I viaggi di Gulliver

Materie:Scheda libro
Categoria:Letteratura Italiana

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Data:31.10.2008
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Testo

I viaggi di Gulliver
di Jonathan Swift

“Così, gentile lettore, ti ho narrato una fedele storia ei miei viaggi durati sedici anni e poco più di sette mese; in questo non ho badato tanto agli ornamenti quanto alla verità. Avrei forse potuto, al pari di tanti altri, sbalordirti con racconti strani e inverosimili, ma ho preferito riferir fatti semplici nel più semplice stile: mio principale intento era informarti, non divertirti”.
“I viaggi di Gulliver” è un romanzo satirico pubblicato all’inizio del ‘700 da Jonathan Swift. La sua trama, divisa in quattro parti, è molto semplice, e per questo il libro è stato per lungo tempo considerato un classico per bambini. Nella prima parte il protagonista, dopo essersi presentato nell’introduzione, narra di essere partito su una nave mercantile come medico di bordo e successivamente descrive il naufragio in un’isola. Dopo essersi salvato miracolosamente da una violenta tempesta Gulliver si abbandona stremato dalla stanchezza su una spiaggia sconosciuta. Al suo risveglio egli verrà a contatto con gli abitanti dell’isola, uomini molto particolari perché estremamente minuti “Scorsi una creatura umana, alta nemmeno sei pollici, con in mano un arco e una freccia, e una faretra sulle spalle”. Inizialmente Gulliver è tenuto in catene dai Lillipuziani (è così che vengono chiamati i piccoli abitanti di Lilliput), in seguito il protagonista viene via via sempre più apprezzato a corte grazie alla facilità con cui può compiere azioni che ai minuscoli uomini sono impossibili. Gulliver riporta subito una grande vittoria contro gli abitanti di Blefuscu, acerrimi nemici dei Lillipuziani, che decidono di utilizzarlo singolarmente a scopi militari. Il protagonista si rifiuta a causa dei propri principi etici e per questo viene accusato di tradimento e condannato ad essere accecato “Non mi sarei reso strumento per ridurre in schiavitù un popolo libero e valoroso… di così poco peso diventano i massimi servigi resi ai principi quando nell’altro piatto della bilancia si mette un rifiuto a soddisfare le loro passioni”. Grazie all’avvertimento di un consigliere di corte egli riesce a scappare in tempo e a tornare a casa costruendosi una sorta di scialuppa coi materiali a sua disposizione. Nella seconda parte Gulliver decide di partire nuovamente verso l’India, ma dopo una serie di disavventure egli si ritrova abbandonato nell’isola di Brobdignag, i cui abitanti sono uomini di dimensioni enormi. La situazione della prima parte è dunque completamente rovesciata, e Gulliver è considerato solo un piccolo pupazzo parlante col quale far giocare i bambini. In seguito il protagonista, ormai diventato una vera e propria attrazione, viene venduto alla regina di Brobdignag, e fa amicizia con una bambina che si prende cura di lui, la giovane Glumdalclic. Un giorno lo sventurato Gulliver viene rapito da un falco durante una passeggiata e, gettato in mare insieme alla casa di legno che si era fatto costruire, è salvato da una nave commerciale inglese di passaggio.
La terza parte vede Gulliver sbarcare nella sorprendente isola fluttuante di Laputa e arrivare alla sua capitale Lagado popolata da scienziati e filosofi, tutti impegnati in ricerche e speculazioni riguardo le più futili scoperte matematiche e tecnologiche. Dopo aver conosciuto i Laputiani il protagonista lascia la città e si reca a Balnibarbi, dove visita l’Accademia e suggerisce alcune soluzioni che vengono accolte con approvazione. In seguito Gulliver abbandona l’isola e fa una piccola gita a Glubbdubdrib, luogo in cui ha il permesso di evocare alcuni personaggi della storia antica e viene a conoscenza di fatti relativi al passato mai descritti fino a quel momento (o descritti con numerosi errori). Durante un'altra piccola gita Gulliver incontra gli Struldbrug, strani esseri dotati di immortalità; agli occhi del protagonista questa qualità pare inizialmente un fatto estremamente positivo, ma viene poi rivalutato a seguito di una discussione con queste creature, condannate a vivere una vita piena di sacrifici. Tornato a Maldonada Gulliver salpa per il regno di Luggnagg e, dopo aver conosciuto alcuni personaggi autorevoli, fa rotta verso il Giappone e infine verso casa.
L’ultima parte del libro coincide con l’ultimo viaggio del protagonista, ed è la parte con i più densi contenuti filosofici. Gulliver viene abbandonato dall’equipaggio della nave in una terra completamente sconosciuta, popolata da cavalli intelligenti e uomini privi di ragione. Il protagonista diventa subito amico di uno Huyhnhnm (così si definivano i cavalli in quella terra) e decide, come del resto aveva già fatto nei precedenti viaggi, di imparare la lingua e le usanze di questa specie. Il cavallo allora gli descrive la terra in cui si trovano e la loro società molto semplice in contrasto con le oscenità e la brutalità degli Yahu. Inizialmente Gulliver guarda con distacco la razza che i cavalli chiamano Yahu, ma gradualmente riconosce in essa con profonda amarezza la malvagità degli umani. Dopo parecchio tempo trascorso con le meravigliose creature Huyhnhnm, Gulliver viene costretto a tornare nella sua patria, seppur con immenso dispiacere. Tornato in patria il protagonista vivrà il resto dei suoi anni provando un forte disgusto per la razza umana.
Il personaggio principale del racconto è Lemuel Gulliver (nome che compare solo nell’introduzione del romanzo), un medico chirurgo inglese che ama viaggiare per mare. Durante tutto il corso della narrazione non compare nessuna descrizione di Gulliver, poiché egli, narrando la storia in prima persona, ritiene ogni suo particolare fisico superfluo e preferisce descrivere nei minimi dettagli le popolazioni con cui viene a contatto. L’unica descrizione che si ha di Gulliver si trova nel momento in cui viene confrontato con la razza Yahu, tuttavia con una caratterizzazione che non fa intendere altro se non come il protagonista appartenga a questa categoria di esseri: “Disse che, senza possibilità di dubbio, ero un perfetto Yahu, ma che differivo moltissimo dagli altri della mia specie per la pelle più delicata, più bianca e più liscia, per la mancanza di peli in arie parti del corpo, per gli artigli anteriori e posteriori, più corti e d forma diversa, e per la mia tendenza a camminar continuamente sulle gambe posteriori”. La caratterizzazione psicologica di Gulliver invece è espressa dalla narrazione stessa, poiché essendo eseguita proprio da lui, non se ne allontana mai per tutto il corso del racconto. Egli è un personaggio curioso, ama l’avventura e ha una mentalità molto aperta, fatto testimoniato dalla sua volontà di conoscere tutti i popoli estranei da lui incontrati, senza temere neppure il dialogo con dei veri e propri giganti. Infine Gulliver, come Robinson (Robinson Crusoe, Daniel Defoe), è un uomo dotato di grande senso pratico e capace ad adattarsi ad ogni situazione.
I restanti personaggi sono descritti solo a livello di popolo, e presentano caratteristiche fisiche molto diverse dalla razza del protagonista: è questo uno stratagemma usato dall’autore con l’unico scopo di evidenziare la diversità, molto più importante di quella fisica, della mentalità degli stessi popoli. Le varie popolazioni sono descritte sia dalla narrazione di Gulliver, sia dalle sue discussioni con i membri principali da lui conosciuti; il protagonista inoltre elabora le sue descrizioni in base al confronto con la popolazione inglese e umana in generale: i Lillipuziani e Blefuscudiani sono dunque descritti come uomini estremamente piccoli, molto operosi e attivi, ma con un’elevata complessità politica; gli abitanti di Brobdignag sono dei giganti e Gulliver li descrive come esseri molto brutti, fatto dovuto solo al fatto che egli può osservare tutte le imperfezioni della loro pelle molto più ingrandite del normale; i Laputiani hanno un aspetto molto particolare poiché “Portavan tutti la testa inclinata a destra o a sinistra; avevano un occhio rivolto in dentro e l’altro fisso verso lo zenit”; vi sono infine i cavalli intelligenti, gli Huyhnhnm, e gli Yahu, uomini primitivi e ricoperti quasi interamente di peli.
I luoghi descritti sono reali solo all’inizio, quando Gulliver menziona la città dove è nato e i posti in cui ha studiato (Cambridge, Londra…), prevalentemente luoghi situati in Inghilterra, patria dello stesso Swift. Proseguendo nella narrazione i luoghi diventano sempre più fantastici e particolari: prima Lilliput, la città infinitamente piccola, poi Brobdignag, immensamente grande, l’isola volante di Laputa e infine il territorio degli Huyhnhnm, molto simile a un paradiso terrestre. Le descrizioni dei luoghi sono molto vaghe e servono prevalentemente per dare al lettore l’idea della minutezza e della grandezza, rispettivamente, dei Lillipuziani e dei giganti di Brobdignag. Le ultime due parti del racconto sono invece quasi prive di descrizioni dei paesaggi, poiché l’autore evidenzia in altro modo la diversità e le particolarità degli abitanti di quei luoghi.
L’ambiente sociale di Gulliver non è elevato, poiché egli afferma all’inizio del libro di non poter ricevere dal padre i soldi per pagarsi gli studi: “Mio padre aveva una piccola proprietà nel Nottinghamshire; io ero il terzo dei suoi cinque figli. Mi mandò quattordicenne al Collegio Emmanuel, di Cambridge, e là io rimasi tre anni applicandomi assiduamente agli studi. Ma le spese del mio mantenimento erano troppo gravose per la sua modesta fortuna”. Per alcuni anni Gulliver lavora come aiutante di un noto chirurgo di Londra e, oltre a medicina, apprende anche qualche cenno di matematica e dell’arte della navigazione “Di tanto in tanto, mio padre mi inviava qualche sommetta, ed io me ne servivo per studiare navigazione e le altre scienze matematiche necessarie a chi vuol mettersi in mare; pensando che, prima o poi, sarebbe stato quello il mio destino”. A seguito del suo matrimonio con Mary Burton il protagonista del romanzo cerca di stabilirsi a Londra, ma costretto a imbarcarsi in varie navi come medico di bordo per mancanza di soldi. La sua istruzione è quindi molto varia, anche grazie alla sua passione per la lettura “Trascorrevo le mie ore d’ozio leggendo i migliori autori antichi e moderni, poiché portavo sempre con me un buon numero di volumi; e, quando scendevo a terra, non trascuravo di osservare i costumi e le tendenze dei vari popoli, e di studiarne la lingua, cosa che facevo senza difficoltà grazie alla mia memoria eccellente”. Durante le sue avventure nelle terre sconosciute Gulliver sarà sempre accolto dalle autorità del posto e provvisto di tutte le attenzioni poiché considerato talvolta pericoloso (a Lilliput avrebbe potuto distruggere l’intera città con pochi movimenti), talvolta invece un’attrazione di corte (come a Brobdignag). Inoltre, a causa di questo, al suo arrivo a Laputa il personaggio è spiazzato: nessuno gli dedica tutte quelle attenzioni di cui aveva goduto negli altri paesi poiché tutti sono impegnati a risolvere problemi matematici o scientifici “Durante l’ascesa, infatti, essi dimenticavano a ogni momento quel che facevano e mi piantavano in asso fino a che gli scacciapensieri non rinfrescavano loro la memoria. Sembravano del tutto indifferenti alla vista dei miei abiti e di miei modi stranieri e alle grida del popolino le cui menti erano più libere…avvertivo verso di me una trascuratezza non priva di disprezzo”.
Le vicende sono ambientate nella prima metà del Settecento, anche se il narratore stesso avverte il lettore di non attenersi alle date scritte nel romanzo, poiché “il vostro stampatore è stato così trascurato da confondere i tempi e sbagliar le date dei miei viaggi e ritorni, non assegnando loro né l’anno giusto né il giusto mese né il giorno del mese: e son venuto a sapere che il mio manoscritto originale è andato totalmente distrutto dal giorno della pubblicazione del mio libro”.
Il linguaggio utilizzato è semplice, e Swift stesso dichiara all’inizio del romanzo nella “nota dell’editore al lettore”: “ero deciso ad adeguare l’opera, per quanto possibile, alla normale capacità dei lettori…lo stile è semplice e chiaro, e l’unica pecca che vi ho trovato è che l’autore, come sogliono i viaggiatori, concede un po’ troppo ai particolari” (si dice inoltre che l’autore, per assicurarsi che ogni frase rientrasse nel suo standard di semplicità, facesse leggere lunghi passaggi dell’opera ai suoi servi).
La narrazione è eseguita dallo stesso protagonista del racconto, che descrive con minuziosa precisione ogni dettaglio delle meraviglie che egli incontra nei suoi viaggi, e afferma varie volte di aver narrato ogni particolare con grande serietà e sincerità. “Dall’insieme spira un’aria di schietta verità, e invero l’autore era così noto per il suo candore che, tra i suoi vicini di Rediff, era divenuto quasi un proverbio, per dar forza a qualche affermazione, l’aggiungere che ”. Nonostante questa nota, si capisce subito che la storia è una densa mescolanza di fantasia, satira politica, messaggi morali e intrattenimento, scaturita completamente dall’ingegno di Swift. Questo complesso lavoro dell’autore ha creato un insieme molto vasto di punti di riflessione, che grazie a un’attenta lettura aiutano a cogliere il profondo messaggio celato tra queste storie fantastiche e divertenti. Molti critici hanno valutato il romanzo come un’aperta e immorale accusa verso tutta l’umanità. I difensori del libro invece, sostengono che esso sia una satira dell’ipocrisia, vanità, crudeltà, limitata mentalità e assurde pretese che caratterizzano il genere umano. Questi tuttavia, non sono che due dei numerosi messaggi presenti nell’opera “I viaggi di Gulliver”: l’opera può essere letta secondo vari gradi di interpretazioni, associando ad ogni viaggio un corrispettivo monito al lettore.
Il primo viaggio di Gulliver, nella terra dei Lillipuziani, è associato alla satira politica. A Lilliput vige un sistema politico più avanzato di quello europeo del Settecento: il re per esempio impone raramente tasse al proprio popolo, e solo in casi di grande necessità, al contrario dei monarchi che in Europa richiedevano tasse molto salate ai civili solo per soddisfare i propri fini. Un’altra critica mossa da Swift alla sua società è diretta alle cariche pubbliche: mentre in Europa era in vigore un sistema di caste chiuse, a Lilliput ognuno veniva giudicato secondo le sue capacità senza tener conto delle sue origini. I piccoli uomini infine giudicano il valore di un uomo a seconda della sua sincerità e moralità, ed evitano di dare cariche pubbliche a persone che potrebbero sfruttarle per i loro scopi. La società di Lilliput ha tuttavia anche molti difetti, primo tra questi una mentalità molto ristretta. Un esempio della chiusura di questo popolo è la bassa considerazione che hanno nei confronti di Gulliver: lo reputano infatti stupido e ingenuo, inutile per qualunque scopo se non quello di annientare i propri nemici grazie alle sue dimensioni. La guerra dei Lillipuziani con i Blefuscudiani introduce una nuova satira alla politica dell’Inghilterra nel periodo in cui è stato scritto il racconto. Il conflitto tra i due popoli nasce dal modo di aprire le uova (cioè se dalla punta larga o dalla punta stretta), motivo tanto inutile quanto le motivazioni che spinsero i Whig e i Tories (rispettivamente liberali e conservatori) inglesi a lottare nonostante le loro comuni origini nell’aristocrazia terriera.
L’imperatore di Lilliput infine presenta alcuni tratti fisici che fanno pensare a un’allusione all’imperatore Giorgio I “L’imperatore supera, di quasi quanto è lunga la mia unghia,, ogni altro personaggio della sua Corte, cosa che basta da sola a empir di riverenza chi lo vede. I tratti del suo volto sono virili ed energici: labbro austriaco e naso aquilino; ha olivastro il colorito, il portamento eretto, corpo e membra ben proporzionati, grazia nei movimenti e maestà nel contegno”.
Il secondo viaggio di Gulliver, nella terra dei giganti, conferisce un nuovo aspetto alla critica politica: Swift espone tutte le sue accuse in modo più aperto, servendosi del re di questo popolo, mentre il povero Gulliver tenta invano di difendere la sua patria, ma è sopraffatto dalle dimensioni del monarca. “E tuttavia – aggiunse – scommetterei che questi esserini hanno i loro titoli e le loro distinzioni onorifiche, che s’ingegnano a fabbricare piccoli nidi e tane che chiamano case e città, che cercano di far figura con vesti ed equipaggi, che amano, guerreggiano, litigano, truffano e tradiscono…questo mi fece riflettere a quanto sia vano tentar di farci onore tra coloro che ci son superiori fuori di paragone”. In questo modo l’autore riesce ad accusare apertamente gli europei, ma dando l’impressione di essere un difensore della propria patria “Del tutto sbalordito rimase poi al racconto che gli feci della nostra storia degli ultimi cento anni, affermando che era solo un cumulo di cospirazioni, ribellioni, assassinii, massacri, rivoluzioni, proscrizioni: il peggior effetto, insomma che l’avarizia, la faziosità, l’ipocrisia, la perfidia, la crudeltà, la rabbia, la follia, l’odio, l’invidia, la lussuria, la malizia e l’ambizione potessero produrre… sono costretto a concludere che la massa dei vostri compatrioti è la più perniciosa e abominevole razza di insettaglia cui la natura abbia permesso di strisciare sulla faccia della terra”.
Oltre alla satira politica, nella seconda parte emerge anche un nuovo messaggio di Swift che, attraverso le enormi dimensioni dei giganti, vuole criticare la vanità umana. Le descrizioni dei loro corpi fornite da Gulliver rivelano un profondo disprezzo e disgusto, e rendono ben evidente ciò che l’autore ha voluto criticare: l’umana vanità e l’amore per il corpo costituiscono un ostacolo per la crescita spirituale. Lo stesso Gulliver inoltre si rende conto di rientrare in quest’accusa poiché si ricorda che gli abitanti di Lilliput lo vedevano nel medesimo modo, un gigante privo di ragione. “Pensai alla mortificazione di apparire, in quel paese, come un minuzzolo Lillipuziano fra noi…davvero hanno ragione i filosofi quando dicono che la grandezza e la piccolezza sono valori unicamente relativi: la fortuna avrebbe potuto benissimo far trovare ai Lillipuziani qualche nazione i cui abitanti fossero, in rapporto a loro, piccoli quanto lo erano loro per me; e chissà che anche questa gigantesca razza di mortali non possa esser battuta a sua volta in qualche lontana contrada non ancora scoperta?”.
Successivamente Gulliver torna a casa ma, spinto dal desiderio sempre presente di rimettersi in mare, si trova stavolta al cospetto degli abitanti di Laputa, esseri molto intelligenti ma così impegnati nello studio di argomenti astratti da non rendersi conto che il loro paese si sta degradando sempre di più. I Lapuziani possono essere visti come una parodia del pensiero astratto intellettuale, che non ha connessioni con la realtà (non a caso l’isola è completamente staccata da terra), oppure come una critica contro le ambizioni coloniali e militari inglesi (il re minaccia di sbarcare con tutta l’intera isola letteralmente sopra la città che si ribella, schiacciando tutto quello che sta sotto). Questo è probabilmente un attacco satirico alla “Royal Society”, la società reale che includeva anche il grande scienziato Newton. Gulliver è addirittura disprezzato dai Laputani: poiché egli non ha bisogno dello “scacciapensieri”, un servitore che risvegliasse le sue riflessioni che altrimenti sarebbero impegnate nei più astratti ragionamenti, è considerato uno stolto. “Io feci cenno, come meglio potei, che non avevo bisogno di quello strumento, cosa che, come seppi più tardi, diede a sua maestà e all’intera Corte una mediocrissima idea del mio intelletto”. Ad ogni modo il mondo dei Lapuziani ha anche il suo grande pregio: è infatti il luogo in cui le idee hanno libro sfogo, libere dalle costrizioni della realtà. Nell’isola di Laputa tuttavia, Gulliver incontra anche alcuni individui che ricorrono ancora alle vecchie tecnologie e rimpiangono il periodo di massimo splendore di quel territorio, tempo in cui nessuno si rinchiudeva nella propria mente per cercare di venire a capo di problemi irrisolvibili. “Quanto a lui, poco dotato di spirito di iniziativa, aveva preferito seguire i vecchi modi, abitare nelle case costruite dai suoi avi e vivere senza innovazioni come essi avevan vissuto”.
Spostandosi in un’altra città del regno dei saggi, Gulliver incontra gli Struldbrug, gli esseri immortali. Il protagonista immagina subito di poter vivere in eterno e di diventare un grande saggio, oppure l’uomo più ricco del mondo. La sua immaginazione però è riportata subito alla realtà alla vista della condizioni misere e degradate degli Struldbrug: essi non possono né morire né vivere in eterna giovinezza, ma sono costretti a invecchiare sempre di più e a convivere con le malattie della vecchiaia in eterno. “I malanni che avevano continuavano senza aumentare né diminuire; nel parlare dimenticano i nomi delle cose più comuni e delle persone, persino dei loro più intimi amici e stretti parenti. Per la stessa ragione non possono divagarsi con la lettura, perché la loro memoria non regge dal principio alla fine di un periodo”. A ben vedere questo può essere considerato con un messaggio molto attuale: è giusto costringere alla vita i malati terminali, già costretti a sopportare le proprie malattie e a non controllare le loro stesse funzioni vitali? È infatti il terzo viaggio, scritto per ultimo dall’autore, il più odierno: l’uomo non ha ancora fermato l’avanzare continuo della scienza, nemmeno se questo significa la dispersione di tutti i principi etici fondati sulla vita. Questo passo ricorda anche un grande autore del passato, il quale afferma nella sua “Divina Commedia”: “Considerate la vostra semenza: \fatti non foste a viver come bruti,\ ma per seguir virtute e canoscenza”.
Dopo il ritorno in patria, Gulliver effettua il suo ultimo viaggio, forse il più importante e il più ricco di contenuti filosofici. Gulliver si intrattiene in lunghe discussioni con i cavalli che popolano quella terra, e scopre una civiltà molto più avanzata di quella europea, simile per alcuni tratti alla città ideale e utopica della mentalità platonica “Nei matrimoni grandemente si preoccupano di assortire i colori in modo che non ne risulti, nella prole, qualche combinazione sgradevole”(eugenetica, miglioramento della specie). La satira politica qui raggiunge il suo culmine (gli Huyhnhnm criticano in particolar modo il sistema giudiziario ingleseil bianco è nero e il nero è bianco a seconda di come erano pagati. Tutti gli altri uomini son schiavi di questa classe “Dissi dunque che v’era fra noi una classe di uomini educati fin dalla giovinezza a dimostrare con parole moltiplicate a bella posta che ”) e si trasforma, verso la fine del romanzo, in un’aperta critica contro tutta l’umanità vista nel suo insieme. Questo paese diventa l’esempio di come l’intelligenza usata nella giusta maniera possa far trovare all’uomo la pace e la serenità. “Doveti descrivere e definire tutto ciò, ricorrere a esempi e far supposizioni. Dopo di che, come perplesso da qualche cosa non mai vista né udita prima, alzava gli occhi pieno di stupore e di sdegno. Potere, governo, guerra, legge, punizione e mille altre cose non avevano parole corrispondenti in quella lingua, e ciò rendeva per me quasi insuperabile la difficoltà di dare al mio padrone qualche idea di ciò che intendevo”. Lo stesso autore però ha una visione profondamente pessimista riguardo a questa possibilità: egli ritiene impossibile che l’uomo possa dare così tanto spazio alla ragione poiché questo implicherebbe l’abbandono di qualunque passione e vizio. Nella terra degli Huyhnhnm, i cavalli intelligenti, Gulliver viene inizialmente aggredito da strane creature simili a degli umani molto trascurati e primitivi. I cavalli in quella terra governano sugli Yahu (così chiamavano quelle ripugnanti creature) e sono dotati di un’intelligenza elevata e di valori molto più nobili di quelli umani. Inizialmente Gulliver si considera estraneo alla razza egli Yahu, ma gradualmente si accorge che questi hanno comportamenti, vizi e difetti molto simili a quelli umani “Mi raccontò che in alcuni campi del suo paese vi sono certe pietre lucenti e variamente colorate di cui gli Yahu sono furiosamente avidi; e, quando codeste pietre sono in parte conficcate in terra, come spesso capita, essi son capaci di scavar con gli artigli con giornate intere, per prenderle, portarsele via e nasconderle a mucchi nelle loro tane; poi si guardano intorno pieni di sospetto per tema che i loro compagni scopano e rapiscano il loro tesoro”. Il protagonista dunque, dopo un iniziale tentativo di convincere gli Huyhnhnm della sua diversità dagli Yahu, riconosce che sotto l’ingannevole maschera della civilizzazione, gli umani sono proprio uguali agli esseri che popolano quel luogo, ma sono solo più sofisticati nel loro barbarismo.
Il messaggio principale dell’opera viene dunque smascherato alla fine, dopo un lungo percorso che ha portato Gulliver a considerare i difetti della società uno alla volta (partendo dalla perdita di fiducia verso la politica “decisi di non fare mai più affidamento a principi e ministri” e arrivando al disprezzo per l’umanità). Nonostante Gulliver fosse tanto fiero del suo popolo e della sua patria, è costretto a rinnegare tutto nel momento in cui viene meno il più grande difetto che rende cieco l’uomo da tutti i suoi difetti: l’Orgoglio. “Ma devo confessare con sincerità che le numerose virtù di quegli eccellenti quadrupedi contrapposte all’umana corruzione, mi avevan aperto gli occhi e allargato la mente in tal modo che cominciai a considerare le azioni e le passioni degli uomini sotto una ben diversa luce e a pensare che non era il caso di tentar di salvare l’onore della mia razza”.
È infine molto interessante osservare la tecnica chiamata “Swiftian Reversal”, cioè il capovolgimento totale delle situazioni in cui Gulliver viene a trovarsi: dai minuscoli Lillipuziani ai giganti di Brobdignag, per poi ritrovarsi alla fine a un ribaltamento totale della società, con i cavalli che fanno da padroni sugli uomini.
Con quest’opera Swift ha descritto attraverso le strane e curiose popolazioni incontrate da Gulliver il modo reale e la società corrotta dei suoi tempi. “Avrei voluto che mi faceste sapere, per lettera, quando fossero stati aboliti i partiti e le fazioni; quando i giudici fossero divenuti dotti e integri; gli avvocati onesti e modesti, con qualche sfumatura di senso comune, e quando fossero stati fatti nel prato di Smithfield tanti bei falò di piramidi di libri legali; quando mutata da capo a fondo l’educazione della giovane nobiltà; messi a bando i medici; le femmine degli Yahu divenute ricche di virtù, onore, sincerità e buonsenso; estirpati e spiazzati via le corti e i ricevimenti mattutini dei ministri; riconosciuti lo spirito, il merito e la dottrina”. “I viaggi di Gulliver” mostra all’uomo i difetti, la crudeltà e l’assurdità della razza umana in una visione totalmente pessimista dell’intero mondo.
“Quando pensavo alla mia famiglia, ai miei amici, ai miei compatrioti, o, in generale, alla razza umana, li consideravo per quello che erano nel fisico e nel morale: veri e propri Yahu, forse un po’ più civilizzati e qualificati dal dono della parola, ma incapaci di far altro so della ragione che di aumentare e moltiplicare quei vizi che i loro confratelli di laggiù avevano avuto in sorte solo dalla Natura”.

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