terry schiavo

Materie:Tema
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Testo

TRACCIA
Costruisci un testo argomentativi-espositivo in cui, dopo aver presentato il caso di Terry Schiavo, esponi un tuo parere.

INFORMAZIONI SU TERRY
.41anni.
In stato vegetativo causato da un infarto che, nel 1990, le ha danneggiato la corteccia celebrale.
Il marito, Michael Schiavo, ha chiesto la fine dell’agonia della propria moglie
Il marito sosteneva che fosse il volere di Terry.
Terry era alimentata e idratata artificialmente.
Le è stato estratto il sondino di alimentazione artificiale il 18 marzo 2005 per ordine della magistratura.
Il 31 marzo 2005 Terry Schiavo si è spenta
Deceduta nella clinica di Woodside, in Florida.
Il signore e la signora Schindler, i genitori, erano contrari.
Sia il marito che la famiglia della donna sono d’accordo sull’autopsia che rivelerà il suo stato mentale nel momento del decesso e quindi il suo stato di intendere e di volere.

SVOLGIMENTO
Terry schiavo, cittadina degli Stati Uniti d’America, aveva quarant’anni, ed era ridotta ad uno stato vegetativo dal 1990, quando un infarto cardiaco le danneggiò la corteccia celebrale.
Il marito, Michael Schiavo, si è appellato alle più alte cariche giudiziarie chiedendo la fine dell’agonia della propria moglie.
È da sottolineare infatti che nessuno poteva quantificare realmente la sofferenza della donna, ma allo stesso tempo nessuno sapeva realmente lo stato psichico di questa e quindi se fosse mentalmente presente, in quanto avesse gli occhi aperti.
Per esempio qualche anno fa si è sentito parlare di Vincent Humbert, un ragazzo francese diciannovenne, che dopo un incidente stradale e nove mesi di coma, si è risvegliato tetraplegico, ossia paralizzato, muto e quasi cieco, ma drammaticamente lucido. Questo ragazzo, sfruttando l’unica parte di sé che riusciva a muovere, un pollice, dettò ad un’infermiera una lettera per Chirac che però non poté aiutarlo. Scrisse anche un libro, ma solo sua madre, con un gesto indescrivibilmente eroico, ebbe il coraggio di ascoltare l’urlo disperato del proprio figlio che chiedeva la fine di un’interminabile agonia.
Ma il caso di Terry è ben diverso. Nessuno conosceva con certezza il suo stato mentale e specialmente lei non ha avuto nessuna voce in capitolo, pur essendo sempre stata la protagonista della sua storia. Ma questo sembra quasi che molti l’abbiano dimenticato.
Per ordine della Magistratura, e su richiesta del Sig. Schiavo che sosteneva fosse il volere della propria moglie, il 18 marzo 2005 il sondino di alimentazione e idratazione artificiale è stato estratto dal corpo di Terry, morta il 31 marzo nella clinica di Woodside, in Florida, nonostante la disapprovazione del Signore e della Signora Schindler, genitori della donna.
E ora, che il marito ha raggiunto il proprio scopo, tutti aspettano il risultato dell’autopsia, per constatare la presenza mentale della donna al momento della morte, come se si cercasse un motivo di accusa ai “pro-eutanasia”, nel caso la donna fosse cosciente, o ai “pro-vita”, nel caso soffrisse.
Ma il vero problema non è questo. Bisognerebbe fermarsi un attimo a pensare invece a chi ha realmente il diritto di scegliere cosa sia meglio per una persona.
Se chiedete a un Cristiano o un Mussulmano, credente e praticante, di certo vi risponderà che l’unico che ha potere decisionale su una vita è Dio.
Proprio come ha fatto il defunto Papa Giovanni Paolo II, che in uno stato terminale di malattia, ha dimostrato di essere ancora un papa attivo, dando una lezione di vita a tutti quei cristiani che ormai lo ritenevano “morente” e già si chiedevano chi sarebbe stato il suo successore. Si è abbandonato al volere del proprio Dio, lasciando che fosse lui a scegliere la fine del suo cammino. In questo modo ha indicato anche la sua opinione sul caso Schiavo e sulle mille questioni che scaturiscono dalla parola eutanasia. In poche parole chiunque creda in un Dio, pensa che la vita è un dono e chi l’ha donata sceglierà anche quando riprendersela.
I non credenti invece si dividono fra favorevoli e contrari, anche se fondamentalmente non credo che la divisione sia netta.
Mi sono sempre ritenuta favorevole all’eutanasia, ma entro certi limiti e condizioni. Fondamentalmente penso che ognuno sia padrone della propria vita e sia quindi l’unico a poter decidere quando mettere la parola fine alla propria biografia. Ma è ovvio che allo stadio terminale di una grave malattia non si è nella condizione di decidere, o di comunicare la propria decisione.
Terry non era in uno stato terminale, se malata la si può definire, e quindi non si è accelerata la morte di questa donna per diminuirne la sofferenza, ma si è semplicemente deciso di toglierla da questo mondo.
Inoltre questa donna aveva gli occhi aperti e spesso reattivi agli stimoli esterni. Viene spontaneo chiedersi se così come rispondeva agli stimoli esterni percepiva anche quelli interni, come il dolore, fisico o mentale. Ma questo non è mai stato accertato e c’è quindi il 50% delle possibilità che sia morta in silenzio, straziata dall’assenza di cibo.
In questo caso sarei demoralizzata dalla società in cui vivo, che ogni giorno si sforza per portare aiuto alle migliaia di uomini che muoiono nel terzo mondo perché non hanno cibo a sufficienza, e poi permette legalmente di sottrarre l’alimentazione ad una persona cittadina di un’enorme potenza economica.
Sembra quasi di essere tornati alle teorie di “Eutanasia Sociale” della prima guerra mondiale, dove si affrettava la morte di quei malati inguaribili, così da togliere la sofferenza di chi sta accanto al malato, e non del malato stesso, e di evitare il loro “peso” economico.
Ma la cosa più importante è che Terry non era malata, in quanto le condizioni erano ormai stabili da quindici anni. Questa donna era semplicemente portatrice di un Handicap che non le permetteva più di comunicare con l’esterno. A un certo punto il mondo ha scelto attivamente di non voler più comunicare con lei.
In sintesi non condivido ciò che è stato fatto alla Sig. Schiavo, e ritengo che l’eutanasia debba sempre e solo essere a favore dell’ammalato e quindi alleviare la sua “via crucis”. Non può e non deve mai essere una manovra economica. Il malato deve sempre essere il fine di ciò che viene fatto e non il mezzo. Ma la cosa più importante è che bisogna essere certi al 100% che l’eutanasia allenti la corda del dolore, dando sollievo, non procurando maggior sofferenza a chi cerca solo un po’ di pace.

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