Spesa pubblica, entrate pubbliche e demanio pubblico

Materie:Appunti
Categoria:Scienze Delle Finanze

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Appunti Scienze delle Finanze – Programma V ITC

1. SPESE PUBBLICHE

Le spese pubbliche sono tutti quegli impieghi di ricchezza sotto forma di pagamenti monetari compiuti dai soggetti attivi dell’attività finanziaria per la produzione dei servizi necessari al soddisfacimento dei bisogni pubblici.

Classificazione:
a) in base alla loro ripetibilità nel tempo
1. ordinarie: si ripetono regolarmente in ogni esercizio finanziario
2. straordinarie: vengono sostenute al verificarsi di circostanze imprevedibili

b) in base al loro scopo
1. di governo: per far fronte ai compiti istituzionali dello Stato: ordine pubblico; giustizia; sicurezza esterna ecc.
2. di esercizio: per il conseguimento delle entrate, pagamento degli interessi passivi del debito pubblico

c) in base alle norme che ne regolano il pagamento
1. obbligatorie
2. facoltative

d) in base alla classificazione economico-funzionale operata per la redazione del bilancio dello stato
1. correnti: si ammortizzano in un solo esercizio. Possono essere di gestione (per il funzionamento dei servizi pubblici) o di trasferimento (sussidi alle classi meno abbienti)
2. in conto capitale: investimenti pubblici, ammortizzabili in più esercizi finanziari

e) in base alle funzioni
1. amministrative: difesa, giustizia, ordine pubblico
2. produttive: infrastrutture (trasporti, servizi postali, viabilità ecc.)
3. redistributive: servizi sociali (case popolari, assistenza ai bisognosi, istruzione ecc.)

Effetti economici e sociali delle spese pubbliche:
L’equazione keynesiana: Reddito (Y) = Consumi (C) + Investimenti (I) + Spesa pubblica (G)

Da questa equazione possiamo dedurre che sia gli investimenti privati sia i consumi dipendono dal reddito disponibile di un Paese. Non sempre è possibile ottenere un perfetto equilibrio tra consumi, risparmio e investimenti in un sistema economico. Il venir meno di questo equilibrio causa la disoccupazione dei fattori produttivi. Lo squilibrio tra questi variabili è attribuito da Keynes che nei Paesi sviluppati, la propensione al consumo tende nel lungo periodo a diminuire, specie per le classi più abbienti.

L’investimento privato è incentivato innanzitutto dalle prospettive di profitto, che dipendono dalla domanda di beni e servizi. Una scarsa propensione al consumo blocca gli investimenti causando: a) disoccupazione della forza-lavoro, b) formazione di risparmio inoperoso per effetto della scarsa domanda di capitali.

La spesa pubblica consiste in sostanza nell’acquisto di beni e servizi e in tutti i pagamenti effettuati dalla pubblica amministrazione. Essa costituisce l’investimento pubblico e ha la funzione di elevare la domanda globale, adeguandola all’offerta dei fattori di produzione e permettendo così l’assunzione della forza lavoro inutilizzata e l’impiego del risparmio inoperoso attraverso il ricorso all’indebitamento. La spesa pubblica, concorrendo con gli investimenti privati, consentirebbe la piena occupazione dei fattori produttivi, cioè il ritorno del sistema economico in posizione di equilibrio, attraverso:
a) un aumento della domanda di beni e di servizi
b) un conseguente incoraggiamento degli investimenti privati
c) un’adeguata tassazione dei contribuenti più ricchi, che permetta di finanziare aiuti economici a favore dei ceti sociali meno abbienti, aumentando così la disponibilità di reddito consumabile di questi ultimi.

I 3 grandi effetti delle spese pubbliche

1. Tutte queste misure concorrono alla massimizzazione del reddito nazionale. Prende il nome di moltiplicatore (keynesiano) il coefficiente che serve a quantificare l’aumento di reddito nazionale ottenibile con una variazione delle domanda globale. La portata degli effetti del moltiplicatore dipende dalla propensione al consumo.
Esp.: se in un dato momento la propensione al consumo dei soggetti economici è del 75%, tale percentuale di ogni incremento unitario di reddito sarà destinata al consumo, aumentando la domanda globale.
La spesa pubblica masimizza il reddito nazionale anche grazie al principio economico dell’acceleratore.

2. Correggere quelle disfunzioni del sistema economico causate dalle fluttuazioni cicliche.
Gli squilibri sono dovuti a carenza o eccesso di domanda. Nelle fasi di recessione il livello dei consumi e degli investimenti è molto basso, il sistema economico produce meno di quello che potrebbe e le risorse disponibili restano inutilizzate; vi è disoccupazione. La manovra correttiva consiste in un aumento della spesa pubblica in modo da incrementare la domanda per consumi e per investimenti e stimolare la ripresa della produzione e dell’occupazione.
Nelle fasi di espansione la propensione a consumare e a investire è molto alta, mentre la produzione non può aumentare perché i fattori sono ormai tutti pienamente occupati. Lo squilibrio che si viene a creare fa aumentare il livello generale dei prezzi: l’inflazione si verifica. Lo strumento per ristabilire l’equilibrio è la diminuzione della spesa pubblica allo scopo di contrarre la domanda complessiva e frenare la spinta inflazionistica.

Questa funzione stabilizzatrice del sistema economico è possibile a condizione che i governi accettino un deficit del bilancio stabale, nelle fasi depressive, da recuperare dalla tribute riscosse durante l’espansione.

3. Una politica di espansione della spesa pubblica avrebbe gli effetti di una redistribuzione del reddito a favore delle classi sociali meno abbienti.

Incremento progressivo delle spese pubbliche
La spesa pubblica in questi ultimi trent’anni, ha subito incrementi vertiginosi in termini reali, cioè non tenendo conto dei suoi aumenti dovuti al deprezzamento della moneta.
I fattori di questo fenomeno sono:

1) l’aumento della popolazione
2) il fatto che lo Stato moderno, sotto la pressione delle richieste di maggior benessere sociale, ha esteso il suo intervento in sempre più vasi settori della società
3) l’esigenza ritenuta indispensabile dalle modernie teorie che la pesa pubblica svolga una funzione anticiclica
4) la funzione attribuita alla spesa pubblica di effettuare una più equa distribuzione del reddito presuppone il trasferimento di ingenti risore a favore delle classi meno abbienti
La spesa pubblica presenta una certa rigidità, vincolata da una molteplicità di fattori.

Spesa pubblica e intervento dello Stato nell’economia
Linee di programmazione economica su cui può operare l’intervento pubblico:

a) sviluppo del reddito nazionale e attenuazione delle fluttuazioni cicliche
b) potenziamento delle opere pubbliche e dei servizi sociali
c) redistribuzione del reddito e superamento degli squilibri territoriali
d) realizzazioen di un’equilibrata politica dei redditi e un controllo dei prezzi

Crisi fiscale dello Stato assistenziale
Le teorie di ispirazione keynesiana della finanza congiunturale e funzionale sostenevano la necessità di impiegare la spesa pubblica come strumento di politica economica, cioè come un insostituibile mezzo per massimizzare il reddito e per attenuare le fluttuazioni cicliche. I fondamentali presupposti per realizzare questi obiettivi erano:

1. una politica di bilancio flessibile, che consentisse di finanziare la spesa pubblica nelle fasi di depressione. Il deficit di bilancio poteva essere finanziato con il ricorso all’emissione di titoli di Stato
2. un’imposizione fiscale progressiva
3. un massiccio finanziamento delle spese di trasferimento

L’espansione spesso incontrollata delle spesa pubblica ha ingigantito il fabbisogno finanziario dello Stato che, non potendo inasprire la pressione fiscale al di sopra di certi limiti di tollerabilità è ricorso al debito pubblico. Il rischio è cho lo Stato assistenziale causi la crisi fiscale della pubblica amministrazione. Oltretutto, l’assistenzialismo a oltranza ha causato un circolo vizioso difficilmente arrestabile: l’aumento della spesa pubblica incoraggia il ricorso al disavanzo e la possibilità di ricorrere al disavanzo, a sua volta, stimola nuove spese.

Il collasso dello Stato del benessere ha suscitato la reazione polemica dei neo-liberisti e dei monetaristi, che attribuiscono alla pubblica amministrazione la responsabilità dell’inflazione, causata anche dal deficit pubblico.

La condizione della ifnanza pubblica nel nostro Paese è sensibilmente migliorata grazie alla riduzione del deficit, ottenuta mediante rigorose manovre fiscali di questi ultimi anni, ma rimane preoccupante a causa del debito pubblico accumulato.

Vi è anche la necessità dell’integrazione economico-monetaria all’interno dell’Unione Europea. I trattati di Maastricht hanno fissato questi inderogabili requisiti per la permanenza nell’Unione Monetaria:
1) rapporto tra disavanzo statale e prodotto interno lordo entro il 3%
2) rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo entro il 60%

DEBITO PUBBLICO = ACCUMULAZIONE DI DEBITI VERSO PRIVATI IN VARI ANNI

DEFICIT (disavanzo) = SALDO TRA LE SPESE E LE ENTRATE DELLO STATO IN UN ANNO

2. LE ENTRATE PUBBLICHE

Le entrate pubbliche sono l’insieme dei prelievi di ricchezza che i soggetti attivi dell’attività finanziaria effettuano sulle economie private per far fronte alle spese pubbliche.

*Le spese regolano le entrate*

Classificazione:

a) in base alla loro ripetibilità nel tempo
1. entrate ordinarie: si riscuotono in ogni esercizio ed è possibile prevvedere il loro ammontare (tributi, prezzi pubblici e privati ecc.)
2. entrate straordinarie: riscosse in circostanze eccezionali (debito pubblico, emissione di carta di moneta ecc.)

b) in base alla loro provenienza
1. entrate originarie: provengono dal patrimonio dello Stato o dal suo esercizio di un’attività imprenditoriale (prezzi pubblici, politici, privati, alienazioni ecc.)
2. entrate derivate: l’attività economica privata (entrate tributarie, prestiti pubblici)

c) in rapporto alle norme giuridiche che ne disciplinano il prelievo
1. entrate di diritto privato: la loro acquisizione è regolata dal diritto privato, in quanto l’ente se le procura operando sul mercato in concorrenza con gli altri soggetti economici. Sono in genere le entrate originarie
2. entrate di diritto pubblico: riscosse in base a norme imperative di diritto pubblico. Sono in genere le entrate derivate

Tributi:
I tributi costituiscono l’insieme delle prestazioni in denaro che lo Stato e gli enti pubblici territoriali impongono coattivamente ai singoli per far fronte alle spese di gestione dei servizi pubblici.

Si distinguono in imposte, tasse e contributi

L’imposta
Il prelievo coattivo in denaro che i soggetti attivi dell’attività finanziaria effettuano sulle economie private per il conseguimento dei mezzi necessari alla gestione dei servizi pubblici generali.

Il servizio pubblico è generale quando è indivisibile e a domanda non individualizzabile. L’imposta è dovuta dai contribuenti non in quanto utenti dei servizi pubblici, ma in quanto soggetti alla potestà tributaria che li obbliga a contribuire al pagamento delle spese pubbliche (Art. 53 Costituzione). Inoltre l’imposta è commisurata in base alla capacità contributiva del contribuente, desumibile dal suo reddito, dal suo patrimonio e dalle condizioni socio-familiari.

I caratteri quindi sono:
1) obbligatorietà della prestazione tributaria
2) generalità del servizio
3) inesistenza di un rapporto tra il pagamento dell’imposta e il godimento del servizio

La tassa
Il corrispettivo pagato a un ente pubblico in cambio della prestazione di un servizio pubblico speciale reso all’utente, dietro una richiesta.
Il servizio è dunque divisibile e a domanda individualizzabile, e non coattiva, essendo una controprestazione a chi ne fa richiesta.
La tassa è inferiore al costo di gestione del servizio, e la parte rimanente degli oneri di gestione è a carico di tutta la collettività tramite il pagamento delle imposte.

Sia la tassa sia il prezzo pubblico hanno la natura di corrispettivi e vengono pagati dal soggetto che richiede di godere del servizio. La differenza sta nel fatto che le tariffe pubbliche sono i prezzi pagati per servizi resi da organismi imprenditoriali. Le tasse invece sono controprestazioni di servizi istituzionali, quindi non di natura imprenditoriale.

I caratteri quindi sono:
1) la non coattività
2) la specialità del servizio reso
3) la sua natura di controprestazione di un servizio pubblico istituzionale
a) Tasse giudiziarie – quelle dovute allo Stato per l’esercizio della sua funzione giorisdizionale e il funzionamento dei relativi organi (TAR ecc)

b) Tasse amministrative – dovute per il rilascio da parte della pubblica amministrazioen di atti amministrativi (carta d’identità, passaporto ecc)

c) Tasse ecologiche – i corrispettivi che l’erario fa pagare ai privati che utilizzano (e inquinano) i beni ambientali (tassa per il deposito dei rifiuti, sulle emissioni di anidride solforosa acc)

La riscossione può essere effettuata in 3 modi:
1. diretta generale – quando l’utente paga l’importo presso un ufficio appositamente adibito alle riscossioni
2. diretta specializzata – quando è versato dallo stesso ufficio che fornisce il servizio
3. indiretta mediante bollo – l’acquisto della carta bollata

Il contributo
Un prelievo coattivo di ricchezza effettuato sulle economie di determinati contribuenti che traggono una particolare utilità da opere o servizi pubblici destinati al soddisfacimento dei bisogni di tutta la collettività.

Contributi sociali – natura previdenziale e assistenziale (INPS, INAIL).

Pressione tributaria, pressione fiscale globale
Il complesso dei tributi costituisce il carico tributario, da ripartire tra i contribuenti in ragione della loro capacità contributiva. La pressione tributaria è il rapporto tra l’ammontare complessivo dei tributi vigenti in un Paese in un dato momento e il suo reddito nazionale:
Pressione tributaria = Tributi/Reddito

Pressione fiscale globale = Tributi + Oneri previdenziali/Reddito

Una pressione tributaria ecessiva causerebbe:
1) un inasprirsi di evasione fiscale
2) uno squilibrio tra investimenti pubblici e privati a danno di questi ultimi, limitando il risparmio dei contribuenti che potrebbe essere destinato a fini produttivi
3) la fuga di capitali all’estero, a danno dell’economia nazionale
4) una probabile ulteriore espansione della spesa pubblica, che porterebbe all’inflazione
I BENI PUBBLICI E LE IMPRESE PUBBLICHE

I beni che appartengono allo Stato e agli altri enti territoriali e che, per questo motivo, servono a soddisfare interessi prevalentemente pubblici, formano il demanio e il patrimonio pubblico. Alcuni beni pubblici sono fruttiferi e le entrate che si possono ricavare dalla loro amministrazione o vendita rientrano nella categoria delle entrate originarie.

Perciò abbiamo: beni demaniali, che formano il demanio, e beni patrimoniali, facenti parte del patrimonio pubblico

I beni del demanio appartengono agli enti pubblici, ma non a titolo di proprietà, in quanto sono inalienabili e imprescrittibili. Si distinguono in beni del demanio necessario e beni del demanio accidentale.

Demanio necessario:
a) demanio marittimo (porti, spiagge, lido)
b) demanio idrico (fiumi, torrenti, laghi e altre acque pubbliche)
c) demanio militare (l’insieme delle opere destinate alla difesa)

Demanio accidentale:
a) beni del demanio stradale, ferroviario, aeroportuale
b) beni del demanio artistico, storico, archeologico

I beni patrimoniali sono posseduti dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni a titolo di proprietà. Possono essere indisponibili o disponibili, se vendibili o meno.

a) beni immobili (terreni, fabbricati, miniere, foreste, caserme) – patrimonio immobiliare
b) beni mobili (strumenti scientifici, attrezzature tecnice, arredi ecc.) – patrimonio mobiliare
c) imprese pubbliche o a partecipazioen statale – patrimonio industriale

Tra i beni indisponibili ci sono le foreste, le miniere, gli armamenti, le caserme, i beni mobili di interessse storico e archeologico. Gli altri sono disponibili.

La dismissione del patrimonio pubblico

Durante gli ultimi anni vi è stato un graduale processo di vendita ai privati dei beni del patrimoino pubblico disponibile. La dismissione dei beni dello Stato segue due percorsi:

1) La privatizzazione delle imprese pubbliche
2) La vendita degli immobili degli enti pubblici – prevalentamente fabbricati a uso abitativo. Allo scopo di attivare la procedura di vendita di tali beni, lo Stato ha la facoltà di conferire i propri immobili a organismi di gestione fondiaria, ossia a fondi di investimento immobiliare. Vengono gestiti da una società costituita dal Governo, Patrimonio S.p.A..
La vendita degli immobili statali prevede il diritto di prelazione a favore dell’inquilino, a cui è riconosciuto, a certe condizioni, un adeguato sconto sul prezzo. Le entrate derivanti dal patrimonio disponibile sono entrate patrimoniali (non da confondere con imposta patrimoniale, cioè l’ICI)

Imprese pubbliche
L’impresa pubblica è un organismo imprenditoriale attraverso il quale lo Stato o un ente pubblico minore gestisce direttamente o indirettamente un’attività di produzione di beni o servizi di pubblica utilità.

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