Vasco Pratolini, il Quartiere

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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Testo

1. Biografia dell’autore:
Vasco Pratolini è nato in un quartiere di Firenze (San Frediano) nel 1913, Pratolini perse la madre molto piccolo, vivendo così con i nonni materni e, in seguito, da solo, lavorando appena possibile come operaio in una bottega di tipografi. Ma fu anche cameriere, venditore ambulante e rappresentante.
Mentre Pratolini osservava i gesti e le parole, le abitudini della gente di quartiere che poi avrebbe fatto parlare nei suoi romanzi, andava formando piano piano da autodidatta la propria cultura letteraria. Letture disordinate, che rispondevano a un’unica vocazione: diventare scrittore.
Pratolini aveva il desiderio di raccontare. E incontrò chi volle credere in lui. Tramite il pittore Ottone Rosai, iniziò a scrivere di politica sulla rivista «Il Bargello», ma fu soprattutto Elio Vittorini che lo portò dalla politica alla letteratura — anche se sia letteratura che politica erano già presenti nella rivista «Campo di Marte», della quale lo stesso Pratolini fu redattore assieme al poeta Alfonso Gatto, e che fu soppressa dopo un anno dal regime fascista.
Pratolini fu un contestatore sentimentale che con i toni della propria cronaca personale e dei propri ricordi fu in grado di costruire, fin dalle prime esperienze narrative, storie corali dove il “noi” oltrepassava l’“io” e dove ai rapporti affettivi si accompagnava una progressiva presa di coscienza della classe proletaria e popolare.
“Il tappeto verde”, “Le amiche”, “Il Quartiere”, fino a “Cronaca familiare” e a “Cronache di poveri amanti”, scritti negli anni Quaranta, sono opere animate da uno sguardo d’amore, da legami affettivi con la propria gente; da un dolore privato — come la scomparsa del fratello, in “Cronaca familiare” — a un dolore collettivo e, soprattutto, a una minaccia del Male incombente, secondo una visione della vita sempre tesa a una sorta di manicheismo, con un’ingiustizia da riscattare in nome del Bene e una liberazione dal Male nel mondo.
Fra gli anni Cinquanta e Sessanta, Pratolini aveva già riscosso una certa fama con “Cronache di poveri amanti” — che gli valse il premio «Libera Stampa» — e aveva avuto una breve esperienza giornalistica a Milano. Il ricordo di Firenze cominciava lentamente a sfumare. Decise allora di scrivere la trilogia “Una storia italiana”: un affresco storico che riuniva il mondo operaio (“Metello”), il mondo borghese (“Lo scialo”) e quello degli intellettuali (“Allegoria e derisione”). Una storia che fu in seguito definita dai critici ancora «troppo fiorentina» e ancora «troppo poco italiana».
Certo è che il cinema lo ha premiato; che, oltre alle sue parole, rimangono le immagini dei film tratti dai suoi libri, da Carlo Lizzani per “Cronache di poveri amanti” (1954) a Valerio Zurlini per “Cronaca familiare” (1962) — Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia — a Mauro Bolognini per “Metello” (1970). Oltre alle sceneggiature, alle quali lo stesso scrittore collaborò, da “Paisà” di Roberto Rossellini a “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti a “Le quattro giornate di Napoli” di Nanni Loy. Cronache quotidiane appunto, rapporti d’amore e di odio.

2. Macro-sequenze

La vita nel quartiere
Il Quartiere era un posto di cui i protagonisti andavano fieri; un giorno Arrigo prese a pugni Carlo perché aveva detto che Maria, sua sorella, gli piaceva, ma Giorgio disse che era inutile battersi per lei perché era soltanto una vanesia e Arrigo condivise. Per la strada, poi, passò Luciana a braccetto con un’amica; a Valerio, il protagonista, piaceva Luciana quando era quindicenne, ma era troppo timido per farsi avanti e mentre la vide per la strada scorse anche due ragazzi che le andavano dietro; poi, quando Luciana e Marisa, l’amica, si divisero Valerio è tentato di andare da lei, ma ha paura di perdere anche la sua amicizia e così, mentre pensa a cosa fare, l’altro giovanotto si avvicina a lei e iniziano a camminare insieme, così lascia perdere e torna a casa dove viveva con il padre, con cui era amico, e la nonna. Arrigo e Maria abitavano sopra di lui. Le donne del Quartiere parlavano male di Maria, si metteva il rossetto sulle labbra quando era uscita di casa e poi, una volta, rimase tutto un giorno e tutta una notte fuori casa.
Marisa e Valerio
Tempo dopo Maria raccontò a Valerio che Giorgio andò a casa sua a portarle le castagne e disse alla madre che lei passò la notte con lui, di perdonarli e che si sarebbero fidanzati in casa e la madre acconsentì. Una sera d’inverno, forse Febbraio, Giorgio e Maria litigarono perché lei non tornò a casa la sera prima e rimase la notte in un letto di un altro uomo. Un giovedì sera il padre del protagonista convenne che era ora di fargli i ginocchi coperti e egli passò sotto casa di Luciana per sperare di vederla e che lei lo vedesse coi pantaloni coperti. Giorni dopo Valerio uscì con Marisa, l’amica di Luciana. Col tempo continuarono a frequentarsi anche se Marisa sapeva che Valerio era innamorato di Luciana. Dopo che fu sicura che per lui Luciana ormai non era più niente, decise di confidargli il suo segreto.

Il segreto di Marisa e il matrimonio
Marisa era sempre stata innamorata di Valerio, anche se aveva sempre saputo che lui amava Luciana. Lo sognava sempre e poi lo conobbe. Nel mentre però Carlo voleva stare con Marisa e lei acconsentì. La portò alla grotta, dove le tolse le vesti di dosso, facendole del male. Poi Carlo continuò a perseguitarla con bigliettini che gli dava dalla finestra di notte su cui c’era scritto: Se parli con qualcuno ti ammazzo. Ho una rivoltella con due colpi. Se ti fidanzi con qualcuno ti ammazzo. Quando sarò sicuro torneremo là. Io ti amo e tu devi aspettare me, sennò ti ammazzo. Tutte le sere fu così finché Carlo non comprese che Valerio e Marisa si amavano, e lì lasciò stare. Col tempo Marisa e Luciana si staccarono perché Luciana c’era rimasta male perché lei e Valerio stavano insieme. Gino in quei tempi si faceva vedere molto poco, e rimaneva dell’idea che dovevano andare oltre i confini del Quartiere perché c’era tutto un mondo al di la del loro Quartiere. Maria in quell’anno cambiò molto. Riavvicinò le vecchie compagnie, represse i suoi istinti ed il suo volto era più calmo. Poi Giorgio e Maria si sposarono, d’Aprile, e Carlo, Valerio,Marisa e Luciana erano i testimoni. La sera ci fu un rinfresco, semplice, tra amici e parenti; poi rimasero solo i ragazzi del Quartiere. E apparve Gino, che non si era fatto vedere per tutta la giornata, con un regalo, un orologio d’oro.

La nascita e il mistero dell’orologio
Dei giorni dopo i ragazzi si ritrovarono a parlare di Gino, che ormai non si faceva più vedere, e di dov’era finito. Poi l’argomento finì sulla guerra che stava per scoppiare. Intanto la sorella di Giorgio, Olga, si faceva grande e bella, e Valerio se ne innamorava pian piano, era il pensiero dominante nella sua mente. Arrigo e Luciana si sposarono. Un giorno di settembre Valerio andò a prendere, come sempre, Marisa al bazar e parlarono. Lui le confessò che non le voleva più bene come prima, e lei lo accettò. Si lasciarono. Luciana era in dolce attesa e Giorgio e Carlo erano di leva, anche se quest’ultimo era orfano di guerra e quindi fu esonerato. Qualche giorno dopo nacque il figlio di Giorgio e Maria, ma cinque giorni dopo la nascita lui deve andare in guerra. La sera stessa, sulla soglia di casa sua, i poliziotti vennero per arrestarlo, come avevano fatto con il padre quando lui era ancora giovane. Per due giorni non seppero nulla di Giorgio, ma poi vennero a sapere che il motivo per cui era stato arrestato per misure di polizia come il padre, ma perché lo ritenevano un ladro ed un assassino. Infatti l’orologio che gli era stato regalato da Gino risultò rubato e il proprietario ucciso.

La lettera di Gino
Giorgio ricevette poi una lettera da parte di Gino. Vi era scritto che lui, è sempre stato invidioso, in tutta la sua vita. Da prima della sorella, poiché i genitori, il padre soprattutto, lo trattavano male, e riservavano i migliori trattamenti alla sorella. Poi lei si fidanzò e lui fu geloso della sua felicità. Crescendo diventò geloso dei ragazzi del Quartiere, di Carlo, di Valerio, dello stesso Giorgio. Gino scrive che si vergognava di essere a sedici anni con i ginocchi coperti, vergine, cos’ cercò di entrare in una casa di tolleranza ma non fu accettato da nessuna. Così quella sera incontra una prostituta con cui va a letto, anche se la sua unica sensazione e di ribrezzo, per la bruttezza della donna, e della stanzetta in cui si trovava. Poi incontra Claudio, che lo riconosce come amico. Viziato, con una moglie e un figlio. Trascorrono nel suo villino due anni. Poi cercò Claudio cercò di allontanarsi da Gino, che gli chiedeva sempre molti soldi. L’ultima sera Claudio gli dice che si diranno addio da amici, e che gli darà cinquemila lire. Gino dormì da lui, che gli disse, mentre gli dava i soldi, che sarebbe partito per un lungo viaggio il giorno stesso. Gino capì subito la bugia e gli chiese cinquantamila lire, al posto di cinque, allora Claudio mette il portafoglio sulla toeletta e Gino perde il controllo, e tira fuori la rivoltella che aveva con se. Claudio allora gli va addosso, ma Gino gli spara. Dopo che Claudio fu morto Gino prende il portafoglio, gli anelli e l’orologio. Il giorno dopo che andò da Giorgio per regalarglielo partì per Roma, finché un giorno vanno ad arrestarlo.

La fine del quartiere
Dopo che tutti i compagni del Quartiere lessero la lettera, arrivò anche a Giorgio. Olga, Maria, Arrigo e Valerio vanno al cinema. Tornando a casa Valerio confessa ad Olga di essere innamorato di lei, e iniziano le loro prime passeggiate da innamorati dopo che lei lo scrive alla madre che si era trasferita a Milano. Valerio parlò poi con Carlo, che gli disse di essere ancora innamorato di Marisa. Valerio ne fu sollevato, perché così non dovette dirglielo lui stesso, ed accennò a Olga, se per caso si sarebbe messa con lui. Carlo rispose sorridente. Grigio cercò di rispondere alla lettera di Gino, ma quando essa arrivò Gino era già morto. Il rapporto tra Olga e Valerio continua, sua madre approva il fidanzamento. Ma una notte, la madre di Olga arrivò da Milano a portarla via, senza neanche darle il tempo di salutare Valerio, che ne soffrì molto, essendo consapevole che non l’avrebbe più rivista. Il richiamo della sua classe venne anticipato e ad Aprile si trasferì con il reggimento ad Arezzo. Mentre era la ricevette molte lettere che contenevano molte notizie, la più importante delle quali la distruzione della parte “vecchia” del Quartiere, il risanamento e che Carlo muore durante il militare. Dopo un anno dalla morte di Carlo Valerio viene congedato e torna tra le strade in cui è cresciuto, anche se in quel momento sono piene di macerie. Incontra poi Marisa, con cui parla e scherza. Poi parlano di Carlo e dei suoi ideali, e delle persone del Quartiere. Anche se una parte del loro Quartiere è stata demolita, le persone sono sempre tutte lì, e solo poche si sono trasferite in periferia.

3. I personaggi

-principali:il gruppo di amici:Giorgio, Maria, Luciana, Arrigo, Gino, Marisa, Olga, Carlo e Valerio, l’io narrante.

-secondari: i parenti dei protagonisti.

-comparse: le signore della città, amici di lavoro,la madre e il padre di Giorgio.

4. Lo spazio

Ambiente:il racconto si svolge nel Quartiere si Santa Croce

Funzione mimetica: prevalente in tutta la narrazione. pag. 53

Funzione focalizzatrice:

Funzione simbolica:

5. tempo e ritmo narrativo
Epoca: il racconto si svolge negli anni attorno al ’35 ed è stato pubblicato nel 1945

Scena: pag. 123
Sommario: pag. 21
Pausa: pag. 26
Ellissi: pag. 32

6. il narratore

Il narratore è interno ed è onnisciente.
7. commento

Questo libro è interessante, anche perché un po’ ci ritroviamo visto che l’età dei protagonisti è non troppo distante dalla nostra, e poi le descrizioni molto precise ci trasportano più facilmente. Anche se all’inizio è poco scorrevole col proseguire della storia anche il racconto sembra più semplice. L’ho apprezzato molto.

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