Trobadores

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Da “adorée” ad “adoratrice”: la risposta femminile all’amor cortese.

E’ nei grandi castelli feudali della Francia meridionale tra il XII e il XIII secolo che fiorisce una poesia principalmente d’amore, in volgare e con caratteri di spiccata originalità sia per i temi e i motivi ideali sia per le forme e i modelli espressivi. Nodo gordiano di questo tipo di poesia è sicuramente l’amor cortese per una donna, esperienza diretta e interiore che eleva tutte le capacità dell’individuo-uomo e lo nobilita attraverso la straordinaria grazia elargita delle dame prescelte. Guglielmo d’Aquitania, Arnaut Daniel e Jaufré Rudel sono solo alcuni fra i più famosi nomi della poesia trobadorica, attenti a rispettare precisi codici e pratiche linguistiche che fanno di questo tipo di versi un articolato sistema di figure convenzionali e di norme retoriche ed espressive.
Ma non tutti sanno che in poco più di venti testi, è racchiusa l’altra caleidoscopica faccia del trobar provenzale: la freschezza e la spontaneità delle “Trobairitz”. A questo proposito Gioia Zaganelli ci offre un’analisi minuziosa e assai sentita dello “scriver cortese” al femminile, in un articolo estratto da “Messana”, importante rassegna di studi filologici linguistici e storici diretta da Gianvito Resta.
La studiosa inizia con l’affermare in modo convinto la poca attenzione data alle trovatrici fino alla seconda metà degli anni ’70, quando Meg Bogin aprì l’arduo dibattito, elogiando il linguaggio diretto, l’eleganza e la spontaneità di queste donne, coraggiose nella scelta di entrare in discorsi e polemiche assolutamente non adatte all’universo femminile di quel tempo. In anni più recenti, il Tavera riserva a questi scritti “femminili” una posizione addirittura sovraelevata rispetto a quelli sicuramente più famosi ma meno pregni di naturalezza dei “colleghi” trovatori.
Elemento significativo per comprendere la linea seguita dalla Zaganelli, è sicuramente il fatto che le poetesse provenzali hanno molti punti di contatto, ma non possono essere realmente accomunate fra loro in modo indistinto in nessun uniforme campo di produzione.Inoltre, ci si chiede se la poesia trobadorica femminile è davvero così emozionalmente diretta e spontanea da regalarci il vero volto dell’amor cortese. Forse no, in quanto nel momento in cui la donna veste i panni di poetessea, lo fa obbedendo ad un modello poetico, che non consta solo di rispetto di forme precise, ma anche di messa in prospettiva rispetto ad altri testi.
Se paragonata alla poesia dei trovatori, quella femminile non applica per esempio la tecnica dell’esordio, cosicchè fin dai primi versi il lettore si trovi catapultato nel vivo delle ragioni del canto; inoltre proprio perché i testi muliebri narrano per lo più di storie interrotte per l’allontanamento o il tradimento dell’amic, essi presentano un’implicito andamento diegetico, alternando tempi e luoghi diversi nello stesso contesto.
In particolare, l’amore di cui le Trobairitz hanno cantato non è un astratto principio ideale e nemmeno un insieme di virtù o qualità socialmente apprezzabili, bensì più semplicemente un valore relazionale che vincola due individui e ne definisce uno stretto rapporto reciproco.
Protagoniste indiscusse dell’intero articolo sono Contessa di Dia, Azalais de Porcairagues e Castelloza, poetesse dotate di sfaccettature diverse, interessanti sotto il punto di vista sia stilistico che contenutistico. Apprezzabile è l’immagine che ci regala la Contessa di Dia dell’ uomo innamorato, dotato di virtù, quali il valore e l’onore, socialmente apprezzabili ma che purtroppo egli non mette in pratica nel rapporto d’ amore, in cui invece si rivela orgoglioso e testardo. Di fronte a lui la donna si qualifica come sede di tutte le virtù cortesi, con in più quelle che attengono la capacità d’amare come la cortesia, la saggezza e la lealtà. Da qui viene da sé l’idea che amore e cortesia non si generano reciprocamente e che quindi l’uomo innamorato non racchiude in se stesso tutte le qualità che invece l’uomo cortese abbraccia, e viceversa.
Al contrario, Azalais prende posizione su un problema centrale della cultura cortese, che consiste nel definire quale sia l’amore apprezzabile per una dama , se quello per un uomo di potere o quello per un cavaliere, nobile d’animo. La poetessa si schiera in modo assai esplicito a favore della seconda opzione, palesando la sua proprensione verso la semplicità delle virtù innate, rispetto all’ importanza del sangue più o meno reale.
Alcuni importanti studiosi non solo ritengono che le due poetesse siano state contemporanee, ma adducono persino diverse prove per quanto riguarda una presunta conoscenza fra le due, tanto praticando confronti a livello meramente stilistico, quanto approfondendo gli argomenti trattati da entrambe.
Differenza sostanziale e assolutamente chiara fra le due trovatrici é sicuramente il modo di intendere la sfera erotica nel quadro dell’amor cortese: difatti Azalais fa un uso decisamente significativo di termini tecnici, penalizzando nettamente il lato sensuale e affettivo del rapporto con l’amic; di contro la Contessa di Dia si accorda ad emozioni più esplice nel cantare le “concessioni” femminili e sciorina desideri e passioni in modo sentito e accurato, cosa questa che fa di lei la Saffo provenzale. Di fatto le donne provenzali offrono al cavalier che decidono di amare un gioco che và oltre il mero desir, in quanto chiudono i loro istinti in precise implicazioni etiche e sociali, assolutamente non soffocandoli, ma rendendoli casti e straordinariamente piacevoli.
C’è chi dice, come la stessa Castelloza, che non si conviene ad una donna il comporre parole d’amore, ma poiché ama non può non cantare, né può non proporre e chiedere amore: trovo che abbia pienamente ragione. Perché in fondo nel momento in cui un uomo e una donna sono di fronte, a prescindere dal momento storico a cui essi appartengono, non sono legati da ragioni poetiche o culturali o sociali; essi sono semplicemente due individui che trovano la definizione delle loro posizione solo nell’amore che nutrono l’uno verso l’altra e rintracciano se stessi solo nell’affetto sincero della persona cara.

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