Tolleranza e Intolleranza

Materie:Tesina
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Testo

TOLLERANZA E INTOLLERANZA

Prima di tutto c’è da porsi una domanda:
Che cosa sono l’intolleranza o la tolleranza?
L’intolleranza è un atteggiamento di ostilità nei confronti di idee, comportamenti, valori difformi da quelli ritenuti socialmente leciti o accettabili. Secondo la psicoanalisi è il bisogno di “avere un nemico” su cui scaricare l’aggressività dovuta alle proprie frustrazioni e ai propri problemi.
Tuttavia, da fatto individuale l’intolleranza diventa fatto sociale e istituzionale quando entra nella politica, nell’ideologia, nella religione, nell’economia ecc. infatti, viene rivolta verso quegli individui o quei gruppi considerati devianti o “diversi” e al cui comportamento viene attribuita l’impossibilità di pervenire a un risultato. Spesso l’intolleranza può assumere diverse forme, quali la violenza (verbale o fisica, fino alla reclusione e all’assassinio),la discriminazione , il razzismo ecc con diversa intensità.

Al contrario la tolleranza viene definita come un atteggiamento o uno stato d’animo per il quale si ammette che altri professino differenti religioni, diverse idee etiche, politiche. Tuttavia essa non è una virtù poiché ha come oggetto un male che viene tollerato più che altro per necessità. Nonostante tale definizione essenzialmente negativa di tolleranza, tuttavia si riconosce a quest’ultima una funzione positiva: la tolleranza permette infatti che esista una pluralità di posizioni e quindi di opinioni in tutti i campi. Contribuisce perciò alla ricerca della verità.
Analizziamo più attentamente però le varie forme di intolleranza presenti, purtroppo, ancora oggi nel mondo:per primo il razzismo.

IL RAZZISMO
Anche qui è d’obbligo la domanda “cos’è precisamente il razzismo?”
Tra le cose che ci sono al mondo è sicuramente una di quelle meglio distribuite. È un comportamento piuttosto diffuso e consiste nel manifestare diffidenza e disprezzo per le persone che hanno caratteristiche fisiche, culturali o religiose diverse dalle proprie. Infatti secondo le teorie razziste il patrimonio biologico determinerebbe, oltre ai comportamenti individuali, gli sviluppi (culturali, politici, economici ecc.) dei gruppi e delle società. Considerando questo legame fra tratti razziali ed evoluzione sociale, le concezioni razzistiche ritengono superiori le razze in grado di costruire società più "evolute".
Ma il loro concetto base è sicuramente la “diversità”. Viene considerata tale la persona con diverse credenze religiose, diversi costumi, diverso colore di pelle ecc ecc
Ma da quando esiste il razzismo?
Questi purtroppo ha origine assai antica. Sin da quando l uomo esiste. Basti pensare che all’epoca del fuoco gli uomini si attaccavano con armi rudimentali, come clave, per un pezzo di terra, per una capanna, una donna, per provviste alimentari…allora fortificavano i confini e aguzzavano le armi per paura degli invasori. L’uomo è ossessionato dalla propria sicurezza e questo lo porta talvolta a detestare lo straniero. Più avanti nelle epoche l’atteggiamento dell’uomo, fondamentalmente, non è cambiato. Lo dimostra la pratica della schiavitù, questo concetto di considerare l’uomo una “cosa”, e quindi vendibile o barattabile, una cosa molto strana da comprendere oggi dove la vita umana ha assunto un’importanza altissima, sia dal punto di vista legale che morale. Sempre nelle epoche più antiche c’erano i Greci, e in seguito i romani, che chiamavano "barbari" (stranieri) quelli che non parlavano la loro lingua, avevano costumi, religioni, istituzioni diverse e vivevano al "limite" del loro mondo. Diciamo che questa è una forma più arcaica del razzismo. Infatti il razzismo per come lo intendiamo noi si sviluppò dalle scoperte geografiche e al colonialismo. In questo periodo si affermò la convinzione che il progresso – intellettuale, scientifico, economico, politico – fosse un'esclusiva prerogativa dei bianchi e che gli altri popoli non potessero ottenere gli stessi risultati in questi campi a causa di una differenza biologica. Se prima si pensava che la diversità tra i popoli e la formazione delle razze fossero dovute alle diverse condizioni climatiche presenti nel mondo, si arrivò a pensare che la causa fosse dovuta ai diversi progenitori da cui l uomo discendeva. L'affermarsi di questa convinzione portò a ritenere inalterabili le differenze tra individui e popoli e a stabilire un principio che considerava la razza bianca superiore, predominante sulle altre; in realtà in questo modo veniva giustificato il dominio sugli altri popoli da parte dei bianchi.
Andando avanti col tempo, diciamo da metà ‘800 si diffuse il principio che affermava che la razza stesse alla base della civiltà e che quindi la degenerazione della razza comportasse un decadimento della civiltà stessa.

Da qui parte la discussione sul terribile genocidio avvenuto durante la seconda guerra mondiale a danno degli ebrei. Le vittime furono 6 milioni!

Migliaia di ebrei, compresi donne e bambini, furono deportati in massa nei campi di concentramento o nei campi di sterminio. Questo perché solo dopo la prima guerra mondiale la discriminazione razziale entrò nel disegno politico di uno stato. Infatti, la Germania nazionalsocialista, a partire proprio dalla diffusione del mito della superiorità della razza ariana, riuscì a mobilitare una massa di popolazione che aspirava a imporre la supremazia germanica nel mondo.
Il mito della razza e lo stigma nazista nei confronti degli ebrei, che furono considerati “sottouomini”, rese possibile il genocidio di sei milioni di ebrei e di altri cinque milioni di persone considerate marginali o semplicemente inferiori come zingari, comunisti, omosessuali, disabili; non è un caso che il progetto di sterminio perseguito dai nazisti sia stato chiamato "soluzione finale".
Non bisogna dimenticare che anche in Italia furono
emanate le "leggi per la difesa della razza", che determinarono la discriminazione degli ebrei e ne favorirono successivamente la deportazione nei campi di sterminio.

Inerente a questo argomento ho letto un celebre libro “se questo è un uomo” di Primo Levi, un autore ma come prima cosa una vittima stessa del genocidio antisemita. È scritto in prima persona dal Levi stesso.
Il libro parla del il periodo di prigionia compreso fra due terribili inverni nord europei, inverni durante i quali il narratore vede numerosi suoi compagni morire di stenti a causa delle proibitive condizioni ambientali, del terribile stato igienico-sanitario del campo, del lavoro massacrante. Levi si trova dinnanzi ad un sistema, il lager, cn il fine di annientare la dignità umana. Dentro questo folle progetto di distruzione, l’uomo non riesce più a provare pietà, non conosce più l’amicizia, la ribellione, la speranza: si cura solo di non morire e per questo lotta; combattendo l’unico scopo di aggiungere altra sofferenza alla propria condizione. Ad un certo punto del libro Levi narra la pubblica esecuzione di un prigioniero responsabile di una tentata ribellione; rientrato nella baracca l’uomo non riesce a guardare in faccia il suo compagno: «Quell’uomo doveva essere duro, doveva essere di un altro metallo del nostro, se questa condizione, da cui noi siamo rotti, non ha potuto piegarlo. Perché anche noi siamo stati rotti, vinti: anche se abbiamo saputo adattarci, anche se abbiamo finalmente imparato a trovare il nostro cibo e reggere alla fatica ed al freddo, anche se ritorneremo. Abbiamo issato la menaschka sulla cuccetta, abbiamo fatto la ripartizione, abbiamo soddisfatto la rabbia quotidiana della fame, e ora ci opprime la vergogna». I più fortunati riescono a migliorare le proprie condizioni, i più deboli cadono sempre più in basso: ma che giovamento traggono i primi dal sopravvivere sulle spalle dei secondi, che vita sorge dallo spettacolo quotidiano dell’annientamento dei propri simili?
Se questo è un uomo non è un’opera di fantasia, non può essere così; scrivere queste pagine é costato sofferenza e, in qualche modo, lo scrittore pretende da noi uno sforzo disumano: farci sentire dentro noi quella stessa sofferenza fisica, fatta di ore, giorni ed anni, sentire sotto le nostre scarpe il pantano o, almeno, tentare di immaginare che qualcuno,quelle sofferenze le ha provate veramente. Quest’opera è una preziosa testimonianza delle barbarie naziste subite dal popolo ebreo. L'autore racconta con nuda e cruda realtà la vita nei lager, usando a volte espressioni forti,facendo immaginare al lettore quel terribile "inferno". Una cruda e nuda realtà che deve far riflettere le generazioni presenti e future, affinchè tutto ciò sia e rimanga un terribile ricordo! Il libro è abbastanza pesante, ma basta leggerlo con la giusta maturità x renderlo semplice.
Quello che hanno passato gli ebrei è stato a dir poco orribile e penso che questo genocidio lascerà una cicatrice indelebile nella umanità, una colpa troppo grande da poter comprendere, troppo grande da poter perdonare.
Nonostante sia ormai chiaro quali possano essere le conseguenze della diffusione del pregiudizio razzista, questo continua a esistere e a manifestarsi ogni qualvolta ci sia una "responsabilità" da attribuire a qualcuno. Nel mondo contemporaneo, travagliato da conflitti e problemi, purtroppo queste occasioni non mancano e infatti stiamo assistendo, alla ricomparsa del fenomeno del razzismo, sempre alla ricerca dei "capri espiatori" ai quali attribuire responsabilità: ieri della degenerazione della razza, oggi della disoccupazione, della violenza e degli altri innumerevoli problemi che affliggono le società contemporanee.

LA DISCRIMINAZIONE
Come ho detto prima ci sono vari aspetti dell’intolleranza presenti nel mondo, come per esempio la discriminazione.
La definizione giusta di questa parola è il trattamento non paritario riservato a un singolo individuo o a un gruppo, a causa della sua appartenenza a una particolare categoria, classe sociale o etnia, oppure a causa del sesso o delle preferenze sessuali, della religione professata, delle opinioni politiche, dell'età, di un handicap.

È frequente dunque che questo tipo di fenomeno sfoci spesso in diverse strade, come per esempio uno delle più diffuse: la discriminazione sessuale. La donna è sempre stata vista fin dall’antichità come colei che deve badare alla casa, ai figli senza nessun diritto. Prima il loro unico lavoro era quello, non potevano accedere a cariche pubbliche, lavorare come gli uomini e avere , insomma, pari diritti. Basti pensare che l’entrata delle donne nel mondo del lavoro si è avuto solo a partire del XIX secolo, dopo i primi movimenti femministi e le prime lotte sindacali.
Ma già dalla rivoluzione industriale si erano formate le prime ideologie femministe e ancor prima, durante la rivoluzione francese, le donne richiesero l’estensione universale dei diritti di libertà, uguaglianza e fraternità senza reclusioni di sesso.
Ma il primo passo avanti si ebbe appunto durante la rivoluzione industriale quando le donne passarono dal lavoro casalingo, quindi non retribuito, all’entrata in fabbrica con regolare salario. Fu appunto nelle fabbriche che le donne iniziarono a richiedere salari pari a quello degli uomini, una miglior condizione di vita e riduzione delle ore di lavoro.
Diversa la condizione di queste nei paesi cattolici dove la Chiesa si oppose al femminismo in quanto riteneva che distruggesse la famiglia patriarcale. Si sviluppò invece maggiormente nei paesi quali Stati uniti, Gran Bretagna, paesi protestanti.
Ci furono diversi movimenti femministi nei diversi paesi, mentre in Italia si ebbe solo dopo l’Unità per opera di donne come Anna Kuliscioff, Carlotta Clerici, Linda Malnati, Emilia Mariani e tante altre che furono tra le prime a introdurre programmi per i diritti delle donne e strutture per la salvaguardia dei bambini.

La discriminazione sessuale attraverso i mass media

La responsabilità di un’inadeguata rappresentazione della donna qualche hanno fa è da attribuirsi ai mass media che spesso rappresentavano la donna nelle programmazioni televisive o nelle pubblicità prevalentemente come madri o casalinghe; altrettanto ricorrenti erano invece le immagini di uomini intenti a occupazioni interessanti che si svolgevano fuori casa. L'immagine comunicata da questi stereotipi era che gli uomini non fossero in alcun modo coinvolti nella vita familiare e che le donne non avessero alcun interesse per il mondo esterno, soprattutto per quello del lavoro. Tentativi di porre rimedio a questo tipo di mistificazione culturale sono stati fatti a vari livelli: la produzione cinematografica indipendente e il teatro, ad esempio, hanno dato espressione non solo alle esperienze delle donne, ma anche a quelle degli omosessuali e delle minoranze sociali.

Nei paesi industrializzati le donne hanno finalmente raggiunto la parità, almeno legale, con l’uomo, ma in molte altre parti del mondo non è così. Nei paesi poveri soprattutto o in quelli islamici la donna non è ancora considerata al pari dell’uomo e viene trattata come nell’antichità: deve badare alla casa, all’uomo e ai bambini. In molti stati purtroppo devono ancora portare il burga sulla testa per non mostrare il volto ad altri uomini. Questa è una cosa assai triste se si pensa che nei paesi vicini le donne possono aspirare persino ad alte cariche politiche e a lavori prima considerati esclusivamente solo per uomini. Io penso che queste donne non troveranno mai questo tipo di libertà in quanto è la religione stessa che tende a discriminarle; nei paesi industrializzati invece, anche se legalmente sono pari all’uomo, nella vita di tutti i giorni non è sempre così e a volte, anche inconsapevolmente, si tende a questa discriminazione. Un esempio vivo lo è la tv. Come mai in tv si vedono solo belle ragazze quasi sempre svestite mentre si vedono sempre uomini vecchi e grassi? Penso che questo sia un tipo d discriminazione moderna inconsapevole dell’uomo.

Discriminazione sessuale

Tra le forme d’intolleranza sessuale troviamo quella della discriminazione degli omosessuali o comunemente detti gay.

L'atteggiamento nei confronti dell'omosessualità è molto cambiato nel corso dei secoli al succedersi delle culture e delle epoche: nell'antica Grecia era accettata ed era tollerata a Roma, nelle società occidentali e cristiane l'omosessualità è stata a lungo motivo di riprovazione sociale se non di condanna penale (anche capitale, come nella Germania del Cinquecento).
Molti pregiudizi attuali sono dovuti alla classificazione che fece uno studioso anni fa dicendo che l’omosessualità era una malattia ereditaria. Contro tale ipotesi fu condotto nel 1957 uno studio divenuto classico, da cui è emerso che individui eterosessuali e omosessuali sottoposti alle stesse prove psicologiche non mostrano segni patologici idonei a differenziare i due gruppi.
Nel XX secolo, soprattutto nei paesi occidentali, alla preferenza omosessuale e alla sua manifestazione, sia pubblica sia privata, non è più riconosciuto il carattere di reato. In vari paesi, come Olanda e Danimarca, negli ultimi anni sono anzi state approvate leggi per il riconoscimento alle coppie omosessuali degli stessi diritti e doveri garantiti alle unioni eterosessuali; in molti paesi si sta discutendo sull'estensione del diritto di adozione anche alle coppie omosessuali. Molte conquiste ottenute negli anni Settanta dai movimenti per i diritti delle persone gay, negli anni Ottanta si sono tuttavia scontrate con nuovi pregiudizi e nuovi fenomeni di esclusione sociale, dovuti soprattutto all'elevata diffusione tra gli omosessuali maschi della Sindrome (AIDS)

Ciò non toglie che in alcune culture e in alcuni strati della società, l'omosessualità continui a essere vista con sospetto e a essere esplicitamente condannata. Io penso che non si debba discriminare la gente per la sua diversità di gusti in campo sessuale, è gente normale, con una vita normale, che lavora e che ama semplicemente una persona del suo stesso sesso. Non per forza va condivisa, ma va comunque rispettata.

INTOLLERANZA RELIGIOSA

Tra le forme d’intolleranza più diffuse nel mondo che affiancano il razzismo, la discriminazione c’è sicuramente l’intolleranza religiosa che ormai sta diventando una piaga per il mondo intero. In tantissimi paesi ci sono guerre che hanno come base il principio religioso. Basti vedere le guerre che ci sono in Medio Oriente dove la gente muore ogni giorno. Ma non solo lì, anche le guerre civili tra multi etnie presenti in Africa. Ma non penso ci sia bisogno di guardare un telegiornale o leggere libri di storia per capire cosa sia questo tipo d’intolleranza. Quante volte nelle città, nelle metro gruppi di ragazzi fanno abuso di violenza su persone di altre credenze religiose? L’Italia è un paese prevalentemente cattolico, ma non mancano di certo le minoranze religiose quali l’Islamismo e altre ancora. Ma l’intolleranza non sta solo negli atti di violenza fisica, ma anche in quelli di violenza morale. Molte persone non capiscono che le religiosi, quanto “strane” o diverse che siano, non vanno per forza condivise, ma vanno rispettate. Non ci sono certo religioni migliori o più giuste di altre.

Da quando esiste questo tipo d’intolleranza?

Fin dall’antichità, fin da quando l’uomo ha iniziato a credere a uno o più Dei. Si è affermato maggiormente con la nascita del cristianesimo, quando le popolazioni politeiste quali i Romani non potevano tollerare l’affermarsi di questa nuova religione che predicava la presenza di un solo Dio fatto di amore e pace. I cristiani sono stati perseguitati per anni, uccisi, costretti a predicare di nascosto. Fin quando con la venuta di Costantino questi hanno avuto via libera nel predicare nelle chiese la loro religione abbracciando una sempre più grande massa di fedeli.
Dopo l’anno mille, quando il cristianesimo era ormai diffuso in quasi tutta l’Europa furono fatte anche le Crociate, guerre di religione per diffonderne il pensiero.
Oggi è ancora così. Gli Islamici fanno guerre per diffondere la loro religione nella speranza di ricevere doni materiali da Allah dopo la morte;muoiono per questa causa. Ma esiste un Dio, chiunque esso sia che possa volere la morte dei suoi fedeli?

Razzismo,discriminazione religiosa e sessuale, violenza…forme
d’intolleranza presenti nel mondo fin dalle civiltà più antiche e ancora tutt’oggi. Naturalmente con il passare delle epoche ha assunto diverse forme e di diverso grado, ma penso che finchè l’uomo non riuscirà ad avere rispetto verso gli altri, verso il mondo che lo circonda, rispetto fisico e morale l’intolleranza non cesserà mai di esistere. Possiamo dire di aver vissuto migliaia di anni e di non aver cambiato nulla. Tutto ciò c’era nella preistoria e c’è ora che siamo nel 2004 d.C. quand’è che l’uomo troverà il rispetto verso il suo simile? Solo quando capirà che lo è davvero.

Esempio



  


  1. stefano

    assistiamo ancora oggi nel nostro Paese in Europa e nel mondo a manifestazini e a fenomeni di tolleranza religiosa ?


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