utopia

Materie:Scheda libro
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Testo

Lorenzo Bianchi Classe 4a E A.S. 2005/2006

COMMENTO DI “UTOPIA” DI TOMMASO MORO

STRUTTURA DELL’OPERA
Il libro è suddiviso in due parti. La prima è in forma di dialogo, sul modello platonico: il Socrate della situazione è un personaggio inventato da Tommaso Moro, di nome Raffaele Itlodeo che dice di aver affrontato tre viaggi con Amerigo Vespucci e in uno di questi essersi avventurato in solitario e avere scoperto una straordinaria isola di nome Utopia. L’espediente di inventare un personaggio dal quale si sarebbero ricevute le informazioni riportate, è molto utilizzato all’interno della storia della letteratura. Personalmente non so per quale motivo l’autore si sia servito di questo escamotage, anche se posso ipotizzare che Tommaso Moro volesse in un certo senso scaricare la responsabilità delle sue parole; infatti egli non perde occasione per dire che non può provare niente di quello che gli fu raccontato. Nel finale egli asserisce addirittura che non concorda pienamente con tutte le strutture governative di Utopia. In realtà non bisogna prestare fede a questa affermazione poiché Utopia è una società creata secondo il suo ideale di Stato perfetto.
Nella prima parte si riporta il dialogo in cui presumibilmente Raffaele Itlodeo avrebbe narrato della straordinaria isola. In esso si possono cogliere numerose critiche alla società inglese di quel periodo. A partire dall’ingiustizia della condanna a morte per il furto, per arrivare alla corruzione dei più grandi paesi europei.
La fortuna del libro, però è data dalla seconda parte: essa si suddivide in vari capitoli in cui viene descritta in modo estremamente particolareggiato la società di Utopia con tutte le sue istituzioni, gli usi e i costumi, la filosofia, le strategia belliche e le religioni. Nella parte seguente del commento mi occuperò proprio di questa seconda parte analizzando ogni elemento in modo particolareggiato.
ANALISI DELLA SECONDA PARTE DELL’OPERA
Sicuramente l’obbiettivo principale di Thomas Moore in quest’opera è quello di delineare, sulla scia di quanto già aveva fatto Platone ne “La repubblica”, la sua società ideale. Questo tipo di componimento avrà molto successo in futuro e sarà ripreso in particolare da Sant’agostino con “La città di Dio”, da Tommaso Campanella con “La città del Sole” e da Francis Bacon con “La nuova Atlantide”.
Alla base della costituzione ideale di Utopia, Moro pone il rifiuto della proprietà privata, che é principio di egoismo e di conflitto. Gli abitanti di Utopia, del resto, non lavorano a scopo di lucro, ma soltanto per provvedere ai beni necessari alla propria esistenza.
Personalmente ritengo impossibile pensare che la società moderna si possa adattare a questo tipo di cultura. Infatti oggi, come al tempo di Tommaso Moro il possesso è potere e il potere è la maggiore aspirazione dell’uomo. Quindi per inserire una cultura che non prevede alcun tipo di possesso, bisognerebbe cambiare la mentalità della maggior parte degli uomini, missione tutt’altro che semplice. Sembrerà ovvio, ma questo primo fattore della società ideale mi sembra “utopistico”, anche perché l’autore non ci dà nessun suggerimento sul modo in cui esso si possa inserire nella società attuale. Questo non significa che non sia una soluzione valida ed efficace, infatti avrei delle difficoltà a trovare degli elementi negativi in questo tipo di organizzazione.
Nella prima parte della descrizione, l’autore tratta l’organizzazione della società e del lavoro. In particolare quest’ultimo mi sembra studiato in modo molto efficace, anche se presuppone la totale assenza di proprietà privata e di classi sociali. Ogni cittadino dovrebbe saper praticare l’agricoltura, alla quale si dedicano a turni, e un altro lavoro al quale si dedicano quando sono in città. Infatti quando devono dedicarsi all’agricoltura si trasferiscono in campagna. Tutti lavorano solo sei ore, poiché se tutto il popolo è occupato non è necessario un tempo maggiore. Qui, però si pone lo stesso problema evidenziato in precedenza, cioè l’impossibilità di introdurre il sistema all’interno della società attuale, poiché tutti coloro che sono in qualche modo privilegiati non sarebbero disposti a rinunciare al loro ozio perpetuo.
Per quanto riguarda la struttura della società trovo che essa sia estremamente ordinata e precisa, nonché spiegata con estrema chiarezza. Essa si basa su una gerarchia i cui legami non sono di tipo tirannico, ma familiari. Infatti si suddividono in famiglie che a gruppi di trenta sono presidiate da un magistrato chiamato “filarco”. Dieci di questi sono presidiati da un “protofilarco” che assieme ai colleghi elegge un capo supremo. L’unica lacuna che ho trovato nell’esposizione di questo sistema di magistrati, è la poca attenzione riservata ai limiti entro i quali ognuno appartiene o meno ad una famiglia.
Nella descrizione della società ideale Tommaso Moro esamina anche tantissimi particolari che non esaminerò per intero, voglio però soffermarmi su uno dei capitoli, secondo me di maggiore importanza. Esso è intitolato viaggi degli utopiani, ma in realtà il contenuto del capitolo divaga molto da quello del titolo, poiché spiega in maniera molto chiara la filosofia degli utopiani, e per riflesso anche quella di Tommaso Moro.
In particolare Moro ne approfitta per criticare i “Parva Logicalia” che studiano varie semplificazioni e amplificazioni che l’autore ritiene inutili e ce ne dà dimostrazione dicendo che gli utopiani non ne hanno conoscenza. In compenso ci dice che essi hanno grande interesse nell’astronomia, ma che non si curano minimamente di astrologia. Comunque egli non entra più di tanto nei particolari riguardo la fisica.
Maggiore interesse sarà però riservato all’etica, filosofia che ad Utopia richiama in molti fattori quella epicurea. Infatti il piacere è il fine ultimo della vita, ma non si tratta di un piacere fisico o materiale. Il piacere che loro perseguono è il piacere delle cose necessarie, come il cibo o le bevande, e il piacere spirituale; in particolare il piacere è ciò che soddisfa le necessità fondamentali della vita: mangiare, bere, dormire e conoscere. Moro in questa parte del discorso inserisce anche un’ampia critica riguardo tutti quei piaceri materiali quali il gioco, il vestirsi in modo pregiato, il pretendere onori vani, il gioire di gemme o pietre preziose….
Un ultimo accenno lo merita la religione che ad Utopia ha come grande caratteristica la tolleranza, infatti mai nessuno sarà punito per motivi religiosi, come decise Utopo il conquistatore dell’isola. Gli unici ad essere esclusi dalla società sono gli atei poiché è impensabile credere che l’anima perisca col corpo.
Per concludere possiamo dire che la società descritta da Tommaso Moro, come già evidenziato più volte sarebbe impossibile da applicare nel mondo reale. Io penso che lo sapesse anche l’autore, che ci vuole far notare che la perfezione non è di questo mondo.

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