Cantico delle Creature: aspetti formali.

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Testo

Cantico delle Creature: aspetti formali.
Il Cantico non e’, come puo ’ apparire, un’opera ingenua e spontanea,
e’ al contrario nutrita di un fondo di cultura. Essa si rifa’ a modelli biblici ed evangelici , infatti si presenta in prosa ritmica (sono poche le rime) rimandandoci alla litania. Il Cantico vuole essere un salmo in volgare, destinato ad essere cantato in pubblico, ma la lingua non e’ dialettale e aspira invece a un volgare illustre : cosi’ il testo acquista otre al un valore pratico anche quello letterale , dimostrando che il santo “volle rivestire la lode al Signore in lingua si’ del condecente ornamento retorico”(Contini).
Commento
Il Cantico e’ stato soggetto a molteplici interpretazioni nel tempo ,e tuttora , pur essendo dimostrato che non si tratta solo di una poesia d’amore e fraternita’ per le creature ma che possiede complessi fondamenti teologici, sono ancora contrastanti le opinioni che ne scaturiscono.
Il punto di partenza non puo’ essere che Dio, che viene lodato in base a cio’ che ha creato :le cose quindi sono considerate sia in se’, sia in relazione con Dio. San Francesco non esalta percio’ la natura di per se’, ma non respinge nemmeno il mondo terreno come e’ proprio di altre tendenze religiose del Medioevo, che insistono sul “contemptus mundi”, anzi esalta la bellezza del creato in quanto porta “significatione” di Dio stesso. All’interno di questo nuovo senso di percepire il creato San Francesco mostra anche un diverso modo di valutare il corpo , che assume una dignita’ nuova e si libera da falsi pudori ,testimonia la riconciliazione tra corpo e anima e rivaluta la bellezza fisica. Il rapporto tra anima e corpo , simbolicamente Dio e uomo, trova una perfetta sintesi nella vita terrena di Cristo , la cui imitazione sara’ il modello della religiosita’ di San Francesco e dei suoi seguaci.
Bisogna considerare inoltre un altro punto di vista : le cose sono infatti lodate anche in relazione all’uomo in quanto a lui utili; d’altra parte pero’, se per le creature la lode e’ incondizionata ,tra gli uomini (essendo le uniche creature destinate alla salvezza o alla dannazione) sono lodati solo “quelli ke perdonano”. L’ultima lode e’ dedicata alla morte corporale: essa e’ avvicinata come sorella e accettata nella sua naturalita’: in questo modo il Santo libera dal terrore della “prima morte”;ben diverso e’ il suo atteggiamento nei confronti della morte dell’anima :l’inno appare infatti diviso in due parti,e se nella prima troviamo la gioia e l’ottimismo che abbracciano la natura, nella seconda si ha una specie di predica ai peccatori , una minaccia per gli uomini che, non vivendo in armonia con Dio (e quindi con la natura e con gli altri uomini che ne sono sua immagine ) incorreranno nella dannazione. Sembra che questo Santo prevedesse dove portava lo sfruttamento della natura e degli uomini, e volesse ricordare la semplicita’ dei bisogni umani : per questo quello che e’ considerato il primo testo della letteratura italiana ,in realta’ non ha tempo, e nessuna “modernizzazione” potra’ mai alterare il suo significato.

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