Ugo Foscolo: "A Zacinto"

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Testo

Ugo Foscolo
A ZACINTO
Commento.
Il sonetto intitolato “A Zacinto” fu scritto da Ugo Foscolo tra il 1802 e il 1803 a Milano ed è dedicato a Zante, l’omonima isola greca in cui egli trascorse la sua fanciullezza, dalla quale si allontanò nel 1792 e nella quale egli sperò di essere sepolto. Sperò fino a un certo punto, fino a quando si rese conto che il suo continuo allontanamento si sarebbe trasformato in un viaggio senza ritorno. Così, ancor prima che il destino avverso gli voltasse le spalle, quasi come se avesse presagito la sorte che lo attendeva, parla alla sua Zacinto e ad essa dedica, con la consapevolezza nel cuore, il suo canto di dolore e di nostalgia. Non è un momento felice quello che lo porta a rievocare nella memoria la sua terra natale: egli è in esilio a Milano, è lontano e la nuova terra è così estranea per lui; non si è mai sentito straniero come in quel periodo. Tuttavia, nonostante sia consapevole che non toccherà mai più le sacre sponde dove ha trascorso i suoi anni da bambino, il suo rievocare la tanto cara materna patria riporta alla memoria un flusso di ricordi, di pensieri, che si accavallano ininterrottamente nella sua mente così come sulla carta; pensieri e ricordi legati alla bellezza del suo paesaggio, alla sua storia, ai miti e alle leggende che sono sorte lungo le sue coste e che rivivono attraverso i secoli. Nel ricordo del Foscolo, l’isola si affolla di figure mitiche: Venere, la dea fanciulla nata dalle acque in cui ora Zacinto si “specchia”; Ulisse, eroe di fama e di sventura, la cui sorte è nello stesso tempo simile e diversa da quella di Foscolo; Omero, l’epico cantore, simbolo eterno della poesia, che cantò di Ulisse così come di Zacinto. Attraverso le sue parole il Foscolo fa rivivere il mito dell’antica Grecia, patria della bellezza ideale, per sempre perduta ma perennemente cercata nell’animo del poeta, del mondo di cui fa parte la stessa Zacinto, la terra materna, ancor più amata per questo motivo. Ma la rievocazione di tali miti non ha solo lo scopo di elogiare il mondo greco; la scelta dei personaggi è finalizzata anche dal metterli a confronto con lo stesso Foscolo. In questo è particolarmente significativa la scelta del mito di Ulisse. L’eroe troiano subisce il suo stesso destino di ramingo, lontano dalla patria; anche lui soffre la lontananza e la nostalgia di casa come il Foscolo, anche lui è diventato famoso per la sua sventura, ma, alla fine, la sorte del poeta è stata diversa da quella di Ulisse. L’eroe troiano, sano e salvo, ha la possibilità di rivedere la sua casa; egli viene restituito vivo e vegeto alla sua cara Itaca. Al contrario, Zacinto, non avrà mai più il corpo del poeta, ma avrà soltanto la sua poesia, il canto del suo figlio. Entrambi hanno dovuto affrontare un destino avverso, ma a Foscolo il fato ha riservato una fine ancora più dolorosa. Non solo, come afferma nel primo verso, non sarà più in grado di camminare su quelle sacre sponde che lo avevano visto crescere, ma non avrà neanche la possibilità di esservi sepolto. Questo è l’elemento più drammatico: la mancanza di una tomba che poteva essere compianta. Il tema della tomba che si ritrova in questo sonetto, accompagna in realtà tutta la poetica foscoliana. La tomba rappresenta per Foscolo un tramite, un elemento di congiunzione che legava i vivi ai morti, un mezzo per permettere ai vivi di compiangere i morti e ai morti di essere ricordati dai vivi. La mancanza di una tomba in patria era allora la fine più triste che un uomo potesse immaginare: Foscolo sarebbe morto solo, lontano dalla sua terra materna, e soprattutto dimenticato, senza nessuno che potesse compiangerlo. Alla sua Zacinto sarebbe rimasta solo la sua poesia, il suo canto. Ma forse il Foscolo non si riferiva solo al sonetto appena composto, ma a tutta la sua opera di ispirazione classica, che avrebbe fatto rivivere Zante in qualsiasi momento attraverso i secoli. In questo sonetto si ritrovano, quindi, tutti gli elementi della poetica foscoliana: l’amore per la terra natale, il tema della tomba, la celebrazione della cultura greca, l’importanza del mito sono racchiusi in questo componimento, denso di patos e di forti emozioni.

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