influenzare il divenire quotidiano. Il primo capitolo venne intitolato “L’oblio dei nomi propri”; già sei anni prima il Maestro ne aveva pubblicato il contenuto, in forma divulgativa, sulla “Monatsschrift für Psychologie und Neurologie” con il titolo “Il meccanismo psichico dell’oblio”. In quello stesso anno, il 1898, scrisse per un ambito selezionato di professionisti, sui rapporti tra dimenticanza e rimozione e l’anno seguente, sullo stesso periodico, pubblicò un lavoro dal titolo “Ricordi di copertura” dove si occuperà di tutti quei ricordi che, fungendo da schermo ad altri ricordi associati, vengono rimossi. Seguirono altri tre capitoli a quello sull’oblio dei nomi propri, attraverso i quali esporrà come la presenza del medesimo meccanismo sottostante, possa produrre le amnesie di parole, di frasi, di impressioni e intenzioni. La trattazione si concluderà, nell’ultimo capitolo, con il profondo contributo di Freud circa il superamento del vecchio dilemma tra determinismo e libero arbitrio, reso quest'ultimo impossibile, secondo il Maestro, dal fatto che decisioni che possono sembrare spontanee possono essere guidate da condizionamenti profondi di natura inconscia.
Il 1905 fu per Freud un periodo molto produttivo, infatti pubblicò oltre ai “Tre saggi sulla teoria della sessualità”, un libro intitolato “Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio” dove tratterà dei due fattori da cui dipendono i motti, la loro speciale tecnica di produzione e la loro tendenza, attribuendone la psicogenesi alla passione che hanno i bambini nel giocare con le parole come se si trattasse di oggetti.
All’inizio del 1906 Freud scrisse un breve racconto su “Personaggi psicopatici del teatro”, mai pubblicato in tedesco, che Max Graf pubblicò in inglese nel 1942, quando Freud gliene fece dono. Si tratta di un piccolo saggio dove Freud espone le ragioni per cui certe forme artistiche interessino il pubblico, soffermandosi sulla poesia lirica, la danza rituale, ma principalmente sul dramma.
Un contributo degno di nota è collocabile nel giugno 1906 quando Freud, su invito di Löffler, professore di giurisprudenza, tenne un seminario dove espose la differenza dei meccanismi che sono alla base di un atto criminale e quelli dei nevrotici, ponendo l’accento sulla complessità delle motivazioni che possono non necessariamente riferirsi al delitto preso in esame.
Nel 1907 pubblicò nel primo numero della nuova “Zeitschrift für Religionspsychologie” un lavoro dal titolo “Atti ossessivi e pratiche religiose” dove, per la prima volta, trattò l’argomento legato alla religione. Il confronto sarà appunto tra i cerimoniali ossessivi e le pratiche religiose (pregare, inchinarsi, inginocchiarsi ecc.), sul senso di costrizione interiore ed il timore più o meno vago della punizione-disgrazia nella quale si andrebbe ad incappare, qualora tali cerimoniali venissero omessi. Freud concluderà affermando che la nevrosi ossessiva può essere considerata la contropartita patologica della religione, cioè una forma di religione personale, mentre la religione può essere definita una nevrosi ossessiva universale.
All’inizio del 1907 pubblicò, come primo volume d una nuova collana, “Schriften zur angewandten Seelenkunde” un breve lavoro in cui espose l’interpretazione psicoanalitica di un romanzo. Già nel 1898 aveva inviato all’amico Fliess un’analisi molto precisa del romanzo “Die Richterin” di Conrad Ferdinand Meyer, dove aveva fatto risalire l’origine della trama ad un ricordo represso dell’autore circa una sua relazione sessuale infantile con la sorella.
L’analisi in questione, dal titolo “Deliri e sogni nella Gradiva di Jensen", trattava del racconto del noto scrittore danese che narra la storia di un giovane archeologo, che si innamora dell’immagine di una fanciulla greca raffigurata in un bassorilievo. Le sue fantasie deliranti lo indurranno a credere che la fanciulla fosse morta durante l’eruzione che si abbatté su Pompei nel 79 a.c.
L’archeologo si reca comunque a Pompei dove incontra una donna che incarna la fanciulla del bassorilievo, si lasca curare da questa, per poi successivamente scoprire che la fanciulla era stata una sua compagna di giochi durante l’infanzia.
Freud ne fa un’analisi dettagliata: l’epoca di 2000 anni fa, in cui si suppone che la coppia si sia conosciuta ed amata, equivale al periodo dimenticato della loro infanzia reale, la rimozione che l’ha cancellata corrisponde alla scomparsa di Pompei sotto la cenere, che denota più la presenza di un processo di seppellimento che non quello di distruzione. Freud inviò una copia del libro a Jensen con una lettera di accompagnamento. Lo scrittore gli rispose amichevolmente dicendogli che l’idea del racconto si era concretizzata dopo aver visto la copia del bassorilievo esistente presso il Museo di Monaco, e gli riferì di un innamoramento per una bambina con la quale era cresciuto, che morì di tisi a diciott’anni; aggiunse che molti molti anni dopo si era infatuato di un’altra ragazza, molto somigliante alla prima, morta anch’essa prematuramente (potenza della coazione a ripetere!).
Nel 1908 apparvero quattro lavori, il primo “Etica sessuale civile” dove Freud si pronuncerà su problemi di ordine sociale, il secondo “Carattere ed erotismo anale” dove si soffermerà sullo studio della formazione dei vari tratti caratteriali, ed il terzo “Lo scrittore creativo e il sogno diurno” che pubblicherà sulla nuova rivista “Neue Revue”. Gran parte del lavoro verterà sulla descrizione delle caratteristiche del sogno diurno, attività che Freud riconduce al gioco infantile, pur differenziandosi da questo, visto che prescinderebbe dagli oggetti reali di cui invece si serve il bambino.
Nel 1910 pubblicò il saggio “Leonardo da Vinci e un ricordo della sua infanzia” partendo, per la sua analisi, dall’unico ricordo che Leonardo rammentava. Il ricordo preso in esame era quello di un uccello che si posava sul bambino giacente sulla culla, che spostava la coda su e giù sulla bocca di lui. Cogliendo nell’idea della coda dell’uccellino il simbolo contemporaneo del capezzolo e del pene, Freud mette in rapporto questa fantasia con i noti eventi dell’infanzia di Leonardo. Questi nacque come figlio illegittimo e per i primi anni visse solo con la madre, finché il padre, dopo il matrimonio con un’altra donna, dalla quale non aveva avuto figli, lo adottò.
Ferenczi arrivò a temere, che a causa di questo scritto, Freud potesse essere considerato un visionario, ma la risposta del Maestro non ammise repliche: ”Non si preoccupi del Leonardo, da molto tempo scrivo solo per una piccola cerchia, che aumenta di giorno in giorno, e se gli altri non si beffassero del Leonardo vorrebbe dire che ho errato nel giudicarli. Ciò che dicono gli altri mi è completamente indifferente. A tutti noi la psicoanalisi procurerà, postume, più gratitudine e più fama di quanto sarebbe opportuno desiderarne ora che siamo immersi nel lavoro.”1
Il lavoro “Totem e tabù”, richiese la lettura di numerosi libri e a tal proposito Freud si esprimerà come segue: “Il lavoro sui totem è una faccenda bestiale. Sto leggendo grossi libri senza provarci vero interesse, poiché già conosco le conclusioni: l’istinto me le detta, ma esse devono aprirsi la strada attraverso tutto il materiale esistente sull’argomento...” Ed ancora:
“Sto scrivendo faticosamente la quarta delle Überstimmungen, quella sul totemismo, che deve concludere la serie. E’ l’impresa più audace nella quale mi sia imbarcato, sulla religione, l’etica e quibusdam aliis. che Dio m’aiuti!” ...
“Sto lavorando all’ultima parte del Totem, che cade opportuna per approfondire di parecchio la frattura. Per leggerlo e rileggerlo occorrerà tutto il mio tempo fino al 15 giugno. Dal tempo dell’Interpretazione dei sogni non ho scritto nulla con tanta convinzione, per cui posso predire il destino del saggio”
Freud disse ad Abraham che il saggio sarebbe uscito prima del congresso di Monaco e “...sarebbe servito a creare una netta separazione tra noi e tutta la religiosità ariana. Questo sarà il suo risultato”. ed a Ferenczi: ”Dall’Interpretazione dei sogni non ho lavorato a nessun’altra opera con tanta sicurezza ed ispirazione. L’accoglienza sarà la stessa di allora: una tempesta di indignazione, tranne per coloro che mi sono vicini. Nella disputa con Zurigo, il saggio cade proprio al momento giusto per separarci, così come un acido scinde un sale” (13 maggio 1913).
Jones lesse insieme a Ferenczi le bozze, e pochi giorni dopo, quando incontrò Freud a Vienna, poté cogliere l’importanza che per il Maestro rivestiva tale lavoro: “Allora (nell’Interpretazione dei sogni) descrissi il desiderio di uccidere il proprio padre, ma ora ho descritto l’uccisione vera e propria. Dopo tutto passare dal desiderio all’azione non è poca cosa.”
Nella prima parte, “L’orrore dell’incesto”, si soffermerà sulle complesse precauzioni prese dalle tribù primitive per evitare l’incesto, e la conseguente pena legata all’infrazione: la morte.
Nella seconda parte, dal titolo ”Il tabù e l’ambivalenza dei sentimenti”, Freud passerà in rassegna il vasto campo dei tabù spiegando come esso sia fine a stesso, e come un individuo o un oggetto, una volta divenuto tabù, possa venire investito di poteri miracolosi. La proibizione fondamentale messa generalmente in atto, riguarda il contatto, che Freud paragona al délire de toucher dei nevrotici ossessivi, dove si teme l’avvento di qualche terribile disgrazia.
Con il terzo saggio, “Animismo, magia e onnipotenza del pensiero” Freud, pur accettando la tradizionale divisione degli stadi di sviluppo umano in animistico, religioso e scientifico, condividerà con Marett l’esistenza di uno stadio precedente o “pre-animistico” definito “animatismo”, dove il mondo viene percepito come animato da diverse intenzioni che conducono al benessere o alla rovina dell’umanità. Il passaggio all’animismo, il cui il mondo é vissuto come popolato da anime e demoni, è secondo Freud da considerarsi un progresso, poiché l’uomo affida i propri desideri agli spiriti attraverso una proiezione. Per quel che attiene la magia Freud metterà in rapporto questo atteggiamento primitivo con l’onnipotenza dei pensieri riscontrabile sia nelle fantasie nevrotiche che nella vita psichica dei bambini.
Nella quarta parte, ”Il ritorno del totemismo nell’infanzia”, si soffermerà sull’origine dei totem, spiegando ad esempio come al clan che discendeva da una particolare specie (per eredità materna) fosse severamente proibito uccidere animali di quella specie. Era anzi obbligatorio proteggerli, affinché essi, a loro volta, proteggessero il loro clan.
Il libro, come lo stesso Freud anticipò, non ricevette il consenso dovuto poiché incontrò aspre resistenze anche al di fuori dei circoli psicoanalitici.
Per concludere mi soffermerò sugli scritti di Freud che riguardarono l’allontanamento e la successiva rottura con Jung, fortemente auspicata dal Maestro, poiché riteneva che fosse dolorosa manecessaria al fine di scongiurare le inevitabili confusioni sul metodo psicoanalitico.
A tal fine Freud decise di scrivere due saggi, quasi contemporaneamente, nei primi tre mesi del 1914. Uno era sul “Narcisismo” nel quale Freud poté esporre le differenze tra le proprie posizioni e quelle di Jung ed Adler.
Il secondo saggio, nettamente più polemico, significativo ne è il motto iniziale: “Flectuat nec mergitur” 2 , si divide in una prima parte autobiografica, e in una seconda parte dove ripercorre la storia del movimento psicoanalitico dopo il 1902 ed il successivo riconoscimento, per poi concludere, con una terza parte, in cui illustrerà un resoconto dei dissensi con Jung ed Adler.
Concludo riportando una lettera che Freud scrisse al Dr. van Eeden, psicopatologo olandese, poiché trovo che si possa considerare attuale e perché spiega la ragione per cui, ancor oggi, si muovano attacchi gratuiti ed ascientifici alla psicoanalisi.

“Vienna, 28 dicembre 1914.

Verehert Herr Kollege,
l’attuale guerra mi spinge a ricordarLe due affermazioni avanzate dalla psicoanalisi, che hanno sicuramente contribuito a rendere impopolare tale teoria. Dallo studio dei sogni e dei lapsus delle persone normali, nonché dei sintomi nevrotici, la psicoanalisi è giunta alla conclusione che gli impulsi primitivi, selvaggi e malvagi dell’umanità non sono scomparsi ma continuano ad esistere, sebbene allo stato represso, nell’inconscio degli impulsi, come noi lo chiamiamo nel nostro gergo, ed attendono l’occasione per manifestare la loro attività. Essa ci ha inoltre insegnato che il nostro intelletto è qualcosa di debole e dipendente, al tempo stesso gingillo e strumento dei nostri impulsi e delle nostre emozioni, e che tutti noi siamo obbligati ad agire intelligentemente e stupidamente a seconda del volere imposto dai nostri atteggiamenti”

Non vi è affronto più feroce del delitto di lesa maestà dell’onnipotenza umana!

Esempio



  



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