L'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto

Materie:Riassunto
Categoria:Letteratura Italiana
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Testo

L’Orlando furioso

Ariosto per la stesura dell’Orlando furioso si rifà all’Orlando innamorato di Boiardo, riprendendolo dal punto in cui si era interrotto.
La prima edizione fu pubblicata nel 1516 in 40 canti, ma Ariosto si mise subito al lavoro per correggerla. La seconda edizione fu pubblicata nel 1521 con qualche sistemazione.
La terza edizione fu pubblicata nel 1532. Nella terza edizione apportò una modifica innanzitutto linguistica: nelle prime due edizioni, l’Ariosto aveva utilizzato la lingua cortigiana, basata sul toscano letterario con elementi padani e latineggianti, mentre nella terza edizione utilizza una lingua basata sui canoni classicistici che erano stati fissati dal Bembo nell’opera Prose della volgar lingua e che si rifaceva al fiorentino delle opere dei letterati del Trecento.
Nella terza edizione vengono modificati anche i contenuti: vengono inseriti nuovi episodi, con riferimenti anche alla storia contemporanea, e cioè alle guerre che le potenze straniere stavano combattendo sulla penisola italiana. Così facendo i canti diventarono da 40 a 46.
Gli inserimenti di questi nuovi contenuti rese anche il clima dell’opera più cupo, a causa dell’inserimento di tematiche pessimistiche, in cui si possono cogliere i riflessi della crisi italiana.
Di questo contesto fanno parte anche i Cinque Canti, scritti probabilmente per inserirli nella seconda edizione, ma che l’Ariosto decide di lasciare anonimi, in quanto riteneva che avrebbero alterato l’equilibrio dell’opera. Furono poi pubblicati dal figlio Virginio.
Le vicende di questi canti sono il tradimento di Gano, causa del conflitto tra Rinaldo e Orlando e la l’avventura di Ruggiero che viene inghiottito da una balena, nel cui ventre trova Astolfo e altri cavalieri.

La materia del poema

Nell’Orlando furioso Ariosto, come Boiardo, inserisce la materia cavalleresca e opera la fusione tra il ciclo carolingio e quello arturiano. I personaggi (Carlo Magno, Orlando, Rinaldo, Astolfo) sono del ciclo carolingio, ma il tema dell’amore e del meraviglioso fiabesco sono del bretone.
Ariosto porta alle conseguenze estreme gli effetti che l’amore ha sul paladino Orlando, facendolo, rispetto al Boiardo, diventare pazzo.
Nell’opera dell’Ariosto vi sono inoltre dei riferimenti alla letteratura dei classici latini, come Virgilio (l’episodio di Cloridano e Medoro si rifà a quello di Eurialo e Niso dell’Eneide), Ovidio e altri. Quindi i temi delle “armi” e degli “amori” sono rivisitati in chiave classica.
Ma il fatto che l’Ariosto prenda luoghi, personaggi ed episodi da altre opere, non deve far pensare che l’Orlando furioso non sia un’opera originale: l’autore li prende come spunti, ma attribuisce loro la sua visione originale della vita.

Il pubblico

L’Orlando furioso ha come scopo l’intrattenimento e il pubblico a cui è rivolto è quello colto, delle corti.
Esso ha ancora le caratteristiche del poema di tradizione orale, ma questa è oramai una convenzione, perché con l’avvento della stampa, è già da considerarsi opera pensata per essere stampata.
Ciò significava che il pubblico non era più solo quello elitario, ma era un pubblico nazionale.
Inoltre, se questo pubblico veniva appassionato dalle vicende cavalleresche scritte in chiave classica, allora si era ormai adattato ai canoni del classicismo.
Quindi compito di Ariosto era quello di dare forma classica a tutta la materia cavalleresca.

L’organizzazione dell’intreccio

Nell’Orlando furioso si intrecciano le vicende di molti eroi.
Da Boiardo eredita l’espediente di interrompere improvvisamente una vicenda in un momento cruciale, riprendendola più avanti, per passare a narrare quella di un altro personaggio.
Questo procedimento è detto entralacement.
Durante la narrazione sono inserite delle novelle raccontate dai personaggi e che costituiscono quindi un racconto nel racconto.
Vi sono episodi in cui Ariosto inserisce delle profezie di eventi futuri, sia per celebrare i suoi signori, sia per fare riferimento ad eventi storici contemporanei.
All’inizio di ogni canto inoltre vi è anche un’introduzione, in cui la voce che narra, prendendo spunto dalle vicende dei personaggi, fa delle considerazione sul comportamento umano in generale.
I fili narrativi principali che Ariosto inserisce nel Proemio sono tre:
1) la guerra dichiarata da Agramente, re dell’Africa, a Carlo Magno, re della Francia, per vendicare la morte del padre Troiano;
2) l’amore di Orlando per Angelica e la continua ricerca di lei, che lo tradisce sposandosi con Medoro, evento che gli fa perdere il senno, ma che Astolfo va a recuperare con un viaggio sulla luna;
3) le vicende di Ruggiero e Bradamante, divisi da continui imprevisti, ma che si concludono con la conversione al cristianesimo di Ruggiero e il loro matrimonio.
Ma ampio spazio è dedicato anche alle vicende di altri personaggi, come Rinaldo o Sacripante.
La guerra tra africani e cristiani è comunque il tema principale.
Il vasto scenario in cui si intrecciano le vicende dei personaggi varia a seconda di chi è il protagonista al momento della narrazione.

Il motivo dell’«inchiesta»

Al centro dell’Orlando Furioso vi è il motivo dell’ “inchiesta” : ciò che fa agire in una certa maniera i personaggi è la ricerca di un oggetto di desiderio.
Questa ricerca, che nei poemi epico-cavallereschi del Medioevo era per motivi religiosi, nel Furioso ha un carattere laico.
Ma questa inchiesta è fallimentare, perché gli oggetti cercati deludono le aspettative dei personaggi.
Un esempio è la figura di Angelica, che fugge sempre nel corso dalla vicenda, o l’amore tra Ruggiero e brada mante, la quale è in continua ricerca dell’amato che ritrova ma poi perde nuovamente.
L’inchiesta ha un movimento circolare, in quanto non trova mai una risoluzione, ma ritorna sempre alla stesso punto, e diviene simbolo della ricerca continua e inutile.
La ricerca inutile di questi oggetti da parte dei personaggi costituisce un “errore”.

La struttura del poema:

- l’organizzazione dello spazio:
La vicenda è ambientata in uno spazio geograficamente vasto (Francia, Spagna, Africa, Oriente, …)
Questo è un elemento per capire la concezione che l’autore ha del mondo.
Per esempio, Dante ha una visione del mondo verticale e lineare: verticale perché per lui il mondo va dal basso all’alto, dalla terra al cielo, ovvero dal peccato a Dio, la salvezza.
Anche il viaggio della Divina Commedia è fatto secondo un percorso che va dal basso (Inferno), che rappresenta il peccato, all’alto (Paradiso), cioè la salvezza.
Lineare perché essendo un viaggio voluto da Dio è un viaggio già deciso e Dante non può deviare durante il suo percorso.
Nel Furioso lo spazio è orizzontale: le vicende si svolgono secondo una concezione tutta terrena della realtà.
Quindi nel Furioso manca l’elemento del trascendente per fare posto alla visione laica della vita, propria del Rinascimento.
Inoltre mentre con Dante il percorso da svolgere era determinato e la meta predestinata era solo una (Paradiso), ed è quella che raggiungerà sicuramente, perché voluta da Dio, nel Furioso, i personaggi si possono agire più liberamente nello spazio e l’oggetto del desiderio non sempre viene raggiunto.
Però se nel Furioso non c’è la Provvidenza che agisce sul destino umano, c’è la Fortuna, che nel Furioso è capricciosa.
Se nel 400 c’era fiducia nell’azione dell’uomo in quanto capace di poter dominare il proprio destino e superare autonomamente gli ostacoli, l’Ariosto è più pessimista da questo punto di vista.
Emblema della Fortuna capricciosa è la selva (I canto e altri): la selva con i suoi sentieri intricati, diventa emblema del mondo in cui si muovono i personaggi, in cui le loro azioni si intrecciano tra loro.

- l’organizzazione del tempo
Nella Commedia, come lo spazio, anche il tempo è lineare: i fatti accadono secondo una successione già definita.
Nel Furioso il tempo è labirintico: i fatti, che accadono nel medesimo tempo, vengono intrecciati dall’entrelacement dell’autore, che racconta un fatto, per poi interromperlo, raccontarne un altro e riprenderlo successivamente, ecc…
L’interruzione da parte dell’autore di un fatto per raccontarne un altro (entrelacement), e quindi il rinvio del raggiungimento da parte del personaggio dell’oggetto del desiderio, che determina l’intrecciarsi delle vicende, dà origine ad un continuo rinvio della fase narrativa e delle oscillazione avanti ed indietro sulla linea del tempo.

Labirinto e ordine: struttura narrativa e visione del mondo

Dal quadro labirintico della struttura narrativa, l’impressione dell’opera non è però quella di disordine, ma di ordine.
L’entrelacement, l’intrecciarsi delle varie vicende non è mai casuale, ma è studiato appositamente dall’Ariosto, utilizzato al momento giusto e senza mai tralasciare nessun elemento.
Questa è l’armonizzazione delle vicende, in cui l’autore assume le sembianze di un Dio che dall’alto domina l’”universo”, in questo caso narrativo.
Inoltre le vicende sono tra loro anche simmetriche.
Ad esempio, Orlando che cerca l’amata Angelica e Bradamante che cerca l’amato Ruggiero; Orlando che tradito da angelica impazzisce, Bradamante, che credendosi tradita da Ruggiero con Marfisa, “impazzisce” di gelosia.
Altro esempio è quello tra Orlando e Rodomonte: entrambi i guerrieri più forti dei loro eserciti, ma che delusi dalle loro donne, cadono in preda alla follia e vengono meno ai loro doveri.
Ancora, la vicenda di Angelica e Olimpia, che entrambe cadono in preda alla’orca nell’isola di Ebuda e vengono salvate da Ruggiero e Orlando.
Dal romanzo all’epica

Anche se le vicende, per il continuo intrecciarsi e i loro abbandoni e le loro riprese da parte dell’autore, sembrano non avere mai fine, in realtà hanno una conclusione: Angelica sposa Medoro, Orlando riacquista il senno, Ruggiero sposa Bradamante, Rinaldo rinuncia alla’more per Angelica, la guerra tra cristiani e saraceni si conclude con la vittoria dei cristiani e dell’esercito saraceno muoiono i guerrieri più valorosi, come Agramante e Rodomonte.
Inizialmente il poema presenta un struttura aperta, in cui le vicende continuamente intrecciate danno come l’impressione di non avere un conclusione, l’autore muta la struttura avvicinandola di più a quella dell’epica classica.
Si riduce l’entrelacement e le sequenze narrative si fanno più lunghe e non più tanto interrotte.
Se nel mondo cavalleresco domina il disordine e il mescolarsi delle vicende, l’Ariosto cerca di dare un ordine.
Egli è consapevole che la realtà fatta di molteplicità non può essere dominata dall’uomo: questa realtà dà all’uomo tante possibilità di scelta, quindi l’uomo è destinato allo scacco, cioè al non raggiungimento del proprio scopo.
Allora il poeta per mezzo della realtà crea un mondo fittizio, dove l’uomo può dominare intellettualmente la realtà.
Quindi se nella realtà l’uomo è soggetto al dominio della Fortuna, nel mondo fittizio l’autore può essere al momento il Dio che domina l’andamento delle vicende.

L’ironia e lo straniamento

Anche se Ariosto si dedica fermamente alla dominazione di questo mondo fittizio, ciò però non può avvenire totalmente.
Da qui nasce lo straniamento: l’autore si stacca per un attimo dalla vicenda del poema, per far sì che egli non si faccia troppo coinvolgere emotivamente nel mondo della narrazione, e quindi lo guardi in una prospettiva differente, e che anche il lettore guardi la vicenda e i personaggi in modo critico e con una prospettiva diversa.
Lo straniamento è ottenuto con l’aggiunta di giudizi o commenti da parte della voce narrante.
Con questi commenti l’autore induce il lettore in una riflessione sull’irrealtà del mondo letterario.
Ancora, il narratore finge di non conoscere totalmente tutti i fatti limitando il suo stato onnisciente.
In questo caso il narratore formula delle ipotesi sui fatti, allontanandosi dalla narrazione e guardandola in una prospettiva diversa.

L’ironia e l’abbassamento

Ariosto ritiene che i valori cavallereschi siano orami tramontanti.
Con abbassamento non beffeggia i suoi personaggi, ma semplicemente li abbassa, cioè fa assumere loro degli atteggiamenti un po’ meno dignitosi, per far emergere anche i loro difetti ed errori.
Attraverso l’ironia di Ariosto, che consiste nel rendere i personaggi da eroici e valorosi a più comuni e familiari, si vuole indurre a riflettere sui reali comportamenti dell’uomo in generale.
L’ironia di Ariosto inoltre con appare come uno strumento per evadere dall realtà, rifacendosi al fantastico, ma un modo per dimostrare il suo atteggiamento critico nei confronti della realtà i generale.

Personaggi “sublimi” e personaggi pragmatici

Questo atteggiamento critico avviene più che altro nei confronti dei personaggi più “sublimi” cioè quelli più fedeli ai loro valori e ai loro ideali.
Un esempio è Orlando, fedele ad Angelica ma sempre in virtù dei valori cavallereschi, motivo per il quale diventa pazzo.
Oppure Isabella, che è disposta a suicidarsi per amore di Zerbino, pur di non cadere preda dei desideri di Rodomonte.
Questa fervente fedeltà nel raggiungimento del proprio obiettivo però è destinata allo scacco, perché la fissazione ad un’unica idea non si adatta alla mutevolezza del reale.
Perciò questo idealismo è fallimentare.
Acanto ad essi però vi sono personaggi cosiddetti pragmatici, più flessibilità alla realtà.
Questi personaggi non sono fissati al raggiungimento di un unico obiettivo, ma sanno accontentarsi anche di altri oggetti.
Importante è dire che l’autore è imparziale, poiché come ammira la fedeltà ai propri principi dei personaggi, “sublimi”, ne sottolinea anche la rigidità; se ironizza la disinvoltura dei personaggi pragmatici, li guarda anche con simpatia.

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