Introduzione a Guigo Gozzano

Materie:Riassunto
Categoria:Letteratura Italiana
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Data:07.02.2007
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Testo

Guido Gozzano
-19 Dicembre 1883 nasce a Torino. Figlio di Diodata Mautino e dell’ingenier Fausto Gozzano, entrambi nativi di Agliè Canadese (dove Gozzano trascorre gran parte della sua infanzia).
-Frequenta le scuole a Torino con profitti modesti. Durante l’età scolare incontra Ettore Colla con cui intrattiene una fitta rete di colloqui epistolari.
-1900 muore il padre di Gozzano.
-Nel 1904 si iscrive alla Facoltà di Legge di Torino (che non terminerà mai. N.B. Gozzano si fa chiamare “avvocato”)
-Il 1907 è l’anno de La via del rifugio volume di poesie in cui Gozzano individua, attraverso la malinconia, il male che lo sta affliggendo, ma attraverso il quale cercherà di esorcizzare l’ossessione della Morte.(tendenza all’autocitazione). E’ anche l’anno dell’avvicinamento ad Amalia Guglielminetti (donna con la quale intrattiene inizialmente una relazione amorosa, ma che successivamente viene vista come una “sorella” e lui un “buon compagno” vd. Omonima poesia de I colloqui pg.146).
-Il 2 Gennaio 1909 la madre di Gozzano è colpita da paralisi.(si accentuano le preoccupazione economiche aperte dalla morte del padre).
-1910 procedono la stesura e la pubblicazione in rivista de I colloqui.
-1911 escono a stampa in volume I colloqui.
-Nel febbraio 1912 s’imbarca assieme all’amico Giacomo Garrone (anch’egli malato) per un viaggio terapeutico. Il 5 Marzo sbarca a Bombay, soggiorna a Celyon. A fine Aprile torna in Italia.
Scrive Verso la cuna del mondo ovvero lettere dall’India (in realtà non tutte sono scritte durante la sua permanenza in India, molte sono fittizie, facendo credere al destinatario che il viaggio sia durato molto a lungo, in realtà durò all’incirca 2 mesi)
-Nel 1913 lavora al poema Le farfalle. (stampate a frammenti. E’ dapprima un libro di storia naturale, corredato da illustrazioni, poi, complice Amalia, si trasforma in un volume epistolare, ovvero lettere indirizzate alla stessa Amalia. Gozzano si fa partecipe di quel che sta descrivendo: medita sull’altro destino di morte che attende la farfalla. Vita e Morte sono convocate come custodi delle sorti naturali)
-Muore a Torino il 9 Agosto 1916.

Gozzano soffrì molto l’impossibilità di recarsi in guerra (I Guerra Mondiale)

Resta un poeta anacronistico che non appartiene più all’800, mentre non si assesta ancora risolutamente, a pieno titolo, nel ‘900. Un poeta dunque di transizione e confine.
Ricorda:ha scritto anche novelle e fiabe per bambini.

Epoca e stile letterario
Il periodo compreso tra l’ultimo decennio dell’800 e gli anni precedenti alla prima guerra mondiale, è caratterizzato da una violenta reazione al positivismo: questo aveva celebrato la fede nella scienza, nel progresso sociale, ma la realtà, fatta di guerre, imperialismi, era ben diversa da quanto si era sperato. Tale situazione determina nuovi atteggiamenti: subentra la disillusione, l’angoscia, la sensazione del nulla.
L’uomo di cultura (europeo) del primo ‘900 vive una profonda crisi d’identità, avverte chiaramente la fine di un’epoca e l’avvento di una nuova e prende coscienza della perdita del suo tradizionale ruolo sociale che era quello del “praeceptor” del “creatore di valori”. La coscienza del disagio esistenziale, del “male di vivere” che travaglia l’uomo contemporaneo è presente in gran parte della poesia e della narrativa dei primi del ‘900.
Siamo in pieno Decadentismo, periodo che vede un uomo incerto e stanco, sconfitto sul piano politico e frastornato dalle voci della guerra, che cerca dentro di sé nuovi mondi in cui credere.
Reazione degli scrittori:
- Alcuni si impegnano in una tormentosa analisi della malattia dell’uomo moderno. Nelle loro opere questi scrittori parlano di malattia, di inettitudine, di uomo privo di qualità. Escono quindi dalle loro opere personaggi incapaci di agire e di inserirsi attivamente nella società (vd. Svevo)
- Altri intellettuali, ossia i Crepuscolari, cercano di risolvere la crisi fuggendo la città, in un impossibile ritorno alla provincia, alla semplicità, alle “buone cose di pessimo gusto” del tempo passato ( L’amica di nonna Speranza pg. 198). I Crepuscolari soffrono l’impossibilità di identificarsi con il “poeta vate”( gli ultimi due in Italia sono dtati D’Annunzio e Pascoli)
Gozzano nasce dannunziano, ma poiché D’Annunzio portava avanti la figura di “poeta vate!, produttore di cultura e guida spirituale, se ne stacca, consapevole del cambiamento dei tempi e che l’intellettuale ha ormai perso il suo ruolo di guida morale.
Temi principale:
-la casa
-il sogno
-il ricordo
-poesia fra sogno e ricordo
-la stampa
- il corpo

Una costante di Gozzano è di allontanare nello spazio e nel tempo gli oggetti e le persone. Il contrasto tra un mondo di cose evocate, ripudiate, amate e derise, trovano conferma nel linguaggio, soprattutto nell’uso frequente di aggettivi antitetici, nel contrasto tra lessico banale/quotidiano e aulico.

Introduzione (pg. 7-20)
Si avverte subito, nella poesia di Gozzano, la paura di non poter più scrivere versi in una società come quella moderna, borghese, sentita come estranea ad ogni sorta di discorso poetico, intenta com’è all’utilità, al guadagno, all’economicità. La scelta di Gozzano è quella di accettare del tutto le condizioni che la norma sociale gli impone, la stessa norma che considera lo scrivere in versi una stranezza di cui bisogna vergognarsi, il fare poesia, infatti, urta contro le “buone cose di pessimo gusto” della normale vita borghese.
Proprio da questo conformarsi con l’ordine borghese deriva la scelta del linguaggio e degli oggetti quotidiani, che diventano l'unico modo di sopravvivenza di una poesia in netto contrasto con il suo contesto. Il linguaggio medio e la normalità delle situazioni, oggetti, personaggi, ambienti rappresentano la maschera che la poesia deve assumere per non essere rifiutata a priori dal contesto borghese. Gozzano però, a differenza degli altri crepuscolari, si rende conto della precarietà di questa maschera e per questo nella sua poesia c’è sempre un simbolo di distinzione: l’ironia.
L’ironia ci mostra l’utopicità di poter far durare la poesia sotto la maschera della mimetizzazione borghese di essa, utopico, infatti, è il credere che la poesia venga accettata entro la società per il solo fatto di aver rinunciato al suo essere, a meno che questa non si venda accettando di diventare merce per celebrare i valori di utilità e guadagno del mondo. Come dice Gozzano stesso nella Signorina Felicita:
“Oh! Questa sterile vita di sogno! / Meglio la vita ruvida concreta / Del buon mercante inteso alla moneta, / Meglio andare avanti sferzati dal bisogno, / Ma vivere di vita! Io mi vergogno, / Sì, mi vergogno d’essere un poeta!”.
Anche Gozzano, allora, come D’Annunzio, verifica la morte della poesia nel mondo contemporaneo, dominato dall’esigenza di normalità. Gioca qui un ruolo fondamentale la malattia , che garantisce la possibilità di fare poesia (la malattia salva dalla resa all’ideologia borghese del guadagno). Es: Non c’è nessun pericolo che il sogno del matrimonio borghese con la Signorina Felicita si compia davvero: quando sembra proprio che l’aspirazione alla normalità stia per essere soddisfatta, ecco che la malattia interviene a imporre il viaggio oltremare, ecco che il rischio incombente de “l’altro viaggio”, quello della morte, stacca il poeta dalla Signorina Felicita, e fa svanire per sempre l’immagine e la possibilità della vita secondo la norma borghese.
La malattia dell’artista è il simbolo della malattia mortale della poesia nel mondo borghese, respinta, rifiutata. Non vive più, quindi, il binomio letteratura/poesia VS vita.
Anche l’amore è sempre altrove rispetto al mondo in cui il poeta vive: nel passato, soprattutto, così come nel passato è la poesia, è la possibilità di fare poesia.

I colloqui
E’ la seconda raccolta di versi pubblicata nel 1911. Da una lettera destinata alla Guglielminetti del 1908 veniamo a conoscenza delle intenzioni strutturali dell’autore: il testo dovrà essere organico e ciclico seppur formato da poesie indipendenti.
Sono una raccolta di 24 testi divisa in 3 parti (non omogenee numericamente):
- Il giovanile errore (9) errore amoroso
- Alle soglie (7) avvicinamento alla morte morale
- Il reduce (8) ritorno dell’io non morto
Possiamo leggere questa tripartizione come un’inchiesta: ricerca della salvezza.
E’ un testo ricco di citazioni e autocitazione (intertestualità). Interferenza tra prosa e poesia.

I colloqui come dialoghi?
Soliloqui piuttosto, modi di mettersi di fronte a sé per dibattere il problema della propria impotenza.

Parola chiave de I colloqui?
“Fissità”: fissità di un passato che si rappresenta immobile,nella stampa e nel ritratto; o di un presente che non esiste se non si richiama il passato.

Morale: conferma che la sanità dipende in fondo proprio da pochi giochi di sillaba e di rima.

Esempio



  



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