Torquato Tasso

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano

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Testo

La vita
• 1544. Nasce a Sorrento,da Bernardo, nobile bergamasco e letterato di fama autore di un poema cavalleresco l’Amadigi, e da Porzia de’Rossi, nobildonna toscana.
• 1552. Bernardo segue in esilio il suo signore, il principe di Salerno. Torquato resta a Napoli con la madre e la sorella Cornelia.
• 1554. Raggiunge il padre a Roma, e lascia la madre che morirà due anni più tardi senza che il figlio abbia potuto rivederla.
• 1556. Iniziano le sue peregrinazioni nelle città e nelle corti italiane. In questi anni Torquato riceve una ricca formazione intellettuale, prima nelle corti, poi nelle Università di Bologna e Padova dove segue corsi di diritto prima di dedicarsi con passione alle lettere. In quest’anno si trasferisce a Bergamo.
• 1559. Si trasferisce con il padre a Venezia, e lì intraprende la prima stesura di un poema epico sulla prima crociata, il Gierusalemme.
• 1560. Passa a Padova per frequentare quella prestigiosa università dove studiò dapprima il diritto, per poi passare alla filosofia e alla letteratura. Qui gettò le basi della sua cultura filosofica, anche attraverso la conoscenza di Sperone Speroni, che era uno dei rappresentanti più autorevoli dell’aristotelismo.
• 1562. Scrive, sull’esempio del padre, un poema epico di argomento cavalleresco, il Rinaldo, e iniziò a comporre rime d’amore per Lucrezia Bendidio, una dama della duchessa Eleonora d’Este, e per Laura Peperara, conosciuta a Mantova.
• 1565. a. Entra nell’Accademia padovana degli Eterei con il nome di Pentito.
b. È assunto al servizio del cardinale Luigi d’Este, e si trasferisce a Ferrara, città che lo affascina molto, dove si inserisce agevolmente nei rituali cortigiani ed è apprezzato per le sue doti poetiche e per l’eleganza mondana.
• 1567. Pubblica le Rime all’interno del progetto poetico promosso dall’Accademia degli Eterei.
• 1569. Muore il padre Bernardo a Mantova, dopo una breve malattia.
• 1570. Accompagna Luigi d’Este in un viaggio in Francia.
• 1572. Passa al servizio di Alfonso II, fratello di Luigi e duca di Ferrara.
• 1573. Compone l’Aminta, favola pastorale poi edita nel 1589, e la tragedia Galealto re di Norvegia, che resta però incompiuta.
• 1575. Porta a termine il Goffredo, titolo originale dell’opera che solo nelle edizioni clandestine comparse negli anni seguenti fu intitolata Gerusalemme liberata.
• 1576. Viene nominato storiografo ufficiale della casa d’Este. Si manifestano i primi segni di squilibrio mentale. Torquato si sente bersagliato dall’invidia degli altri cortigiani e teme che questi complottino contro di lui.
• 1577. Dopo un breve periodo di viaggi, torna a Ferrara e, in preda a una crisi persecutoria, chiede di essere sottoposto al giudizio dell’Inquisizione. Viene assolto, ma gli episodi di follia si fanno più violenti: un giorno, ritenendosi spiato da un servo, gli scagliò contro un coltello. Il duca, per evitare scandali, tiene confinato Tasso, ma questi fugge. Giunto fino a Sorrento si presenta alla sorella sotto mentite spoglie, annunciandole la propria morte per mettere alla prova il suo amore. Dinnanzi al dolore della sorella svela la propria identità e trascorre alcuni giorni con lei.
• 1579. Dopo aver peregrinato tra Urbino e Torino, torna a Ferrara ma, non ricevendo l’accoglienza calorosa che si aspettava perché a corte erano impegnati per i preparativi delle nozze del duca Alfonso e Margherita Gonzaga, dà in escandescenze e inveisce contro la corte; per questo viene imprigionato nell’ospedale di Sant’Anna, dove resterà 7 anni.
• 1579. Durante la prigionia in S. Anna, scrive moltissime lettere e un gran numero di rime, e inizia la composizione dei Dialoghi, che proseguirà fino al 1595. In più fu pubblicata la Gerusalemme senza il suo assenso, in un’edizione incompleta e scorretta.
• 1585. In risposta alla vasta polemica suscitata dal suo poema, compone l’Apologia in difesa della Gerusalemme liberata.
• 1586. Esce dalla prigionia grazie al duca Vincenzo Gonzaga di Mantova che ottiene la custodia del poeta, ma l’irrequietezza del Tasso non gli consentì di restare a lungo a Mantova.
• 1587-1595. Riprende le sue peregrinazioni, dirigendosi prima a Roma, poi a Napoli, dove risiede a più riprese e dove conosce Giovan Battista Manso, il suo primo biografo, e Giovan Battista Marino, e ancora a Firenze e a Mantova.
• 1587. Completa il re Torrismondo, tragedia che recupera parte della trama del Galealto.
• 1588. Compone per i frati olivetani che lo ospitano a Napoli il poemetto sulla solitudine claustrale Il Monte Oliveto.
• 1591. Lavora intensamente a Mantova al rifacimento della Gerusalemme e all’edizione delle sue Rime.
• 1593. Pubblica le Rime encomiastiche. Compare a Napoli l’edizione della Gerusalemme conquistata.
• 1594. Porta a termine i Discorsi del poema eroico. Negli ultimi anni si dedica anche alla stesura dei diversi poemetti di tema religioso e in particolare del poema didascalico Il mondo creato.
• 1595. Muore a Roma il 25 aprile, nel convento di S. Onofrio sul Gianicolo.
Le rime
• L’ampia produzione lirica di Tasso comprende più di 2000 poesie e abbraccia tutta la sua vita.
• 1591. Viene pubblicata a Mantova la Prima parte delle Rime: liriche d’amore.
• A differenza del Canzoniere di Petrarca non esiste una trama romanzesca, ma i componimenti sono legati all’esperienza biografica dell’autore.
• Intensa sensualità che si traduce in immagini pittoriche ricche di colore e in un abbandono musicale
• Le immagini femminili che il poeta evoca tendono a confondersi con il profilo della natura, e la natura a sua volta assume una fisionomia femminile.
• 1593. Viene pubblicata a Brescia la Seconda parte: liriche encomiastiche
• Il poeta si rifà alla lirica classica del greco Pindaro, celebratore dei vincitori olimpici, e del latino Orazio.
• La corte è celebrata come luogo ideale di sensibilità e cultura
• Il tono si fa più elevato, sostenuto e maestoso.
• In questa poesia compaiono accenti più sofferti, il motivo autobiografico del dolore e della vita errabonda, il senso della fugacità del tempo, il pensiero della morte.
• 1597. Viene pubblicata a Bergamo la Terza parte: liriche delle cose sacre
• Il sentimento oscilla tra un’ornamentazione lussuosa e la riflessione sulla precarietà e vanità delle cose, il senso della colpa e del peccato, il ripiegamento sulla propria inquietudine e la propria stanchezza, la ricerca di consolazione nella preghiera e nel rito esteriore, motivi che non appartengono a un’ispirazione autenticamente religiosa, ma più che altro si colloca nella sfera etica e autobiografica.
• Nell’enorme corpus lirico c’è comunque spazio per molti altri temi.
• L’esperienza lirica tassiana fu un potente motore di innovazione della tradizione lirica italiana sia sul piano stilistico sia su quello metrico.
Tasso rinnovò e portò all’eccellenza il madrigale, metro agile e flessibile, destinato anche all’esecuzione in musica. La musicalità del verso è una componente fondamentale della poesia di Tasso.
L’Aminta
• È un testo drammatico che si colloca nel genere della favola pastorale, affermatosi a Ferrara intorno alla metà del secolo, che metteva in scena vicende ambientate nel mondo dei pastori (favola ha il senso del latino fabula, testo drammatico); d’altro lato però riprende una lunga tradizione di poesia pastorale, che ha alle origini i poeti classici, Teocrito e Virgilio, ed ha ampi sviluppi nella letteratura cortigiana del Quattro e Cinquecento, con Polizano, Lorenzo De’Medici e Sannazaro.
• Il genere della favola pastorale è diverso dalla commedia in quanto non presenta situazioni comiche , ma temi seri, patetici e sentimentali
• Il genere della favola pastorale è diverso dalla tragedia in quanto non raggiunge il livello sublime nei personaggi e nello stile e si conclude col lieto fine anziché con la catastrofe.
• 1573. Viene scritta l’opera e rappresentata in occasione di una festa estense nell’isola Belvedere, sul Po
• 1580. Viene pubblicata l’opera.
• Riassunto: la vicenda,distribuita in cinque atti in versi endecasillabi alternati in vari modi con settenari, si incentra su un rapporto d’amore difficile e sospiroso, funestato da un doloroso equivoco, che però si risolve felicemente. Il pastore Aminta ama sin dalla fanciullezza la ninfa Silvia, ma questa, è ritrosa all’amore e si dedica soltanto alla caccia. Confidatosi con Tirsi, il timido Aminta è distolto dall’idea del suicidio e viene indotto a raggiungere Silvia che è solita bagnarsi ad una fonte. Giuntovi salva l’amata da un satiro che l’avrebbe aggredita, senza tuttavia riceverne riconoscenza. La disperazione di Aminta raggiunge il culmine quando viene informato della morte di Silvia, divorata dai lupi durante una partita di caccia. L’infelice pastore si getta da un dirupo. Silvia in realtà è viva, e quando apprende che Aminta si è ucciso per il dolore della sua presunta morte è presa dal rimorso e non contrasta più l’amore che già era germogliato in lei: corre a cercare l’amato, e si getta piangendo sul suo corpo. Però Aminta non è morto, perché la sua caduta era stata attenuata da un cespuglio sporgente dalle rupe: al pianto di Silvia riprende i sensi, e la vicenda si conclude lietamente con il matrimonio dei due giovani.
• Sotto le spoglie dei diversi personaggi compaiono, oltre a Tasso stesso, altri letterati e uomini di spicco della corte ferrarese come:
• Giovan Battista Pigna (Elpino)
• Battista Guarini (Batto)
• Sperone Speroni (l’invidioso Mopso)
• Il duca Alfonso II d’Este, adombrato nel discorso che Tirsi pronuncia a proposito del dio che garantisce i suoi ozi in cambio della celebrazione della sua dinastia.
• Anche quest’opera va ricondotta alla tormentata riflessione tassiana sulla conciliazione tra varietà e unità
• Vanno riconosciuti l’inquietudine e il pathos melodrammatico che percorrono tutta l’opera
• Lo stile è volutamente semplice, percorso da una vena melodica scorrevole e un po’ facile, che nasconde però un sapiente gioco letterario nella costruzione del verso, nel ritmo degli accenti e nell’uso delle immagini.
La Gerusalemme liberata
• Poema eroico – drammatico in venti canti in ottave, dedicato al duca Alfonso II d’Este, che viene celebrato nel personaggio di Rinaldo.
• Genesi dell’opera:
• 1559: a soli 15 anni Tasso ha l’idea di comporre un poema epico sulla liberazione del Santo Sepolcro
• 1559-1561: compone 116 ottave del Gierusalemme, che dedicò al duca di Urbino Guidobaldo II della Rovere, in cui era descritto l’arrivo dei crociati in vista della città. L’ispirazione arrivò presto a mancare e il giovane abbandona l’opera.
• 1565-1566: iniziò a lavorare un poema che progettava di chiamare Gottifredo, dal nome del condottiero della prima crociata, Goffredo di Buglione.
• 1575: il poema è portato a termine e nell’estate viene letto al duca Alfonso e alla sorella Lucrezia.
• 1580: durante la reclusione nell’Ospedale di Sant’Anna circola un opera non autorizzata dell’autore: Goffredo comprende solo i primi 14 canti
• 1581: Tasso risponde con l’edizione integrale, uscita a Ferrara a cura di Bonnà, col titolo di Gerusalemme Liberata.
• 1584: Scipione Gonzaga, amico del Tasso, appronta una nuova edizione, diversa per alcuni interventi di censura grande successo
• 1593: appare a Roma una nuova edizione della Gerusalemme, completamente diversa, intitolata Gerusalemme conquistata
o Prende a modello l’Iliade di Omero:
• Numero dei canti da 20 a 24
• Goffredo e Rinaldo diventano sosia di Agamennone e Achille
• L’assedio di Gerusalemme è descritto come quello di Troia
o Principi aristotelici e moralismo controriformistico
o Importanza dell’allegoria: sogni, visioni, apparizioni
Tasso era convinto di aver finalmente raggiunto una perfetta coerenza tra teoria poetica e realizzazione pratica. In realtà la Conquistata fu immediatamente dimenticata, mentre la Liberata si diffonde anche al di fuori della corte, in tutta Italia e nei paesi stranieri.
• Sintesi del poema: i Crociati guidati da Goffredo di Buglione vogliono conquistare i Luoghi Santi e assediano Gerusalemme, ma sono ostacolati dalle forze demoniache, alleate dei Saraceni di re Aladino. La bella maga Armida si reca all’accampamento cristiano per conquistare i guerrieri e distoglierli dalla guerra. Rinaldo, il più valoroso dei cristiani, uccide un compagno che lo aveva calunniato ed è costretto alla fuga. Tancredi, sfidato a duello dal saraceno Argante, si allontana per inseguire la guerriera nemica Clorinda, di cui è innamorato, e finisce in un castello incantato, prigioniero di Armida. Erminia, invaghita di Tancredi, è messa in fuga dai soldati di Goffredo e si rifugia presso i pastori. I Crociati subiscono numerose sconfitte; vengono tuttavia soccorsi dall’arcangelo che scaccia nell’interno i demoni. Rinaldo nel frattempo libera da Armida Tancredi e i guerrieri che, ritornati nel campo, preparano l’attacco decisivo. Goffredo è ferito e la lotta è sospesa. Durante la notte Tancredi sorprende Clorinda mentre incendia le macchine da guerra cristiane e, senza riconoscere in lei la donna amata, la sfida a duello e la ferisce mortalmente. Prima di moire Clorinda chiede il battesimo e viene riconosciuta dall’amato. Rinaldo intanto, prigioniero nelle isole Fortunate, gode dei piaceri della maga Armida che si è innamorata di lui, finché il mago d’Ascalona e due emissari di Goffredo lo liberano, consentendogli di tornare all’accampamento. Con l’aiuto della Provvidenza gli incantesimi sono vinti, i Saraceni uccisi in battaglia e Gerusalemme è liberata.
• Nei Discorsi dell’arte poetica Tasso:
• Delinea l’immagine di un poema “eroico” che diverga dal modello del poema cavalleresco di Ariosto, ritenuto troppo libero e irregolare.
• Partendo da Aristotele afferma che mentre la storiografia tratta del vero, la poesia tratta del verosimile, di ciò che sarebbe potuto avvenire. Per ottenere quest’ effetto, il poema epico deve trarre materia dalla storia, ma per distinguersi dalla storiografia deve riservarsi un margine di finzione. Perciò non deve assumere una materia troppo vicina, che impedirebbe l’intervento creativo del poeta, e neppure una materia troppo remota, che risulterebbe estranea al lettore.
• Riconosce che la poesia non può essere separata dal diletto, come affermavano le poetiche edonistiche del pieno Rinascimento: in questo riprende l’antico precetto di Orazio che invitava a mescolare l’utile con il dolce. Il diletto è assicurato dal meraviglioso no quello fiabesco e fantastico del romanzo cavalleresco che compromette il verosimile, ma quello cristiano: gli interventi soprannaturali di Dio, degli angeli, delle potenze infernali, che appaiono verosimili al lettore in quanto fanno parte delle verità della fede.
• Respinge il modello formale del poema eroico ariostesco, caratterizzato dalla molteplicità delle azioni tra loro intrecciate; d’altro lato però riconosce che la varietà è indispensabile al diletto poema vario, contenente le realtà più diverse, battaglie, amori, tempeste,…, ma il tutto deve essere legato in una struttura rigorosamente unitaria. In un passo famoso paragona il poema al mondo, che al suo interno presenta un’infinita e mirabile varietà di aspetti, ma reca l’impronta della mente ordinatrice e unificatrice di Dio.
• Tratta il problema dell’elocuzione, dello stile: dei tre livelli indicati dalla tradizione retorica classica (sublime, mediocre e umile) quello che conviene al poema eroico è quello sublime.

• Abbandona i temi cavallereschi e si rivolge ad una materia storica la conquista del Santo Sepolcro ad opera dei crociati guidati da Goffredo di Buglione nel 1099 la sola che:
• Possa garantire la verosomiglianza
• Consente di introdurre un meraviglioso che sia verosimile e credibile, proveniente dal soprannaturale cristiano.
• È abbastanza lontana nel tempo da consentire al poeta un margine di libertà nell’invenzione poetica, ma anche abbastanza vicina da interessare il pubblico moderno.
• Guarda al modello dei poemi epici classici, l’Iliade, l’Eneide.
• Punta a un fine didascalico, pedagogico e dilettevole le bellezze poetiche servono solo ad allettare chi legge e a disporlo ad assimilare agevolmente la lezione morale di cui il testo è veicolo, come i liquidi dolci di cui si cospargono i bordi della tazza per indurre il fanciullo malato a bere l’amara medicina.
• Punta verso il sublime, nell’argomento come nello stile, che è lontano da ogni caduta verso il realistico quotidiano.
• Mira ad una rigorosa unità, secondo i precetti desunti da Aristotele: anche se la materia vuole essere varia non vi è molteplicità di azioni, ma un’azione unica, costituita dall’assedio di Gerusalemme e dalla conquista del Santo Sepolcro, e vi è un eroe centrale, Goffredo. A lui si affiancano molti altri eroi che sono spinti da forze centrifughe ad allontanarsi dall’impresa, ma Goffredo riesce a contrastare queste tendenze disgregatrici e garantisce l’unità del campo cristiano
• Ha una struttura chiusa, che ha un principio, un mezzo e una fine.
• Opposizione tra i valori cavallereschi, la ricerca dell’amore e della gloria individuale, e i valori cristiani, l’ascetismo, la riconquista dei luoghi santi,…
• Ambivalenza nei confronti della corte da un lato ne è attratto come sede del potere regale, come luogo di fasto, di lusso, dove solo può nascere l’eccellenza politica; dall’altro però prova insofferenza per tutto ciò che in essa c’è di rigido e artificioso come il peso dell’autorità, il rispetto della gerarchia, gli intrighi, le invidie si rifugia nel sogno idillico di un mondo pastorale remoto dalla storia e conforme solo alla natura, libero e semplice. È il sogno affidato alla favola pastorale dell’Aminta, che ritorna anche all’interno della Gerusalemme, nell’episodio del canto VII in cui Erminia, incontrato un vecchio pastore, ascolta da lui la condanna delle corti disoneste e l’elogio della vita naturale e schietta della campagna. È un episodio che introduce una pausa estranea, una nota di quiete, mitezza, serenità.
• L’amore a volte è voluttuoso ed altre una sofferenza.
• La guerra è vista da un lato una manifestazione di eroismo e di forza, dall’altro grave e dolorosa che genera sofferenza e lutto.
• Scontro tra cristiani e pagani no conflitto tra due religioni e due culture diverse, ma scontro tra due codici al’interno della stessa cultura, quella occidentale e cristiana.
• I pagani sono i portatori di una visione laica, che si rifà una visione rinascimentale
• I cristiani sono i portatori del codice culturale tipico dell’età della Controriforma
L’antagonista della religione cristiana non è la religione musulmana, ma l’errore, il male, l’eresia. Contro Dio non si colloca Maometto, ma Satana.
• Sui traviamenti dei cristiani erranti agisce la forza repressiva dei rappresentanti del codice cristiano, Goffredo e Pier l’Eremita, dell’autorità politica e religiosa. Cadendo ai loro impulsi, i crociati erranti si collocano nel campo della paganità. Nel poema è in atto quindi un triplice scontro:
• Cielo contro Inferno: Dio ha scacciato dal cielo gli angeli ribelli, che si sono trasformati in demoni.
• Cristiani contro pagani: storicamente, la cristianità infligge una sconfitta agli infedeli.
• Il capitano contro i compagni erranti: Goffredo riporta sotto il suo imperio coloro che hanno deviato.
• Simpatia per i devianti, per i nemici, per gli sconfitti l’identificazione emotiva del poeta è con loro, e ciò fa si che i personaggi devianti siano anche quelli più felici, mentre quelli che incarnano l’istanza dell’autorità unificatrice, politica e religiosa, sono più convenzionali e sbiaditi, meno vivi poeticamente Tasso vuole essere il poeta cristiano per eccellenza, ma sente l’attrazione per l’altro, per quei valori rinascimentali.
• Struttura unitaria e tendenze disgregatrici,
• Il punto di vista è mobile: passa dai cristiani ai pagani e viceversa.
• Focalizzazione interna ai pagani contrassegnati da una profondità psicologica, che conferisce loro alta dignità narrativa.
• Si intersecano:
• Uno spazio orizzontale, teatro dello scontro tra cristiani e pagani
• Uno spazio verticale, diviso in due piani contrapposti:
o Il cielo
o L’inferno
• Linearità temporale unitario, teso tra l’inizio e la fine. Vi si inseriscono solo brevi flash-back per informare sulle vicende degli eroi che si sono allontanati dal campo.
• Arco temporale limitato non viene narrata tutta la prima Crociata, ma il poema è concentrato solo su un breve periodo finale e risolutivo come l’Iliade in cui si narra solo una fase dell’assedio di Troia.
• Uso di figure retoriche, in particolare iperboli, metafore, paragoni, similitudini.
• A livello lessicale tasso predilige parole inconsuete, lontane dall’uso comune
• A livello sintattico la magnificenza è ottenuta mediante periodi lunghi e complessi, inversioni ch spezzano l’andamento usuale del discorso, pause all’interno del verso, frequenti enjambements tra un verso e l’altro
• Il prevalere del sentimento sulla chiara visione degli oggetti si esprime nell’uso sovrabbondante degli aggettivi, che quasi mettono in ombra i sostantivi a cui si accompagnano.
• Tasso impiega artifici come il concettismo procedimento poetico consistente nell’istituire un contrasto forzato tra il livello metaforico e quello letterale
Il Rinaldo
• Narra in 12 canti la giovinezza del famoso paladino della leggenda carolingia e le sue imprese d’armi e d’amori.
• Prende esempio dal padre, autore dell’Amadigi.
• Nella prefazione Tasso dichiara di voler imitare in parte gli antichi (Omero, Virgilio), in parte i moderni (Ariosto).
• Tasso rifiuta la molteplicità di personaggi e di azioni e si concentra su un unico protagonista, in obbedienza alle esigenze di unità dell’aristotelismo.
• Risvolti autobiografici Tasso rispecchia se stesso, il proprio sogno di gloria e d’amore
• È un opera acerba, priva di originalità, ma in essa compaiono alcuni temi e toni fondamentali che caratterizzano il poeta maturo.
Il Re Torrismondo
• Nel ’73-’74 inizia una tragedia intitolata Galealto re di Norvegia, ma la lascia interrotta alla scena IV dell’atto II.
• Dopo la liberazione da Sant’Anna la riprende e la conclude, cambiando il nome dei personaggi e dandole un nuovo titolo, re Torrismondo.
• L’intricata vicenda si svolge in paesaggi nordici aspri e tempestosi
• Si incentra sul motivo classico dell’incesto
• La trama è ricavata dall’opera storica di un autore svedese contemporaneo, Olao Magno Re Torrismondo possiede l’amata Alvida senza sapere che è sua sorella. Quando viene ad apprendere la verità prega Alvida di accettare in sposo l’amico Germondo che lo ama, ma la fanciulla, credendosi tradita, si uccide, e sul suo corpo si da la morte anche re Torrismondo.
• Il testo mira a riprodurre gli schemi della tragedia classica, specie dell’Edipo re di Sofocle.
• Prevale una lingua rotta e scabra, tutta punteggiata da esclamazioni e interrogazioni
I Dialoghi
• Durante gli anni della prigionia in Sant’Anna Tasso si dedicò alla stesura di dialoghi in prosa tipo di componimento che egli stesso definiva intermedio tra poesia e filosofia e che risaliva ai dialoghi di Platone
• Sono 28, scritti tra il ’78 e il ’94
• Gli argomenti trattati oscillano tra il carattere moralistico e quello mondano: il gioco, il piacere onesto, le maschere, la nobiltà, la corte, l’amore, la bellezza,…
• Nella cornice, nello svolgimento, nel ritmo del dialogo si coglie l’impronta evidente della conversazione cortigiana un’opera che si colloca in pieno nella civiltà delle corti e nella cultura da esse espressa.
• Lo spunto filosofico subisce una complessa elaborazione retorica, sorretta da una fitta rete di riferimenti culturali e di citazioni letterarie l’intento dello scrittore è quello di offrire un’immagine nobile di sé, delle proprie doti intellettuali e della propria cultura
• I più famosi tra i dialoghi sono:
• Il messaggero. Svolge lo spunto platonico degli spiriti che popolano il mondo, facendo tra intermediari tra la divinità e l’uomo. Lo scrittore vi riferisce il colloquio con uno spirito apparsogli nella prima luce mattutina nel carcere di Sant’Anna. Il dialogo, sospeso tra il sogno, la visione e la realtà, è affascinante per la trama fantasiosa di immagini che lo percorrono, ma è anche turbato da toni più cupi e sofferti.
• Il padre di famiglia. L’ autore si descrive come un viandante che, durante un viaggio nella campagna vercellese, in una notte di tempesta trova rifugio in una dimora di campagna. Suggestiva è l’apertura, con la descrizione dell’incombere della notte tempestosa nella campagna deserta, a cui poi si contrappone l’interno accogliente della casa patrizia. Nel corso del dialogo, il capofamiglia parla dell’’amministrazione della casa, delineando un’immagine della famiglia come sede dell’equilibrio e della saggezza, in cui è possibile vivere serenamente, lontano dalla vita affannosa delle corti.

L’epistolario
• Le lettere pervenuteci sono circa 1700
• L’ambiente di risonanza del discorso che queste lettere compongono è la corte.
• Si può cogliere lo sforzo a volte affannoso di tratteggiar la propria immagine secondo i canoni contemporanei dell’uomo di lettere, del filosofo e dell’umanista.
• Si vede anche l’umana sofferenza del poeta
Altre opere religiose
• Il Monte Oliveto. Poemetto in ottave scritto come tributo al monastero napoletano in cui il poeta era ospitato e, rimasto incompiuto, vuole svolgere il tema ascetico della fuga dal mondo e della solitudine claustrale, ma in realtà la solitudine appare come il rifugio a cui il poeta stanco anela per trovare riposo.
• Le lacrime di Maria Vergine
• Le lacrime di Gesù Cristo
• Le sette giornate del mondo creato. Poema in endecasillabi sciolti, in cui, prendendo spunto dalla Genesi biblica, viene descritta la creazione del mondo.
La fortuna
L’opera tassiana riscuote un immediato successo che si mantiene inalterato per tre secoli, a livello italiano ed europeo. Più che i testi in prosa sono l’Aminta, le Rime e la Gerusalemme liberata ad ottenere un’enorme fama e a essere tradotte in moltissime lingue. Enorme è l’influsso che tali opere esercitano sulla letteratura inglese (Milton), francese (D’Urfè) e spagnola (Lope de Vega), sulle arti figurative, sul teatro e sulla musica.

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