Verga e la letteratura Naturalista

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Testo

Accingendoci allo studio del movimento Naturalista e del Verismo atto dal Verga, possiamo notare un numero sostanziale di differenze fra loro.
Il Naturalismo nasce da fondamenti teorici riconducibili al teorico Hippolyte Teine in un retroterra culturale di stampo positivista che tendeva al miglioramento della condizione umana grazie al progresso scientifico, per questo l’opera letteraria divenne una descrizione scientifica degli ambienti degradati per aspirare ad una soluzione per gli stessi.
Con Zola si ha la convinzione che gli atteggiamenti dell’uomo vadano classificati in base all’ambiente in cui vivono rendendo il compito dell’artista la ricerca delle leggi fisse che consentono la codifica degli atteggiamenti umani.
Il Verga, a differenza, nella riproduzione letteraria della realtà vede come ci ricorda l’Asor Rosa con le stesse parole dell’autore nella lettera a S. Paola.
Infatti, la sua opera non ha nulla a che vedere con la notazione scientifica e con l’evoluzione della società poiché l’umanità è dominata dalla legge della “lotta per la vita”, dove il più forte schiaccia il più debole, così come illustrerà Darwin nella sua teoria evoluzionistica.
Secondo il Verga l’intervento esterno all’opera diviene illegittimo perché andrebbe a creare la possibilità di modificare il reale e non essendo possibile ciò si limita a riprodurre la realtà in modo tale da essere compresa soggettivamente, senza la guida dell’autore, calandosi di volta in volta nell’ambiente in cui si manifestano le proprie opere.
La differenza che intercorre fra il Naturalismo e il Verismo Verghiano nasce dalla situazione sociale in cui vissero i loro fautori:
Tein e Zola vivono in una realtà dinamica, attiva economicamente e intellettualmente, con una borghesia vivace e attenta ad un proletariato con una coscienza sociale sviluppata, combattivo e organizzato per la conquista dei propri diritti; Verga invece, come lo stesso Capuana, nasce in una realtà immobile, che ha perso il passo con il resto d’Europa, ancora basata sul mondo agrario e sui “detti popolari” su cui poggia, a sua volta, una borghesia parassitaria ed inetta.
per questo tutte le possibilità di un miglioramento della società porterebbe solo a meccanismi più complessi di sopravvivenza, ma se Verga e la narrativa dell’impersonalità risulta l’evoluzione del romanzo sperimentale Zoliano.
Infatti, si ha un sostanziale passo in avanti nella ricerca di un metodo di riproduzione della realtà in cui, mentre Zola tende a “spiegare” la realtà agli intellettuali borghesi positivisti, adoperando il modo di esprimersi e di percepire la realtà propria dei lettori, nasce in Verga la necessità di riprodurre ciò che lo circonda così com’è, immergendosi a pieno nell’ambiente descritto, tanto da lasciare il compito della narrazione a coloro che vivono in quel dato mondo e che reputano abitudine ciò che per gli altri è scandaloso. Basti pensare al “Germinal” di Zola dove egli sottolineava la mancanza di pudore dei bambini intenti nel curare la propria igiene, e “Rosso Malpelo” dove il protagonista è reputato “cattivo” solo in merito al colore dei suoi capelli.
Concludendo, potremmo considerare il Verismo Verghiano come una pianta formatasi dal seme del Naturalismo, ma cresciuta in un terreno diverso. Infatti come afferma il Luperini >.

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