Verga - Zola

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano

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Testo

REALISMO, NATURALISMO E VERISMO: VERGA E ZOLA
Nella seconda metà dell’Ottocento si diffonde in Europa una crisi degli aspetti principali del Romanticismo, ovvero un'eccessiva sensibilità per i problemi astratti ed un idealismo esagerato.
In contrapposizione a questi concetti, si fa strada una nuova tendenza filosofico – letteraria, più vicina ai problemi concreti della società: il Realismo, il quale però, non costituisce proprio una rottura totale con il movimento romantico, ma ne rafforza la corrente più realistica, il romanzo storico.
Il movimento realista prende il nome di Positivismo in filosofia; Naturalismo nella letteratura francese e Verismo nella letteratura italiana.
Questo nuovo modo di pensare trae origine da motivazioni storiche, scientifiche e filosofiche.
Tra le motivazioni storiche troviamo la crisi dei grandi ideali di indipendenza nazionale, dovuti al fallimento dei moti rivoluzionari, alla Restaurazione, al Congresso di Vienna ed alla Santa Alleanza.
Tra quelle scientifiche, invece, vi è la nascita delle nuove dottrine evoluzionistiche di Darwin, Malthus e Spencer, le quali sostengono che tutti gli esseri viventi sono sottoposti ad un’evoluzione, determinata da vari fattori.
Prende vigore anche un’osservazione sistematica degli ambienti naturali e degli animali e l’uomo, non viene più considerato un essere privilegiato, ma condizionato da fattori ereditari ed ambientali.
Infine, tra le motivazioni filosofiche, si diffonde il Positivismo, il quale si rivolge a studi concreti ed alla volontà di spiegare i fatti.
Inoltre questo movimento filosofico crede nel progresso, raggiungibile attraverso la scienza e l’istruzione.
In letteratura il Realismo è rappresentato dal Naturalismo francese e dal Verismo italiano, che hanno rispettivamente i loro maggiori esponenti in Emile Zola e Giovanni Verga.
Entrambe le correnti letterarie si fondano sulla volontà di rappresentare il “ vero ” e le condizioni peggiori della società.
I personaggi diventano così contadini, pescatori, minatori e le intere classi sociali disagiate, tutti dominati dal bisogno e dall’ignoranza.
Altri elementi della tecnica narrativa realista sono: la descrizione molto particolareggiata degli ambienti e dei personaggi; l’impiego frequente del discorso diretto e l’uso di un linguaggio semplice e popolare.
Abbandonate le tematiche del romanzo storico ( che nascevano dalla fantasia dello scrittore ), materia di narrazione divengono le difficili condizioni di vita delle classi più povere e dei lavoratori.
In base a queste caratteristiche nasce il romanzo sociale, il quale vuole analizzare ed interpretare la società, mettendone in evidenza i problemi e le ingiustizie.
Il promotore di questo genere letterario, che si diffuse soprattutto in Francia, fu proprio Emile Zola.
In Italia, con il movimento verista, prende il sopravvento, un altro genere letterario: la novella, in cui lo scrittore riesce, in poche pagine, a tracciare un ambiente, una situazione e vari personaggi.
La tematica verista è principalmente la situazione politico-sociale creatasi dopo l’unità d’Italia.
Nei romanzi e nelle numerose novelle di Verga, le tematiche sono appunto le dure realtà della gente dell’Italia meridionale come il latifondo, l’analfabetismo, la miseria e la superstizione.
Parlando contemporaneamente di Naturalismo e Verismo non possiamo non notare alcune differenze: nei romanzi francesi è forte la denuncia verso le ingiustizie sociali, accompagnata però dalla fiducia in un loro superamento; mentre nei romanzi e nelle novelle italiane è presente la pietà per le misere condizioni delle masse, ma non c’è una precisa volontà di denuncia e non si riesce ad intravedere una reale possibilità di riscatto e di miglioramento.
L’influenza del Realismo si avverte, in parte, anche nella poesia. Giosuè Carducci, in particolare, è animato da un’esigenza di concretezza che si manifesta nella rappresentazione del vero; egli crede che la poesia sia lo strumento di civiltà per eccellenza e vede in essa l’espressione più profonda dei sentimenti di un popolo.
Emile Zola nacque a Parigi nel 1840. Rimasto orfano e in gravi ristrettezze economiche, iniziò presto a lavorare presso una casa editrice parigina come giornalista.
Ritenuto il “caposcuola” del movimento naturalista, si impose subito con alcuni romanzi come “Teresa Raquin”. In seguito pubblicò la serie di successo “I Rougon-Macquart”, composta da più di 20 romanzi nei quali agiscono quasi un migliaio di personaggi, alla quale lavorò per gran parte della sua vita.
Di questi 20, alcuni misero in ombra gli altri grandi scrittori francesi, come “Il ventre di Parigi”, “L’ammazzatoio”, “Nana” e “Germinale.
Germinale fu pubblicato a Parigi nel 1885 e prese il nome dalla data di un’insurrezione popolare durante la Rivoluzione francese, quella del 12 germinale (cioè Aprile) 1795.
I temi del romanzo sono le dure condizioni di vita dei minatori francesi di fine Ottocento, trattate da Zola con un realismo profondo, dovuto alla sua decisione di andare a vivere in una zona mineraria prima della stesura del romanzo.
Il protagonista è Stefano Lantier, un giovane minatore sfruttato e sottopagato.
Si può dire che è un personaggio rappresentativo, cioè, nel quale si può rispecchiare tutta la sua classe sociale.
Il brano è prevalentemente descrittivo, in quanto ci introduce nel mondo operaio e ce ne descrive gli aspetti.
Lo scopo di questo romanzo è denunciare, attraverso il vivo racconto di vicende verosimili, l’ingiustizia delle disuguaglianze sociali.
Giovanni Verga nacque a Catania nello stesso anno di Zola da una famiglia aristocratica.
Frequentò la facoltà di legge presso l’università della sua città, ma abbandonò gli studi e iniziò a scrivere romanzi di carattere patriottico.
Si trasferì a Milano e pubblicò una serie di romanzi che lo imposero all’attenzione della critica.
Nella città lombarda trascorse la maggior parte della sua vita e scrisse quasi la totalità delle sue opere: dai romanzi più famosi come il celebre “I Malavoglia” e “La duchessa di Leyra”; alle classiche raccolte di novelle come “Vita dei campi” e “Novelle rusticane”, che contengono la maggior parte dei racconti più conosciuti ( “Jeli il pastore”, “Rosso Malpelo” e “La roba” ).
Quest’ultima novella è ambientata nella Sicilia della seconda metà dell’Ottocento ed ha come protagonista un piccolo proprietario terriero di nome Mazzarò.
Quest’ultimo tenterà di risparmiare e di accumulare il più possibile la sua roba ( le terre e i beni ), ma quando riconoscerà di essere arrivato alla fine della sua vita avendo pensato soltanto a questo risparmio facendo quasi la fame, si renderà conto che è stato tutto inutile, sarà colto dalla pazzia e, ammazzando anatre e tacchini, pronuncerà la storica frase: “Roba mia, vientene con me!”
Verga
Zola
Usa la regressione e l’impersonalità, con le quali non si avverte la presenza dell’autore nello svolgersi della vicenda.
Nei suoi scritti si vede la differenza fra autore e materia trattata: Zola non evita i commenti.
Funzione della letteratura
La letteratura è per Verga come una macchina in grado di fotografare la realtà.
La funzione della letteratura è, per Zola, trovare le leggi dell’agire umano per migliorare l’andamento della politica e della società.
Tecnica
La sua tecnica è quindi l’impersonalità e la regressione.
Quello di Zola è un “verismo non disincantato”, ovvero il naturalismo.
Origini e mentalità
Verga è un proprietario terriero del Sud che ha una visione conservatrice, infatti il Sud è ancora arretrato e con una mentalità statica e fatalista. “Fotografa” quindi una società che è ben diversa da quella in cui vive Zola.
Zola è un borghese e scrive per la borghesia, una classe dinamica che cambia nel tempo. Concepisce quindi il mondo come cambiamento e progressivo sviluppo ed ha una mentalità più aperta.
Non crede nel cambiamento e non si affida a idee progressiste.
Crede nel cambiamento.
E’ verista.
E’ naturalista

Realismo, naturalismo, verismo

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