Vita e opere di Italo Svevo

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano
Download:3705
Data:19.04.2007
Numero di pagine:11
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
vita-opere-italo-svevo_3.zip (Dimensione: 12.6 Kb)
trucheck.it_vita-e-opere-di-italo-svevo.doc     47 Kb
readme.txt     59 Bytes


Testo

ITALO SVEVO :
VITA
Nasce nel 1861 a Trieste quando l’Italia era sotto l’Impero Austro – Ungarico, Svevo si sente in parte italiano e in parte tedesco; I genitori erano in parte di origine ebrea. Si dedica a letture tedesche , la sua vita entra a pieno titolo con le sue opere. Era vicino alle ideologie irredentiste e al socialismo, conosce l’esperienza l’ esperienza della declassazione ed è per questo che Svevo è costretto ad andare a lavorare presso la Banca Union di Vienna. Nel 1895 muore la madre e al suo capezzale conosce la cugina Livia Veneziani di cui ci si innamora e la sposa. Il matrimonio con Livia da molta sicurezza a Svevo e al suo ruolo sociale. Abbandona il lavoro in banca per andare nella fabbrica dei soci entrando a contatto con l’alta borghesia. Compie numerosi viaggi ( Francia, Inghilterra ) per lavoro. Il suo PRIMO ROMANZO tratta il tema della sua esperienza come impiegato bancario: “ UNA VITA ”. Il suo SECONDO ROMANZO, “ SENILITÀ ” parla di coloro che se sentono vecchi anche se in realtà non lo sono. Entrambi non ricevono molti elogi e sono considerati dei fiaschi; in seguito Svevo capisce di non poter più scrivere nell’età del trionfo industriale ( inizi ‘900 ). Nonostante ciò il bisogno di scrivere riaffiora sotto il pretesto di “ Capirsi meglio ” anche se sa che lo rende indisposto a lavorare in azienda.
Due colossi del 900’ :
- La ricerca del tempo perduto, PRUST
- Ulisse e Dublinesi , JOYCE
Negli anni tra lo sviluppo industriale e lo scoppio della I Guerra Mondiale ci sono 2 eventi importanti:
1) Incontro con Joyce, sono due gli aspetti caratteristici delle opere:
- Flusso di Coscienza ( Joyce )
- Monologo Interiore ( Svevo )
Joyce in Irlanda ( cattolica ) viene considerato immorale perché vive con una cameriera. Va a vivere a Trieste e dà lezioni di inglese a Svevo. Al di sotto di questa apparente amicizia c’è una gelosia di classe.
2) 1908 / 1910 incontro con la PSICANALISI, Svevo la studia e probabilmente va anch’esso in analisi. La Psicanalisi è una scienza appena nata ( FROID ), grazie a Svevo entra nella letteratura. Nel 1925 Montale dedica un saggio a Svevo sulla rivista “ l’Esame ”.
Durante la I Guerra Mondiale Svevo riprese il suo lavoro da letterato, scrisse il suo TERZO ROMANZO “ La Coscienza di Zeno ” ma non suscita alcuna ammirazione. Svevo manda questo romanzo a Joyce in Francia facendolo conoscere agli intellettuali francesi. Di rimbalzo il romanzo viene conosciuto anche in Italia. Nel 1928 con un convegno di Pen Club in Francia viene consacrata la sua grandezza che lo stimola alla scrittura. L’11 settembre 1928 a causa di un incidente d’auto muore.
GLI STUDI IN GERMANIA
Aron Hector Schmitz (Italo Svevo è uno pseudonimo letterario) nacque a Trieste, allora territorio dell'Impero asburgico, nel 1861, da un'agiata famiglia borghese. Il padre, commerciante in vetrami, era figlio di un funzionario imperiale austriaco di origine ebraica; la madre, Allegra Moravia, era anch'essa di famiglia ebraica, proveniente dal Friuli. Gli studi del ragazzo furono indirizzati dal padre verso la carriera commerciale: nel collegio in Germania studiò materie utili per quel tipo di attività e si impadronì perfettamente del tedesco. Contemporaneamente però si dedicò anche ad appassionate letture di scrittori tedeschi, Goethe, Schiller. Heine, Jean Paul, dimostrando così il suo fondamentale interesse letterario.
Nel 1878, a diciassette anni, ritornò a Trieste e si iscrisse all'Istituto Superiore per il Commercio. Però la sua aspirazione era di divenire scrittore: collaborò al giornale triestino «L'Indipendente», di orientamento liberal - nazionale e irredentista. Politicamente era vicino alle posizioni irredentistiche, come gran parte della borghesia triestina, e manifestava anche interesse per il socialismo.
IL FALLIMENTO PATERNO E LA DECLASSAZIONE
Nel 1880, in seguito ad un investimento industriale sbagliato, il padre fallì: Svevo conobbe così l'esperienza della declassazione, passando dall'agio borghese ad una condizione di ristrettezza. Fu costretto a cercar lavoro e si impiegò presso una banca. Nel 1886 strinse amicizia con Umberto Veruda. pittore bohémien brillante ed estroverso, che esercitò profonda influenza su di lui (e fornì il modello per il personaggio di Stefano Balli in Senilità).
II MATRIMONIO E IL SALTO DI CLASSE SOCIALE
Nel 1895 morì la madre, a cui lo scrittore era molto legato. Al suo capezzale, quasi in un simbolico scambio di consegne, incontrò una cugina, molto più giovane di lui, Livia Veneziani, e se ne innamorò, fidanzandosi con lei nel corso dello stesso anno. Il matrimonio segnò una svolta fondamentale nella vita di Svevo. I Veneziani erano facoltosi industriali, proprietari di una fabbrica di vernici antiruggine per navi, che era ben inserita nel mercato internazionale. Così Svevo, per uscire dalle ristrettezze in cui viveva, abbandonò l'impiego alla banca ed entrò nella ditta dei suoceri. Fu un salto di classe sociale: da una modesta e grigia condizione piccolo borghese Svevo si trovò proiettato nel mondo dell'alta borghesia.
L'ABBANDONO DELLA LETTERATURA
Divenuto uomo d'affari e dirigente industriale, lasciò l'attività letteraria, guardandola con sospetto, come qualche cosa di insidioso e malsano. In realtà il proposito di abbandonare la scrittura letteraria non fu da lui osservato con rigore. Innanzitutto il bisogno di scrivere riaffiora sotto il pretesto del fine pratico di «capirsi meglio» (come si legge subito dopo le righe citate dalla pagina di diario). Ma, accanto alle annotazioni diaristiche, alle lettere, agli appunti, agli abbozzi di saggi filosofici, che possono essere coperti da quell'alibi, compaiono anche scritture letterarie.
L'INCONTRO CON JOYCE
Negli anni tra l'ingresso nell'attività industriale e lo scoppio della guerra si verificarono anche due eventi capitali per la formazione intellettuale di Svevo. Il primo fu l'incontro con James Joyce: questi, esule dalla sua Irlanda, insegnava a Trieste presso la Berlitz School, e Svevo prese da lui lezioni di inglese, lingua di cui aveva bisogno per í suoi viaggi. Tra il giovane scrittore irlandese e l'ormai maturo industriale triestino nacque una stretta amicizia, fervida di scambi intellettuali e destinata a durare nel tempo.
L'INCONTRO CON LA PSICANALISI
L'altro evento fondamentale fu l'incontro con la psicanalisi, che avvenne fra il 1908 e il 1910: il cognato aveva sostenuto una terapia a Vienna con Freud, e questo fu il tramite attraverso cui Svevo venne a conoscenza delle teorie psicanalitiche, che egli stimava inefficaci sul piano medico ma utili in letteratura per l’analisi dell’inconscio.
IL SUCCESSO IN FRANCIA
Ad opera anche di due fini intenditori di cose italiane, Valery Larbaud e Benjamin Crémieux, che promossero una traduzione francese della Coscienza e nel 1926 curarono un numero tutto dedicato a Svevo della rivista «Le Navire d'Argent», lo scrittore triestino arrivò a conquistare larga fama in Francia e su scala europea.
L'ARTICOLO DI MONTALE
In Italia lo scrittore non ottenne alcun riconoscimento. L'unica eccezione, o quasi, fu costituita da un giovane poeta, Eugenio Montale, che gli dedicò un ampio saggio sulla rivista «L'esame» nel 1925, riconoscendo immediatamente la sua grandezza.
L’INETTO
I tre romanzi di Svevo “Una vita”, “Senilità”, “La coscienza di Zeno”, presentano sfaccettature diverse della figura dell’inetto, una persona che non si è mai realizzata, non ha mai ottenuto successo in campo lavorativo o umano, si è sempre lasciato superare dalle personalità più rampanti. Si tratta sempre di personaggi che si arrovellano , si consumano dal ragionamento senza riceverne giovamento. Questo loro essere più riflessivi che attivi li porta però alla consapevolezza del declino della società; per questo non accettano gli schemi comuni e sono ai margini della competizione della vita. Per giustificare la propria inettitudine sono soliti crearsi alibi.
CULTURA
Il filosofo che ebbe un peso determinante nella formazione di Svevo fin dai primi anni fu Schopenhauer, il quale indicava come sola via di salvezza dal dolore la contemplazione e la rinuncia. Schopenhauer smaschera gli auto inganni, noi pensiamo di essere liberi ma in realtà non lo siamo; per questo motivo è importante l’approccio con la psicanalisi. Svevo di cultura Mitteleuropea, cioè dell’Europa centrale di cui l’Impero Asburgico ne era il fulcro, con un consistente apporto di cultura ebraica.
- Pseudonimo ITALO – SVEVO ( Italia – Germania ).
- TRIESTE , città commerciale e crocevia di culture.
Svevo legge NICE nei testi originali ( tedesco ), inoltre studia il Darwinismo ed entra a farvi parte. Il comportamento dei suoi eroi è il prodotto di leggi naturali, secondo Darwin l’uomo non è libero ma il risultato di una SELEZIONE NATURALE.
- FROID : pensiamo agire e scegliere con la nostra ragione ma, in effetti è il nostro subconscio che ci fa scegliere.
LO SCRIVERE COME TERAPIA:
Nella prefazione del romanzo la voce narrante è quella del dottor S.( ovvero Sigmund), psicanalista di Zeno Cosini, che avendo prescritto al paziente di scrivere le proprie riflessioni, decide di pubblicarle come vendetta perché questi ha interrotto le cure. Promette però la metà del ricavato della vendita del libro se questi riprenderà la terapia. In realtà nessuno psicanalista prescriverebbe al paziente di scrivere le proprie riflessioni poichè chi scrive del passato mente sempre, condizionato dagli eventi futuri e dal desiderio di apparire in un certo modo. Nello specifico Zeno mente al dottore per dimostrare di non avere il complesso di Edipo che gli aveva diagnosticato. In realtà egli prova grande rivalità verso tutte le figure paterne compreso il dottore stesso, al quale disobbedisce comprando un libro di psicanalisi quando questi glielo aveva proibito, e il suocero.
NOVITA’
• Il narratore interno: Svevo adotta la tecnica del narratore interno, cioè di un narratore che narra in prima persona la propria storia.
• Una nuova struttura del romanzo: ogni capitolo ha un titolo, manca una successione cronologica degli eventi, è diviso per temi (il tempo di Svevo è un tempo soggettivo, e non oggettivo).
• Nella prefazione non è il narratore a parlare, bensì il suo psicanalista, il dottor S., il quale ha dato a Zeno (nell’ambito di una terapia) il compito di scrivere un diario; siccome Zeno ha interrotto la terapia, per vendetta egli pubblica tale diario.
• Viene meno la figura del narratore oggettivo: Zeno non è infatti un narratore attendibile, perché il suo io tende a giustificare i suoi comportamenti sbagliati; anche il dottor S. non è molto attendibile: il suo carattere vendicativo e ricattatore fanno prendere le distanze anche da lui.
CARATTERISTICHE
• I temi de “La coscienza di Zeno” sono la salute e la malattia (non a livello fisico, ma della psiche).
• Presenza di molti personaggi femminili.
• Importanza della città (Trieste).
• Ironia con la quale Zeno descrive sé stesso.
• L'opera è scritta in Italiano ma compaiono anche il dialetto triestino e alcune influenze della lingua tedesca.
OPERE
Le opere
• Una Vita (1892)
(subito chiamato un inetto)
• Senilità
L’attività letterario di Svevo è molto legata alla sua attività di commerciale.
• La coscienza di Zeno
Viene scritta dopo 20 anni dalle altre due opere
SENILITÀ (vecchiaia intesa come stile di vita)
La vicenda si svolge nella classe borghese. L’impiegato Emilio Brentani è zitello e vive con la sorella Amaglia. La sua vita è grigia, non c’è cambiamento è quasi una “non vita”.
Questa senilità è come la nebbia di Pascoli, tranquillità in cui non c’è il rischio di inserimenti violenti. Balli è un amico di Emilio, è un pittore ed è il suo antagonista.
In quanto Emilio ha una vita irregolare, economicamente precaria, si concede divertimenti, ha frequenti rapporti con varie donne (tromba dalla mattina alla sera N.d.R.).
Emilio si innamora di Angiolina ma non riesce a vedere in faccia la realtà ma vede una donna ideale, e la idealizza. Una donna ideale (?) che perde la felicità , diventando così un qualcosa di spirituale, quindi Emilio perde di vista la verità (come Pietro nel Bordello). Emilio apre gli occhi nei confronti di Angiolina quando scopre che essa inizia una relazione con Balli, cosicché si vede distruggere la figura di Angiolina.
Trascurata la sorella di Emilio si ammala e Ameglia (la sorella) confessa l’amore per Balli. Muore Balli e Emilio non si suicida ma torna alla vita di prima.
Rispetto al primo romanzo c’è meno potere descrittivo. L’indagine di Svevo diventa sempre più un’analisi della psiche. Sia Brentoni che Nitti vengono smascherati, vengono rivelati i loro auto inganni (mistificazioni). Vengono rivelati le loro debolezze. Gli antagonista di Emilio è Balli e di Nitti è il fidanzato di Annetta.
UNA VITA:
Il protagonista è un giovane Alfonso Nitti, che trasferendosi dalla campagna a Trieste trova lavoro come impiegato presso la Banca Maller. Si sente superiore agli altri dal punto di vista intellettuale e la utilizza come parametro (?) di lavoro. La sua presunzione intellettuale diventa una possibilità per contrastare le diverse condizioni sociali. Vuole fare corriera. Si innamora della figlia del proprietario della banca ma quando deve formalizzare il rapporto ha paura di non essere all’altezza e con la scusa della madre ammalata torna in paese.
Dopo la morte della madre torna in città dove trova Annetta sposata con un altro. Concluderà di riconquistarla fino alla persecuzione. Viene relegato anche a un livello sociale più basso. In fine muore suicida.
Romanzo in cui si ha la descrizione di ambienti per calare il personaggio (tendenza al verismo).
Nitti è il classico Inetto, colui che è incapace di agire, cioè colui che è incapace di prendere delle decisioni per indirizzare avvenimenti che la riguardano. ”L’incapacità di essere attore della propria vita”. Il suo vero antagonista è il giovane ragazzo che gli “frega” la ragazza, perché questo ragazzo è ciò che Nitti vorrebbe essere.
LA COSCIENZA DI ZENO:
Terzo romanzo di Italo Svevo venne pubblicato nel 1923, dopo venticinque anni di silenzio letterario, perlomeno pubblico, dell’autore. Quest’opera, composta fra il ’19 e il ’22, appare molto diversa nella struttura rispetto ai romanzi precedenti (Una vita, 1892 e Senilità, 1898): gli anni trascorsi infatti furono cruciali per quanto riguarda l’evoluzione interiore dell’autore, che rimase profondamente influenzato dalla conoscenza della psicanalisi freudiana e che visse le radicali trasformazioni nell’assetto della società europea provocate dalla Prima Guerra mondiale. Questo libro si profila come un memoriale, o una confessione autobiografica, che il protagonista Zeno Cosini scrive su invito del suo psicanalista, il dottor S., a scopo terapeutico, come preludio alla cura effettiva che si svolgerà in un secondo tempo. Secondo la finzione letteraria, è lo stesso dottor S. che fa pubblicare l’autobiografia di Zeno, per vendicarsi di quest’ultimo, che si è sottratto prematuramente alla cura. Al manoscritto si aggiunge un ultimo capitolo, una sorta di diario, in cui Zeno spiega il suo abbandono della terapia e si dichiara sicuro della propria guarigione, avvenuta in coincidenza con dei successi commerciali.
È il protagonista stesso a narrare la propria vicenda, ma il racconto, nonostante quest’impostazione autobiografica, si configura più come una libera associazione di ricordi, piuttosto che presentare gli eventi nella loro successione cronologica. Ne risulta quindi una struttura temporale disordinata: gli episodi sono inseriti in un tempo soggettivo, in cui il passato riaffiora continuamente e si intreccia col presente, come avviene nella memoria dell’individuo.
IL FUMO:
Zeno rievoca alcuni episodi della sua infanzia in cui il fumo era il protagonista principale. Egli aveva iniziato a fumare assieme a suo fratello ed ad alcuni amici quando era molto giovane. Per farlo spesso rubava delle monete che il padre conservava nel suo panciotto oppure fumava quei sigari lasciati a metà che il padre disseminava per la casa. Più volte aveva tentato di smettere e faceva coincidere la sua ultima sigaretta con episodi importanti che avevano segnato la sua vita come ad esempio la sua iscrizione all 'università o la nascita di sua figlia ma , invano. Gli episodi si accumulavano e lui sembrava non riuscire a perdere questo suo pessimo vizio. Aveva tentato anche facendo delle scommesse con il Signor Olivi ma neppure questo modo lo aveva distolto dal fumo. Secondo Zeno l'eliminazione del fumo avrebbe comportato anche il miglioramento della sua personalità perciò si era sottoposto anche ad innumerevoli terapie.
LA MORTE DEL PADRE:
Quando suo padre muore Zeno ha ormai trenta anni ma i suoi rapporti con il padre erano stati sempre molto distaccati. Suo padre era un uomo molto all'antica infatti il progresso e la scienza erano oggetto di critica da parte sua. Il padre non nutriva molta fiducia nei confronti del figlio infatti nel suo testamento aveva destinato all'Olivi la gestione di tutta l'azienda. Padre e figlio hanno però l'occasione di migliorare i loro rapporti durante l'ultimo periodo di vita del padre. Una sera quest'ultimo decide di aspettare in piedi il figlio per parlare un po' con lui e dopo aver fatto questo se ne va a letto. Quella stessa notte le sue condizioni di salute si aggravano così Zeno decide di convocare il medico. Egli gli aveva raccomandato di evitare il massimo sforzo ma il padre non ascolta e cerca di alzarsi trattenuto da Zeno. Egli vince la forza del figlio ma ad un certo punto si accascia al suolo. E' morto.
PSICO - ANALISI
In questo capitolo Zeno denuncia i metodi del Dottor S, li considera come inefficaci quindi decide di sospendere la psicoanalisi. Il medico afferma che Zeno è affetto dalla sindrome di Edipo ( amo la madre e odio il padre). Zeno smentisce ciò dicendo che aveva nutrito affetto nei confronti di entrambi i genitori. Il dottor S analizza anche i rapporti famigliari di Zeno e si rende conto che questi non sono del tutto positivi: una volta scomparso il padre vede nel Malfenti la figura paterna ed arriverà a sposare una delle sue figlie ,pur non provando amore per lei, per odiarlo. Zeno inoltre prova odio per Guido e non aveva esitato più volte a calunniarlo. Zeno in questo suo scritto afferma di essere finalmente guarito ma, non per mezzo delle sedute di psicoanalisi. Il capitolo si conclude con una riflessione personale da parte del protagonista.

1

Esempio



  


  1. giorgia nebiolo

    un piccolo riassunto di chi è italo svevo


Come usare