Agostino

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Testo

OPERE
Attraverso la Vita di S.Agostino di Possidio sappiamo che egli compose più di mille opere (tra cui le Confessiones e il De civitate Dei), di cui egli stesso ci fornisce un elenco nei due libri di Retractationes in cui analizza e corregge dal punto di vista dottrinale i suoi precedenti lavori.
Le prime opere di Agostino (che risalgono al periodo di meditazione a Cassiciacum) hanno soprattutto contenuto filosofico; esse sono:
- Contra Academicos
- De vita beata → sul tema della felicità
- De immortalitate animi
- Soliloquia → in cui l’autore dialoga con la ragione
Quando si accostò al battesimo concepì un’opera (i Disciplinarum libri) che si proponeva il fine di fondere la cultura classica e quella cristiana, dimostrando che la prima ha una funzione esclusivamente propedeutica sulla via della conoscenza di Dio → rimase incompiuta
Poi compose il De magistro che doveva essere l’introduzione dell’opera enciclopedica da lui ideata, ma che non riuscì a realizzare.
Dopo il battesimo i suoi interessi si spostarono dalla filosofia alla dottrina (→ scrisse il De libero arbitrio) e scrisse numerose opere antiereticali:
- contro i manichei → De moribus Ecclesiae Catholicae et de moribus Manichaeorum, il De Genesi adversus Manichaeos, il De utilitate credendi, il Contra epistulam Manichei quam vocant fondamenti, i 33 libri del Contra Faustum Manichaeum…
- contro i donatisti (che erano contro l’amministrazione dei sacramenti da parte dei peccatori e che si distinguevano per il loro rigorismo)→ Psalmus contra partem Donati, il Contra epistulam Parmeniani, il De baptismo e il De unitate ecclesiae
- contro il Pelagianesimo (Pelagio sosteneva che l’uomo può salvarsi solo con le sue forze, senza l’intervento della grazia divina, e negava il peccato originale) → De gratia et libero arbitrio, il De peccatorum meritis et remissione, il De natura et gratia, il De gratia Christi et de peccato originali (in cui sostiene la necessità dell’intervento divino nella salvazione dell’uomo)
- contro gli ariani (che negavano la natura divina del Figlio) → Contra sermonem Arianorum e il Contra Maximinum Arianum
Inoltre si scagliò anche contro il paganesimo scrivendo nel 397 i tre libri del De doctrina Christiana in cui analizza i rapporti fra il Cristianesimo e la cultura pagana, sostenendo il primato della prima sulla seconda: la cultura pagana può essere utile solamente come punto di partenza per avvicinarsi a Dio. Quindi i Cristiani hanno diritto di appropriarsi della cultura tradizionale e di espropriare di essa gli stessi pagani, poiché essi non l’hanno saputa utilizzare per raggiungere e conoscere Dio.
Poi scrisse le opere dogmatiche che si occupano soprattutto della fede, della grazia e del dogma della Trinità; tra esse vi sono:
- De diversis quaestionibus ad Simplicianum → tema della grazia divina
- De fide et simbolo
- De trinitate → affronta il dogma della Trinità, parlando dello Spirito Santo
Un intento prevalentemente esegetico si riscontra nelle Enarrationes in Psalmos, nel Genesi ad litteram libri XII e nel Tractatus in Johannis evangelium.
Legate all’impegno pastorale vi sono le opere di contenuto morale che si occupano di vari argomenti:
- condanna della menzogna → De mendacio
- matrimonio → De bono coniugali
- vedovanza → De bono viduitatis
- dono della pazienza → De patientia
Infine bisogna considerare l’enorme mole di prediche e le 217 lettere.
LE CONFESSIONES

Tra il 397 e il 400 Agostino scrisse i 13 libri delle Confessiones, un’opera autobiografica e introspettiva che rappresenta il culmine del suo impegno spirituale e letterario. L’opera si può dividere in due parti:
- libri I-X: descrizione autobiografica della sua vita, dalla sua nascita fino alla morte della madre (387 d.C.)
- libri XI-XIII: presentano una problematica più profonda e culminano col commento della creazione del mondo e con la riflessione sui temi dell’esistenza umana e della spiritualità cristiana
Le Confessiones sono un’opera di profondo scandaglio interiore alla costante ricerca di Dio. Esse vogliono essere contemporaneamente una confessione dei propri peccati di fronte a Dio e una lode al Signore; l’opera riscopre alcuni momenti dell’esistenza di Agostino e li considera come tappe fondamentali nel cammino verso Dio → le Confessiones rifuggono dall’autobiografismo, in quanto la vicenda umana di Agostino diventa un exemplum dell’itinerario dell’uomo alla ricerca di Dio. Quindi la storia spirituale dello scrittore si iscrive in un affresco ampio in cui trovano spazio i grandi temi della meditazione umana e cristiana (tempo, redenzione, peccato, conversione, conoscenza di Dio).
Le Confessiones presentato dei riferimenti alle Sacre Scritture e alla tradizione greco-latina, a cui Agostino si sente debitore. Una peculiarità stilistica di quest’opera è il procedimento per membri paralleli, per lo più in senso antitetico, che prende forme diverse in cui la simmetria è messa maggiormente in risalto dall’assonanza finale delle frasi (omoteleuto). Agostino continua in ciò una tradizione ben nota alla Bibbia, ma in una forma elaborata dalla tradizione retorica greca e latina. Tuttavia lo stile non è mai ricalcato su essa ma è personalissimo, fortemente variato su schemi paratattici e tutto proteso ad esprimere nel modo migliore l’angoscia, la problematicità e lo straordinario fervore religioso di un uomo eccezionalmente ricco di interiorità.
IL DE CIVITATE DEI
Nell’arco di 14 anni (dal 413 al 427) Agostino compose il De civitate Dei in 22 libri → è la sintesi della meditazione agostiniana, è un trattato che analizza tutta la storia umana da un nuovo punto di vista. Per Agostino la storia è il terreno di scontro fra la civitas terrena e la civitas di Dio, cioè tra il regno della carne e del peccato e il regno dello spirito, di coloro cioè che vivono nella prospettiva della redenzione e della salvezza. Le due civitates vivono sulla terra vicine l’una all’altra e ciò fino alla fine del mondo e al giudizio universale. Concretamente poi la civitas terrena si realizza negli stati temporali, mentre la civitas Dei si esprime nella Chiesa. L’opera ha origine da un motivo occasionale: il sacco di Roma del 410 d.C. ad opera di Alarico; i pagani avevano accusato di ciò i Cristiani poiché essi avevano allontanato i culti tradizionali dalla società romana attirando sulla città l’ira degli dei.
Contenuto dei libri:
- I-V → sviluppano il tema del “sacco di Roma” e ribaltano le accuse fatte ai Cristiani, dimostrando che la colpa della rovina di Roma è proprio dell’immoralità causata dal culto delle divinità pagane
- VI-X → sviluppano la problematica e sostengono la tesi che non il culto degli dei tradizionali è necessario per la vita futura, ma quello del vero Dio e di Gesù Cristo
- XI-XVIII → descrizione delle due civitates, dalla loro origine fino alla nascita e all’affermazione del Cristianesimo
- XIX-XXII → si sostiene che le due “città” vivono in questo mondo e che, mescolate insieme, costituiscono la società umana; la separazione avverrà nel giudizio universale, in cui la civitas Dei riceverà in premio la salvezza, mentre la civitas terrena sarà punita con un castigo eterno
L’opera rappresenta il primo tentativo riuscito da parte cristiana di dare vita a una vera e propria filosofia della storia, che qui diventa una teologia della storia; infatti tutte le vicende umane sono analizzate con la certezza che esiste un fine metastorico che è voluto dalla provvidenza divina, la quale, pur senza limitare la libertà degli uomini, guida e orienta le vicende umane secondo il suo imperscrutabile disegno.
L’opera ha il carattere di una vera e propria enciclopedia, anzi sembra anticipare i caratteri delle summae medioevali, in quanto appare qui per la prima volta il principio della reductio ad unum e cioè la tendenza ad orientare tutto il sapere, tutta la realtà, verso un solo fine, che coincide con Dio. Medioevale appare pure l’affermazione del primato della sfera spirituale su quella temporale, che sembra anticipare le diatribe sui rapporti fra papato e impero del basso Medioevo.
Il De civitate Dei contiene anche alcuni elementi riconducibili all’esperienza manichea di Agostino: le due civitates sembrano infatti rispecchiare i due principi (il Bene e il Male) che stanno alla base del pensiero manicheo (anche se Agostino supera qui il dualismo ponendo come vincitrice la civitas Dei).
Il carattere enciclopedico e monumentale dell’opera è alla base del mutamento stilistico che è possibile cogliere rispetto alle Confessiones. Nel De civitate Dei lo stile perde il suo carattere frammentario (servito per esprimere l’interiorità) e acquista un respiro più ampio: i periodi diventano più articolati e complessi, ma mantengono i caratteri della personalità di Agostino restando lontani dalla concinnitas di Cicerone e dagli schemi della retorica tradizionale.

AGOSTINO E LA CULTURA CLASSICA
La formazione culturale di Agostino avvenne nell’ambito della tradizione retorica cosicché venne influenzato dei più grandi pensatori e intellettuali del mondo antico (Platone, Aristotele, Cicerone…); tuttavia egli né si limita a ripetere pensieri e teorie altrui né si accontenta esclusivamente di rielaborare questo patrimonio. Egli intende utilizzare la cultura classica per dare una nuova sistemazione a tutta la conoscenza umana; Agostino subordina tutto alla Sacra Scrittura nella quale pone il vertice della Sapienza → tutto sembra convergere verso la Sacra Scrittura e la vecchia cultura pagana appare subordinata a quella cristiana. Quindi la cultura classica diventa il punto di partenza che deve essere superato per giungere alla conoscenza di Dio. Tuttavia nelle Confessiones egli critica la cultura classica ma questo non è un rifiuto totale poiché lui rimane sempre affascinato dalla sua bellezza e preziosità.
IL PENSATORE
Agostino (personalità poliedrica) concepì la sua vita e la sua opera come una continua ricerca della verità e di Dio, che per lui sono coincidenti e si trovano poi all’interno dell’uomo. Consapevole che bisogna superare ogni forma di scetticismo e di probabilismo di stampo accademico, egli formula la “teoria dell’illuminazione”: l’uomo, alla ricerca della verità, arriva a Dio. Questi, come la luce è la condizione essenziale perché la vista abbia la possibilità di vedere, così illumina l’uomo, rendendo possibile la conoscenza. Poiché la ricerca di Dio è il fine ultimo che orienta l’impegno spirituale di Agostino, egli nelle sue opere si occupa di temi importantissimi, come:
- il male: il manicheismo considerava il male come un principio contrapposto al bene. Per superare questa posizione dualistica Agostino partì dall’identificazione di Dio col sommo bene (premesse platoniche e neoplatoniche) e confutò sia l’ipotesi dell’esistenza di un principio del male in opposizione a Dio (sostenendo che, se Dio è il sommo bene, nulla lo può danneggiare), sia l’ipotesi del male come creazione di Dio (dicendo che, se Dio è il sommo bene, non può creare il male) → il male è una non realtà. Come nella realtà ci sono diversi gradi di essere, così esistono pure diversi livelli di bene → il male consiste nella mancanza parziale di bene.
- la libertà dell’uomo e la grazia: egli teorizzò una distinzione fra “libero arbitrio” (= possibilità per l’uomo di scegliere fra vie diverse) e “libertà” (= capacità di realizzare le scelte operate). L’uomo possiede il libero arbitrio ma non la libertà. Solo la grazia di Dio è capace di trasformare il libero arbitrio in libertà spingendo gli uomini a scegliere e perseguire il bene (senza grazia l’uomo non può raggiungerlo). Quindi la grazia e la libertà sono conciliabili, in quanto la vera libertà non è realizzabile dall’uomo con le sue forze, ma è invece un dono che Dio ci manda attraverso la grazia.
- la Trinità: per rappresentarla Agostino ricorre all’analogia con l’anima dell’uomo; quest’ultima consta, pur nella sua unità, di tre facoltà distinte: la memoria (che consente all’anima di riconoscersi sempre la stessa nel tempo e di stabilire quindi la propria identità), l’intelligenza (che consente all’anima di avere notizie di sé) e la volontà (che produce nell’anima l’amore di se stessa). La stessa cosa avviene in Dio: alla triplice facoltà dell’anima corrisponde la Trinità delle persone (Padre, Figlio e lo Spirito Santo). Questa analogia dimostra che per Agostino tutta la realtà possiede in sé i segni del Creatore.
- il tempo: dopo aver stabilito che Dio è creatore di tutta la realtà, in Agostino nasce l’esigenza di ricondurre tutto al suo creatore e da questa il tempo rimane fuori seguendo leggi proprie. Egli risolve il problema sostenendo che Dio è al di là del tempo e che la creazione non è avvenuta nel tempo, in quanto questo prima della creazione non esisteva. Anche il tempo è una creatura, ma è una “non realtà”: infatti se si analizzano i tre momenti del tempo (passato, presente e futuro) ci si accorge che il passato è ciò che “non” è più, il futuro è ciò che “non” è ancora e il presente è ciò che “non” è né breve né lungo, ma è un brevissimo attimo che fugge e che non si può raggiungere. Ma, sostiene Agostino, benché possa sembrare che il tempo non sia nulla, noi però lo sentiamo presente in noi, nella nostra mente, e ciò accade perché il tempo, pur non essendo una realtà in sé, diventa tale nell’anima e nella memoria degli uomini. E’ l’anima che si crea questa realtà → il tempo è una distensio animae.
AGOSTINO NELLA CULTURA MODERNA
La sua influenza si è manifestata nel corso dei secoli nell’ambito della Chiesa, della filosofia e della letteratura. Insieme a San Tommaso è considerato uno dei cardini della Chiesa (tuttavia le sue tesi sulla grazia divina apparvero pericolose ad alcuni). Agostino fu molto importante nel Medioevo, durante l’Umanesimo e soprattutto nella letteratura sia in campo dottrinale e speculativo sia dal lato tormentato e personale (→ Secretum di Petrarca in cui Agostino compare anche come personaggio che interroga il poeta). Egli fu un esempio per tutta la letteratura moderna e autobiografica di introspezione psicologica e di analisi interiore.

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