La separazione:le conseguenze per il bambino

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Testo

“E SE MAMMA E PAPÀ SI SEPARANO…?!”

ANNO SCOLASTICO 2000/01
DETTORI BARBARA
PIANA SIMONA
CORONGIU CRISTINA
INDICE GENERALE
• Presentazione
• Quadro storico e considerazioni generali
• Come e quando inizia la crisi
• Gli effetti della separazione sui bambini
• Le interviste
• Conclusioni
PRESENTAZIONE

Il lavoro che qui presentiamo è il tentativo di vedere se e quali conseguenze la separazione dei genitori produce nel bambino. Pertanto tenteremo di vedere se il numero delle separazioni di coppie con figli è in aumento e se la separazione produce nel bambino problematiche fisico-sociali.
Il tema da noi scelto è un problema che attualmente suscita un gran dibattito e che viene ampiamente trattato anche livello letterario anche se questo riguarda più l’aspetto fisico-pedagogico e giuridico piuttosto che quello sociologico.
Attraverso la ricerca in rete siamo riusciti a ricavare dati statistici attuali per quanto concerne il fenomeno. Infine le interviste effettuate ci hanno permesso di entrare in contatto diretto con il fenomeno. I soggetti intervistati sono stati sottoposti tutti alle medesime domande ma ci siamo riservate la facoltà di modificarne alcune in relazione alle esigenze del soggetto intervistato (interviste semi-strutturate).
Precisiamo che abbiamo stilato due questionari diversi per i bambini e per i loro genitori.
I casi presi in esame sono tre. Abbiamo contattato tre bambini di rispettivamente sette, nove e dieci anni, le rispettive mamme e due soli papà.
Le interviste semi-strutturate ci hanno permesso, grazie alla possibilità di formulare domande elastiche, di poterle riformulare in base alle esigenze del soggetto, di instaurare con questo un rapporto basato sulla fiducia, indispensabile per far emergere nel modo più esatto possibile, i vissuti, eventuali conflitti e problematiche dei soggetti.
Abbiamo realizzato le interviste direttamente a casa degli stessi soggetti, soprattutto per meglio mettere a loro agio i bambini, così come per evitare di mettere, gli stessi, troppo in soggezione, abbiamo evitato di utilizzare il registratore.
Insomma, abbiamo voluto creare intorno a questi un clima il più favorevole possibile per loro e per l’esito stesso della ricerca.

QUANDO STORICO E CONSIDERAZIONI GENERALI

L’articolo 29 della Costituzione Italiana, afferma che: «la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio». L’introduzione del divorzio fu un evento dirompente, in quanto rese dissolubile un vincolo destinato a durare tutta la vita.
L’Italia, a differenza di quanto avviene in altri Paesi, ha un sistema tutto suo di porre fine ad un matrimonio. Il nostro è un processo a due stadi, il quale prevede, che per avere il divorzio, bisogna ottenere prima una separazione legale, anche se nella maggiore parte dei casi, prima di questa, avviene una separazione di fatto, ossia informale, fra i due coniugi.
La Chiesa si dimostrò, sin dall’inizio, contraria al divorzio, anche se in determinati casi (adulterio, violenza, impotenza) permise ai coniugi di vivere separatamente, pur restando marito e moglie. La separazione era un compromesso fra l’obbligo degli sposi di rimanere uniti per sempre e l’impossibilità degli stessi di continuare a vivere insieme. Questo è stato per secoli, nei Paesi Cattolici, l’unico rimedio previsto al fallimento del matrimonio, fino a quando la legge n° 898, emanata il primo Dicembre 1970 dal Parlamento, ha approvato il Divorzio.
Fin dall’inizio, la separazione personale dei coniugi, è sempre stata considerata una situazione temporanea, in cui il vincolo del matrimonio si allenta, ma non si scioglie. Anche se gli sposi vivono separati, in abitazioni diverse, vengono sempre considerati come un essere solo, mantenendo il dovere di fedeltà e assistenza reciproca. La moglie inoltre deve continuare a portare il cognome del marito e a far parte della famiglia di questo. Il grande cambiamento avvenne, come detto, con l’approvazione del divorzio e con la riforma del diritto di famiglia1.

È esagerato dire che le separazioni sono diventate nel nostro paese, un fenomeno di massa, ma è certo che la loro importanza è straordinariamente cresciuta nel nostro secolo. I dati statistici sono abbastanza indicativi della rapida evoluzione del fenomeno. Le domande di separazione sono passate da 8827 nel decennio 1951-60 a 55.892 nel 1993. Il 14% dei matrimoni si dissolve precocemente, e i matrimoni che finiscono con la separazione sono in alcune regioni del 20-25%, il che fa ritenere che il fenomeno sia in aumento2.
La frequenza delle separazioni è sempre variata seconda delle zone geografiche. Alla fine del secolo scorso3, nelle regioni del centro-Nord, queste erano più numerose che in quelle del sud e delle isole. Analizzando le differenze tra le regioni, nell’ultimo secolo, si nota che le copie del Nord, hanno continuato a separarsi più frequentemente di quelle del sud. Questo dipendeva dall’accentrarsi della popolazione nelle città, dalla maggior estensione delle professioni commerciali, ossia della grande agglomerazione urbana.
Del tutto diversa era la situazione del Sud. Qui il basso tasso delle separazioni, era dovuto al persistere delle vecchie tradizioni e dei vecchi costumi, al fatto che l’agricoltura rappresentasse ancora l’occupazione dominante, e all’influenza religiosa. Quest’ultima conserva ancora oggi una grande importanza. Le ricerche4 condotte, mostrano che la frequenza delle separazioni diminuisce all’aumentare della quota della popolazione che va regolarmente a messa.
Separazioni legali per 10.000 abitanti, secondo la percentuale della popolazione che va in chiesa almeno una volta alla settimana, nelle regioni italiane (1993-94)

Centro-Nord
Sud Isole
Rapporto Nord/Sud
1900-06
0,34
0,12
2,8
1910-19
0,33
0,13
2,6
1920-29
0,48
0,16
3,0
1934-41
0,52
0,16
3,2
1950-59
1,26
0,58
2,2
1960-69
1,49
0,57
2,6
1970-79
4,28
1,53
2,8
1980-89
7,70
3,25
2,4
1990-94
10,10
4,80
2,1
Numero di separazioni legali in Italia, per 10.000 abitanti, dal 1900 al 1994, per zona geografica.

Un’altra variabile da prendere in considerazione per spiegare la differenza fra le regioni italiane, è la partecipazione femminile al mercato del lavoro. Così le regioni in cui le donne lavorano, spesso anche fuori casa, hanno tassi elevati tassi di separazione, mentre alcune regioni con un alto tasso di casalinghe, hanno un numero di separazioni basso.
Separazioni per 100.000 abitanti, secondo il tasso di occupazione femminile (25-55 anni), nelle regioni italiane (1993-94)

COME E QUANDO INIZIA LA CRISI

COME: Il processo che porta alla separazione ha inizio spesso con un dubbio e un segreto. Uno dei coniugi comincia di nascosto, dentro di sé, a rimettere in discussione il proprio matrimonio. La relazione con il partner gli appare sempre meno soddisfacente e inizia a chiedersi se debba davvero passare il resto della sua vita con la persona che ha sposato.
All’origine di questi dubbi vi è di solito una delusione, un imprevisto contrasto fra l’immagine della persona amata e la realtà. Tra i più frequenti motivi di delusione ricordiamo:
• La mancata comunicazione fra il partner, rivendicata più dalle donne che dà gli uomini
Dichiarazione
Della moglie
Del marito
Molto
20
21
Abbastanza
31
44
Poco
31
29
Per niente
18
6
Totale
100
100
N. casi
(242)
(242)
Frequenza con cui due coniugi riuscivano a parlare tra loro del loro rapporto, dei loro progetti, dei loro problemi
• La scoperta che il coniuge si è innamorato di un’altra donna
Ha avuto relazioni sessuali extraconiugali
Dichiarazione
Della moglie
Del marito
La moglie
7
15
Il marito
32
18
Entrambi
12
15
Per nessuno dei due
37
37
Non sa
12
15
N. casi
100
100
Totale
242
(242)
Relazioni sessuali extraconiugali, secondo la dichiarazione dei due coniugi

• Violenza subita da parte del coniuge
Dichiarazione
Della moglie
Del marito
Non si sono mai picchiati
60
69
Entrambi si picchiano
10
16
Il marito la picchiava
28
7
La moglie lo picchiava
2
8
Totale
100
100
N. casi
(242)
(242)
Percosse nei litigi durante il matrimonio, secondo la dichiarazione dei coniugi

Scarsa intesa sessuale
Dichiarazione
Della moglie
Del marito
Desideravano fare all’amore
nella stessa misura
il marito più spesso di lei
la moglie più spesso del marito
57
71
29
25
14
4
Totale
100
100
N. casi
(242)
(242)
Intesa sessuale durante il matrimonio, secondo la dichiarazione dei due coniugi

QUANDO: La crisi può iniziare in ogni momento del matrimonio, molto presto o molto tardi. Ma il picco delle separazioni e al quarto anno del matrimonio5.
Il primo momento della separazione e rappresentato dalla separazione sociale cioè l’allontanamento e il distacco fra i coniugi. Le interazioni fra questi riducono; passano sempre meno tempo insieme e sempre meno si parlano. La vita intima della copia si impoverisce, i rapporti sessuali diventano sempre più rari e sempre più insoddisfacenti.
Dalla separazione sociale si arriva a quella di fatto, in cui i coniugi decidono di vivere in abitazioni diverse. Molti decidono di restare in questa situazione per tutta vita, altri chiedono la separazione sociale.

I risultati delle ricerche6 mostrano come vi sia una crescente accettazione sociale della separazione legale, come soluzione al conflitto dei coniugi. Ciò significa che separarsi, a differenza di quanto avveniva ancora trent’anni fa, non comporta il rischio di essere considerati devianti o falliti. Al contrario può essere vissuto soggettivamente come un gesto di coraggio o di libertà.
Ciò non toglie che la separazione venga vissuta come un evento critico e talvolta traumatico, a seconda di quanto si era investito nel matrimonio, dalla qualità del matrimonio stesso, dal fatto di aver deciso o viceversa subito la separazione e dalle circostanze che fanno seguito a questa, come per esempio le diverse conseguenze economiche fra i coniugi. Nella maggior parte dei casi e sulla donna che grava situazione economica.

GLI EFFETTI DELLA SEPARAZIONE SUI BAMBINI

Si dice sempre che quando due persone si separano, cessano di essere una coppia, un marito e una moglie, ma se hanno figli non cessano d’essere genitori. I figli non sono pedine di un gioco degli adulti; le loro reazioni, il loro modo di far fronte a ciò che avviene contribuisce a delineare e consolidare la nuova fase del ciclo di vita che s’instaura con la separazione. Se questo è un evento critico della vita dei genitori, lo è ancor di più per i figli che la subiscono senza vederne un particolare beneficio per sé.
Per quante rassicurazioni si possano fornire e per quanto civilmente e affettuosamente i genitori si possano comportare non si può negare che la vita dei loro figli cambia radicalmente perché non possono contare più sulla presenza dei genitori.
La lacerazione del tessuto familiare costituisce sempre per il bambino un grave trauma (cfr.INTERNET).
Se è vero che per il bambino la compresenza delle figure genitoriali è assai rilevante per uno sviluppo armonico della personalità, è particolarmente traumatizzante, per bambino che ha conosciuto entrambe le figure genitoriali e che ha instaurato con esse un significativo e intenso rapporto, vivere l’esperienza della lacerazione e del conflitto familiare.
Un focolare frantumato mette il bambino in contraddizione con se stesso e lo dilania. Sente che è la realtà del suo stesso essere che viene minacciata dalla divisione dei suoi genitori.
Certo non tutti i figli di separati sono condannati al disadattamento e alla distruzione della personalità, non possiamo certo costruire una nuova categoria di handicappati sociali in cui inserire i figli delle coppie divise, ma è necessario riconoscere che nessun bambino esce psicologicamente indenne dall’esperienza della rottura dell’unità familiare, anche se vi sono possibilità di recupero e di superamento della crisi. (da INTERNET)
Il bambino non riesce a distinguere tra le relazioni che intercorrono tra lui e i genitori e le relazioni che intercorrono tra i due genitori. Se si modificano queste ultime il bambino pensa che vengono modificate anche le prime. Il bambino sarà portato ad attribuire a se stesso le colpe del fallimento del nucleo familiare quanto meno perché non è stato in grado di farsi tanto amare da impedire la rottura.

Verso gli anni 70 s’arrivò a delineare la cosiddetta “sindrome da separazione” all’interno della quale vennero riscontrate numerose reazioni patologiche che possono essere ricondotte a tre fondamentali aree:
• DISADATTAMENTO SOCIALE
• DISADATTAMENTO PSICO-SESSUALE
• DISADATTAMENTO SCOLASTICO

Il comportamento anti-sociale viene interpretato come la manifestazione di un anomalo sviluppo del super-io, che deriva dall’assenza della figura paterna7.
Il disadattamento psico-sessuale, si basa sull’ipotesi che la figura paterna fosse un indispensabile modello da cui i figli apprendono adeguati comportamenti sessuali8.
L’insuccesso scolastico è considerato come effetto del dispendio di energie psichiche utilizzate nell’elaborazione della perdita di uno dei genitori9.

Esigenza fondamentale per un equilibrato sviluppo della personalità del bambino, sia in senso psicologico che sociale, è che viva la sua infanzia in un clima di sicurezza affettiva, in quanto egli stesso si giudica in base a quanto gli altri lo stimano lo amano. Pertanto, se genitori hanno fiducia in lui, egli svilupperà un’immagine positiva di sé, negativa se gli altri tendono a sottovalutare le sue possibilità ed esigenze. Perciò un atteggiamento di comprensione e di disponibilità da parte dei genitori è di estrema importanza per fornire al bambino modelli validi d’identificazione. Ciò, di solito, non succede quando i genitori sono in conflitto tra di loro, soprattutto se essi stessi hanno bisogno di appoggio e conferme. Tant’è che nel momento di competizione con l’altro corrige si cerca sempre un alleato: il figlio, attraverso un’opera di convincimento messa in atto con i diversi modi.
Il genitore esprime verbalmente il disprezzo verso l’altro coniuge evidenziando invece la validità dei propri. Pertanto il bambino si sente costretto a fare una scelta; e questo per lui è fonte di ansia e tensioni, in quanto scegliere un genitore, significa perdere necessariamente l’altro. Quando il coniuge sente di perdere fiducia in sé stesso, ricerche appoggio dell’ambiente circostante, aumentando, spesso, le cure verso il figlio, anche quando, per lo sviluppo, egli avrebbe bisogno di minore protettività.
Inoltre man mano che il rapporto coniugale si deteriora, il genitore si riversa sempre più sul figlio, il quale diviene il partner che avrebbe desiderato avere. Su di lui vengono riversati interessi e affetti, ma gli viene anche richiesta una disponibilità totale al nuovo rapporto, e una “fedeltà” che è sentita ancora di più, in seguito al fallimento coniugale.
Va aggiunto che, spesso attraverso il bambino, vengono mandati chiari messaggi, come commenti giudizi, espressi in sua presenza, che si desidera siano riferiti.
Per cui all’interno della famiglia vengono meno quei rapporti affettivi rassicuranti da parte di entrambi i genitori; il figlio al contrario, viene caricato di responsabilità che non gli competono e che non può essere in grado di tollerare senza problemi. Tanto più il conflitto fra i genitori è acuto, tanto meno essi saranno disponibili ad ascoltare il figlio.
Se il bambino è molto piccolo, gli effetti della scarsa attenzione possono essere elevati: dai problemi di ansia diffusa e turbe psicosomatiche, ad una visione della realtà negativa e persecutoria, tanto da condizionare i suoi futuri rapporti relazionali. In più si aggiunge il timore di essere abbandonato e di conseguenza un ritiro dei propri interessi dal mondo e un concentrarli su se stesso e sull’adulto perduto.
Più turbato appare il bambino un po’ più grande, che crede di essere causa della separazione. Molti manifestano tristezza, pianto, rabbia ed aggressività che sfogano anche nei giochi e nei rapporti coi coetanei. Essi esprimono apertamente il dolore per la perdita o con un senso di fame insaziabile o iniziano una collezione di giocattoli o oggetti di cui sono gelosi e possessivi. Altri reagiscono alla separazione rifugiandosi in un mondo di sogni, eliminando gli aspetti più duri e difficili della realtà e sviluppando fantasie di riconciliazione.
Pertanto possiamo notare come la separazione comporti nel bambino momenti di crisi, ma non solo nel periodo in cui avviene, ma anche nel periodo precedente e in quello seguente. Vediamo infatti che il bambino prende parte alla separazione in tre fasi:
I) La pre-separazione
II) Il processo di separazione
III) Il cambiamento psicologico e i problemi post-separazione

I
Il primo momento è quello caratterizzato dei problemi dei bambini, in un nucleo familiare frequentemente in conflitto. Qui la relazione genitoriale viene denominata come “Divorzio Affettivo”. In tal clima il bambino utilizza come risposta al momento di crisi il Richiamo nei confronti della figura adulta significativa. La sua risorsa è quella di adottare una strategia tesa al recupero di ciò che teme di perdere e arse avvicinamento delle figure di accudimento, messe in atto con le capacità e le caratteristiche proprie dell’età.

II
Il secondo momento prende vita quando un genitore s’allontana dal nucleo familiare. Ora il bambino oltre a vivere sentimenti di abbandono, prova sentimenti di colpa e la convinzione di essere responsabile dell’allontanamento del genitore. Questi atteggiamenti sono legate al livello di maturità che il bambino ha raggiunto nel corso dello sviluppo. Secondo gli studi e ricerche effettuate nella seconda metà degli anni 70 da Wellertstein e Kelly10, le reazioni dei bambini alla crisi familiare, variano a seconda della fase di età:
• I bambini al di sotto dei due anni che restano con la mamma non sono successivamente turbati dall’assenza del padre, perché fino a quest’età, esso è considerato come figura marginale, anche se lunghi silenzi, sguardi nel vuoto, attese ansiose, incapacità di manifestare gioia, sono elementi da prendere in considerazione.
• Fino a tre anni e mezzo il minore reagisce alla separazione dei genitori in due modalità:
a) con regressioni comportamentali che si manifestano in un insaziabile bisogno d’affetto d’attenzioni;
b) il bambino presenta problemi di sonno, di alimentazione di stress, superato traverso pianti continui.
• Da 4 a 6anni, i comportamenti del bambino sono più nevrotici è spesso egli sfoga la rabbia mordendo i compagni di gioco, distruggendo oggetti o andando alla ricerca di animaletti da uccidere. In questa fase inizia svilupparsi il “Super-Io” e quindi tutto ciò che è legato alle norme sociali e ai doveri. Vedendo i genitori litigare, il concetto di lealtà viene compromesso. Inoltre essi si ritengono sleali e cattivi, si giudicano con severità, creandosi un’immagine di sé negativa con idee di autoaccusa, sentendosi responsabili della separazione dei genitori. Questo può provocare sintomi depressivi o l’arresto dello sviluppo psicologico. Le loro reazioni si possono manifestare con pianto facile e improvviso, Stati irritabilità, aumento del comportamento aggressivo, alterazioni del sonno, dell’alimentazione, sensi di solitudine e fobie psicotiche. Inoltre il bambino è legato al vissuto d’abbandono; teme di essere lasciato anche dall’altro genitore.
Il “senso di colpa” del figlio maschio ha inizio già nel periodo edipico; prima della separazione, il padre era visto come rivale, invidiato per la posizione favorita vicino alla madre e divenuto inconsciamente persona da eliminare. Ecco che il suo allontanamento dalla famiglia viene visto, inizialmente, come segno di vittoria; in seguito, per la naturale ambivalenza affettiva, il bambino si sente in colpa e teme possibili ritorsioni da parte dell’altro genitore.
• Per quanto concerne i bambini dai 7 ai 10 anni, vengono sottolineate le principali reazioni:
a) fantasie di riconciliazione;
b) dolore e tristezza: e spessi verbalmente da alcuni, al contrario di altri che si rifiutano di parlare del problema;
c) collera: diretta verso il padre, o la madre o verso entrambi;
d) senso di perdita;
e) sintomi somatici: mal di testa, asma cronica, ma di stomaco, stress;
f) conflitti di realtà.
Si evidenzia inoltre difficoltà d’apprendimento, rifiuto di andare a scuola, silenzio persistente, forme di comportamento trasgressivo, blocco delle relazioni con l’esterno.

III
Il terzo momento è quello che vede la condizione dei figli nel periodo successivo alla separazione genitoriale, che è in stretta relazione con ciò che è avvenuto prima e durante il processo stesso.
Secondo Wallerstain e Kelly i bambini in età pre-scolare, dopo il primo anno di separazione dei genitori, risultano essere i più vulnerabili. I bambini in età di latenza sono risultati essere i più resistenti alla crisi della separazione. Un anno dopo, però, un quarto di loro si trovava in condizioni molto peggiori. Mentre i bambini in età pre-scolare riportavano, alla scuola materna, una maggiore richiesta di contatto fisico, incapacità in un contesto gruppale ed una ridotta stima di sé, quelli in età di latenza esprimono in termini violenti la loro sofferenza. Circa la metà di essi hanno presentato cambiamenti nel loro comportamento scolastico come: cadute improvvise delle performances scolastiche, nuove distorsioni relazionali con i coetanei e comportamenti dimostranti depressione ed instabilità.
La sindrome comune a bambini ed adolescenti dopo la separazione viene detta da Odier “nevrosi d’abbandono”. Essa è caratterizzata da un’alternanza tra una depressione interna ed un’aggressività esterna, da un senso di dolore, alla percezione della fragilità. Dopo la separazione si verifica pertanto una nuova struttura dei ruoli sia nei genitori, sia nei figli. Il genitore affidatario deve preoccuparsi di un nuovo stile di vita, di nuovi metodi educativi, del nuovo ruolo di capofamiglia. Il genitore non affidatario, vive il rapporto il modo discontinuo col figlio e perciò si può creare una riduzione della propria influenza genitoriale, sia dal punto di vista emotivo che da quello educativo.
Anche il bambino ha un nuovo ruolo: deve sostituire il genitore assente, cioè passa dal doversi attenere alle decisioni e alla volontà dei genitori, a persona adulta con responsabilità di compiti e decisioni familiari, e col doversi occupare dei fratelli più piccoli. Questa nuova situazione scatena nel bambino uno stato di crisi; il superamento di essa è difficile ma non impossibile e dipende dai genitori e dal loro modo di capirlo e aiutarlo.
Il drammatizzare gli eventi, le commiserazioni, possono essere d’ostacolo per il bambino, mentre sarebbe più opportuno l’accettazione dei propri stati d’animo, affinché trovi fiducia in sé stesso e negli altri.
Non sempre i genitori riescono ad aiutare il figlio nel superamento della crisi, perché anche se è passato del tempo dalla separazione, questi cercano insistentemente l’occasione più propizia per distruggersi o vittimizzarsi della nuova condizione.
Pertanto la concordia o la discordia dei genitori intorno al bambino non offre soltanto un buono o un cattivo esempio di vita, ma ha una profonda influenza sull’intera personalità del soggetto in formazione, un nucleo familiare frantumato mette il bambino in contraddizione con sé stesso e lo dilania; inoltre l’unità dei genitori non è vissuta dal bambino come una realtà puramente sociale o giuridica mai la realtà del suo stesso essere che viene minacciata dalla divisione dei suoi genitori.
Possiamo vedere quelle che sono le modalità con cui genitori propongono i figli la ristrutturazione dei rapporti e pertanto vari modelli di gestire la conflittualità da parte di figli.
• La negoziazione
In essa, atta limitare l’aria conflittuale, la posizione dei figli assume uno sviluppo caratteristico: prevale infatti il confronto di posizioni. Ciò permette al bambino di sentire che può interagire con entrambi i genitori.
• Il congelamento
Qui il figlio si confronta continuamente con l’ambiguità dei messaggi, con la presenza di stati motivi che vengono negati o mascherati. Si trova pertanto di fronte a una doppia visione: quella di un rapporto “tranquillo” tra i genitori e quella di espressioni di rancore, dolore, colte fugacemente in ognuno dei due genitori. Si produce così del bambino una forte confusione, alternando a speranze di riconciliazione, momenti di tristezza.
• Lo spostamento
Qui il bambino viene sottoposto ai tentativi di arruolamento da parte di uno, o entrambi i genitori, acquista il ruolo di mediatore tra i suoi genitori che non si affrontano mai direttamente. Questo porta allo spostamento automatico, da parte del bambino, di un genitore nel novero dei cattivi e la colpa per essersi comunque schierato contro un genitore.
• L’esasperazione
In tale modalità il bambino capisce che il genitore non cerca la sua alleanza, ma il partner, anche se è ormai “ex”. Ciò provoca atteggiamenti di chiusura in sé stesso, oppure di fuga, da allontanamento dai luoghi dello scontro e di ricerca di altre fonti di rassicurazione, cercando gratificazioni in un mondo estraneo alla realtà familiare.
• La vittimizzazione
Troviamo qui un meccanismo di “presentazione” al figlio di una netta separazione del “buono” dal “cattivo”. Pertanto il bambino tende ad assumere una funzione protettiva nei confronti della vittima, cercando di opporsi all’altro genitore.
ELEONORA
1. Numero dei componenti familiari?
Siamo in quattro.
2. Età e classe frequentata?
Ho 10 anni e mezzo e frequento la prima media.
3. Qual è la materia che preferisci a scuola?
Credo italiano anche se mi piace anche la musica.
4. Quali sono i tuoi hobbies?
Adoro fare judo e da un anno studio violino, sono due cose stupende anche se mi prendono molto tempo.
5. Con chi vivi adesso?
Vivo con mamma, Luca il marito della mamma e mio fratellino di un anno.
6. Vedi spesso papà?
Sì lo vedo ogni mattina perché mi accompagna a scuola e poi passo con lui un fine settimana si è uno no.
7. Ti piace vivere con la mamma?
Sì molto perché mi sta sempre vicino ma mi piace stare anche da papà perché anche lui è molto presente nella mia vita.
8. Con chi passi le feste e le vacanze?
Nelle feste passo il Natale con mamma e il Capodanno con papà alternando d’anno in anno. Per quanto riguarda le vacanze estive passo quasi sempre il mese di luglio con papà e il resto con la mamma. Per le altre feste dipende dagli impegni che hanno loro e io.
9. Da quanto tempo mamma e papà non vivono più insieme?
Sono passati quasi 6 anni.
10. Hai notato dei cambiamenti? Se sì quali?
Prima che si separarselo non ricordo bene perché ero piccola ma quando ho iniziato a cambiare casa, a non cenare più con papà ma solo con mamma, a cambiare vita, mi sono accorta che le cose sarebbero state totalmente diverse. Quali cose? Tutto, per esempio, mamma ha iniziato a lavorare, papà lo vedo di meno e poi tra loro non c’era un buon rapporto.
11. Chi ti ha informato della decisione di separarsi?
Credo tutti e due perché mi ricordo vagamente papà che mi coccolava e la mamma che mi parlava.
12. Come hai reagito?
Non ricordo minimamente quel momento è come se lo avessi dimenticato. La mamma quando glielo chiedo mi dice che ero rimasta un bel po’ di tempo a fissare il muro senza parlare, ma io non ricordo.
13. Cosa ti è stato detto?
Non ricordo le parole ma ricordo molto bene che entrambi mi abbracciavano forte.
14. Come l’ hai vissuta nell’ambito scolastico?
A scuola ho avuto dei problemi perché la mia amica del cuore mi diceva che non potevamo più essere amiche perché ero figlia di genitori che non si volevano più bene. Io pensavo sempre di essere cattiva e mi sentivo in colpa quando mi chiamavano “divorziata”. Per quasi due anni andare a scuola è stato un vero incubo.
15. A chi hai dato la colpa in un primo momento per la separazione di mamma e papà?
Davo la colpa a mamma perché urlava sempre con papà e non capivo il perché.
16. Come la vedi oggi?
Ormai ho quasi 11 anni e so che se due persone non vanno d’accordo non devono stare insieme. La colpa non è di nessuno anche se hanno sbagliato tanto tutt’e due.
17. Come la vivi oggi?
Sono fortunata perché ho due genitori che comunque mi vogliono bene e mi hanno aiutato tanto per non farmi sentire sola.
18. Cosa è cambiato da quando papà con vive più con te?
Sono cambiate tante cose, non viviamo più insieme, io vivo con mamma, con papà ma loro non vivono più insieme.
19. Con chi ti sei confidata?
Con mia cugina che ha un anno più di me.
20. Come si sono comportati gli amici?
In generale bene anche se come ho detto ho avuto problemi a scuola.
21. Con chi vorresti vivere oggi?
Ma io vivo con tutti e due, ho la camera sia da mamma che da papà anche se con la mamma passo più tempo. A me va bene così perché con la mamma ho più confidenza.
MAMMA
1. Svolge una professione oggi?
SI sono impiegata.
2. Lavorava prima della separazione?
No, ero casalinga.
3. Quando la bambina si è accorta della situazione?
Quasi subito, perché le cose andavano sempre peggio, eravamo sempre nervosi e alla fine litigavano anche davanti a lei.
4. Come reagiva la bambina alla situazione?
Notavo che era taciturna, che non giocavano più da sola ma mi voleva sempre accanto e piangeva facilmente.
5. Quando ha detto al bambino della decisione di separazione?
Una volta deciso di separarci abbiamo iniziato a parlare con lei ma ci sono voluti un po’ di mesi perché la vedevamo molto triste e avevamo paura.
6. Chi è stato ad informarla?
Siamo stati entrambi anche se lei chiedeva spesso spiegazioni a me quando il papà andava al lavoro.
7. Come ha reagito in quel momento?
Mi ricordo che ha spalancato gli occhioni ed è rimasta qualche minuto a fissare il muro, scappando poco dopo in camera sua.
8. C’è stato un cambiamento in famiglia (nel rapporto con voi)?
Sì, era impressionante come era diventata insicura, quando chiedeva il permesso per qualcosa, si vedeva chiaramente il suo imbarazzo perché non sapeva a chi chiedere per prima.
9. Ci sono dei cambiamenti a scuola?
A scuola è stata una tragedia, purché non voleva più andarci in quanto i compagni la chiamavano “divorziata”. Il mattino piangeva sempre e c’è voluto un bel po’ per spiegarle che lei non aveva nessuna colpa.
10. Ha cambiato le sue abitudini? Relazioni esterne?
All’inizio non ne facevo molto caso ma poi mi sono accorta che non voleva più andare al judo che era la sua passione. Per un anno si è chiusa in se stessa e viveva in un mondo tutto suo.
11. Ha notato dei cambiamenti fisiologici?
Sì circa sei mesi dopo la separazione ha iniziato a fare la pipì a letto. Questo è andato avanti per circa un anno.
12. Cosa ha fatto per aiutarla a superare quel momento?
Abbiamo deciso di portarla da uno psicologo per bambini, pian piano si è aperta e mese dopo mese vedevamo che tornava la bambina vivace e allegra che era.
13. Cosa è cambiato dopo l’aiuto?
La cosa più importante è che ha iniziato a comunicare con noi di tutto, poi era serena e infine ha smesso di fare la pipì a letto.
14. Come la vive adesso secondo lei?
Bene, benissimo, credo che abbia capito che non è colpa di nessuno, che sono cose che accadono ma soprattutto ora ne parla serenamente.
15. Secondo lei ha superato totalmente la crisi?
Al 100%. E lei stessa che a volte mi dice che molto è felice di avere due famiglie e due fratellini e poi dice sempre che a Natale e al compleanno ottiene doppi regali!
PAPÀ
1. Che professione svolge?
Sono un architetto.
2. Quando la bambina si è accorta della situazione?
Credo quando abbiamo iniziato a litigare sempre più spesso e davanti a lei.
3. Come reagiva la bambina/o alla situazione?
Era diventata molto sensibile, piangeva per tutto e poi era sempre triste, non giocava molto con le amichette.
4. Quando ha detto alla bambina della decisione di separazione?
Una volta deciso con la mamma di separarci abbiamo iniziato a parlarne alla bambina ma era molto difficile perché si rifiutava quasi sempre di ascoltarci.
5. Chi è stata ad informarla?
Entrambi volevamo farle capire che non l’avevamo mai abbandonata e cercavamo di discutere ogni cosa in tre, coinvolgendola sempre.
6. Come ha reagito in quel momento?
Non bene chiaramente, faceva finta di non ascoltarci ma si vedeva chiaramente che era turbata.
7. C’è stato un cambiamento in famiglia (nel rapporto con voi)?
Si era molto imbarazzata nel chiedermi qualsiasi cosa, non sapeva come comportarsi dovevo sempre incoraggiarla a parlare.
8. Ci sono dei cambiamenti a scuola?
Si, giorno dopo giorno vedevo che aumentava la sua paura di andare a scuola. Poi sono andato a parlare con le maestre e mi hanno raccontato che le altre bambine la chiamavano “divorziata” e la emarginavano. Mi sentivo terribilmente in colpa ma per fortuna le maestre l’ hanno aiutata molto facendo delle lezioni appositamente sulla separazione.
9. Ha cambiato le sue abitudini? Relazioni esterne?
Sì la mamma mi chiamava spesso dicendomi che non giocava, non usciva con le amichette e cosa molto strana non andava al judo, la sua grande passione.
10. Ha notato dei cambiamenti fisiologici?
Si ha iniziato a fare la pipì a letto.
11. Cosa ha fatto per aiutarla a superare quel momento?
Dopo tanti tentativi ci siamo rivolti ad uno psicologo ottenendo grandi progressi mese dopo mese. Ha passato in analisi quasi due anni e ancora oggi ogni tanto va a fare una chiacchierata con lui.
12. Cosa è cambiato dopo l’aiuto?
La bambina è tornata a fare le cose da bambina, la vedevo rifiorire giorno dopo giorno, stava tornando la bambina vivace di qualche tempo prima.
13. Come la vive adesso secondo lei?
Mi sembra benone. Credo che non abbia più nessun problema ma comunque cerco di stare con lei il più possibile.
14. Secondo lei ha superato totalmente la crisi?
Spero di sì. Anzi sembra proprio di sì anche se a volte ho paura che possano tornare dei malesseri, ma come ho detto credo che siano solo mia paure.
MARCO
1. Numero dei componenti familiari?
Siamo in cinque.
2. Età e classe frequentata?
Ho sette anni e sono in seconda elementare.
3. Qual è la materia che preferisci a scuola?
Nessuna, non mi piace la scuola perché devo sempre stare seduto.
4. Quali sono i tuoi hobbies?
Il calcio ma la mamma non mi manda perché dice che devo fare i compiti. E non mi può accompagnare (ma posso andare da solo, lo so dov’è il campo).
5. Con chi vivi adesso?
Vivo con la mamma.
6. Vedi spesso papà?
Marco si emoziona ma risponde: «no da quando è andato via non è più venuto trovarmi». Da quando è andato via? Quasi un anno fa.
7. Ti piace vivere con la mamma?
Sì, ma vorrei stare con papà, ma lui non mi vuole.
8. Con chi passi le feste e le vacanze?
Credo con la mia famiglia a casa di nonna (senza papà).
9. Da quanto tempo mamma e papà non vivono più insieme?
Da quasi un anno. è andato via subito dopo la festa della Befana.
10. Hai notato dei cambiamenti? Se sì quali?
Sì, bisticciavano sempre, urlavano tanto e mi sgridavano ancora più spesso. Erano molto nervosi e poi papà veniva spesso a dormire nel mio letto.
11. Chi ti ha informato della decisione di separarsi?
Nessuno, ho visto papà che andava via, con la valigia e non mi ha nemmeno salutato. La mamma mi ha detto sono dopo che papà non avrebbe più vissuto con noi.
12. Come hai reagito?
Mi sono messo a urlare, non capivo cosa aveva fatto a papà è perché non mi aveva salutato.
13. Come l’ hai vissuta nell’ambito scolastico?
Non lo so, normale, non credo che lo sappiano i miei compagni, anche se le maestre credo di sì, perché hanno smesso di dirmi che vogliono parlare con papà, ora chiedono sempre della mamma.
14. A chi hai dato la colpa in un primo momento per la separazione di mamma e papà?
Alla mamma perché è lei che si è messa con Giuseppe, il su quale compagno e la mamma spetta la mia sorellina.
15. Come la vedi oggi?
Sempre uguale, la mamma fatto male a papà e lui si è dimenticato di noi.
16. Come la vivi oggi?
Marco e visibilmente turbato e con uso e a questa domanda risponde «boh».
17. Cosa è cambiato da quando papà con vive più con te?
«Tutto!» Marco piange. «Papà mi manca, mi portava giocare a pallone e la notte quando sognavo cose brutte, mi coricava sempre vicino a lui».
18. Con chi ti sei confidato?
Parlo con mio fratello che ha 12 anni e lui mi dice che papà ci vuole bene ma io non ci credo.
19. Come si sono comportati gli amici?
Normali.
20. Con chi vorresti vivere oggi?
Con papà, se mi vuole, perché da quando c’è Giuseppe la mamma si è dimenticato di noi. Io non voglio stare con Giuseppe, voglio stare con mamma papà.
MAMMA
1. Svolge una professione oggi?
Sì, lavoro in un’impresa di pulizie.
2. Lavorava prima della separazione?
No, ero casalinga.
3. Quando il bambino si è accorto della situazione?
Credo quasi subito perché ogni volta che il papà usciva mi faceva mille domande: dov’è, quando torna, se era arrabbiato.
4. Come reagiva il bambino alla situazione?
È molto scontroso, credo che non abbia accettato per niente la situazione e poi le manca il padre.
5. Quando ha detto al bambino della decisione di separazione?
Esplicitamente quando il papà è andato via di casa. Non riuscivo a dirglielo e poi credo che se ne fosse accorto.
6. Chi è stato ad informarla?
Dopo che il papà è andato via ho provato a parlare con lui, ma ogni volta che ci provo urla e piange. Credo che ancora non sia il momento.
7. Come ha reagito in quel momento?
È scappato in camera sua e non ha voluto nessuno, sentivo che piangeva e l’unico con cui ha parlato è stato il fratello di 12 anni.
8. C’è stato un cambiamento nel rapporto con lei?
Sì, a volte credo che mi odi, mi dà la colpa di tutto e le sue dimostrazione d’affetto nei miei confronti sono praticamente sparite.
9. Ci sono dei cambiamenti a scuola?
Sì non le è mai piaciuto andare scuola, e da quando il papà se n’è andato la mattina non vede ora di uscire di casa. Le maestre mi dicono che s’impegna di più e ha smesso di fare il ribelle.
10. Ha cambiato le sue abitudini? Relazioni esterne?
Un po’. Non posso più accompagnarlo al calcio e di questo ne risente molto per il resto è più taciturno, non litiga più con i fratelli è diventato un bambino che ha paura di tutto.
11. Ha notato dei cambiamenti fisiologici?
Sì la mattina per fare la doccia ci impiega un sacco di tempo. Solitamente lo lavava il padre ma da quando non c’è più lui non vuole che lo lavi io. Si chiude in bagno e ci resta per un bel po’.
12. Cosa ha fatto per aiutarla a superare quel momento?
Mi sento veramente impotente. Rifiuta di parlare con me di questa situazione. Credo che abbia bisogno ancora di tempo per abituarsi a questa situazione. Vorrei aiutarlo a capire ma ho paura di turbarlo ancora di più, a volte non so veramente cosa fare.
13. Come la vive adesso secondo lei?
Male, molto male, è confuso, ha tanta rabbia e non si spiega come mai il papà non lo vuole più bene. La sera lo trovo spesso che guarda le foto del papà e piange. Ho trovato anche sua letterina nella quale chiedeva a Babbo Natale: «se fai tornare il mio papà sarò sempre buono! Non lo faccio più arrabbiare”.

ANTONIO
1. Numero dei componenti familiari?
Siamo in tre.
2. Età e classe frequentata?
Ho nove anni e frequento la quarta elementare.
3. Qual è la materia che preferisci a scuola?
La mia materia preferita è la matematica.
4. Quali sono i tuoi hobbies?
Mi piace disegnare, mi è sempre piaciuto. Per quanto riguarda lo sport gioco a baseball e suono il pianoforte.
5. Con chi vivi adesso?
Vivo con il mio fratellino e con la mamma.
6. Vedi spesso papà?
Dipende dai periodi, a volte lavoro troppo e poi non vive nella mia città, ma mi telefona spesso.
7. Ti piace vivere con la mamma?
Sì la mamma è la mia amica più cara e non si arrabbia quasi mai a parte quando non mangio.
8. Con chi passi le feste e le vacanze?
Nelle feste passo il Natale con mamma e il Capodanno con papà anche se viene sempre la mattina a portarmi il regalo e rimane un po’ con me. Le vacanze estive le passo spesso con papà perché ha la casa al mare e poi quando la mamma prende le ferie, vado con lei.
9. Da quanto tempo mamma e papà non vivono più insieme?
Da quasi tre anni.
10. Hai notato dei cambiamenti? Se sì quali?
I cambiamenti c’erano e si vedevano. Papà passava sempre più tempo fuori casa e dormiva sempre più spesso fuori. Poi mi accorgevo che bisticciavano spesso, anche se quando arrivavo smettevano subito.
11. Chi ti ha informato della decisione di separarsi?
Prima è venuta la mamma in camera mia a spiegarmi che lei e papà non potevano più stare insieme e poi dopo è venuto papà e insieme mi hanno spiegato le cose.
12. Come hai reagito?
Che non si amavano più e che avrei capito con gli anni. Papà mi disse che ero un ometto e che avrei capito col tempo.
13. Cosa ti è stato detto?
Ero spaventato, confuso, avevo paura di aver fatto qualcosa di male ma poi loro mi hanno detto che non c’entravo niente e allora mi sono tranquillizzato.
14. Come l’ hai vissuta nell’ambito scolastico?
Normale, anche se a scuola mi portava la mamma e non più papà, ma appena può viene a prendermi. I compagni non mi hanno messo da parte, credo che non gliene importasse niente.
15. A chi hai dato la colpa in un primo momento per la separazione di mamma e papà?
A nessuno, non sapevo chi aveva la colpa, pensavo che non si volevano più bene e che non volevano più vivere insieme.
16. Come la vedi oggi?
Crescendo papà mia spiegato che lui aveva una nuova donna e io per questo mi sono offeso e arrabbiato ma oggi vado spesso da papà e c’è anche la nuova compagna. Mi piace, è una signora molto gentile.
17. Come la vivi oggi?
Bene, vedo sia papà che mamma, quando li cerco ci sono entrambi anche se a volte mi manca papà alla sera.
18. Cosa è cambiato da quando papà con vive più con te?
È cambiato tutto, lui non vive con noi e le cose che prima facevamo in tre adesso le facciamo in due, per esempio la colazione, usciamo io e la mamma, a casa decidiamo io e lei, insomma papà non c’è e le cose sono cambiate.
19. Con chi ti sei confidata?
Qualsiasi problema, parlavo con la mamma, ma non mi sono confidato con nessuno; diciamo che ho iniziato a suonare il pianoforte e questo mi ha aiutato tanto.
20. Come si sono comportati gli amici?
Bene, non abbiamo mai parlato.
21. Con chi vorresti vivere oggi?
Con la mamma perché papà ha una nuova famiglia mentre la mamma ha me e mio fratellino e con lei stiamo bene.
Mamma
1. Svolge una professione oggi?
Si, sono un’insegnante di fisica
2. Lavorava prima della separazione?
Si ho sempre lavorato
3. Quando il bambino si è accorto della situazione?
Il bambino è sempre stato molto sveglio e credo che si sia accorto quasi subito e che le cose non andavano bene soprattutto quando il papà passava sempre più spesso le notti fuori casa.
4. Come reagiva il bambino alla situazione?
Per fortuna non si chiuse in se stesso ma era lui il primo a parlare della situazione e questo devo dire che ha facilitato molto le cose.
5. Quando ha detto al bambino della decisione di separazione?
Quasi subito, non volevo che fosse una sorpresa per lui ma volevo prepararlo e allora decisi di dirglielo un po’ di tempo prima per farlo “abituare”.
6. Chi è stato ad informarla?
Sono stata io in un primo momento poi è venuto anche il papà e abbiamo cercato di tranquillizzarlo sul nostro amore per lui.
7. Come ha reagito in quel momento?
Era chiaramente confuso e impaurito ma per fortuna ha iniziato a parlare, a farci domande e abbiamo cercato di spiegargli la situazione anche se non era facile parlare di queste cose con un bambino poco di più di sei anni.
8. C’è stato un cambiamento in famiglia (nel rapporto con voi)?
Sì certo, i giorni successivi cercava sempre di fare lo spiritoso per farci ridere. Credo che a modo suo stesse cercando di non farci preoccupare. È sempre stato un bambino molto maturo.
9. Ci sono dei cambiamenti a scuola?
Non credo, le è sempre piaciuta la scuola e non mi sono accorta di grossi cambiamenti.
10. Ha cambiato le sue abitudini? Relazioni esterne?
Non particolarmente. Ha iniziato a frequentare lezioni di pianoforte e credo che l’abbia aiutato tantissimo per scaricare le tensioni. Con gli amichetti continuava a vedersi regolarmente.
11. Ha notato dei cambiamenti fisiologici?
No, e questo mi preoccupava perché non sapevo se era normale questa sua tranquillità nell’affrontare la situazione o se era un modo per nascondere il suo dolore. L’ ho portato da uno psicologo e per fortuna mi ha tranquillizzato.
12. Cosa ha fatto per aiutarla a superare quel momento?
Ho cercato di stargli vicino ed è stato facile visto che lui è stato il primo a non chiudersi a riccio. La cosa più importante per lui era capire ed è per questo che ho sempre cercato di rispondere alle sue domande.
13. Cosa è cambiato dopo l’aiuto?
Ci siamo avvicinati molto di più e arriviamo a parlare più o meno di tutto e lui è molto sereno perché ha capito che nessuno ci può separare.
14. Come la vive adesso secondo lei?
Credo bene visto che non ha nessun trauma e parla tranquillamente del papà a cui è molto legato.
15. Secondo lei ha superato totalmente la crisi?
Si credo proprio che non abbia nessuna reminiscenza. È sereno, ha capito la situazione e aiuta tantissimo il fratellino che a differenza sua è molto più introverso.
Papà
1. Che professione svolge?
Sono un avvocato penale.
2. Quando il bambino si è accorto della situazione?
Essendo un bambino molto sveglio credo quasi subito e poi credo che ne abbia avuto conferma dalle litigate e dal fatto che passavo sempre più spesso le notti fuori.
3. Come reagiva il bambino alla situazione?
A dire il vero ero molto preoccupato proprio perché il suo comportamento non cambiava molto, certo era confuso e si vedeva ma non si è mai chiuso in se stesso, anzi parlava con noi chiedendoci sempre di più.
4. Quando ha detto al bambino della decisione di separazione?
Abbiamo pensato insieme alla mamma di informarlo un po’ di tempo prima per abituarlo all’idea che non sarei più stato in casa con loro. Ho iniziato gradualmente la mia assenza e credo che questo lo abbia aiutato molto.
5. Chi è stato ad informarla?
Prima ha parlato con la mamma e poi dopo sono intervenuto io. Ma più che noi era lui che parlava.
6. Come ha reagito in quel momento?
Mi aspettavo da un momento all’altro una sua sfuriata invece poi era chiaramente impaurito ma ha subito chiesto aiuto a modo suo, assicurandosi che comunque andassero le cose noi eravamo lì con lui.
7. C’è stato un cambiamento in famiglia (nel rapporto con voi)?
Strano ma continuava a tirarci su, a farci ridere. È stata veramente una reazione inaspettata. Il rapporto con me sembrava addirittura essersi solidificato ancora più di quanto non fosse già.
8. Ci sono dei cambiamenti a scuola?
No, non credo. Andava volentieri a scuola prima e continua a farlo ancora oggi. Non penso abbia avuto problemi.
9. Ha cambiato relazioni e le sue abitudini?
No, continuava fare tutto quello che faceva prima, a giocare a baseball, esce con gli amichetti. Anzi ha iniziato a prendere lezioni di pianoforte e credo che lo abbia aiutato tanto.
10. Ha notato dei cambiamenti fisiologici?
No, nessuno e questo non c’ ha rasserenato, lo abbiamo portato da uno psicologo e ci ha assicurato che il bambino stava bene.
11. Cosa ha fatto per aiutarlo a superare quel momento?
Ho cercato di essere presente e di chiarirgli più che potevo i suoi dubbi ma soprattutto non ho mai smesso di dirgli che lo volevo bene. Per il resto ha fatto tutto molto da solo.
12. Cosa è cambiato dopo l’aiuto?
Pian piano vedevo che anche i suoi dubbi sparivano e che riacquistava la serenità al 100%.
13. Come la vive adesso secondo lei?
Bene, è felice di stare con la mamma che adora e quando vado a prenderlo lo trovo un bambino felice e spensierato.
14. Secondo lei ha superato totalmente la crisi?
Sicuramente sì. Svolge una vita attiva e questo mi fa capire che è sereno. Poi ha un ottimo rapporto anche con la mia nuova moglie e questo mi rassicura perché vuol dire che non ha rancore.
CONCLUSIONI
Le interviste ci hanno permesso di confermare o contraddire alcuni punti emersi durante la ricerca teorica.
Abbiamo riscontrato che realmente esiste la “sindrome da separazione” soprattutto come disadattamento sociale e scolastico. Eleonora ha avuto molti problemi nelle relazioni con i compagni di classe: «la mia mica del cuore mi diceva che non potevamo più essere amiche perché ero figlia di genitori che non si volevano più bene... mi sentivo in colpa quando mi chiamavano divorziata».
Anche la madre di Eleonora ha confermato le difficoltà della bambina, che sino quel momento non aveva mai manifestato nessun tipo di problema a scuola: «...è stata una tragedia...al mattino piangeva sempre». Dal punto di vista sociale la bambina ha smesso di frequentare il judo che era la sua passione, chiudendosi in se stessa per circa un anno.
In Marco invece non abbiamo riscontrato grosse difficoltà in ambito scolastico ma risente del fatto che il papà non lo po’ più accompagnare agli allenamenti di calcio. E divenuto così, più taciturno e non sì “azzuffa” più con i fratelli.
Antonio invece non ha riportato nessun tipo di problema né in ambito scolastico né per quanto riguarda su rapporto con i coetanei.
I colloqui con i bambini hanno confermato alcune delle reazioni presentate precedentemente:
• fantasie di riconciliazione: Marco aspetta ancora che il padre torni a casa da un momento all’altro.
• collera: sia Marco che Eleonora danno la colpa alla mamma della separazione. Marco: «...alla mamma, e lei che si è messa con Giuseppe».
• senso di perdita: Marco: «non capivo...perché non mi aveva salutato...vorrei stare con papà ma lui non mi vuole».
• sintomi fisiologici: Eleonora dopo la separazione dei genitori ha iniziato a fare la pipì a letto per circa un anno.
• senso di colpa: Marco si ritiene responsabile per l’allontanamento del padre.

Dalle interviste è emerso inoltre come la casa rappresenti per i bambini un luogo carico di significati affettivi legati al vissuto quotidiano precedente la separazione. Anche a distanza di anni sentimenti ed emozioni del passato vengono rivissuti con semplice rivedere oggetti collocati nello stesso punto da anni, tant’è che il bambino riesce spesso a ricordare i momenti vissuti con i genitori.
Mentre Eleonora non riusciva ad ambientarsi nella nuova casa che sentiva “fredda è lontana da se”, senza nessuno oggetto che le ricordasse la convivenza con i genitori, Antonio si è adattato facilmente alla nuova casa perché lui e la mamma avevano portato con loro i mobili e molti oggetti a cui lui era affezionato (foto del papà, regali...).

Visto il periodo in cui abbiamo svolto le interviste (vacanze di Natale), ne abbiamo approfittato per vedere come i bambini vivono questi particolari momenti. Dopo la separazione spesso i coniugi, ma ancora di più i bambini, sentono la mancanza di quelle occasioni di festa passate insieme a tal punto da non curare i preparativi. Alcuni bambini non mostrano lo stesso interesse e piacere nel festeggiare il Natale, anzi tendono ad innervosirsi, a diventare scontrosi con chi gli sta vicino. Un atteggiamento di questo tipo l’abbiamo riscontrato in Marco che essendo questo il primo Natale solo con la madre, senza papà, si è rifiutato di fare l’albero, mostrando poco interesse nello scegliere regali per i cuginetti, ma soprattutto è la prima volta che si rifiuta di scrivere la lettera a babbo Natale perché secondo lui «non esiste altrimenti non avrebbe fatto separare mamma e papà».

Abbiamo notato ancora che in due bambini su tre intervistati è stato utile ricorrere alla figura dello psicologo, col compito di sostenere il bambino nel superare i vari problemi tra cui quelli fisiologici: in Eleonora, per esempio, erano dati dalla paura di perdita di uno o entrambi i genitori. Ma anche nel caso di Antonio che sembrava superare bene la crisi, gli stessi genitori hanno voluto consultarlo per maggiore sicurezza. Il principale compito del consulente, in queste circostanze, sarebbe quello di ridurre il disagio emotivo del bambino coinvolto nella separazione dei genitori, garantendogli condizioni ottimali di adattamento e di sviluppo. La sua presenza e il suo intervento è ancora però, troppo poco richiesto.

Concludendo abbiamo riscontrato che pur essendo coinvolti nella rottura dell’unità familiare un numero sempre crescente di minori (dai 6.067 nel 1969 ai 33.242 nel 1992)11, la percentuale di copie con figli che si separano è passata dal 64% di circa una ventina di anni fa, al 56%, il che dimostra che la presenza di figli costituisce ancora un forte ostacolo alla rottura del matrimonio. Il tutto nega la nostra ipotesi di partenza secondo la quale il numero di coppie con figli che si separano è in aumento.
Altra ipotesi che abbiamo sfatato è stata quella che afferma che la separazione dei genitori produce nel bambino gravi traumi sempre. È il caso di Antonio che “sembra” aver accettato e condiviso la separazione dei genitori, nonché alla nuova compagna del padre, con serenità e maturità, non tipiche della sua età: 6 anni.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
➢ M. BARBAGLI e C. SARACENO, Separarsi in Italia, Bologna, Mulino, 1998
➢ F. CANAVELLI e M. LUCARDI, La mediazione familiare: dalla rottura del legname al riconoscimento dell’altro, Bollati Boringhieri
➢ D. COSTANTINO, Essere bambini oggi, Milano; Vita e pensiero, 1992
➢ P. DONATI, Uomo e donna in famiglia, Torino, San Paolo, 1997
➢ G. MAGGIONI, Il divorzio in Italia, Milano, Franco Angeli, 1990
➢ www.virgilio.it:
- Seminario d’aggiornamento del dott. Furio Ravera
- L’ascolto dei bambini nella separazione coniugale, Michela Maramarco
- Bambini divisi e contesi
➢ E. CAFFO, Bambini divisi: i figli dei genitori separati, Milano, Unicopoli, 1984
1 La riforma del diritto di famiglia (1975) introdusse riguardo al matrimonio delle modificazioni importanti:
- l’età del matrimonio è passata dai 16 per lui e 14 per lei, ai 18 per entrambi.
- uguaglianza dei due coniugi (stessi diritti e doveri all’interno della sfera familiare).
- medesimo trattamento per i figli nati dentro e fuori dal matrimonio.
Con la riforma al minore vengono riconosciuti particolari diritti:
- affidamento e/o diritto di visita;
- assegno di mantenimento;
- assegnazione della casa coniugale.
La legge del 19 maggio 1975, art. 150 c.c., prevede due tipi di separazione:
- giudiziale: può essere richiesta quando si verificano fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione di figli.
- Consensuale: quando vi è un accordo di coniugi per quanto riguarda l’affidamento e il mantenimento di figli.
Con la riforma inoltre la moglie ha il diritto di riprendere il cognome di nascita. Con questo provvedimento la legge sanzione l’eliminazione dello stato coniugale per quanto riguarda la coabitazione, la fedeltà, l’assistenza.
2 INTERNET: I bambini divisi e contesi
3 Più esattamente nel periodo 1895-99 che è il primo periodo per il quale siano dati statistici precisi.
4 M. BARBAGLI e C. SARACENO, Separarsi in Italia, Bologna, Mulino, 1998
5 M. BARBAGLI e C. SARACENO, Separarsi in Italia, Bologna, Mulino, 1998
6 M. BARBAGLI e C. SARACENO, Separarsi in Italia, Bologna, Mulino, 1998
7 KAISER, 1953
8 BILLER BAHM, 1971
9 TUEKMAN E REGAN, 1968
10 Tale ricerca è un programma sperimentale ancora oggi di grande rilievo scientifico. L’indagine è durata 5 anni ed ha preso in esame 60 famiglie disgregate e 131 bambini di età compresa fra i due anni e mezzo e 18 anni).
11 INTERNET: I bambini divisi e contesi
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