Verismo Italiano e Naturalismo Francese

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VERISMO ITALIANO E NATRALISMO FRANCESE

Il Verismo italiano nasce e si afferma tra il 1860 e il 1870 sulla scia del naturalismo francese.
Le basi del naturalismo si ritrovano nella filosofia del positivismo e cioè una filosofia caratterizzata dalla convinzione che la realtà era ispirata da un rifiuto di ogni visione di tipo religioso, metafisico e dalla convinzione che la realtà è fatTa da forze materiali , fisiche, regolate da leggi meccaniche: il positivismo significò cieca fiducia nel progresso scientifico.
Il primo grande teorico del naturalismo francese fu Taine, il quale sosteneva che la realtà era ispirata ad un rigoroso materialismo e che i fenomeni di tipo spirituale sono il prodotto dell’ambiente fisico in cui l’uomo vive, perciò per questo teorico il romaNzo non è altro che un’inchiesta sull’uomo, tanto da diventarne uno strumento scientifico nelle mani dello scrittore.
Questo concetto venne successivamente ripreso da Zolà, il quale diede una sistemazione più precisa alle teorie naturaliste e riassunse nella sua opera il movimento diventando un vero e proprio caposcuola.
L’opera più importante di Zolà è il romanzo sperimentale nel quale sostiene che il metodo sperimentale della scienza deve essere applicato anche sulla fera spirituale, perché Zolà è convinto che le qualità spirituali, sono un dato di natura come quelle fisiche e che le leggi fisse, regolano il funzionamento del corpo umani, così come il pensiero e i sentimenti.
Lo scrittore, diventa percio’ romanziero sperimentale scienziato; infatti osservato un certo tipo di temperamento umano, egli lo pone ad agire in un determinate situazioni per verificare come si sviluppano le sue passioni e come vengono modificate all’ambiente.
Altro autore del naturalismo francese fu Flaubert, autore del romanzo Madam Boverì.
Lo scrittore francese sosteneva che l’artista deve essere nella sua opera come Dio nella creazione cioè invisibile e onnipotente, in modo da sentire ovunque e vedere mai.
Attraverso questa teoria Flober introduceva il canone dell’impersonalità, cioè il romanziere deve restare sempre e comunque estraneo alla narrazione.
L’immagine che sia Zolà che Flober diffondono in Italia è quella del romanziere scienziato e realista, ma anche scrittore sociale, in lotta contro i mali della società, in nome del progresso e dell’umanità.
Queste tendenze vennero favorevolmente accolte dalla sinistra milanese con le idee democratico liberali e i due scrittori che maggiormente le fecero proprie, furono Verga e Capuana, definiti i due galantuomini meridionali.
Entrambi concordano nel considerate l’opera d’arte come “se deve essersi fatta da sola” nel senso che le correnti del positivismo, il naturalismo esercitano si una certa pressione nel brano contemporaneo, ma soltanto nella forma, in particolare Capuana sosteneva che la scientificità non deve consistere nel trasformare la narrazione in sperimento, ma nella tecnica con cui lo scrittore rappresenta che è simile al modo dell’osservazione scientifica; insomma la scientificità si manifesta solo nella forma artistica, nella maniera in cui l’ artista crea la sua figura e questa maniera si riassume nel principio dell’impersonalità dell’opera d’arte: per questo l’impersonalità è il motivo centrale della poetica del verismo italiano al posto dello sperimentalismo del naturalismo francese.
Il Versimo italiano si caratterizza per essere un movimento ragionalistico, cioè affronta attraverso le opere degli scrittori le problematiche politico-sociali ed economiche in un periodo storico che è quello dell’Italia unita, perciò principalmente i problemi dell’Italia meridionale.
Altre caratteristiche del movimento sono: l’eclissi dell’autore, cioè non deve comparire nel narrato con le sue reazioni soggettive, le sue riflessioni,, come nella letteratura tradizionale, ma deve mettersi nella parte dei suoi personaggi, vedere le cose dal loro punto di vista ed esprimerle con le loro parole.
In questo modo la sua mano rimarrà invisibile nell’operare tanto che l’opera d’arte dovrà sembrare essersi fatta da sola: scompare il narratore onnisciente, il cui esempio è dato da Alessandro Manzoni nei Promesso Sposi.

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