Lettere a Lucilio (Seneca), libro III lettera II

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Testo

LETTERA III
ILTIMORE DELL'AVVENIRE E IL CORAGGIO DAVANTI ALLA MORTE
Tu mi scrivi che citato in giudizio dall'ira d'un nemico sei preoccupato per l'esito e eredi che io possa darti qualche buon consiglio in modo che tu apprenda a metterti avanti il meglio e a trovare la quiete in una carezzevole speranza. Non c'и infatti alcun bisogno di invocare e anticipare dei mali che quando poi siano venuti si sopportano abbastanza facilmente e cosм guastarsi il presente col timore del futuro. И evidente stoltezza rendersi infelici nel presente quando si sa che si puт cadere nell'infelicitа ad ogni momento. Ma per altra via io voglio condurti alla tranquillitа. Se vuoi liberarti da ogni angustia comincia a darti per certo che avvenga ciт che tu temi, misura teco stesso la portata di questo male, qualunque esso sia, e determina in proporzione il timore, e giungerai ben presto a comprendere che il male che temi non ha grande importanza e non ha lunga durata. E non ci vuoi molto a raccogliere esempi che ti confermino in questo pensiero. Ogni epoca ne ha dati. Richiama alla memoria qualunque momento della vita storica nostra o straniera, troverai esempi di spirituale altezza raggiunta con un grande sforzo di volontа o con un suo potente impeto spontaneo. Se tu sei condannato, che cosa ti puт capitare piщ grave che l'esiguo o il carcere? Nessuno mai potrа temere qualche cosa al di lа di essere tormentato e di morire. Determina precisamente questi mali ad uno ad uno, e richiama alla memoria coloro che li hanno disprezzati: non c'и bisogno di farne ricerca, basta scegliere fra essi.
Rutilio sopportт la sua condanna come se sentisse soltanto la pena di essere giudicato malamente. Metello sopportт l'esilio con fortezza, Rutilio quasi lo accettт volentieri: l'uno offrм il suo ritorno al bene della patria, l'altro negт il suo ritorno proprio a Silla, al quale nulla si negava. Socrate in carcere disputava su alti temi, e quando gli proposero di fuggire, egli rifiutт e rimase per togliere agli uomini col suo esempio due grandi timori, della morte e del carcere. Muzio mise la mano sul fuoco. Doloroso и essere bruciato, e quanto piщ doloroso poi se tu stesso te ne imponi il patimento. Tu vedi in lui un uomo incolto, non sostenuto da precetti contro la morte e contro il dolore, foste soltanto del suo coraggio militare, imporsi da se stesso la pena del fallito tentativo: rimase fermo a guardare la sua destra che sanguinava sul braciere nemico, e non la ritirт mentre si distaccava e fluiva via dalle nude ossa, finchй il nemico stesso portт via il fuoco. Avrebbe potuto compiere in quell'accampamento un'impresa piщ fortunata, ma non avrebbe mai potuto dare una maggior prova di forza d'animo. Vedi quanto la virtщ nell'affrontare esperienze anche terribili mostri maggior forza che la crudeltа nell'imporle. Piщ facilmente Porsenna perdonт a Muzio di aver voluto ucciderlo che Muzio a se stesso di non averlo ucciso. Tu certo mi dici: " queste sono favole che si ricantano in tutte le scuole, e ora quando si verrа a parlare del dovere di disprezzare la morte, senza dubbio mi parlerai di Catone." E perchй non dovrei parlartene e non dovrei dirti che nella sua ultima notte egli stava leggendo un libro di Platone colla spada poggiata vicino al capo? In quel momento di estrema crisi egli aveva pensato a provvedersi di due strumenti per assicurarsi la volontа e la possibilitа di darsi la morte. Ordinate dunque le cose come si poteva fra tante contraddizioni in quell'ora ultima, egli pensт di dover agire in modo che a nessuno fosse dato di uccidere Catone e nemmeno di salvarlo. E stretta la spada che aveva conservata pura da ogni uccisione fino a quel giorno: "a nulla ", disse, " sei riuscita, o Fortuna, opponendoti a tutti i miei sforzi. Non per la mia libertа ma per la libertа della patria ho combattuto fino ad ora, e con tanta tenacia ho operato non solo per vivere libero ma piuttosto per vivere fra liberi: ed ora siccome c'и solo da deplorare la sorte del genere umano, и necessario che Catone sia condotto in luogo sicuro. Quindi s'inferм una mortale ferita. I medici cercarono di curargli la ferita; ma egli, pure dissanguato e indebolito, colla stessa sua forza d'animo rivoltandosi corrucciato non contro Cesare ma contro se stesso, cacciт le mani nude nella ferita, e non esalт, piuttosto gettт via quella sua generosa anima sprezzante sempre di qualsiasi potenza. Non ti porto questo esempio per dar prova d'intelligente eloquenza, ma per darti conforto contro quella che appare la cosa piщ terribile.
E sarа anche piщ facile quest'opera di conforto, quando ti avrт mostrato che non soltanto i forti hanno saputo spregiare il momento della morte, ma anche uomini che, deboli in altre circostanze, invece in questa si sono mostrati pari ai forti; penso a Scipione suocero di Pompeo, che respinto verso l'Africa dal vento contrario, avendo veduto che la sua nave era accerchiata dai nemici, si trafisse col pugnale, ed a quelli che domandarono dove fosse il comandante rispose: "Il Comandante sta bene. " Questa risposta lo rese pari ai suoi maggiori ed ha mantenuta ininterrotta la tradizione di gloria concessa dal destino agli Scipioni in Africa. Grande cosa fu vincere Cartagine ma anche piщ grande vincere la morte. "Il Comandante", egli disse, "sta bene "; non altrimenti doveva morire un Comandante, poi un Comandante di Catone. Non voglio rievocare alla tua memoria tutto il corso della storia e di moltissimi che in ogni tempo hanno disprezzato la morte: volgi l'attenzione pur solo a questo nostro secolo di cui lamentiamo la fiacchezza e la dedizione ai molli piaceri: esso ci presenta uomini di ogni ceto, di ogni fortuna e di ogni etа, che colla morte hanno posto fine ai loro mali.
Credimi, Lucilio, non solo la morte non и da temere, ma ci mette, benefica, in condizione che non abbiamo piщ ragione di temere nessun'altra cosa. Ascolta dunque con perfetta tranquillitа le minacce del nemico: e sebbene la coscienza ti dia fiducia buona nell'avvenire, tuttavia siccome molti fatti estranei possono prevalere, perciт devi bensм sperare che si compia ciт che и perfetta giustizia, ma d'altra parte devi anche prepararti al caso che si compia la perfetta ingiustizia. Ricordati anzitutto di considerare la realtа libera da ogni esteriore confusione e vedere in ogni cosa ciт che и essenziale: e capirai che non c'и nulla di veramente terribile fuorchй lo stesso timore. Ciт che tu vedi avvenire ai fanciulli, avviene anche a noi fanciulli cresciuti. Quelli si spaventano se vedono mascherati coloro che amano, coi quali hanno dimestichezza e coi quali giocano: orbene, dobbiamo togliere la maschera non solo agli uomini ma anche alle cose e restituire loro il vero aspetto. Perchй mi fai codesta mostra di spade, di fuochi e d'una folla di carnefici fremente intorno a te? Allontana codesto apparato dietro il quale ti nascondi e atterrisci gli stolti: tu sei la morte che pur ora anche un mio servo ed una mia ancella ha disprezzato. Perchй tu ancora mi dispieghi con grande sfoggio flagelli e cavalletti e i vari strumenti con cui si torturano le varie articolazioni e i mille altri ordigni fatti per scarnificare un uomo membro a membro? Metti da parte tutte queste cose che ci stordiscono, fa tacere i lamenti, le grida e gli urli emessi fra le lacerazioni delle membra: tu sei quel dolore che un sofferente di podagra disprezza, che un malato di stomaco sopporta fra i piaceri d'un banchetto, e che una donna soffre nel periodo puerperale. Se posso sopportarlo vuoi dire che и un dolore leggero e se non posso sopportano per ciт stesso и breve. Ripensa queste cose che spesso tu hai udite o dette e dimostra colla prova del fatto che le hai ascoltate o dette con sentimento di veritа. Spesso ci viene rimproverata una cosa molto brutta, che facciamo della filosofia a parole senza metterla in opera. E che? Hai saputo ora per la prima volta che и imminente su te la morte o l'esiguo o il dolore? Tu sei nato proprio per andare incontro a questi eventi. Noi dobbiamo pensare ciт che puт accadere come cosa che debba accadere. Io so per certo che quanto ti consiglio di fare tu hai giа fatto. Ora ti avverto di non immergere il tuo animo in queste preoccupazioni, perchй potresti in esse infiacchirti e non ritrovare poi tutta la tua energia, quando giunga il momento di rialzarsi.
Tu devi volgere il pensiero dal tuo caso particolare a considerare il fatto generale. Pensa che ti и dato un fragile corpicciolo morituro, al quale viene il dolore non solo dall'ingiustizia di forze prepotenti ma dagli stessi piaceri che gli si voltano in tormenti; i banchetti gli producono indigestione, l'ebbrezza gli dа torpore o tremiti di nervi e la dissolutezza poi gli deforma i piedi le mani e tutte le articolazioni. Diventerт povero; ebbene sarт fra i piщ. Andrт in esilio: mi persuaderт di essere nato lа dove sarт mandato. Sarт messo in catene: ma adesso posso forse dirmi libero? la natura mi ha avvinto a questo grave peso del corpo. Morirт: e tu mi dici giustamente che con questo avrт messo fine alla possibilitа di ammalarmi, di essere incatenato e di morire. Non sono cosм povero di mente da fermarmi ora a ripetere la vecchia canzone degli Epicurei, ripetere ancora che и vana ogni paura degli inferi e che sono tutte favole: Issione che si aggira intorno alla ruota e Sisifo condannato a spingere continuamente indietro un macigno colle spalle e le viscere di un dannato che ad ogni giorno rinascono per essere lacerate: nessuno и cosм fanciullo da aver paura di Cerbero, delle tenebre o delle larvali ombre aderenti alle nude ossa dei morti. La morte ci consuma o ci spoglia: se siamo spogliati resta di noi la parte migliore libera da un peso, e se invece la morte ci consuma, allora non resta piщ niente di noi, le cose buone e cattive sono parimenti annullate. Permetti che a questo punto io riporti un verso tuo, ma prima io ti rammenti che tu hai scritto queste cose non solo per gli altri ma anche per te stesso e che questo tu devi tenere sempre presente. И brutto parlare, ma anche piщ brutto scrivere diversamente da quello che si pensa. Mi ricordo che tu qualche volta hai trattato questo tema, che noi non siamo colti dalla morte improvvisamente ma andiamo verso di essa a poco a poco. Noi moriamo ogni giorno: infatti ogni giorno ci viene tolto una parte di vita ed il suo corso decresce persino quando il nostro organismo cresce. Prima abbiamo perduta l'infanzia, poi la fanciullezza e poi la giovinezza. Tutto il tempo trascorso fino a ieri и morto, e dividiamo colla morte il giorno che oggi viviamo. Non и soltanto il cadere dell'ultima goccia che vuota la clessidra, ma tutto quello che и stato versato prima: cosм si puт dire che l'ultima ora in cui cessiamo di essere non produce la morte ma soltanto la compie: in quel momento giungiamo alla morte ma da un pezzo eravamo in viaggio verso di essa. Dopo aver espresso queste idee colla tua consueta eloquenza, sempre grande, ma tanto piщ viva ed acuta quando la parola si accorda colla veritа, hai detto "non una sola morte quella che ci rapisce, й l'ultima morte ". Preferisco che tu legga te stesso piuttosto che la mia lettera; ti apparirа chiaro che questa morte cosм temuta и l'ultima e non la sola.
Capisco dov'и volta la tua attenzione: tu cerchi se io abbia aggiunto a questa lettera qualche detto ardito e qualche utile insegnamento. Ti manderт qualche cosa che riguardi questo argomento che abbiamo trattato. Epicuro biasima ugualmente quelli che invocano la morte e quelli che la temono, e dice: "и ridicolo correre incontro alla morte per tedio della vita quando tu hai vissuto la tua vita come una corsa incontro alla morte. " E similmente dice altrove: "Che puт essere cosм ridicolo come desiderare la morte, quando per il timore della morte ti sei resa affannata tutta la vita? " A queste massime puoi aggiungere questa altra dello stesso tenore, che tale и la sconsideratezza anzi la follia degli uomini, che alcuni sono spinti verso la morte proprio dal timore della morte. Se rifletti su uno di questi detti, rafforzerai l'animo tuo a sopportare cosм la morte come la vita: noi abbiamo bisogno infatti di essere ben consigliati e incoraggiati per raggiungere l'uno e l'altro fine, per apprendere cioи a non amare troppo la vita e nemmeno ad odiarla troppo. E anche quando la ragione ci consigli a finire la vita, non bisogna venire alla decisione con impeto cieco e violento. L'uomo forte e sapiente non deve fuggire ma uscire dalla vita. E soprattutto bisogna difendersi da quella passione che ha preso molti, cioи dalla libidine del morire. Anche per la morte come per altre cose, caro Lucilio, и possibile cedere ad una dissennata inclinazione, che spesso prende uomini di nobile e fiero carattere e spesso anche gente vile d'animo inferiore: quelli disprezzano la vita, questi ne sentono il peso. Vi sono poi altri che si sentono sazi cosм della parte di attori come di spettatori e hanno per la vita non odio ma un sentimento di fastidio. La filosofia stessa puт spingerci a scivolare in tale stato d'animo, e allora ci diciamo: fino a quando sempre queste stesse cose, svegliarsi, dormire, aver fame, mangiare, patire il freddo e il caldo? Nessuna cosa ha mai fine, ma tutte sono fra loro congiunte in uno stesso giro, in cui si fuggono e si seguono. La notte manda via il giorno e il giorno la notte, l'estate finisce nell'autunno e l'inverno incalza l'autunno, ed и poi vinto alla sua volta dalla primavera: tutte le cose passano per poi ritornare. Nulla faccio e nulla vedo di nuovo, e qualche volta questo ripetersi provoca la nausea. Vi sono molti che giudicano la vita non amara ma inutile. Addio.

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