Anfitrione di Plauto

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Testo

Atto I scenaI
MERCURIO Secondo le parole di costui, ora mio padre agisce bene e da saggio:
lui che, abbracciato ad Alcmena,se ne sta a letto facendo l'amore, soddisfacendo il proprio desiderio SOSIA Andrò a riferire ad Alcmena quello che il padrone mi ha ordinato.
(finalmente si accorge della presenza di Mercurio, ma è convinto di non essere visto) Ma chi è quell'uomo, che vedo davanti a casa a quest'ora di notte? Non mi piace.
MERCURIO (a parte) Non esiste un fifone come lui.
SOSIA Mi viene in mente un pensiero: questo qua, oggi, mi tesse di nuovo il pallio!
MERCURIO (a parte) Il nostro uomo ha paura; mi prenderò gioco di lui.
SOSIA Sono finito! Ho già un senso d'irritazione ai denti: certo, al mio arrivo,
costui mi accoglierà come un ospite... in un incontro di pugilato! Ma sì, è
un animo pietoso; il padrone mi ha costretto a stare sveglio, e lui adesso, a
suon di pugni, mi metterà a dormire! Sono completamente spacciato. Pietà, per
Ercole; com'è grande e grosso!
MERCURIO (a parte) Parlerò ad alta voce verso di lui, perchè ascolti quel che
dico; e così gli crescerà una paura maggiore in maggior misura.
(ad alta voce) Forza, pugni! E' già da tanto che non mi date di che riempire la pancia! Mi sembra sia
passato un secolo, da quando ieri ne avete spogliati e messi a dormire quattro!
SOSIA Ho una brutta paura di dover cambiare nome, e diventare, da Sosia, Quinto.
Dice di averne messi a dormire quattro: temo di dover aumentare quella cifra.
MERCURIO Ecco dunque, così adesso!
SOSIA Si rimbocca le maniche; certo si sta preparando.
MERCURIO (a parte) Non riuscirà a cavarsela senza prenderle!
SOSIA Ma chi?
MERCURIO (a parte) Chiunque verrà qui, assaggerà dei pugni!
SOSIA Via, non mi va di assaggiare del cibo a quest'ora di notte; ho appena
cenato. Dunque, se sei furbo, questa cena va' ad offrirla a chi ha fame!
MERCURIO (a parte) Niente male la potenza di questo pugno!
SOSIA Sono spacciato; soppesa i pugni!
MERCURIO (a parte) E se gli dessi una carezza per addormentarlo?
SOSlA Mi salveresti: son tre notti di fila che non dormo!
MERCURIO (a parte) Male, male, non ci siamo proprio; la mia mano non sta
imparando bene come si sfascia una mascella. (rivolgendosi alla propria mano)
Deve essere irriconoscibile, la faccia di quello che sfiorerai con un pugno!
SOSIA Quell'uomo ha intenzione di darmi una bella ripassata e rimodellarmi il
viso...
MERCURIO (a parte) Bisogna che resti disossato, il viso di quello che colpirai
per bene!
SOSIA Vuoi vedere che questo sta pensando di disossarmi come se fossi una
murena? Alla larga da costui che disossa gli uomini! Sono finito, se mi vede!
MERCURIO (a parte) Un uomo manda puzza, per sua sventura.
SOSIA Cosa? Forse ho fatto puzza?
MERCURIO (a parte) E non dev'essere molto lontano, anche se viene da lontano.
SOSIA Quell'uomo è un indovino!
MERCURIO (a parte, provando qualche pugno in aria) Mi prudono le mani...
SOSIA Se hai intenzione di esercitarle su di me, per piacere, sfogale prima
contro un muro!
MERCURIO (a parte) Una voce mi è volata alle orecchie.
SOSIA Sono stato proprio un disgraziato, a non strapparle via le piume; ho una
voce che vola!
MERCURIO (a parte) Costui cerca da me un brutto carico per la sua groppa.
SOSIA Ma io non ho la groppa di un somaro!
MERCURIO (a parte) Bisogna caricarlo per bene di pugni.
SOSIA Per Ercole, sono ancora stanco del viaggio in nave; ho ancora la nausea. A
stento posso camminare anche senza pesi, non credere che possa portare un
carico!
MERCURIO (a parte) Di certo, qui c'è proprio non so chi che parla.
SOSIA Sono salvo, non mi vede; dice che c'è "Non-so-chi" che parla: e io di
sicuro mi chiamo Sosia.
MERCURIO (a parte) Certo, qui sulla destra, una voce mi percuote le orecchie, a
quanto sembra.
SOSIA Ho paura di essere io a prenderle, oggi, per la voce che percuote lui!
MERCURIO (a parte) Benissimo, ecco, viene da me!
SOSIA Che paura; sono tutto irrigidito! Per Polluce, se ora qualcuno me lo
chiedesse, non saprei nemmeno dire in che punto della terra mi trovo. Povero me;
non posso muovermi dallo spavento! E finita: gli ordini del padrone sono
perduti, e Sosia con loro! Ma ormai ho deciso; lo affronterò ostentando
sicurezza, per potergli sembrare forte, perché non osi mettermi le mani addosso.

MERCURIO Dove vai, tu che porti Vulcano racchiuso in un corno?
SOSIA Perché me lo chiedi, tu che disossi a pugni la faccia degli uomini?
MERCURIO Sei schiavo o libero?
SOSIA Come mi pare.
MERCURIO Dici davvero?
SOSIA Dico davvero!
MERCURIO Faccia da schiaffi!
SOSIA Questo non è vero;
MERCURIO Ma presto ti farò dire che dico il vero!
SOSIA Che bisogno c'è?
MERCURIO Posso sapere dove vai, di chi sei schiavo, o perché sei venuto?
SOSIA Vengo qui, sono schiavo del mio padrone. E allora: adesso ne sai qualcosa
di più?
MERCURIO Ma io oggi a te, disgraziato, ti fotto quella linguaccia!
SOSIA (con uno sberleffo) Fotterla? Non puoi; ci tengo alla sua verginità!
MERCURIO Continui a far lo spiritoso? Cosa ci fai davanti a questa casa?
SOSIA Cosa ci fai tu, piuttosto!
MERCURIO Il re Creonte mette sempre delle sentinelle notturne.
SOSIA Fa bene: siccome noi eravamo all'estero, ha preso misure di sicurezza in
patria. Ma adesso va' pure, annuncia che sono arrivati i familiari.
MERCURIO Non so quanto tu sia familiare: ma se non te ne vai subito, mio caro
familiare, farò in modo che tu sia accolto in modo non proprio familiare!
SOSIA Abito qui, ti dico, e sono schiavo dei padroni di qui!
MERCURIO Ma sai che succede? Ti farò arrivare in alto, se non te ne vai.
SOSIA In che modo?
MERCURIO Te ne andrai a spasso in lettiga, non potrai andartene con le tue
gambe, se metterò mano a un bastone!
SOSIA Ma se ti sto dicendo a chiare lettere che sono un famiglio di questa
famiglia!
MERCURIO Vedi piuttosto fra quanto poco tempo vuoi farti bastonare, se non te ne
vai subito!
SOSIA Tu pretendi d'impedirmi di entrare in casa, a me che ritorno da fuori?
MERCURIO Sarebbe questa la tua casa?
SOSIA Sì, ti dico!
MERCURIO Chi è dunque il tuo padrone?
SOSIA Anfitrione, quello che comanda l'esercito tebano, che ha per moglie
Alcmena.
MERCURIO Cosa dici? Qual è il tuo nome?
SOSIA I Tebani mi chiamano Sosia, generato dal padre Davo.
MERCURIO Certo oggi sei venuto qui per tua sventura, cima di sfrontatezza, con
questa trama di menzogne intessuta di trucchi!
SOSIA Ma io, veramente, vengo solo con la tunica intessuta, non con le menzogne!

MERCURIO E continui a mentire: di certo vieni con le gambe, e non con la tunica!

SOSIA Sì, certo.
MERCURIO E allora, certo, prèndile per questa bugia!
SOSIA No, certo, per Polluce, non voglio!
MERCURIO Sì, certo, per Polluce, anche se non vuoi! (sferrandogli un pugno)
Almeno questo "certo" è sicuro, non è in discussione!
SOSIA Ti supplico, pietà!
MERCURIO Tu osi dire di essere Sosia, che invece sono io?
SOSIA Sono morto!
MERCURIO Dici ancora poco, in confronto a quello che ti succederà! Di chi sei
schiavo, ora?
SOSIA Tuo: con i pugni mi hai fatto tuo. (gridando) Aiuto, cittadini di Tebe!
MERCURIO Gridi anche, boia? Di', perché sei venuto?
SOSIA Perché ci fosse qualcuno che tu potessi prendere a pugni.
MERCURIO Di chi sei schiavo?
SOSIA Di Anfitrione, ti dico: sono Sosia!
MERCURIO Per questo, ancor più, perché sei un contaballe, le prenderai. Sono io
Sosia, non tu!
SOSIA Lo volessero gli dèi, che tu piuttosto fossi me, e io fossi te a
bastonarti!
MERCURIO Ancora apri bocca?
SOSIA Ormai starò zitto.
MERCURIO Chi è il tuo padrone?
SOSIA Quello che vuoi tu.
MERCURIO Che dunque? Qual è il tuo nome, adesso?
SOSIA Nessuno, se non quello che mi vorrai ordinare.
MERCURIO Dicevi di essere "Sosia", di Anfitrione.
SOSIA Mi ero sbagliato: volevo dire di essere "socio" di Anfitrione.
MERCURIO Sapevo bene che da noi non c'è nessuno schiavo Sosia, se non io. Hai
perso il cervello.
SOSIA Potessi tu aver perso i pugni!
MERCURIO Sono io quel Sosia, che prima mi dicevi di essere.
SOSIA Ti prego, fammi parlare durante una pace, senza che corra il rischio di
prendere pugni.
MERCURIO No, facciamo piuttosto una breve tregua, se vuoi dire qualcosa.
SOSIA Non parlerò se non a pace fatta, perché a pugni sei più forte.
MERCURIO Dillo pure, se vuoi dire qualcosa: non ti farò niente.
SOSIA ho la tua parola d'onore?
MERCURIO Sì.
SOSIA E se mancherai alla parola?
MERCURIO Allora, l'ira di Mercurio ricada su Sosia!
SOSIA Fa' attenzione: ora posso dire tranquillamente qualsiasi cosa. Io sono
Sosia, lo schiavo di Anfitrione.
MERCURIO (con tono minaccioso) Di nuovo?
SOSIA Ho fatto la pace, ho fatto il patto, dico il vero!
MERCURIO Prendi! (gli sferra un pugno)
SOSIA Come vuoi, fa' come vuoi: a pugni sei più forte. Ma qualunque cosa farai,
questo per Ercole non lo tacerò di certo!
MERCURIO Tu oggi da vivo non riuscirai mai a fare in modo che io non sia Sosia.
SOSIA E tu, certo, per Polluce, non riuscirai mai a farmi cambiare proprietà,
così che io non appartenga più a questa casa! Da noi non c'è nessun altro
schiavo Sosia oltre a me, io che sono partito di qui con Anfitrione per andare
in guerra!
MERCURIO Quest'uomo non sta bene!
SOSIA Il male che mi attribuisci, ce l'hai tu! Cosa, accidenti, non sono io
Sosia, lo schiavo di Anfitrione? Non è forse giunta questa notte la nostra nave
dal porto Persiano, la nave che mi ha portato? Forse non mi ha mandato qua il mio padrone? Forse non mi trovo ora davanti a casa nostra? Forse non ho una lanterna in mano?
Forse non sto parlando? Forse non sono sveglio? Non mi ha preso a pugni quest'uomo, poco fa?
Ma sì, per Ercole: le mascelle mi fanno ancora male, povero me! E dunque, perché
ho dei dubbi? Perché non vado dentro, in casa nostra?
MERCURIO Come? In casa vostra?
SOSIA Proprio così.
MERCURIO Anzi hai detto in modo menzognero tutto ciò che hai detto? Di certo sono io Sosia, schiavo di Anfitrione! E infatti la nostra nave è salpata questa notte dal porto Persiano; noi abbiamo espugnato la città dove regnava il re Pterelao, combattendo con valore abbiamo avuto ragione dell'esercito dei Teleboi, e Anfitrione in persona è riuscito ad abbattere il re Pterelao in battaglia!
SOSIA (a parte) Non credo a me stesso, quando sento quello dire dire queste
cose: certo costui sa per filo e per segno le imprese che si sono svolte laggiù.
(a Mercurio) Ma che mi dici? Qual è il dono che Anfitrione ha ricevuto dai
Teleboi?
MERCURIO La coppa d'oro con la quale il re Pterelao soleva fare le sue
libagioni.
SOSIA (a parte) L'ha detto! (a Mercurio) Dov'è ora la coppa?
MERCURIO In un cofanetto, sigillato con il sigillo di Anfitrione.
SOSIA E qual è il sigillo?
MERCURIO Il sole nasccnte con la quadriga. Perchè cerchi di cogliermi in fallo,
boia?
SOSIA (a parte) ha vinto con le prove: devo cercarmi un altro nome. Non so da
dove abbia potuto vedere tutto ciò. Ma adesso, lo frego per bene io. Perché
certo, quello che ho fatto da solo (e non c'era nessun altro nella tenda),
almeno quello, ora non potrà dirlo! (rivolgendosi a Mercurio) Se tu sei Sosia,
quando le legioni erano al culmine della lotta, che cosa hai fatto nella tenda?
Mi dichiaro convinto, se me lo dirai.
MERCURIO C'era una botte di vino: ne ho riempito una bottiglia...
SOSIA (a parte) Ha trovato la via.
MERCURIO Quella bottiglia me la sono scolata fino in fondo: di vino puro,
com'era nato da sua madre.
SOSIA (a parte) E' successo proprio così: cioè che io laggiù mi sono scolato una bottiglia di vino puro. Incredibile! E’ strano ameno che si nascose nella bottiglia?
MERCURIO E allora? Sei convinto con le prove che non sei Sosia?
SOSIA Tu dici che non lo sono?
MERCURIO E perché non dovrei dirlo, dal momento che lo sono io?
SOSIA Giuro su Giove che lo sono io, e che non dico il falso!
MERCURIO E io giuro su Mercurio che Giove non ti crede: so bene che crederà più
a me senza giuramento che a te sotto giuramento.
SOSIA Chi sono io, almeno, se non sono Sosia? Lo chiedo a te!
MERCURIO Quando io non vorrò più essere Sosia, tu certo sarai Sosia. Ma adesso,
siccome lo sono io, le prenderai, se non te ne vai via di qui, sconosciuto!
SOSIA (a parte) Certo, per Polluce, quando lo guardo e riconosco il mio aspetto,
come sono fatto io - spesso mi sono guardato allo specchio - certo mi assomiglia
moltissimo. Ha uguale il cappello e il vestito: mi assomiglia come mi assomiglio
io. Gamba, piede, statura, capelli, occhi, naso, labbra, guance, mento, barba,
collo: tutto. Che bisogno c'è di parole? Se ha la schiena piena di cicatrici,
non c'è una somiglianza più simile a questa. Ma, quanto più ci penso, davvero io
sono lo stesso che sono sempre stato: non c'è dubbio. Conosco il mio padrone,
conosco la nostra casa, ho a posto il senno e i sensi. Non dò retta a quello che
dice lui: busserò alla porta.
MERCURIO Dove vai?
SOSIA A casa.
MERCURIO Se ora tu montassi sulla quadriga di Giove e fuggissi di qui, anche
così, a stento potresti evitare una disgrazia!
SOSIA Non posso riferire alla mia padrona ciò che mi ha ordinato il mio padrone?
MERCURIO Alla padrona tua, se vuoi riferire qualcosa, puoi farlo: alla nostra,
qui, non ti lascerò avvicinare. Guarda che se mi fai arrabbiare, oggi ti porti a
casa un...rompi-schiena!
SOSIA Me ne vado, piuttosto. (a parte) O dèi immortali, vi prego, dove ho
Sono morto? Dove sono mutato? Dove ho perso la mia forma?
O forse mi sono lasciato laggiù, e mi sono dimenticato di me stesso? Perché, di certo, costui possiede tutto il mio aspetto, quello che prima era mio. Mi accade da vivo quello che nessuno mi farà mai da morto! Non mi resta che andare al porto e riferire al mio padrone come sono andate le cose: a meno che anche lui non mi riconosca più! Che Giove mi faccia davvero questa grazia, così che oggi possa radermi la testa, e calvo mettermi il berretto dei liberti!
SCENA III
GIOVE ALCMENA MERCURIO
GIOVE (travestito da Anfitrione, esce dalla porta del palazzo, accompagnato da
Alcmena) Stammi bene, Alcmena. Bada alla casa, come sempre, e riguardati, mi
raccomando: i tuoi mesi sono ormai alla fine, lo vedi. Io devo per forza
andarmene di qui: ma il bambino che nascerà, riconoscilo come legittimo.
ALCMENA Che cosa sarà mai questo impegno tanto importante, marito mio, per cui
te ne vai via da casa così all'improvviso?
GIOVE Per Polluce, non certo perché io sia stanco di te o della casa: ma quando
il comandante in capo non é presso l'esercito, accade più facilmente ciò che non
dovrebbe di ciò che dovrebbe.
MERCURIO (a parte) Ma che bravo simulatore: si vede proprio che è mio padre. E
osservate con quanta dolcezza saprà blandire la donna!
ALCMENA Per Castore, lo vedo quanto ti interessa tua moglie!
GIOVE Ti basta, se non c'è nessuna donna che io amo come te?
MERCURIO (a parte) Per Polluce, se quella lassù sapesse che ti stai dedicando a
queste belle imprese, scommetto che preferiresti essere Anfitrione piuttosto che
Giove!
ALCMENA Preferirei saperlo per esperienza, anzichè sentirmelo dire. Te ne vai
prima che sia giunta a scaldarsi la parte diletto dove ti sei coricato. Sei
venuto ieri a mezzanotte, e ora te ne vai. Ti sembra bello?
MERCURIO (a parte) Mi avvicinerò a lei, le rivolgerò la parola e asseconderò mio
padre, come un vero parassita da commedia. (rivolgendosi ad Alcmena) Per
Polluce, credo che mai nessun mortale abbia amato sua moglie così ardentemente,
come costui ti ama perdutamente!
GIOVE Boia, non ti conosco? Ti vuoi togliere dai piedi? Che hai tu da occuparti
di questa cosa, faccia da schiaffi, o da aprire bocca? Io, adesso, con questo
bastone ti...
ALCMENA (a Giove) Ah, no!
GIOVE (a Mercurio) Prova solo ad aprir bocca!
MERCURIO (a parte) Per poco il mio debutto nella parte di parassita finiva male.
GIOVE Ma, tornando a quello che stai dicendo, moglie mia, non è giusto che tu
sia in collera con me. Ho abbandonato l'esercito alla chetichella: per te ho
sottratto questo tempo ai miei doveri, perché tu fossi la prima a sapere, e io
il primo a raccontarti, come ho retto le sorti dello Stato. Ti ho raccontato
tutto. Se non ti amassi sopra ogni cosa, non l'avrei fatto.
MERCURIO (a parte) Non fa proprio come ho detto? Con le carezze blandisce il suo
carattere ombroso.
GIOVE Ora, perché l'esercito non se ne accorga, devo tornare là di nascosto,
perché non dicano che ho anteposto mia moglie ai doveri di Stato.
ALCMENA La fai piangere, tua moglie, con la tua partenza!
GIOVE Zitta, non sciuparti gli occhi; ritornerò subito.
ALCMENA Questo "subito" è già tardi.
GIOVE Non fa piacere neanche a me lasciarti qui e andarmene da te.
ALCMENA Lo vedo: nella stessa notte in cui sei venuto da me, te ne vai!
GIOVE Perché mi trattieni? Il tempo stringe. Voglio uscire dalla città prima che
cominci a far chiaro. (estrae dalla borsa un cofanetto, e lo porge ad Alcmena) Ora prendi, è per te: la coppa che laggiù mi è stata data in premio per il mio valore, quella con cui libava il re Pterelao, che ho ucciso di mia propria mano, io la regalo a te, Alcmena.
ALCMENA (aprendo il cofanetto) Sei sempre lo stesso. Per Castore: un dono veramente degno di chi lo fa!
MERCURIO Di' piuttosto: un dono veramente degno di chi lo riceve!
GIOVE Insisti? Non ti posso forse, pendaglio da forca, mandare in rovina?
ALCMENA No, Anfitrione, ti prego! Non arrabbiarti con Sosia per causa mia.
GIOVE Farò come vuoi.
MERCURIO (a parte) Come lo rende intrattabile l'amore!
GIOVE (per congedare Alcmena) Vuoi altro?
ALCMENA Sì: che tu mi ami quando sono lontana, io che sono tua anche quando sei lontano.
MERCURIO Andiamo, Anfitrione: comincia già ad albeggiare.
GIOVE Vai avanti, Sosia, adesso ti seguo. (Mercurio esce di scena. Giove saluta
di nuovo Alcmena) Vuoi altro?
ALCMENA Ancora una cosa: che ritorni presto.
GIOVE Va bene. Sarò qui prima che tu non pensi. Stai tranquilla. (Alcmena rientra in casa). Ora, o Notte che mi hai aspettato, io ti lascio andare, perché tu ceda il posto al giorno, che cominci a illuminare i mortali con la sua luce chiara e candida. E di quanto, o Notte, sei stata più lunga della precedente, di tanto più breve farò in modo che sia il giorno, perché le due anomalie si compensino. Va': sorga il giorno dalla notte! Io me ne andrò, e raggiungerò
Mercurio. (esce)

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