Un infinito numero

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano
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Testo

UN INFINITO NUMERO- SEBASTIANO VASSALLI
Timodemo era nato a Napulia, un borgo in riva al mare,nei pressi di Argo. Timodemo viveva con la madre, una prostituta, che gli aveva detto che avrebbe imparato a leggere e a scrivere e che sarebbe diventato un uomo importante, ma non l’aveva mandato a scuola. Inseguito venne venduto come schiavo a Dorikranos intorno all’età di 5 anni. A Dorikranos c’era una scuola di addestramento degli schiavi. Lì insegnavano ai futuri servi a leggere e a scrivere in latino per farli diventare scrivani, grammatici o segretari di uomini importanti. A loro ciò non importava minimamente, me essendo già istruiti potevano accedere ai mercati dell’Italia e far guadagnare grosse cifre a coloro che li vendevano. Chi non riusciva negli studi veniva venduto al mercato locale per pochi soldi e andava in contro ad un’esistenza terribile. Timodemo fu portato a Napoli e lì fu acquistato da Virgilio, che lo prese come segretario personale. Egli era il primo uomo, da quando era nato, che lo trattava come un essere umano. Virgilio era un poeta nato a Mantova, risiedeva a Napoli dove aveva un’enorme biblioteca. Quando Timodemo fu portato a casa dal suo nuovo proprietario, rimase affascinato vedendo la grande quantità di libri presenti negli scaffali. Virgilio mise tutti quei libri a completa disposizione del suo servo a patto che non uscissero da quella stanza e che non venissero sciupati. Timodemo impiegò quattro anni per leggere tutto ciò che era possibile; una volta che il servo concluse di leggere tutti i libri della biblioteca Virgilio decise di rendere libero il suo schiavo che però, come segno d’amicizia, volle rimanere al fianco del suo padrone come segno d’amicizia. All’epoca Mecenate, uomo di grande cultura, che amava circondarsi di gente saggia e che aveva fatto carriera a Roma come consigliere di Ottaviano, era il protettore di Virgilio, il suo editore e l’unico tramite con la buona società della capitale. Nella capitale c’era un’aspra lotta di propaganda tra Ottaviano e Antonio che fu vinta da Ottaviano. Nell’auditoriom di Mecenate, Virgilio recitò le Georgiche suo primo componimento; le sue poesie vennero apprezzate da tutti e vennero molto applaudite. Ottaviano si mette in contatto con Virgilio perché voleva che fosse scritto il mito sulla fondazione di Roma, che ne celebrasse le origini e i suoi comandanti. Così Virgilio decide di andare con Timodemo e Mecenate accompagnati da Tecmessa e Ninfa, la prima amante di Mecenate, la seconda la sorella minore di Tecmessa, che Mecenate aveva voluto portare con se affinché con le loro danze alleviassero le fatiche del viaggio, da Sarmento e Tanai, ex schiavi di Mecenate, divenuti suoi segretari e con il centurione Cuoricino. Durante la sosta del secondo giorno alloggiarono in una locanda di Sutri chiamata “da Marcello”. La mattina seguente lasciarono la locanda e lungo il tragitto vennero attaccati da dei banditi. All’ora del tramonto giunsero a Surina, una delle poche città che conservano, nella parte antica, la testimonianza artistica delle epoche precedenti al dominio romano. Presero alloggio nella locanda con l’insegna di corna bovine. Mecenate mandò a chiamare Pertuno, un uomo discendente di un’importante dinastia di orafi, che, una volta visto Mecenate, subito lo riconobbe e chiese notizie del defunto padre. L’orafo gli donò dei gioielli, che non parvero piacere molto alle ragazze. La mattina dopo si rimisero in viaggio e giunsero ad Arezzo. Furono accolti da una folla festante; là si fermarono circa sei giorni. Mecenate era tornato nel palazzo dei suoi avi per onorare il padre con un funerale; per il rito funebre venne organizzata una festa. Il giorno successivo al funerale si rimisero in viaggio alla volta di Sena Iulia. Presero alloggio in una locanda squallidissima, dove Tanai si sentì male, lontano dalla sua patria, così si decise che Sarmento lo avrebbe dovuto accompagnare fino ad Arezzo. Gli altri si rimisero in viaggio, verso una località chiamata Sacni, dove sembrava essere tornati indietro nel tempo, all’epoca dei Rasna. Si inoltrarono nella città e giunsero ad uno stabilimento termale e presero alloggio al Convolvolo Azzurro. Il giorno dopo, Mecenate, inviò Cuoricino al tempio di Velthune affinché parlasse con il sommo sacerdote perché gli chiedesse di poter essere ricevuti lo stesso pomeriggio. Il sacerdote però era fuori città, ma Lars, l’aitante del sacerdote, aveva seguito fino alla locanda il centurione. Il sacerdote aveva già saputo precedentemente del loro arrivo. Iniziò così la lunga permanenza a Sacni, però Tecmessa, stanca di viaggiare, voleva tornare a casa. Visitarono il tempio di Nothia, dove i fedeli appendevano ogni anno un chiodo per indicare gli anni in cui erano vissuti i Rasna, e il tempio di Mantus dio della morte e dell’oltretomba, dei quali solo il sacerdote di Velthune possedeva la chiave e quindi fecero una visita guidata da Lars. Tecmessa andò a vivere con uno sconosciuto, un attore-girovago con il quale ogni sera teneva uno spettacolo per gli anziani. Quando si recarono al tempio di Turan incontrarono Velia, sacerdotessa figlia del sacerdote di Velthune, della quale Mecenate si innamorò. Nel mese di giugno si recarono al tempio di Mantus dove trovarono le porte aperte e le luci accese e si trovarono davanti ad un pozzo di luce con una scala stretta e ripida che scendeva in un sotterraneo. Una voce di donna chiamò tutti e tre per nome, si avvicinarono e videro un essere mostruoso a due teste. Era Velthune in persona che li invitò a sedersi e a cibarsi. Dopo il pasto Velthune chiese loro se volevano venire a conoscenza del futuro o del passato dei Rasna e loro scelsero il passato. Timodemo si risvegliò in un deserto e vide in lontananza delle navi che venivano tirate in secco, ma con sé non trovò i suoi compagni. Conobbe così la storia dei Rasna attraverso le persone che l’avevano vissuta in prima persona. Enea e i suoi compagni Troiani, persa la guerra di Troia e non avendo più una patria, infatti la loro era stata distrutta dai Greci, sbarcano su molte terre straniere cercando di appropriarsene, ma sempre con esito negativo. Infine erano sbarcati nella città dei Rasna, uccidendo uomini e bambini e risparmiando le sole donne per la continuazione della loro stirpe, si erano appropriati di quel luogo. Quando Timodemo, Virgilio e Mecenate si risvegliarono non dissero una parola su quanto erano venuti a sapere. Dopo qualche giorno Tecmessa ritornò da loro. Verso la fine di giugno il sacerdote di Velthune li mandò a chiamare, perché pronto a riceverli. Disse loro di rimettersi in viaggio con il primo sole e che sarebbero stati guidati da tre animali: lo sparviero, l’aquila e la scimmia. I tre partirono e lungo il tragitto incontrarono i tre animali così come aveva detto il sacerdote e poi incontrarono il sacerdote stesso che gli rivelò il futuro dei Rasna;seppero però che questa civiltà non sarebbe sopravvissuta ancora per molto tempo. Nel colloquio con il sacerdote chiesero perché non c’erano fonti scritte della storia dei Rasna, il sacerdote rispose che scrivendo di un popolo si consegna il popolo stesso alla storia, infatti finché sarebbero esisti discendenti Rasna la loro storia sarebbe vissuta con loro. Il sacerdote per dimostrazione scrive il suo nome, quello della figlia e quello della moglie su un carboncino che poi brucia. La mattina dopo tutti e tre sono scomparsi. Virgilio, Timodemo e Mecenate decidono così di tornare a casa; Virgilio torna a Napoli, era giunto il momento di scrivere quanto appreso durante il viaggio, non sapeva però se scrivere quanto hanno tramandato sulla figura di Enea, cioè che era un uomo pio e giusto, oppure se scrivere la verità appresa dai Rasna. Decide di scrive ciò che da secoli si tramanda sul personaggio di Enea, cioè l’immagine di un uomo giusto e timoroso degli dei. Ottaviano iniziò una spietata politica tirannica e anche Mecenate si allontanò da lui. Virgilio non avendo ancora terminato l’Eneide chiede a Timodemo di distruggere la sua opera, il servo viene però scoperto dai soldati di Ottaviano che prendono l’opera e la portano all’imperatore. Timodemo si trasferisce a Solaria, si sposa con una donna abbastanza ricca e passa la vita in una fattoria.
Alessandra Urso VB

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