Seconda Guerra mondiale

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Seconda Guerra mondiale

La seconda Guerra mondiale ebbe inizio il 1° settembre 1939 e per vari aspetti costituì la continuazione della Grande Guerra. Lo schieramento delle forze fu in Europa pressappoco identico: da un lato il Terzo Reich estesosi sull'intera area germanica, compresa l'Austria, dall'altro la Francia, l'Inghilterra gli USA e la Russia. L'Italia scese in campo questi volta al fianco della Germania, cui aderirono anche taluni paesi dell'Europa orientale, quali l'Ungheria, la Bulgaria e la Romania. In Asia vi fu invece uni sostanziale differenza, in quanto il Giappone, alleato durante la 1ª Guerra mondiale degli occidentali, nel suo tentativo di costruirsi un grande impero nel Pacifico venne in conflitto con gli USA, l'Inghilterra e l'Olanda. La guerra, condotta con inaudita brutalità, ebbe aspetti tragici. Le nuove possibilità offerte dall'offesa aerea permisero di attaccare le popolazioni civili e colpire i centri stessi da cui erano alimentati i fronti. Le febbrili ricerche degli scienziati al servizio dei loro governi portarono alla scoperta di terribili armi. Alla fine della guerra il progresso tecnico perseguito per scopi militari era tale che una nuova era iniziava per l'umanità.
Prodromi della guerra. Il conflitto cominciò con l'attacco della Germania alla Polonia, cui seguirono la dichiarazione di guerra della Francia e dell'Inghilterra alla Germania. Ma la minaccia di guerra era stata costante negli ultimi anni e le principali cause erano ripudio da parte del Reich del trattato di Locarno (v.), il riarmo tedesco e la politica di aggressione che mutava l'equilibrio europeo creato dopo il 1918. Nel marzo 1938 Hitler, cancelliere della Germania, occupava l'Austria; nel 1939 era la volta della Cecoslovacchia. Nella primavera dello stesso anno si delineavano le mire tedesche sul corridoio polacco e la minaccia di un intervento in Polonia. Era fermo proposito di Hitler non far cadere la Germania negli errori disastrosi del 1914-18, cioè della guerra di posizione e della lotta su due fronti. Riuscì in pieno solo per il primo punto, in quanto la macchina bellica tedesca poté imporre in tutta l'Europa la concezione della «guerra lampo», ma venne costretto dalla fatalità degli eventi a cercare egli stesso un secondo fronte ed a disperdere le forze tedesche su una serie di scacchieri minori. All'incontro di Monaco, al quale parteciparono Hitler, Mussolini, Chamberlain e Daladier, era stato deciso che l'Inghilterra e la Germania avrebbero risolto le loro questioni con mezzi pacifici. Seguiva però ben presto l'annessione della Cecoslovacchia e lo stesso Chamberlain rinunciava allora alla politica di «ammorbidimento» (appeasement). La Francia sembrò continuare a credere nella sicurezza della sua linea Maginot (v.); comunque fu solidale in pieno con l'Inghilterra.
Il «Blitzkrieg». L'attacco tedesco alla Polonia il 1° settembre 1939 fu il primo esempio in Europa della «guerra lampo» (Blitzkrieg). Duemila aerei tedeschi bombardarono indiscriminatamente Varsavia, mentre colonne corazzate traversavano il confine. Si trattava di colonne mobili costituite da truppe autotrasportate precedute da nugoli di carri armati, reparti di guastatori, artiglierie. Gli aerei (i famosi Stukas) agivano in picchiata sul campo in stretta concomitanza con le forze terrestri. Le posizioni nemiche erano cioè attaccate simultaneamente da aerei, carri armati e artiglierie, quindi investite da reparti d'assalto. In breve tempo l'esercito polacco fu travolto, mentre l'Europa tratteneva il respiro. I resti delle forze polacche cercarono di concentrarsi davanti alla capitale, quando le truppe russe, in base ad un accordo germano-sovietico concluso in quello stesso anno, assalirono la Polonia alle spalle. Il paese venne diviso tra i due aggressori. Una speciale organizzazione nazista per la Polonia diede inizio al folle piano di genocidio ideato anni prima da Hitler, per distruggere i Polacchi come popolo ed aprire il loro territorio alla colonizzazione tedesca.
Dopo la rapida fine della guerra in Polonia, seguirono sei mesi di relativa calma. In tutti i paesi del Commonwealth (v.) britannico si organizzavano corpi di spedizione, Hitler pareva indeciso e forse avrebbe desiderato una composizione della guerra per vie diplomatiche. Gli unici urti si ebbero sul mare. I Tedeschi lanciarono con gli aerei numerose mine magnetiche sulle rotte inglesi e cominciarono ad insidiare con i sottomarini il traffico nemico. Il 17 settembre venne silurata la portaerei «Courageous», il 14 ottobre un sottomarino penetrato nella rada di Scapa Flow affondò la nave da battaglia «Royal Oak». Gli Inglesi a loro volta, dopo uno scontro navale alla foce del Rio della Plata, bloccavano la corazzata tascabile «Admiral Graf Spee», costringendola ad autoaffondarsi. Intanto la Russia il 30 novembre 1939, sempre in base alle clausole segrete del trattato con Hitler, assaliva la Finlandia. Il piccolo paese capitolò dopo un'accanita resistenza nel marzo 1940.
L'attacco in Occidente. Nell'aprile 1940 Hitler ruppe improvvisamente la pesante stasi che gravava sull'Europa assalendo la Danimarca e la Norvegia. La Danimarca cadde senza opposizione, mentre truppe aviotrasportate tedesche si impadronivano degli aeroporti e di altri centri nevralgici della Norvegia nel primo giorno di guerra. L'azione tedesca fu un modello di organizzazione e gli Inglesi poco poterono fare per disturbarla, malgrado il loro dominio dei mari. La conquista della Danimarca e della Norvegia assicurò alla Germania piena tranquillità per i rifornimenti di ferro dalla Svezia.
Nel maggio dello stesso anno la macchina bellica tedesca si mise ancora in moto. Hitler ripetette in sostanza il piano sviluppato da Moltke nel 1914, ma questa volta le divisioni corazzate e l'uso dell'arma aerea, la Luftwaffe, sui campi garantivano l'effettiva continuità del Blitzkrieg. L'Olanda fu superata in pochi giorni. Gruppi di paracadutisti presero terra davanti a Rotterdam e si impadronirono dei vitali ponti di Moerdijk. La regina Guglielmina ed il governo si rifugiarono a Londra. La linea difensiva dell'esercito belga tra Anversa, Lovinio e Namur, rafforzata da reparti anglo-francesi, venne messa in crisi da una colonna tedesca incuneatasi nella zona di Sedan. Gamelin, comandante in capo delle forze alleate, ordinò allora la ritirata sulla linea della Schelda, ma ormai le colonne tedesche penetravano da più parti nello schieramento nemico aggirando alle spalle intere divisioni. Il 29 maggio il re dei Belgi, Leopoldo, capitolava. La pressione tedesca aveva diviso i Francesi dal corpo di spedizione inglese. Quest'ultimo riparò presso Dunkerque, dove ebbe inizio una spettacolare evacuazione. Hitler ritardò di poche ore l'ordine di attacco finale e ciò diede la possibilità agli Inglesi di salvare via mare il grosso delle loro forze. Il generale Weygand successo a Gamelin tentò ancora di fermare i Tedeschi alla linea Somme-Aisne; ormai però nulla più poteva fermare i Tedeschi, che il 10 giugno erano davanti a Rouen, lo stesso giorno in cui l'Italia entrava in guerra a fianco della Germania, ed il 14 entravano a Parigi. Il governo si rifugiò a Bordeaux, dove poco dopo chiedeva l'armistizio, che veniva firmato i Compiègne in un vagone ferroviario.
L'offensiva della Luftwaffe. La resa della Francia lasciò sola l'Inghilterra contro la Germania e l'Italia. Ma in effetti l'Inghilterra aveva l'indiscusso dominio dei mari e dai paesi del Commonwealth (Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sud-Africa) giungevano aiuti d'ogni genere. Pure per il momento essa poteva contare per la sua difesa territoriale soltanto su poche divisioni ed alcune squadriglie d'aerei. Se i Tedeschi avessero traversato la Manica, l'Inghilterra sarebbe stata occupata in poche ore. Hitler forse pensò seriamente ad uno sbarco sull'isola, ma la Germania non aveva naviglio adatto per delle truppe ed inoltre l'intervento della flotta inglese avrebbe potuto trasformare lo sbarco in un disastro per la Germania. L'invasione venne comunque rimandata e l'Inghilterra fu salva. In seguito la Germania avrebbe ottenuto ancora splendide vittorie, ma in quei mesi aveva perso per sempre la possibilità di volgere il conflitto a suo favore. Rimandata l'invasione, Hitler decise di colpire l'Inghilterra per via aerea e tra il luglio e l'ottobre 1940 la Luftwaffe lanciò la sua offensiva nei cieli inglesi. Ebbe inizio la prima vera guerra aerea della storia. Città e porti inglesi vennero sottoposti a massicci bombardamenti. Quando però col tempo le perdite tedesche risultarono troppo alte (1733 aerei abbattuti in ca. 3 mesi), Hitler diede ordine di sospendere gli attacchi in masssa.
L'Italia in guerra. L'Italia era entrata in guerra convinta che la Germania avesse già vinto e che sarebbero bastati pochi morti per sedersi al tavolo della pace tra i vincitori. In realtà il paese non era preparato ad una guerra da condurre contro una delle grandi potenze industriali del mondo. I famosi 8.000.000 di baionette di cui Mussolini avevano parlato si riduceano a poche unità veramente adatte ad una guerra moderna. Mancavano materie prime d'ogni genere e l'organizzazione generale, specie per quel che riguardava i coordinamenti tra le varie armi, rifornimenti alla popolazione, lasciava del tutto a desiderare. In una prima fase la guerra si svolse in Africa. In Libia il generale Graziani (v.) attraversò la frontiera egiziana e respinse gli inglesi oltre Sidi Barrani, ma il 9 dicembre l'esercito britannico comandato dal generale Wawell passò al contrattacco. Gli Italiani vennero ricacciati dall'Egitto, inseguiti in Libia e costretti a lasciare la Cirenaica. La disfatta provocò anche una crisi nell'alto comando, in quanto Graziani ritenne Mussolini responsabile d'averlo spinto ad un'offensiva senza inviargli i necessari rifornimenti. Nei mesi successivi Hitler inviò in Libia un corpo di spedizione (l'Afrika Korps) comandato dal generale Rommel che nel maggio-agosto 1942 espugnò Tobruk ed inseguì gli Inglesi fino ad el-Alamein (v., nella lettera A), quasi alle porte di Alessandria. Intanto l'Etiopia, conquistata dagli Italiani nel 1936, rimasta tagliata fuori, veniva occupata dagli Inglesi con una rapida campagna (novembre 1940 - giugno 1941).
Nell'ottobre 1940, partendo dalla frontiera albanese, gli Italiani invasero la Grecia. La nostra diplomazia segreta aveva assicurato la caduta di questo paese in pochi giorni, ma invece gli ltaliani, appena varcata la frontiera, si trovarono impegnati in una campagna difficilissima su montagne impervie, con passi bloccati dalla neve, dove ogni metro di terreno poteva agevolmente essere contrastato. Così presto cominciarono i primi rovesci e le forze italiane furono costrette a lasciare la Grecia, riducendosi sulla costa albanese. L'11 novembre 1940 il potenziale navale italiano subì a Taranto un colpo decisivo per il siluramento di tre grandi corazzate ad opera di aerei inglesi. La campagna italiana contro la Grecia ebbe conseguenze gravi sull'andamento della guerra perché costrinse i Tedeschi ad intervenire aggredendo la Jugoslavia e la stessa Grecia. Tutta la penisola balcanica venne a trovarsi nelle mani dell'Asse, ma la Germania aveva disperso ulteriormente le sue forze e d'altra parte la campagna di Jugoslavia e di Grecia, per quanto condotta rapidamente coi metodi del Blitzkrieg, aveva ritardato di qualche mese i piani che Hitler si preparava ad attuare ad est. Questo si sarebbe poi rivelato fatale.
L'attacco alla Russia. Hitler decise l'invasione della Russia nell'inverno del 1941 allo scopo di procurarsi un largo spazio territoriale ricco di materie prime, particolarmente di grano e di petrolio, che avrebbero messo in grado la Germania di combattere indefinitamente contro l'Inghilterra e al caso contro gli USA. L'invasione ebbe inizio il 22 giugno con un certo ritardo e l'esercito tedesco ottenne in poche settimane vittorie colossali. Le due più grandi città russe, Mosca e Leningrado, si trovarono presto sotto la minaccia delle colonne corazzate tedesche. Durante l'avanzata i Tedeschi erano spesso ricorsi alla strategia della manovra a tenaglia già usata da Annibale (v.) nella battaglia di Canne: intere armate russe erano state liquidate e tutto lasciava pensare ad un'imminente vittoria finale. Quando i primi carri armati tedeschi giunsero a poco più di 60 km da Mosca, il governo russo si trasferì a Kujbyšev sul Volga. Ma proprio in quei giorni di incipiente autunno la situazione si capovolse. Le piogge, iniziate a metà ottobre, trasformarono la campagna in una grande estensione di fango che fermò l'esercito tedesco. Seguirono la neve e il ghiaccio, mentre i Russi passavano al contrattacco gettando nella lotta senza economia milioni di uomini. Se l'invasione fosse iniziata anche un mese prima probabilmente Mosca e Leningrado sarebbero cadute. Dopo un durissimo inverno, i Tedeschi ripresero l'offensiva l'estate successiva occupando la regione di Charkov, la Crimea e raggiungendo il Caucaso. L'armata di von Paulus attaccò Stalingrado per tagliare la grande via fluviale del Volga. In questo tratto del fronte invece cominciò il declino dell'astro tedesco. I Russi finirono per rinchiudere i Tedeschi in una morsa e li costrinsero ad arrendersi. Da quel momento in poi i Tedeschi iniziarono a ritirarsi, cercando disperatamente di rallentare l'avanzata russa, che come una marea li respingeva sull'intero fronte verso le basi di partenza.
La disfatta della Germania. Il disastro di Stalingrado fu quasi concomitante con la disfatta dell'Afrika Korps e degli Italiani in Africa. Nell'ottobre del 1942 l'Ottava Armata inglese attaccò le forze italo- tedesche ad el-Alamein e le costrinse ad una precipitosa ritirata. Successivamente forze inglesi ed americane (gli USA erano entrati anch'essi in guerra) sbarcavano nel Nord-Africa. L'esercito italiano e l'Afrika Korps, presi tra due fuochi, si ridussero in Tunisia, dove si arresero. Due mesi dopo si aveva lo sbarco in Sicilia. Gli alleati occidentali usavano ora anche una nuova tecnica di sbarco: il tratto di costa scelto veniva sottoposto ad un massacrante bombardamento aereo-navale, quindi prendevano terra le truppe in speciali mezzi anfibi, con i quali venivano trasportati artiglieria leggera. Nuclei di paracadutisii lanciati alle spalle si impossessavano dei punti nevralgici. All'invasione della Sicilia seguì quella della penisola. Nel settembre del 1943 gli angloamericani sbarcavano a Salerno costringendo i Tedeschi a sgombrare tutta l'Italia meridionale. L'ltalia si arrendeva l'8 settembre (v. Italia: Storia). Dopo un iniziale momento di disorientamento i Tedeschi si impadronirono dell'Italia settentrionale e centrale e bloccarono l'avanzata nemica in un'area montuosa al di sotto di Roma. Dopo una lunga lotta, gli Anglo-americani entravano in Roma, mentre il generale tedesco Kesserling tentava ancora di fermarli sulla cosiddetta «linea gotica» verso Firenze.
La fine della Germania era ormai prossima. Il 6 giugno 1944 fu compiuta sulle coste della Normandia la più grande operazione di invasione dal mare della storia. Vi presero parte migliaia di navi ed aerei e centinaia di migliaia di uomini. Le fortificazioni tedesche facenti parte del cosiddetto Vallo Atlantico (v.) vennero sottoposte a distruttivi bombardamenti, quindi vi fu lo sbarco. La Luftwaffe, un tempo la più potente aviazione del mondo, apparve nei cieli della battaglia con poche decine di aerei contro le migliaia degli avversari. La Francia venne presto liberata e gli Anglo- americani giunsero alle Porte della Germania. Tra il dicembre 1944 e il gennaio 1945 il generale tedesco von Runstedt guidò l'ultima offensiva tedesca della guerra. Nelle Ardenne colonne tedesche, costituite ormai quasi tutte da ragazzi, tentarono di spezzare lo schieramento alleato, ma furono costrette a fermarsi davanti a Bastogne per essere poi ributtate indietro. Molti mezzi corazzati tedeschi rimasero inattivi per mancanza di carburante. La Germania era invasa ormai dall'ovest e dall'est. Nell'aprile i Russi erano a Berlino e combattevano casa per casa. Hitler, rifugiatosi in un Bunker sottostante alla cancelleria, si uccise. Berlino era rasa al suolo e poco rimaneva delle maggiori città tedesche.
Il peso degli USA nella guerra. La Germania dichiarò guerra agli Stati Uniti dopo che la flotta americana del Pacifico era stata attaccata di sorpresa dai Giapponesi a Pearl Harbour (7 dicembre 1942). L'intervento degli USA si rivelò determinante per le sorti della guerra, in quanto essi lanciarono nel conflitto il peso di un potenziale bellico enorme. Flotte aeree composte di migliaia di «fortezze volanti», grandi aeroplani corazzati con un grosso carico di bombe in grado di eseguire attacchi da forti altezze, sottoposero la Germania a paurosi bombardamenti, che distrussero le sue città e le sue industrie.
La guerra nel Pacifico. Il Giappone entrò in guerra contro Inglesi ed Americani attaccando senza dichiarazione di guerra la flotta americana ancorata a Pearl Harbour (v.). Successivamente le forze giapponesi dilagarono in tutte le isole del Pacifico e in Birmania. La stessa Australia e l'India si trovarono sotto la loro diretta minaccia. Tuttavia in breve gli Americani poterono iniziare un grande ritorno nel Pacifico. Le loro industrie permisero ad essi di disporre di un armamento aereo-navile enormemente superiore a quello giapponese. Nel 1945 il Giappone era nella situazione di una grande base assediata; nell'estate venivano lanciate dagli Americani due bombe atomiche, una a Hiroshima (6 agosto; v. Atomica Bomba) e l'altra a Nagasaki (9 agosto; v.). Il Giappone si arrendeva ufficialmente il 12 settembre.
La guerra totale. Secondo Hitler la guerra avrebbe dovuto assicurare un «Nuovo Ordine» tedesco per almeno mille anni. Questo giustificava, secondo le sue teorie, l'uso di mezzi indiscriminati, del terrore esteso a sistema, del genocidio. I paesi occupati, particolarmente quelli dell'est, dovevano essere colonizzati e sfruttati; da ciò la necessità di spezzare la saldezza della loro popolazione con l'eliminazione fisica della classe intellettuale. Così dovunque il Nuovo Ordine nazista fu caratterizzato da massacri, deportazioni, campi di concentrameno. Qualsiasi opposizione al Terzo Reich doveva essere stroncata inesorabilmente. Centinaia di migliaia di individui vennero segretamente arrestati e scomparvero senza lasciar traccia, secondo le disposizioni contenute nel famoso decreto «NN» (Nacht und Nebel, Notte e nebbia). Per procurarsi braccia da lavoro, i Tedeschi razziarono uomini e donne in tutta Europa e li sottoposero come moderni schiavi a massacranti condizioni. Contro gli Ebrei venne messa in atto la «soluzione finale», che prevedeva il loro totale sterminio. L'Europa tuttavia reagì e dovunque si diffuse la guerriglia partigiana, che contribuì ad impegnare rilevanti forze tedesche. Nella stessa Germania l'opposizione al nazismo giunse all' attentato del 20 luglio 1944, da cui Hitler si salvò per puro caso.
Per questa parte della 2ª Guerra mondiale, v. tutte le voci relative come Auschwitz; Ebrei; Lidice; Varsavia; Resistenza, ecc.
Dopo la guerra. Nel febbraio del 1945 Churchill, Roosevelt e Stalin si incontrarono a Yalta per discutere sui rapporti russo-polacchi e sulla sistemazione della Germania dopo la guerra. In realtà in quell'epoca il futuro destino dell'Europa era stato già deciso dalle forze avanzanti in Germania. I Russi giunsero oltre Berlino e tutti i paesi dell'Europa orientale e la Germania orientale finirono per cadere nella loro sfera d'influenza. Contro questo pericolo Churchill aveva proposto uno sbarco anglo-americano nei Balcani o nella pianura padana, da cui attraverso l'Austria si sarebbe potuto giungere in Germania prima dei Russi.
Nella guerra USA e URSS si affermarono come le maggiori potenze mondiali e presto intorno ad esse si formarono due blocchi di stati. Appena tre anni dopo la fine della guerra, il mondo era nuovamente sull'orlo di un altro conflitto.

Marco Catrambone
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