Un incurabile mal d'Africa

Materie:Altro
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Testo

Un incurabile mal d’Africa
La savana. Terra calda, a perdita d’occhio, ocra rossastro come i cespugli, le acacie e i baobab all’orizzonte. Terra selvaggia, terra incontaminata, terra dalle mille risorse, dai mille colori, dai mille sapori, dai mille odori. L’Africa…
Paese non industrializzato, in cui vige l’arretratezza, in cui i genocidi sono all’ordine del giorno, in cui si pratica ancora l’infibulazione , in cui le donne vengono lapidate anche se sono state violentate. È assurdo tutto questo, è assurda l’Africa se la guardiamo da questo punto di vista. Ma, come in tutte le cose, c’è un risvolto della medaglia, un risvolto (non solo apparentemente) stupendo..
Dalla rossa savana, al piatto deserto del Sahara, ai mari del Kenya sino all’imponente gigante bianco, una delle cime più alte del mondo, il Kilimangiaro; dai leoni dalle folti criniere, esemplari unici, alle più variopinte specie di pappagalli, ai tramonti e agli orizzonti mozzafiato... è tutto un sogno!
Un sogno per noi Occidentali che posti così incantati non ne abbiamo. Solo grigio, solo fumo, solo inquinamento. L’Africa no, l’Africa è vita… anche il deserto è vita. Un posto che può sembrare così anonimo. E, invece, no… il deserto dà vita a miriadi di piccoli animali, le sue oasi danno vita a miriadi di esseri umani… la gente…
Quei bambini dagli occhioni neri ti dicono che la felicità non è sempre quella che conosciamo noi, la felicità non è avere vestiti firmati o ultimo modello di scarpe, non è girare di locale in locale, non è ubriacarsi o ballare fino alla mattina… questa è la NOSTRA felicità, stupida, assurda felicità.
Quei bambini, invece, con i loro occhioni neri ci dicono che a loro basterebbe solo qualche centesimo in più, quei centesimi che noi gettiamo per qualche futile motivo… con quei centesimi potremmo salvare tante vite!
Quei bambini si accontentano dei colori della savana, dei poveri giochi tramandati dagli avi, di correre a piedi scalzi, di guardare il cielo stellato senza altre luci che possano disturbarli…
È vero, questa non è l’Africa che vive ogni giorno le più deplorevoli condizioni… forse i bambini neanche ci pensano la sera a guardare le stelle, forse neanche ci pensano a giocare… a loro importa sopravvivere!
Ma son sicura che se uno di loro, uno a caso, venisse per un momento a contatto con la nostra terra, irrimediabilmente l’Africa gli mancherebbe…
Il frastuono del traffico, i mille suoni acuti… sirene, telefoni, campanelli, altoparlanti sarebbero un fragore insopportabile rispetto alle voci della savana o al brusio del villaggio che immancabilmente si smorzano al calar del sole…
Le mille luci, mille soli accecanti e molesti, toglierebbero il sonno ad una persona abituata all’oscurità che avvolge il villaggio..
Gli immensi palazzi e gli enormi monumenti sono giganti avvicinati alle case in terra del villaggio…
Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, dovrebbe calarsi in quest’esperienza… conoscere altre realtà ti arricchisce culturalmente, conoscere la gente d’Africa ti apre il cuore, ti rende meno egoista, ti fa capire che un po’ della nostra attenzione riuscirebbe a renderli ricchi…
“… probabilmente riusciremo a comprare un motorino e ad affittarlo, così da garantirci un’altra entrata economica costante. È poco? Forse. A Roma, qualcuno potrebbe anche sorridere e dire > Forse. Ma sapete, a Tungar Tudu e negli altri villaggi della savana il e il degli altri uomini possono essere tutto. Anche la felicità.”
_ Io, Safya_
Napolitano Tonia

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